“Una mano a chi sostiene” il bando dedicato ai progetti di solidarietà
Fondazione Cattolica lancia la seconda edizione di “Una mano a chi sostiene” il bando nato per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale. I progetti vincitori riceveranno un’erogazione per un massimo di 20.000€ fino ad esaurimento delle risorse stanziate di 500.000 euro.
Il bando "Una mano a chi sostiene"
578 idee candidate da 17 regioni italiane, 100 progetti finalisti e oltre 152 mila voti registrati da parte della community digitale. I dati misurati a termine della prima edizione del bando nel 2023 hanno evidenziato l’urgenza di attivare risorse volte a sostenere l’impegno degli Enti non profit che in tutta Italia rispondono in modo efficace e innovativo ai bisogni emergenti.
Per questo Fondazione Cattolica promuove la seconda edizione di “Una mano a chi sostiene”, iniziativa rivolta ad accompagnare attività progettuali riguardanti:
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- assistenza e solidarietà sociale;
- educazione, istruzione e formazione;
- cultura.
Al bando possono partecipare:
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- Enti del Terzo Settore;
- Enti privati senza scopo di lucro;
- Enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.
Come partecipare al bando
Dall’1 novembre fino al 28 febbraio ciascun Ente può candidare un solo progetto inerente le tematiche oggetto del bando sul sito unamanoachisostiene
Da marzo fino a fine maggio 2025 la commissione interna di Fondazione Cattolica selezionerà i 100 progetti più rispondenti ai criteri del bando che accederanno in qualità di finalisti alla votazione online. Grazie alle preferenze espresse dalla rete verrà stilata la classifica dei progetti vincitori. Fondazione Cattolica procederà quindi all’assegnazione dei contributi in base alla classifica di preferenza.
Il contributo verrà liquidato previa dimostrazione del raggiungimento degli obiettivi prefissati e della rendicontazione dei costi sostenuti.
Vuoi saperne di più? Leggi il regolamento del bando!
Scopri i progetti vincitori della prima edizione del bando.
Al via il nuovo Bando People Raising da 500.000€!
Le trasformazioni economiche, lavorative e sociali degli ultimi anni hanno modificato la compagine del Terzo Settore. Sempre più organizzazioni sociali evidenziano il bisogno di attrarre nuovi volontari nella gestione delle attività e al tempo stesso necessitano di collaboratori qualificati disponibili ad impegnarsi in ambienti professionali soddisfacenti ed entusiasmanti.
Nonostante la criticità sia ormai un’evidenza da anni, esistono ancora troppe poche soluzioni strutturali capaci di arginare il problema.
Con il bando People Raising Fondazione Cattolica vuole intervenire attivamente sul capitale umano, vera fonte di ricchezza nel Terzo Settore, attraverso la valorizzazione di proposte progettuali volte a coinvolgere volontari e professionisti in attività di interesse generale.
A chi si rivolge il Bando
Il bando People Raising si rivolge a:
– Enti di Terzo Settore (ETS) incluse le Reti Associative;
– Enti privati senza scopo di lucro, con l’esclusione di: formazioni e associazioni politiche, sindacati, associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, enti coordinati o controllati dai suddetti enti;
– Enti Religiosi civilmente riconosciuti (comprese Associazioni e Movimenti ecclesiali).
Ciascun Ente o raggruppamento di Enti partecipanti al bando può partecipare candidando un solo progetto.
Finalità del Bando
Il bando People Raising mira a promuovere e sostenere iniziative progettuali che vedano gli Enti non profit porre al centro delle loro strategie e programmi di sviluppo il tema delle risorse umane, intraprendendo percorsi e azioni specifiche finalizzate all’ingaggio e alla valorizzazione delle persone come risorsa primaria e fondamentale dell’organizzazione, per garantirne lo sviluppo futuro.
Potranno quindi essere previste azioni di comunicazione, sensibilizzazione, orientamento, selezione, formazione, coaching tali da rendere l’ente attrattivo per persone interessate a partecipare, a diverso titolo ad attività con finalità sociale.
Tempistiche del Bando People Raising
Il bando si sviluppa in tre fasi:
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- FASE 1, Candidatura proposta progettuale. Da oggi fino al 28.02.2025 gli enti non profit possono candidare la propria idea all’interno della piattaforma dedicata di Fondazione Cattolica. Clicca qui per accedere.
