Come vivono i giovani in Italia?

Come vivono i giovani in Italia?

Il rapporto Italia Generativa 2023, sviluppato dal Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies dell’Università Cattolica, mette a fuoco le fragilità diffuse che sperimentano i giovani sul territorio nazionale ed europeo. Emerge da un lato una profonda connessione tra conoscenze, accesso al mondo del lavoro, indipendenza economica, autonomia abitativa, adultità e costruzione di futuro e dall’altro un profondo ritardo italiano nell’attuare politiche strategiche di equilibrio generazionale. Leggendo questi dati viene da chiedersi: cosa sentono i giovani d’oggi?  Abbiamo rivolto questa domanda a Don Alberto Ravagnani.

La ricerca Italia Generativa 2023

Il rapporto Italia Generativa confronta la situazione italiana con le azioni europee su 5 aree tematiche:

  • L’educazione e la formazione
  • L’ingresso nel mondo del lavoro
  • L’accesso all’autonomia abitativa
  • Il benessere
  • La fiducia e la partecipazione

Cosa emerge dalla ricerca? L’Italia si presenta in ritardo nel favorire la crescita delle nuove generazioni.  Il nostro è un Paese che ha accumulato alcuni fardelli ereditari: quello finanziario, con un debito pubblico che oggi si attesta intorno al 140% del PIL; quello educativo-formativo, con livelli di scolarità tra i più bassi d’Europa; quello ambientale, che si traduce nel diffuso dissesto idro-geologico che infragilisce il territorio italiano, oltre che nella presenza della zona più inquinata d’Europa (la Pianura Padana); infine, quello demografico, con un tasso di fecondità ai minimi storici e l’inizio di un processo di spopolamento. La somma di questi elementi determina l’incremento del divario generazionale dove i giovani si trovano in situazione di svantaggio.

La sintesi dei dati emergenti

Per cambiare è necessario fare i conti con alcuni dati che dimostrano le fragilità portanti del nostro Paese:

  • Una formazione migliorabile. Il 9% degli studenti lascia la scuola prima di conseguire un titolo di istruzione secondario e sono poco meno del 30% i giovani che conseguono un titolo di laurea registrando una diretta connessione a posizioni lavorative meno qualificanti.
  • L’accesso a posizioni lavorative gratificanti. Il lavoro rimane ancora un passaggio critico definito anche dalla distanza delle competenze richieste dalle imprese e da quelle offerte dai ragazzi.
  • Transizione abitativa. I progetti di autonomia sono oggi messi in discussione dall’aumento dei costi degli alloggi e delle utenze che ancora una volta acuisce il divario generazionale e le possibilità di realizzazione personale.
  • Centratura dell’alleanza intergenerazionale nel dialogo politico per portare equilibrio all’interno di scelte che non possono essere rimandate.

L'intervista sulla realtà

Don Alberto, tu che con i ragazzi vivi, progetti e cammini in un percorso di crescita, di cosa senti che hanno bisogno?

Di una visione di uomo vera e completa. Spesso dimentichiamo che oltre alle cose quantificabili esistono desideri e domande profonde nei ragazzi, una ricerca identitaria che va oltre la produttività e la ricerca di un posto di lavoro. Dimentichiamo sempre lo Spirito. I ragazzi di oggi ci dimostrano che la felicità per loro non è il Lavoro. Oggi le persone hanno tutto ma sono profondamente tristi perché abbiamo sbilanciato in modo folle la nostra attenzione solo sull’individuo dimenticandoci l’esistenza della dimensione spirituale dell’uomo e questo ci ha portati a ricercare la felicità da soli, in processi individuali e non comunitari. Non possiamo pensare di costruire il futuro con una visione parziale dell’esistenza.

Alle categorie che sono prese in considerazione dalle analisi, cosa aggiungeresti?

Lo spirito. Il termine spiritualità indica il legame con l’origine e questo porta a dare significato alle cose. Insieme ai ragazzi sperimento che quando si mette ordine nella dimensione umana e spirituale, La Persona, cioè l’entità che si definisce in relazione con gli altri e non solo con il sé, va’ a sostituire l’individuo. Attraverso l’incontro possiamo scegliere come orientarci al Bene anche nelle scelte future perché insieme si costruiscono visioni.

Cosa desiderano i ragazzi che incontri?

I ragazzi che abitano qui con me vivono da fratelli e sorelle in un principio di verità: se Dio è Padre allora noi siamo fratelli. In loro vedo la voglia di fiorire al meglio: sono generosi, si sanno stimare, sono contagiosi, sanno risolvere i conflitti, si sentono amati, sentono di appartenere. I ragazzi cercano relazioni vere e autentiche perché sono attratti dalla bellezza che si sprigiona. Questa è la carta vincente da giocare. Creare una comunità in cui le istituzioni non deleghino ad altri il compito educativo della crescita bensì si assumano la responsabilità di dare!

Conclusioni

generazioni senior, i giovani rischiano di restare sempre più al palo, imprigionati nella rete di un benessere ricevuto e non conquistato, che qualche volta disinnesca il desiderio e più spesso li relega ai margini dell’economia e della società. Uscire però dalla sensazione di essere prigionieri di una “gabbia (semi) dorata” è possibile. Alcuni ragazzi, come quelli accompagnati da Don Alberto nell’associazione LabOratorium, esercitano una forza motivazionale generata da processi di rete. E per tutti gli altri? Ti invitiamo a leggere alcuni degli stimoli fiscali, politici, giuridici, sociologici che suggerisce la conclusione del Rapporto Italia Generativa per migliorare la qualità di vita futura del nostro Paese


Torna il Bando GREST

Torna il Bando GREST

Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie! Anche quest’anno Fondazione Cattolica ha scelto di investire nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST perchè attraverso la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale. Un’esperienza che la Fondazione ha scelto di raccontare anche attraverso un nuovo percorso…rimani connesso per sapere di cosa si tratta. News a breve!

 

Il Bando GREST 2024

Fondazione Cattolica stanzia 100.000€  per il Bando GREST 2024 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona. Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.

 

Modalità di partecipazione

Per partecipare basta seguire le istruzioni dichiarate all’interno del regolamento. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 15 Giugno 2024. Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria della Fondazione.

 

Modalità di erogazione

Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2024. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.

 


Al via il PCTO per sviluppare progettualità ad alto impatto territoriale

Al via il PCTO che rende gli studenti protagonisti

Nell’estate 2023 Fondazione Cattolica ha accolto i primi studenti per l’esperienza PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento ex Alternanza Scuola-Lavoro). Un’esperienza positiva che aveva permesso agli studenti di sviluppare una ricerca qualitativa dal titolo “Chi sono i giovani d’oggi?”. Tra i bisogni riscontrati negli oltre 600 ragazzi intervistati è emersa la voglia di cambiare il mondo per renderlo un luogo accogliente. Per farlo gli adolescenti si auguravano di trovare alleanze generazionali, guide che sappiano identificare il loro valore per accompagnarne la crescita.

