Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo film che ti consigliamo è…
La rubrica Sguardi Inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà. Il primo film che ti proponiamo è Marilyn ha gli occhi neri.
Nasce Sguardi Inclusivi, la rubrica di Fondazione Cattolica che offre uno sguardo aperto e rinnovato sulla realtà attraverso spunti che arrivano da libri, film e opere d’arte capaci di aprire cuore e mente!
Il primo film che ti proponiamo è “Marilyn ha gli occhi neri”.
Il nostro primo consiglio è un film!
È tutto un equilibrio sopra la follia…

Il primo film che vogliamo proporvi nella rubrica “Sguardi Inclusivi” è Marilyn ha gli occhi neri, una pellicola del 2021 di Simone Godano, con Stefano Accorsi e Miriam Leone.
La storia è questa: Clara e Diego si incontrano in un centro diurno per persone con patologie psichiatriche, lei è una donna vitale e solare, ma nega i suoi disturbi ossessivi e ha condito la sua vita di menzogne così bene da convincersi lei stessa delle bugie che racconta su di sé e su un immaginario passato da attrice di successo; Diego ama cucinare, ha una figlia che non vuole deludere, varie psicosi e frequenti attacchi d’ira. Paris, lo psichiatra che conduce il gruppo di riabilitazione del centro, propone ai pazienti di gestire il ristorante della struttura, come esercizio di collaborazione e per relazionarsi con il mondo esterno.
L’entusiasmo è incontenibile e Clara decide di promuovere il ristorante sui social con false recensioni e di chiamarlo Monroe, come la sua eroina. Tutto sembra andare per il meglio, l’attività va a gonfie vele, la sintonia tra i due protagonisti si evolve e Diego recupera il rapporto con la figlia, ma proprio sulle note stonate di “I wanna be loved by you” l’incantesimo si rompe. Il Monroe chiude i battenti, eppure in questo percorso di riscatto e ri-scoperta qualcosa si salva, l’amore tra Clara e Diego.
Perchè questo film?
È un film sincero, che tra dramma e commedia affronta un tema delicato, la diversità, con sguardo profondo e privo di retorica, sia nella sceneggiatura che nella recitazione.
Questo film ci piace perché parla di felicità, quella più vera, che si rivela nella relazione e nella condivisione con chi ti ri-conosce e accetta per quello che sei.
È un racconto che mette in evidenza la difficoltà di trovare il proprio posto in un mondo che teme la malattia, ma è anche un film che invita alla speranza e al coraggio di accettare l’altro e ancora prima noi stessi, con tutte le nostre diverse fragilità.
Il modello presentato da questo film non è finzione! Noi conosciamo chi già da anni ha attivato simili progetti di inclusione lavorativa per persone con patologie psichiatriche: per esempio sei mai stato alla Groletta, il ristorante gestito dalla cooperativa Panta Rei in provincia di Verona? O alla Bella Sfilza in provincia di Modena? Vai a trovarli e apri il tuo sguardo!
Cosa serve all’Italia per diventare “un Paese per giovani”
Dei quasi 13 milioni di giovani tra i 16 e i 34 anni, il 21% non studia e non lavora, il 44% è occupato, il 66% è celibe o nubile. Viviamo in un Paese in cui l’ascensore sociale è bloccato, 35.000 giovani nel 2021 hanno cambiato residenza trasferendosi all’estero e secondo le statistiche solo il 40% ha fiducia nel futuro. Ma di quale futuro possiamo davvero parlare? Ci interroghiamo insieme a Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la natalità e per 8 anni del Forum delle Associazioni Familiari.
- Gigi, l’esito del Bando del servizio civile 2023 ci obbliga ad una riflessione. Oltre 71 mila posizioni aperte e una richiesta di adesione scesa del 40%. Cosa evidenzia secondo te questo risultato?

Questi dati ci dicono che c’è una lacuna culturale. Dove il futuro è inteso come una minaccia nessuno si sogna di dedicare un anno agli altri ma cerca un lavoro “decente” perché non può permettersi di sprecare tempo. Deve cercare prospettive.
Questi dati però rispecchiano anche una tendenza: sono sempre meno i giovani che partecipano a bandi pubblici e, come nella maggior parte dei settori, quando si cercano i giovani sono perlopiù assenti. Perché non stiamo facendo i conti con l’aspetto demografico. Ci piaccia o no, i giovani sono pochi e non possiamo negare che ce ne saranno sempre meno. Evidenzio questo tema perché dobbiamo farci i conti. Una situazione come quella attuale, dove i giovani vivranno una vita meno ricca e più difficile rispetto ai loro genitori, ci fa capire l’importanza della solidarietà intergenerazionale. Per i miei nonni il futuro era atteso come una grande speranza e per i miei genitori il nuovo millennio avrebbe portato risposte. Ma già per la mia generazione, il XXI secolo è diventato un problema e per i miei figli una minaccia.
Questo tema riguarda solo i giovani? No! Abbiamo bisogno di intervenire sull’intergenerazionalità, di educare gli adulti, per creare prospettive di lungo periodo.
- In base alla tua esperienza, cosa manca ai giovani d’oggi?
Manca la possibilità di riconoscere intorno a loro adulti felici. Come fa un giovane ad avere fiducia nella vita se vede il padre e la madre o i professori sempre incazzati, tristi, amareggiati? Se i giovani vedono negli adulti una felicità, allora tutto diventa diverso. Bisogna tramandarsi bellezza, desiderio, il senso di vivere, il dirsi che vale la pena vivere!
