La vita è imprevedibile fidati del cuore storia di Clara

La vita è imprevedibile, fidati del cuore: storia di Clara

Chi l’avrebbe detto che sarebbe andata così? Che avrebbe lasciato il suo posto da ingegnere edile per trovarsi con le mani sporche di terra. Che avrebbe trasformato l’insicurezza in opportunità…

Eppure per Clara la vita è così: straordinaria perché imprevedibile!

Clara è un impasto di determinazione e sensibilità. Cresce prendendosi cura della nonna ammalta e accudendola, giorno dopo giorno, riconosce il valore della fragilità. Non sa cosa farà da grande ma ammira i super eroi dei cartoni perchè di fronte alle difficoltà non girano lo sguardo: volano in aiuto e restano accanto.

Impara così a guardare le cose in profondità. Riconosce le fatiche di una mamma sola che dà il meglio di sé per offrirle un’infanzia serena, ma sente anche il peso dei no dettati per l’impossibilità.

Clara però è una bambina creativa e converte la mancanza di cose in socialità.

Stare in relazione con gli altri la fa sentire bene. Ma non le basta. Ama gli obiettivi sfidanti e dopo il diploma all’istituto d’arte, si iscrive ad Ingegneria. Le piace l’ordine e l’idea di progettare qualcosa di grande per qualcuno. Con il tempo si accorge di essere un ingegnere anomalo: i numeri le dicono tanto ma non sono il tutto. Il tutto, per lei, sono le persone!

Le piace il suo lavoro ma a fine giornata si domanda Che cosa ho fatto oggi? Le sembra di perdere il suo carisma tra mille firme di carte e si riappropria di sé solo all’interno del laboratorio di tessitura della cooperativa La Venenta, dove è volontaria. Così quando le domandano di gestire il laboratorio, Clara si chiede: Scelgo con il cuore o con la mente?

Da un lato ci sono anni di carriera investiti, dall’altro l’incertezza di non sapere niente. Clara guarda le sue bambine e pensa che dovrebbero vederla uscire di casa con il sorriso e rientrare con la stessa felicità. Il cuore alla fine, non mente mai!

Parte da zero, studia e impara tutto. Nel laboratorio segue donne in situazione di vulnerabilità sociale. Ma più passa il tempo più si domanda quante altre persone potrei aiutare?

Da suo padre Clara ha ereditato braccia lunghe per abbracciare l’umanità intera. Davanti alla cooperativa c’è una distesa di campi. E ancora una volta la vita la chiama a ricominciare da principio!

Nel 2019 fonda Agriconcura per dare anima a un luogo che intrecci legami tra persone: bambini, adulti, disabili e anziani... Crea la squadra, ancora una volta torna a studiare e si lancia! Ci sono i campi da coltivare e la vendita ai mercati; ci sono gli spazi per le feste di compleanno e i centri estivi; c’è la fattoria didattica e l’agriturismo a cielo aperto; ci sono le arnie e i laboratori per gli anziani.

Agriconcura è una realtà multifunzionale che ossigena il cuore delle persone: dipendenti e visitatori. Qui ogni persona è speciale e ognuno impara dall’altro. Ma c’è anche tutto da gestire e quando sale la paura Clara si ferma e ascolta. Sente la gioia dei bambini, la leggerezza dei ragazzi disabili, la lenta crescita della natura…  e allora le sale la voglia di fare ancora di più. Un giorno alla volta!

“Diventa ricco per quello che sei!” lei è Clara Berti. Una donna che fa la differenza.

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I 7 movimenti per custodire le intenzioni

I 7 movimenti per custodire le intenzioni della rete

La rete informale #GenerAttivi si è incontrata il 30 giugno – 1 luglio a Carpi, ospitati dalla cooperativa sociale Il Nazareno. Due giorni di incontri, confronti, scambi per far crescere un eco-movimento operativo in tutta Italia.

La rete #GenerAttivi è nata all’interno di Fondazione Cattolica come espressione della capacità di creare valore economico prendendosi cura di chi è più fragile, rigenerando così il capitale umano e sviluppando comunità. All’interno della rete gli esponenti di associazioni, cooperative e imprese sociali sono protagonisti di un sistema relazionale che aiuta a maturare consapevolezze e nuove soluzioni grazie alla condivisione di conoscenze, competenze, esperienze e risultati. Una rete caratterizzata da libertà, gratuità e responsabilità. Ma come alimentare l’intenzione che negli anni ha coinvolto oltre 200 persone da 15 regioni italiane? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Cappelletti, amica, Ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e coordinatrice dell'Archivio della Generatività sociale. Di seguito riportiamo il suo intervento.

Partiamo dalla Generatività Sociale

Partiamo dalla Generatività sociale perché in un mondo che rischia di essere freddo, cinico, desertificato, la generatività apre la possibilità di vite feconde, gioiose, ricche di quel senso che dà un contributo all’esistenza. La generatività sociale è un paradigma che può aiutarci a livello personale, organizzativo e sociale perché offre una prospettiva che ha riscontro sia sull’esistenza che sul fare.

D’altronde esistiamo solo nella misura in cui facciamo esistere qualcos’altro essere generativi significa orientare una relazione libera con il mondo che presuppone la capacità di dare la vita, prendersi cura e lasciare andare. Una promessa che risveglia dalla solitudine del modello individualistico e apre alla possibilità di un’esistenza ricca di significato.

La rete #GenerAttivi

Possiamo vederla come un Eco-movimento abitato da soggetti diversi in relazione tra loro che provano a collaborare nella diversità, riconoscendosi in uno stile comune. Come una nuova galassia! Le forze che tengono insieme i componenti della rete sono:

  • L’interindipendenza, siamo legati nella libertà
  • La relativa e originale contribuzione di ciascuno al tutto, ognuno mette quello che può e vuole
  • La libertà di movimento, dall’adesione all’uscita
  • Il riconoscimento reciproco tra le persone che è valoriale, culturale e spirituale.