 

ll PCTO per sviluppare progettualità ad alto impatto territoriale

Per questo la Fondazione ha ideato il progetto di PCTO “Sperimentare per crescere”. Un’esperienza immersiva di 60 ore che renderà gli studenti protagonisti dello sviluppo delle loro competenze imprenditoriali attraverso l’accompagnamento alla formulazione di progetti volti a migliorare la condizione giovanile in città.

 

“Sperimentare per crescere”

Il programma si sviluppa su 3 settimane. Durante la prima i partecipanti avranno l’opportunità di conoscere organizzazioni del Terzo Settore capaci di fare impresa valorizzando le persone e i territori. Dal 10 al 13 giugno, gli studenti andranno a conoscere:

 

    • Panterei, una cooperativa sociale che affianca le persone con disagio mentale all’interno di percorsi professionali riabilitativi. In questa creativa impresa sociale, il lavoro diventa strumento di riqualificazione dell’essere umano. Gli studenti sperimenteranno sul campo che lo scarto alimentare, come le persone lasciate ai margini, possono avere una seconda vita.
    • Fucina Culturale Machiavelli, un’impresa sociale-culturale nata per offrire alla città veronese un’esperienza artistica, teatrale, musicale vicina ai giovani. Gli studenti si cimenteranno nella costruzione di un Festival artistico e comprenderanno le sfide che comporta la gestione di una rassegna estiva.
    • D-Hub, un’associazione di promozione sociale creata per contrastare l’emarginazione sociale, sviluppare comunità e favorire l’inserimento socio-occupazionale di donne in condizione di vulnerabilità. In questa realtà, gli studenti si cimenteranno in lavori artigianali e scopriranno il valore dell’attivazione comunitaria
    • Acli Verona, un’organizzazione multifunzionale nella quale concentreremo l’attenzione sul programma Rebus, un progetto locale di recupero di beni invenduti e inutilizzati. In questa realtà gli studenti analizzeranno l’impatto dell’eccedenza, scopriranno comportamenti etici e proporranno metodi efficaci di sensibilizzazione.

 

La visita diretta nelle organizzazioni non profit aiuterà gli studenti a maturare nuove consapevolezze, comprendere il territorio e la sua complessità, intuire i diversi ambiti professionali e le figure operanti nell’impresa sociale.

 

Sviluppare competenze imprenditoriali

I ragazzi lavoreranno sullo sviluppo delle competenze imprenditoriali: l’intraprendenza, l’assunzione di rischio, la motivazione, la disciplina, l’organizzazione mentre saranno formuleranno idee volte a migliorare la condizione giovanile in città. Gli studenti, suddivisi in team, lavoreranno sul business model canvas e struttureranno progetti portatori di valore per gli stakeholder. I team incontreranno 10 professionisti che li aiuteranno a focalizzare: la scelta dell’idea, i destinatari di riferimento, il modello di business, la strategia di comunicazione, le modalità di relazione e di raccolta fondi.

Al termine dell’esperienza gli studenti presenteranno le idee nate dal loro lavoro a una commissione che valuterà la fattibilità e l’impatto dei progetti sviluppati.

Sei interessato a sapere di più di questa esperienza? Vorresti partecipare? Fai parte di una scuola del territorio veronese e vorresti creare un progetto insieme a noi? Scrivici!

 


puzzle

WE ARE PUZZLE: scopri le life skills per comporre il tuo futuro

Il 25 e 26 maggio, a Bologna, nel Complesso di Santa Cristina del Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater, Fondazione In Oratione Instantes propone due giorni di bootcamp alla scoperta delle life skills. Un viaggio formativo ed esperienziale guidato da un team di esperti e rivolto ai ragazzi delle superiori e delle università.

Fondazione In Oratione Instantes

We are puzzle è un’iniziativa di Fondazione In Oratione Instantes, una realtà giovane che ha per obiettivo i giovani. “Noi amiamo lavorare sulle fragilità e sui talenti” racconta Paola Carotenuto, presidente della Fondazione “Non lavoriamo in sede. Andiamo dove i ragazzi sono. Nelle scuole, nei centri aggregativi, negli oratori. E lì incontriamo questi poveri invisibili, come li chiamo io. Ragazzi che manifestano una povertà di senso inascoltata e bisognosa di risposte da parte del mondo degli adulti”.

Per dare ai ragazzi strumenti di consapevolezza e di orientamento nella vita, la Fondazione ha messo in campo varie progettualità, l’ultima delle quali in ordine di tempo è” We Are Puzzle”.

We Are Puzzle

 

We Are Puzzle nasce dall’evidenza delle difficoltà relazionali dei giovani di oggi e dalla volontà di lavorare con loro sulle competenze trasversali, le cosiddette life skills.

Un’iniziativa che, già nel titolo, “vuole spostare il focus dall’io al noi” spiega Paola, “e proporre un cambio culturale. La nostra è una società che esclude e si concentra soltanto sull’io. Ma le meraviglie avvengono quando c’è un noi. Siamo tutti diversi, ma tutti preziosi e questo vale anche per la disabilità”.

“La metafora del puzzle” aggiunge Mattia, coordinatore dei progetti della Fondazione “spiega che siamo tutti parte di un disegno più grande. Ma anche che dentro di noi ci sono tanti tasselli che ci compongono. Il talento, punti di forza e punti di debolezza. Dobbiamo imparare ad ascoltarci, per riconoscerli e valorizzarli”.

Oltre a giovani e alle famiglie, l’iniziativa si rivolge anche ai docenti. Insegnanti che hanno un ruolo educativo e formativo fondamentale e talvolta faticano ad entrare in contatto con i loro ragazzi.

Sulla base delle esperienze maturate dalla prof.ssa Giusy Toto dell’Università di Foggia e insieme alla prof.ssa Elisa Farinacci ricercatrice del Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, componenti del Comitato Scientifico e Organizzativo del progetto , We Are Puzzle è stato ideato come un bootcamp. Un addestramento delle capacità cognitive, sociali ed emotive che servono per trovare il proprio posto nel mondo e affrontare la complessità della vita.

Il format prevede nella prima giornata tre sessioni parallele di 3 laboratori dinamici, 2 per gli studenti e 1 dedicato ai docenti. Ogni gruppo sarà composto da 15-20 ragazzi, per favorire un’esperienza più coinvolgente possibile.

I laboratori saranno incentrati ciascuno su una delle 3 life skills chiave dell’iniziativa:

 

 

    • Empatia
    • Autocoscienza
    • Gestione delle emozioni

La proposta comprenderà anche sezioni in plenaria, aperte anche alla cittadinanza, gestite dai relatori sul tema delle relazioni. E tavoli di lavoro e discussione per coloro che non avranno potuto partecipare ai laboratori.