Il tema, lo ribadisco, è la solidarietà intergenerazionale perché siamo tutti creditori e debitori gli uni nei confronti degli altri. Invece tendiamo sempre più a vivere a compartimenti stagni: ci sono i boomer, la generazione x, la z… stiamo creando contenuti che differenziano al posto di unire, alimentando un sindacalismo generazionale che alimenta i mal di pancia ma non porta lontano. Dobbiamo pensarci come un’unica generazione umana per affrontare aspetti di natura economico-sociale e culturale.
- E allora di cosa hanno bisogno i ragazzi?
Di speranza. Non è l’ottimismo de “andrà tutto bene”, perché quello si basa sulla concretezza immediata mentre la speranza apre gli immaginari, scenari immensi. L’ottimista raccoglie nella stagione del raccolto mentre chi spera mette semi di lungo periodo.
Oggi viviamo schiacciati nel presente. Il problema è che pensiamo sempre al “tutto e subito” con politiche ancorate all’immediato. Non nascono figli, il Pil è crollato e non sappiamo come in futuro pagheremo i servizi di welfare se non ci saranno persone impegnate nel lavoro. Vivere con speranza significa investire sul futuro, creare politiche economiche di lungo profilo.
- C’è chi instilla il dubbio che l’Italia semplicemente non sia un Paese per giovani e che qui futuro non ci sia. Tu come la vedi?
Il futuro c’è. Solo un egocentrico pensa che non ci sia perché crede che dopo di lui non ci sarà più niente. Il futuro sarà bello o brutto in base a come lo si guarda. Il nostro compito è lasciare le premesse. È creare quell’unione generazionale affinchè non ci sia una generazione che si mangia tutte le risorse.
- Quali azioni mettere in campo per offrire una concreta proposta di futuro alle nuove generazioni?
- Studiare tanto. Io sono stato bocciato due anni ma se vuoi cambiare la storia devi studiare tutto: da come funzionano i social network ai meccanismi politici; dalle materie scolastiche al parlare in pubblico;
- Non rinunciare ai propri desideri. In un mondo dove ti viene detto “Servono manovali, medici, infermieri…” tu puoi accettare a prescindere un lavoro e dimenticarti di te o coltivare ciò che senti di essere. Perché altrimenti rischi di diventare una vittima arrabbiata;
- Prendere un problema e risolverlo. Perché non è vero che le cose non cambiano, non è vero che ormai va tutto così, le cose si possono modificare ma cambiandole una alla volta.
Vuoi sapere cosa pensano i giovani di Verona? Leggilo qui!
Bando “Una mano a chi sostiene” al via la votazione pubblica
Il bando “Una mano a chi sostiene” giunge alla terza fase, quella della votazione pubblica. Un mese fondamentale per i progetti aderenti al Bando per scalare la classifica e aggiudicarsi lo stanziamento dei fondi previsto.
“Una mano a chi sostiene” è il bando sostenuto da Fondazione Cattolica in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, volto a favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano.
578 organizzazioni non profit provenienti da 17 regioni italiane hanno candidato i propri progetti al bando. Per lo più i progetti sono stati ideati per rispondere a bisogni vissuti all’interno delle famiglie e tra i giovani. Ma sono state numerose anche le proposte indirizzate ai minori, ai disoccupati, ai migranti, agli anziani e agli adulti in situazioni di fragilità sociale. Dei 578 progetti presentati, il 51% erano legati all’ambito assistenza e solidarietà sociale, il 15% all’ambito cultura e il 34% all’ambito educazione, formazione e istruzione.
Terminata la fase di valutazione delle proposte pervenute, la commissione interna ha selezionato i 100 progetti più meritevoli che accedono alla terza fase, quella della votazione pubblica!
I progetti finalisti del Bando
65 idee giunte alla fase finale del bando riguardano l’assistenza e la solidarietà sociale. Progetti volti, ad esempio, a far vivere esperienze di navigazione a malati terminali o proposte di bar terapeutici in cui persone con senza fissa dimora possono ristorarsi e trovare professionisti con cui dialogare e raccontarsi.
9 progetti sono relativi all’ambiti culturale e promuovono il l’arte e il teatro come forma di inclusione abbattendo le barriere che distanziano persone e comunità. Come, ad esempio, la rilettura dei miti per parlare di attualità facendo vivere agli spettatori i luoghi della marginalità.
Infine sono 26 i progetti ideati nell’ambito educazione, istruzione e formazione come un percorso professionalizzate per ragazzi con disabilità legato al mondo della comunicazione digitale ed aziendale. E adesso che i progetti sono giunti alla fase finale?
La votazione pubblica
Dal 1° al 30 aprile 2023 sono aperte le votazioni online. Anche tu puoi fare la differenza scegliendo di sostenere i progetti che preferisci e che vorresti si realizzassero! In questa fase è infatti fondamentale il coinvolgimento delle community degli enti non profit. Saranno proprio i voti ricevuti dai singoli progetti a generare la graduatoria finale.
A partire dal mese di maggio saranno comunicati i vincitori del Bando e verranno assegnati i contributi fino all’esaurimento della somma complessiva stanziata di 500.000€
Per saperne di più, leggi il bando e la news dedicata!
