D-HUB:
comunità che nasce

A guardarci oggi possiamo dire che siamo diventate una comunità co-educante – racconta Maria Antonietta Bergamasco presidente dell’Associazione di Promozione Sociale D-Hub – Quando siamo partite volevamo mettere al centro le donne più fragili perché sognavamo di dare vita ad un luogo che le rendesse capaci e le valorizzasse. Per noi era importante aiutarle a scoprire che, indipendentemente dal loro passato, sono persone potenti. Ma D-Hub non era solo questo, perché, da sempre, abbiamo sentito molto forte il bisogno di provare a muovere un cambiamento rispetto alla comunità nella quale abitiamo” e così è stato.

Passo dopo passo, l’atelier di riuso creativo nato nel 2013, è diventato un connettore di intrecci e relazioni tra istituzioni pubbliche e private, con l’obiettivo di creare una comunità capace di prendersi cura dei suoi abitanti. “D-Hub è un laboratorio in cui le donne possono sperimentarsi, trovare il coraggio e la forza per ripartire – testimonia Maria Antonietta – Nella sartoria sociale o nella produzione di bigiotteria le persone provano, imparano un mestiere, validano le loro competenze”. Nel corso degli anni più di 30 donne con vissuti di fragilità alle spalle, hanno passato un periodo formativo all’interno del laboratorio, attraverso tirocini o con l’attivazione del reddito di inclusione attiva, uno strumento ideato dal Comune di Verona che eroga un contributo alle donne a fronte di attività di volontariato in associazioni territoriali.

“Il nostro è un processo di accompagnamento alla persona. Ogni donna arriva con aspettative e sogni, con ciascuna costruiamo un percorso pedagogico, cercando di attivare la loro partecipazione. Studiamo i loro tempi, i loro modi di essere, le disposizioni al cambiamento perché a volte, uscire da un sistema di dipendenza sociale, non è scontato. Ma noi siamo così, mettiamo loro al centro e tutta la relazione che serve per agire il cambiamento della persona”. Il risultato non è immediato, matura con il tempo. “Sviluppano una percezione di sé, si riconoscono con potenzialità rinnovate ed è come se sentissero, finalmente, di avere una propria voce che può metterle in dialogo con l’ambiente circostante”.

Un’ambiente che i fondatori di D-Hub cercano di rendere prossimo creandolo insieme agli altri. “In accordo con la Prima Circoscrizione abbiamo preso in gestione il giardino dell’ex Nani, nel cuore della città, per farlo diventare un luogo di incontro e scambio. Desideriamo che questo spazio diventi il luogo del fare, dove sia possibile realizzare iniziative culturali ma anche manuali, dove gli artigiani possano vendere le loro creazioni e permettere quindi anche alle persone che sono cresciute insieme a D-Hub di coltivare il proprio futuro. Ci piace l’idea di poter promuovere la cultura della lentezza, del riuso, del fare con le mani”.

Un’idea che piace agli abitanti di Verona ma che trova ammiratori anche all’estero tanto è che due collaboratrici dell’associazione arrivano dalla Polonia e dalla Spagna. “Ci hanno conosciuto dai racconti dei nostri volontari. Ola, mediatrice linguista, attiva nel suo Paese nei corridoi umanitari, oggi è una delle educatrici che costruisce percorsi individualizzati con le donne in collaborazione con il Centro Aiuto Vita mentre Candela, artigiana spagnola di macramè, si è innamorata di questa modalità di costruzione di comunità e oggi coordina i volontari del giardino e supporta le attività di sartoria”.

Un team variegato composto da 6 persone e 15 volontari che consente di seguire 40 nuclei familiari, accompagnare le donne impegnate nei laboratori, condurre gli appartamenti di inclusione, progettare con le realtà partner (come Progetto Quid, Centro Aiuto Vita, la Mag) e prodigarsi nella costruzione di collaborazioni che permettono alla comunità di generare e ri-generare costantemente.

La nostra attività ci fa capire che il vero guadagno è sociale perché quando migliori la vita delle persone tutta la comunità ne beneficia – ammette Maria Antonietta – e chi ha ricevuto si sente parte di un sistema, diventa proattivo e si muove a favore degli altri.” Nemmeno il CoronaVirus ha fermato l’inarrestabile movimento di D-Hub.  “Anzi, ci ha permesso di riflettere, di dare un nome alla nostra expertise. Per questo se penso al futuro, immagino a come trasferire la formazione della leadership inclusiva anche nelle imprese perché oltre al prodotto, ci sono le persone, i loro processi e le loro fragilità. L’approccio pedagogico all’impresa ci ha fatto diventare mediatori delle differenze interculturali e dei vissuti dei singoli. Mi piacerebbe che se ne parlasse anche in azienda, perché in fondo anche le imprese sono comunità!”

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