Finalisti Bando Una mano a chi sostiene

I vincitori del Bando Una mano a chi sostiene

Al Bando "Una mano a chi sostiene" hanno partecipato 578 progetti da 17 regioni italiane. Chi sono i vincitori finali?

Si conclude il Bando "Una mano a chi sostiene" promosso da Fondazione Cattolica e Cattolica Assicurazioni per accompagnare enti non profit nello sviluppo di progetti ad impatto sociale, economico e culturale. Dopo la selezione dei 100 progetti ritenuti più meritevoli da parte della commisione interna, le idee sono state votate da 152.369 persone e grazie all'attivazione delle comunità si è definita la graduatoria dei progetti aggiudicatari del bando.

  1. Ecostalla - I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale ONLUS Piemonte
Lavoratore di Ecostalla

Un progetto di agricoltura sociale e di allevamento ecosostenibile per favorire l’inserimento lavorativo di persone emarginate, fragili e con disabilità, attraverso l’attivazione di un prototipo di “ecostalla” non meccanizzata che fornirà latte per il caseificio e percorsi di agriesperienza aperti a tutta la comunità.

2. Inclusi-one - Sportivamente scs onlus -

Inclusione in acqua. Un percorso di attività ludico-motorie in acqua per le classi delle scuole primarie del biellese in cui è presente almeno un bambino disabile, per abbattere stereotipi e discriminazione nei confronti della “diversità”, contribuendo al contempo al benessere psicofisico dei bambini. Le lezioni saranno tenute da tecnici qualificati, volontari e atleti disabili.

3. RistorAzioni - Cooperativa Sociale Azienda Agricola Casa Ilaria – Impresa sociale Toscana

Al lavoro nel progetto RistorAzioni

Nel cuore della regione Toscana, nel complesso Casa Ilaria, tra 12 ettari di terreno coltivati con agricoltura biologica, sarà avviato un ristorante nel quale potranno formarsi giovani con disabilità intellettiva e disturbi evolutivi nelle attività di orticoltura sociale, cucina, catering e ristorazione, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo interno, diventare sede di formazione permanente per collocare nel mercato del lavoro ragazzi in situazione di svantaggio.

4. La bottega della Loggetta - G.R.D. Faenza ODV Genitori Ragazzi con Disabilità – Organizzazione di Volontariato Emilia Romagna

Un negozio laboratorio dove i ragazzi con disabilità ricevono gli strumenti necessari per inserirsi nel mondo del lavoro, imparando a relazionarsi con il pubblico, a gestire il magazzino, tenere la contabilità, organizzare campagne promozionali ed esercitare così un mestiere in linea con le richieste della società.

5. Locanda 3 chiavi - Fondazione Marino per l’autismo onlus Calabria

Un percorso di inserimento lavorativo permanente, rivolto ad adulti con autismo grave assistiti dalla Fondazione, che mira a creare una mensa solidale, per garantire un pasto agli indigenti e favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità che, attraverso il lavoro, possono dare un loro contributo alla comunità.

6. Convivendo - Fondazione Diversity Life Veneto

Esperienza di co-housing per giovani adulti con disturbi dello spettro autistico come possibilità per sperimentare, attraverso percorsi individualizzati e con l’accompagnamento degli operatori, una graduale emancipazione dalla famiglia.

7. Crisalide - L’Aquilone Società Cooperativa Sociale Lombardia

Progetto che affronta la problematica dei ragazzi Hikikomori, che si sono ritirati dalla società e all’uscita da questo isolamento hanno limitate possibilità di rientrare nei tradizionali binari sociali di sviluppo e crescita: Crisalide propone percorsi per la ripresa scolastica e cicli di formazione professionalizzante per l’inserimento lavorativo

8. Un territorio che nutre - Fondazione di Partecipazione Casa della Comunità ETS Lombardia

Progetto che mira al recupero di prodotti alimentari dallo spreco e li ridistribuisce ai quasi 3000 poveri del lodigiano, ma anche a case di accoglienza, empori e mense. Il Centro di Raccolta e l’Emporio Solidale divengono occasioni non solo per contrastare lo spreco alimentare, ma anche luoghi dove fare esperienza di comunità e di inclusione delle fragilità e diversità.

9. A casa di Edo 2 - Associazione Edoardo Marcangeli Onlus Lazio

L’Associazione, nata dall’esperienza personale di una famiglia, desidera mettere a disposizione gratuitamente un nuovo alloggio per coloro che hanno un figlio in cura all’Ospedale Bambin Gesù di Roma e offrire anche un servizio di assistenza ludica per i minori degenti.

10. Da spreco a risorsa - Mt 25 Lombardia

L’efficienza anche nel dono! Mt 25 ha creato un modello organizzativo efficace e senza sprechi, che consente di offrire settimanalmente sostegno alimentare a persone in difficoltà e a famiglie ucraine rifugiate, coinvolgendo i beneficiari stessi nel processo di ridistribuzione e contando su oltre 20 aziende della grande distribuzione per il recupero degli scarti anche dei prodotti “freschi”, solitamente destinati allo smaltimento

11. Verona Minor Hierusalem - Fondazione Verona Minor Hierusalem Veneto

Progetto che mira all’inclusione culturale e sociale degli abitanti del quartiere multietnico di Veronetta a Verona, attraverso un percorso di formazione storico-artistica rivolto a bambini e adulti residenti in quella zona, come occasione di cittadinanza attiva e di promozione dell’inclusione multiculturale

12. La minestra del Papa - Circolo di San Pietro Lazio

Un progetto che esiste da oltre 150 anni, espressione concreta della carità del Papa che si prende cura delle povertà di Roma, fornendo oltre 40.000 pasti caldi all’anno alle persone in difficoltà in tre Cucine Economiche dislocate nella città e gestite da soci e volontari.

