Crowdfunding: come attivare nuove vie di partecipazione in 5 passi

Il crowfunding è una pratica di raccolta fondi che mobilita le persone dal basso, le appassiona ad una causa e permette di ricevere fondi utili allo svolgimento di idee, progetti ed iniziative di molteplice natura. Quanto è importante sapere utilizzare una strategia accurata di crowdfunding nelle attività sociali? Ne abbiamo parlato con Andrea Castelletti, fondatore e direttore artistico di Modus. Lasciamo ad Andrea la parola sull’esperienza delle sue campagne.

Vorrei  premettere che non sono un teorico del crowdfunding, non ho studiato manuali né seguito corsi. Ho lanciato le nostre campagne di raccolta fondi per la trasformazione di uno stabile fatiscente in teatro, tre anni fa, e poi per la sua sopravvivenza nel periodo di fermo attività dovuto al covid, mosso esclusivamente dalla necessità e dal buon senso. Con gran sorpresa, in primis mia, sono stati raggiunti risultati meravigliosi.
Con piacere condivido la mia esperienza. Le varie teorie e sistemi le potete trovare con un paio di click sul web.
 

Da dove bisogna partire?

Perché un’azione di crowdfunding sia partecipata deve poggiare su un’esigenza condivisa. Il che non vuol dire che deve essere condivisa l’attività, quanto piuttosto le persone a cui ci si rivolge, devono sentire che l’attività per la quale si chiedono soldi sia una necessità reale per la collettività. In tal senso la donazione diventa un’alleanza: qualcuno ci mette il suo denaro, qualcuno ci mette la sua competenza, passione, lavoro, tempo. E’ importante quindi saper comunicare quelle caratteristiche del proprio progetto che vengono lette come volte ad assolvere un’esigenza comune.
Nella mia esperienza col Teatro Modus – tanto per la creazione del teatro da zero, quanto per la sussistenza nel fermo attività dovuto al covid – le campagne di crowdfunding poggiavano sull’idea che il teatro e la cultura in generale siano una necessità non secondaria: un concetto sentito come reale per tutti coloro che credono che la cultura e l’arte contribuiscano a formare persone e società migliori. La prosperità di una comunità sta nel numero di occasioni culturali si cui si regge (la cultura infatti ha sempre il primato sull’economia. Se io do un penny a te e tu dai un penny a me, alla fine entrambi avremmo un penny. Ma se io do un’idea a te e tu un’idea a me, entrambi alla fine avremmo due idee: la ricchezza è sempre una ricchezza di idee, da cui poi può derivare una ricchezza economica). Ed questo il Teatro, oltre ad essere un importante momento aggregativo, rappresenta un’occasione unica per coniugare il divertimento personale con l’accrescimento culturale e sociale della collettività.
In secondo ordine è importante far sentire i partecipanti al crowdfunding parte integrante del progetto (al limite estremo coinvolgendoli nei processi decisionali) nonchè fruitori, più o meno privilegiati, delle attività quando saranno infine avviate. I teorici e i manuali del crowdfunding tendono a mettere questo aspetto al primo posto. Nella mia esperienza invece ho incontrato moltissime persone che hanno partecipato con entusiasmo e generosità ma che poi non sono mai venute a teatro!

Cosa conta per avere successo in una campagna?

