I 7 movimenti per custodire le intenzioni

I 7 movimenti per custodire le intenzioni della rete

La rete informale #GenerAttivi si è incontrata il 30 giugno – 1 luglio a Carpi, ospitati dalla cooperativa sociale Il Nazareno. Due giorni di incontri, confronti, scambi per far crescere un eco-movimento operativo in tutta Italia.

La rete #GenerAttivi è nata all’interno di Fondazione Cattolica come espressione della capacità di creare valore economico prendendosi cura di chi è più fragile, rigenerando così il capitale umano e sviluppando comunità. All’interno della rete gli esponenti di associazioni, cooperative e imprese sociali sono protagonisti di un sistema relazionale che aiuta a maturare consapevolezze e nuove soluzioni grazie alla condivisione di conoscenze, competenze, esperienze e risultati. Una rete caratterizzata da libertà, gratuità e responsabilità. Ma come alimentare l’intenzione che negli anni ha coinvolto oltre 200 persone da 15 regioni italiane? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Cappelletti, amica, Ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e coordinatrice dell'Archivio della Generatività sociale. Di seguito riportiamo il suo intervento.

Partiamo dalla Generatività Sociale

Partiamo dalla Generatività sociale perché in un mondo che rischia di essere freddo, cinico, desertificato, la generatività apre la possibilità di vite feconde, gioiose, ricche di quel senso che dà un contributo all’esistenza. La generatività sociale è un paradigma che può aiutarci a livello personale, organizzativo e sociale perché offre una prospettiva che ha riscontro sia sull’esistenza che sul fare.

D’altronde esistiamo solo nella misura in cui facciamo esistere qualcos’altro essere generativi significa orientare una relazione libera con il mondo che presuppone la capacità di dare la vita, prendersi cura e lasciare andare. Una promessa che risveglia dalla solitudine del modello individualistico e apre alla possibilità di un’esistenza ricca di significato.

La rete #GenerAttivi

Possiamo vederla come un Eco-movimento abitato da soggetti diversi in relazione tra loro che provano a collaborare nella diversità, riconoscendosi in uno stile comune. Come una nuova galassia! Le forze che tengono insieme i componenti della rete sono:

  • L’interindipendenza, siamo legati nella libertà
  • La relativa e originale contribuzione di ciascuno al tutto, ognuno mette quello che può e vuole
  • La libertà di movimento, dall’adesione all’uscita
  • Il riconoscimento reciproco tra le persone che è valoriale, culturale e spirituale.

Ma bastano questi elementi per tenere insieme le persone in un tempo in cui tutto si frammenta? In cui vogliamo sempre istituzionalizzare tutto per paura di non perderlo? Come possiamo tenere vivo il senso?

C’è una forma di NOI

Nonostante cresca l’attenzione rispetto alla “generatività”, essa rimane sempre fragile perché è un atteggiamento che si propone, non si impone, si intuisce, non lo si afferra, si opera e non si possiede. Siamo abituati a categorizzare tutto per riconoscere un’identità alle cose e alle persone. Anche se ancora non c’è un nome che può definire cos’è questa rete, #GenerAttivi continua a manifestare la sua sorprendente vitalità.

Osservando le realtà che restano nella circolarità generativa abbiamo compreso che bisogna stare in movimento. In particolare, dobbiamo tenere vivo un fuoco vitale che è caratterizzato da 7 movimenti.

I 7 movimenti

  • Ritornare all’origine, la parola origine ha la stessa matrice di generatività: occorre ritornare all’origine con la mente e con il cuore cioè il punto da cui tutto è partito. Chi ci ha invitato? Chi ha permesso alla storia di iniziare? Non è un tornare indietro per riappropriarsi di un modello o la mitizzazione di un’esperienza già vista. Si ritorna per sostenere una nuova nascita. Si torna indietro per recuperare la possibilità di lasciarsi ispirare dall’incontro, non per copiare ma per far nascere continuamente se stessi dentro l’idea ispiratrice e per generare forme nuove da quell’ispirazione. Così l’origine resta capace di generare e creare novità.
  • Ricercare, dal latino delimitare un cerchio, circoscrivere uno spazio o uno ambito in cui far confluire lo sforzo per evitare la dispersione e quindi essere efficaci nello stare lì. Si dice che Chi cerca trova! ma anche Chi fa cerchi trova! Cioè cerchiamo di con-centrarci. C’è una sete di conoscenza dell’esperienza che rimanda alla vita e richiede una cura del pensiero. La rete è uno spazio di cura del pensiero.
  • Tenersi: in testa, nel cuore, per mano e compagnia. Aversi alla mente, pensarci in un modo amorevole, pre-occuparci e avere cura. Tenersi e non trattenersi. Questo permette di attivare una disponibilità che ripara dal senso di solitudine, dalle fatiche dal bisogno di sentire sostegno.
  • Chiamarsi per nome, è richiamarci all’originalità del nostro essere. La creazione avviene perché le cose sono nominate, è il nome che fa esistere. Chiamarci per nome è un’azione resistenziale alla numerizzazione. Il numero ci omologa mentre abbiamo bisogno di chiamarci per nome per richiamare la bellezza a cui siamo destinati perché non siamo esseri indistinti. Lasciarsi chiamare per nome permette anche l’altro di accedere alla nostra vita, significa farsi conoscere davvero e lasciarci sconvolgere. “Il nostro nome accende il nostro destino come un interruttore fa con la luce!” scrive D’Avenia.
  • Ritornare al volto, l’incontro con l’altro implica un’infinita responsabilità dell’io davanti all’altro come volto. Noi siamo soggetti perché in relazione con l’altro, e quando perdiamo la visione del volto dell’altro perdiamo il senso dell’umanità. Stare vicini agli altri è una possibilità, una prospettiva che permette di restare umani. Ha un’elevata responsabilità educativa. Di quanto amore abbiamo bisogno per avere un volto?
  • Rendere grazie, è evidente che siamo in debito. Siamo in un debito che è inestinguibile perché il nostro debito è con la vita! Circola eccedenza e ne siamo beneficiari. Matura in noi un desiderio di restituzione diretta che diventa eccedenza quando si forma un movimento che diventa circolare. E a noi non resta che accompagnare questa circolazione. L’incommensurabilità del debito diventa libertà e dunque azione.
  • Contemplare, è un movimento interiore. È stare dentro alla vita liberi dal pensiero calcolante che privilegia la convenzione propria di questo tempo. Trovare la consapevolezza dell’esserci e dell’essere in relazione. Ha una dimensione poetica oltre che spirituale. La ricerca di un modo per abitare il mondo, per far risuonare gli altri e risuonare insieme agli altri. Questo genera comprensione della realtà e conoscenza. Ci dice chi siamo e come abitare il mondo.

