Volontariato d’impresa? Ecco perchè e come puntarci!
In Italia, secondo un’indagine condotta da Osservatorio Socialis, dopo il 2020, il 96% delle imprese ha investito in attività filantropiche di Corporate Sociale Responsability (CSR) attraverso iniziative che hanno favorito un miglioramento reputazionale, l’aumento della soddisfazione da parte dei dipendenti e rinvigorito il senso d’appartenenza. Nell’ultimo decennio le iniziative di CSR mantengono un investimento finanziario in costante crescita e il 26% delle aziende dichiara di impegnarsi in attività di volontariato aziendale all’interno del contesto imprenditoriale, con donazioni sul territorio e in casi più limitati anche all’estero.
Le forme di volontariato d'impresa
Il volontariato d’impresa è una forma di supporto incoraggiata dall’azienda per organizzare attività di partecipazione del proprio personale alla vita della comunità locale, supportando organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro. Secondo la normativa l’azienda può adottare molteplici le formule:
- Volontariato aziendale: durante l’orario lavorativo i dipendenti si dedicano ad attività di servizio a beneficio di un’organizzazione
- Community Days: iniziative di volontariato della durata di uno o più giorni in cui è coinvolta l’intera azienda
- Team Grant: erogazioni da parte dell’azienda a fronte di un lavoro di volontariato realizzato da un team di dipendenti
- Servizi pro bono: concessione gratuita di servizi o di specifiche competenze professionali al servizio di coloro che non sono in grado di affrontarne il costo
- Programmi di leadership:offerti a manager, dirigenti, membri del CdA, per supportare per un periodo di tempo variabile un’organizzazione non profit
- Volontariato di competenza: si fa riferimento a molteplici forme di impegno solidaristiche attraverso le quali i dipendenti delle aziende (dai dirigenti apicali agli impiegati esecutivi, passando per le figure intermedie nella piramide organizzativa) mettono le proprie capacità professionali al servizio della comunità, principalmente durante l’orario di lavoro, perciò con l’autorizzazione dei propri capi.
I vantaggi del volontariato d’impresa
Il volontariato d’impresa registra un vantaggio tangibile per le aziende in merito alla reputazione dell’immagine aziendale. Le imprese intervistate da un’indagine Bocconi nel 2021, hanno constatato:
- aumento della motivazione del personale;
- miglioramento del clima interno;
- sviluppo di maggiori opportunità sul mercato con una migliore fidelizzazione della clientela.
I vantaggi non si esauriscono però alle aziende perché anche gli enti del Terzo Settore registrano:
- miglioramenti nella promozione della propria mission
- maggiore estensione di destinatari dei servizi
- acquisizione di maggiori competenze
- miglioramento nella ricezione di contributi economici e maggiore visibilità.
Ciononostante, le organizzazioni sociali hanno dichiarato il forte rischio di rendere il volontariato d’impresa un mero strumento di appannaggio. Il fine di queste operazioni spesso si trasforma in una strumentalizzazione volta ad accrescere l’appeal presso i consumatori senza un reale investimento nelle politiche di sostenibilità. E’ possibile allora promuovere azioni realmente sostenibili con un impatto di lungo periodo?
Progettazioni condivise per nuove forme di volontariato
L’esperienza maturata negli anni da Fondazione Cattolica, in contatto con imprese ma al tempo stesso con una rete di enti del Terzo Settore, permette di individuare una strada nella progettazione condivisa. Il volontariato di competenza, tra le formule di volontariato d’impresa in ascensa e fiscalmente deducibile, si dimostra un valido strumento per creare una connessione tra il mondo aziendale e il non profit se agito all’interno di un percorso di reciprocità. A tal punto, la Fondazione agisce per favorire la connessione tra mondi mettendo in relazione organizzazioni con obiettivi affini, valori comuni e intenti condivisi favorendo così i regolamenti varati dall’UE sui bilanci di sostenibilità che impongono alle aziende di introdurre alcuni indicatori chiave di prestazione per dimostrare di aver realmente privilegiato i lavoratori, la comunità e l’ambiente, in un’ottica di contribuzione delle aziende alla sostenibilità economica, ambientale e anche sociale.
Vuoi sapere come creare collaborazioni propositive con aziende o enti del Terzo Settore? Scrivici!
A Napoli per coltivare lo spirito dell'impresa sociale
Ogni viaggio è segnato da alcune aspettative iniziali e questo, organizzato per premiare i "Giovani di Valore", non era da meno. Conoscere, scoprire cose nuove, crescere erano solo alcune delle attese messe in valigia. Ma cosa portiamo a casa al termine di questa esperienza? La conoscenza di un Meridione che non è quello che solitamente leggiamo sui giornali. Un territorio ricco di micro imprenditorialità, caratterizzato da legami forti, da reti dinamiche, da bisogni chiari e risposte sinergiche che provengono sempre dal basso, da lavoro e possibilità che nascono laddove sembra impensabile. La forza del Terzo Settore a Napoli è proprio questa: esserci. Essere Persone con le persone. Abitanti di quartieri, conoscitori di una terra, coltivatori di talenti.
Un'esperienza di 3 giorni passata tra 12 visite formativo in 7 imprese sociali e 5 siti culturali. Se per ogni sito visitato avremmo almeno un articolo da scrivere, ecco una sintesi di ciò che ci sembra essenziale.
1. Legami
E' la prima strategia da adottare per sviluppare imprese e creare uno spirito di comunità. Mario Cappella, Direttore di Fondazione San Gennaro, racconta "costruire legami è una strategia a cerchio concentrico. Parti dal piccolo, da quello che il territorio ha, dove ci sono persone, beni e talenti. Parti dalla chiesa, dalla via, dal quartiere, poi ci si apre e via… ma ogni iniziativa parte sempre dal basso". Un modus operandi che è stato confermato in tutte le realtà che abbiamo visitato. Come Remade Community lab, ad esempio, che durante la pandemia è stata capace di lavorare sulla produzione artigianale di boccagli in plastica riciclata che sono diventati strumento sanitario per gli ospedali. O come le Comunità Energetiche che a causa dei rincari delle bollette hanno ideato un sistema di produzione di energia a minor impatto ed economicamente più sostenibili. O come la Scuola del Fare nata per contrastare il tasso di abbandono scolastico offrendo agli studenti la possibilità di fare (non solo studiare) meccanica e logistica. Come la Fattoria Fuori di Zucca che ha trasformato una "discarica sociale" in opportunità di lavoro per chi ha più fragilità, mettendo la comunità al centro. Come Villa Fernandes, una rete di enti del Terzo Settore che hanno reso un bene sottratto alla camorra un vero hub sociale. O come La Paranza, la cooperativa che ha unito il patrimonio artistico culturale del Rione Sanità con il talento e il sapere dei giovani.
