Ronda della Carità: insieme per i poveri

ronda della carità insieme nella città ai poveri

In Italia sono salite di oltre 1 milione le famiglie che a causa della pandemia si trovano in stato di povertà. A darne testimonianza è l’Istat che registra l’aumento del 40% di richieste di aiuto. Eppure in ogni città c’è un numero di poveri che non compare sulle ricerche nazionali.

Si tratta delle persone senza dimora, uomini e donne la cui casa è diventata per cause di forza maggiore la strada. Italiani, stranieri, migranti regolari e irregolari spesso senza documenti perché rubati nel tragitto che li ha portati in Italia, non residenti nel comune di riferimento e che per questo non possono accedere ai dormitori notturni. Insieme ad Alberto Sperotto, vicepresidente della Ronda della Carità, abbiamo cercato di comprendere meglio la situazione veronese. L’associazione è nata 25 anni fa per assistere persone in stato di indigenza, in particolar modo coloro che erano senza dimora. Negli anni l’operato silenzioso e notturno dell’ente lo ha reso un punto di riferimento per la città, sia per le istituzioni che per i cittadini. Oggi l’associazione lavora insieme per i poveri della città.

Chi sono le persone senza dimora

L’esperienza della Ronda aiuta a delineare in modo più preciso chi sono le persone che vivono in strada. La realtà rovescia il luogo comune di pensare che chi vive la strada lo fa per scelta. “Sono prevalentemente uomini, i migranti sono i più giovani, tra i 17 e i 25 anni, partiti a piedi dai loro Paesi come Pakistan, Siria, Nord Africa. Spesso ci mettono anni per arrivare in Italia attraverso le angherie che subiscono sulla Rotta Balcanica” racconta Alberto. Durante il tragitto spesso vengono derubati di tutto: oggetti personali, documenti, vestiti eppure il loro spirito conserva la voglia di crearsi una vita migliore. Anche se qui purtroppo la strada per loro si dimostra in salita.

I giovani migranti in cerca di futuro condividono le vie della città con immigrati nord africani e dell’est Europa: lavoratori da decenni in Italia impegnati nell’edilizia o in agricoltura che a causa della crisi hanno perso il lavoro e si sono trovati nell’impossibilità di pagare un affitto e di comprarsi da mangiare. “Sono pochi gli italiani che finiscono in strada. Hanno più probabilità di usufruire dell’assistenza sociale mentre non mancano lavoratori stranieri regolari, con busta paga, che non riescono a trovare appartamenti in affitto” aggiunge Alberto.

Viene da chiedersi come è possibile che persone con contratti a tempo indeterminato e stipendi dignitosi vivano per strada? La realtà dimostra che spesso serve un’associazione che faccia da intermediario e garante tra proprietari e futuri inquilini. Sono infatti ancora poche le realtà che si occupano di accoglienza non convenzionata, come la Casa del Migrante del Cestim o la Comunità “Sulle Orme” di don Paolo. “Sono tanti i contenitori vuoti in città che potrebbero essere trasformati in pensionati sociali. Quante volte ci siamo proposti di farlo, a spese vive nostre… ma per riuscirci serve visione, la visione dell’amministrazione”.

La vita sulla strada

Vivere in strada significa spostarsi senza meta, trascorrendo notti all’addiaccio, senza agi né docce. “Possiamo distinguere in due categorie le persone senza dimora: chi vuole tornare nella propria patria perché è la loro casa, chi invece vuole stabilirsi qui”. La differenza la fa il luogo d’origine, la situazione politica ed economica che hanno lasciato alle spalle. “Ma una cosa è uguale per tutti: sono in cerca di lavoro. I soldi sono un bisogno primario perché permettono loro di sopravvivere e, specie per chi è giovane, avere un’attività consente di dare sfogo alla creatività che caratterizza l’età”.