Chi ha detto che la vita deve essere facile e comoda? È facile amare? E sognare? E sperare? Ecco allora che per essere rete dobbiamo abitare poeticamente il mondo e guardare pacificamente senza l’intenzione di prendere. Il futuro allora si apre.  Rimettersi a fare ciò che ognuno deve fare, nel modo più semplice: non è forse vero che la poesia del fornaio è il suo pane?

Puoi scoprire maggiori informazioni sulla rete e sulle progettazioni attivate all'interno del nostro Bilancio!


A salvarci non sarà la scienza!

A salvarci non sarà la scienza!

Viviamo in un’epoca storica in cui la parola sostenibilità è all’ordine del giorno. L’Agenda 2023 delle Nazioni Unite ne ha definiti gli ambiti di sviluppo: economico, ambientale e sociale. Ma la realtà è che per parlare di sostenibilità è doveroso chiedersi quali sono i cambianti reali che come singole persone, imprese e comunità possiamo adottare per favorire la generazione di uno sviluppo più armonioso tra uomo e ambiente. In fin dei conti la Terra si adatterà ai cambiamenti, ma l’essere umano?

Abbiamo scelto di intervistare Andrea Bariselli, psicologo, neuroscienziato, fondatore di Strobilo e autore del podcast “A wild mind!” per comprendere quali sono le connessioni tra uomo e ambiente, tra il benessere del pianeta e il benessere dell’essere umano.

Andrea, partiamo da principio: quali sono le antiche radici dell'uomo?

Come specie vivente la nostra radice è la biosfera. L’ambiente naturale è il nostro ambiente, è l’ambiente che ha permesso alla nostra specie di evolvere e svilupparsi. Nei secoli però abbiamo tentato di urbanizzare i luoghi per rendere più comoda la nostra vita e oggi ci troviamo di fronte ad a una umanità che ha perso interesse nei confronti dell’ambiente naturale, che scappa dalla fatica e al tempo stesso idolatra la sostenibilità. Mi chiedo come possiamo davvero proteggere e tutelare ciò che in realtà non conosciamo più?

A proposito di sostenibilità, cosa pensi quando ne senti parlare?

Mi viene la pelle d’oca perché a ben guardarci andiamo a mode. Adesso la parola “sostenibilità” è ovunque ma mi sembra che in Italia la consapevolezza sia ancora bassa mentre sta crescendo in questo senso l’opportunità finanziaria. Da dove partire? Mi verrebbe da dire dal buon senso. Mia nonna, ad esempio, non buttava via niente e non perché faceva economia circolare o perché voleva fare “sostenibilità” ma semplicemente perché sapeva che le risorse erano limitate e si prendeva il tempo per averne cura. Ecco, fare sostenibilità vuol dire comprendere il collegamento tra le cose, valorizzarlo e ottimizzarlo. Nel mondo il 10% della popolazione più ricca inquina per il restante 90%. Non possiamo continuare a nascondere le responsabilità. Dobbiamo cambiare i processi e le abitudini soprattutto oggi che grazie all’informazione sappiamo come vengono prodotte le cose.

Negli anni abbiamo costruito un mondo sempre più a misura d’uomo. Come l’urbanizzazione sta cambiando l’essere umano?

Ho sempre trovato interessante il fatto che ci sono voluti circa 14 mila anni per arrivare ad una popolazione di 3 miliardi di persone e meno di 90 anni per quadruplicare il numero degli abitanti sul pianeta. Come è stato possibile questo? Grazie a uno sviluppo che si basa sulla combustione fossile, sull’uso delle risorse del pianeta per creare energia. L’essere umano è per sua natura creativo e pensante, ma è anche opportunista per questo abbiamo costruito luoghi performanti in cui continuare a crescere. Abbiamo dato forma alla comodità e oggi passiamo circa 20 ore in ambienti chiusi esponendoci ad una concentrazione di gas che fanno calare le nostre prestazioni cognitive e decisionali. Questo ha ripercussioni sull’apprendimento scolastico, sulla performance lavorativa. Ci siamo raccontati che siamo essere multitasking ma il nostro cervello è un organo lento non progettato per questo. Allora mi domando: la nostra specie sta ancora evolvendo? Io penso che stiamo semplicemente cambiando.

Si tende a pensare a uomo e ambiente come entità distinte. Ma è davvero così?

Dico spesso C’è stata rubata l’attenzione perché il nostro cervello riceve stimoli illimitati che non riesce a processare. Basti pensare a quando camminiamo in una strada: il traffico, le luci, i suoni abbiamo occhi e orecchie che devono processare costantemente e questo genera uno stress sul nostro cervello che comunque ha l’obiettivo di favorire il nostro adattamento in base alle situazioni in cui viviamo. L’urbanizzazione sta cambiando la struttura del cervello per adattare meglio l’essere umano al contesto. Ma siamo stati progettati per rimanere in cattività? No! Le neuroscienze ci dimostrano che le esperienze all’aria aperta, in natura, migliorano l’attivazione dei sensi, la qualità emotiva, la concentrazione, il rilassamento delle persone. L’impatto positivo della natura sull’uomo è dimostrato ma sembra che ancora non basti. Le persone hanno bisogno di tornare a fare esperienza per comprendere il pianeta e oggi mi sembra che iniziamo a svegliarci da un incantesimo, stiamo vivendo un risveglio collettivo che riguarda l’intero ecosistema. Mi domando: ora che ne siamo consapevoli, saremo capaci di smantellare alcune nostre abitudini in funzione del futuro?

Se parliamo di futuro, cosa dovremmo fare secondo te per salvare il pianeta?

Per cambiare abbiamo bisogno di scelte coraggiose e di abbandonare la nostra comodità. Dobbiamo accettare compromessi e comprendere che ciò che abbiamo potuto fare con libertà e facilità in realtà ha un costo (di risorse e di impatto) che non possiamo più permetterci. Serve lavorare sulla cultura delle persone ma anche sulle scelte politiche delle amministrazioni, sull’orientamento delle aziende e delle lobby. C’è chi davanti ai dati, si consola pensando che tanto ci salverà l’ingegno della scienza. Io vorrei sfatare questo mito perché il problema è complesso, è sistemico e richiede interventi su vasta scala. Per questo penso che a salvarci sarà il cambiamento del nostro stile di vita.  I giovani questo l’hanno capito e si stanno facendo domane autentiche su ciò che li attende. Mi sembra però che ci sia una spaccatura generazionale e per ripartire le risposte dobbiamo darle tutti e insieme.