- FASE 2, Selezione delle idee progettuali. Dall’inizio di marzo fino al 30.4.2025 Fondazione Cattolica contatterà direttamente gli Enti selezionati per approfondire l’idea progettuale e richiedere la documentazione necessaria a completare l’istruttoria che dovrà essere inviata entro tre mesi da tale comunicazione. La Fondazione valuterà le proposte definitive e, a suo insindacabile giudizio, deciderà in merito alla concessione o meno del contributo.
- FASE 3, Realizzazione del progetto. I progetti accolti dovranno essere realizzati entro 12 mesi dalla comunicazione dell’avvenuta approvazione, pena la decadenza dal contributo. Ciascun progetto potrà ricevere al massimo un contributo di € 25.000,00 se proposto da singolo Ente o di € 50.000,00 se proposto da raggruppamento di Enti o da Reti Associative. Il contributo della Fondazione non potrà superare l’80% dei costi complessivi del progetto che potranno prevedere allocazioni fino ad un massimo del 10% di costi di struttura.
Per maggiori informazioni si invita a prendere visione del regolamento e/o a contattare la Fondazione tramite email: fondazione.cattolica@generali.com
Un modo nuovo di fare sociale: il non profit che crea economia e genera comunità
Andrea è un ragazzo quando capisce che vuole dare un senso alla propria vita. Non gli sta bene un sistema che punta tutto al “produci e consuma”, sente che c’è di più. Che può fare di più. E inizia a cercare la sua strada.
Si avvicina alla politica, poi al volontariato, infine diventa operatore tecnico del 118. Poi nascono i suoi bambini e per loro vuole costruire un mondo più bello. Ma attorno a sé vede cemento, scuole grigie e tristi. Così coinvolge altri genitori e inizia a pitturare le pareti dell’asilo, a piantare fiori nell’aiuole e rende gli ambienti di quei bambini più accoglienti.
Ma la spinta a fare di più cresce. Vuole prendersi cura della comunità e trova persone con cui condividere questo obiettivo. Nasce l’associazione Gulliver, che da un bisogno di pochi diventa la risposta per molti. Corsi nelle scuole, inclusione delle persone migranti, recupero di vecchi oggetti, mantenimento aree giochi.
Oggi Gulliver sfama 430 famiglie ed è un riferimento per 650 nuclei che non devono preoccuparsi di comprare vestiti. Un riferimento dentro e fuori Pesaro, un’associazione fatta di 250 persone, 50 collaboratori e 300 tirocini attivati all’anno.
Onlus Gulliver: una realtà sociale che crea economia e genera comunità
Gulliver nasce a Pesaro 12 anni fa dall’idea di Andrea Boccanera, il Presidente, e un gruppo di genitori che decisero di impegnarsi per rendere più accoglienti gli spazi educativi dei loro bambini. Il numero di volontari è rapidamente cresciuto e il raggio d’azione si è straordinariamente ampliato.
Oggi Gulliver e i suoi volontari si occupano di attività nelle scuole, collaborano con le carceri per lo sconto di pene alternative attraverso la manutenzione di parchi e giardini pubblici. Hanno attivato 20 free library, servizi di trasporto e accompagnamento per anziani, percorsi di pcto, servizio civile per i giovani e un’importante progettualità è stata ideata sul tema del riuso. Le Botteghe del Riuso nascono su ispirazione del gruppo Emmaus in Francia, dei charity shops inglese e di altre piccole esperienze in Nord Europa. Si tratta di 4 magazzini, per una superficie totale di 7000 mq in cui vengono raccolti beni di ogni genere donati dai cittadini di Pesaro e provincia, acquistabili attraverso un contributo e disponibili gratuitamente per le persone che hanno un ISEE molto ridotto.
Attraverso questa attività Gulliver riesce a finanziare numerose attività del territorio e persino a dare contributi agli enti pubblici, invertendo il sistema di sostegni che solitamente caratterizza le realtà del non profit.
Stimolare la partecipazione attiva dei cittadini per la cura del bene comune, allontanarsi dalla visione egoistica contemporanea e generare cambiamento attraverso l’impegno civico. Questi sono gli obiettivi di Gulliver, una realtà in continuo fermento, che immagina strade nuove per costruire insieme un mondo migliore.
Un modo nuovo di fare sociale
Gulliver dimostra che il volontariato è motore di partecipazione attiva e può generare economia coinvolgendo la comunità.
I tempi sono ormai maturi per un nuovo modo di fare sociale ed esplorare le potenzialità del Terzo Settore.