Ma bastano questi elementi per tenere insieme le persone in un tempo in cui tutto si frammenta? In cui vogliamo sempre istituzionalizzare tutto per paura di non perderlo? Come possiamo tenere vivo il senso?

C’è una forma di NOI

Nonostante cresca l’attenzione rispetto alla “generatività”, essa rimane sempre fragile perché è un atteggiamento che si propone, non si impone, si intuisce, non lo si afferra, si opera e non si possiede. Siamo abituati a categorizzare tutto per riconoscere un’identità alle cose e alle persone. Anche se ancora non c’è un nome che può definire cos’è questa rete, #GenerAttivi continua a manifestare la sua sorprendente vitalità.

Osservando le realtà che restano nella circolarità generativa abbiamo compreso che bisogna stare in movimento. In particolare, dobbiamo tenere vivo un fuoco vitale che è caratterizzato da 7 movimenti.

I 7 movimenti

  • Ritornare all’origine, la parola origine ha la stessa matrice di generatività: occorre ritornare all’origine con la mente e con il cuore cioè il punto da cui tutto è partito. Chi ci ha invitato? Chi ha permesso alla storia di iniziare? Non è un tornare indietro per riappropriarsi di un modello o la mitizzazione di un’esperienza già vista. Si ritorna per sostenere una nuova nascita. Si torna indietro per recuperare la possibilità di lasciarsi ispirare dall’incontro, non per copiare ma per far nascere continuamente se stessi dentro l’idea ispiratrice e per generare forme nuove da quell’ispirazione. Così l’origine resta capace di generare e creare novità.
  • Ricercare, dal latino delimitare un cerchio, circoscrivere uno spazio o uno ambito in cui far confluire lo sforzo per evitare la dispersione e quindi essere efficaci nello stare lì. Si dice che Chi cerca trova! ma anche Chi fa cerchi trova! Cioè cerchiamo di con-centrarci. C’è una sete di conoscenza dell’esperienza che rimanda alla vita e richiede una cura del pensiero. La rete è uno spazio di cura del pensiero.
  • Tenersi: in testa, nel cuore, per mano e compagnia. Aversi alla mente, pensarci in un modo amorevole, pre-occuparci e avere cura. Tenersi e non trattenersi. Questo permette di attivare una disponibilità che ripara dal senso di solitudine, dalle fatiche dal bisogno di sentire sostegno.
  • Chiamarsi per nome, è richiamarci all’originalità del nostro essere. La creazione avviene perché le cose sono nominate, è il nome che fa esistere. Chiamarci per nome è un’azione resistenziale alla numerizzazione. Il numero ci omologa mentre abbiamo bisogno di chiamarci per nome per richiamare la bellezza a cui siamo destinati perché non siamo esseri indistinti. Lasciarsi chiamare per nome permette anche l’altro di accedere alla nostra vita, significa farsi conoscere davvero e lasciarci sconvolgere. “Il nostro nome accende il nostro destino come un interruttore fa con la luce!” scrive D’Avenia.
  • Ritornare al volto, l’incontro con l’altro implica un’infinita responsabilità dell’io davanti all’altro come volto. Noi siamo soggetti perché in relazione con l’altro, e quando perdiamo la visione del volto dell’altro perdiamo il senso dell’umanità. Stare vicini agli altri è una possibilità, una prospettiva che permette di restare umani. Ha un’elevata responsabilità educativa. Di quanto amore abbiamo bisogno per avere un volto?
  • Rendere grazie, è evidente che siamo in debito. Siamo in un debito che è inestinguibile perché il nostro debito è con la vita! Circola eccedenza e ne siamo beneficiari. Matura in noi un desiderio di restituzione diretta che diventa eccedenza quando si forma un movimento che diventa circolare. E a noi non resta che accompagnare questa circolazione. L’incommensurabilità del debito diventa libertà e dunque azione.
  • Contemplare, è un movimento interiore. È stare dentro alla vita liberi dal pensiero calcolante che privilegia la convenzione propria di questo tempo. Trovare la consapevolezza dell’esserci e dell’essere in relazione. Ha una dimensione poetica oltre che spirituale. La ricerca di un modo per abitare il mondo, per far risuonare gli altri e risuonare insieme agli altri. Questo genera comprensione della realtà e conoscenza. Ci dice chi siamo e come abitare il mondo.

Chi ha detto che la vita deve essere facile e comoda? È facile amare? E sognare? E sperare? Ecco allora che per essere rete dobbiamo abitare poeticamente il mondo e guardare pacificamente senza l’intenzione di prendere. Il futuro allora si apre.  Rimettersi a fare ciò che ognuno deve fare, nel modo più semplice: non è forse vero che la poesia del fornaio è il suo pane?

Puoi scoprire maggiori informazioni sulla rete e sulle progettazioni attivate all'interno del nostro Bilancio!


Enea e quel rullo che dà vita

Enea e quel rullo di tamburo che dà la vita

Sai quando tutti ti chiedono: “Cosa farai da grande?” e i bambini se ne escono con mille idee diverse? Ecco io all’inizio non lo sapevo. Mi piacevano le cose che piacevano a tutti, mi sentivo uno tra i tanti, fino a quando non è arrivata la batteria.

Penserai questo qui deve essere un genio musicale! e invece no. La musica, come tutto per me, è nata da un amore lento. Avevo 11 anni quando ho scoperto che per me era speciale. Me ne sono accorto perché tra tutte le attività che facevo, la batteria era l’unica cosa che mi rimaneva dentro. E lì ho iniziato a sognare.