2. Sapere
"Per fare comunità bisogna occuparsi di creare comunità educanti" continua Mario Cappella che negli anni ha compreso l'importanza dell'ascolto del territorio, la lettura delle energie delle persone, la capacità di non fermarsi al problema ma lo stimolo a reagire. Per cambiare e offrire opportunità c'è bisogno di sapere. Di saper essere e di saper fare. Ne sono una prova tutte le persone incontrate in queste giornate come Melania, Filomena, Antonio, Rebecca, Giuliano, Francesca che non si fermano a un titolo di studi ma si aggiornano costantemente. Professionisti difficilmente sintetizzabili in una sola area di appartenenza professionale perchè per creare progetti di comunità servono competenze trasversali e i ruoli professionali si mescolano mettendo la propria essenza a favore della competenza e viceversa. Hai presente il famoso learning by doing? Ecco: si impara facendo. Dalle attività, dai progetti, dai libri, dalle persone, dallo scambio...
3. Mai accomodarsi
O se vogliamo: mai adagiarsi, mai sedersi, mai sentirsi arrivati! Il mondo non profit ha la grande opportunità di essere in prima linea nella società. Di sentire, vedere, toccare con mano la vita delle persone. Questo permette di anticipare soluzioni, proporre idee, mettere in gioco reti di condivisioni e creare partenariati con l'obiettivo di garantire una vita più dignitosa.
Guarda l'album del viaggio a Napoli!
Vuoi scoprire giorno per giorno il nostro viaggio? Puoi vedere il programma completo e il diario di bordo su Instagram!
Giuseppina e la Casa che insegna ad amare
Giuseppina Vellone è la fondatrice di Famiglie per la Famiglia e ideatrice di Casa di Deborah, la Casa per guarire le ferite, trovare un nuovo equilibro, e scoprire (o riscoprire) l'amore per se stessi e per gli altri!
La storia di Giuseppina
Giuseppina sa di terre lontane, di un focolare acceso e di erbe aromatiche. Sa di ricordi e di sogni perché in lei tutto inizia e tutto ritorna. Come la terra che l’ha cresciuta.
Nasce a Serra San Bruno, in un paesino fatto di natura, relazioni e storie.
È una bambina attenta e intraprendente che trova nella nonna Brunina il luogo da chiamare casa. Lei, vestale senza potere ma ricca di potenza, regala a Giuseppina l’intensità dell’affetto, la presenza, il significato della solidarietà, il valore dell’aiuto.
Nei gesti della nonna, Giuseppina accoglie amore, rispetto e tradizioni e inizia a immaginare il suo futuro fuori da quel piccolo mondo. Fino a quando il cuore e la mente del nonno subiscono un cortocircuito e fanno chiedere a Giuseppina come può l’umanità di uomo essere distrutta in un manicomio.
Si iscrive a Medicina. Punta a criminologia ma la vita per lei ha altri piani, quali non sa. Lo capisce vivisezionando cadaveri che non è quello il suo posto. Lascia la scuola di medicina legale, una possibilità futura di lauti compensi e ricomincia con Psichiatria.
Si immerge nello studio. Diventa psichiatra, psicoterapeuta individuale e di coppia. Emigra per amore e inizia a lavorare in carcere, nella Commissione Medico Ospedaliera di Verona, come consulente dei tribunali di Verona, Trento e Venezia. Sono vissuti di sofferenza quelli che ascolta ogni giorno…
Giuseppina entra in intimità con le storie. Ne percepisce il peso, la fatica, l’affanno. Sente però di essere uno strumento per lenire il malessere altrui e spinge per dare alle persone la possibilità di rinarrare la propria vita. Altrimenti cosa accade se gli adulti restano bambini feriti?
Le ferite diventano lacerazioni profonde. Lo sa bene Deborah, psicoterapeuta esperta nel trattamento di bambini vittime di abusi, che diventa collega e amica di Giuseppina. Sono una l’opposto dell’altra. Deborah accoglie minori e ragazzi violati, Giuseppina adulti e genitori a volte violenti loro stessi, spesso, vittima di abusi, in uno studio che trasformano da luogo asettico ad uno spazio accogliente, profumato e dolce.
Vedono sempre più nuclei distrutti. Nello studio le ore scappano finché le loro parole sognano un futuro migliore per queste famiglie lacerate. Giuseppina pensa alla sua infanzia, a quella solitudine sopperita grazie alla nonna e alle donne della sua rete. E se nascesse uno spazio capace di bonificare le relazioni?
Il braciere di nonna Brunina è la soluzione. Giuseppina scrive il progetto di una Casa dove ragazzi e adulti si accompagnano nella crescita. L’idea piace e l’università la definisce di welfare circolare. Ce la stanno facendo, tutto scorre nel verso giusto. Tutto tranne Deborah…
Se ne va per una leucemia fulminante. E fa male. Giuseppina cerca di rammendare le sue ferite mentre i pazienti di Deborah le schiaffano in faccia la verità.
“E ora, dove cazzo vado?” le dice un ragazzo. I bisogni restano. E i sogni hanno bisogno di coraggio… Allora Giuseppina si addentra nella sua energia. Lascia il lavoro di consulente per i Tribunali e ricomincia dai desideri appesi.
Fonda “Famiglie per la famiglia” e nel 2018 apre le porte di “Casa di Deborah”. Un connettore di risorse per rafforzare il tessuto sociale veronese. Un luogo di cura, come era la casa di nonna Brunina, uno posto dove stare bene, una casa che ha a cuore i ragazzi, come voleva Deborah, che possono trovare il proprio equilibrio facendo, imparando e stando in relazioni positive con altri.
Oggi Giuseppina ha capelli striati d’argento e non si sofferma allo specchio. Si guarda invece negli occhi dei volontari e dei 16 ragazzi che ospita. C’è un riflesso di bellezza che attiva il buono delle persone, la riporta alle origini e la proietta al futuro.
Lei è Giuseppina Vellone. Una donna che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia?
Puoi leggere di altri uomini e donne che fanno la differenza. A partire da Vincenzo e dall'esperienza di GOEL.
