Articolo 10: la bellezza che rinasce nelle donne

E pensare che Barbara un tempo era un’informatica. Bisogna forzare la fantasia per immaginarla dietro lo schermo di un pc immersa in un lavoro puramente tecnologico. Lei che è un miscuglio di determinazione, coraggio e umanità. Lei che quando la vita l’ha privata del suo più grande sogno non si è piegata ma ha guardato avanti ed ha intrapreso un cammino nuovo seguendo gli incontri che le hanno cambiato il futuro.

La prima volta che ho aiutato una donna migrante a scappare da un marito violento ho capito che quella era la mia strada. Una strada di sofferenze ma anche di incontri in cui sto ricevendo tantissimo – racconta Barbara Spezini direttrice dell’Associazione Articolo 10 di Torino – Non ho mai potuto accettare che solo per essere nati da una parte del mondo bisogna vivere una vita di fatiche. Non ho confini nella mia mente e non voglio che l’umanità ne abbia, per questo ho deciso che dovevo provarci, dovevo trovare un’occasione di rinascita, integrazione e bellezza per le donne che incontravo”.  A quel tempo Barbara era un’educatrice impegnata nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e rifugiati. Le donne somale che arrivavano erano vulnerabili e portavano in superficie, e sotto la pelle, il dolore di ferite di una guerra che si protraeva da oltre trent’anni. Una guerra in cui la donna, se non è protetta da un uomo, è sottoposta a stupri e violenze di oggi genere. Analfabete, con una cultura diversa da quella italiana e con traumi psicologici e fisici che non si guariscono nei sei mesi di accoglienza del progetto, rischiavano di trovarsi su una strada, senza una dimora e un lavoro con cui mantenersi.

“Ci vuole tempo, se vogliamo parlare di integrazione ogni persona ha bisogno di tempo. Bisogna recuperare autonomia piscologica, lavorare sull’aspetto educativo, avviare percorsi di autonomia e consapevolezza che aiutino la persona a prendersi cura di sé – ammette Barbara –. Articolo 10 nasce nel 2013 da una scelta coraggiosa di un gruppo di amici, per restituire dignità alle donne”.  Un team di 7 collaboratori e oltre 20 volontari che si prende cura di donne e famiglie perché trovino indipendenza economica e libertà attraverso tre aree di intervento: lavoro, casa e cultura. L’associazione offre un processo di accompagnamento socio educativo incentrato sul concetto dell’abitare per attivare le risorse personali e relazionali che aiutano a prendersi cura di sé. Ha sviluppato un percorso formativo volto a potenziare le competenze e le capacità di autonomia delle donne rendendole capaci di costruire rapporti con i servizi, le istituzioni locali e sanitarie attraverso uno sportello informativo che offre orientamento nelle pratiche burocratiche e legali. Coinvolge le donne in attività di confronto e conoscenze culturali per renderle nuove cittadine consapevoli del territorio. Inoltre ha avviato la Sartoria Colori Vivi, un laboratorio di creazione per sviluppare una professione concreta e qualificata che consenta alle donne di diventare autonome e capaci di scegliere il proprio futuro. 

La sartoria è un luogo in cui si crea bellezza. Tutte le donne che ho incontrato nutrivano una ricerca del bello per consolarsi, per stare bene, per prendersi cura di sé. E’ un lavoro in cui c’è tanto da fare ma diventa un fare curativo. Loro hanno subito traumi senza confini ma qui possono sperimentarsi, entrare in una relazione sana che le appropria di capacità e abilità, le aiuta ad avere stima di sé stesse e le porta in dialogo con il mondo circostante sensibilizzando la clientela – riferisce Barbara -. Dal 2017 abbiamo impiegato 4 donne e siamo stati supportati da stilisti, sarte e modelliste esperte che ci hanno avvicinato alla filiera della moda e a diventare una sartoria di qualità, perché per essere un’azienda vera bisogna conoscere e rendersi sostenibili.”

Un progetto premiato da Kering Foundation, espressione del noto gruppo di alta moda francese, che ha affiancato Colori Vivi con un programma di mentorship ed ha inserito la sartoria in una rete di brand, coi quali entrare in relazione.

Il loro segreto? “Se c’è una cosa su cui sono sempre stata sicura è che nessuna donna avrebbe dovuto finire per strada – racconta Barbara – per questo abbiamo costruito una rete forte. Nel comune di Torino siamo un punto di riferimento, collaboriamo con 60 enti e abbiamo costruito relazioni con cooperative, studi di avvocati e medici. La nostra rete è la nostra forza, la ragione per cui nessuna donna è mai stata abbandonata”. Una sartoria multietnica e di qualità, da poco diventata Impresa Sociale perché Colori Vivi cresca e cammini con le proprie gambe verso il futuro che l’aspetta.