La mia esperienza suggerisce che un crowdfunding può aver maggior successo se ci si rivolge ad una comunità – più o meno diffusa e dai confini più o meno netti o noti – che già segue la realtà proponente il crowdfunding . La parola “seguire” va qui intesa nelle sue diverse accezioni e sfumature: “andare nella stessa direzione”, “venire dietro”, “accompagnare”, “comprendere”, “aderire”, “tenersi al corrente”, “far attenzione”. Tutti concetti che richiedono di essere singolarmente compresi e sviluppati. Dopodichè si può capire se si ha una comunità di riferimento che presenta tali caratteristiche (c’è una comunità, ossia delle persone che vanno nella stessa mia direzione? Che mi vengono dietro? Che mi accompagnano? Che mi comprendono? Che aderiscono? Che si tengono al corrente di quello che faccio? Che ci fanno attenzione?). Ovviamente la bontà di un’idea in sé può essere tale da richiamare le attenzioni anche di persone a cui si è sconosciuti ed è sempre vero che tutto è possibile al mondo e che non bisogna mai porre limiti al Bene. Tuttavia è altrettanto vero che qualsiasi successo credibile non si improvvisa, bensì ha le sue origini in una lunga e costante attività anteriore. In questo contesto ritengo sia fondamentale l’azione di costruire col tempo attorno alla propria realtà una comunità – più o meno diffusa e dai confini più o meno netti o noti-  che ti segua (in tutte le accezioni su menzionate), che ti conosca e che riconosca la bontà degli intenti della tua opera. Questo riconoscimento dovrebbe essere esteso e trasversale a tutti i livelli dei propri stakeholders, dagli utenti della propria attività, ai colleghi/competitori, alle istituzioni, ai media della comunicazione.
Per ottenere questo è fondamentale comunicare con entusiasmo in modo continuativo, costante ed accattivante la propria opera. Se invece si attiva la comunicazione con l’avvio della campagna di crowdfunding ci si trova in cronico e tragico ritardo.

Quali sentimenti bisogna incoraggiare e nutrire?

Il punto è che una donazione è sempre un atto di fiducia. La fiducia è l’elemento cardine si cui si poggia il successo di una campagna di crowdfunding. Fiducia, fidatezza, affidabilità sia del progetto in sé che della persona o realtà che lo propone. Osservo che la fiducia si trasmette dimostrando di crederci fortemente in prima persona, dimostrando tenacia, dimostrando di scommettere realmente tutto sé stesso nella riuscita del progetto, dimostrando concretamente di impegnarsi con tutto sé stesso.
Ovviamente a monte deve esserci la dimostrazione di essere in grado di raggiungere gli obiettivi, sia quelli futuri del progetto in causa, ma anche di aver saputo raggiungerne in precedenza con la propria opera.

Quale essenza trasmettere durante la campagna?

Personalmente credo nell’importanza dei “logos”, ossia pensieri di ispirazione iniziale da tenere poi a riferimento nello svolgimento della propria un’azione (una campagna di crowdfunding in questo caso). Questi logos possono poi essere utilizzati anche nella campagna di comunicazione, per condividere il pensiero movente l’operazione in atto nonché diffonderlo con l’efficacia propria di uno slogan.

I logos possono essere coniati in proprio o ci si può fornire da grandi personalità del passato.
Ad esempio per la raccolta fondi per l’avvio di Modus (trasformazione di uno stabile abbandonato e fatiscente in teatro) i logos che abbiamo individuato:

“Lasciate il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato” (Baden Powell)

“Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo” (Gandhi)

“Fai della tua vita un sogno e di un sogno una realtà” (Antoine De Saint-Exupery)

”Se in un primo momento l’idea non è assurda allora non c’è nessuna speranza che si realizzi”
(Albert Einstein)

“Sarà uno spettacolo bellissimo” (Andrea Castelletti)

Invece per la raccolta fondi per la sopravvivenza di Modus in fase lockdown i logos sono stati (tutti di nostro conio):

“Compra oggi i biglietti del futuro”

“I modusbond sono dei trasformatori di valore: versa oggi un importo in euro e domani avrai il tuo valore equivalente in forma di spettacoli”

“Viva l’arte, chi la vive e chi la fa vivere!”

Come mantenere il contatto con chi crede nella progettualità proposta?

Comunicare oggi è divenuto più importante del fare. Purtroppo. Non possiamo sottrarci dal comunicare con continuità l’andamento della nostra opera. Comunicare vuol dire anche condividere. Condividere l’andamento del progetto, con i suoi successi e difficoltà, obiettivi intermedi e punti di svolta. La comunicazione deve essere onesta, sincera, semplice. Essere sé stessi premia più di ogni altra strategia di comunicazione studiata o preconfezionata.
Non servono video perfetti o emozionali studiati a tavolino e realizzati da sapienti videomaker e grafici. La Verità e il Bene sono sempre autoreferenziali.
Nel comunicare è importante metterci la faccia, giocarsela in prima persona, non affidarsi esclusivamente a intermediari (persone o device che siano), andare in mezzo alla gente, essere più sociali che social.