Padre Natale Brescianini, formatore, coach e monaco della comunità benedettina camaldolese ne è convito. Tutto il sistema del lavoro è a suo parere in una fase di cambiamento. Il mondo profit è investito da una profonda crisi di senso. Le persone occupano gran parte delle loro giornate in attività in cui non si riconoscono, mentre il lavoro, per il pensiero benedettino, dovrebbe essere un elemento fondante della felicità umana.
Il non profit invece deve imparare a reggersi sulle proprie gambe e per farlo deve recuperare l’idea di profitto non come fine ma come strumento per sostenere la propria attività.
Il valore delle relazioni e una nuova idea di lavoro
“È la qualità delle relazioni che determina il successo di un’organizzazione, di un’impresa”. Mondo profit e non profit, suggerisce Brescianini, devono recuperare il valore della relazione, internamente ed esternamente. L’uomo è fatto per la collaborazione, non per la competizione e i luoghi di lavoro possono diventare il luogo in cui sperimentare una nuova visione del mondo. In cui educare, non alla performance ma alla relazione collaborativa e generativa tra le persone. In questo il Terzo Settore può essere di grande supporto al mondo profit e insieme creare valore sociale.
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Insieme per crescere, sviluppare comunità
Il video contest "Insieme per Crescere" è nato dalla volontà di esprimere il valore educativo e relazionale dell'esperienza Grest. Oltre 25 Parrocchie e Circoli Noi hanno partecipato alla prima edizione del contest, inviando video artigianali che mettevano al centro la bellezza della relazione ricca di cooperazione, formazione, divertimento, gioco, inclusione, servizio…e molto altro ancora.
Impegno, cura e responsabilità sono gli elementi caratterizzanti i 10 video finalisti pubblicati sui canali social di Fondazione Cattolica. Ancora una volta Parrocchie e Circoli Noi si sono dimostrati veri alleati delle famiglie nella crescita educativa e spirituale delle nuove generazioni. A dimostrarlo è l’attivazione comunitaria e le oltre 9 mila interazioni digitali che hanno decretato i 3 video vincitori del contest.
I vincitori del contest Insieme per Crescere
Con 1.416 voti registrati, la Parrocchia di Sommacampagna - Custoza si aggiudica il primo posto.
Seguita dal Circolo Noi Il Sentiero con 1.319 voti
Terza classificata è la Parrocchia di Vigasio con 1.030 voti
Insieme per crescere, sviluppare comunità
Desiderio di Fondazione Cattolica è continuare un cammino condiviso di crescita. Per questo la Fondazione proclamerà i vincitori durante l'evento “Insieme per crescere, generare comunità”, un’occasione per riflettere insieme sull’oggi e sul domani, identificare buone prassi e modelli che attivino e vitalizzino le realtà comunitarie.

Parteciperanno all'evento come relatori:
don Matteo Malosto Direttore Centro pastorale adolescenti e giovani
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- don Paolo Zuccari, Presidente NOI Aps Verona
L’iniziativa si terrà nella sede di Fondazione Cattolica in via Adua , martedì 10 settembre dalle 11.00 alle 12.00 con momento conviviale finale. E' richiesta comunicazione dei partecipanti.
Per saperne di più sul contest in oggetto è possibile prendere nota del regolamento!
La ricerca di senso come motore dell’impegno per il bene comune
Federico ha solo otto anni quando scopre cosa vorrà fare da grande: vuole diventare un batterista e costruire i suoi strumenti musicali con materiali di recupero. Ma con il tempo quel sogno diventerà molto più grande.
Cresce, viaggia, suona e inizia ad immaginare un mondo fatto di musica e di persone felici. Di opportunità e di legami che migliorano la vita e promuovono il bene comune.
Nel 2010, insieme a Sara, Marco e Federico, fonda una piccola marching band composta da ragazzi con diverse età ed abilità e strumenti creati con materiali di riciclo. Ma poi la terra trema. A Finale Emilia la scossa di terremoto distrugge case, strutture e sale prove. Federico però non molla, nella tendopoli continua a suonare e l’equipaggio della Banda Rulli Frulli cresce.
Costruiscono strumenti, incidono dischi, realizzano concerti, anche su palchi molto prestigiosi ed esportano il loro modello in giro per l’Italia, facendo della musica uno strumento di integrazione per vivere in armonia.
Federico ha realizzato il suo sogno e fa un lavoro speciale: rende felici le persone.