Attività a Ludolab

13. Ludolab - Associazione L’abilità Onlus Lombardia

Creazione di una ludoteca inclusiva che valorizzi le caratteristiche e le necessità dei bambini con disabilità, per stimolare attraverso il gioco capacità e inclusione. L’intervento educativo è svolto da operatori specializzati, terapisti ed educatori che seguono il bambino, per una co-progettazione di qualità che coinvolge la famiglia. 

14. Il vinile - Società Cooperativa Sociale Amici di Gigi Emilia Romagna

Un’incisione che in-segna. Un percorso di formazione rivolto a persone con disabilità per la riproduzione di dischi in vinile al fine di trasmettere competenze, preparare al mondo del lavoro e dare un’occasione di socialità ai partecipanti.

15. Db Giovani - Associazione dei Salesiani Cooperatori Lazio

Il progetto intende costruire strategie comunicative ed educative per interagire con la rete dei propri giovani, tramite l’implementazione di un sito web e social network, luoghi dove i giovani potranno confrontarsi e trovare materiali per crescere e formarsi, venendo loro stessi coinvolti nella progettazione tramite tirocini formativi.

16. Buoni, buoni - Volando - Oltre Società Cooperativa Sociale a.r.l. Calabria

Dipendenti del progetto BuoniBUoni

Per rispondere al bisogno di formazione professionale e inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in un territorio spesso povero di opportunità, la cooperativa intende potenziare il progetto “BuoniBuoni – cucina sociale contadina” con cui gestisce un servizio di ristorazione all’interno dell’ AgriMercato coperto di Campagna Amica di Cosenza e attivare anche un servizio di delivery dei pasti. 

17. Stazione Panzana - Associazione RealMente Aps Umbria

Stazione Panzana è un progetto radiofonico, inserito nel circuito delle radio della Salute Mentale, con una redazione composta da persone con disabilità psichica, esperti di comunicazione ed educatori sociali. L’obiettivo è trasformare questo progetto di inclusione sociale in un’attività vera e propria parzialmente retribuita tramite la collaborazione con importanti aziende profit.

18. Abbiategrasso prima città italiana amica delle persone con demenza - Fondazione Golgi Cenci Lombardia

Interventi di formazione e sensibilizzazione della comunità per favorire l’inclusione e la partecipazione delle persone con demenza e dei loro familiari nella vita sociale, coinvolgendo studenti, privati e istituzioni di Abbiategrasso che realizzeranno particolari iniziative per relazionarsi con loro, quali visite guidate alla città, laboratorio di reminiscenza in Biblioteca e gruppi di ginnastica adattata.

Spettacolo del Teatro dei Borgia

19. La città dei miti - Teatro dei Borgia Abruzzo

Spettacoli teatrali realizzati nei luoghi dell’emarginazione e del bisogno sociale per coinvolgere e riattivare le comunità e indagare il legame tra la trascendenza del mito e la contingenza umana, reale, della città in cui il progetto interviene.

20. Bici degli abbracci - Fondazione Oltre il labirinto Onlus Veneto

Acquisto di 7 Hugbike (tandem degli abbracci) che saranno consegnate a 7 enti italiani che si occupano di persone con autismo e disabilità, per consentire loro di andare in bicicletta in sicurezza con la gratificante sensazione di controllare il mezzo e coinvolgendo parte dei destinatari nell’assemblaggio dei mezzi.

21. Lavoro protetto Le Vele - Fondazione Le Vele Onlus Lombardia

Progetto che mira alla formazione e acquisizione dei pre-requisiti lavorativi di soggetti con disabilità, attraverso le scuole bottega sperimentali della Fondazione nei settori della panificazione, pasticceria, agro-alimentare, pulizie, manutenzioni e ristorazione al fine di un inserimento lavorativo nella Fondazione stessa, come luogo di lavoro protetto ed interno.

22. Un pc, un tablet e un robot per amico - AGBD onlus – Associazione sindrome di Down Veneto

Il progetto si propone di far sì che i ragazzi affetti da sindrome di Down dell’Associazione raggiungano l’autonomia in diversi ambiti comunicativi, attraverso l’utilizzo di strumenti e software informatici multimediali per l’elaborazione di testi, piccole attività di audio e video editing, coding e assemblaggio manuale di robot.

23. Un nuovo inizio - CBM Italia Onlus Lombardia

Percorsi di crescita e sviluppo personalizzati rivolti a bambini e ragazzi con sindrome Charge, una malattia rara che provoca sordocecità, per sopperire all’attuale mancanza di opportunità e approcci metodologici dedicati all’inclusione di questi soggetti. Un progetto che coinvolge 13 regioni italiane, realizzato da un’equipe specializzata multidisciplinare e che produrrà un modello innovativo e sostenibile di inclusione sociale per potenziare i servizi territoriali locali.

24. Pellegrini in arte - Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei frati minori conventuali Veneto

Visite guidate animate da personale disabile e normodotato, formato attraverso appositi laboratori tenuti da professionisti, per offrire un’esperienza immersiva del patrimonio storico-artistico e rispondere alle diverse sensibilità e necessità dei visitatori. 

25. Ant - Fondazione Ant Italia onlus Veneto

Tour per la prevenzione oncologica a bordo degli Ambulatori Mobili della Fondazione, che toccherà 45 zone d’Italia dando l’opportunità a migliaia di cittadini di beneficiare di visite di prevenzione oncologica gratuite anche al di fuori dei centri urbani, in un’ottica di welfare di prossimità.