Il secondo giorno proseguiranno le proposte formative e ci sarà la possibilità di partecipare ad una challenge. I ragazzi dovranno realizzare un piccolo trailer video con l’obiettivo di raccontare l’importanza delle life skills ai giovani. I vincitori potranno registrare un vero e proprio cortometraggio che, sulla scorta del progetto Giovani Ciak di Fondazione In Oratione Instantes, parteciperà a vari Festival di corti cinematografici.

“Per offrire contenuti di alto livello, abbiamo invitato relatori da ogni parte d’Italia” prosegue Mattia. “Ciascuno rappresenta un’eccellenza nel proprio campo”. Tra questi anche il Segretario di Fondazione Cattolica e, per la plenaria conclusiva, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente CEI e arcivescovo di Bologna, che condividerà il suo pensiero sull’importanza delle relazioni nella vita quotidiana.

 

 

Giovani di oggi: il pezzetto mancante

Fondazione In Oratione Instantes, attraverso le proprie attività entra ogni giorno in contatto con i giovani e ha la possibilità di guardare da vicino questa nuova generazione, ricca di potenzialità ma anche di fragilità.

“Quello che vediamo spesso nei nostri laboratori è la rincorsa alla performance. Perché la nostra non è la società del merito e non c’è ascolto” spiega Mattia.

 

La Presidente evidenzia inoltre la difficoltà, acuita dalle restrizioni della pandemia, di socializzare, di relazionarsi nella realtà e non attraverso il digitale. La paura di uscire da una zona di comfort per sfidare i propri i limiti e correre anche il rischio della sconfitta. “La responsabilità di queste fragilità”, racconta Paola “è degli adulti, spesso eterni adolescenti, che mancano di autorevolezza e soprattutto non sanno essere d’esempio per i propri figli. I ragazzi camminano in un deserto senza strade, non trovano i binari entro cui impostare il loro cammino e in un mondo in cui tutto è possibile, paradossalmente è più difficile scoprire chi sei. Un disagio che tanti giovani manifestano anche con disturbi del comportamento, talvolta molto gravi”.

“La Fondazione” prosegue Paola” è nata perché sentiva la sofferenza dei giovani. Tutti corrono sulle criticità, ma io sentivo nel cuore i giovani normali, perché oggi le grandi cose si fanno nella normalità”. “Quello che cerchiamo di trasmettere” prosegue Mattia “é imparare ad essere e non a fare.  Siamo in una società che vuole che facciamo tutto e lo facciamo benissimo. Ma è importante l’ascolto di sé. Non è ascoltando ciò che dice la massa o che richiede la società che si può trovare a felicità. Si può essere felici se si ha la capacità di ascoltare il proprio talento e capire qual è il nostro pezzetto nel mondo”.

Per saperne di più visita la pagina del sito dedicata all'iniziativa!

Anche Fondazione Cattolica ha ideato un evento rivolto ai giovani delle scuole secondarie, per fornire strumenti di orientamento alla vita e aiutare i ragazzi a scoprire il loro posto nel mondo: Escogito! Leggi l'articolo che parla dell'ultima edizione di questa iniziativa.


Cosa racconta il bilancio 2023 di Fondazione Cattolica

Cosa racconta il Bilancio 2023 di Fondazione Cattolica

Il bilancio di missione di Fondazione Cattolica mette in evidenza l’intensità dell’anno trascorso, ricco di rapporti con il mondo del Terzo Settore, le istituzioni pubbliche e private, il mondo profit, sviluppati per potenziare il welfare comunitario fatto di prossimità, cura e presenza. Il bilancio evidenzia il patrimonio esperienziale e reputazionale costruito in diciotto anni di sostegno e accompagnamento agli enti non profit su tutto il territorio italiano.

L’approvazione del bilancio porta a compimento l’intervento triennale del Consiglio d’Amministrazione. All’interno del Gruppo Generali, la Fondazione proseguirà la propria missione sotto la guida di Paolo Bedoni, confermato alla presidenza, e al nuovo Consiglio d’Amministrazione che si insedierà il 16 aprile 2024.

L'impegno di Fondazione Cattolica

“Il patrimonio esperienziale della Fondazione è stato costruito attraverso un ampliamento coerente e progressivo della rete delle relazioni a livello nazionale – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Il bilancio delle attività svolte nel 2023 è espressione di un programma triennale che, pur se inizialmente condizionato dagli interventi straordinari per la crisi pandemica, va letto come propedeutico alla nuova fase che si apre con l’ingresso nel Gruppo Generali”.

I dati del bilancio testimoniano l’impegno della Fondazione. Nel 2023 sono stati sostenuti i 275 progetti realizzati negli ambiti della solidarietà, della formazione, della cultura, della ricerca volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.761.492€ a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 294 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 14.260 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 220 mila ore che hanno permesso ad oltre 1 milione di persone di goderne i benefici.

“Accompagnando chi ha il coraggio di intraprendere nuove progettualità per rispondere a nuovi ed antichi bisogni sociali, Fondazione Cattolica ha continuato a creare legami e sinergie per dare radici ed ali ai desideri del “prendersi cura” – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba - Ed è questa, in fondo, la modalità con cui Fondazione contribuisce allo sviluppo di persone, comunità e territori”.

Novità interventi 2023

Il 2023 è stato un anno di apertura alla condivisione. Il bando “Una Mano a Chi Sostiene”, realizzato con la Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore della divisione Cattolica di Generali Italia, ha consentito di raccogliere 537 proposte da tutta l’Italia e coinvolto 152.000 cittadini nella selezione dei 26 migliori progetti finanziati. All’attività erogativa si sono affiancate nuove attività e proposte che traggono origine dal percorso della Fondazione: il podcastIntraprendenti. Storie di chi nel Terzo settore genera futuro”, l’attività formativa rivolta agli enti del terzo settore, l’accompagnamento alle loro campagne di raccolta fondi, la creazione di un catalogo dedicato al Turismo controcorrente, le iniziative rivolte ai giovani, in particolare “Escogito” ed il premio giovani di valore.

Puoi scoprire tutte le attività e i progetti accompagnati nell'anno all'interno del Bilancio digitale!


Film Wonder

Rubrica Sguardi Inclusivi: il quinto film che ti consigliamo è...

È il più grande colui la cui grandezza trascina il maggior numero di cuori grazie all’attrazione del proprio.

Wonder è un film di Stephen Chbosky del 2017, con Julia Roberts e Owen Wilson, tratto dal romanzo omonimo scritto da R. J. Palacio nel 2012.

Un film che parla di gentilezza, di empatia e di condivisione. Un racconto di formazione che insegna ad accettare le imperfezioni, a imparare dai propri errori e a non avere paura della diversità.

Il contenuto del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi

August, detto Augie, è un ragazzino di dieci anni che sta per iniziare la scuola media. In una scuola vera non c’è mai stato. Studiava a casa con sua madre, perché affetto da una malformazione craniofacciale.

