Protagonisti dell’inclusione

Protagonisti dell'inclusione

L’associazione “Oltre quella sedia” lavora a Trieste per scardinare le etichette e creare una società capace di cogliere le abilità altrui, qualsiasi sia il corpo che le rappresenta.

Era il 2003 quando nella mente di Marco Tortul prese forma l’idea di fare qualcosa di più per le persone disabili. Durante i turni nei servizi assistenziali tradizionali, Marco percepì che all’interno delle strutture gli utenti non crescevano e non sviluppavano nuove abilità. “Avevo fatto corsi di teatro e di regia, mi piace mescolare le capacità e vedere cosa ne nasce, così ho pensato di aprire un laboratorio di teatro sperimentale aperto a tutti”.

Il laboratorio di teatro per rendere protagonisti dell’inclusione

Il corso Teatro abilità parte con poche pretese ma con una grande convinzione: nessuna etichetta può contenere la libera espressione delle persone. Nonostante il laboratorio fosse indirizzato a tutti (giovani, anziani, studenti, lavoratori, pensionati, persone disabili e non), le prime iscrizioni confermano una sofferta realtà: ciò che non si conosce, spaventa.

Al laboratorio si iscrivono solo tre persone, tutte con disabilità intellettiva. Marco desidera arginare gli stereotipi che guardano la disabilità come un limite, così propone il percorso ad amici e conoscenti. La sua parola pesa e il gruppo di attori si infoltisce riuscendo a realizzare il primo spettacolo intitolato Oltre quella sedia. “Volevamo portare a riflettere sull’ambiguità della sedia a rotelle che fissa un limite senza far andare oltre. Non porta a chiedersi quali desideri, sogni, emozioni e difficoltà viva l’altro” racconta Marco.

Sul palco la differenza viene offuscata dalle capacità espressive. Tutti diventano protagonisti delle proprie abilità, della scena, dello spettacolo. La neonata compagnia teatrale non si pone limiti: da Trieste all’Italia. “La prima volta che abbiamo esportato il nostro modello, siamo andati ad Ostuni al Festival dei bambini del Mediterraneo…quell’esperienza ha cambiato il nostro futuro” ricorda Marco. Prendere il treno, vivere una nuova città, imbastire spettacoli, affrontare la quotidianità senza aiuti speciali, ha permesso ai protagonisti disabili di comprendere che potevano farcela. E Marco ha capito che poteva nascere qualcosa di più!

I percorsi di autonomia abitativa per rendere protagonisti dell’inclusione

Viene fondata l’associazione “Oltre quella sedia” che oltre al teatro sviluppa percorsi di autonomia abitativa attraverso il sostegno dei Fap regionali (Fondo autonomia possibile). “All’inizio ci siamo rivolti alle persone che frequentavano la compagnia, abbiamo lavorato sulla loro consapevolezza, sulla responsabilità e la bellezza delle scelte. Dovevano imparare a scegliere perché da sempre qualcuno lo faceva per loro” testimonia Marco. “È incredibile vedere quanta soddisfazione produce riuscire a fare compiti che spesso diamo per scontati come pulire, cucinare, prendersi cura di sé” ammette. Indipendenza, autostima, fiducia in stessi e nell’altro, sono solo alcuni dei benefici maturati nei ragazzi. Il percorso diventa un progetto sperimentale appoggiato dal Comune che vede nell’associazione una terza via per rispondere i bisogni di socialità del territorio.

Teatro, percorsi di autonomia ma anche formazione. Il modello sperimentato nel laboratorio espressivo viene portato nelle scuole per bypassare la disabilità ed aiutare bambini, genitori ed insegnanti a percepire la persona e non il suo limite. “I laboratori formativi li gestiamo in due: io insieme ad un protagonista con disabilità. È stupefacente vedere come l’espressione artistica riduca il divario a permetta ai piccoli di scorgere la capacità dell’altro!”. Dal 2004 ad oggi molto è cambiato. L’associazione conta 13 dipendenti, 4 ragazzi del servizio civile, 32 protagonisti, 4 appartamenti, 1 sede con spazio laboratorio, 4 spettacoli annuali e performance di strada. “Mi dicevano: Non illuderti, non è possibile. E invece eccoci qua. Ma non siamo ancora arrivati”. Esiste infatti un vuoto che “Oltre quella sedia” vuole riempire: il lavoro. 

L’avviamento professionale per rendere protagonisti dell’inclusione

Abbiamo iniziato a creare esperienze di avviamento professionale perché ci siamo accorti che i curriculum dei ragazzi disabili sono scarni. Non c’è niente da scrivere se non attestati e, alle volte, diplomi. Nessuno ha mai fatto volontariato perché nessuno ha mai creduto che anche loro potessero aiutare gli altri!” racconta Marco. In rete con organizzazioni locali, l’associazione promuove servizi di utilità sociale: per i senza tetto, per pulire la città, per salvaguardare parchi pubblici. “Siamo entrati nelle case di riposo, abbiamo iniziato percorsi di lettura, facciamo la spesa per gli anziani. Coloriamo la città, piantiamo alberi, ripuliamo muri imbrattati e ogni anno spingiamo affinchè almeno un ragazzo faccia il servizio civile”.

oltre quella sedia - murales

Piccole ma utili azioni che hanno attirato l’attenzione di cittadini, amministratori e istituzioni locali tanto da spingere l’associazione all’idea di fondare una cooperativa sociale di inserimento lavorativo.

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