Quanti riescono a trovare lavoro? Quanti senza pulizia e sonno alle spalle riescono a trovare un posto in regola? In un sistema complesso come questo, dove l’amministrazione pubblica cerca di nascondere e dimenticare la marginalità sociale a cui sono costretti, questi uomini diventano facili vittime dell’illegalità. Se prima il caporalato li sfrutta per pochi euro al giorno in lavori massacranti poi apre loro le porte a guadagni più facili fatti di microcriminalità, spaccio, lavoro nero. Quale futuro legale possiamo costruire insieme? si chiede la Ronda decisa a realizzare con le associazioni di categoria un osservatorio per cogliere i bisogni delle aziende. “Da qui potremmo attivare corsi di formazione, tirocini e favorire l’occupazione” testimonia Alberto.

I servizi della Ronda

L’associazione lavora da anni sul territorio per generare un servizio dignitoso. l loro operato trova fiducia nei cittadini che coprono il 56% dei bisogni dell’ente. “Quando facciamo la raccolta alimentare abbiamo la fila di persone che hanno fatto la spesa e ci portano qualcosa. Ed è importante perché non si limitano a farci un bonifico, ma vengono nella nostra mensa dove le persone senza dimora hanno appena terminato la colazione e dove alcuni stanno partecipando ai nostri corsi o in attesa della riparazione della bicicletta, che significa ridurre le barriere, toccare con mano la realtà che esiste tra noi e chi dorme per strada” racconta Alberto.

Negli ultimi anni i servizi si sono evoluti e si sono resi più attenti ai bisogni di coloro che assistono. Il Covid è diventato un’opportunità per ripensare alle attività. “Improvvisamente ci siamo trovati senza i nostri donatori storici, senza cibo ma con il numero di richieste in aumento” ricorda Alberto. Due anni fa la Ronda consegnava circa 80 pasti ogni notte, l’anno scorso 97, quest’anno più di 160 arrivando a 300 in ottobre. I numeri allarmano perché testimoniano un bisogno sempre più crescente ma il bisogno è più che proporzionale al numero di volontari che inventa e modula, oltre all’uscita notturna, i servizi come:

  • I Cucinieri di strada: preparano ogni giorno il pasto caldo utilizzando ingredienti che vengono donati all’associazione. Impiattati e sigillati in vaschette di cellulosa che inquinano meno e permettono alle persone senza dimora di prendere il pasto e con dignità consumarlo
  • La cicloofficina Kamarà d’aria: è un progetto che permette di prendersi cura del mezzo più diffuso per chi vive in strada: la bici. Grazie alle bici revisionate e donate all’ente è stato possibile cedere in comodato d’uso gratuito 70 mezzi a persone bisognose
  • Il Bla Bla Ronda: è un laboratorio linguistico nato per motivare le persone straniere a intraprendere percorsi di lingua italiana, necessaria per l’inserimento lavorativo e sociale
  • Il Barbiere di Strada: è un momento prezioso per prendersi cura delle persone senza dimora e raccogliere loro confidenze e bisogni
  • Il Guardaroba: raccoglie e smista vestiti e coperte donate e tramite un sistema di raccolta ordini confeziona i materiali per ridurne lo spreco

La risposta della città

Negli ultimi anni l’associazione ha lavorato molto sulla sua comunicazione. Le chiamate dei cittadini non rivendicano più decenza, ma testimoniano un cambiamento culturale: C’è una persona che dorme vicino a casa mia, ho portato coperte e maglioni, cosa possiamo fare?. “Per noi è importante perché è un ulteriore segnale di come stiamo iniziando a prenderci cura assieme ai cittadini della città” ammette Alberto. Dato dimostrato dal numero di volontari in costante crescita. “Ci piace avere con noi pensionati perché danno stabilità. Ma ci piace anche avere giovani, il loro valore e la loro creatività è inestimabile”.

E forse è proprio per questo che la Ronda è diventata un patrimonio vitale per la città di Verona.

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