Tra logogenia e innovazione tecnologica nel sociale

Podcast 16

Nel sedicesimo episodio del podcast “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” Debora ci parla della logogenia e della libertà generata dall’autonomia linguistica e con Niccolò Gennaro approfondiamo il tema dell’innovazione tecnologica nel sociale.

Debora ha dato vita con altre professioniste alla cooperativa Logogenia, sperimentando un sistema innovativo di comprensione della lingua scritta per i bambini sordi. È così che ha trovato il senso della propria vita e scoperto la gioia di aiutare gli altri.

Logogenia: libertà in parole

Dopo la laurea in Lettere, Debora fa un incontro fortunato, un libro che le cambia la vita: “Nicola non vuole le virgole” di Bruna Radelli. Per la prima volta sente parlare di un metodo innovativo di apprendimento della lingua scritta per le persone affette da sordità: la logogenia. Un sistema di stimolazione linguistica nato alla fine degli anni Novanta che trova nella “coppia minima di frasi” l’elemento modulare per comporre la comprensione.

Questa scoperta orienta la sua vita. Insieme ad altre professioniste nel 2000 fonda la cooperativa Logogenia, per tradurre l’autonomia linguistica in libertà, in opportunità di indipendenza, di relazioni sociali, di inclusione sociale e lavorativa.  

Da oltre 20 anni la cooperativa opera in tutta Italia progettando modelli personalizzati di apprendimento per i bambini sordi e ampliando la loro conoscenza della grammatica italiana, porta d’ingresso per la comprensione della lingua scritta. Una missione speciale che Debora e le sue collaboratrici condividono con i professionisti che si prendono cura dei bambini, perché il metodo di lavoro generi sempre più benefici sul loro futuro.

Le limitazioni imposte dalla pandemia hanno costretto anche le professioniste di Logogenia ad adottare strumenti tecnologici per comunicare con i bambini. E da quell’esperienza è nata l’idea di realizzare una app, di nome appunto APP, che sta per “apprendere-parole” ma anche “a-prendere-parole”, per esplorare il significato dei vocaboli. Un’applicazione gratuita, in cui il bambino può imparare il senso delle parole attraverso l’associazione con immagini e la contestualizzazione nelle frasi.

Tecnologia e innovazione nel sociale

La app di Logogenia non è però un caso isolato. Niccolò Gennaro, Direttore Centro Servizi per il Volontariato di Padova, spiega nel podcast come gli strumenti e i servizi tecnologici siano ad oggi sempre più utilizzati nel mondo del Terzo Settore.

La tecnologia ha determinato un impatto considerevole sull’erogazione dei servizi di solidarietà, ma anche nel funzionamento interno delle organizzazioni. Alcuni esempi:

  • Strumenti avanzati per consentire a persone con gravissime disabilità fisiche di poter comunicare
  • Applicazioni per la gestione delle risorse economiche e umane.

Le logiche solidaristiche hanno innervato lo sviluppo tecnologico. Questo “contagio” ha determinato ad esempio la condivisione di software “open source” come Linux, un linguaggio di sviluppo digitale molto comune o la creazione di piattaforme collaborative come Wikipedia.

Le comunità come condomini di cristallo per curare le ferite sociali

La sfida su cui concentrarsi per il futuro, indica Niccolò Gennaro, è il divario sociale. Una forbice che separa la popolazione non solo economicamente. Produce differenze di opportunità culturali, relazionali, di crescita. Genera frammentazione sociale e dei nuclei famigliari, fratture di incomunicabilità e depauperamento dei legami solidaristici all’interno delle comunità. La riduzione del divario sociale è’ un’emergenza complessa e pertanto da affrontare tutti insieme, privato, pubblico, profit, no profit. È una sfida di comunità. E anche su questo tema l’innovazione ha un ruolo cruciale: un esempio è la lettura dei bisogni, punto di partenza per qualsiasi collaborazione e il tema degli open data, dei big data. La condivisione delle informazioni è la sola strategia vincente per rispondere in modo efficace ai bisogni sociali. Come un tempo si diceva delle istituzioni, che dovevano essere una casa di cristallo, così possono essere ora le comunità. Condomini di cristallo, in cui la trasparenza è condivisione, accessibilità dei servizi e dei processi, collaborazione efficace tra tutti coloro che hanno a cuore il Bene Comune.

Vuoi conoscere altri “Intraprendenti” che abbiamo incontrato in questi anni? Leggi la l’articolo che abbiamo dedicato a Claudio!

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