Rulli Frulli: la musica come strumento di integrazione e di promozione del bene comune
Banda Rulli Frulli nasce nel 2009 dall’idea del suo direttore, Federico Alberghini, di costruire strumenti musicali da oggetti di recupero e di realizzare una banda musicale inclusiva, per tutte le età e tutte le abilità.
All’inizio erano poco più di una quindicina di ragazzi, ma nel 2012 è accaduto qualcosa di inaspettato. La terra ha tremato a Finale Emilia, la gente ha perso case e lavoro, ma sotto i tendoni in cui hanno trovato riparo, il senso di comunità si è fatto più forte. I legami tra le persone si sono fatti più forti. E la banda di Federico ha suonato forte, più del terremoto. In poche settimane sono arrivati a 40 elementi.
Da quel momento hanno iniziato a portare il loro spettacolo in giro per il Paese, anche su palchi molto prestigiosi, come quello del Primo Maggio o accanto a Papa Francesco. Hanno esportato il loro modello, in quartieri difficili, nelle carceri, attivando 11 bande in giro per l’Italia e coinvolgendo oltre 2400 ragazzi.
La loro sede oggi si trova a Finale Emilia e oltre a Rulli Frulli comprende un bar ristorante gestito da ragazzi con disabilità, una sala polivalente, l laboratorio lavorativo per ragazzi con disabilità AstronaveLab, Rulli Frullini la banda dei più piccoli, una radio e un laboratorio di costruzione.
Banda Rulli Frulli è un progetto che Federico ha perseguito con grande tenacia ed è dimostrazione di come la ricerca di senso e la volontà di trovare soluzioni innovative per generare bene comune possa davvero costruire comunità inclusive e felici.
Il Terzo Settore in Italia
Chiara Tommasini, Presidente CSV Net, fornisce una panoramica del Terzo Settore in Italia, le cui organizzazioni possono così suddividersi:
- 85% sono associazioni, di volontariato (odv) o di promozione sociale (aps)
- 4,3% Cooperative e imprese sociali (in cui lavora il 40% degli occupati del settore)
- Enti filantropici
- Fondazioni
- Società di mutuo soccorso
- Centri per i servizi del volontariato (erogano servizi di supporto per promuovere e rafforzare la presenza e il ruolo dei volontari. In Italia sono 49, riuniti in un’associazione nazionale, il CSV Net e operano grazie al sostegno delle fondazioni di origine bancaria)
- Altre organizzazioni
Il Terzo Settore è impegnato in molteplici ambiti, riconducibili alla definizione di “attività di interesse generale”. “Il suo valore” spiega la Presidente Tommasini “non risiede unicamente nella capacità di risposta che è in grado di dare ai bisogni della società, ma anche nella cultura del dono e nella solidarietà che riesce a costruire, anche nelle nuove generazioni”. Il Terzo Settore ha dunque un forte impatto culturale e di rigenerazione sociale.
Il volontariato e la ricerca di senso come motore dell’impegno per il bene comune
Attivare le persone e coinvolgerle nel tempo in attività di volontariato non è semplice. Le problematiche che più spesso riscontrano le organizzazioni e i cittadini che si avvicinano a questo mondo sono:
- poca partecipazione delle nuove generazioni
- volontari più anziani che non lasciano spazio
- attività troppo impegnative e non a portata di chi ha poco tempo
Ma per Chiara Tommasini bisogna guardare oltre. La società contemporanea non favorisce l’inclusione dei giovani, ma esistono molte realtà che possono essere “attrattive per i nuovi volontari in particolare per i più giovani che, oggi come ieri, sono alla ricerca di un senso per arricchire il loro percorso di vita e il volontariato è pieno di senso”.
È necessario però che il mondo del volontariato, anche con il supporto dei Centri di Servizio, migliori la capacità di comunicare con i giovani sia in grado di “costruire con questi una relazione positiva, basata su un’esperienza bella e stimolante. Bisogna creare un clima interno positivo, di fiducia, costruire una buona organizzazione che abbia chiara la propria vision e che persegua la propria mission in modo efficace. Sentirsi parte di una comunità, credere nel suo miglioramento, donarsi ma anche ricevere e arricchirsi di belle relazioni è la chiave per coinvolgere sempre più persone in una bella esperienza di vita che si chiama volontariato”.
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Partecipa al primo contest video per raccontare i Grest
“Insieme per crescere!” è espressione del valore educativo e relazionale dell’esperienza GREST. Settimane a contatto che mettono al centro la bellezza della relazione ricca di cooperazione, formazione, divertimento, gioco, inclusione, servizio…e molto altro ancora.