26. Cambio rotta - Fondazione Cave Canem onlus Lazio

Un progetto di giustizia riparativa, rivolto a giovani autori di reato, che scontano il periodo di messa alla prova svolgendo attività socialmente utili nei canili e frequentando un corso di formazione a carattere teorico-pratico per operatore cinofilo, al fine di avvicinarli al mondo del lavoro e scongiurare il rischio che tornino a delinquere.


Iscrizioni aperte contributo Bando Grest 2023

Iscrizioni aperte per il contributo Bando Grest 2023

Fondazione Cattolica propone il Bando GREST 2023 rivolto alle Parrocchie e ai circoli Noi della Diocesi e/o della Provincia di Verona che intendono realizzare questa esperienza estiva dall’alto valore educativo per bambini e ragazzi.

Vacanze, giochi e divertimento. Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie. Fondazione Cattolica investe nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST. Con la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale.

Il Bando GREST 2023

Fondazione Cattolica stanzia 100.000€ per il Bando GREST 2023 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona.Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.

Come fare richiesta per il contributo al Bando GREST

Per aderire al bando è indispensabile chiamare il numero 338/9335687 per ricevere i codici identificativi con i quali compilare la modulistica sul portale online. È possibile chiamare nelle fasce orarie tra ore le 10-12 e le 14-16 dal lunedì al giovedì e il venerdì dalle 10 alle12. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 09 Giugno 2023.

Erogazioni e termini del Bando GREST

Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2023. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.

Informazioni aggiuntive sull'iscrizione al Bando Grest 2023

Invitiamo a leggere il regolamento. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a simone.pizzighella@cattolicaassicurazioni.it


rubrica sguardi inclusivi libro consigliato

Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo libro che ti consigliamo è…

La rubrica Sguardi inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà. Il primo libro che ti consigliamo è “Il palazzo delle donne” di Laetitia Colombani

Tutto ciò che non è donato, è perso.

Può un incontro cambiare il destino? È un libro al femminile il primo che proponiamo nella rubrica Sguardi Inclusivi. Due protagoniste, due secoli differenti e un luogo in comune: il Palazzo delle donne, la casa che accoglie le donne abbandonate dalla società per farle nascere nuovamente!

La trama del libro consigliato nella rubrica Sguardi Inclusivi

Blanche vive a cavallo tra ‘800 e ‘900, è un’intrepida volontaria impegnata nell’ Esercito della Salvezza, un’organizzazione improntata ad abbattere le disuguaglianze, contrastare la miseria e aiutare chi resta ai margini. In una delle tante notti trascorse a fornire un pasto caldo agli indigenti, la vita di Blanche cambia: incontra una giovane madre sola, con una bambina appena nata, costretta a vivere per strada. Come può una città permettere che accada questo? Blanche comprende che è necessario creare dei luoghi in cui le donne in difficoltà possano trovare rifugio. È tenace e determinata. Avvia una raccolta fondi, acquista un antico palazzo di Parigi, lo ristruttura e così nasce il Palais de la Femme, un rifugio per le donne maltrattate dalla vita ed emarginate dalla società, dove medicare le ferite e  trovare la forza per  rialzarsi.

Passano gli anni, la società evolve eppure…

Solène è un’avvocatessa di successo dei giorni nostri, ma dopo una sentenza infausta e un esito drammatico del suo assistito, crolla. Si rende conto che la carriera le ha spento la vita e non sa più qual è il suo posto. I medici le consigliano di avvicinarsi al mondo del volontariato e così Solène fa il suo ingresso nel Palazzo delle donne, dove incontra vite distrutte e piene di dolore. Le sembra un paradosso eppure sono proprio le donne dalle vite spezzate ad aiutarla. Le offrono una lente nuova con cui guardare il mondo e abbattono i muri con cui Solène teneva lontano ciò che era diverso da lei. Solène riscopre se stessa prendendo in mano la vita di un’altra!

Perché vi consigliamo questo libro?

Perchè risveglia l’anima, è una chiamata a fare la propria parte. Fa riflettere sulla facilità con cui la società isola la povertà, la miseria, la fragilità, fingendo che non esista. Ma pone l’attenzione sul cambiamento positivo che si crea nelle persone quando si sceglie di guardare e di farsi coinvolgere. Un invito quindi a creare soluzioni inedite o a dedicarsi, come si può, agli altri.

È un libro che parla di sorellanza, condivisione e collaborazione per sopperire alle disuguaglianze e alle ingiustizie sociali. Il cammino per le donne è ancora molto lungo. Nel mondo 1 donna su 3 dichiara di aver subito una forma di violenza fisica, sessuale, psicologica o culturale solo per il fatto di essere donna. Circa 4 milioni di donne e di bambine sono vendute per il matrimonio, la prostituzione oppure la schiavitù. Il 21% delle donne italiane ha subito violenza sessuale,  120 donne sono morte solo l’anno scorso in Italia per femminicidi. La donne lavoratrici in Europa vengono retribuite il 13% in meno dei colleghi uomini, il 70% del carico familiare è sulle spalle femminili e il 12% delle donne sole con figli a carico vive in situazioni di povertà assoluta.

Una strada impossibile? No!