La rete Contagiamoci al Festival della Dottrina Sociale
All’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, tenutosi al Pala Expo di Verona Fiere dal 24 al 26 novembre, 180 persone da 75 enti sociali della rete Contagiamoci di Fondazione Cattolica hanno valorizzato l’impegno di chi opera nel Terzo Settore e ricerca nuove soluzioni operative per rispondere alle tematiche emergenti.
All’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, tenutosi al Pala Expo di Verona Fiere dal 24 al 26 novembre, 180 persone da 75 enti sociali della rete Contagiamoci di Fondazione Cattolica hanno valorizzato l’impegno di chi opera nel Terzo Settore e ricerca nuove soluzioni operative per rispondere alle tematiche emergenti.
L’obiettivo più specifico, all’interno di un percorso iniziato oramai 5 anni fa, è stato guardare avanti, delineare il futuro, individuare delle linee guida condivise che possano accompagnare, caratterizzare, custodire tutti i componenti di questa rete informale.
“Laddove non ci tiene insieme l’interesse, l’economia, il legame giuridico – ha affermato Adriano Tomba - ci tiene insieme la relazione. Non ci siamo mai contati, non abbiamo mai guardato il tasso di fede, né il logo dell’associazione: siamo in relazione come persone, non simboli o appartenenze. La nostra forza è riuscire a entrare in relazione con altri e la chiave è la presenza.”
Due giorni immersivi passati tra convegni, conferenze, tavoli di lavoro e workshop tematici come quello proposto dalla cooperativa sociale Logogenia sulle Strategie di lavoro per veicolare una stimolazione linguistica efficace.


“Siamo in una fase di frantumazione dove le cose stanno insieme per brevi momenti” ammette Johnny Dotti “per costruire pensiero e affrontare le sfide future delle comunità servono tre cose: lavorare sulle persone per costruire relazioni che promuovono reti; creare conoscenza attraverso la ricerca degli elementi raccolti durante l’esperienza fatta sul campo e infine darsi una forma giuridica flessibile ma che proponga un contratto di intenti che garantisca anche la partecipazione delle giovani generazioni”.
Ci sono sfide molto forti che non è possibile affrontare da soli. Per irrobustirci abbiamo tutti bisogno di poter attingere ad una solidità di esperienze condivise, di cominciare a pensare le cose insieme e a camminare lungo percorsi che consolidano.
“Contagiamoci” è un modello. Un modello che permette di costruire, di trovare soluzioni quando incontriamo problemi, stimoli quando siamo stanchi, compagni di viaggio quando ci sembra di essere soli.
Questo modello l’abbiamo sperimentato, cioè ne abbiamo fatto esperienza. Ci riguarda. Ci tocca.
Custodire l’intenzione originaria è il fondamento. E di questo si è parlato con Patrizia Cappelletti – Centro di ricerche ARC dell’Università Cattolica - nell’incontro del giugno scorso a Carpi. Delineare le parole chiave perché questa esperienza possa continuare è invece il tema sviluppato con Johnny Dotti nell’incontro al Pala Expo.
E le parole individuate sono tre. Semplici quanto significative: libertà, fiducia e generatività.
Sono la fiamma che va custodita affinchè la fatiche non ci schiaccino, i risultati non ci esaltino ed i progetti che ci stanno a cuore si realizzino.
I tavoli di lavoro al Contagiamoci!
Quest’anno i partecipanti hanno potuto scegliere di condividere le proprie esperienze ed apprendere nuove competenze e stimoli all’interno di sei tavoli di lavoro.
Le comunità educanti
Come generare comunità educanti, come esserne parte, come custodirle.
L’incontro condotto da Francesca Carli e Emanuele Borghetti di Villa Angaran, ha permesso di lavorare sulla relazione e sull’apprendimento delle reti territoriali. Il gruppo ha constatato l’importanza di questa rete per formulare pensiero condiviso con il quale incontrare poi persone e comunità.
Giovani e lavoro nel sociale
Punti di forza, criticità, ambiti di miglioramento.
Insieme a Luca Tagliapietra (Il Ponte Schio) e ad Arianna Cocchi (Sophia Impresa Sociale), i partecipanti hanno sviluppato un dialogo costruttivo partendo dalle 3 P: preoccupazione, precarietà, povertà. I giovani d’oggi hanno sogni tradizionali e bisogni reali: mettere in piedi una famiglia, comprare casa, pagare l’affitto… Come creare un futuro? La proposta è di sviluppare una leadership orizzontale e di provare a cambiare lo status quo delle organizzazioni migliorando la comunicazione tra il vertice e la base dell’organigramma aziendale. Attraverso compartecipazione, fiducia e ascolto è possibile superare le logiche di controllo e favorire un miglioramento della qualità di vita sia lavorativa che personale.


Conciliare anima ed organizzazione
Come organizzare al meglio il lavoro destreggiandosi tra rete/delega
Il gruppo, guidato da Andrea Coden (coop. Sociale Equa), si è inizialmente interrogato sul significato e sul peso dell’anima. Esiste una spiritualità che crea riti proposti anche nei contesti organizzativi. Attraverso azioni concrete è possibile motivare l’organizzazione. Come? Il gruppo ha proposto alcune modalità:
prendendosi tempo per staccare dall’ordinario e dare linea ai pensieri; prendendosi cura e favorendo il team building; valorizzando le esperienze individuali; donando le proprie competenze; creando flessibilità organizzativa; educando con leggerezza; curando le parole e utilizzando un linguaggio accorto; favorendo lo scambio tra realtà della rete e migliorando la propria professionalità.
Co-progettazione e rapporti con la Pubblica Amministrazione
Linee guida ed esempi per una efficace co-progettazione con pubblica amministrazione ed imprese.
Questo tavolo, guidato da Mauro Fanchini (Il ponte – Invorio), ha smosso il desiderio di entrare dentro alla Riforma. Gli enti sociali manifestano una stanchezza importante ma questa fase di transito viene vista anche come una grande opportunità. Lasciarsi trasportare o diventare propositori di programmi? È questa la chiamata che sente il gruppo: prepararsi e offrire le proprie competenze per creare un sistema che non imbrigli ma che valorizzi. Cosa fare allora per creare città dove i cittadini stiano bene? Serve formarsi e informarsi per poi creare un dialogo propositivo.