Sarei diventato un batterista della madonna. Uno di quelli che suonano nei concerti con strumenti bellissimi da migliaia di euro. Per questo quando ho messo piede in Banda ero scettico. Questi qui erano strani: gli strumenti li facevano pescando boiler delle caldaie, tubi, cestelli delle lavatrici. Boh! Ho pensato io.

Però lì, solo lì, c’era un’energia unica.

Eravamo in 12 e nessuno comandava. Lì giocavamo con regole diverse da quelle a cui mi ero abituato. Nessun fai così, fermo lì, aspetta che… Ascoltavamo e ci sentivamo. Ci sintonizzavamo sulle stesse frequenze e insieme creavamo musica. Ma anche bellezza. E comunità.

La Banda Rulli Frulli era il nostro branco. Il mio e il nostro posto. Non era solo la mia scuola di musica. Era il mio contatto con il mondo, la fonte della mia espressione e delle mie esperienze. Ci pensi che a 14 anni andavo in tour?

Sì, ho suonato anche io al Concerto del Primo Maggio, al Circo Massimo, da Mika… wow! Ma sai quando è che mi sono sentito un figo pazzesco? La prima volta che ci siamo esibiti a Mirandola in una sagra vicino casa. Da fuori ero inguardabile: un imbianchino con un bidone appeso addosso. Ma dentro scoppiavo di vita.

Sai che roba lavorare in Banda! mi dicevo. Guardavo Fede, Matteo, Marco, Sara e gli altri e li ammiravo. Hanno dato vita a un gruppo che guarda avanti, spinto a migliorare e a prendersi cura. Ma dopo il diploma dovevo avere un pezzo di carta in mano. Chi sei se non hai qualcosa che lo attesta per te? Allora mi sono iscritto al conservatorio, ho passato la selezione e per la prima volta ho capito cos’era davvero la Banda per me.

In Accademia si suona a spartito. Non sai neanche come è fatto il tuo vicino, i tuoi occhi sono sulle note scritte. Tutto è ristretto alla partitura. E mi mancava l’aria. Mi mancava la libertà generativa della Banda. Mi mancava vivere di ciò che la musica produce: amicizia e armonia. Ho chiuso la porta del conservatorio e mi sono sentito un fallito. Avevo deluso tutti: le nonne, i miei e pure io…

Quando l’ho detto a Fede, che per me non è il Direttore, è il timoniere della ciurma, lui ha capito subito. Io no, stavo imbambolato come un carciofo. Mi ha dato il la con i laboratori di costruzione degli strumenti e la manutenzione. Il resto è venuto da sè.

Adesso seguo anche i laboratori di musica e di teatro musicale nelle scuole. Lo faccio per spalancare gli occhi dei ragazzi e renderli parte della bellezza della vita. Non dico mai che il fine è l’integrazione perché quando i ragazzi fanno, l’integrazione viene da sé. Svaniscono le differenze e diventiamo tutti parte di un’umanità bellissima.

Oggi in banda siamo 70. I ragazzi hanno fame di cose autentiche. E sai a me cosa piace fare? Attendere. Aspetto il momento in cui anche a loro succede. Si impianta il seme che cambia lo sguardo, il modo di fare, di prendere la vita. E allora si accendono. Ecco quello per me è il top. Il segno che, sì un giorno ognuno farà un lavoro, ma prima della professione, noi possiamo essere Persone vere che vibrano e creano risonanze. Come la nostra musica.

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Finalisti Bando Una mano a chi sostiene

I vincitori del Bando Una mano a chi sostiene

Al Bando "Una mano a chi sostiene" hanno partecipato 578 progetti da 17 regioni italiane. Chi sono i vincitori finali?

Si conclude il Bando "Una mano a chi sostiene" promosso da Fondazione Cattolica e Cattolica Assicurazioni per accompagnare enti non profit nello sviluppo di progetti ad impatto sociale, economico e culturale. Dopo la selezione dei 100 progetti ritenuti più meritevoli da parte della commisione interna, le idee sono state votate da 152.369 persone e grazie all'attivazione delle comunità si è definita la graduatoria dei progetti aggiudicatari del bando.

  1. Ecostalla - I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale ONLUS Piemonte
Lavoratore di Ecostalla

Un progetto di agricoltura sociale e di allevamento ecosostenibile per favorire l’inserimento lavorativo di persone emarginate, fragili e con disabilità, attraverso l’attivazione di un prototipo di “ecostalla” non meccanizzata che fornirà latte per il caseificio e percorsi di agriesperienza aperti a tutta la comunità.

2. Inclusi-one - Sportivamente scs onlus -

Inclusione in acqua. Un percorso di attività ludico-motorie in acqua per le classi delle scuole primarie del biellese in cui è presente almeno un bambino disabile, per abbattere stereotipi e discriminazione nei confronti della “diversità”, contribuendo al contempo al benessere psicofisico dei bambini. Le lezioni saranno tenute da tecnici qualificati, volontari e atleti disabili.

3. RistorAzioni - Cooperativa Sociale Azienda Agricola Casa Ilaria – Impresa sociale Toscana

Al lavoro nel progetto RistorAzioni

Nel cuore della regione Toscana, nel complesso Casa Ilaria, tra 12 ettari di terreno coltivati con agricoltura biologica, sarà avviato un ristorante nel quale potranno formarsi giovani con disabilità intellettiva e disturbi evolutivi nelle attività di orticoltura sociale, cucina, catering e ristorazione, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo interno, diventare sede di formazione permanente per collocare nel mercato del lavoro ragazzi in situazione di svantaggio.

4. La bottega della Loggetta - G.R.D. Faenza ODV Genitori Ragazzi con Disabilità – Organizzazione di Volontariato Emilia Romagna

Un negozio laboratorio dove i ragazzi con disabilità ricevono gli strumenti necessari per inserirsi nel mondo del lavoro, imparando a relazionarsi con il pubblico, a gestire il magazzino, tenere la contabilità, organizzare campagne promozionali ed esercitare così un mestiere in linea con le richieste della società.