Augie ama la scienza, lo spazio e Star Wars. Adora Halloween, perché tutti sono mascherati e così per un giorno anche lui può camminare a testa alta senza doversi nascondere. Porta sempre un casco da astronauta per celare il suo volto, ma sogna una vita normale e magari degli amici.

La sua famiglia è solida e affettuosa e lo aiuta ad affrontare con coraggio ed ironia gli ostacoli del vivere quotidiano.

Nel corso del film August uscirà dalla solitudine per frequentare la scuola e così “lanciarsi nello spazio”, luogo dove paura e meraviglia si incontrano. Vivrà la difficoltà di farsi accettare, la gioia di scoprire dei veri amici e di veder riconosciuti i propri talenti. Emblematica è la scena in cui Augie e il suo amico Jack presentano il loro progetto per la gara di scienze: una camera oscura. Una scatola di cartone in cui chi vi entra vede il mondo al contrario. Una metafora di come la realtà abbia diverse sfaccettature, dipende solo dal nostro sguardo scegliere come guardarla.

Perché vi consigliamo questo film?

Vi consigliamo questo film perché parla di inclusività e indica la via per praticarla: empatia, gentilezza e condivisione. Una narrazione polifonica che considera tutti gli attori in gioco. Mostra il punto di vista di chi è considerato “diverso”, la difficoltà di integrarsi e la gioia di essere accettati per quello che si è. Le speranze dei genitori che sanno infondere coraggio e dare strumenti per superare la discriminazione. Il senso di responsabilità dei fratelli di chi ha una disabilità, i siblings, e il desiderio di essere visti dai propri genitori. E poi il film mostra il punto di vista di chi entra in contatto con la diversità, come un qualunque compagno di scuola: la diversità può spaventare, ma è solo condividendo, facendo esperienze insieme che passa la paura e si scopre l’occasione di incontrare l’Altro. E ciò che è straordinario è che anche il singolo gesto di ognuno di noi può essere rivoluzionario.

A questo proposito nel film viene citata una frase di Henry Ward Beecher. “Un’opera di bene può arrivare in forme diverse. La grandezza non risiede nell’essere forti ma nel giusto uso della forza. È il più grande colui la cui grandezza trascina il maggior numero di cuori grazie all’attrazione del proprio”. Si parla dunque di generatività del Bene.

È un film che tratta anche il tema del bullismo. E c’è una frase nel film molto significativa, pronunciata dal preside della scuola. “Augie non può cambiare il proprio aspetto. Ma forse noi possiamo cambiare il nostro sguardo”. Questo invito non è un’utopia, è un’opportunità, per tutti.

L’inclusione scolastica in Italia

L’inclusione scolastica è sancita dalla Costituzione italiana (art. 38.) Il percorso sotto il profilo normativo e pedagogico è stato segnato nel tempo da alcune tappe fondamentali. In primis il superamento delle scuole speciali e delle classi differenziali (L. 181/71 e L.517/77). Poi la famosa legge 104 del 1992 che prevede l’obbligo da parte dello Stato di rimuovere qualsiasi tipo di impedimento che possa limitare il potenziale di sviluppo delle persone con disabilità. Infine, nel 2009 la pubblicazione da parte del Miur delle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

Gli ultimi dati Istat, riferiti all’anno scolastico 2022/2023, rilevano un aumento dei ragazzi con disabilità che frequentano la scuola:

  • 338 mila studenti
  • 4,1% del totale
  • + 7% rispetto al precedente anno scolastico

Ma persistono criticità che possono compromettere un’efficace inclusione: accessibilità degli spazi, adeguata formazione degli insegnanti di sostegno, continuità della didattica e difficoltà di partecipare alle gite extrascolastiche.

Il ruolo del Terzo Settore: gli amici di Fondazione Cattolica

Questo film insegna che la differenza non va negata, ma abbracciata con gentilezza. Di questa forza dirompente e rivoluzionaria, vero strumento per accogliere l’Altro, parla Beatrice Balsamo, Presidente di Apun, nel suo libro “La saggezza gentile”, di cui abbiamo scritto in questo articolo.

La gentilezza promuove uno stare al mondo più inclusivo. E dunque più bello.

Sono molte le realtà incontrate in questi anni da Fondazione Cattolica che hanno saputo aprire il loro sguardo e promuovere l’inclusione della diversità. Come la cooperativa Panta Rei, che ha sviluppato progetti di inclusione lavorativa che danno dignità e indipendenza a persone con problemi di salute mentale. Oppure Eppertè, il ristorante di Chioggia di Opera Baldo, dove tra prelibati piatti di pesce preparati e serviti da ragazzi con disabilità, si entra da clienti e si esce da amici.

Tutti possiamo essere costruttori di inclusione e gentilezza, verso noi stessi, verso gli altri e il mondo che ci circonda. “Se vuoi davvero vedere come sono le persone” dice Augie nel film “non devi fare altro che guardare!”.

E allora non temere, alza il volto e apri il tuo sguardo!


San Giuseppe: patrono dei papà e dei lavoratori

Il 19 marzo è il giorno dedicato a San Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù. Dal culto di questo santo nasce la Festa del Papà, che ancora oggi celebriamo.

 Ma San Giuseppe è anche patrono dei lavoratori e per questo festeggiato il 1° maggio.

In questo articolo scopriamo come si è diffusa la venerazione e rappresentazione di questo santo, che ancora oggi ispira opere di Bene.

Il culto di San Giuseppe

La venerazione di San Giuseppe è molto antica ed ha probabilmente origine in Oriente nell’Alto Medio Evo. Nel Trecento si è diffusa anche in Occidente, grazie all’opera degli ordini mendicanti, in particolare dei francescani e in seguito, nel Cinquecento, dei Gesuiti.

La festività di san Giuseppe fu inserita nel calendario romano già nel 1479 da papa Sisto IV. Nel 1871 poi la Chiesa cattolica proclamò San Giuseppe “protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa Universale”. Con l’inizio del XIX secolo, l’usanza di celebrare la Festa del Papà cominciò a diffondersi in tutto il mondo, anche fuori dai paesi cattolici, ma in date differenti.

Iconografia e iconologia

Le rappresentazioni di San Giuseppe sono spesso legate a temi del racconto biblico. Viene ritratto in episodi dell’Infanzia di Gesù (Fuga in Egitto, Natività, Presentazione di Gesù al Tempo) e della vita della Vergine (Sposalizio della Vergine, Visitazione), quale componente della Sacra Famiglia.

Giotto, Sposalizio della Vergine, Cappella degli Scrovegni, Padova, 1304-1305.

Viene raffigurato come un uomo anziano, per sottolineare la sua estraneità al concepimento di Cristo, opera dello Spirito Santo. I suoi attributi più tipici sono il giglio, che rappresenta la castità, gli attrezzi da falegname, in riferimento alla sua occupazione e la verga fiorita, che richiama l’episodio dello sposalizio della Vergine narrato anche nella Leggenda Aurea[1].