Progetti sociali sostenibili? Ecco il percorso formativo sulla progettazione finanziata
Esistono una moltitudine di bisogni sociali che cercano risposte. Ma come è possibile trasformare un’idea in un progetto capace di mantenersi nel tempo? Fondazione Cattolica insieme a On! Srl Impresa Sociale lancia un percorso formativo sul funding mix
Fondazione Cattolica, da sempre interessata a generare rapporti di sviluppo per gli enti non profit, ha attivato un percorso formativo insieme ai professionisti On! Srl Impresa Sociale con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a cogliere i fondamenti dell’agire progettuale e del fundraising tramite bandi.
Scopo del percorso e programma
Quali opportunità nascono da un’efficace gestione di finanziamento per i progetti nonprofit? Il percorso formativo sulla progettazione finanziata offre la possibilità di:
- Inquadrare il ruolo della progettazione finanziata nel funding mix
- Comprendere quali competenze di sviluppo servono per la gestione sostenibile dei bandi.
Il percorso è composto da 4 incontri e parteciperanno oltre 40 organizzazioni sociali. Durante le lezioni i partecipanti avranno l'opportunità di dedicarsi a:
1. Il progetto che fa per me
- Cosa è e come funziona il funding mix
- Breve guida alle diverse modalità di progettazione tramite bandi e progetti.
- Presentazione dei diversi Enti Erogatori e le diverse tipologie di Bandi disponibili per finanziare e sostenere attività sociali
2. ll progetto efficace
- Come si costruisce una idea progettuale
- Il quadro logico
- Il project cycle management
- Costruire un budget ed esser pronti a rendicontarlo
3. La ricerca bandi e la ricerca fondi
- Come e dove cercare le informazioni che ci servono
- Alleati e partners
- Le risorse professionali disponibili e quelle necessarie
4. Saperi e Competenze utili a una organizzazione project oriented
- Il sapere ideativo: visione e competenza strategica
- Il sapere collaborativo: alleanze e competenze di relazione per costruire partenariati
- Il sapere descrittivo: far capire le nostre idee e scrivere progetti esemplari
- Il sapere amministrativo: programmare, acquisire, gestire e rendicontare risorse
- Il sapere valutativo: monitorare e valutare risultati e impatti delle azioni progettuali
- Il sapere narrativo: costruire narrazioni e sviluppare immaginari sulla base delle attività progettuali anche in vista di progetti successivi
Vuoi saperne di più sul pensiero dei docenti del percorso? Leggi l'articolo dedicato al welfare generativo!
Dal welfare state al welfare generativo
Ripensare il welfare e progettare una nuova idea di società. Il prof. Pezzana dialoga su un modo nuovo di stare in relazione e di vivere la propria individualità all’interno della propria comunità
Durante il Festival della Dottrina Sociale, Fondazione Cattolica ha ospitato l'incontro "Dal welfare state al welfare generativo: dinamiche di legami sociali" in cui hanno partecipato: Adriano Tomba, Segretario Generale di Fondazione CattolicaVerona, Paolo Pezzana, sociologo e professore del centro di ricerca Arca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Enza Famulare della Cooperativa Lindbergh di Ceparana, Chiara Ricciardelli della Cooperativa Sociale La Venentadi Bologna e Andrea Boccanera di Onlus Gulliver di Pesaro con l'obiettivo di rispondere alla domanda:
Come superare le tradizionali logiche di welfare creando un sistema che valorizzi le Persone?
L’impresa sociale attraverso l’efficacia e l’efficienza tipica del profit risponde ai bisogni sociali ma tiene saldo i suoi veri obiettivi che sono l’inclusione, la costruzione di relazioni e comunità, la formazione delle persone, la diffusione di responsabilità e quindi lo sviluppo integrale delle persone. E' possibile fare impresa superando un modello economico estrattivo?
Il welfare state in Italia
Si tratta di un tema di grande attualità, il welfare statale anche in Italia sta cedendo, dopo aver fatto ricorso all’indebitamento e alla privatizzazione, ora è un apparato complesso, oneroso e di limitata efficacia: nel 2019 la spesa sociale è stata di 432 miliardi, cioè il 56% della spese corrente, al netto delle pensioni e della sanità solo 63 miliardi sono stati destinati a settori come l’invalidità, il sostegno alle famiglie, l’housing e esclusione sociale, tutti ambiti che sono in fortissima crescita. Si stima un gap di 150 miliardi tra bisogni sociali e spesa pubblica e nei prossimi anni la forbice si allargherà ancora: se non si troveranno nuove soluzioni il rischio sarà che questo vuoto verrà riempito da operatori privati, sostenuti da grandi investitori finanziari, mossi dall’unico obiettivo del guadagno. E naturalmente i poveri verranno esclusi da questo sistema.
È dunque necessario ripensare il welfare e progettare una nuova idea di società, un modo di stare in relazione e di vivere la propria individualità all’interno della propria comunità.
Nuovi modelli di welfare
Il prof Paolo Pezzana, nell’introdurre il tema del welfare generativo, propone una similitudine tra generatività e verità: entrambi sono fatte di persone e si declinano nella relazione, non consistono in teorizzazioni e principi, ma in relazioni autentiche e in altri aspetti di varia natura, emotivi, cognitivi, di fede, spirituali, che concorrono a definirli.