5. Locanda 3 chiavi - Fondazione Marino per l’autismo onlus Calabria

Un percorso di inserimento lavorativo permanente, rivolto ad adulti con autismo grave assistiti dalla Fondazione, che mira a creare una mensa solidale, per garantire un pasto agli indigenti e favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità che, attraverso il lavoro, possono dare un loro contributo alla comunità.

6. Convivendo - Fondazione Diversity Life Veneto

Esperienza di co-housing per giovani adulti con disturbi dello spettro autistico come possibilità per sperimentare, attraverso percorsi individualizzati e con l’accompagnamento degli operatori, una graduale emancipazione dalla famiglia.

7. Crisalide - L’Aquilone Società Cooperativa Sociale Lombardia

Progetto che affronta la problematica dei ragazzi Hikikomori, che si sono ritirati dalla società e all’uscita da questo isolamento hanno limitate possibilità di rientrare nei tradizionali binari sociali di sviluppo e crescita: Crisalide propone percorsi per la ripresa scolastica e cicli di formazione professionalizzante per l’inserimento lavorativo

8. Un territorio che nutre - Fondazione di Partecipazione Casa della Comunità ETS Lombardia

Progetto che mira al recupero di prodotti alimentari dallo spreco e li ridistribuisce ai quasi 3000 poveri del lodigiano, ma anche a case di accoglienza, empori e mense. Il Centro di Raccolta e l’Emporio Solidale divengono occasioni non solo per contrastare lo spreco alimentare, ma anche luoghi dove fare esperienza di comunità e di inclusione delle fragilità e diversità.

9. A casa di Edo 2 - Associazione Edoardo Marcangeli Onlus Lazio

L’Associazione, nata dall’esperienza personale di una famiglia, desidera mettere a disposizione gratuitamente un nuovo alloggio per coloro che hanno un figlio in cura all’Ospedale Bambin Gesù di Roma e offrire anche un servizio di assistenza ludica per i minori degenti.

10. Da spreco a risorsa - Mt 25 Lombardia

L’efficienza anche nel dono! Mt 25 ha creato un modello organizzativo efficace e senza sprechi, che consente di offrire settimanalmente sostegno alimentare a persone in difficoltà e a famiglie ucraine rifugiate, coinvolgendo i beneficiari stessi nel processo di ridistribuzione e contando su oltre 20 aziende della grande distribuzione per il recupero degli scarti anche dei prodotti “freschi”, solitamente destinati allo smaltimento

11. Verona Minor Hierusalem - Fondazione Verona Minor Hierusalem Veneto

Progetto che mira all’inclusione culturale e sociale degli abitanti del quartiere multietnico di Veronetta a Verona, attraverso un percorso di formazione storico-artistica rivolto a bambini e adulti residenti in quella zona, come occasione di cittadinanza attiva e di promozione dell’inclusione multiculturale

12. La minestra del Papa - Circolo di San Pietro Lazio

Un progetto che esiste da oltre 150 anni, espressione concreta della carità del Papa che si prende cura delle povertà di Roma, fornendo oltre 40.000 pasti caldi all’anno alle persone in difficoltà in tre Cucine Economiche dislocate nella città e gestite da soci e volontari.

Attività a Ludolab

13. Ludolab - Associazione L’abilità Onlus Lombardia

Creazione di una ludoteca inclusiva che valorizzi le caratteristiche e le necessità dei bambini con disabilità, per stimolare attraverso il gioco capacità e inclusione. L’intervento educativo è svolto da operatori specializzati, terapisti ed educatori che seguono il bambino, per una co-progettazione di qualità che coinvolge la famiglia. 

14. Il vinile - Società Cooperativa Sociale Amici di Gigi Emilia Romagna

Un’incisione che in-segna. Un percorso di formazione rivolto a persone con disabilità per la riproduzione di dischi in vinile al fine di trasmettere competenze, preparare al mondo del lavoro e dare un’occasione di socialità ai partecipanti.

15. Db Giovani - Associazione dei Salesiani Cooperatori Lazio

Il progetto intende costruire strategie comunicative ed educative per interagire con la rete dei propri giovani, tramite l’implementazione di un sito web e social network, luoghi dove i giovani potranno confrontarsi e trovare materiali per crescere e formarsi, venendo loro stessi coinvolti nella progettazione tramite tirocini formativi.

16. Buoni, buoni - Volando - Oltre Società Cooperativa Sociale a.r.l. Calabria

Dipendenti del progetto BuoniBUoni

Per rispondere al bisogno di formazione professionale e inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in un territorio spesso povero di opportunità, la cooperativa intende potenziare il progetto “BuoniBuoni – cucina sociale contadina” con cui gestisce un servizio di ristorazione all’interno dell’ AgriMercato coperto di Campagna Amica di Cosenza e attivare anche un servizio di delivery dei pasti. 

17. Stazione Panzana - Associazione RealMente Aps Umbria

Stazione Panzana è un progetto radiofonico, inserito nel circuito delle radio della Salute Mentale, con una redazione composta da persone con disabilità psichica, esperti di comunicazione ed educatori sociali. L’obiettivo è trasformare questo progetto di inclusione sociale in un’attività vera e propria parzialmente retribuita tramite la collaborazione con importanti aziende profit.

18. Abbiategrasso prima città italiana amica delle persone con demenza - Fondazione Golgi Cenci Lombardia

Interventi di formazione e sensibilizzazione della comunità per favorire l’inclusione e la partecipazione delle persone con demenza e dei loro familiari nella vita sociale, coinvolgendo studenti, privati e istituzioni di Abbiategrasso che realizzeranno particolari iniziative per relazionarsi con loro, quali visite guidate alla città, laboratorio di reminiscenza in Biblioteca e gruppi di ginnastica adattata.