Come dice la frase di Michel Audiard citata nel libro, “Siano benvenute le crepe, perché lasciano passare la luce”. Ci sono virtuosi esempi anche in Italia di organizzazioni che prendono a cuore il benessere della donna e della sua famiglia. Come Famiglia Materna di Rovereto che offre un servizio di accoglienza e accompagnamento professionale. O Cooperativa Madre Teresa di Reggio Emilia che lavora perché le madri possano trovare una loro indipendenza. O Aps Sca’rt che aiuta le donne a riprendere in mano la loro vita anche dopo sentenze giudiziarie.

Ti è piaciuto questo consiglio? Segui la nostra rubrica. Il primo film che abbiamo consiglio è stato Marilyn ha gli occhi neri.


Dati Istat

Dati Eurostat

Dati Amnesty International


Approvato il Bilancio Sociale di Fondazione Cattolica

Approvato il Bilancio Sociale 2022 di Fondazione Cattolica

Un anno ricco di speranza, è quello che traspare dal bilancio del 2022. Un anno che nonostante lo scoppio della guerra e la crisi energetica, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le comunità diventino motore di crescita e di sostegno per rispondere alle emergenze e dare avvio a progetti coinvolgenti! In questo panorama, Fondazione Cattolica ha scelto di rispondere ai bisogni emergenti investendo in progettualità capaci di generare miglioramenti nella vita di Persone e territori.

 

L’impegno di Fondazione Cattolica

Il contributo di Fondazione Cattolica è un segnale di vicinanza alle molteplici realtà che dimostrano chiarezza d’intenti ed una progettualità capace di autonomia – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Un metodo d’intervento che sostiene e rafforza il welfare generativo affinchè si sviluppi nei territori una rete in cui tutti, beneficiari dei servizi e soggetti erogatori, mettono a disposizione il proprio valore per creare benessere per sé e per gli altri”.

Nel 2022 Fondazione Cattolica ha sostenuto 208 progetti volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.278.575 a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 176 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 8.261 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 450 mila ore che hanno permesso ad oltre 367 mila persone di goderne i benefici.

“Fondazione Cattolica promuove un fare etico basato sulla prossimità, la fiducia, la speranza – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba. – Guardare la realtà nella sua interezza, costruire legami con chi si mette in gioco per trasformare difficoltà e tensioni in occasioni di rinascita, investendo in azioni responsabili e lungimiranti. E’ questo il modello che la Fondazione sta sperimentando e che ci sembra trovi vigore nella bellezza delle nuove progettualità realizzate a beneficio del territorio”.

 

Oltre l’attività erogativa della Fondazione

All’attività erogativa si sono quindi affiancate nuove attività, tra queste: i percorsi formativi, che hanno coinvolto 170 partecipanti; la prima edizione di “Escogito”, l’evento dedicato ai ragazzi con la premiazione “Giovani di valore” e  l’accompagnamento della rete informale #GenerAttivi, attraverso incontri in presenza ed online durante tutto l’arco l’anno. Anche la comunicazione si è arricchita: per raccontare il Bene sono stati realizzati nuovi strumenti come il podcast “Intraprendenti, storie di chi nel Terzo Settore genera futuro” ed ampliate le rubriche on line che mettono in evidenza i protagonisti dei progetti finanziati, persone che fanno davvero la differenza ed alle quali va tutta la nostra gratitudine

“Per immaginare il futuro non dobbiamo scordare il nostro passato. Le persone che abbiamo incontrato ci insegnano che il nostro agire quotidiano può essere strumento concreto di pace e di crescita: portiamo con noi questa consapevolezza e continuiamo a costruire insieme un domani migliore per tutti” conclude il Presidente che augura di agire senza lasciare indietro nessuno.

Scopri anche il Bilancio d’Esercizio!

 


Fondazione Cattolica e la campagna 5x1000

Fondazione Cattolica e la campagna 5×1000

Tutte le buone ragioni per cui puoi sostenere con il tuo 5x1000 le attività di Fondazione Cattolica Ente Filantropico iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

Dal 2006 sosteniamo gli enti non profit che generano valore prendendosi cura di chi è più fragile. Investire nel sociale, per Fondazione Cattolica, significa essere a fianco di chi semina un nuovo modo di pensare e agire, capace di generare valore condiviso e senza tempo.

Per questo abbiamo scelto di accompagnare gli enti non profit senza creare rapporti di dipendenza bensì trasformando gli investimenti in investimenti sociali.

Crediamo in chi si adopera per rispondere ai bisogni sociali generando valore condiviso. Nelle persone che attivano reti di solidarietà dove ciascuno diventa risorsa per l’altro. Nei giovani, nella loro creatività e nella loro capacità di rispondere in modo innovativo alle nuove sfide sociali.

Grazie anche al nostro intervento negli ultimi 6 anni abbiamo permesso a oltre 1.800 persone ritenute “svantaggiate” di trovare collocazione nel mondo del lavoro. Di essere qualcuno. Di essere riconosciute. Ed i progetti che abbiamo accompagnato hanno permesso a 2.688.783 persone di beneficiare dell’attività.

Anche tu puoi essere parte di questo sviluppo! Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno dai valore al tuo 5×1000 con noi!

5x1000

Perché farlo?

  1. Perché abbiamo a cuore lo sviluppo e il benessere di persone e territori
  2. Perché desideriamo avviare processi inclusivi, a misura d’uomo e della sua dignità
  3. Perché il Bene è fatto anche da piccole realtà presenti su tutta Italia che hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro!

Grazie per il tuo sostegno!

Vuoi saperne di più su tutte le nostre attività? Guarda il nostro Bilancio!


