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La saggezza gentile. Per imparare a pensare e sentire con “la giusta misura”

Saggezza gentile

È possibile trovare un antidoto alla violenza? Beatrice Balsamo, psicoanalista, propone una via attraverso la saggezza gentile.

Di fronte al disorientamento del vivere dell’essere umano di oggi, talvolta incapace di gestire e tradurre in parola le proprie pulsioni, che spesso generano violenza, la saggezza gentile è un movimento del pensiero che può educare le nostre menti.

Questa è la via indicata da Beatrice Balsamo, psicanalista, filosofa della persona, studiosa di Etica, Comunicazione, Cinema, Presidente di APUN e non ultimo Cavaliere dell’Ordine Al Merito della Repubblica Italiana. Mercoledì 17 febbraio ha presentato il suo ultimo libro “La saggezza gentile. In una scia di parole”, alla Libreria Feltrinelli di Verona, introdotta dal dottor Adriano Tomba, Segretario generale di Fondazione Cattolica.

Ci conosciamo da alcuni anni: Fondazione Cattolica infatti dal 2019 accompagna MENS-A, un evento ideato dall’associazione APUN e giunto all’ottava edizione. Un festival che propone incontri, conferenze e laboratori nel territorio dell’Emilia Romagna, gratuiti e aperti al pubblico, per approfondire il tema del welfare culturale e sociale. Occasioni che fanno della Cultura uno strumento di comunicazione e dialogo fra gli uomini e la società.

Perchè la saggezza gentile?

Perché la phronesis, come la chiamavano gli antichi, l’educazione delle menti alla saggezza gentile, nelle scuole, nelle famiglie, nella vita di tutti i giorni, può essere il vero antidoto alla violenza dei nostri tempi e ha dunque un fortissimo impatto sociale.

La via indicata da questo libro ci porta infatti a trovare un’origine strutturale e non solo culturale alla violenza cui assistiamo in ogni ambito. Secondo Beatrice Balsamo questa violenza, che fatichiamo a comprendere, è un’’ “incandescenza distruttiva” figlia di un “narcisismo maligno”, prendendo in prestito termini cari alla psicologia di Lacan. Una forza che elimina ciò che non riesce a conformare, ciò che è diverso, fragile. Un narcisismo che distrugge l’alterità, come la figura di Caino. Che ammette solo rapporti fusionali, simbiotici, come il Narciso del mito.

 Ed effettivamente come non riconoscerlo ad esempio nelle morti di tante donne che chiedevano separazione, emancipazione, che hanno posto opposizione al volere di uomini che con rigido pensiero non hanno saputo accettare i propri limiti, tollerare la frustrazione, accogliere l’alterità, sopportare l’assenza.

Cos’è la saggezza gentile?

La saggezza gentile è un pensiero multiforme, che si declina, come recita il titolo del libro, “in una scia di parole”.

La saggezza gentile è:

  • Saggezza pratica, dunque ragionevolezza, perché pensare, agire e sentire sono un tutt’uno
  • Ritegno, perchè trattiene il pulsivo e determina un comportamento secondo misura, cosciente dei giusti limiti
  • Temperanza, che stempera le pulsioni
  • Premura, ovvero azione che con sentimento trova soluzioni nel presente per accudire le lacune, le ferite e far fiorire la vita
  • Benevolenza, perché produce una buona disposizione d’animo
  • Reciprocità dissomigliante e non specchiante e narcisistica, perché si riconosce nell’alterità
  • Gratitudine, come risposta, come moto di riconoscenza che riconosce il Bene
  • Riparazione, perché sa vedere l’errore e vi pone rimedio con sollecitudine
  • Bellezza, che si distingue dal distruttivo, dal senza forma e lo trasforma
  • Un pensiero flessibile e disponibile, ovvero che trova soluzioni apprendendo dalle circostanze
  • Un movimento morale, poiché tende naturalmente al Bene
  • Una saggezza non astratta, non intellettuale, ma che feconda le possibilità migliori e produce azioni
  • … e molto altro ancora

Cosa troverai nel libro “La saggezza gentile. In una scia di parole

Lo scritto di Beatrice Balsamo è un saggio ma anche un manuale, che intreccia filosofia, psicologia, teatro antico, per allenare un pensiero ospitale e fecondo, che promuove uno stare al mondo più inclusivo e dialogale.

Questo libro ci indica una via possibile da percorrere, per costruire un futuro più inclusivo, pacificato, consapevole, in cui possa regnare quella che Eraclito chiamava un’ “armonia dissomigliante”.

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