Volontariato e vocazione
Dal donare il tempo libero alla presenza che dà senso alla vita
Insieme a Gaia Barbieri (ManiTese) e Andrea Boccanera (Onlus Gulliver) si è affrontato un tema importante: ingaggiare la presenza mettendo a fuoco il valore che ogni persona porta con sé e può trasferire alla comunità
Parole e immagini per comunicare il sociale
Come comunicare in modo efficace utilizzando nuovi strumenti e modalità.
Con Carmine Falanga e Andrea Ferrari (ISES) i partecipanti hanno condiviso le loro esperienze, conosciuto strumenti che consentono di raccontarsi sia online che offline!
Vuoi saperne di più di Contagiamoci? Guarda i fondamenti della rete!
I 7 movimenti per custodire le intenzioni della rete
La rete informale #GenerAttivi si è incontrata il 30 giugno – 1 luglio a Carpi, ospitati dalla cooperativa sociale Il Nazareno. Due giorni di incontri, confronti, scambi per far crescere un eco-movimento operativo in tutta Italia.
La rete #GenerAttivi è nata all’interno di Fondazione Cattolica come espressione della capacità di creare valore economico prendendosi cura di chi è più fragile, rigenerando così il capitale umano e sviluppando comunità. All’interno della rete gli esponenti di associazioni, cooperative e imprese sociali sono protagonisti di un sistema relazionale che aiuta a maturare consapevolezze e nuove soluzioni grazie alla condivisione di conoscenze, competenze, esperienze e risultati. Una rete caratterizzata da libertà, gratuità e responsabilità. Ma come alimentare l’intenzione che negli anni ha coinvolto oltre 200 persone da 15 regioni italiane? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Cappelletti, amica, Ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e coordinatrice dell'Archivio della Generatività sociale. Di seguito riportiamo il suo intervento.
Partiamo dalla Generatività Sociale
Partiamo dalla Generatività sociale perché in un mondo che rischia di essere freddo, cinico, desertificato, la generatività apre la possibilità di vite feconde, gioiose, ricche di quel senso che dà un contributo all’esistenza. La generatività sociale è un paradigma che può aiutarci a livello personale, organizzativo e sociale perché offre una prospettiva che ha riscontro sia sull’esistenza che sul fare.


D’altronde esistiamo solo nella misura in cui facciamo esistere qualcos’altro essere generativi significa orientare una relazione libera con il mondo che presuppone la capacità di dare la vita, prendersi cura e lasciare andare. Una promessa che risveglia dalla solitudine del modello individualistico e apre alla possibilità di un’esistenza ricca di significato.
La rete #GenerAttivi
Possiamo vederla come un Eco-movimento abitato da soggetti diversi in relazione tra loro che provano a collaborare nella diversità, riconoscendosi in uno stile comune. Come una nuova galassia! Le forze che tengono insieme i componenti della rete sono:
- L’interindipendenza, siamo legati nella libertà
- La relativa e originale contribuzione di ciascuno al tutto, ognuno mette quello che può e vuole
- La libertà di movimento, dall’adesione all’uscita
- Il riconoscimento reciproco tra le persone che è valoriale, culturale e spirituale.
Ma bastano questi elementi per tenere insieme le persone in un tempo in cui tutto si frammenta? In cui vogliamo sempre istituzionalizzare tutto per paura di non perderlo? Come possiamo tenere vivo il senso?


C’è una forma di NOI
Nonostante cresca l’attenzione rispetto alla “generatività”, essa rimane sempre fragile perché è un atteggiamento che si propone, non si impone, si intuisce, non lo si afferra, si opera e non si possiede. Siamo abituati a categorizzare tutto per riconoscere un’identità alle cose e alle persone. Anche se ancora non c’è un nome che può definire cos’è questa rete, #GenerAttivi continua a manifestare la sua sorprendente vitalità.
Osservando le realtà che restano nella circolarità generativa abbiamo compreso che bisogna stare in movimento. In particolare, dobbiamo tenere vivo un fuoco vitale che è caratterizzato da 7 movimenti.
I 7 movimenti
- Ritornare all’origine, la parola origine ha la stessa matrice di generatività: occorre ritornare all’origine con la mente e con il cuore cioè il punto da cui tutto è partito. Chi ci ha invitato? Chi ha permesso alla storia di iniziare? Non è un tornare indietro per riappropriarsi di un modello o la mitizzazione di un’esperienza già vista. Si ritorna per sostenere una nuova nascita. Si torna indietro per recuperare la possibilità di lasciarsi ispirare dall’incontro, non per copiare ma per far nascere continuamente se stessi dentro l’idea ispiratrice e per generare forme nuove da quell’ispirazione. Così l’origine resta capace di generare e creare novità.
- Ricercare, dal latino delimitare un cerchio, circoscrivere uno spazio o uno ambito in cui far confluire lo sforzo per evitare la dispersione e quindi essere efficaci nello stare lì. Si dice che Chi cerca trova! ma anche Chi fa cerchi trova! Cioè cerchiamo di con-centrarci. C’è una sete di conoscenza dell’esperienza che rimanda alla vita e richiede una cura del pensiero. La rete è uno spazio di cura del pensiero.
- Tenersi: in testa, nel cuore, per mano e compagnia. Aversi alla mente, pensarci in un modo amorevole, pre-occuparci e avere cura. Tenersi e non trattenersi. Questo permette di attivare una disponibilità che ripara dal senso di solitudine, dalle fatiche dal bisogno di sentire sostegno.
- Chiamarsi per nome, è richiamarci all’originalità del nostro essere. La creazione avviene perché le cose sono nominate, è il nome che fa esistere. Chiamarci per nome è un’azione resistenziale alla numerizzazione. Il numero ci omologa mentre abbiamo bisogno di chiamarci per nome per richiamare la bellezza a cui siamo destinati perché non siamo esseri indistinti. Lasciarsi chiamare per nome permette anche l’altro di accedere alla nostra vita, significa farsi conoscere davvero e lasciarci sconvolgere. “Il nostro nome accende il nostro destino come un interruttore fa con la luce!” scrive D’Avenia.
- Ritornare al volto, l’incontro con l’altro implica un’infinita responsabilità dell’io davanti all’altro come volto. Noi siamo soggetti perché in relazione con l’altro, e quando perdiamo la visione del volto dell’altro perdiamo il senso dell’umanità. Stare vicini agli altri è una possibilità, una prospettiva che permette di restare umani. Ha un’elevata responsabilità educativa. Di quanto amore abbiamo bisogno per avere un volto?