Madri tra desiderio e realtà

Madri tra desiderio e realtà

Diventare madre oggi è una scelta personale e sociale. Come le trasformazioni sociali stanno cambiando il concetto di maternità e quale ruolo giocano le donne oggi nel definire nuovi modelli di sviluppo? Ne abbiamo parlato con Riccarda Zezza e Anna Fiscale.

Il report “Italia Generativa” definisce l’Italia un Paese surplace: come un ciclista fermo sul posto, impegnato a mantenere un equilibrio ma incapace di darsi uno slancio nei confronti del futuro. Il tasso di natalità incide in un quadro politico che riflette una generale staticità. D’altronde le trasformazioni della struttura demografica rispecchiano anche i mutamenti culturali della società odierna: nonostante le giovani donne siano oggi più istruite, il tasso di inclusione lavorativa, il livello degli stipendi e le possibilità di carriera restano inferiori, mentre il 71% del carico familiare è ancora responsabilità delle donne. Diventare madre è oggi sia una scelta personale che sociale!

Nella festa che celebra la figura della madre, ci chiediamo cosa sta cambiando, cosa possiamo imparare dalla maternità e come questa possa diventare motore di crescita per uno sviluppo personale, culturale, economico e sociale. Ne abbiamo parlato insieme a Riccarda Zezza, CEO e Founder di Lifeed – l’azienda che dal 2015 sta cambiando il mondo del lavoro trasformando le esperienze di vita in competenze funzionali alla crescita di persone e imprese; e ad Anna Fiscale, ideatrice e Presidente dell’Impresa Sociale di moda etica Quid

- Riccarda, cosa significa oggi diventare madre?

Riccarda Zezza, Ceo e Founder Lifeed

Credo che oggi questa domanda sia più importante della risposta perché ad essere sinceri non ce la facciamo mai. Oggi ci chiediamo: Perché non nascono più figli? Quale è il tasso di occupazione femminile? Ci soffermiamo a parlare di maternità surrogata senza nemmeno definire cos’è la maternità! Ci facciamo quindi domande su quei temi che provocano problematiche politiche mentre le madri, per loro natura, sono portate a fornire soluzioni immediate. Ecco perché non interessa chiederselo! Invece penso che iniziare a farci questa domanda ci porterà a nuove opportunità perché ci obbliga a riconoscere la complessità dei fenomeni umani. L’effetto? Usciremo da risposte parziali e stereotipate!

- Credi che ci sia una narrazione che ha cullato la nostra idea di maternità?

Nel genere umano sono insiti due istinti: quello della caccia (che oggi si è tradotto nel gioco a somma zero dove o si vince o si perde) e quello della cura. La maternità è un modello primordiale e istintivo. Il cervello produce ormoni che premiano il comportamento di cura. Di fatto la maternità è diventata un modello di potere, solo che nella storia è stato limitato all’ambito familiare.

Ma cosa accade quando questo modello viene portato nel mondo sociale? Possiamo prenderci cura del mondo con il lavoro! Possiamo trasferire quegli elementi istintivi che caratterizzano la maternità per favorire lo sviluppo dell’Altro. Per farlo dobbiamo agire sulla Cultura, fare spazio a nuove narrazioni ed essere disponibili a ripartire da pagine bianche, da nuovi tavoli collaborativi.

- Quale valore emerge dalla maternità?

La maternità sviluppa nella donna una leadership femminile molto forte. Le ricerche ci dicono che quando si pensa ad un Leader si immagina una persona che guidi con l’esempio, che sappia far crescere, che ascolti e comprenda. Una persona con visione capace di creare progetti che gli sopravvivono. Non sono forse qualità che le madri esercitano quotidianamente nella dimensione privata?

In Lifeed abbiamo lavorato con oltre 40 mila persone e abbiamo rilevato che in media le persone hanno almeno 5 ruoli sociali. Solo il 30% delle energie sono spese nel contesto lavorativo, il 70% delle proprie risorse, di carattere creativo e relazionale, vengono espresse dove ci si sente coinvolti a livello espressivo, liberi di esprimere il proprio talento.

Il tema è importante per le organizzazioni perché è evidente che la persona, nel lavoro, non è considerata nella sua interezza e non utilizza a pieno tutte le proprie capacità: se questo è un limite per tutti, per le donne lo è ancor di più.

- Le trasformazioni sociali degli ultimi decenni verso quale idea di maternità ci stanno portando?

Quando parlo con le ragazze mi rendo conto che hanno paura della maternità. Vedono qualcosa di oscuro, solitario, problematico, che mette a rischio la loro indipendenza sociale ed economica perché oggi la maternità viene raccontata con due assunti: o è ultra cool (e quindi sei una mamma super) o è limitante (e sei una mamma affaticata). Non ci sono viene di mezzo.

Invece quando sono diventata madre io mi sono accorta improvvisamente che tutto l’amore che avevo cercato era entrato nella mia vita. La maternità libera la possibilità di amare prima ancora di essere amato e questo non ce lo racconta nessuno. Il tema quindi è vedere la maternità come un pezzo di noi che dialoga con le nostre anime, prende spazio ma non può essere nostro antagonista. Siamo un complesso di desiderio, leggerezza e amore. Dobbiamo scrollarci di dosso quell’idea sacrificale che per anni ha portato le donne a dimenticarsi di loro stesse nella relazione con il figlio. Dobbiamo anche scrollarci di dosso quella patina di perfezionismo che fa credere che tutto sia idilliaco. Dobbiamo dare alle donne nuovi specchi con cui guardarsi perché la questione riguarda la crescita della donna che si abbina, ma non si estingue, alla relazione materna.