Di sostenibilità e sostenibilità integrale ne abbiamo parlata anche con Rete Verso, l'organizzazione che a Verona sta educando al cambiamento!


Samia atleta somala

Rubrica Sguardi Inclusivi: il secondo libro che ti consigliamo è...

 

“Un giorno guiderai la liberazione delle donne somale dalla schiavitù in cui gli uomini le hanno poste. Sarai la loro guida, piccola guerriera mia”.

La copertina del libro ritrae una farfalla gialla su campo azzurro. Un animale che è metafora della libertà ma anche della fragilità. Quella farfalla dalle ali leggere e colorate è Samia, una giovane atleta somala che nel cuore racchiudeva un sogno di libertà per sé stessa e per il suo popolo.

Il suo tempo è stato breve, come per le farfalle, ma il suo volo ha donato speranza a molte donne e ha ricordato quanto può essere grande la forza di un sogno.

 

 

La trama del libro consigliato nella rubrica Sguardi Inclusivi

Samia Yusuf Omar nasce in Somalia a Mogadiscio, in tempo di guerra, l’aria che respira odora della polvere da sparo dei fondamentalisti di Al-Shabaab, la sua famiglia è povera ma felice, il suo talento è la corsa.

Samia si allena di nascosto con scarpe bucate, avvolta dai veli del burqa imposto dagli integralisti, sogna un giorno di vincere le Olimpiadi e incontrare il suo idolo, Mo Farah, atleta somalo rifugiato in Inghilterra.

Quella bambina dalle gambe sottili ma potenti, “la piccola guerriera” come la chiamava suo padre, inizia a vincere, il comitato olimpico si accorge di lei e la fa volare a Pechino per le competizioni del 2008, così Samia diventa un simbolo di speranza e libertà per le donne somale.

Ma non basta partecipare alle Olimpiadi per vincere la cruda realtà del suo Paese. Dopo l’assassinio di suo padre, Samia decide di scappare da quella vita disperata e affronta il Viaggio. Attraversa l’Africa in condizioni disumane, preda dei trafficanti di uomini, derubata, stipata, sola, affamata, assettata, annientata, ma conserva la speranza di arrivare in Europa. E poi arriva il momento di salire su una barca, destinazione Italia, attraverso il mare. Quel mare che le era stato inaccessibile per tutta l’infanzia chissà cosa le riserverà..

Perché vi consigliamo di leggere questo libro?

Questo libro non è un romanzo. È la vera storia di una donna coraggiosa, nata in un luogo dove i sogni non sono concessi. Cosa insegna questa farfalla a chi è nato in luoghi più sicuri e umani? Forse proprio a non avere paura, a prendere in mano la propria vita, a combattere per i propri sogni, perché se lei ha trovato la forza per farlo tutti noi ne abbiamo il dovere. Ci ricorda la gratitudine per la pace, per il futuro costruibile e non negato. E ci invita a restare umani, a guardare gli occhi di quei giovani che giungono sfiniti sulle nostre coste assolate, a praticare l’empatia come strumento di condivisione e di conoscenza dell’altro. Ci spinge a correre, verso la vita, perché in definitiva siamo tutti farfalle in questo mondo.

I numeri dell’immigrazione in Italia

Sono oltre 55.000 le persone sbarcate in Italia dall’inizio di quest’anno, quasi il 50% proviene da paesi dell’Africa sub sahariana.

I cittadini stranieri che entrano in modo irregolare in Italia possono fare richiesta di protezione internazionale e durante l’accertamento dei requisiti vengono ospitati in strutture di primo soccorso e accoglienza, i cosiddetti hotspot e poi nei centri di accoglienza. Se i requisiti non vengono riconosciuti, sono trattenuti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio e vengono poi espulsi dal Paese.

Le persone che arrivano in Italia, sono spesso sole e disorientate e il ruolo del Terzo Settore è fondamentale per la loro integrazione. Esistono alcune realtà che offrono accoglienza e opportunità, attraverso corsi di formazione che promuovono l’inclusione sociale e lavorativa. Negli anni ne abbiamo conosciute alcune, come la cooperativa Nuove Accoglienze di Forlì che gestisce tre strutture in cui i migranti trovano alloggio, percorsi di avvicinamento culturale e opportunità professionali; Sophia che a Roma offre ai giovani migranti un accompagnamento completo nel loro percorso di integrazione, dalla presa in carico della posizione legale, all’inserimento abitativo, l’insegnamento della lingua, la formazione professionale e la ricerca di un lavoro; ma anche Gustamundo, che promuove l’integrazione di rifugiati e migranti attraverso la gastronomia e Colori Vivi di Torino, un laboratorio sartoriale che dà lavoro a donne migranti, mescolando nella creatività universi culturali diversi.

Ti piace questa rubrica? Qui trovi un altro consiglio di lettura!

Fonte dati: Ministero dell'Interno


Pcto alternanza scuola lavoro

“La parola ai giovani”: al via i PCTO di Fondazione

I PCTO, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ex Alternanza Scuola Lavoro, nascono come percorso formativo per gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, per approfondire le proprie attitudini e aspirazioni, fare un’esperienza arricchente e coinvolgente in un contesto lavorativo e orientare i ragazzi nelle loro scelte future.

Quest’anno Fondazione Cattolica offre l’opportunità ai giovani di entrare nella propria casa, per conoscere i ragazzi di oggi e costruire insieme a loro il futuro che sognano. Uscendo dalla retorica di chi “parla dei giovani”, Fondazione Cattolica ha scelto di proporre un percorso immersivo per “fare con i giovani”!

Il progetto formativo "La parola ai giovani"

Il tema del percorso PCTO ideato per le scuole è “La parola ai giovani – ascoltare per cambiare!”. Attraverso lo svolgimento del programma formativo, Fondazione Cattolica mira a conoscere la situazione giovanile della città:

  • Chi sono i giovani che vivono a Verona e provincia oggi?
  • Quali desideri hanno per il loro futuro?
  • Quali criticità stanno affrontando?

Per rispondere a queste e altre domande, i ragazzi si cimenteranno nella creazione di una ricerca qualitativa e nella divulgazione delle informazioni raccolte.