San Giuseppe e l'angelo, Battistero di San Giovanni, Firenze, XIII secolo.

Una delle rare rappresentazioni autonome del Santo è il sogno di Giuseppe, che si riferisce a due distinti episodi. Uno è narrato nel Libro apocrifo di Giacomo e racconta che l’arcangelo Gabriele in sogno gli spiegò la situazione in merito la concezione di Maria. In un’altra apparizione, descritta nel Vangelo di Matteo (2,13), l’angelo gli ordina di fuggire in Egitto, perché Erode vuole uccidere Gesù.

Dal Rinascimento in poi San Giuseppe viene rappresentato anche nell’atteggiamento del filosofo, con un libro in mano, in quanto uomo giusto che attinge la sua saggezza dalla volontà di Dio, espressa nelle Sacre Scritture.

L’iconografia del Santo subisce alcune importanti trasformazioni nel Cinquecento, all’epoca della Controriforma. A quel tempo il ruolo del padre fu profondamente rivalutato. San Giuseppe acquistò molto popolarità, incarnando gli ideali e il ruolo del padre cristiano: umile, giusto e lavoratore. Divenne centrale il tema famigliare. Le Sacre Famiglie del tempo liberarono la scena dai personaggi secondari per concentrarsi unicamente sugli attori principali, Maria, Giuseppe e il Bambino. A quest’epoca inoltre risalgono le prime rappresentazioni di San Giuseppe, con una fisionomia più giovanile, ritratto in scene di vita familiare non strettamente legate al racconto biblico.

Rare sono le raffigurazioni della morte di Giuseppe, che secondo una biografica apocrifa morì all’età di 111 anni, o la sua incoronazione, soggetto diffusosi nella seconda metà del XVI secolo nelle chiese dei gesuiti.

San Giuseppe patrono dei lavoratori

Meno conosciuto è il ruolo di San Giuseppe come patrono di falegnami, ebanisti, carpentieri, senzatetto e persino dei Monti di Pietà. Nel 1955 Pio XII volle ricordarlo come patrono di artigiani e operai e festeggiarlo nel giorno del 1° maggio, Festa dei Lavoratori.

Ricordare San Giuseppe in questa occasione significò per la Chiesa riconoscere “la dignità del lavoro umano come dovere dell’uomo e prolungamento dell’opera del Creatore”[2].

Terzo Settore: l'associazione San Giuseppe Imprenditore

Proprio al San Giuseppe patrono dei lavoratori si richiama l’associazione “San Giuseppe Imprenditore”.

Ad Asti un gruppo di ex imprenditori e professionisti ha dato vita ad un’associazione che aiuta industriali, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi in grave difficoltà. Nel proprio nome richiama San Giuseppe, come modello virtuoso di riferimento. Il falegname che nel suo piccolo fu imprenditore e coinvolse anche il figlio nella sua attività. Una figura che diede dignità al lavoro, che ne richiama il valore cristiano di servizio alla comunità e contributo al Bene comune.

L’Associazione fornisce supporto tecnico-legale e consigli a persone che stanno attraversando una situazione di crisi economica e aziendale. Aiuta a trovare soluzioni e opportunità di ripresa. Sostiene buone pratiche nel lavoro, guidate dall’insegnamento evangelico, che promuovano un’economia sostenibile e a misura d’uomo.

 

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[1] Si narra infatti che il sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, ispirato da Dio, disse ai pretendenti di portare un ramo secco e deporlo sull’altare. Lo sposo prescelto sarebbe stato quello la cui verga fosse fiorita. Il miracolo avvenne e indicò in Giuseppe il promesso sposo della Vergine. La verga fiorita del Santo è in alcuni dipinti sormontata da una colomba, secondo quanto narrato nel Libro di Giacomo, uno scritto apocrifo. Così, ad esempio, nella cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto. Qui Giuseppe, come da tradizione del Medioevo, sta per ricevere un colpo sulla schiena dal padrino della sposa, per saggiare la sua virilità (Chiara Frugoni, La voce delle Immagini, Einaudi, 2010, p. 132).

[2]https://www.famigliacristiana.it/articolo/san-giuseppe-il-falegname-simbolo-della-dignita-del-lavoro.aspx#:~:text=01%2F05%2F2023%20%C3%88%20il,giorno%20della%20festa%20dei%20lavoratori



Festa della donna

Ascolta: stiamo risvegliando armonia

Esistono particolari momenti storici, in cui profonde sensibilità, elaborate per lungo tempo dalla società, giungono a maturazione. Sul fronte del tema delle donne, ora ci siamo. Ci troviamo in un’epoca di risveglio e una nuova idea di donna sta prendendo forma. Dopo millenni in cui il pensiero maschile ha modellato la storia, le donne di oggi sono in trasformazione e su più fronti stanno recuperando il potenziale inespresso.

In questo viaggio, dall’antico femminino alle donne di oggi, abbiamo scelto di farci guidare da due “esploratrici”. Donne che nel loro percorso di vita hanno saputo aprirsi all’incontro con altre culture e ne hanno ricavato bellezza.

Luciana Riggio, già docente di lettere antiche e studiosa di antropologia, ha avviato l’associazione Africagoo, che sostiene progetti solidali in Africa. Lì promuove la formazione e l’inserimento lavorativo delle giovani donne africane, per liberarle da un futuro già scritto e, attraverso l’indipendenza economica, consentirgli di generare un destino diverso.

Barbara Spezini, educatrice, direttrice dell’associazione Articolo 10 di Torino, ha dato vita alla Sartoria Colori Vivi, un laboratorio artigianale multietnico, in cui donne migranti possono sviluppare una professione, rendersi autonome e scegliere il proprio futuro.

Luciana, partiamo da te: cos’è il femminino? Quali qualità lo contraddistinguono?

Si dice che viviamo immersi in una società patriarcale, maschilista. Una concezione che individua il problema nel potere maschile. In realtà la nostra società si basa da millenni su un intero sistema di pensiero maschile. E qui sta l’ostacolo vero: non concepiamo un’organizzazione di pensiero femminile.

Per la cultura animista delle popolazioni africane subsahariane, prima dell’arrivo dei colonizzatori, l’universo era suddiviso in quattro elementi, gli stessi della filosofia presocratica greca. Acqua, terra, fuoco e aria. I primi due sono elementi femminili, gli altri due maschili. I primi sono preposti alla conservazione e riproduzione della vita e gli altri due alla distruzione della vita. Quando la forza maschile e femminile è bilanciata, la vita è armonica.

Ad un certo punto però il principio distruttivo ha superato quello creativo. La creatività è stata sopraffatta dall’esercizio del potere, che ha improntato l’organizzazione della vita in ogni suo ambito.