Esistono quindi scelte individuali che generano un impatto sociale, leadership femminili che emergono e che ci portano verso nuovi modelli culturali. Ma come gestire tutto questo?

- Anna, sempre più le donne sono spaventate dall’idea che la maternità possa essere un freno al proprio sviluppo. Tu, come hai vissuto le tue scelte?

Anna Fiscale, Presidente Quid Impresa Sociale

Donna, moglie, madre: mi sono sempre vista così, in scala, e sono consapevole che non potrei essere me stessa se dovessi scegliere di essere solo una di queste parti. Non mi sentirei compiuta fino in fondo! Sono una donna appassionata e dedita al mio lavoro, in fin dei conti sono madre anche del mio progetto, ma per me era fondamentale accompagnare al mio sviluppo lavorativo anche uno sviluppo familiare, con le sfide che questo comporta!

La prima maternità l’ho vissuta quando Quid era a metà della sua strada. Io ancora non delegavo, non sapevo ancora farlo. Le riunioni le facevamo nel salotto di casa dopo tre settimane dal parto. In quel periodo non ero ancora abbastanza attrezzata ma mi è servito per capire come ridefinire il mio ruolo professionale, bilanciare la maternità e il lavoro, come dare vita ad un’organizzazione familiare equilibrata e paritaria con mio marito. È stato un percorso di consapevolezza.

- Da un lato donna e dall’altro madre. Esiste un modo per non scindersi in più identità?

Sapersi ascoltare e saper leggere i segnali che il nostro corpo ci dà. Facendolo riusciamo a fidarci della vita perché se si aspetta il momento perfetto per fare le cose, non ci sarà mai! Invece possiamo diventare consapevoli che le cose andranno anche diversamente da come le immaginavamo. Io, ad esempio, non pensavo che essere madre sarebbe stato così bello. Ma è anche faticoso e totalizzante! Ho scoperto che sapermi adattare alle situazioni mi permette di trovare soluzioni che mi aiutano a stare bene e farmi crescere.

- Incontri tutti i giorni donne e madri provenienti anche da culture diverse dalla nostra: quali abitudini ti colpiscono?

Mi colpisce molto il concetto di maternità diffusa che hanno le donne africane in cui è il villaggio che educa i bambini. La comunità diventa quindi educante. È un aspetto che mi fa ragionare sull’importanza di creare anche nei nostri contesti una rete relazionale tra donne, ma non solo, che diventi fonte di supporto e sviluppo per tutti.

- Quali soluzioni si potrebbero adottare per consentire alle donne scelte più includenti?

Spesso la maternità viene percepita dalle aziende come un periodo destabilizzante. Credo che gli incentivi economici possano essere un supporto però non bastano. Seguo il lavoro di Gigi de Palo sul Forum della Natalità e penso che siano necessarie scelte politiche lungimiranti. Ma anche nei luoghi di lavoro si può fare qualcosa! In Quid, ad esempio, abbiamo scelto di lavorare in produzione con orari positivi per le donne, dalle 8 alle 15.30 per permettere loro di avere un tempo oltre al lavoro. Rispetto agli uffici e alle aree commerciali le dinamiche cambiano ma un lavoro che offre flessibilità e che consente di lavorare per obiettivi può favorire il lavoro femminile e diventare un incentivo ambizioso!


locandina Marilyn ha gli occhi neri

Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo film che ti consigliamo è…

La rubrica Sguardi Inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà.  Il primo film che ti proponiamo è Marilyn ha gli occhi neri.

Nasce Sguardi Inclusivi, la rubrica di Fondazione Cattolica che offre uno sguardo aperto e rinnovato sulla realtà attraverso spunti che arrivano da libri, film e opere d’arte capaci di aprire cuore e mente! 

Il primo film che ti proponiamo è “Marilyn ha gli occhi neri”.

Il nostro primo consiglio è un film!  

È tutto un equilibrio sopra la follia…  

 Il primo film che vogliamo proporvi nella rubrica “Sguardi Inclusivi” è Marilyn ha gli occhi neri, una pellicola del 2021 di Simone Godano, con Stefano Accorsi e Miriam Leone.

La storia è questa: Clara e Diego si incontrano in un centro diurno per persone con patologie psichiatriche, lei è una donna vitale e solare, ma nega i suoi disturbi ossessivi e ha condito la sua vita di menzogne così bene da convincersi lei stessa delle bugie che racconta su di sé e su un immaginario passato da attrice di successo; Diego ama cucinare, ha una figlia che non vuole deludere, varie psicosi e frequenti attacchi d’ira. Paris, lo psichiatra che conduce il gruppo di riabilitazione del centro, propone ai pazienti di gestire il ristorante della struttura, come esercizio di collaborazione e per relazionarsi con il mondo esterno. 

L’entusiasmo è incontenibile e Clara decide di promuovere il ristorante sui social con false recensioni e di chiamarlo Monroe, come la sua eroina. Tutto sembra andare per il meglio, l’attività va a gonfie vele, la sintonia tra i due protagonisti si evolve e Diego recupera il rapporto con la figlia, ma proprio sulle note stonate di “I wanna be loved by you” l’incantesimo si rompe. Il Monroe chiude i battenti, eppure in questo percorso di riscatto e ri-scoperta qualcosa si salva, l’amore tra Clara e Diego. 

Perchè questo film?

https://www.youtube.com/watch?v=fRSBudBPE-Y&t=1s

È un film sincero, che tra dramma e commedia affronta un tema delicato, la diversità, con sguardo profondo e privo di retorica, sia nella sceneggiatura che nella recitazione.  