Spettacolo del Teatro dei Borgia

19. La città dei miti - Teatro dei Borgia Abruzzo

Spettacoli teatrali realizzati nei luoghi dell’emarginazione e del bisogno sociale per coinvolgere e riattivare le comunità e indagare il legame tra la trascendenza del mito e la contingenza umana, reale, della città in cui il progetto interviene.

20. Bici degli abbracci - Fondazione Oltre il labirinto Onlus Veneto

Acquisto di 7 Hugbike (tandem degli abbracci) che saranno consegnate a 7 enti italiani che si occupano di persone con autismo e disabilità, per consentire loro di andare in bicicletta in sicurezza con la gratificante sensazione di controllare il mezzo e coinvolgendo parte dei destinatari nell’assemblaggio dei mezzi.

21. Lavoro protetto Le Vele - Fondazione Le Vele Onlus Lombardia

Progetto che mira alla formazione e acquisizione dei pre-requisiti lavorativi di soggetti con disabilità, attraverso le scuole bottega sperimentali della Fondazione nei settori della panificazione, pasticceria, agro-alimentare, pulizie, manutenzioni e ristorazione al fine di un inserimento lavorativo nella Fondazione stessa, come luogo di lavoro protetto ed interno.

22. Un pc, un tablet e un robot per amico - AGBD onlus – Associazione sindrome di Down Veneto

Il progetto si propone di far sì che i ragazzi affetti da sindrome di Down dell’Associazione raggiungano l’autonomia in diversi ambiti comunicativi, attraverso l’utilizzo di strumenti e software informatici multimediali per l’elaborazione di testi, piccole attività di audio e video editing, coding e assemblaggio manuale di robot.

23. Un nuovo inizio - CBM Italia Onlus Lombardia

Percorsi di crescita e sviluppo personalizzati rivolti a bambini e ragazzi con sindrome Charge, una malattia rara che provoca sordocecità, per sopperire all’attuale mancanza di opportunità e approcci metodologici dedicati all’inclusione di questi soggetti. Un progetto che coinvolge 13 regioni italiane, realizzato da un’equipe specializzata multidisciplinare e che produrrà un modello innovativo e sostenibile di inclusione sociale per potenziare i servizi territoriali locali.

24. Pellegrini in arte - Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei frati minori conventuali Veneto

Visite guidate animate da personale disabile e normodotato, formato attraverso appositi laboratori tenuti da professionisti, per offrire un’esperienza immersiva del patrimonio storico-artistico e rispondere alle diverse sensibilità e necessità dei visitatori. 

25. Ant - Fondazione Ant Italia onlus Veneto

Tour per la prevenzione oncologica a bordo degli Ambulatori Mobili della Fondazione, che toccherà 45 zone d’Italia dando l’opportunità a migliaia di cittadini di beneficiare di visite di prevenzione oncologica gratuite anche al di fuori dei centri urbani, in un’ottica di welfare di prossimità.

26. Cambio rotta - Fondazione Cave Canem onlus Lazio

Un progetto di giustizia riparativa, rivolto a giovani autori di reato, che scontano il periodo di messa alla prova svolgendo attività socialmente utili nei canili e frequentando un corso di formazione a carattere teorico-pratico per operatore cinofilo, al fine di avvicinarli al mondo del lavoro e scongiurare il rischio che tornino a delinquere.


Approvato il Bilancio Sociale di Fondazione Cattolica

Approvato il Bilancio Sociale 2022 di Fondazione Cattolica

Un anno ricco di speranza, è quello che traspare dal bilancio del 2022. Un anno che nonostante lo scoppio della guerra e la crisi energetica, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le comunità diventino motore di crescita e di sostegno per rispondere alle emergenze e dare avvio a progetti coinvolgenti! In questo panorama, Fondazione Cattolica ha scelto di rispondere ai bisogni emergenti investendo in progettualità capaci di generare miglioramenti nella vita di Persone e territori.

 

L’impegno di Fondazione Cattolica

Il contributo di Fondazione Cattolica è un segnale di vicinanza alle molteplici realtà che dimostrano chiarezza d’intenti ed una progettualità capace di autonomia – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Un metodo d’intervento che sostiene e rafforza il welfare generativo affinchè si sviluppi nei territori una rete in cui tutti, beneficiari dei servizi e soggetti erogatori, mettono a disposizione il proprio valore per creare benessere per sé e per gli altri”.

Nel 2022 Fondazione Cattolica ha sostenuto 208 progetti volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.278.575 a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 176 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 8.261 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 450 mila ore che hanno permesso ad oltre 367 mila persone di goderne i benefici.

“Fondazione Cattolica promuove un fare etico basato sulla prossimità, la fiducia, la speranza – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba. – Guardare la realtà nella sua interezza, costruire legami con chi si mette in gioco per trasformare difficoltà e tensioni in occasioni di rinascita, investendo in azioni responsabili e lungimiranti. E’ questo il modello che la Fondazione sta sperimentando e che ci sembra trovi vigore nella bellezza delle nuove progettualità realizzate a beneficio del territorio”.