Distruttività sia dal punto di vista dei rapporti umani che della natura. Il femminile invece, creatore, è armonico nei confronti della natura. Con la prima mestruazione, ad esempio, entriamo in relazione con la luna e tutte noi donne siamo connesse con la natura.  L’interferenza energetica è continua. L’energia è movimento e si manifesta sotto forma di danza, come l’orbita dei pianeti. L’universo intero è un’armonia che si esprime attraverso il suono e il movimento. Se questa armonia universale entrasse nel nostro modo di vivere, ci trasformerebbe dall’interno. Infatti se ti senti parte di un flusso di vita che continua, allora anche la paura della solitudine e della morte si annienta, perché tutto si trasforma insieme a te.

Il femminile è la capacità di lasciarsi andare al flusso della vita. Come le doglie del parto: non puoi opporti, ti lasci andare e vivi quel momento. E questo “lasciarsi andare”, fa vivere meglio.

Oggi il problema delle lotte delle donne è che stiamo partendo dall’ultimo anello: impadronirci di un potere che è però sempre inteso sul modello maschile. Se le donne per esercitare un potere devono trasformarsi in uomini, non è una vittoria per la società. È vero che in questa fase non possiamo fare una rivoluzione totalizzante, ma quello deve essere l’obiettivo.

Cosa è accaduto al femminino nell’evoluzione storica? Dall’antichità ai giorni nostri, cosa è cambiato?

Nell’epoca primigenia c’era la credenza di un femminino che intesseva il mondo. Una delle ipotesi è che sia stata la rivoluzione agricola che ha determinato la supremazia del maschile, perché sono nati i concetti di accumulo, progettazione e controllo, che sono tipici dell’energia maschile.

Oggi siamo immersi in questa sete di controllo. La scienza cerca di controllare ogni fase della vita. Un esercizio di potere che non è controbilanciato da una potenza femminile e genera una cultura artificiale, che non sa più confrontarsi con le proprie origini.

Due miti descrivono in chiave simbolica il momento in cui si è verificato questo squilibrio tra maschile e femminile. Il racconto di Adamo ed Eva, nella cultura semitica e il mito di Prometeo, in quella greca.

La coppia edenica viveva in uno stato di natura, dove la natura dava tutto. Essi avevano con Dio un rapporto di confidenza, cioè il divino era in loro. Questo perfetto stato di natura era un’assoluta beatitudine. La tentazione - mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male- posta dal serpente fu il potere. Quando Adamo ed Eva decisero di conoscere il potere, Dio uscì dalla relazione, divenne una voce esterna. Furono cacciati dallo stato di natura. La donna fu destinata a partorire con dolore, perché staccata dalla dimensione naturale e l’uomo a lavorare con fatica, perché era venuto meno il rapporto armonico con la natura.

Prometeo invece, donò agli uomini il fuoco, che rappresenta la tècne e con essa il tempo lineare, della progettazione ma anche della morte e dell’angoscia che ne deriva poiché non la si può dominare. E per questo venne punito da Zeus.

L’umanità ha quindi mantenuto a livello mitico il ricordo di una traumatica rottura con l’armonia primigenia, che ha spezzato un equilibrio e provocato disarmonia.

Chi gioverà della riscoperta del femminino?

La strada da intraprendere passa anche dal coinvolgimento degli uomini, cui finora è stato negato un vivere armonioso. I maschi sono le prime vittime di questo sistema. Basti pensare ai padri, che fino a poco tempo fa erano privati della dimensione educativa dei figli e dell’espressione della tenerezza.

Serve un cambiamento profondo e consapevole.

Ogni donna dovrebbe sentire per sé e per le sue figlie una missione: ricreare un mondo al femminile, dove non combattiamo tra noi per raggiungere il potere maschile, ma portiamo la sete di armonia al potere.

È necessario tornare in armonia con la natura e fare come il colibrì di una famosa storia africana. Il racconto narra che nella foresta scoppiò un incendio, tutti gli animali fuggirono e il colibrì, un essere minuscolo, tornò indietro e decise di fare la propria parte. Portò gocce d’acqua nel suo becco per spegnere le fiamme e con il suo esempio attivò anche gli altri animali.

Si parte da piccoli gesti, è così che si realizzano grandi trasformazioni.

E poi dobbiamo favorire rapporti interpersonali di gentilezza. Il rispetto per gli altri e per le unicità altrui. Iniziare la giornata con un sorriso. Vivere con consapevolezza. Aggiungere alla parola “progresso”, che ha guidato l’evoluzione umana, l’aggettivo “armonico”. Favorire un’economia nuova, non più basata solo sul consumo. Interrompere l’accumulo dei capitali nelle mani di pochi e ridistribuire la ricchezza.

Quello che ci attende è una rivoluzione, ma fatta di strumenti nuovi: di semina di armonia e cura del Bene comune.

Barbara, come imprenditrice sociale, da diversi anni stai incontrando donne provenienti da contesti geografici e culturali diversi. Quali caratteristiche accomunano le donne che incontri?

Le donne con cui lavoro sono migranti e rifugiate, scappate per motivi di guerra o politici. Fuggite da una violenza che le colpisce solo per il fatto di essere donne. Hanno un’identità personale e intima molto privata, che condividono raramente, ma se riesci ad entrare in questo canale puoi scoprire una bellezza incredibile.

Se dovessi elencare dei punti comuni direi: intelligenza pratica, lealtà e fede.

Intelligenza pratica perché sanno leggere le situazioni, sanno avvertire il pericolo, sanno salvarsi. Sono sopravvissute a esperienze terribili. Hanno enormi traumi alle spalle, eppure, un po’come le nostre nonne che hanno vissuto la guerra, hanno un meccanismo interiore per cui il passato è passato. Non ne parlano. Guardano avanti.

Sono leali. Tra me e queste donne, lontanissime dalla mia esperienza di vita, si è creato un rapporto paritario e specchiante. È un incontro tra donne, dove non esiste la dinamica di potere. Io mi occupo di loro ma con un senso di gratitudine reciproco. Hanno cambiato il mio sguardo e attraverso di loro ho trovato il mio posto nel mondo. Sono nata qui per fare qualcosa per loro. Ed è uno scambio reciproco. Il senso della mia vita e la qualità di quello che offro ha senso se posso fare la differenza per qualcuno. Questo mi rende protagonista della mia vita.

E poi hanno fede. Un affidarsi fiducioso, dai tratti a volte magici, rafforzato dalle difficoltà che incontrano nella vita. La traversata in mare, ad esempio, che molte hanno compiuto, è un’esperienza terrificante e quando toccano terra il loro pensiero è “Dio mi ha salvata”. Spesso questo canale, della fede, è stata la porticina che mi ha permesso di entrare in relazione con loro.

Quale fatiche percepisci nelle donne contemporanee? Cosa credi che stiano ricercando le donne di oggi?

