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Rubrica Sguardi Inclusivi: il secondo libro che ti consigliamo è…

Samia atleta somala

Per la rubrica Sguardi inclusivi ti consigliamo il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella, per scoprire un nuovo punto di vista sulla realtà.

“Un giorno guiderai la liberazione delle donne somale dalla schiavitù in cui gli uomini le hanno poste. Sarai la loro guida, piccola guerriera mia”.

La copertina del libro ritrae una farfalla gialla su campo azzurro. Un animale che è metafora della libertà ma anche della fragilità. Quella farfalla dalle ali leggere e colorate è Samia, una giovane atleta somala che nel cuore racchiudeva un sogno di libertà per sé stessa e per il suo popolo.

Il suo tempo è stato breve, come per le farfalle, ma il suo volo ha donato speranza a molte donne e ha ricordato quanto può essere grande la forza di un sogno.

La trama del libro consigliato nella rubrica Sguardi Inclusivi

Samia Yusuf Omar nasce in Somalia a Mogadiscio, in tempo di guerra, l’aria che respira odora della polvere da sparo dei fondamentalisti di Al-Shabaab, la sua famiglia è povera ma felice, il suo talento è la corsa.

Samia si allena di nascosto con scarpe bucate, avvolta dai veli del burqa imposto dagli integralisti, sogna un giorno di vincere le Olimpiadi e incontrare il suo idolo, Mo Farah, atleta somalo rifugiato in Inghilterra.

Quella bambina dalle gambe sottili ma potenti, “la piccola guerriera” come la chiamava suo padre, inizia a vincere, il comitato olimpico si accorge di lei e la fa volare a Pechino per le competizioni del 2008, così Samia diventa un simbolo di speranza e libertà per le donne somale.

Ma non basta partecipare alle Olimpiadi per vincere la cruda realtà del suo Paese. Dopo l’assassinio di suo padre, Samia decide di scappare da quella vita disperata e affronta il Viaggio. Attraversa l’Africa in condizioni disumane, preda dei trafficanti di uomini, derubata, stipata, sola, affamata, assettata, annientata, ma conserva la speranza di arrivare in Europa. E poi arriva il momento di salire su una barca, destinazione Italia, attraverso il mare. Quel mare che le era stato inaccessibile per tutta l’infanzia chissà cosa le riserverà..

Perché vi consigliamo di leggere questo libro?

Questo libro non è un romanzo. È la vera storia di una donna coraggiosa, nata in un luogo dove i sogni non sono concessi. Cosa insegna questa farfalla a chi è nato in luoghi più sicuri e umani? Forse proprio a non avere paura, a prendere in mano la propria vita, a combattere per i propri sogni, perché se lei ha trovato la forza per farlo tutti noi ne abbiamo il dovere. Ci ricorda la gratitudine per la pace, per il futuro costruibile e non negato. E ci invita a restare umani, a guardare gli occhi di quei giovani che giungono sfiniti sulle nostre coste assolate, a praticare l’empatia come strumento di condivisione e di conoscenza dell’altro. Ci spinge a correre, verso la vita, perché in definitiva siamo tutti farfalle in questo mondo.

I numeri dell’immigrazione in Italia

Sono oltre 55.000 le persone sbarcate in Italia dall’inizio di quest’anno, quasi il 50% proviene da paesi dell’Africa sub sahariana.

I cittadini stranieri che entrano in modo irregolare in Italia possono fare richiesta di protezione internazionale e durante l’accertamento dei requisiti vengono ospitati in strutture di primo soccorso e accoglienza, i cosiddetti hotspot e poi nei centri di accoglienza. Se i requisiti non vengono riconosciuti, sono trattenuti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio e vengono poi espulsi dal Paese.

Le persone che arrivano in Italia, sono spesso sole e disorientate e il ruolo del Terzo Settore è fondamentale per la loro integrazione. Esistono alcune realtà che offrono accoglienza e opportunità, attraverso corsi di formazione che promuovono l’inclusione sociale e lavorativa. Negli anni ne abbiamo conosciute alcune, come la cooperativa Nuove Accoglienze di Forlì che gestisce tre strutture in cui i migranti trovano alloggio, percorsi di avvicinamento culturale e opportunità professionali; Sophia che a Roma offre ai giovani migranti un accompagnamento completo nel loro percorso di integrazione, dalla presa in carico della posizione legale, all’inserimento abitativo, l’insegnamento della lingua, la formazione professionale e la ricerca di un lavoro; ma anche Gustamundo, che promuove l’integrazione di rifugiati e migranti attraverso la gastronomia e Colori Vivi di Torino, un laboratorio sartoriale che dà lavoro a donne migranti, mescolando nella creatività universi culturali diversi.

Ti piace questa rubrica? Qui trovi un altro consiglio di lettura!

Fonte dati: Ministero dell’Interno

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