 

Oltre l’attività erogativa della Fondazione

All’attività erogativa si sono quindi affiancate nuove attività, tra queste: i percorsi formativi, che hanno coinvolto 170 partecipanti; la prima edizione di “Escogito”, l’evento dedicato ai ragazzi con la premiazione “Giovani di valore” e  l’accompagnamento della rete informale #GenerAttivi, attraverso incontri in presenza ed online durante tutto l’arco l’anno. Anche la comunicazione si è arricchita: per raccontare il Bene sono stati realizzati nuovi strumenti come il podcast “Intraprendenti, storie di chi nel Terzo Settore genera futuro” ed ampliate le rubriche on line che mettono in evidenza i protagonisti dei progetti finanziati, persone che fanno davvero la differenza ed alle quali va tutta la nostra gratitudine

“Per immaginare il futuro non dobbiamo scordare il nostro passato. Le persone che abbiamo incontrato ci insegnano che il nostro agire quotidiano può essere strumento concreto di pace e di crescita: portiamo con noi questa consapevolezza e continuiamo a costruire insieme un domani migliore per tutti” conclude il Presidente che augura di agire senza lasciare indietro nessuno.

Scopri anche il Bilancio d’Esercizio!

 


Far rinascere terre dimenticate e recuperare persone abbandonate.

L’ottavo episodio del podcast “Intraprendenti” racconta la storia di Luca, che attraverso il Servizio Civile è approdato a Calafata, una cooperativa sociale agricola in cui la terra torna a produrre frutti e gli uomini ritrovano il sorriso.

I mastri calafati sono coloro che recuperano i vecchi scafi delle imbarcazioni e le rendono nuovamente adatte al mare. Un mestiere antico, che dà nuova vita a qualcosa che ha una storia di fatica e che sembra perduta. Il nome della cooperativa sociale agricola in cui lavora Luca, Calafata, proviene proprio da questa tradizione, che si tramanda di generazione in generazione. Anche Luca ha saputo far tesoro degli insegnamenti del passato per dare a chi ne ha bisogno un futuro concreto, legato alla terra, alla fatica e alle relazioni autentiche.

Calafata recupera persone che hanno una storia di dipendenze, con problematiche di salute mentale e richiedenti asilo. Allo stesso modo fa rinascere anche terreni abbandonati e li rende nuovamente produttivi tramite orticultura, viticultura, frutticultura. E quando il calendario agricolo prevede periodi di riposo, si occupa di giardinaggio e opere conto terzi in altre aziende.

https://open.spotify.com/episode/0CWuLj6IIV8LlJgVd6TNjC

Il Servizio Civile Universale: una strada verso il futuro

Luca ha scoperto il suo futuro tramite il Servizio Civile Universale: un'opportunità nata dall’obiezione di coscienza che i cittadini maschi italiani potevano esercitare in sostituzione della leva militare. Oggi tutti i giovani tra i 18 e i 28 anni, terminati gli studi, possono servire il Paese e i suoi valori in campo di pace, non violenza e altre attività di interesse generale, soprattutto negli enti del Terzo Settore e del non profit. Vengono messi a bando decine di migliaia di posti ogni anno, ecco alcune informazioni:

  • i progetti sono finanziati dallo Stato
  • durano 8-12 mesi
  • è previsto un impegno di 25 ore settimanali o di un monte ore stabilito
  • possono eventualmente comprendere anche 3 mesi di tirocinio all’estero
  • è previsto un assegno mensile di circa 450 euro
  • per legge vengono erogate almeno 80 ore di formazione specifica

Il Servizio Civile, disciplinato dalla Riforma del Terzo Settore, è molto rilevante sotto il profilo occupazionale, è un’occasione di crescita personale ma anche professionale. Molto spesso infatti, i ragazzi, terminato il periodo volontario, continuano a lavorare negli enti in cui hanno prestato servizio.

L’occupazione nel mondo del Terzo Settore ad oggi conta dati estremamente rilevanti: gli ultimi rilievi Istat parlano di 5 milioni di volontari impiegati e circa 850.000 lavoratori dipendenti, un numero che non ha subìto contrazioni nonostante la crisi pandemica ed economica degli ultimi anni! Gran parte sono impegnati in imprese e cooperative sociali, con contratti a tempo indeterminato. Le figure professionali più ricercate e impiegate sono “high skills”, quindi persone con elevata specializzazione tecnica ed intellettuale. Dunque il Terzo Settore si rivela un ambito di occupazione stabile, di qualità e con elevata professionalità.

Ti è piaciuto questo episodio? Puoi continuare a conoscere i protagonisti dei nostri podcast, parti dalla storia di Mauro Franchini!

E tu hai mai pensato di partecipare al Servizio Civile Universale? Dai un’occhiata al sito istituzionale per scoprire opportunità e scadenze!


Nutrire le persone coltivando relazioni: l’esperienza di ORTO

Nutrire le persone coltivando relazioni: l’esperienza di ORTO

Dalla terra alle persone. O.R.T.O è una cooperativa agricola sociale impegnata nella creazione di produzioni etiche ad alto impatto alimentare e sociale.

All’inizio non c’era un progetto d’impresa ma solo la volontà di creare una connessione tra uomo e natura. “Quando mi sono trasferito a Viterbo i miei figli erano adolescenti. C’era un alto tasso di abbandono scolastico e gli amici dei miei ragazzi stavano a bighellonare in strada. È per loro che mi sono presentato in Comune…” racconta Marco Di Fulvio, oggi presidente di O.R.T.O, allora outsider del mondo nonprofit. L’esperienza maturata come professionista nell’industria farmaceutica e nella medicina naturale danno a Marco un punto di partenza: prendersi cura della terra fa bene all’uomo. “Era il 2014 quando mi sono proposto in Comune con un progetto di avvicinamento all’agricoltura per sviluppare l’autoimprenditorialità delle persone. Ho chiesto la messa a disposizione di terreni ed è così che siamo partiti!”.