In particolare gli studenti:

  • Elaboreranno un set di domande da sottoporre a coetanei, adulti di riferimento, imprese ed enti territoriali per delineare un profilo dei giovani della città;
  • Effettueranno le interviste sul campo accompagnati dai tutor, in parte corredandole di riprese video;
  • Scriveranno una relazione, sulla base dei dati raccolti, che verrà presentata alla seconda edizione di Escogito.

Organizzeranno l’iniziativa Escogito pensando agli ospiti, alla comunicazione, alla realizzazione dell’incontro. L’evento, rivolto ai giovani per pensare a nuovi modelli d’azione con cui costruire il futuro, si svolgerà nel prossimo autunno.

Risultati attesi dal PCTO

Fondazione Cattolica desidera accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita delle loro competenze personali e curriculari.

Cosa impareranno i ragazzi da questa esperienza?

  • Competenze tecniche (programmazione, scrittura ed editing, digital marketing);
  • Soft skills (teamworking, proattività, pianificazione, ascolto attivo, comunicazione efficace, creatività, time management);
  • A elaborare e proporre idee e soluzioni inedite.

Tempistiche PCTO

Il percorso coinvolgerà fino a 6 studenti delle scuole veronesi e durerà circa quattro settimane. I PCTO inizieranno al termine delle lezioni scolastiche e si concluderanno nel mese di luglio.

Ti piacerebbe avere l’opportunità di partecipare al percorso o a progetti simili? Comunicacelo!

Fondazione Cattolica sta ideando percorsi per accogliere nuovi ragazzi e affrontare insieme nuove sfide!


Finalisti Bando Una mano a chi sostiene

I vincitori del Bando Una mano a chi sostiene

Al Bando "Una mano a chi sostiene" hanno partecipato 578 progetti da 17 regioni italiane. Chi sono i vincitori finali?

Si conclude il Bando "Una mano a chi sostiene" promosso da Fondazione Cattolica e Cattolica Assicurazioni per accompagnare enti non profit nello sviluppo di progetti ad impatto sociale, economico e culturale. Dopo la selezione dei 100 progetti ritenuti più meritevoli da parte della commisione interna, le idee sono state votate da 152.369 persone e grazie all'attivazione delle comunità si è definita la graduatoria dei progetti aggiudicatari del bando.

  1. Ecostalla - I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale ONLUS Piemonte
Lavoratore di Ecostalla

Un progetto di agricoltura sociale e di allevamento ecosostenibile per favorire l’inserimento lavorativo di persone emarginate, fragili e con disabilità, attraverso l’attivazione di un prototipo di “ecostalla” non meccanizzata che fornirà latte per il caseificio e percorsi di agriesperienza aperti a tutta la comunità.

2. Inclusi-one - Sportivamente scs onlus -

Inclusione in acqua. Un percorso di attività ludico-motorie in acqua per le classi delle scuole primarie del biellese in cui è presente almeno un bambino disabile, per abbattere stereotipi e discriminazione nei confronti della “diversità”, contribuendo al contempo al benessere psicofisico dei bambini. Le lezioni saranno tenute da tecnici qualificati, volontari e atleti disabili.

3. RistorAzioni - Cooperativa Sociale Azienda Agricola Casa Ilaria – Impresa sociale Toscana

Al lavoro nel progetto RistorAzioni

Nel cuore della regione Toscana, nel complesso Casa Ilaria, tra 12 ettari di terreno coltivati con agricoltura biologica, sarà avviato un ristorante nel quale potranno formarsi giovani con disabilità intellettiva e disturbi evolutivi nelle attività di orticoltura sociale, cucina, catering e ristorazione, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo interno, diventare sede di formazione permanente per collocare nel mercato del lavoro ragazzi in situazione di svantaggio.

4. La bottega della Loggetta - G.R.D. Faenza ODV Genitori Ragazzi con Disabilità – Organizzazione di Volontariato Emilia Romagna

Un negozio laboratorio dove i ragazzi con disabilità ricevono gli strumenti necessari per inserirsi nel mondo del lavoro, imparando a relazionarsi con il pubblico, a gestire il magazzino, tenere la contabilità, organizzare campagne promozionali ed esercitare così un mestiere in linea con le richieste della società.

5. Locanda 3 chiavi - Fondazione Marino per l’autismo onlus Calabria

Un percorso di inserimento lavorativo permanente, rivolto ad adulti con autismo grave assistiti dalla Fondazione, che mira a creare una mensa solidale, per garantire un pasto agli indigenti e favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità che, attraverso il lavoro, possono dare un loro contributo alla comunità.

6. Convivendo - Fondazione Diversity Life Veneto

Esperienza di co-housing per giovani adulti con disturbi dello spettro autistico come possibilità per sperimentare, attraverso percorsi individualizzati e con l’accompagnamento degli operatori, una graduale emancipazione dalla famiglia.

7. Crisalide - L’Aquilone Società Cooperativa Sociale Lombardia

Progetto che affronta la problematica dei ragazzi Hikikomori, che si sono ritirati dalla società e all’uscita da questo isolamento hanno limitate possibilità di rientrare nei tradizionali binari sociali di sviluppo e crescita: Crisalide propone percorsi per la ripresa scolastica e cicli di formazione professionalizzante per l’inserimento lavorativo

8. Un territorio che nutre - Fondazione di Partecipazione Casa della Comunità ETS Lombardia

Progetto che mira al recupero di prodotti alimentari dallo spreco e li ridistribuisce ai quasi 3000 poveri del lodigiano, ma anche a case di accoglienza, empori e mense. Il Centro di Raccolta e l’Emporio Solidale divengono occasioni non solo per contrastare lo spreco alimentare, ma anche luoghi dove fare esperienza di comunità e di inclusione delle fragilità e diversità.

9. A casa di Edo 2 - Associazione Edoardo Marcangeli Onlus Lazio

L’Associazione, nata dall’esperienza personale di una famiglia, desidera mettere a disposizione gratuitamente un nuovo alloggio per coloro che hanno un figlio in cura all’Ospedale Bambin Gesù di Roma e offrire anche un servizio di assistenza ludica per i minori degenti.