- Rendere grazie, è evidente che siamo in debito. Siamo in un debito che è inestinguibile perché il nostro debito è con la vita! Circola eccedenza e ne siamo beneficiari. Matura in noi un desiderio di restituzione diretta che diventa eccedenza quando si forma un movimento che diventa circolare. E a noi non resta che accompagnare questa circolazione. L’incommensurabilità del debito diventa libertà e dunque azione.
- Contemplare, è un movimento interiore. È stare dentro alla vita liberi dal pensiero calcolante che privilegia la convenzione propria di questo tempo. Trovare la consapevolezza dell’esserci e dell’essere in relazione. Ha una dimensione poetica oltre che spirituale. La ricerca di un modo per abitare il mondo, per far risuonare gli altri e risuonare insieme agli altri. Questo genera comprensione della realtà e conoscenza. Ci dice chi siamo e come abitare il mondo.
Chi ha detto che la vita deve essere facile e comoda? È facile amare? E sognare? E sperare? Ecco allora che per essere rete dobbiamo abitare poeticamente il mondo e guardare pacificamente senza l’intenzione di prendere. Il futuro allora si apre. Rimettersi a fare ciò che ognuno deve fare, nel modo più semplice: non è forse vero che la poesia del fornaio è il suo pane?
Puoi scoprire maggiori informazioni sulla rete e sulle progettazioni attivate all'interno del nostro Bilancio!
Enea e quel rullo di tamburo che dà la vita
Sai quando tutti ti chiedono: “Cosa farai da grande?” e i bambini se ne escono con mille idee diverse? Ecco io all’inizio non lo sapevo. Mi piacevano le cose che piacevano a tutti, mi sentivo uno tra i tanti, fino a quando non è arrivata la batteria.
Penserai questo qui deve essere un genio musicale! e invece no. La musica, come tutto per me, è nata da un amore lento. Avevo 11 anni quando ho scoperto che per me era speciale. Me ne sono accorto perché tra tutte le attività che facevo, la batteria era l’unica cosa che mi rimaneva dentro. E lì ho iniziato a sognare.
Sarei diventato un batterista della madonna. Uno di quelli che suonano nei concerti con strumenti bellissimi da migliaia di euro. Per questo quando ho messo piede in Banda ero scettico. Questi qui erano strani: gli strumenti li facevano pescando boiler delle caldaie, tubi, cestelli delle lavatrici. Boh! Ho pensato io.
Però lì, solo lì, c’era un’energia unica.
Eravamo in 12 e nessuno comandava. Lì giocavamo con regole diverse da quelle a cui mi ero abituato. Nessun fai così, fermo lì, aspetta che… Ascoltavamo e ci sentivamo. Ci sintonizzavamo sulle stesse frequenze e insieme creavamo musica. Ma anche bellezza. E comunità.
La Banda Rulli Frulli era il nostro branco. Il mio e il nostro posto. Non era solo la mia scuola di musica. Era il mio contatto con il mondo, la fonte della mia espressione e delle mie esperienze. Ci pensi che a 14 anni andavo in tour?
Sì, ho suonato anche io al Concerto del Primo Maggio, al Circo Massimo, da Mika… wow! Ma sai quando è che mi sono sentito un figo pazzesco? La prima volta che ci siamo esibiti a Mirandola in una sagra vicino casa. Da fuori ero inguardabile: un imbianchino con un bidone appeso addosso. Ma dentro scoppiavo di vita.
Sai che roba lavorare in Banda! mi dicevo. Guardavo Fede, Matteo, Marco, Sara e gli altri e li ammiravo. Hanno dato vita a un gruppo che guarda avanti, spinto a migliorare e a prendersi cura. Ma dopo il diploma dovevo avere un pezzo di carta in mano. Chi sei se non hai qualcosa che lo attesta per te? Allora mi sono iscritto al conservatorio, ho passato la selezione e per la prima volta ho capito cos’era davvero la Banda per me.
In Accademia si suona a spartito. Non sai neanche come è fatto il tuo vicino, i tuoi occhi sono sulle note scritte. Tutto è ristretto alla partitura. E mi mancava l’aria. Mi mancava la libertà generativa della Banda. Mi mancava vivere di ciò che la musica produce: amicizia e armonia. Ho chiuso la porta del conservatorio e mi sono sentito un fallito. Avevo deluso tutti: le nonne, i miei e pure io…
Quando l’ho detto a Fede, che per me non è il Direttore, è il timoniere della ciurma, lui ha capito subito. Io no, stavo imbambolato come un carciofo. Mi ha dato il la con i laboratori di costruzione degli strumenti e la manutenzione. Il resto è venuto da sè.
Adesso seguo anche i laboratori di musica e di teatro musicale nelle scuole. Lo faccio per spalancare gli occhi dei ragazzi e renderli parte della bellezza della vita. Non dico mai che il fine è l’integrazione perché quando i ragazzi fanno, l’integrazione viene da sé. Svaniscono le differenze e diventiamo tutti parte di un’umanità bellissima.
Oggi in banda siamo 70. I ragazzi hanno fame di cose autentiche. E sai a me cosa piace fare? Attendere. Aspetto il momento in cui anche a loro succede. Si impianta il seme che cambia lo sguardo, il modo di fare, di prendere la vita. E allora si accendono. Ecco quello per me è il top. Il segno che, sì un giorno ognuno farà un lavoro, ma prima della professione, noi possiamo essere Persone vere che vibrano e creano risonanze. Come la nostra musica.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere le altre esperienze dei ragazzi di Giovani Speranze a partire da Martina
Più di un sogno.. un’opportunità per persone con disabilità!
Michele era un giovane ragazzo insoddisfatto che faticava a trovare il proprio posto nel mondo. Stava per arrendersi al fatto che nella sua vita professionale non avrebbe mai ottenuto grandi soddisfazioni, quando un’esperienza di volontariato alla cooperativa Vale un Sogno ha cambiato tutto.
Il lavoro nel sociale si è rivelato sfidante, con mansioni che sono variate nel tempo e che gli hanno consentito di sviluppare capacità di adattamento e abilità eterogenee.
La spontaneità dei ragazzi riaccende le energie di Michele e gli dà nuovi obiettivi: vuole contribuire ad un cambio di prospettiva e rinnovare lo sguardo della società sulla disabilità.