“Insieme per crescere!” è il primo contest video ideato da Fondazione Cattolica per raccontare i valori che aiutano le giovani generazioni a crescere in comunità accoglienti.
Un’occasione unica per diventare protagonisti di un racconto che focalizza l’attenzione su un’esperienza che mette al centro la relazione come motore di crescita!
Come funziona il contest
- Possono partecipare al contest solo le Parrocchie e i Circoli Noi aderenti al Bando Grest 2024
- Ogni parrocchia e/o circolo può inviare un solo video
- Tutti i video ricevuti verranno valutati da una commissione interna
- I 10 video maggiormente rispondenti ai criteri valutativi saranno pubblicati sui canali social della Fondazione e…
- Dal 1° agosto i video saranno online e sostenibili dalla community digitale
- I video più sostenuti permetteranno all’ente di appartenenza di vincere una somma economica!
Come partecipare a "Insieme per crescere"
Partecipare al contest è semplice! Leggi e attieniti al regolamento. Fai firmare il modulo di autodichiarazione, le liberatorie maggiorenni e minorenni con i documenti di privacy. Invia tutto il materiale (video, liberatorie e privacy) entro il 15 luglio alle ore 12.00
Per maggiori informazioni chiama la Fondazione allo 045 8083211
Torna il Bando GREST
Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie! Anche quest’anno Fondazione Cattolica ha scelto di investire nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST perchè attraverso la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale. Un’esperienza che la Fondazione ha scelto di raccontare anche attraverso un nuovo percorso…rimani connesso per sapere di cosa si tratta. News a breve!
Il Bando GREST 2024
Fondazione Cattolica stanzia 100.000€ per il Bando GREST 2024 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona. Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.
Modalità di partecipazione
Per partecipare basta seguire le istruzioni dichiarate all’interno del regolamento. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 15 Giugno 2024. Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria della Fondazione.
Modalità di erogazione
Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2024. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.
Fondazione Verona Minor Hierusalem e il volontariato culturale che crea legami
Nell’Alto Medioevo, quando la Terra Santa era difficilmente raggiungibile, Verona iniziò ad essere nominata “Minor Hierusalem”, “piccola Gerusalemme”, un appellativo nato dal desiderio di ritrovare nella città italiana corrispondenze con i luoghi più importanti della capitale giudaica.
Un’analogia fatta di richiami e somiglianze urbanistiche e topografiche, che tracciano un percorso inedito di Verona. Un pellegrinaggio artistico, culturale e spirituale che oggi Fondazione Verona Minor Hierusalem valorizza e rende fruibile attraverso il volontariato culturale.
La Fondazione Verona Minor Hierusalem e le sue attività
Verona Minor Hierusalem propone un turismo culturale ed esperienziale, che valorizza la città di Verona. Proprio per questo la governance comprende rappresentanti delle principali istituzioni e organizzazioni cittadine, al fine di coinvolgere e attivare gli attori della città nella custodia e nella promozione della storia di Verona.

Attività prevalente della Fondazione è l’accoglienza in alcune chiese della città, attraverso un volontariato culturale formato ad oggi da 430 cittadini e oltre 100 studenti in alternanza scuola lavoro.
Tra i volontari e la Fondazione, si crea un circolo virtuoso, tipico dell’economia del dono, nel quale si dona tempo per ricevere formazione, crescita personale e di competenze. La proposta formativa può anche essere personalizzata, secondo gli interessi personali e può approfondire temi diversi: storia dell’arte, spiritualità, lingue straniere, canto e persino teatro.
La Fondazione propone un pellegrinaggio urbano, culturale e non ultimo spirituale, per conoscere Verona quale Minor Hierusalem. Delle attività promosse ne beneficiano i visitatori che possono accedere a chiese cittadine difficilmente visitabili, gli abitanti di Verona che possono conoscere aneddoti e particolari spesso sconosciuti e i turisti che esplorano luoghi esclusi dai percorsi tradizionali.
Gli itinerari culturali proposti, articolati nella visita di alcune chiese poste lungo l’antica via Postumia, sono:
- Rinascere dalla Terra - Verona crocevia di civiltà, storia e cultura
- Rinascere dall’Acqua - Verona aldilà del fiume
- Rinascere dal Cielo - Verona tra le note di Mozart e una nave di santi
Il modello di volontariato culturale
Fin dalla sua nascita, l’obiettivo della Fondazione era creare legami. Prima di rivolgersi al turismo, il progetto era infatti pensato come scambio culturale tra volontari. Rapidamente lo sguardo si è aperto all’esterno, in un’ottica di restituzione.