10. Da spreco a risorsa - Mt 25 Lombardia

L’efficienza anche nel dono! Mt 25 ha creato un modello organizzativo efficace e senza sprechi, che consente di offrire settimanalmente sostegno alimentare a persone in difficoltà e a famiglie ucraine rifugiate, coinvolgendo i beneficiari stessi nel processo di ridistribuzione e contando su oltre 20 aziende della grande distribuzione per il recupero degli scarti anche dei prodotti “freschi”, solitamente destinati allo smaltimento

11. Verona Minor Hierusalem - Fondazione Verona Minor Hierusalem Veneto

Progetto che mira all’inclusione culturale e sociale degli abitanti del quartiere multietnico di Veronetta a Verona, attraverso un percorso di formazione storico-artistica rivolto a bambini e adulti residenti in quella zona, come occasione di cittadinanza attiva e di promozione dell’inclusione multiculturale

12. La minestra del Papa - Circolo di San Pietro Lazio

Un progetto che esiste da oltre 150 anni, espressione concreta della carità del Papa che si prende cura delle povertà di Roma, fornendo oltre 40.000 pasti caldi all’anno alle persone in difficoltà in tre Cucine Economiche dislocate nella città e gestite da soci e volontari.

Attività a Ludolab

13. Ludolab - Associazione L’abilità Onlus Lombardia

Creazione di una ludoteca inclusiva che valorizzi le caratteristiche e le necessità dei bambini con disabilità, per stimolare attraverso il gioco capacità e inclusione. L’intervento educativo è svolto da operatori specializzati, terapisti ed educatori che seguono il bambino, per una co-progettazione di qualità che coinvolge la famiglia. 

14. Il vinile - Società Cooperativa Sociale Amici di Gigi Emilia Romagna

Un’incisione che in-segna. Un percorso di formazione rivolto a persone con disabilità per la riproduzione di dischi in vinile al fine di trasmettere competenze, preparare al mondo del lavoro e dare un’occasione di socialità ai partecipanti.

15. Db Giovani - Associazione dei Salesiani Cooperatori Lazio

Il progetto intende costruire strategie comunicative ed educative per interagire con la rete dei propri giovani, tramite l’implementazione di un sito web e social network, luoghi dove i giovani potranno confrontarsi e trovare materiali per crescere e formarsi, venendo loro stessi coinvolti nella progettazione tramite tirocini formativi.

16. Buoni, buoni - Volando - Oltre Società Cooperativa Sociale a.r.l. Calabria

Dipendenti del progetto BuoniBUoni

Per rispondere al bisogno di formazione professionale e inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in un territorio spesso povero di opportunità, la cooperativa intende potenziare il progetto “BuoniBuoni – cucina sociale contadina” con cui gestisce un servizio di ristorazione all’interno dell’ AgriMercato coperto di Campagna Amica di Cosenza e attivare anche un servizio di delivery dei pasti. 

17. Stazione Panzana - Associazione RealMente Aps Umbria

Stazione Panzana è un progetto radiofonico, inserito nel circuito delle radio della Salute Mentale, con una redazione composta da persone con disabilità psichica, esperti di comunicazione ed educatori sociali. L’obiettivo è trasformare questo progetto di inclusione sociale in un’attività vera e propria parzialmente retribuita tramite la collaborazione con importanti aziende profit.

18. Abbiategrasso prima città italiana amica delle persone con demenza - Fondazione Golgi Cenci Lombardia

Interventi di formazione e sensibilizzazione della comunità per favorire l’inclusione e la partecipazione delle persone con demenza e dei loro familiari nella vita sociale, coinvolgendo studenti, privati e istituzioni di Abbiategrasso che realizzeranno particolari iniziative per relazionarsi con loro, quali visite guidate alla città, laboratorio di reminiscenza in Biblioteca e gruppi di ginnastica adattata.

Spettacolo del Teatro dei Borgia

19. La città dei miti - Teatro dei Borgia Abruzzo

Spettacoli teatrali realizzati nei luoghi dell’emarginazione e del bisogno sociale per coinvolgere e riattivare le comunità e indagare il legame tra la trascendenza del mito e la contingenza umana, reale, della città in cui il progetto interviene.

20. Bici degli abbracci - Fondazione Oltre il labirinto Onlus Veneto

Acquisto di 7 Hugbike (tandem degli abbracci) che saranno consegnate a 7 enti italiani che si occupano di persone con autismo e disabilità, per consentire loro di andare in bicicletta in sicurezza con la gratificante sensazione di controllare il mezzo e coinvolgendo parte dei destinatari nell’assemblaggio dei mezzi.

21. Lavoro protetto Le Vele - Fondazione Le Vele Onlus Lombardia

Progetto che mira alla formazione e acquisizione dei pre-requisiti lavorativi di soggetti con disabilità, attraverso le scuole bottega sperimentali della Fondazione nei settori della panificazione, pasticceria, agro-alimentare, pulizie, manutenzioni e ristorazione al fine di un inserimento lavorativo nella Fondazione stessa, come luogo di lavoro protetto ed interno.

22. Un pc, un tablet e un robot per amico - AGBD onlus – Associazione sindrome di Down Veneto

Il progetto si propone di far sì che i ragazzi affetti da sindrome di Down dell’Associazione raggiungano l’autonomia in diversi ambiti comunicativi, attraverso l’utilizzo di strumenti e software informatici multimediali per l’elaborazione di testi, piccole attività di audio e video editing, coding e assemblaggio manuale di robot.

23. Un nuovo inizio - CBM Italia Onlus Lombardia

Percorsi di crescita e sviluppo personalizzati rivolti a bambini e ragazzi con sindrome Charge, una malattia rara che provoca sordocecità, per sopperire all’attuale mancanza di opportunità e approcci metodologici dedicati all’inclusione di questi soggetti. Un progetto che coinvolge 13 regioni italiane, realizzato da un’equipe specializzata multidisciplinare e che produrrà un modello innovativo e sostenibile di inclusione sociale per potenziare i servizi territoriali locali.

24. Pellegrini in arte - Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei frati minori conventuali Veneto

Visite guidate animate da personale disabile e normodotato, formato attraverso appositi laboratori tenuti da professionisti, per offrire un’esperienza immersiva del patrimonio storico-artistico e rispondere alle diverse sensibilità e necessità dei visitatori. 

25. Ant - Fondazione Ant Italia onlus Veneto

Tour per la prevenzione oncologica a bordo degli Ambulatori Mobili della Fondazione, che toccherà 45 zone d’Italia dando l’opportunità a migliaia di cittadini di beneficiare di visite di prevenzione oncologica gratuite anche al di fuori dei centri urbani, in un’ottica di welfare di prossimità.