Lo sviluppo di ORTO

L’associazione nasce con l’intenzione di recuperare la tradizione rurale per tutelare la biodiversità e promuovere una produzione alimentare sana ed equilibrata. A Viterbo la voce circola e il nucleo associativo prende forma in fretta. O.R.T.O inizia a muovere i primi passi insieme a coloro che stavano ancora subendo la crisi del 2008: disoccupati e giovani. Seminare, coltivare, potare e lavorare per la comunità: “Abbiamo bonificato delle aree per farle diventare terra per le scuole, ci siamo presi cura dell’uliveto comunale, abbiamo fatto rifiorire le aiuole…” Marco crede nella forza della rete per questo non perde occasione per far incontrare mondi. Come quando la farina macinata a pietra diventa un progetto di educazione alimentare a cui collaborano anche l’Università della Tuscia, genetisti esperti sui grani antichi e ricercatori del CNR.

Poi una chiamata dal carcere cambia le cose!

La cooperativa sociale ORTO

All’interno del carcere di Viterbo c’era una tenuta di ulivi, due serre, del terreno seminativo… come rendere produttivo tutto questo? Marco pensa a un progetto collaborativo e nel 2017 nasce Semi Liberi, un’esperienza formativa ed esperienziale realizzata insieme a 20 detenuti impegnati nella produzione di germogli freschi ad uso alimentare. “Abbiamo scelto di creare prodotti salutari, di nicchia, da vendere nel mercato” testimonia Marco. Dai germogli ad alto valore nutrizionale ai piccoli frutti, melagrane, micro-ortaggi, olio e piante officinali e aromatiche. Prodotti freschi, essiccati, vivaismo e trasformati: O.R.T.O cresce insieme alle sue attività e diventa una cooperativa sociale agricola che impiega 11 soci di cui 3 detenuti. “Il beneficio che portiamo ai detenuti non è solo l’estensione dell’ora d’aria. Imparano un mestiere, vivono in gruppo, coltivano la socialità e il rispetto tra le persone. Fanno esperienza di team building sempre!” ammette Marco.

Un'impresa collettiva

Contaminare e sorprendere, questi sono da sempre gli obiettivi della cooperativa. “Essere un outsider per me è stato un vantaggio perché ha mosso la voglia di arrivare alla fascia delle persone più inconsapevoli” racconta Marco. Ecco perchè la cooperativa va Oltre l’O.R.T.O e si impegna a realizzare un impatto sociale frutto di un’azione imprenditoriale collettiva. Lo fa attraverso il lavoro dentro e fuori dal carcere che genera opportunità di inclusione a chi vive situazioni di fragilità ma anche creando un sistema produttivo sostenibile in cui la cooperativa si mette in rete con istituzioni, imprese e cittadini. Uscire, sensibilizzare e stimolare l’attenzione verso filiere di consumo etiche e consapevoli fanno parte della missione di O.R.T.O!

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere di altre realtà accompagnate dalla Fondazione come La bella sfilza


Che profumo ha il Bene? Storia di accoglienza e di rischi su Intraprendenti

Il profumo del Bene: storia di accoglienza e di rischi!

Nel sesto episodio del podcast Intraprendenti scopriamo la storia di Valerio, che ha acquistato un’azienda di profumi per dare un futuro con un nuovo sapore a persone fragili e approfondiamo con il dottor Carlo Peretti il tema della copertura dei rischi per le imprese sociali.

Valerio è un giovane uomo che identifica presto il suo obiettivo: aiutare gli altri. Da questo grande sogno nasce la cooperativa Amici di Gigi, un luogo che offre servizi per accompagnare chi ha gravi disabilità e dove bambini provenienti da case in cui la serenità è perduta, possono trovare cura, educazione, istruzione e amore. Ma Valerio vuole fare di più: acquista la Belforte Fragranze Italiane che realizza fragranze per ambienti affinché i ragazzi della cooperativa abbiano un futuro dignitoso grazie al lavoro.  

Ostacoli, reticenza, mancanza di fiducia da parte delle istituzioni e delle comunità. Far partire un’impresa in Italia per un giovane non è facile bisogna:

  • Lavorare in squadra
  • Tanta buona volontà
  • Tenacia
  • Molta speranza
https://open.spotify.com/episode/5mpnNLFk9ZnWc78UAqSCkO?si=mi47XDwHSQm0A_XbEOFkCw

Come prevenire i rischi di un'attività imprenditoriale?

Carlo Peretti, responsabile Formazione della Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni, chiarisce che in primis è necessario cambiare la nostra visione del mondo assicurativo e considerare le coperture dai rischi non come una tassa ma come una tutela: in questa direzione infatti si è mosso anche il legislatore nella riforma del Terzo Settore, imponendo l’obbligo di stipulare polizze a garanzia dei volontari.

I rischi delle imprese sociali sono molto simili a quelli delle attività profit, la responsabilità patrimoniale, i danni a beni e persone che lavorano in azienda, ma c’è anche un rischio non mitigabile dalle assicurazioni e particolarmente temuto, quello reputazionale, perché può compromettere seriamente la credibilità e il futuro di una realtà.

Sono molteplici le coperture che un imprenditore sociale può attivare per dedicarsi con più serenità alla propria attività, ma è importante, ricorda il dottor Peretti, formarsi sul tema e  affidarsi a professionisti specializzati nel Terzo Settore per ottenere coperture efficaci.

Vuoi scoprire gli altri episodi? Parti dal quinto parliamo di welfare di comunità!


Benvenuti al ristorante La Bella Sfilza

Benvenuti al ristorante sociale La Bella Sfilza!

La Bella Sfilza è un ristorante sociale che include giovani con disabilità per creare opportunità di crescita e di inclusione attraverso il lavoro!

Quando entri a La Bella Sfilza percepisci un’aria diversa. Un’aria che sa di persone!

C’è Alice che accoglie tutti con un abbraccio e un sorriso caloroso. Marcello che cucina con impegno e adora far saltare la pasta in padella. C’è Sara che impiatta alla perfezione e cucina un salame al cioccolato buono come pochi altri. E Katia, che prepara una sbrisolona squisita da servire insieme al caffè preparato rigorosamente da Gabriele.