Questo film ci piace perché parla di felicità, quella più vera, che si rivela nella relazione e nella condivisione con chi ti ri-conosce e accetta per quello che sei

È un racconto che mette in evidenza la difficoltà di trovare il proprio posto in un mondo che teme la malattia, ma è anche un film che invita alla speranza e al coraggio di accettare l’altro e ancora prima noi stessi, con tutte le nostre diverse fragilità. 

Il modello presentato da questo film non è finzione! Noi conosciamo chi già da anni ha attivato simili progetti di inclusione lavorativa per persone con patologie psichiatriche: per esempio sei mai stato alla Groletta, il ristorante gestito dalla cooperativa Panta Rei in provincia di Verona? O alla Bella Sfilza in provincia di Modena? Vai a trovarli e apri il tuo sguardo!


Cosa serve all'Italia per diventare un paese per giovani

Cosa serve all’Italia per diventare “un Paese per giovani”

Dei quasi 13 milioni di giovani tra i 16 e i 34 anni, il 21% non studia e non lavora, il 44% è occupato, il 66% è celibe o nubile. Viviamo in un Paese in cui l’ascensore sociale è bloccato, 35.000 giovani nel 2021 hanno cambiato residenza trasferendosi all’estero e secondo le statistiche solo il 40% ha fiducia nel futuro. Ma di quale futuro possiamo davvero parlare? Ci interroghiamo insieme a Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la natalità e per 8 anni del Forum delle Associazioni Familiari.

  • Gigi, l’esito del Bando del servizio civile 2023 ci obbliga ad una riflessione. Oltre 71 mila posizioni aperte e una richiesta di adesione scesa del 40%. Cosa evidenzia secondo te questo risultato?

Questi dati ci dicono che c’è una lacuna culturale. Dove il futuro è inteso come una minaccia nessuno si sogna di dedicare un anno agli altri ma cerca un lavoro “decente” perché non può permettersi di sprecare tempo. Deve cercare prospettive.

Questi dati però rispecchiano anche una tendenza: sono sempre meno i giovani che partecipano a bandi pubblici e, come nella maggior parte dei settori, quando si cercano i giovani sono perlopiù assenti. Perché non stiamo facendo i conti con l’aspetto demografico. Ci piaccia o no, i giovani sono pochi e non possiamo negare che ce ne saranno sempre meno. Evidenzio questo tema perché dobbiamo farci i conti. Una situazione come quella attuale, dove i giovani vivranno una vita meno ricca e più difficile rispetto ai loro genitori, ci fa capire l’importanza della solidarietà intergenerazionale. Per i miei nonni il futuro era atteso come una grande speranza e per i miei genitori il nuovo millennio avrebbe portato risposte. Ma già per la mia generazione, il XXI secolo è diventato un problema e per i miei figli una minaccia.

Questo tema riguarda solo i giovani? No! Abbiamo bisogno di intervenire sull’intergenerazionalità, di educare gli adulti, per creare prospettive di lungo periodo.

  • In base alla tua esperienza, cosa manca ai giovani d’oggi?

Manca la possibilità di riconoscere intorno a loro adulti felici. Come fa un giovane ad avere fiducia nella vita se vede il padre e la madre o i professori sempre incazzati, tristi, amareggiati? Se i giovani vedono negli adulti una felicità, allora tutto diventa diverso. Bisogna tramandarsi bellezza, desiderio, il senso di vivere, il dirsi che vale la pena vivere!

Il tema, lo ribadisco, è la solidarietà intergenerazionale perché siamo tutti creditori e debitori gli uni nei confronti degli altri. Invece tendiamo sempre più a vivere a compartimenti stagni: ci sono i boomer, la generazione x, la z… stiamo creando contenuti che differenziano al posto di unire, alimentando un sindacalismo generazionale che alimenta i mal di pancia ma non porta lontano. Dobbiamo pensarci come un’unica generazione umana per affrontare aspetti di natura economico-sociale e culturale.

  • E allora di cosa hanno bisogno i ragazzi?

Di speranza. Non è l’ottimismo de “andrà tutto bene”, perché quello si basa sulla concretezza immediata mentre la speranza apre gli immaginari, scenari immensi. L’ottimista raccoglie nella stagione del raccolto mentre chi spera mette semi di lungo periodo.

Oggi viviamo schiacciati nel presente. Il problema è che pensiamo sempre al “tutto e subito” con politiche ancorate all’immediato. Non nascono figli, il Pil è crollato e non sappiamo come in futuro pagheremo i servizi di welfare se non ci saranno persone impegnate nel lavoro. Vivere con speranza significa investire sul futuro, creare politiche economiche di lungo profilo.

  • C’è chi instilla il dubbio che l’Italia semplicemente non sia un Paese per giovani e che qui futuro non ci sia. Tu come la vedi?

Il futuro c’è. Solo un egocentrico pensa che non ci sia perché crede che dopo di lui non ci sarà più niente. Il futuro sarà bello o brutto in base a come lo si guarda. Il nostro compito è lasciare le premesse. È creare quell’unione generazionale affinchè non ci sia una generazione che si mangia tutte le risorse.

  • Quali azioni mettere in campo per offrire una concreta proposta di futuro alle nuove generazioni?

  • Studiare tanto. Io sono stato bocciato due anni ma se vuoi cambiare la storia devi studiare tutto: da come funzionano i social network ai meccanismi politici; dalle materie scolastiche al parlare in pubblico;
  • Non rinunciare ai propri desideri. In un mondo dove ti viene detto “Servono manovali, medici, infermieri…” tu puoi accettare a prescindere un lavoro e dimenticarti di te o coltivare ciò che senti di essere. Perché altrimenti rischi di diventare una vittima arrabbiata;
  • Prendere un problema e risolverlo. Perché non è vero che le cose non cambiano, non è vero che ormai va tutto così, le cose si possono modificare ma cambiandole una alla volta.