Negli ultimi anni il welfare generativo spesso non è stato compreso correttamente: si è diffusa l’idea che la generatività applicata al welfare sia un modo per ottimizzare le risorse a disposizione dei Comuni e del sistema dei servizi in generale, cui andrebbero poi aggiunte le risorse che i beneficiari di quegli interventi verrebbero chiamati a mettere in campo. Questa interpretazione però non è corretta, non si tratta di generatività ma di condizionalità, un’idea portata avanti anche da Margaret Thatcher, che fu primo ministro dell’Inghilterra in un periodo non propriamente felicissimo per lo sviluppo dell’idea di comunità nel Novecento. Sostanzialmente si applica al welfare quella formula del do ut des, di scambio, di sinallagma, che domina il meccanismo di scambio economico della società moderna e che in particolare nel Novecento e nei primi anni del Duemila si è spinto ad una velocità sempre più esponenziale con l’aiuto della tecnologia.
Il concetto di “welfare” lo ha inventato nell’Ottocento Otto von Bismarck, cancelliere di Prussia, nel tentativo di contrastare il pensiero comunista marxista che si stava allora diffondendo: lo statista comprese che le persone, in quell’epoca segnata dalla grande rivoluzione industriale, correvano dei rischi di varia natura e avevano necessità di trovare una risposta alle loro preoccupazioni. Il welfare nasce dunque come prevenzione dei rischi, mentre ora viene inteso invece come strumento per soddisfare dei bisogni.
Il welfare attuale infatti è un trinomio: rischi – bisogni – prestazioni. Esistono dei rischi, quando questi si manifestano possono determinare dei bisogni ai quali si dà risposta con delle prestazioni. Si tratta di un modello di welfare prestazionista, a domanda individuale, che ricerca continuamente la soddisfazione dei bisogni attraverso prestazioni appunto. Il welfare generativo invece, mobilita le proprie risorse non solo per rispondere ai bisogni, ma anche per prevenire i rischi, per fare in modo che i rischi che tutta la comunità corre non si manifestino in qualcosa che possa poi generare una cascata di bisogni infinita.
Il welfare generativo
Se queste due polarità sono reali è pressoché impossibile per un ente pubblico, un ente locale, fare tutto ciò che serve per essere efficace, è ontologicamente impossibile, non può essere onere solo dello Stato e guai se così fosse. Perché se l’obiettivo è prevenire dei rischi cosiddetti di sistema, quale ad esempio il rischio per la salute causato dai cambiamenti ambientali, è impensabile concepire uno Stato, un Comune, che da solo risponde a questa sfida, senza mobilitare invece le energie, la capacità dei cittadini di fare la propria parte.

Il welfare non può essere governato dal meccanismo dello scambio, per cui l’aiuto dato alle persone viene condizionato al fatto che in cambio di quanto ricevuto diano qualcosa, secondo modalità, qualità e contesti prestabiliti. Si devono invece attivare dei meccanismi di contribuzione e stimolare la cultura della contribuzione. Che cos’è la contribuzione? L’opposto dell’estrazione.
Il modello attuale di sviluppo, quello estrattivo, spinge alla ricerca del massimo profitto, economico ma non solo, da ogni situazione; questo sistema però si sta esaurendo, come stanno verificando e studiando Michael Porter della Business School di Harvard e i massimi teorici dell’organizzazione del capitalismo.
La contribuzione invece è uno stile nel quale mediante l’agire, il fare impresa, l’essere famiglia, l’essere comunità locale, mediante le relazioni, mediante lo stare insieme, ci si preoccupi che qualcosa del valore prodotto diventi subito disponibile gratuitamente anche per gli altri, fuori dalla logica dello scambio, e non necessariamente entrando nella logica del dono, e venga semplicemente messo a disposizione.
La contribuzione allora è attenzione per la bellezza, cura dell’ambiente, “fare bene le cose”, condividere ad esempio pezzi di codice se ci occupiamo di progettazione di software, lasciare aperte alcune nostre intuizioni, rendere percorribili i nostri spazi alla cittadinanza, valorizzare i saperi e le competenze dei soggetti che normalmente non vengono riconosciuti.
L’estrattività, continua il prof. Pezzana, che è stata un paradigma organizzativo degli ultimi anni anche nel mondo del welfare, è come una pentola di minestra: lo Stato la prepara con i vari ingredienti e la mette sul fuoco ovvero istituisce delle gare che chi offre di più si aggiudica, quindi una competizione determina chi si prende la minestra e se la mangia con i suoi. La contribuzione invece è come il pentolone del gallico Asterix e lo Stato è Panoramix, il druido che conosce la ricetta della pozione e coinvolge tutto il villaggio nella raccolta degli ingredienti. Questi vengono poi posti dentro al calderone, in mezzo alla comunità, per la comunità perchè solo nutrendosi insieme, sconfiggeranno l’Impero Romano.
Il welfare generativo è così, è fatto di dispositivi che mobilitano la contribuzione delle persone che sono in grado di abitare quell’eccedenza tra la vita e la forma che, come insegnava Georg Simmel nell’Ottocento, grande padre della sociologia e delle filosofia contemporanea, accompagna l’esistenza degli uomini.
