Fundraising: come attivare raccolte fondi significative in 5 passi

Le organizzazioni sociali operanti nel Terzo Settore sono sempre più attente a trovare meccanismi di finanziamento che permettono di rendere sostenibili le progettualità interne. Diverse sono le pratiche e le modalità attivate dalle realtà nonprofit per reperire fondi. Oggi più che mai, è fondamentale iniziare a conoscere meglio il fundraising, che non è una semplice richiesta di denaro ma un’attività strutturata basata sul principio di reciprocità e di partecipazione. Come è possibile agire in modo significativo? Si sono chiesti diversi enti vicini alla Fondazione. Per trovare risposta abbiamo chiesto supporto a chi il fundraising lo pratica tutti i giorni con efficienza. Eleonora Spalloni, fundraiser di Angsa Umbria, ha raccolto la sua esperienza in 5 pillole introduttive che regala a coloro che vogliono iniziare a costruire una professionalità e a tradurre la teoria nella pratica. 

Mi piace iniziare portando a ciascun lettore la mia personale riflessione sulla cultura del dono. Riporto a proposito un estratto di un intervento tenuto dal grande Stefano Zamagni – novembre 2016: “Perché voi sapete che una confusione di pensiero che stenta a scomparire è quella che tenda a identificare il “dono” con la “donazione”, questo è gravissimo, perché la donazione è un oggetto, il dono è una relazione interpersonale. Cioè, quando io faccio una donazione vuol dire che mi privo di questo orologio e lo regalo a te, questo è il dono come vulus, che il latino vuol dire “regalo”. Quindi la donazione è un qualcosa che può essere denaro, oppure una cosa di cui uno si priva per darlo ad altri. Il dono invece è molto di più, è una relazione intersoggettiva, quando io mi dono a te, quando tra me e te si stabilisce una relazione.”

E allora chi è il fundraiser e come si costruisce questa professione?

E’ un professionista. Quindi non ci si può improvvisare! Personalmente, come tanti altri miei colleghi, ho seguito un percorso di preparazione strutturato e finalizzato alla formazione teorico – pratica della professione che svolgo. Io ho frequentato il Master in Fundraising di Forlì, ilprimo e più importante corso universitario dedicato al mondo del fundraising italiano; continuo costantemente ad aggiornarmi (quella del fundraiser è una professione composita e in continua evoluzione) e sono socia Assif (Associazione Italiana Fundraiser) in quanto è fondamentale, oltreché la preparazione, condividere le proprie esperienze ed essere in rete ed in contatto con altri colleghi e professionisti del settore per rafforzare e diffondere la “cultura del dono”.

E’ una persona che chiede a un’altra persona (il donatore) di aiutare una terza persona (il beneficiario). Nella pratica, il fundraiser crea relazioni, crea connessioni profonde con le persone per predisporle al dono. Non si tratta “solo” di chiedere soldi. Ma di costruire, coltivare e curare le relazioni con i donatori, per portarli a fare qualcosa che li rende felici: donare. Per fare questo serve metodo, principi, regole ben definite, pianificazione e strategia.  Nonché predisposizione personale, coraggio di mettersi in gioco ogni volta, empatia, e una passione smisurata. Questa passione si chiama: CAUSA, la causa dell’organizzazione nonprofit. Quella che spinge un fundraiser a fare un passo oltre. A credere nei valori che comunica, a far innamorare le persone della propria Causa.

Quindi, come ben capite, il fundraising è anche un “modo di essere”, è una filosofia di vita. Qualcosa che fai tuo, porti con te e che ti accompagna ogni giorno, per l’intera giornata. Non ha limiti spazio – temporali, qualsiasi occasione può essere interessante per creare relazioni, generare connessioni positive che potranno essere valorizzate e finalizzate a far innamorare le persone della propria Causa. Perché il segreto è proprio questo: fare emozionare ed “innamorare le persone” della Causa. Le persone si avvicinano e si coinvolgono con le emozioni, più che con i numeri e, aspetto fondamentale, le persone, una volta coinvolte, si sentiranno parte della nostra storia. Le persone vogliono essere protagoniste di questa storia e non semplici spettatori. Queste persone, donatori e/o volontari che siano, saranno con noi per sempre … ringraziamole e ricordiamoci sempre di coltivare con cura, costanza e attenzione la relazione con loro, come fossero la “nostra famiglia”.

Come si traduce nella pratica?

Il fundraiser è una figura dalle mille facce, identità e funzioni.  Il suo lavoro è un lavoro che prevede imprevisti, che non ha confini ben definiti, ma estremamente sfidante. Le organizzazioni nonprofit hanno un unico obiettivo: fare qualcosa di straordinario per il nostro piccolo-grande mondo, pur operando nei loro diversi ambiti di interesse. Per fare questo hanno uno strumento: i soldi. Ne servono sempre di più per rendere le Cause sostenibili nel tempo, indipendenti e sempre più libere da finanziamenti pubblici. Il fundraiser è il cuore di questa sfida.

Il fundraising non è un evento ma è ciclo, un processo che nasce dalla definizione di bisogni, dalla condivisione degli obiettivi, dalla chiara consapevolezza del proprio capitale relazionale; è una responsabilità di tutti (tutto lo staff dirigenziale – operativo dell’ente deve essere e sentirsi coinvolto) non è una responsabilità del singolo fundraiser. Questo slancio di convinta e consapevole partecipazione dell’intero board  richiede “coraggio e volontà di innovazione” e questo a sua volta richiede visione. Ciò significa che, nella pratica, il fundraising deve essere visto come un investimento, che interessa e coinvolge tutti, al quale deve essere dato tempo e ossigeno per maturare negli anni e dare frutto, chi opera non fa magie. E’ da questa consapevolezza che si può iniziare a pensare a come pianificare ed attivare raccolte fondi significative che siano generative nel tempo, creino impatto e cambiamento.

Per concludere “L’unica certezza che ho è la felicità e il grande sentimento di benessere che si prova nel trovare piena realizzazione di sé nel “darsi agli altri“. Credo che il nostro sia solo un passaggio spazio – tempo, che trova significato nell’incontro, nella dedizione e nella cura del prossimo che ci troviamo ad incontrare nel nostro cammino. È sicuramente ciò che lasciamo, ciò che doniamo, in termini di relazione intersoggettiva e non certo ciò che ci portiamo via da questa Terra, a renderci degni della vita che ci viene donata”… questa convinzione è ciò che ispira, ogni giorno, la mia vita e anche la mia professione di fundraiser: è dal “dono di sé” che tutto ha origine.