ManiTese: quando la comunità risponde a nuove sfide

Ci sono territori in cui le sfide non finisco mai. Un po’ perché la propria missione è combattere la fame e gli squilibri nel mondo, un po’ perché la vita con i suoi avvenimenti prende il sopravvento. Eppure a Finale Emilia, in provincia di Modena, l’associazione ManiTese ha visto nelle sfide una chiamata all’azione capace di generare soluzioni, attivare nuove risorse e costruire una comunità coesa.

Siamo parte di un movimento popolare globale nato per cambiare il mondo, a cominciare da noi stessi. Continuiamo a farlo dal 1996 e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci” esordisce Gaia Barbieri, volontaria storica dell’associazione istituita più di venti anni fa per agire gli ideali di giustizia sociale, economica e ambientale promossi dalla ONG capofila. “Volevamo che i valori della giustizia, i diritti umani e la solidarietà nei confronti del mondo fossero presenti anche sul nostro territorio così ci siamo attivati e tramite un movimento fatto perlopiù da volontari abbiamo favorito un virtuoso processo di economia circolare”.

ManiTese infatti confida in uno sviluppo capace di coniugare la valorizzazione delle persone, delle risorse e dell’ambiente. A Finale Emilia il riuso è divenuto nel tempo il fulcro dell’attività del gruppo che crede nella sostenibilità e nelle seconde opportunità per le persone e per le cose. “Siamo oltre 40 volontari offriamo diversi servizi dallo smistamento al mercatino, dall’orto sociale agli eventi culturali. Lavoriamo in sinergia con i servizi territoriali, il Comune, la rete carceraria e i GAS per favorire l’occupazione di persone fragili o con passati di difficoltà e siamo in sintonia con la comunità e le richieste che da essa sorgono” racconta Gaia. Quella stessa comunità che dal 2012 in qualche modo non è più la stessa.

Siamo da sempre un paese di confine in periferia che spesso ci rende smarriti. Ce ne eravamo accorti soprattutto per i giovani e proprio per loro, per dare un riferimento, costruire un’identità forte del gruppo, avevamo deciso di fondare una nostra sede. Ma poi il terremoto ci ha scosso tutti. Ci ha segnato nel profondo”. Dopo l’emergenza bisognava ripartire, ricostruire, dare nuova forma a quei servizi di aggregazione come teatri, centri sociali, locali che nei territori tengono unite le persone. “Dovevamo fare qualcosa per ricominciare per non lasciare che la sensazione di smarrimento prendesse il sopravvento” ammette Gaia. E così l’associazione riparte con tutte le sue attività aggiungendone di nuove. Apre le porte a nuovi volontari, accoglie i giovani con le loro idee, la loro voglia di innovazione e il loro desiderio di costruire nuovi legami. “Abbiamo rischiato, ci siamo fidati e abbiamo capito, ancora una volta, che insieme si può costruire – testimonia Gaia – La comunità sembrava rispondere bene ai nostri servizi. Raccoglievamo una mole di abiti usati che ci ha fatto chiedere come possiamo trasformarli in vita nuova?” inizia a prendere forma un’idea che resta tale fino a quando ManiTese non si fa contagiare dall’esperienza positiva dell’associazione La Rotonda di Baranzate, che aveva attivato una sartoria sociale.

“Quando si dice tutto nasce da un incontro è proprio vero” testimonia Gaia perché quando l’idea si tramuta in una chiamata alla comunità, 12 donne con manualità sartoriale accorrono per trasformarla in realtà. “Abbiamo voglia di fare questa cosa, abbiamo bisogno di farlo! sembravano dirci e così abbiamo liberato parte del magazzino, insieme ad un’imprenditrice locale abbiamo acquistato le macchine e abbiamo dato forma a ManiGolde, una sartoria ecologica e solidale con un team di volontarie che si stanno avvicinando ai temi dell’inclusione, dell’accoglienza, della vicinanza”.

Come se i capi parlassero allo sguardo e al tatto delle volontarie, i tessuti lavorati dalle ManiGolde sono abiti che possono rimanere puri o assumere nuove sembianze. La linea di abbigliamento si realizza grazie alla creatività delle sarte. Ogni prodotto ha una sua storia che le ManiGolde tengono a raccontare. Ma ha anche la storia di una comunità che non si ferma, che crede in un’atelier come spazio di incontro e di contatto, dove la gentilezza e la lentezza superano i canoni dalla fast fashion. Ha la storia di donne diverse giovani e mature, madri e nubili, che si sono avvicinate, appassionate ed hanno scoperto che si riesce a stare bene insieme indipendentemente dalle diversità.

Questo lavoro ci ha permesso di assumere nuove persone e di creare un luogo in cui è bello stare, dove si può sostare” racconta infine Gaia perché la bellezza di ManiTese è anche questo: agire nel locale per sostenere progetti che non si fermano qui ma vanno oltre, oltre i confini, e fanno della giustizia e della sostenibilità un valore concreto.