Simmel diceva che tra la vita e la forma c’è una dialettica: l’uomo non può vivere senza forma, ha bisogno di organizzazioni ma nel momento in cui viene data una forma alla vita, la vita stessa è già corsa più avanti. Quella forma nel momento in cui viene istituita è già inadeguata a rispondere alle esigenze della vita che hanno portato a costruire quella forma. Dunque per il filosofo la sfida di ogni singola vita, che è esattamente la sfida della generatività e quindi anche del welfare generativo, è abitare dentro quella eccedenza costante tra vita e forma, cioè riuscire a cogliere quel di più che la vita sempre esprime, propone, senza la pretesa di dargli una forma definitiva perché non è possibile, ma mantenere la tensione costante ad accompagnare le persone e le loro organizzazioni a tendere, ad essere protesi verso la vita.
Il welfare generativo infatti è un fatto di persone, di capacità di abitare l’eccedenza che la vita ha sempre sulla forma, è un fatto di storie, di narrazioni, che regge alla prova del “vieni e vedi”, della verità, come la chiamava Richard Norman. Il welfare non può reggersi sul sistema del “do ut des”, che chiede al beneficiario qualcosa in cambio del servizio di cui gode ponendolo in una condizione di minorità e di debito, perché questa è servitù, un’esperienza antica in veste moderna, non a caso promossa nel contesto ultraneoliberista di Margaret Thatcher.
È possibile invece abitare gli spazi della libertà, in cui il contributo è libero, dettato dalla consapevolezza che l’aiuto, offerto anche dai beneficiari stessi di welfare, è prezioso, può essere costituito da saperi, competenze di cui è riconosciuto il valore e che per questo che è importante metterli a disposizione.
Il lavoro nel welfare generativo
Esiste poi un altro aspetto da considerare, prosegue Pezzana, ossia la fine del lavoro così come elaborato dal Novecento: secondo le previsioni, l’automazione dei processi produttivi porterà alla scomparsa del 70% delle professioni attuali entro il 2040. Ciononostante il lavoro continua ad essere uno dei principali elementi per il riconoscimento, la valorizzazione delle competenze e dei saperi delle persone. È necessario allora, come riconoscono studiosi del calibro di Bernard Sinclair e Alain Supiot, distinguere tra lavoro e impiego. L’impiego è ciò che fornisce una quota di risorse necessarie per vivere. Il lavoro invece, che Aristotele chiamava èrgon, la forza, è il motore di cambiamento ed azione nelle comunità. Attraverso il lavoro è possibile riconoscere i saperi e le competenze, che vengono valorizzate e messe a frutto da ragazzi diversamente abili, anziani, bambini, giovani, professionisti, educatori... da tutti.
Le esperienze portate dai relatori presenti a questo incontro, il loro modello economico e di organizzazione, che sa tenere insieme lavoro e impiego nell’ottica della sostenibilità, possono allora ambire ad essere paradigma di una soluzione inedita e innovativa e diventare riferimento per lo sviluppo di un vero e diffuso welfare generativo.
Il vero dono sei tu…Volontari si diventa!
Fondazione Cattolica sulle reti televisive Sky con la campagna “Il vero dono sei Tu” realizzata insieme alla rete nonprofit #Generattivi per promuovere il valore del volontariato.
“Il vero dono sei Tu” è un’occasione per ri-scoprirsi e per scoprire la bellezza delle Persone. È un invito ad uscire di casa per conoscere, condividere, incontrare. “Il vero dono sei Tu” è una proposta che raggiunge gli spettatori e che domanda: desideri metterti in gioco?
La campagna #ilverodonoseitu
Insieme alla rete informale #GenerAttivi, Fondazione Cattolica ha sviluppato 5 spot televisivi per rivelare il ruolo fondamentale del dono e di chi sceglie di dedicare tempo, conoscenze, competenze e beni inutilizzati agli altri.
Dal 12 febbraio fino alla fine del mese, le reti Sky trasmetteranno le videoclip che offrono uno sguardo sul mondo della disabilità, delle povertà, della solitudine e del riuso. Ogni video rimanda al sito controcorrente dove è possibile conoscere più nel dettaglio la campagna, visualizzare alcune delle organizzazioni facenti parte della rete impegnate in ambito educativo, formativo, culturale, sanitario, di ricerca e prendere contatti per essere indirizzati agli enti non profit più vicini alle esigenze di chi vuole mettersi in gioco o cerca risposte a un bisogno!
Diventa volontario anche tu
Quando si dona si fa bene due volte: alle persone incontrate e a sé stessi. Hai mai provato? Grazie alla rete di associazioni, cooperative e imprese sociali appartenenti al Terzo Settore che operano a livello nazionale, Fondazione Cattolica desidera offrire l’opportunità di scoprire il beneficio che si crea quando si diventa volontari. Bambini, anziani, migranti, disabili, donne in difficoltà e persone in uscita da percorsi di vita complessi, sono molteplici gli ambiti di intervento a cui dedicarsi. Il non profit ti aspetta!
Ringraziamenti
La cooperazione insegna che quando un’occasione personale la si condivide, diventa un’opportunità! La campagna #ilverodonoseitu è stata realizzata grazie ad un’idea proposta da Onlus Gulliver Pesaro. Fondazione Cattolica ringrazia tutte le organizzazioni che hanno permesso di dare forma ad un pensiero. In particolar modo la cooperativa sociale Monteverde:
L’associazione Alzheimer Verona
La Ronda della Carità
La Onlus Gulliver
e tutti i volontari e collaboratori che sono diventati i veri protagonisti dei video realizzati!