Obiettivi sicuramente ambiziosi, ma Michele è nel posto giusto: Marco Ottocento, fondatore di Più di un sogno, è un imprenditore sociale che non si accontenta e vuole valorizzare le persone indipendentemente dai loro limiti.
Quali sono i dati relativi all’occupazione lavorativa dei disabili intellettivi in Italia?
I disabili intellettivi nel nostro Paese sono circa 550.000 e sono considerati inabili al lavoro, pertanto non rientrano nelle statistiche che rappresentano i cittadini disabili lavoratori o in cerca di un’occupazione.
Ma il lavoro è una componente essenziale per il benessere delle persone e l’acquisizione di un ruolo sociale.
La Legge offre delle possibilità per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro, attraverso la n. 68 del 1999 o la n. 276 del 2003, tuttavia queste norme risentono ancora di una visione che vede l’integrazione come un obbligo e non un’opportunità.
L'esperienza di Vale un Sogno
Vale un Sogno propone una strada diversa. L’inserimento lavorativo è parte di un ampio percorso di presa in carico della persona. Prevede lo studio preliminare del “territorio aziendale”, l’identificazione dei ruoli che il ragazzo potrà assumere e una formazione specializzata per quella specifica mansione che gli sarà affidata. La formazione avviene in parte all’interno dell’impresa, dando così la possibilità anche ai colleghi di prepararsi all’accoglienza del nuovo collega. E nel caso l’inserimento non andasse a buon fine, il ragazzo resta all’interno della cooperativa e viene formato per una nuova impresa, eliminando il carico emotivo del fallimento che potrebbe provare e alleviando per l'azienda la responsabilità della sconfitta.
Inoltre la fondazione Più di un Sogno ha costituito delle piccole imprese sociali per inserire anche i ragazzi con disabilità più complesse, offrendo a tutti la possibilità di sperimentare la vera inclusione attraverso le proprie possibilità.
Quali vantaggi ha questo modello?
- ridurre i costi sociali
- uscire dalla dimensione assistenzialista del welfare state
- entrare in una nuova prospettiva, caratterizzata dai principi di sussidiarietà e sostenibilità, quella del welfare generativo
…Ecco perché Michele si trova tanto bene alla Vale un Sogno, perché per lui non si tratta soltanto di un lavoro, ma della condivisione di un progetto: creare comunità accoglienti verso le fragilità.
La storia di Michele ti ha incuriosito? Qui trovi un articolo che abbiamo scritto su di lui, una giovane speranza per il nostro futuro!
I vincitori del Bando Una mano a chi sostiene
Al Bando "Una mano a chi sostiene" hanno partecipato 578 progetti da 17 regioni italiane. Chi sono i vincitori finali?
Si conclude il Bando "Una mano a chi sostiene" promosso da Fondazione Cattolica e Cattolica Assicurazioni per accompagnare enti non profit nello sviluppo di progetti ad impatto sociale, economico e culturale. Dopo la selezione dei 100 progetti ritenuti più meritevoli da parte della commisione interna, le idee sono state votate da 152.369 persone e grazie all'attivazione delle comunità si è definita la graduatoria dei progetti aggiudicatari del bando.
- Ecostalla - I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale ONLUS Piemonte

Un progetto di agricoltura sociale e di allevamento ecosostenibile per favorire l’inserimento lavorativo di persone emarginate, fragili e con disabilità, attraverso l’attivazione di un prototipo di “ecostalla” non meccanizzata che fornirà latte per il caseificio e percorsi di agriesperienza aperti a tutta la comunità.
2. Inclusi-one - Sportivamente scs onlus -
Inclusione in acqua. Un percorso di attività ludico-motorie in acqua per le classi delle scuole primarie del biellese in cui è presente almeno un bambino disabile, per abbattere stereotipi e discriminazione nei confronti della “diversità”, contribuendo al contempo al benessere psicofisico dei bambini. Le lezioni saranno tenute da tecnici qualificati, volontari e atleti disabili.
3. RistorAzioni - Cooperativa Sociale Azienda Agricola Casa Ilaria – Impresa sociale Toscana

Nel cuore della regione Toscana, nel complesso Casa Ilaria, tra 12 ettari di terreno coltivati con agricoltura biologica, sarà avviato un ristorante nel quale potranno formarsi giovani con disabilità intellettiva e disturbi evolutivi nelle attività di orticoltura sociale, cucina, catering e ristorazione, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo interno, diventare sede di formazione permanente per collocare nel mercato del lavoro ragazzi in situazione di svantaggio.
4. La bottega della Loggetta - G.R.D. Faenza ODV Genitori Ragazzi con Disabilità – Organizzazione di Volontariato Emilia Romagna
Un negozio laboratorio dove i ragazzi con disabilità ricevono gli strumenti necessari per inserirsi nel mondo del lavoro, imparando a relazionarsi con il pubblico, a gestire il magazzino, tenere la contabilità, organizzare campagne promozionali ed esercitare così un mestiere in linea con le richieste della società.
5. Locanda 3 chiavi - Fondazione Marino per l’autismo onlus Calabria
Un percorso di inserimento lavorativo permanente, rivolto ad adulti con autismo grave assistiti dalla Fondazione, che mira a creare una mensa solidale, per garantire un pasto agli indigenti e favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità che, attraverso il lavoro, possono dare un loro contributo alla comunità.
6. Convivendo - Fondazione Diversity Life Veneto
Esperienza di co-housing per giovani adulti con disturbi dello spettro autistico come possibilità per sperimentare, attraverso percorsi individualizzati e con l’accompagnamento degli operatori, una graduale emancipazione dalla famiglia.
7. Crisalide - L’Aquilone Società Cooperativa Sociale Lombardia
Progetto che affronta la problematica dei ragazzi Hikikomori, che si sono ritirati dalla società e all’uscita da questo isolamento hanno limitate possibilità di rientrare nei tradizionali binari sociali di sviluppo e crescita: Crisalide propone percorsi per la ripresa scolastica e cicli di formazione professionalizzante per l’inserimento lavorativo
8. Un territorio che nutre - Fondazione di Partecipazione Casa della Comunità ETS Lombardia
Progetto che mira al recupero di prodotti alimentari dallo spreco e li ridistribuisce ai quasi 3000 poveri del lodigiano, ma anche a case di accoglienza, empori e mense. Il Centro di Raccolta e l’Emporio Solidale divengono occasioni non solo per contrastare lo spreco alimentare, ma anche luoghi dove fare esperienza di comunità e di inclusione delle fragilità e diversità.