Ascolto. Le donne soffrono di condizionamenti derivanti da migliaia di anni di storia. Io dico che abbiamo bevuto il latte di nostra madre, della nonna e della bisnonna. Di generazione in generazione abbiamo ereditato un complesso di inferiorità che oggi si è trasformato in rabbia e ha rotto gli equilibri di un mondo ancora fortemente maschile. Non credo al femminismo violento. Penso che gli equilibri si raggiungano tra compensazioni di reazioni. Le donne oggi sono arrabbiate. Ma non sanno per cosa. Ci vorrà tempo e ascolto, per far uscire il dolore. Ma il cambiamento ci sarà e a farlo saranno le donne, insieme agli uomini, nelle loro reciproche diversità.

Bisogna lasciare che le ragazze di oggi sperimentino, perché hanno imparato il valore della libertà, che significa gestire da sole il limite del rispetto dell’altro. Servono i saggi e serve educazione. Il cambiamento deve passare per una scuola che fin dall’asilo nido educhi al femminile, anche nell’uomo, a un’educazione affettiva, emotiva, spirituale ampia, che accolga. 

Chi è una donna per te, oggi?

È il domani. Ha una gerla addosso gigante, indossa un vestito che ormai è un cencio e vuole cambiare abito. Diventa protagonista dei processi e deve essere una paladina di pace. Deve essere forte, per aprire una breccia nelle mura che l’hanno rinchiusa. E in questo cammino deve accompagnarsi con l’uomo e insieme abbattere i confini che limitano entrambi.

 

Attraverso le parole di queste donne, con gli stessi magnetici occhi chiari, abbiamo compreso che per costruire un orizzonte di pensiero femminile è necessario riscoprire le caratteristiche intrinseche dell’essere donna e tracciare un cammino condiviso con gli uomini. È fondamentale il loro coinvolgimento e per loro la strada sarà forse ancora più misteriosa. Li porterà a scoprire sfaccettature del loro stare nel mondo completamente inesplorate.

Possiamo ristabilire un nuovo equilibrio tra i due principi indissolubili del maschile e del femminile. Prima però abbiamo bisogno di ascolto, di noi stesse e da parte degli uomini, per prendere fiato, lasciar andare e risvegliare un’armonia di cui tutti potranno partecipare.

"Ascoltaci: stiamo risvegliando armonia!"


Giulietta Verona

L’amore e l’arte: variazioni sul tema

L'amore e l'arte: variazioni sul tema. Questa è la settimana di San Valentino, tradizionalmente vocata a celebrare l’amore. Per questo vogliamo parlare di un’organizzazione non profit nata per valorizzare la storia d’amore più famosa di tutti i tempi e  stimolare le emozioni attraverso grandi opere d’arte che raffigurano questo sentimento.

E visto che la nostra rubrica, Sguardi Inclusivi, si basa sull’idea di scoprire nuovi punti di vista sulla realtà, scopriremo come la forza creativa espressa da un singolo artista sia in grado di parlare a tutti. Perché? Perché l’arte ha il potere di indagare le profondità dell’uomo, delle sue emozioni e non c’è nulla di più universale e inclusivo dell’amore.

L’amore e il Terzo Settore

Tre indizi formano una prova:

  • Si parla d’amore
  • la nostra Fondazione ha sede a Verona
  • Verona è la città dov’è ambientata la storia di Romeo e Giulietta

… e anche il Terzo Settore veronese ha i suoi campioni sul tema dell’amore: il Club di Giulietta.

Associazione culturale senza scopo di lucro nata negli anni ’70 dalla mente di Giulio Tamassia e un gruppo di artisti e intellettuali accomunati dalla passione per la leggenda di Romeo e Giulietta, il Club di Giulietta, ora guidato dalla figlia Giovanna, ha ideato negli anni varie iniziative legate all’eroina shakespeariana e al tema dell’amore.

La più nota è la Posta di Giulietta. Una tradizione nata negli anni Trenta, quando il custode della Tomba di Giulietta iniziò a raccogliere e a rispondere agli scritti amorosi che i turisti lasciavano sul monumento in cerca di un consiglio. Oggi moltissime persone da tutto il mondo scrivono alla romantica eroina confidando le proprie gioie ma anche i patimenti amorosi. Un gruppo di volontarie dell’associazione si occupa di tradurre e rispondere nel nome di Giulietta ad ogni lettera ricevuta. Ognuno di queste viene poi conservata nell’archivio del Club, che ad oggi custodisce migliaia di storie d’amore.

Da oltre trent’anni il premioCara Giulietta", destinato alle più belle lettere ricevute dall’associazione, celebra questo straordinario fenomeno epistolare, unico e suggestivo. Nei nostri tempi, caratterizzati dalla distanza dei rapporti sociali, dall’assenza nell’onnipresenza dei social, il premio valorizza quel gesto umano che travalica i secoli che è lo scrivere, trasporre i fremiti del cuore in parole.

L’Associazione nel 1996 ha costituito anche al premio letterario internazionaleScrivere per Amore”. Un premio giunto alla sua 27° edizione, dedicato alle opere di narrativa, pubblicate in lingua italiana, anche straniere, sul tema dell’amore. "Scrivere per Amore" si configura come un vero e proprio festival letterario, articolato in quattro giorni di incontri e dialoghi con gli autori nella città di Verona.

Giulietta è da sempre la madrina degli amori imperfetti, contrastati, a distanza, totalizzanti, ma anche di quelli felici e corrisposti. Per questo ogni anno migliaia di visitatori si recano nei luoghi della città legati alla storia degli amanti di Verona. Il Club di Giulietta ha avuto il merito di dare vita al mito e sostenere il valore simbolico dello scrivere per amore.

L’amore e l’arte: variazioni sul tema. Le opere d’arte consigliate dalla rubrica Sguardi Inclusivi

Il Bacio di Francesco Hayez (1859)

 

Il Bacio di Francesco Hayez è uno dei manifesti dell’arte romantica italiana ed emblema della passione amorosa. E' un dipinto di epoca risorgimentale. Gli abiti delle figure infatti richiamano simbolicamente i colori della bandiera francese, in quegli anni paese alleato dell’Italia nel contrastare il dominio austriaco,

Ritrae una fanciulla che abbraccia un ragazzo. Lui le prende il viso tra le mani e si scambiano un bacio appassionato che però sancisce un addio. Il giovane infatti sta per andarsene, come suggerisce il piede sinistro già poggiato sullo scalino e pronto a far uscire il personaggio di scena. Sul fondo poi c’è un’ombra, che carica di tensione l’atmosfera di questo romantico addio.

Di questa opera di Hayez esistono più versioni. Da sempre gode di grande popolarità ed è stata spesso utilizzata per rappresentare gli amanti di Verona, Romeo e Giulietta.

L'edera di Tranquillo Cremona (1878)

 

Il dipinto realizzato da Tranquillo Cremona, appartenente all’ambiente della Scapigliatura, ritrae un giovane che tenta di trattenere a sé una ragazza. Sul viso di lei però non compare il medesimo trasporto. Chissà se ricambierà l’abbraccio, se la sua ritrosia è preludio di un addio o una semplice pausa prima di abbandonarsi tra le braccia dell’amante.

