La storia di Claudio Scarmagnani, l’uomo che nutre la speranza dei bambini malati

Claudio Scarmagnani

La storia di Claudio presidente dell’associazione Progetto Sorriso di Nogara

Il telefono squilla. Ci sono email in attesa di risposta, schede da esaminare e file excel da compilare. L’orologio ticchetta sui minuti ma Claudio non ci fa caso, fino a quando una voce famigliare lo richiama alla realtà. “Puoi finire anche domani” si sente dire. Allora spegne il pc e lascia che i bei ricordi lo guidino nella vita.

Claudio con la sua valigia sempre pronta e il porto sicuro in cui ritornare. Una casa in cui tutto è cambiato e dove tutto prende forma in cucina, tra amici, quando scopre che il dolore della propria ferita può asciugare le lacrime altrui con un sorriso.

“Se non lo facciamo noi chi lo può fare?” gli chiedono. L’idea è bella ma come può affrontare la perdita di un figlio tornando nei reparti dell’ospedale? “Se non lo facciamo noi che sappiamo cosa affronta un bambino e cosa vivono i genitori, chi lo può fare?” si domanda.

Uno scambio di sguardi, l’intesa di un amore pronto a prendersi cura di altri bambini, di altri genitori e l’idea prende forma. Fragilità e forza, solidarietà e partecipazione si intrecciano nelle storie dei 12 fondatori e dei 40 volontari che fondano l’Associazione Progetto Sorriso per aiutare a rendere efficienti i reparti pediatrici di Borgo Roma prima, di Borgo Trento poi, e le cure efficaci.

Attrezzature mediche, giocattoli per bambini, materiali per i reparti pediatrici…tutto è utile ma non basta. In una corsia di oncoematologia pediatrica si respira il dolore e la sofferenza. Manca un cielo azzurro in cui genitori e bambini possono riflettere le loro emozioni. Serve gioia per nutrire la speranza. 

E Claudio lo sa. L’Associazione ha preso la sua timidezza e l’ha impacchettata. Ci sono obiettivi da raggiungere e Claudio non ha più paura. È determinato e caparbio, cerca soluzioni, progetta, insieme al direttivo pensa a proposte che riempiano di vita anche le corsie d’ospedale.

Un naso rosso, tanto colore, la freschezza di volontari preparati ad entrare in mondi privati rinchiusi dentro stanze sterili. È La comicoterapia. Claudio si impegna. Serve trovare la giusta chiave della serratura per far entrare i volontari in relazione con il bambino, con l’adolescente, con la famiglia, per portare un po’ di primavera nel loro ciclo di cura. Serve sfruttare la parte rimasta sana del bambino, la fantasia, per trainare quella che deve ancora guarire.

Pensa alla preparazione tecnica ma soprattutto a quella psicologica dei clown-dottori. Crea i rapporti con l’azienda ospedaliera e coordina l’attività. L’Associazione cresce e arriva a 280 volontari. Ma tutta questa bellezza bisogna difenderla. C’è chi la vuole strumentalizzare e chi dietro a faldoni burocratici rallenta tutto. Ma Claudio crede nel Bene e non demorde. Come lui tutti i volontari. In attesa oggi di ripartire dopo un anno di lontananza.

A distanza di 25 anni, posso dire che è stata la scelta giusta. Unire le persone, vederle fare qualcosa per gli altri e vederne il risultato negli occhi di un bambino e della sua mamma è la più grande soddisfazione”.

Claudio è un uomo che fa la differenza.

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