“Il volontario della Fondazione è un cittadino innamorato della sua città- spiega Paola Tessitore, Direttrice della Fondazione - che non è più solo spettatore della bellezza ricevuta, ma che secondo le logiche dell’economia del dono, diventa promotore di questo patrimonio e si attiva per tramandarlo nel futuro”. Un obiettivo che la Fondazione persegue creando e promuovendo relazioni con il territorio, tra i volontari e con i visitatori con cui gli stessi entrano in contatto.
“Tessere relazioni per il Bene Comune” è divenuto il modello valoriale e organizzativo adottato dalla Fondazione che si basa su sei pilastri: economia del dono; formazione interdisciplinare; creazione di valore nelle relazioni; passaggio intergenerazionale della cultura; sinergia con il territorio e l’ambiente imprenditoriale e innovAtibilità (ovvero l’innovazione culturale attivata per favorire un’accoglienza inclusiva e sostenibile).
La cultura come strumento di inclusione
Nel 2022 Fondazione Verona Minor Hierusalem è stata tra i vincitori del Bando Una Mano A Chi Sostiene con il progetto “Cultura e innovazione per l’inclusione sociale intergenerazionale”, avente l'obiettivo di rendere le chiese del quartiere multietnico di Veronetta un luogo di inclusione. La cultura dunque è diventata strumento per favorire l’accoglienza, aumentare la coscienza civica, sviluppare una cittadinanza attiva e creare nuove appartenenze.

Sono stati coinvolti nel progetto gruppi con caratteristiche differenti: due classi di scuola secondaria di primo grado, due classi di scuola primaria, due classi di studenti stranieri che frequentano un corso di italiano, un gruppo misto composto da abitanti del quartiere e volontari in formazione della Fondazione Verona Minor Hierusalem.
Attraverso visite e laboratori esperienziali, gli spazi e le opere d’arte presenti nelle chiese sono diventati strumenti per stabilire relazioni con il contesto e con gli altri partecipanti.
Questi nuovi legami hanno trasformato un luogo di identità, la chiesa, in un luogo di accoglienza.
Il progetto è ancora in corso, ma il modello strutturato e i risultati fin qui raggiunti consentono di immaginare una sua replicabilità nel tempo e in contesti diversi, a dimostrazione che “la cultura può diventare strumento di inclusione e trasformazione”.
Se questo argomento ti appassiona, leggi l’articolo che abbiamo dedicato al potere della bellezza e l’esperienza di Mario Cappella al rione Sanità di Napoli.
Il volontariato e i sorrisi che curano l’anima
È possibile dare un senso al dolore? Claudio non lo sa, ma con il tempo scopre che le sue ferite possono asciugare le lacrime altrui con un sorriso. E così il dolore si trasforma e diventa speranza.
Insieme ad altre famiglie, che come lui hanno vissuto la perdita un figlio per malattia, decide di dar vita all’Associazione Progetto Sorriso. L’obiettivo è aiutare a rendere efficienti i reparti pediatrici veronesi di Borgo Roma e Borgo Trento e le cure efficaci. Per farlo bisogna tornare in un luogo pieno di ricordi difficili da affrontare. Gli ospedali. Ma lì ci sono i bambini, le loro famiglie, il loro dolore. E Claudio sa che serve gioia per nutrire la speranza.
E così, oltre ad attrezzature mediche, giocattoli per bambini, materiali per i reparti pediatrici… tra le corsie si muove una squadra di volontari con il naso rosso e la bocca che ride. Sono i clown dottori. La comicoterapia diviene il mezzo per entrare in contatto con il dolore facendo spuntare un sorriso. Aiutare la guarigione nutrendo la fantasia di quei pazienti. Che prima di essere malati sono innanzitutto bambini.
L’associazione di volontariato Progetto Sorriso
Progetto Sorriso è un’organizzazione di volontariato nata nel 1996 su iniziativa di un gruppo di genitori che hanno vissuto l’esperienza di un figlio affetto da grave malattia. Nel nome è già inscritto il suo obiettivo: ridare il sorriso ai bambini affetti da patologie gravi e alle loro famiglie.
