Tra logogenia e innovazione tecnologica nel sociale
Debora ha dato vita con altre professioniste alla cooperativa Logogenia, sperimentando un sistema innovativo di comprensione della lingua scritta per i bambini sordi. È così che ha trovato il senso della propria vita e scoperto la gioia di aiutare gli altri.
Logogenia: libertà in parole
Dopo la laurea in Lettere, Debora fa un incontro fortunato, un libro che le cambia la vita: “Nicola non vuole le virgole” di Bruna Radelli. Per la prima volta sente parlare di un metodo innovativo di apprendimento della lingua scritta per le persone affette da sordità: la logogenia. Un sistema di stimolazione linguistica nato alla fine degli anni Novanta che trova nella “coppia minima di frasi” l’elemento modulare per comporre la comprensione.
Questa scoperta orienta la sua vita. Insieme ad altre professioniste nel 2000 fonda la cooperativa Logogenia, per tradurre l’autonomia linguistica in libertà, in opportunità di indipendenza, di relazioni sociali, di inclusione sociale e lavorativa.
Da oltre 20 anni la cooperativa opera in tutta Italia progettando modelli personalizzati di apprendimento per i bambini sordi e ampliando la loro conoscenza della grammatica italiana, porta d’ingresso per la comprensione della lingua scritta. Una missione speciale che Debora e le sue collaboratrici condividono con i professionisti che si prendono cura dei bambini, perché il metodo di lavoro generi sempre più benefici sul loro futuro.
Le limitazioni imposte dalla pandemia hanno costretto anche le professioniste di Logogenia ad adottare strumenti tecnologici per comunicare con i bambini. E da quell’esperienza è nata l’idea di realizzare una app, di nome appunto APP, che sta per “apprendere-parole” ma anche “a-prendere-parole”, per esplorare il significato dei vocaboli. Un’applicazione gratuita, in cui il bambino può imparare il senso delle parole attraverso l’associazione con immagini e la contestualizzazione nelle frasi.
Tecnologia e innovazione nel sociale
La app di Logogenia non è però un caso isolato. Niccolò Gennaro, Direttore Centro Servizi per il Volontariato di Padova, spiega nel podcast come gli strumenti e i servizi tecnologici siano ad oggi sempre più utilizzati nel mondo del Terzo Settore.
La tecnologia ha determinato un impatto considerevole sull’erogazione dei servizi di solidarietà, ma anche nel funzionamento interno delle organizzazioni. Alcuni esempi:
- Strumenti avanzati per consentire a persone con gravissime disabilità fisiche di poter comunicare
- Applicazioni per la gestione delle risorse economiche e umane.
Le logiche solidaristiche hanno innervato lo sviluppo tecnologico. Questo “contagio” ha determinato ad esempio la condivisione di software “open source” come Linux, un linguaggio di sviluppo digitale molto comune o la creazione di piattaforme collaborative come Wikipedia.
Le comunità come condomini di cristallo per curare le ferite sociali
La sfida su cui concentrarsi per il futuro, indica Niccolò Gennaro, è il divario sociale. Una forbice che separa la popolazione non solo economicamente. Produce differenze di opportunità culturali, relazionali, di crescita. Genera frammentazione sociale e dei nuclei famigliari, fratture di incomunicabilità e depauperamento dei legami solidaristici all’interno delle comunità. La riduzione del divario sociale è’ un’emergenza complessa e pertanto da affrontare tutti insieme, privato, pubblico, profit, no profit. È una sfida di comunità. E anche su questo tema l’innovazione ha un ruolo cruciale: un esempio è la lettura dei bisogni, punto di partenza per qualsiasi collaborazione e il tema degli open data, dei big data. La condivisione delle informazioni è la sola strategia vincente per rispondere in modo efficace ai bisogni sociali. Come un tempo si diceva delle istituzioni, che dovevano essere una casa di cristallo, così possono essere ora le comunità. Condomini di cristallo, in cui la trasparenza è condivisione, accessibilità dei servizi e dei processi, collaborazione efficace tra tutti coloro che hanno a cuore il Bene Comune.
Vuoi conoscere altri “Intraprendenti” che abbiamo incontrato in questi anni? Leggi la l’articolo che abbiamo dedicato a Claudio!
Anna: insieme ai bambini sordi per renderli adulti autonomi!
La rubrica Giovani Speranze si arricchisce con la storia di Anna Chelini, logogenista che all'interno della cooperativa Logogenia si impegna per accompagnare bambini, ragazzi e giovani adulti sordi all'apprendimento della lingua perchè "comunicare significa integrare!"
Da bambina sognavo di fare la ballerina.
Chi l’avrebbe detto che avrei fatto il mestiere che faccio ora!
Quando ho iniziato a studiare lingue mi è sembrato di avere il mondo nelle mani. Il linguaggio era il mio strumento per conoscere il pensiero altrui senza confini spaziali. Italiano, inglese, islandese… la diversità delle parole mi emozionava!
Ma c’era una diversità che non riuscivo a collocare. Mi sentivo sulla soglia di una porta. Qui c’ero io e lì iniziava la comunità dei sordi. Però io volevo entrare. Volevo abbattere quella barriera invisibile che mi divideva da persone che avrei potuto conoscere. E così ho fatto il primo passo!
Sono andata a studiare a Venezia Linguistica per la sordità e i disturbi del linguaggio, un percorso appassionante, capace di farmi perdere la cognizione temporale. Amavo quel che studiavo e così quando mi sono laureata mi sono accorta che ancora non mi ero posta la fatidica domanda: Anna, cosa vuoi fare nella vita?
Io la risposta non l’avevo. Non sapevo come trasportare il mio titolo alla realtà e ci è voluto un soffio per farmi entrare in crisi! Sentivo di dover dimostrare qualcosa. Così ho accettato il primo lavoro d’ufficio che mi è capitato…ma era chiaro che quello non era il mio posto.
Lì non c’ero io. Io volevo mettere una parte di me nell’attività, stare con le persone, contribuire alla loro crescita. E adesso che lo so? - mi chiedevo - Cosa faccio? La risposta mi è arrivata tra le mani con un biglietto, un numero e un nome: Logogenia.
Hai presente la soglia di quella porta? Ecco Logogenia mi ha portato dentro a un nuovo mondo. Un mondo visuale, empatico, relazionale. E qui ho sentito che potevo essere io: potevo dare, trasmettere, stimolare per permettere a bambini, ragazzi e giovani adulti di diventare persone autonome. Perché comprendere e comunicare ti dà questo: integrazione.
La verità, lo ammetto, è che la prima ad aver imparato sono stata io! “Guarda la bambina” mi diceva la mia tutor. Tensione, smarrimento, frustrazione. Apprendere è un processo lento e faticoso, fatto di parole, tempi e gesti. Ma sono una logogenista, sto. Attendo. E quando il bambino si illumina, mi guarda felice e dice “Ho capito!” non vorrei essere in nessun altro luogo al mondo se non lì, accanto a quella gioia!
La mia agenda è un puzzle colorato di appuntamenti e incontri. Percorsi di crescita che arricchiscono la vita degli altri e la mia. Adesso so che non devo dimostrare nulla perché questo lavoro è la mia missione. Così dico Grazie e penso a come includere una persona in più!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica. Parti da Filippo e dall'impresa dolce che nutre le potenzialità!