Impatto della cultura in Italia: numeri, potenzialità e ruolo del Terzo Settore
Abbiamo fatto un focus sullo stato di salute della cultura in Italia e il contributo del non profit in questo settore
“Con la cultura non si mangia” recita un detto della tradizione popolare. Eppure il nostro Paese è pieno di testimonianze e produzioni artistiche, da proteggere, valorizzare e trasmettere, che potrebbero diventare volano di sviluppo dell’economia e della società. Ma servono fondi, strategie, idee e serve educare alla cultura.
Anche il Terzo Settore è attivo in questo ambito, perché fare cultura può essere un potente strumento di rigenerazione sociale e inclusione. Vediamo insieme qualche dato...
I numeri della Cultura in Italia

La cultura ha prodotto ricadute positive anche su altri settori economici per circa 252 mld di euro, pari al 15,8% dell’economia del Paese: si tratta quindi di un settore strategico sul quale investire! Esistono però grandi differenze tra Nord e Sud Italia: Milano è al primo posto nelle graduatorie per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte con la cultura, mentre al Lazio spetta il record positivo per la partecipazione culturale.
I Comuni del Nord spendono in cultura circa 26 euro a cittadino, al Sud 9 euro pro capite, su una media nazionale di circa 20 euro.
Eppure siamo un Paese di eccellenza in questo settore: l’Italia infatti è in cima alla lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco con 58 siti, di cui 53 appartenenti alla categoria dei beni culturali e 5 a quella dei beni naturali. Per saperne di più visita il sito
Difficoltà per il settore: scarsi investimenti e conseguenze del Covid
Purtroppo, gli investimenti dello Stato nella cultura sono ancora insufficienti, la spesa pubblica destinata al patrimonio culturale nel 2019 è stata di circa 5 miliardi di euro, tra le più basse in Europa in rapporto al PIL: 2,8 per mille contro una media del 4,8.
Inoltre, il settore è stato molto colpito dalle restrizioni conseguenti l’emergenza Covid: la pandemia ha colpito soprattutto le arti performative e in generale la fruizione “live”, rinnovando invece l’interesse per l’offerta digitale e recuperando la prossimità territoriale.
In 2 anni, sono andati perduti 55.000 posti di lavoro del settore cultura, registrando un calo occupazionale superiore alla media del Paese: 6,7% rispetto al 2,4%, a conferma della sua fragilità strutturale (lavoro precario).
L’ultimo “Rapporto annuale sul benessere equo e solidale in Italia” dell’Istat (2021) ha evidenziato un crollo della partecipazione culturale, dal 35% del 2019 al’8% del 2021, per effetto delle misure anti Covid.
La partecipazione culturale fuori casa in quegli anni si è ridotta soprattutto per le donne, che invece dal 2017 presentavano livelli in costante miglioramento. Inoltre i giovani, che hanno sempre registrato livelli più elevati, negli anni della pandemia si sono equiparati alle altre fasce di età.
Potenzialità del settore
Le potenzialità di questo settore sono enormi e avrebbero un impatto trasversale su economia e società: le industrie culturali e creative possono infatti essere tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale italiana, sia per il numero di posti di lavoro che coinvolgono sia per la ricchezza che producono.
La cultura è inoltre un mezzo per coinvolgere le comunità e stimolare lo sviluppo dei territori e può diventare un motore di innovazione per l’economia e un attivatore della crescita di settori come turismo, trasporti e manifattura.
Il ruolo del Terzo Settore nella Cultura

Anche il Terzo Settore fa la sua parte: i dati Istat 2020, gli ultimi disponibili, rilevano la presenza di 57.615 realtà che si occupano di attività culturali e artistiche, pari al 15.9% del totale degli enti non profit (363.499) e impiegano 20.038 dipendenti.
In questo ambito sono prevalenti le APS – associazioni di promozione sociale, pari al 32,4% della realtà, seguono altre forme organizzative 16,6%, le onlus 12,3%, le organizzazioni di volontariato 8,5% e le imprese sociali 2,6%.
Le organizzazioni non profit che si occupano di attività culturali e artistiche non sembrano essere particolarmente premiate dai contribuenti italiani: solo il 3,3% delle realtà di questo settore ammesse al contributo del 5 per mille, pari al 10,6% del totale degli enti selezionabili, viene scelto dai cittadini e a queste sono destinate il 3,7% delle risorse, quasi 17 milioni di euro.
Rispetto al 2019, risulta in diminuzione dello 0,6% il numero di realtà non profit nel settore “cultura, sport e ricreazione” e del 5,6% il numero dei dipendenti. Si rileva inoltre una riduzione del fatturato superiore al 20% per il 62,5% delle attività culturali e artistiche. Questi dati sono sicuramente influenzati dagli effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento.
PNRR e Cultura
Gli interventi previsti dal PNRR per il settore cultura intendono ristrutturare gli asset chiave del patrimonio italiano e favorire la nascita di nuovi servizi per migliorarne l’attrattività, l’accessibilità (sia fisica che digitale) e la sicurezza, in un’ottica generale di sostenibilità ambientale. Le misure sono tre:
- Patrimonio culturale per la prossima generazione: 1,1 mld €
- Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale: 2,72 mld €
- Industria culturale e creativa 4.0: 0,46 mld €
Progetti per il futuro
In Italia c’è molta offerta culturale, ma manca la domanda: cosa si potrebbe fare per renderla più attrattiva? Noi abbiamo incontrato Mario e abbiamo visto come la cultura ha cambiato le dinamiche di un Rione intero!