26. Cambio rotta - Fondazione Cave Canem onlus Lazio

Un progetto di giustizia riparativa, rivolto a giovani autori di reato, che scontano il periodo di messa alla prova svolgendo attività socialmente utili nei canili e frequentando un corso di formazione a carattere teorico-pratico per operatore cinofilo, al fine di avvicinarli al mondo del lavoro e scongiurare il rischio che tornino a delinquere.


Iscrizioni aperte contributo Bando Grest 2023

Iscrizioni aperte per il contributo Bando Grest 2023

Fondazione Cattolica propone il Bando GREST 2023 rivolto alle Parrocchie e ai circoli Noi della Diocesi e/o della Provincia di Verona che intendono realizzare questa esperienza estiva dall’alto valore educativo per bambini e ragazzi.

Vacanze, giochi e divertimento. Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie. Fondazione Cattolica investe nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST. Con la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale.

Il Bando GREST 2023

Fondazione Cattolica stanzia 100.000€ per il Bando GREST 2023 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona.Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.

Come fare richiesta per il contributo al Bando GREST

Per aderire al bando è indispensabile chiamare il numero 338/9335687 per ricevere i codici identificativi con i quali compilare la modulistica sul portale online. È possibile chiamare nelle fasce orarie tra ore le 10-12 e le 14-16 dal lunedì al giovedì e il venerdì dalle 10 alle12. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 09 Giugno 2023.

Erogazioni e termini del Bando GREST

Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2023. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.

Informazioni aggiuntive sull'iscrizione al Bando Grest 2023

Invitiamo a leggere il regolamento. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a simone.pizzighella@cattolicaassicurazioni.it


rubrica sguardi inclusivi libro consigliato

Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo libro che ti consigliamo è…

La rubrica Sguardi inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà. Il primo libro che ti consigliamo è “Il palazzo delle donne” di Laetitia Colombani

Tutto ciò che non è donato, è perso.

Può un incontro cambiare il destino? È un libro al femminile il primo che proponiamo nella rubrica Sguardi Inclusivi. Due protagoniste, due secoli differenti e un luogo in comune: il Palazzo delle donne, la casa che accoglie le donne abbandonate dalla società per farle nascere nuovamente!

La trama del libro consigliato nella rubrica Sguardi Inclusivi

Blanche vive a cavallo tra ‘800 e ‘900, è un’intrepida volontaria impegnata nell’ Esercito della Salvezza, un’organizzazione improntata ad abbattere le disuguaglianze, contrastare la miseria e aiutare chi resta ai margini. In una delle tante notti trascorse a fornire un pasto caldo agli indigenti, la vita di Blanche cambia: incontra una giovane madre sola, con una bambina appena nata, costretta a vivere per strada. Come può una città permettere che accada questo? Blanche comprende che è necessario creare dei luoghi in cui le donne in difficoltà possano trovare rifugio. È tenace e determinata. Avvia una raccolta fondi, acquista un antico palazzo di Parigi, lo ristruttura e così nasce il Palais de la Femme, un rifugio per le donne maltrattate dalla vita ed emarginate dalla società, dove medicare le ferite e  trovare la forza per  rialzarsi.

Passano gli anni, la società evolve eppure…

Solène è un’avvocatessa di successo dei giorni nostri, ma dopo una sentenza infausta e un esito drammatico del suo assistito, crolla. Si rende conto che la carriera le ha spento la vita e non sa più qual è il suo posto. I medici le consigliano di avvicinarsi al mondo del volontariato e così Solène fa il suo ingresso nel Palazzo delle donne, dove incontra vite distrutte e piene di dolore. Le sembra un paradosso eppure sono proprio le donne dalle vite spezzate ad aiutarla. Le offrono una lente nuova con cui guardare il mondo e abbattono i muri con cui Solène teneva lontano ciò che era diverso da lei. Solène riscopre se stessa prendendo in mano la vita di un’altra!

Perché vi consigliamo questo libro?

Perchè risveglia l’anima, è una chiamata a fare la propria parte. Fa riflettere sulla facilità con cui la società isola la povertà, la miseria, la fragilità, fingendo che non esista. Ma pone l’attenzione sul cambiamento positivo che si crea nelle persone quando si sceglie di guardare e di farsi coinvolgere. Un invito quindi a creare soluzioni inedite o a dedicarsi, come si può, agli altri.

È un libro che parla di sorellanza, condivisione e collaborazione per sopperire alle disuguaglianze e alle ingiustizie sociali. Il cammino per le donne è ancora molto lungo. Nel mondo 1 donna su 3 dichiara di aver subito una forma di violenza fisica, sessuale, psicologica o culturale solo per il fatto di essere donna. Circa 4 milioni di donne e di bambine sono vendute per il matrimonio, la prostituzione oppure la schiavitù. Il 21% delle donne italiane ha subito violenza sessuale,  120 donne sono morte solo l’anno scorso in Italia per femminicidi. La donne lavoratrici in Europa vengono retribuite il 13% in meno dei colleghi uomini, il 70% del carico familiare è sulle spalle femminili e il 12% delle donne sole con figli a carico vive in situazioni di povertà assoluta.

Una strada impossibile? No!

Come dice la frase di Michel Audiard citata nel libro, “Siano benvenute le crepe, perché lasciano passare la luce”. Ci sono virtuosi esempi anche in Italia di organizzazioni che prendono a cuore il benessere della donna e della sua famiglia. Come Famiglia Materna di Rovereto che offre un servizio di accoglienza e accompagnamento professionale. O Cooperativa Madre Teresa di Reggio Emilia che lavora perché le madri possano trovare una loro indipendenza. O Aps Sca’rt che aiuta le donne a riprendere in mano la loro vita anche dopo sentenze giudiziarie.

Ti è piaciuto questo consiglio? Segui la nostra rubrica. Il primo film che abbiamo consiglio è stato Marilyn ha gli occhi neri.


Dati Istat

Dati Eurostat

Dati Amnesty International


Approvato il Bilancio Sociale di Fondazione Cattolica

Approvato il Bilancio Sociale 2022 di Fondazione Cattolica

Un anno ricco di speranza, è quello che traspare dal bilancio del 2022. Un anno che nonostante lo scoppio della guerra e la crisi energetica, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le comunità diventino motore di crescita e di sostegno per rispondere alle emergenze e dare avvio a progetti coinvolgenti! In questo panorama, Fondazione Cattolica ha scelto di rispondere ai bisogni emergenti investendo in progettualità capaci di generare miglioramenti nella vita di Persone e territori.