“La prima cosa è stata rendere più agevole l’assistenza delle mamme durante le giornate di ricovero - racconta Claudio Scarmagnani, presidente dell’Associazione - poi ci siamo occupati di ciò che ruota attorno alla degenza: giocattoli, comfort, attrezzature mediche, anche aiuti economici”. Interventi che hanno migliorato la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. Ma le persone quando soffrono hanno bisogno di avere accanto altre persone. Di non sentirsi sole. Così è iniziato il percorso di comicoterapia, che alleggerisce lo spirito e combatte la solitudine.
I volontari vengono formati ad entrare in contatto con situazioni molto delicate, a comprendere l’emotività dei bambini e delle loro famiglie, ma anche a proteggere il loro equilibrio emotivo. Partecipano professionisti e persone comuni, spinte da ragioni di fede, dalla voglia di fare qualcosa di bello per gli altri ma soprattutto per migliorare loro stessi e mettere a disposizione questo arricchimento.
Il volontariato in Italia
Marco Lucchini, Segretario Generale della Fondazione Banco Alimentare ONLUS, spiega che il volontariato in Italia è storicamente solido e sviluppato, ma solo da poco tempo ha imparato a rappresentarsi con dei numeri.
Gli ultimi dati Istat disponibili, aggiornati al 31.12.2024, rilevano nelle istituzioni non profit la presenza di:
- 4.616.915 volontari totali
- Maggioranza maschile (2.690.756 maschi, 1.926.159 femmine)
- Prevalenza in nord Italia (2.602.010 al Nord, 1.078.707 al Centro, 631.553 al Sud e 304.646 nelle Isole)
I censimenti permettono inoltre di distinguere tra un volontariato formale e quello informale. Il primo individua l’appartenenza a un’organizzazione, cui si sceglie di dedicare il proprio tempo e solitamente coinvolge le persone più mature (65-74 anni). La categoria informale invece è tipica dei giovani.
Mentre il volontariato formale coinvolge soprattutto uomini, in realtà sono le donne che dedicano più tempo al volontariato ma in una dimensione informale, che va dall’aiuto alla propria comunità, a parenti, amici, parrocchie, senza che ci sia un legame stabilito con un’istituzione specifica.
Il volontariato registra una maggiore presenza in Nord Italia rispetto al Sud, anche perché il volontariato viene solitamente praticato da persone che hanno uno status economico solido, più comune nel settentrione. Di contro le imprese sociali si stanno sviluppando soprattutto al Sud, perché considerate anche una possibile fonte di reddito.
Il Covid poi, spiega Lucchini, ha determinato un profondo cambiamento dal punto di vista geografico: prima il volontariato era molto legato al territorio di residenza e lì vi si svolgeva, anche appartenendo a organizzazioni che operano a livello nazionale o internazionale. Con la pandemia invece si è concretizzata la possibilità del volontariato digitale.
Il volontariato in Europa
Paese che vai volontariato che trovi. La storia di ogni singolo Paese si riflette sulla nascita e le caratteristiche del volontariato praticato in quella nazione. Nei Paesi dell’Est ad esempio, che vengono da storie di dittatura, difficilmente si riesce a offrire gratuitamente la propria disponibilità e le organizzazioni fanno affidamento su dipendenti più che volontari. In Germania invece pubblico e privato hanno finanziato il mondo ecclesiastico perché si facesse carico dell’aspetto sociale.
Un dato interessante è l’apertura delle nuove generazioni al volontariato internazionale. Un’opportunità resa possibile anche dalla migliore conoscenza dei giovani d’oggi delle lingue straniere.
Opportunità e criticità del volontariato
L’informalità potrebbe essere considerata una criticità, perché potrebbe ridurre la capacità di incidere sulla realtà. Ma allo stesso tempo può diventare opportunità se questa è la forma in cui le persone di oggi riescono a impegnarsi.
Il Bene accade. Anche fuori dalle organizzazioni. “Il volontariato è un’espressione della persona” come dice Lucchini e pertanto si declina in varie forme, anche fuori dalle strutture convenzionali. Esistono molti gesti di cura, privati, non registrati nei dati delle tabelle, che però hanno un impatto sociale altissimo.
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Il welfare generativo: uno strumento trasformativo e di cittadinanza attiva
Per Samantha non è stato semplice scoprire la propria strada e accogliere il progetto che il destino le riservava. Da bambina sognava di diventare ballerina, ma il mondo intorno a lei le diceva che non era abbastanza, che non era adeguata a quella carriera. Per questo aveva paura della disabilità. Temeva di riconoscere nelle fragilità altrui le proprie. Ma ad un certo punto ha scelto di andare oltre. Decide di fare volontariato in un centro disabili. Il contatto con le “imperfezioni” le cambia la vita e sceglie di diventare educatrice. La paura se n’è andata con la forza della fede. Samantha si affida a un progetto più grande di lei e si sente pronta a trasformare i propri progetti di vita.