Fonti Istat, Ministero della Cultura, Unesco, Fondazione Symbola report annuale “Io sono cultura 2022”, Unioncamere
Una mano a chi sostiene: una fotografia sulle candidature
Una mano a chi sostiene è il bando lanciato da Fondazione Cattolica nel 2022 per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano. Chi sono le realtà che si sono candidate al bando?
Il bando “Una mano a chi sostiene” nasce per sostenere realtà impegnate in ambito non profit, ma anche enti religiosi civilmente riconosciuti ed enti privati senza scopo di lucro, a realizzare progetti ad alto impatto sociale, economico e territoriale.
Di cosa si tratta?
Con il 31 dicembre 2022, termine di presentazione delle candidature, si è conclusa la prima fase del bando. Chi sono e da dove vengono i candidati?
Una fotografia degli enti partecipanti
Al Bando hanno partecipato 577 realtà provenienti per il 60% dal Nord Italia, il 22% dal Centro, il 13% dal Sud e il 4% dalle Isole. La Lombardia è la regione che si è distinta per candidature progetti. Seguita dal Veneto e dal Lazio.
I progetti presenti fanno parte dell’ambito:
- Assistenza e solidarietà sociale per il 50%
- Cultura per il 16%
- Educazione, istruzione e formazione per il 34%
La maggior parte delle realtà ha giovane età (essendo costituite negli ultimi 10 anni), includono lavorativamente un numero contenuto di dipendenti e godono della presenza di un copiscuo numero di volontari.
Attraverso i progetti presentati, le realtà si aspettano di offrire opportunità di lavoro per circa 500 persone, includere oltre 500 volontari creando attività di cui potranno beneficiare circa 600 persone.
I prossimi passi del bando
Fase 2: selezione dei progetti
Da gennaio a marzo 2023 una commissione interna selezionerà le migliori 100 idee progettuali che passeranno alla fase successiva del bando
Fase 3: selezione pubblica
I 100 progetti selezionati parteciperanno ad una votazione pubblica. Sulla piattaforma 1clickdonation ogni persona fisica e/o giuridica potrà votare un solo progetto
Fase 4: assegnazione fondi
Ai progetti più votati verrà assegnato il contributo.
Maggiori informazioni sono reperibili nel regolamento!
Il futuro? Per il 71% dei giovani è promettente
Si può davvero parlare di futuro oggi? E di quale futuro? Fondazione Cattolica ha realizzato Escogito l'iniziativa ideata per aiutare i giovani e inviduare nuovi modelli d'azione con cui costruire il futuro professionale
L’OCSE registra il più alto tasso di appiattamento emotivo dei giovani nei confronti della vita. Eppure nonostante la pandemia, la guerra, il tasso di disoccupazione e di disuguaglianza nel Paese i giovani veronesi hanno fiducia nel futuro. Lo ha dichiarato il 71% dei 700 studenti partecipanti a Escogito, l’iniziata ideata da Fondazione Cattolica Verona per immaginare nuovi modelli d’azione con cui affrontare il futuro. All'interno dell'evento, 5 giovani hanno ricevuto il "Premio Giovani di Valore" ideato per testimoniare le scelte di giovani che in Italia hanno dato vita a imprese ad impatto economico sociale.
Un trend che viene confermato dai numeri nazionali. Nonostante L’Oxfam segnali la presenza di giovani Neet al 23,4%, il tasso di abbandono scolastico al 12,7% e il tasso di disoccupazione giovanile al 21,9%, il 70% dei giovani italiani, etichettati come “choosy”, ha invece voglia di cambiare le cose a partire dalla scuola, dalla politica e dell’ambiente.
Un futuro complesso e sfidante, eppure il 43% di loro è consapevole che per cambiare le cose bisogna mettersi in gioco in prima persona anche perché il 78% sogna un futuro soddisfacente in linea con i propri interessi, con le passioni e all’insegna dell’avvio di attività imprenditoriali.
Il Premio Giovani di Valore
Un futuro che prende forma dal desiderio più che dalle aspettative sociali. Dalla voglia di creare ambienti lavorativi stimolati per sé e per la comunità. Lo testimoniano anche i 5 giovani premiati insieme a Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili e all'Innovazione del Comune di Verona, alla prima edizione “Premio Giovani di Valore”, il premio ideato da Fondazione Cattolica per riconoscere l’impegno di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni che, attraverso le loro scelte, hanno:
- Generato benessere in persone, comunità, ambiente
- Innovato sistemi
- Avviato attività imprenditoriali ad alto impatto sociale
- Creato forti comunità territoriali.
Ma chi sono stati i premiati di questa prima edizione?
Giandonato Salvia - fondatore Progetto Tucum
Ci sono due modi per guardare il povero: starne alla larga o prendersene cura. Giandonato sente che la dignità della Persona è qualcosa che va oltre la sua situazione economica. Questo Premio riconosce l’intraprendenza di un giovane che ha scelto di rispondere all’ingiustizia sociale con un uso sapiente di competenze e innovazione. Tucùm è un’invenzione tecnologica che dialoga con le comunità per generare una società più solidale attraverso il modello dell’Economia Sospesa. Giandonato viene premiato perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo più equo in realtà.