La Bella Sfilza è un ristorante, sì. Ma non è un ristorante come tanti.

La storia

La Bella Sfilza nasce nella mente di un gruppo di genitori qualche anno fa. Si forma casualmente quando, in attesa di rivedere i figli con disabilità al termine delle prove della Banda Rulli Frulli, iniziano a confrontarsi sulle difficoltà che vivono: esclusione, preoccupazione, domande su un futuro incerto.

I ragazzi stanno crescendo e una volta finita la scuola le occasioni di coinvolgimento sociale si riducono notevolmente. “Alcune dinamiche le percepisci solo quando le vivi. Tra genitori ci è sembrato chiaro che se volevamo delle opportunità per i nostri figli dovevamo costruircele – racconta Cristiano Govoni, tra i fondatori – perché non puoi affidare il domani di questi ragazzi a chi non percepisce il loro potenziale”.

La cooperativa sociale

La cooperativa prende forma a febbraio 2022 grazie all’intuizione di Paolo Pozzetti “facciamo un ristorante!”. Si trova a Concordia, in provincia di Modena, in una cascina ristrutturata che ospita 36 coperti e dispone di un terreno per avviare attività agricola e realizzare la propria filiera produttiva. “Siamo partiti insieme a Dario, chef e formatore dei ragazzi e ad Anna che cura la gestione della sala” racconta Cristiano. Un progetto che educa, forma ed apre le porte al pubblico ad aprile 2022 offrendo un servizio di ristorazione, bar e consegna di pasti a domicilio a pranzo e a cena.

I protagonisti

“All’interno della cooperativa lavorano 8 persone, di cui 6 assunte a tempo indeterminato perché crediamo nel lavoro vero e nell’assunzione di responsabilità”. Sono ventenni, per lo più con disabilità, desiderosi di mettersi in gioco e di imparare un mestiere. Ragazzi che nel corso di un anno hanno intrapreso una strada professionale. “Il lavoro ha creato cambiamenti fantastici. I ragazzi sono autonomi, competenti e soddisfatti. Sono stati capaci di sviluppare la sintonia che non è mai un fatto scontato!” testimonia Cristiano.

La cooperativa sta sviluppando collaborazioni con le reti scolastiche territoriali e con i servizi sociali per favorire l’inclusione di nuovi ragazzi che possano vivere esperienze professionalizzanti abbattendo i limiti della diversità.

Gli sviluppi futuri

La Bella Sfilza è nata da un sogno: creare un luogo inclusivo che permetta di esprimere le capacità dei giovani. “La malattia che ha portato via Paolo, ideatore e presidente, non ha spento il nostro intento iniziale. Vogliamo andare avanti per creare più opportunità” ammette Cristiano. Per questo la cooperativa è in cammino e desidera sviluppare un’oasi di ristoro a Concordia. E così punta alla creazione di un laboratorio agricolo di coltivazione e produzione di ortaggi bio da gustare nel ristorante o da acquistare a km0. Ma anche alla creazione di eventi tematici e culturali che apriranno le porte ad altre persone e genereranno nuove occasioni di lavoro!


Bandi e funding mix

Progetti sociali sostenibili? Ecco il percorso formativo sulla progettazione finanziata

Esistono una moltitudine di bisogni sociali che cercano risposte. Ma come è possibile trasformare un’idea in un progetto capace di mantenersi nel tempo? Fondazione Cattolica insieme a On! Srl Impresa Sociale lancia un percorso formativo sul funding mix

Fondazione Cattolica, da sempre interessata a generare rapporti di sviluppo per gli enti non profit, ha attivato un percorso formativo insieme ai professionisti On! Srl Impresa Sociale con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a cogliere i fondamenti dell’agire progettuale e del fundraising tramite bandi.

Scopo del percorso e programma

Quali opportunità nascono da un’efficace gestione di finanziamento per i progetti nonprofit? Il percorso formativo sulla progettazione finanziata offre la possibilità di:

  • Inquadrare il ruolo della progettazione finanziata nel funding mix
  • Comprendere quali competenze di sviluppo servono per la gestione sostenibile dei bandi.

Il percorso è composto da 4 incontri e parteciperanno oltre 40 organizzazioni sociali. Durante le lezioni i partecipanti avranno l'opportunità di dedicarsi a:

1. Il progetto che fa per me

  • Cosa è e come funziona il funding mix
  • Breve guida alle diverse modalità di progettazione tramite bandi e progetti.
  • Presentazione dei diversi Enti Erogatori e le diverse tipologie di Bandi disponibili per finanziare e sostenere attività sociali

2. ll progetto efficace

  • Come si costruisce una idea progettuale
  • Il quadro logico
  • Il project cycle management
  • Costruire un budget ed esser pronti a rendicontarlo

3. La ricerca bandi e la ricerca fondi

  • Come e dove cercare le informazioni che ci servono
  • Alleati e partners
  • Le risorse professionali disponibili e quelle necessarie

4. Saperi e Competenze utili a una organizzazione project oriented

  • Il sapere ideativo: visione e competenza strategica
  • Il sapere collaborativo: alleanze e competenze di relazione per costruire partenariati
  • Il sapere descrittivo: far capire le nostre idee e scrivere progetti esemplari
  • Il sapere amministrativo: programmare, acquisire, gestire e rendicontare risorse
  • Il sapere valutativo: monitorare e valutare risultati e impatti delle azioni progettuali
  • Il sapere narrativo: costruire narrazioni e sviluppare immaginari sulla base delle attività progettuali anche in vista di progetti successivi

Vuoi saperne di più sul pensiero dei docenti del percorso? Leggi l'articolo dedicato al welfare generativo!


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