9. A casa di Edo 2 - Associazione Edoardo Marcangeli Onlus Lazio
L’Associazione, nata dall’esperienza personale di una famiglia, desidera mettere a disposizione gratuitamente un nuovo alloggio per coloro che hanno un figlio in cura all’Ospedale Bambin Gesù di Roma e offrire anche un servizio di assistenza ludica per i minori degenti.
10. Da spreco a risorsa - Mt 25 Lombardia
L’efficienza anche nel dono! Mt 25 ha creato un modello organizzativo efficace e senza sprechi, che consente di offrire settimanalmente sostegno alimentare a persone in difficoltà e a famiglie ucraine rifugiate, coinvolgendo i beneficiari stessi nel processo di ridistribuzione e contando su oltre 20 aziende della grande distribuzione per il recupero degli scarti anche dei prodotti “freschi”, solitamente destinati allo smaltimento
11. Verona Minor Hierusalem - Fondazione Verona Minor Hierusalem Veneto
Progetto che mira all’inclusione culturale e sociale degli abitanti del quartiere multietnico di Veronetta a Verona, attraverso un percorso di formazione storico-artistica rivolto a bambini e adulti residenti in quella zona, come occasione di cittadinanza attiva e di promozione dell’inclusione multiculturale
12. La minestra del Papa - Circolo di San Pietro Lazio
Un progetto che esiste da oltre 150 anni, espressione concreta della carità del Papa che si prende cura delle povertà di Roma, fornendo oltre 40.000 pasti caldi all’anno alle persone in difficoltà in tre Cucine Economiche dislocate nella città e gestite da soci e volontari.

13. Ludolab - Associazione L’abilità Onlus Lombardia
Creazione di una ludoteca inclusiva che valorizzi le caratteristiche e le necessità dei bambini con disabilità, per stimolare attraverso il gioco capacità e inclusione. L’intervento educativo è svolto da operatori specializzati, terapisti ed educatori che seguono il bambino, per una co-progettazione di qualità che coinvolge la famiglia.
14. Il vinile - Società Cooperativa Sociale Amici di Gigi Emilia Romagna
Un’incisione che in-segna. Un percorso di formazione rivolto a persone con disabilità per la riproduzione di dischi in vinile al fine di trasmettere competenze, preparare al mondo del lavoro e dare un’occasione di socialità ai partecipanti.
15. Db Giovani - Associazione dei Salesiani Cooperatori Lazio
Il progetto intende costruire strategie comunicative ed educative per interagire con la rete dei propri giovani, tramite l’implementazione di un sito web e social network, luoghi dove i giovani potranno confrontarsi e trovare materiali per crescere e formarsi, venendo loro stessi coinvolti nella progettazione tramite tirocini formativi.
16. Buoni, buoni - Volando - Oltre Società Cooperativa Sociale a.r.l. Calabria

Per rispondere al bisogno di formazione professionale e inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in un territorio spesso povero di opportunità, la cooperativa intende potenziare il progetto “BuoniBuoni – cucina sociale contadina” con cui gestisce un servizio di ristorazione all’interno dell’ AgriMercato coperto di Campagna Amica di Cosenza e attivare anche un servizio di delivery dei pasti.
17. Stazione Panzana - Associazione RealMente Aps Umbria
Stazione Panzana è un progetto radiofonico, inserito nel circuito delle radio della Salute Mentale, con una redazione composta da persone con disabilità psichica, esperti di comunicazione ed educatori sociali. L’obiettivo è trasformare questo progetto di inclusione sociale in un’attività vera e propria parzialmente retribuita tramite la collaborazione con importanti aziende profit.
18. Abbiategrasso prima città italiana amica delle persone con demenza - Fondazione Golgi Cenci Lombardia
Interventi di formazione e sensibilizzazione della comunità per favorire l’inclusione e la partecipazione delle persone con demenza e dei loro familiari nella vita sociale, coinvolgendo studenti, privati e istituzioni di Abbiategrasso che realizzeranno particolari iniziative per relazionarsi con loro, quali visite guidate alla città, laboratorio di reminiscenza in Biblioteca e gruppi di ginnastica adattata.

19. La città dei miti - Teatro dei Borgia Abruzzo
Spettacoli teatrali realizzati nei luoghi dell’emarginazione e del bisogno sociale per coinvolgere e riattivare le comunità e indagare il legame tra la trascendenza del mito e la contingenza umana, reale, della città in cui il progetto interviene.
20. Bici degli abbracci - Fondazione Oltre il labirinto Onlus Veneto
Acquisto di 7 Hugbike (tandem degli abbracci) che saranno consegnate a 7 enti italiani che si occupano di persone con autismo e disabilità, per consentire loro di andare in bicicletta in sicurezza con la gratificante sensazione di controllare il mezzo e coinvolgendo parte dei destinatari nell’assemblaggio dei mezzi.
21. Lavoro protetto Le Vele - Fondazione Le Vele Onlus Lombardia
Progetto che mira alla formazione e acquisizione dei pre-requisiti lavorativi di soggetti con disabilità, attraverso le scuole bottega sperimentali della Fondazione nei settori della panificazione, pasticceria, agro-alimentare, pulizie, manutenzioni e ristorazione al fine di un inserimento lavorativo nella Fondazione stessa, come luogo di lavoro protetto ed interno.
22. Un pc, un tablet e un robot per amico - AGBD onlus – Associazione sindrome di Down Veneto
Il progetto si propone di far sì che i ragazzi affetti da sindrome di Down dell’Associazione raggiungano l’autonomia in diversi ambiti comunicativi, attraverso l’utilizzo di strumenti e software informatici multimediali per l’elaborazione di testi, piccole attività di audio e video editing, coding e assemblaggio manuale di robot.
23. Un nuovo inizio - CBM Italia Onlus Lombardia
Percorsi di crescita e sviluppo personalizzati rivolti a bambini e ragazzi con sindrome Charge, una malattia rara che provoca sordocecità, per sopperire all’attuale mancanza di opportunità e approcci metodologici dedicati all’inclusione di questi soggetti. Un progetto che coinvolge 13 regioni italiane, realizzato da un’equipe specializzata multidisciplinare e che produrrà un modello innovativo e sostenibile di inclusione sociale per potenziare i servizi territoriali locali.
