Le Mine Vaganti: il teatro che crea comunità

Le Mine Vaganti: il teatro che crea comunità

Le Mine Vaganti, una realtà dove bambini e ragazzi possono sperimentare sé stessi attraverso il teatro, in un percorso di ricerca e di espressione artistica che crea comunità.

Il teatro per le Mine Vaganti non è solo una tecnica di rappresentazione e di racconto. E’ uno spazio per indagare e scoprire il proprio potenziale e, prendendo in prestito le parole del linguista Cvetan Todorov, “rispondere alla propria vocazione di esseri umani”.

“Un super potere che si origina dalla relazione che il teatro è in grado di attivare, con gli altri e con sé stessi, avvicinando le persone e rivelando diverse visioni del mondo” sostengono le fondatrici dell’Associazione. “In questo modo il teatro diventa uno strumento pluripotenziale e trasversale, per immaginare il futuro e creare comunità più inclusive che sappiano accogliere la diversità nelle sue varie forme”.

Negli anni l’Associazione ha visto nascere queste comunità. Gruppi di giovani che da allievi sono diventati figure con cui costruire insieme progettualità, affidando loro parte della rete di ragazzi che nel tempo si è venuta a creare. Piccole comunità di attori e spettatori che condividono spazi di libertà.

Le origini delle Mine Vaganti

Camilla e Silvia

L’associazione nasce nel 2014 da tre donne coraggiose: Silvia Masotti, Camilla Zorzi ed Elisa Mazzi.

Silvia e Camilla sono due ragazze veronesi che si conoscono al Piccolo Teatro di Milano, dove si diplomano come attrici sotto la direzione di Luca Ronconi.

“Dopo anni passati sul palco a recitare in importanti produzioni nazionali, siamo rientrate a Verona” racconta Silvia. “Proprio nella nostra città abbiamo conosciuto Elisa, psicologa e psicoterapeuta. Abbiamo collaborato con un’associazione che utilizzava gli strumenti del teatro per aiutare persone con un passato vulnerabile. Lì si è accesa la miccia e sono nate le Mine Vaganti”.

Impastando le passioni personali, l’arte, il teatro, l’espressione corporea, la letteratura, Silvia e Camilla tracciano la strada per entrare in contatto con persone “in trasformazione”. Bambini, ragazzi o giovani adulti, italiani, stranieri o in condizione di fragilità, ma anche persone in comunità di recupero da tossicodipendenze.

“Dopo aver consolidato l’idea progettuale, artistica e di ricerca” racconta Camilla “negli anni ci siamo strutturate. Un ufficio stampa, un addetto amministrativo e dopo anni di vagabondaggio, abbiamo finalmente trovato la nostra casa, in Veronetta, un quartiere multietnico, universitario, pieno di diversità e in trasformazione appunto”.

Mine Vaganti non è una scuola di teatro tout court, ma uno spazio di ricerca, di condivisione e di formazione per chi vuole affrontare la grande sfida di esplorare ciò che sta dentro di noi e il mondo che ci circonda.

Le attività proposte dall’associazione per un teatro che crea comunità

Mine Vaganti promuove una serie di iniziative, in particolare due progetti sono il cardine dell’attività:

SPAZIO TEATRO GIOVANI

Spazio Teatro Giovani è un progetto diretto da Silvia e Camilla, che propone laboratori artistici e teatrali per bambini, ragazzi e giovani adulti dai 7 ai 35 anni. Il teatro si propone in questo contesto di ricerca come strumento di conoscenza di sé, di avvicinamento all’Altro e di creazione di una collettività.

FESTIVAL VERONETTA#SPAZIO TEATRO GIOVANI

Festival Veronetta#Spazio Teatro Giovani è un festival di teatro, di giovani per i giovani, patrocinato dalla Regione Veneto e dal Comune di Verona.

“Un’opportunità nata nel 2021 quando cercavamo uno spazio in cui allestire le rappresentazioni di fine anno dei laboratori” ci racconta Camilla. La ricerca le ha condotte nel Parco di Santa Toscana in Veronetta, uno spazio pubblico, verde e all’aperto, come le restrizioni Covid imponevano. “Abbiamo trasformato un parco della città in un luogo di cultura”. L’evento ha avuto un successo del tutto inaspettato. “C’è stata una grandissima partecipazione, soprattutto giovanile. Un pubblico speciale, che non fuggiva dopo gli applausi, non esauriva il proprio interesse al termine della performance ma desiderava confrontarsi e permanere in quella comunità neocostituita di attori e spettatori attivi che condividevano uno spazio di confronto reciproco” racconta Silvia. “Il Festival è così diventato” aggiunge Camilla “un’occasione per i ragazzi non solo performativa, ma anche per imparare a organizzare un evento culturale e soprattutto uno stimolo alla rinascita della cultura teatrale nelle nuove generazioni della città”.

L’età della trasformazione e il virtuale

La scelta di lavorare con una specifica categoria anagrafica, bambini e ragazzi dai 7 ai 35 anni, nasce dalla volontà di voler interagire con persone in trasformazione, per aiutarli a identificare in profondità la loro essenza e offrire uno spazio libero in cui scoprirsi.

Una fascia d’età che mai come ora vive una realtà interconnessa con il virtuale ma, sostengono Camilla e Silvia, ha un grande desiderio, più o meno dichiarato, di godere di relazioni vere e reali. “La necessità di profondità è riscontrabile in ognuno di loro. Hanno ricevuto meno possibilità di accesso alla profondità, ma quando li aiutiamo ad aprire delle porte, loro ci si buttano dentro”.

Proprio sul rapporto parole e virtuale, le Mine Vaganti hanno partecipato al progetto, “Lingua Madre. Capsule per il futuro” , un documentario realizzato dal LAC (Lugano Arte Cultura) che riflette sul rapporto tra parola, memoria e rito collettivo nel tempo dominato dalle immagini, soprattutto virtuali, e vincitore nel 2021 di prestigiosi riconoscimenti, il premio Hystrio Digital Stage e il Premio Speciale Ubu.

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