Teresa Scorza - fondatrice ZeroPerCento
Il lavoro lo si può vivere da dipendenti o da intraprendenti. A Teresa, però, non basta lavorare per lavorare perché sente che ci sono Persone a cui manca l’opportunità di esprimere le proprie capacità. Questo Premio riconosce il coraggio di una giovane che di fronte alle impellenti necessità sociali ha scelto di mettersi in gioco per creare un luogo di formazione, lavoro, comunità. ZeroPerCento è una bottega di quartiere che mette al centro la persona e la sostenibilità attraverso il lavoro di chi è più fragile. Teresa viene premiata perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo pieno d’opportunità in un modello d’impresa inclusivo!
Samuele Casartelli e Filippo De Rosa - Casa Legàmi
C’è chi vive una vita intera alla ricerca di sé e chi non ci prova mai. A Samuele e Filippo non bastano le parole, cercano i fatti perché è quando la vita ti fa incontrare l’Altro che riconosci il tuo valore. Questo Premio riconosce lo spirito fraterno con cui un gruppo di giovani ha scelto di fondare una casa per imparare a stare in relazione con tutti e, così facendo, conoscere sé stessi. Casa Legàmi è un luogo vivo che offre amicizia, tempo, sostegno permettendo alle persone di diventare adulti consapevoli e sereni. Samuele e Filippo vengono premiati perché hanno saputo trasformare il desiderio di fraternità in una casa generativa.
Stefano Soardo - fondatore Fucina Machiavelli
Quando dicono che la tua più grande passione non ti permetterà di mantenerti, puoi fare due cose: chiudere i sogni in un cassetto o correre il rischio di provarci. A Stefano però non basta inseguire il suo sogno perché crede che tutti possano vivere facendo ciò che amano di più. Questo Premio riconosce l’intraprendenza di un giovane che ha scelto di scardinare i luoghi comuni e di rendere la cultura un motore aggregativo di crescita per la città. Fucina Machiavelli è un Teatro giovane che attraverso musica e spettacoli fa innamorare dell’arte e di arte fa vivere. Stefano viene premiato perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo ricco di cultura in un’impresa coinvolgente.
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Costruire la fiducia. La passione dell’incontro
Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto alla dodicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi e fare rete sui territori per generare creare bene comune.
“Costruire la fiducia. La passione dell’incontro” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2022 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 24 al 26 novembre. Un tema che affronta la realtà contrapposta e duale, che toglie spazio al confronto e che predilige forme di adesione o contrarietà. In questo tempo in cui il dialogo sembra un’utopia, il Festival vuole porre l’attenzione sul valore della fiducia che invita a mettersi in ascolto e in relazione con l’altro per promuovere un cambiamento. Certo non è facile uscire dal circuito viziato in cui viviamo ma non è forse indispensabile condividere per crescere?
“Per non essere schiacciati o sconfortati dalla realtà presente, con tutti i suoi limiti e le contraddizioni, ma poterla attraversare generando nuova vita e nuove possibilità è necessario guardare oltre noi stessi, è indispensabile tornare ad avere una prospettiva che ci supera, perché la statura di una persona la si misura da ciò che essa attende e dunque dobbiamo ritornare a fondare il nostro agire su un elemento che è costitutivo dell’uomo: la speranza. Una speranza come ciò che ci spinge ad agire per cambiare le cose, perché ci porta a credere al bene comune, nel quale è garantito il bene di ciascuno, a sostenere la vita sempre e comunque, a credere nell’uomo e alle sue grandi potenzialità di bene: a costruire la fiducia”.
Il programma seguito dalla Fondazione al Festival
Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.
Quest’anno Fondazione Cattolica invita gli enti del Terzo Settore e la cittadinanza a partecipare ai 6 tavoli di lavoro dedicati al non profit. Parleremo di Terzo Settore, Co-progettazione, Impresa Sociale, Emarginazione sociale, Comunicazione, Disabilità, concentremo l'attenzione su 2 workshop tematici dedicati al turismo di senso e alla sartoria e agli 8 laboratori esperienziali creati insieme ai membri della rete #GenerAttivi. Vuoi saperne di più? Scoprili qui. Per partecipare ai tavoli di lavoro basta segnare la propria presenza...ti interessa saperne di più? Chiedici?
Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:
Giovedì 24 novembre – ore 21 apertura del Festival
Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con S.E. Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, Segretario Generale della CEI Conferenza Episcopale Italiana
Venerdì 25 novembre – ore 11 Dal welfare state al welfare generativo: dinamiche di legami sociali
Incontro divulgativo e formativo insieme a Adriano Tomba, Segretario Generale Fondazione Cattolica Verona con l’intervento di Paolo Pezzana, Centro ARC Università Cattolica di Milano
Venerdì 25 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune
Serata di premiazione condotta dalla giornalista Giulia Gazzaniga volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.
Sabato 26 novembre – ore 16.30 Creare valore condiviso: linee per l’economia del futuro
Tavola rotonda in cui intervengono: Mauro Magatti, Professore ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore, Massimo Recalcati, Psicoanalista.
Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!