24. Pellegrini in arte - Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei frati minori conventuali Veneto
Visite guidate animate da personale disabile e normodotato, formato attraverso appositi laboratori tenuti da professionisti, per offrire un’esperienza immersiva del patrimonio storico-artistico e rispondere alle diverse sensibilità e necessità dei visitatori.
25. Ant - Fondazione Ant Italia onlus Veneto
Tour per la prevenzione oncologica a bordo degli Ambulatori Mobili della Fondazione, che toccherà 45 zone d’Italia dando l’opportunità a migliaia di cittadini di beneficiare di visite di prevenzione oncologica gratuite anche al di fuori dei centri urbani, in un’ottica di welfare di prossimità.
26. Cambio rotta - Fondazione Cave Canem onlus Lazio
Un progetto di giustizia riparativa, rivolto a giovani autori di reato, che scontano il periodo di messa alla prova svolgendo attività socialmente utili nei canili e frequentando un corso di formazione a carattere teorico-pratico per operatore cinofilo, al fine di avvicinarli al mondo del lavoro e scongiurare il rischio che tornino a delinquere.
Iscrizioni aperte per il contributo Bando Grest 2023
Fondazione Cattolica propone il Bando GREST 2023 rivolto alle Parrocchie e ai circoli Noi della Diocesi e/o della Provincia di Verona che intendono realizzare questa esperienza estiva dall’alto valore educativo per bambini e ragazzi.
Vacanze, giochi e divertimento. Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie. Fondazione Cattolica investe nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST. Con la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale.
Il Bando GREST 2023
Fondazione Cattolica stanzia 100.000€ per il Bando GREST 2023 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona.Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.
Come fare richiesta per il contributo al Bando GREST
Per aderire al bando è indispensabile chiamare il numero 338/9335687 per ricevere i codici identificativi con i quali compilare la modulistica sul portale online. È possibile chiamare nelle fasce orarie tra ore le 10-12 e le 14-16 dal lunedì al giovedì e il venerdì dalle 10 alle12. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 09 Giugno 2023.
Erogazioni e termini del Bando GREST
Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2023. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.
Informazioni aggiuntive sull'iscrizione al Bando Grest 2023
Invitiamo a leggere il regolamento. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a simone.pizzighella@cattolicaassicurazioni.it
Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo libro che ti consigliamo è…
La rubrica Sguardi inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà. Il primo libro che ti consigliamo è “Il palazzo delle donne” di Laetitia Colombani
Tutto ciò che non è donato, è perso.
Può un incontro cambiare il destino? È un libro al femminile il primo che proponiamo nella rubrica Sguardi Inclusivi. Due protagoniste, due secoli differenti e un luogo in comune: il Palazzo delle donne, la casa che accoglie le donne abbandonate dalla società per farle nascere nuovamente!
La trama del libro consigliato nella rubrica Sguardi Inclusivi

Blanche vive a cavallo tra ‘800 e ‘900, è un’intrepida volontaria impegnata nell’ Esercito della Salvezza, un’organizzazione improntata ad abbattere le disuguaglianze, contrastare la miseria e aiutare chi resta ai margini. In una delle tante notti trascorse a fornire un pasto caldo agli indigenti, la vita di Blanche cambia: incontra una giovane madre sola, con una bambina appena nata, costretta a vivere per strada. Come può una città permettere che accada questo? Blanche comprende che è necessario creare dei luoghi in cui le donne in difficoltà possano trovare rifugio. È tenace e determinata. Avvia una raccolta fondi, acquista un antico palazzo di Parigi, lo ristruttura e così nasce il Palais de la Femme, un rifugio per le donne maltrattate dalla vita ed emarginate dalla società, dove medicare le ferite e trovare la forza per rialzarsi.
Passano gli anni, la società evolve eppure…
Solène è un’avvocatessa di successo dei giorni nostri, ma dopo una sentenza infausta e un esito drammatico del suo assistito, crolla. Si rende conto che la carriera le ha spento la vita e non sa più qual è il suo posto. I medici le consigliano di avvicinarsi al mondo del volontariato e così Solène fa il suo ingresso nel Palazzo delle donne, dove incontra vite distrutte e piene di dolore. Le sembra un paradosso eppure sono proprio le donne dalle vite spezzate ad aiutarla. Le offrono una lente nuova con cui guardare il mondo e abbattono i muri con cui Solène teneva lontano ciò che era diverso da lei. Solène riscopre se stessa prendendo in mano la vita di un’altra!
Perché vi consigliamo questo libro?
Perchè risveglia l’anima, è una chiamata a fare la propria parte. Fa riflettere sulla facilità con cui la società isola la povertà, la miseria, la fragilità, fingendo che non esista. Ma pone l’attenzione sul cambiamento positivo che si crea nelle persone quando si sceglie di guardare e di farsi coinvolgere. Un invito quindi a creare soluzioni inedite o a dedicarsi, come si può, agli altri.
È un libro che parla di sorellanza, condivisione e collaborazione per sopperire alle disuguaglianze e alle ingiustizie sociali. Il cammino per le donne è ancora molto lungo. Nel mondo 1 donna su 3 dichiara di aver subito una forma di violenza fisica, sessuale, psicologica o culturale solo per il fatto di essere donna. Circa 4 milioni di donne e di bambine sono vendute per il matrimonio, la prostituzione oppure la schiavitù. Il 21% delle donne italiane ha subito violenza sessuale, 120 donne sono morte solo l’anno scorso in Italia per femminicidi. La donne lavoratrici in Europa vengono retribuite il 13% in meno dei colleghi uomini, il 70% del carico familiare è sulle spalle femminili e il 12% delle donne sole con figli a carico vive in situazioni di povertà assoluta.
Una strada impossibile? No!
Come dice la frase di Michel Audiard citata nel libro, “Siano benvenute le crepe, perché lasciano passare la luce”. Ci sono virtuosi esempi anche in Italia di organizzazioni che prendono a cuore il benessere della donna e della sua famiglia. Come Famiglia Materna di Rovereto che offre un servizio di accoglienza e accompagnamento professionale. O Cooperativa Madre Teresa di Reggio Emilia che lavora perché le madri possano trovare una loro indipendenza. O Aps Sca’rt che aiuta le donne a riprendere in mano la loro vita anche dopo sentenze giudiziarie.
Ti è piaciuto questo consiglio? Segui la nostra rubrica. Il primo film che abbiamo consiglio è stato Marilyn ha gli occhi neri.
Dati Istat
Dati Eurostat
Dati Amnesty International