 

L’impegno di Fondazione Cattolica

Il contributo di Fondazione Cattolica è un segnale di vicinanza alle molteplici realtà che dimostrano chiarezza d’intenti ed una progettualità capace di autonomia – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Un metodo d’intervento che sostiene e rafforza il welfare generativo affinchè si sviluppi nei territori una rete in cui tutti, beneficiari dei servizi e soggetti erogatori, mettono a disposizione il proprio valore per creare benessere per sé e per gli altri”.

Nel 2022 Fondazione Cattolica ha sostenuto 208 progetti volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.278.575 a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 176 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 8.261 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 450 mila ore che hanno permesso ad oltre 367 mila persone di goderne i benefici.

“Fondazione Cattolica promuove un fare etico basato sulla prossimità, la fiducia, la speranza – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba. – Guardare la realtà nella sua interezza, costruire legami con chi si mette in gioco per trasformare difficoltà e tensioni in occasioni di rinascita, investendo in azioni responsabili e lungimiranti. E’ questo il modello che la Fondazione sta sperimentando e che ci sembra trovi vigore nella bellezza delle nuove progettualità realizzate a beneficio del territorio”.

 

Oltre l’attività erogativa della Fondazione

All’attività erogativa si sono quindi affiancate nuove attività, tra queste: i percorsi formativi, che hanno coinvolto 170 partecipanti; la prima edizione di “Escogito”, l’evento dedicato ai ragazzi con la premiazione “Giovani di valore” e  l’accompagnamento della rete informale #GenerAttivi, attraverso incontri in presenza ed online durante tutto l’arco l’anno. Anche la comunicazione si è arricchita: per raccontare il Bene sono stati realizzati nuovi strumenti come il podcast “Intraprendenti, storie di chi nel Terzo Settore genera futuro” ed ampliate le rubriche on line che mettono in evidenza i protagonisti dei progetti finanziati, persone che fanno davvero la differenza ed alle quali va tutta la nostra gratitudine

“Per immaginare il futuro non dobbiamo scordare il nostro passato. Le persone che abbiamo incontrato ci insegnano che il nostro agire quotidiano può essere strumento concreto di pace e di crescita: portiamo con noi questa consapevolezza e continuiamo a costruire insieme un domani migliore per tutti” conclude il Presidente che augura di agire senza lasciare indietro nessuno.

Scopri anche il Bilancio d’Esercizio!

 


Fondazione Cattolica e la campagna 5x1000

Fondazione Cattolica e la campagna 5×1000

Tutte le buone ragioni per cui puoi sostenere con il tuo 5x1000 le attività di Fondazione Cattolica Ente Filantropico iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

Dal 2006 sosteniamo gli enti non profit che generano valore prendendosi cura di chi è più fragile. Investire nel sociale, per Fondazione Cattolica, significa essere a fianco di chi semina un nuovo modo di pensare e agire, capace di generare valore condiviso e senza tempo.

Per questo abbiamo scelto di accompagnare gli enti non profit senza creare rapporti di dipendenza bensì trasformando gli investimenti in investimenti sociali.

Crediamo in chi si adopera per rispondere ai bisogni sociali generando valore condiviso. Nelle persone che attivano reti di solidarietà dove ciascuno diventa risorsa per l’altro. Nei giovani, nella loro creatività e nella loro capacità di rispondere in modo innovativo alle nuove sfide sociali.

Grazie anche al nostro intervento negli ultimi 6 anni abbiamo permesso a oltre 1.800 persone ritenute “svantaggiate” di trovare collocazione nel mondo del lavoro. Di essere qualcuno. Di essere riconosciute. Ed i progetti che abbiamo accompagnato hanno permesso a 2.688.783 persone di beneficiare dell’attività.

Anche tu puoi essere parte di questo sviluppo! Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno dai valore al tuo 5×1000 con noi!

5x1000

Perché farlo?

  1. Perché abbiamo a cuore lo sviluppo e il benessere di persone e territori
  2. Perché desideriamo avviare processi inclusivi, a misura d’uomo e della sua dignità
  3. Perché il Bene è fatto anche da piccole realtà presenti su tutta Italia che hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro!

Grazie per il tuo sostegno!

Vuoi saperne di più su tutte le nostre attività? Guarda il nostro Bilancio!


Madri tra desiderio e realtà

Madri tra desiderio e realtà

Diventare madre oggi è una scelta personale e sociale. Come le trasformazioni sociali stanno cambiando il concetto di maternità e quale ruolo giocano le donne oggi nel definire nuovi modelli di sviluppo? Ne abbiamo parlato con Riccarda Zezza e Anna Fiscale.

Il report “Italia Generativa” definisce l’Italia un Paese surplace: come un ciclista fermo sul posto, impegnato a mantenere un equilibrio ma incapace di darsi uno slancio nei confronti del futuro. Il tasso di natalità incide in un quadro politico che riflette una generale staticità. D’altronde le trasformazioni della struttura demografica rispecchiano anche i mutamenti culturali della società odierna: nonostante le giovani donne siano oggi più istruite, il tasso di inclusione lavorativa, il livello degli stipendi e le possibilità di carriera restano inferiori, mentre il 71% del carico familiare è ancora responsabilità delle donne. Diventare madre è oggi sia una scelta personale che sociale!

Nella festa che celebra la figura della madre, ci chiediamo cosa sta cambiando, cosa possiamo imparare dalla maternità e come questa possa diventare motore di crescita per uno sviluppo personale, culturale, economico e sociale. Ne abbiamo parlato insieme a Riccarda Zezza, CEO e Founder di Lifeed – l’azienda che dal 2015 sta cambiando il mondo del lavoro trasformando le esperienze di vita in competenze funzionali alla crescita di persone e imprese; e ad Anna Fiscale, ideatrice e Presidente dell’Impresa Sociale di moda etica Quid

- Riccarda, cosa significa oggi diventare madre?

Riccarda Zezza, Ceo e Founder Lifeed

Credo che oggi questa domanda sia più importante della risposta perché ad essere sinceri non ce la facciamo mai. Oggi ci chiediamo: Perché non nascono più figli? Quale è il tasso di occupazione femminile? Ci soffermiamo a parlare di maternità surrogata senza nemmeno definire cos’è la maternità! Ci facciamo quindi domande su quei temi che provocano problematiche politiche mentre le madri, per loro natura, sono portate a fornire soluzioni immediate. Ecco perché non interessa chiederselo! Invece penso che iniziare a farci questa domanda ci porterà a nuove opportunità perché ci obbliga a riconoscere la complessità dei fenomeni umani. L’effetto? Usciremo da risposte parziali e stereotipate!