Un altro incontro fortunato, infatti, l’attende nel suo cammino, quello con Don Paolo dell’associazione La Rotonda a Baranzate, nella periferia di Milano. Un quartiere complesso, multietnico e di vite faticose. Samantha amplia le proprie conoscenze e lì progetta la sartoria sociale, il dopo scuola, l’emporio, l’housing sociale… In quel quartiere difficile Samantha fa risplendere la sua essenza e quella delle persone che lo abitano, trasformando la fragilità in potenzialità.
Le attività de La Rotonda
La Rotonda è un’associazione nata nel 2010 a Baranzate, su impulso della Parrocchia Sant'Arialdo e in particolare del parroco, Don Paolo Steffano, per promuovere iniziative a carattere sociale, educativo, formativo e lavorativo. La Rotonda è “un microcosmo”, come lo definisce Samantha Lentini, oggi Presidente dell’associazione. È un motore che rigenera la comunità attivando le risorse presenti al suo interno e facendole uscire dallo stato di bisogno. Realizza progetti di autonomia che contrastano la povertà e valorizzano il capitale umano, dalla formazione lavorativa all’insegnamento della lingua italiana per gli stranieri, dall’educazione all’housing sociale.
Terzo Settore: competenza, visione, innovazione
Il Terzo Settore è portatore di conoscenze e competenze specifiche, cui altri rami dell’economia e del vivere civile guardano per attingere nuove risorse e stimoli. Un sapere, che si impara sui libri ma soprattutto nella vita vera e attraverso le esperienze quotidiane vissute. “Non è un lavoro full time il mio” sostiene Samantha “ma full life”.
Ciò che in particolare caratterizza il Terzo Settore è la capacità di visione, di individuare le innovazioni che poi diventeranno asset strategici condivisi, ad esempio le comunità energetiche, l’investimento sulla personale, il valore della responsabilità sociale per le imprese e l’opportunità di incidere nella comunità in cui operano.
La coprogettazione: una risorsa da esplorare per avviare percorsi di welfare generativo
Anche il rapporto tra Terzo Settore e Pubblica Amministrazione è in una fase di profondo rinnovamento. Nonostante il principio di sussidiarietà vi è stata a lungo una subalternità rispetto il Pubblico. Negli ultimi tempi però, da una dinamica di mutua convenienza, sostiene Cristina De Luca, Presidente CSV Lazio e Vicepresidente di Fondazione Italia Sociale, siamo passati ad un dialogo più consapevole delle reciproche specificità e delle potenziali sinergie. Relazioni di condivisione che possono tradursi nello strumento della coprogettazione. L’innovazione, le competenze, la capacità d’intervento e di presenza articolata sul territorio di cui il Terzo Settore è portatore, può essere condivisa con i vari soggetti pubblici e, nel rispetto delle differenze e delle diverse responsabilità, è possibile realizzare insieme progetti di welfare generativo.
Il welfare generativo: uno strumento trasformativo e di cittadinanza attiva
In questi ultimi anni la nostra società si è trasformata profondamente e così anche il sistema del welfare. È oggi difficile dare risposte globali, perché il mondo di oggi è più complesso. Si devono ripensare i servizi e le modalità di erogazione. Anche il volontariato è mutato, specie per i giovani, che non possono più garantire un impegno a lungo termine e preferiscono attivarsi saltuariamente e per iniziative specifiche. Dunque, è necessario trovare anche nuove modalità di coinvolgimento.
L’obiettivo dev’essere l’implementazione di un welfare generativo, che attraverso le azioni rigenera le comunità, che costruisce percorsi virtuosi, favorisce una crescita dei territori in cui opera, che sa ideare nuove modalità in cui declinarsi, che valuta la propria efficacia sull’impatto determinato dalle proprie azioni. Un welfare generativo produce una sorta di economia circolare, un movimento virtuoso che non solo sa dare risposte ai bisogni ma che fa crescere la società nel suo complesso.
Per fare questo, si deve investire sui giovani, sostiene Cristina De Luca, per far capire loro quanto è importante un esercizio di cittadinanza e civismo e attivare la collaborazione tra generazioni.
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