Ciò che  affascina di questo quadro, che ingentilisce la raffigurazione della realtà con pennellate vaporose e sfumate, è l’edera che fa capolino sul lato destro in primissimo piano. L’edera è simbolo della passione amorosa, del desiderio che avvinghia gli amanti, proprio come la pianta che fa dell’abbraccio il suo movimento vitale.

 

Gli Amanti Blu di Marc Chagall (1914)

 

Gli Amanti Blu è un dipinto di Marc Chagall, pittore russo di origine ebrea, della corrente artistica cosiddetta Scuola di Parigi.

Gran parte della produzione di questo artista è legata al suo mondo interiore. Il tema della famiglia, dell’amore coniugale, la nostalgia per il paese natale e la sua vita contadina, la tradizione ebraica.

In quest’opera il pittore ritrae sé stesso e la moglie Bella, nell’istante che precede un bacio.

L’amore è sempre stato per Chagall una fonte di ispirazione ma soprattutto una forza generatrice. Nella sua biografia, infatti, scriveva: “Nella vita, proprio come nella tavolozza del pittore, non c’è che un solo colore capace di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore”.

L’atmosfera del quadro, immerso in un mare di blu, è onirica e contemplativa. Gli occhi dell’artista sono chiusi, come per concentrarsi sull’intensità dell’emozione. Il suo capo è cinto da una corona d’alloro, quella dei poeti, dei condottieri, dei vincitori in epoca classica. E in quel momento probabilmente Chagall si sentiva proprio così. Cantore del sentimento più forte che l’uomo sappia provare, ma soprattutto si sentiva amato e dunque vincitore.

Diego nella mia mente di Frida Kahlo (1943)

Le opere di Frida Kahlo sono sempre fortemente autobiografiche. Spesso erano come specchi in cui l’artista rappresentava simbolicamente il proprio mondo interiore, per fermare un istante emotivo o forse anche come strumento terapeutico di autoanalisi.

Diego Rivera, l’uomo ritratto al centro della sua fronte, era suo marito, un pittore molto famoso e le era tremendamente infedele. Il loro amore, turbolento, costellato anche di ripetute separazioni, durò però per tutta la vita e fu intenso e travolgente per entrambi. Un legame che non si è mai infranto e li ha sempre tenuti uniti. Proprio come la rete di linee intricate che parte dal capo dell’artista, a simboleggiare forse questo attaccamento inestinguibile e pervasivo nei confronti del marito.

 

E tu, in quale di queste opere di senti più rappresentato?

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Volontariato d’impresa? Ecco come puntarci!

Volontariato d’impresa? Ecco perchè e come puntarci!

In Italia, secondo un’indagine condotta da Osservatorio Socialis, dopo il 2020, il 96% delle imprese ha investito in attività filantropiche di Corporate Sociale Responsability (CSR) attraverso iniziative che hanno favorito un miglioramento reputazionale, l’aumento della soddisfazione da parte dei dipendenti e rinvigorito il senso d’appartenenza. Nell’ultimo decennio le iniziative di CSR mantengono un investimento finanziario in costante crescita e il 26% delle aziende dichiara di impegnarsi in attività di volontariato aziendale all’interno del contesto imprenditoriale, con donazioni sul territorio e in casi più limitati anche all’estero.

Le forme di volontariato d'impresa

Il volontariato d’impresa è una forma di supporto incoraggiata dall’azienda per organizzare attività di partecipazione del proprio personale alla vita della comunità locale, supportando organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro. Secondo la normativa l’azienda può adottare molteplici le formule:

  • Volontariato aziendale: durante l’orario lavorativo i dipendenti si dedicano ad attività di servizio a beneficio di un’organizzazione
  • Community Days: iniziative di volontariato della durata di uno o più giorni in cui è coinvolta l’intera azienda
  • Team Grant: erogazioni da parte dell’azienda a fronte di un lavoro di volontariato realizzato da un team di dipendenti
  • Servizi pro bono: concessione gratuita di servizi o di specifiche competenze professionali al servizio di coloro che non sono in grado di affrontarne il costo
  • Programmi di leadership:offerti a manager, dirigenti, membri del CdA, per supportare per un periodo di tempo variabile un’organizzazione non profit
  • Volontariato di competenza: si fa riferimento a molteplici forme di impegno solidaristiche attraverso le quali i dipendenti delle aziende (dai dirigenti apicali agli impiegati esecutivi, passando per le figure intermedie nella piramide organizzativa) mettono le proprie capacità professionali al servizio della comunità, principalmente durante l’orario di lavoro, perciò con l’autorizzazione dei propri capi.

I vantaggi del volontariato d’impresa

Il volontariato d’impresa registra un vantaggio tangibile per le aziende in merito alla reputazione dell’immagine aziendale. Le imprese intervistate da un’indagine Bocconi nel 2021, hanno constatato:

  • aumento della motivazione del personale;
  • miglioramento del clima interno;
  • sviluppo di maggiori opportunità sul mercato con una migliore fidelizzazione della clientela.

I vantaggi non si esauriscono però alle aziende perché anche gli enti del Terzo Settore registrano:

  • miglioramenti nella promozione della propria mission
  • maggiore estensione di destinatari dei servizi
  • acquisizione di maggiori competenze
  • miglioramento nella ricezione di contributi economici e maggiore visibilità.

Ciononostante, le organizzazioni sociali hanno dichiarato il forte rischio di rendere il volontariato d’impresa un mero strumento di appannaggio. Il fine di queste operazioni spesso si trasforma in una strumentalizzazione volta ad accrescere l’appeal presso i consumatori senza un reale investimento nelle politiche di sostenibilità. E’ possibile allora promuovere azioni realmente sostenibili con un impatto di lungo periodo?

Progettazioni condivise per nuove forme di volontariato

L’esperienza maturata negli anni da Fondazione Cattolica, in contatto con imprese ma al tempo stesso con una rete di enti del Terzo Settore, permette di individuare una strada nella progettazione condivisa. Il volontariato di competenza, tra le formule di volontariato d’impresa in ascensa e fiscalmente deducibile, si dimostra un valido strumento per creare una connessione tra il mondo aziendale e il non profit se agito all’interno di un percorso di reciprocità. A tal punto, la Fondazione agisce per favorire la connessione tra mondi mettendo in relazione organizzazioni con obiettivi affini, valori comuni e intenti condivisi favorendo così i regolamenti varati dall’UE sui bilanci di sostenibilità che impongono alle aziende di introdurre alcuni indicatori chiave di prestazione per dimostrare di aver realmente privilegiato i lavoratori, la comunità e l’ambiente, in un’ottica di contribuzione delle aziende alla sostenibilità economica, ambientale e anche sociale. 

Vuoi sapere come creare collaborazioni propositive con aziende o enti del Terzo Settore? Scrivici!


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