- Credi che ci sia una narrazione che ha cullato la nostra idea di maternità?

Nel genere umano sono insiti due istinti: quello della caccia (che oggi si è tradotto nel gioco a somma zero dove o si vince o si perde) e quello della cura. La maternità è un modello primordiale e istintivo. Il cervello produce ormoni che premiano il comportamento di cura. Di fatto la maternità è diventata un modello di potere, solo che nella storia è stato limitato all’ambito familiare.

Ma cosa accade quando questo modello viene portato nel mondo sociale? Possiamo prenderci cura del mondo con il lavoro! Possiamo trasferire quegli elementi istintivi che caratterizzano la maternità per favorire lo sviluppo dell’Altro. Per farlo dobbiamo agire sulla Cultura, fare spazio a nuove narrazioni ed essere disponibili a ripartire da pagine bianche, da nuovi tavoli collaborativi.

- Quale valore emerge dalla maternità?

La maternità sviluppa nella donna una leadership femminile molto forte. Le ricerche ci dicono che quando si pensa ad un Leader si immagina una persona che guidi con l’esempio, che sappia far crescere, che ascolti e comprenda. Una persona con visione capace di creare progetti che gli sopravvivono. Non sono forse qualità che le madri esercitano quotidianamente nella dimensione privata?

In Lifeed abbiamo lavorato con oltre 40 mila persone e abbiamo rilevato che in media le persone hanno almeno 5 ruoli sociali. Solo il 30% delle energie sono spese nel contesto lavorativo, il 70% delle proprie risorse, di carattere creativo e relazionale, vengono espresse dove ci si sente coinvolti a livello espressivo, liberi di esprimere il proprio talento.

Il tema è importante per le organizzazioni perché è evidente che la persona, nel lavoro, non è considerata nella sua interezza e non utilizza a pieno tutte le proprie capacità: se questo è un limite per tutti, per le donne lo è ancor di più.

- Le trasformazioni sociali degli ultimi decenni verso quale idea di maternità ci stanno portando?

Quando parlo con le ragazze mi rendo conto che hanno paura della maternità. Vedono qualcosa di oscuro, solitario, problematico, che mette a rischio la loro indipendenza sociale ed economica perché oggi la maternità viene raccontata con due assunti: o è ultra cool (e quindi sei una mamma super) o è limitante (e sei una mamma affaticata). Non ci sono viene di mezzo.

Invece quando sono diventata madre io mi sono accorta improvvisamente che tutto l’amore che avevo cercato era entrato nella mia vita. La maternità libera la possibilità di amare prima ancora di essere amato e questo non ce lo racconta nessuno. Il tema quindi è vedere la maternità come un pezzo di noi che dialoga con le nostre anime, prende spazio ma non può essere nostro antagonista. Siamo un complesso di desiderio, leggerezza e amore. Dobbiamo scrollarci di dosso quell’idea sacrificale che per anni ha portato le donne a dimenticarsi di loro stesse nella relazione con il figlio. Dobbiamo anche scrollarci di dosso quella patina di perfezionismo che fa credere che tutto sia idilliaco. Dobbiamo dare alle donne nuovi specchi con cui guardarsi perché la questione riguarda la crescita della donna che si abbina, ma non si estingue, alla relazione materna.

Esistono quindi scelte individuali che generano un impatto sociale, leadership femminili che emergono e che ci portano verso nuovi modelli culturali. Ma come gestire tutto questo?

- Anna, sempre più le donne sono spaventate dall’idea che la maternità possa essere un freno al proprio sviluppo. Tu, come hai vissuto le tue scelte?

Anna Fiscale, Presidente Quid Impresa Sociale

Donna, moglie, madre: mi sono sempre vista così, in scala, e sono consapevole che non potrei essere me stessa se dovessi scegliere di essere solo una di queste parti. Non mi sentirei compiuta fino in fondo! Sono una donna appassionata e dedita al mio lavoro, in fin dei conti sono madre anche del mio progetto, ma per me era fondamentale accompagnare al mio sviluppo lavorativo anche uno sviluppo familiare, con le sfide che questo comporta!

La prima maternità l’ho vissuta quando Quid era a metà della sua strada. Io ancora non delegavo, non sapevo ancora farlo. Le riunioni le facevamo nel salotto di casa dopo tre settimane dal parto. In quel periodo non ero ancora abbastanza attrezzata ma mi è servito per capire come ridefinire il mio ruolo professionale, bilanciare la maternità e il lavoro, come dare vita ad un’organizzazione familiare equilibrata e paritaria con mio marito. È stato un percorso di consapevolezza.

- Da un lato donna e dall’altro madre. Esiste un modo per non scindersi in più identità?

Sapersi ascoltare e saper leggere i segnali che il nostro corpo ci dà. Facendolo riusciamo a fidarci della vita perché se si aspetta il momento perfetto per fare le cose, non ci sarà mai! Invece possiamo diventare consapevoli che le cose andranno anche diversamente da come le immaginavamo. Io, ad esempio, non pensavo che essere madre sarebbe stato così bello. Ma è anche faticoso e totalizzante! Ho scoperto che sapermi adattare alle situazioni mi permette di trovare soluzioni che mi aiutano a stare bene e farmi crescere.

- Incontri tutti i giorni donne e madri provenienti anche da culture diverse dalla nostra: quali abitudini ti colpiscono?

Mi colpisce molto il concetto di maternità diffusa che hanno le donne africane in cui è il villaggio che educa i bambini. La comunità diventa quindi educante. È un aspetto che mi fa ragionare sull’importanza di creare anche nei nostri contesti una rete relazionale tra donne, ma non solo, che diventi fonte di supporto e sviluppo per tutti.

- Quali soluzioni si potrebbero adottare per consentire alle donne scelte più includenti?

Spesso la maternità viene percepita dalle aziende come un periodo destabilizzante. Credo che gli incentivi economici possano essere un supporto però non bastano. Seguo il lavoro di Gigi de Palo sul Forum della Natalità e penso che siano necessarie scelte politiche lungimiranti. Ma anche nei luoghi di lavoro si può fare qualcosa! In Quid, ad esempio, abbiamo scelto di lavorare in produzione con orari positivi per le donne, dalle 8 alle 15.30 per permettere loro di avere un tempo oltre al lavoro. Rispetto agli uffici e alle aree commerciali le dinamiche cambiano ma un lavoro che offre flessibilità e che consente di lavorare per obiettivi può favorire il lavoro femminile e diventare un incentivo ambizioso!


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