Vuoi sapere cosa pensano i giovani di Verona? Leggilo qui!


Una mano a chi sostiene al via il voto pubblico

Bando “Una mano a chi sostiene” al via la votazione pubblica

Il bando “Una mano a chi sostiene” giunge alla terza fase, quella della votazione pubblica. Un mese fondamentale per i progetti aderenti al Bando per scalare la classifica e aggiudicarsi lo stanziamento dei fondi previsto.

“Una mano a chi sostiene” è il bando sostenuto da Fondazione Cattolica in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, volto a favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano.

578 organizzazioni non profit provenienti da 17 regioni italiane hanno candidato i propri progetti al bando. Per lo più i progetti sono stati ideati per rispondere a bisogni vissuti all’interno delle famiglie e tra i giovani. Ma sono state numerose anche le proposte indirizzate ai minori, ai disoccupati, ai migranti, agli anziani e agli adulti in situazioni di fragilità sociale. Dei 578 progetti presentati, il 51% erano legati all’ambito assistenza e solidarietà sociale, il 15% all’ambito cultura e il 34% all’ambito educazione, formazione e istruzione.

Terminata la fase di valutazione delle proposte pervenute, la commissione interna ha selezionato i 100 progetti più meritevoli che accedono alla terza fase, quella della votazione pubblica!

I progetti finalisti del Bando

65 idee giunte alla fase finale del bando riguardano l’assistenza e la solidarietà sociale. Progetti volti, ad esempio, a far vivere esperienze di navigazione a malati terminali o proposte di bar terapeutici in cui persone con senza fissa dimora possono ristorarsi e trovare professionisti con cui dialogare e raccontarsi.

9 progetti sono relativi all’ambiti culturale e promuovono il l’arte e il teatro come forma di inclusione abbattendo le barriere che distanziano persone e comunità. Come, ad esempio, la rilettura dei miti per parlare di attualità facendo vivere agli spettatori i luoghi della marginalità.

Infine sono 26 i progetti ideati nell’ambito educazione, istruzione e formazione come un percorso professionalizzate per ragazzi con disabilità legato al mondo della comunicazione digitale ed aziendale. E adesso che i progetti sono giunti alla fase finale?

La votazione pubblica

Dal 1° al 30 aprile 2023 sono aperte le votazioni online. Anche tu puoi fare la differenza scegliendo di sostenere i progetti che preferisci e che vorresti si realizzassero! In questa fase è infatti fondamentale il coinvolgimento delle community degli enti non profit. Saranno proprio i voti ricevuti dai singoli progetti a generare la graduatoria finale.

A partire dal mese di maggio saranno comunicati i vincitori del Bando e verranno assegnati i contributi fino all’esaurimento della somma complessiva stanziata di 500.000€

Per saperne di più, leggi il bando e la news dedicata!


Bandi e funding mix

Progetti sociali sostenibili? Ecco il percorso formativo sulla progettazione finanziata

Esistono una moltitudine di bisogni sociali che cercano risposte. Ma come è possibile trasformare un’idea in un progetto capace di mantenersi nel tempo? Fondazione Cattolica insieme a On! Srl Impresa Sociale lancia un percorso formativo sul funding mix

Fondazione Cattolica, da sempre interessata a generare rapporti di sviluppo per gli enti non profit, ha attivato un percorso formativo insieme ai professionisti On! Srl Impresa Sociale con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a cogliere i fondamenti dell’agire progettuale e del fundraising tramite bandi.

Scopo del percorso e programma

Quali opportunità nascono da un’efficace gestione di finanziamento per i progetti nonprofit? Il percorso formativo sulla progettazione finanziata offre la possibilità di:

  • Inquadrare il ruolo della progettazione finanziata nel funding mix
  • Comprendere quali competenze di sviluppo servono per la gestione sostenibile dei bandi.

Il percorso è composto da 4 incontri e parteciperanno oltre 40 organizzazioni sociali. Durante le lezioni i partecipanti avranno l'opportunità di dedicarsi a:

1. Il progetto che fa per me

  • Cosa è e come funziona il funding mix
  • Breve guida alle diverse modalità di progettazione tramite bandi e progetti.
  • Presentazione dei diversi Enti Erogatori e le diverse tipologie di Bandi disponibili per finanziare e sostenere attività sociali

2. ll progetto efficace

  • Come si costruisce una idea progettuale
  • Il quadro logico
  • Il project cycle management
  • Costruire un budget ed esser pronti a rendicontarlo

3. La ricerca bandi e la ricerca fondi

  • Come e dove cercare le informazioni che ci servono
  • Alleati e partners
  • Le risorse professionali disponibili e quelle necessarie

4. Saperi e Competenze utili a una organizzazione project oriented

  • Il sapere ideativo: visione e competenza strategica
  • Il sapere collaborativo: alleanze e competenze di relazione per costruire partenariati
  • Il sapere descrittivo: far capire le nostre idee e scrivere progetti esemplari
  • Il sapere amministrativo: programmare, acquisire, gestire e rendicontare risorse
  • Il sapere valutativo: monitorare e valutare risultati e impatti delle azioni progettuali
  • Il sapere narrativo: costruire narrazioni e sviluppare immaginari sulla base delle attività progettuali anche in vista di progetti successivi

Vuoi saperne di più sul pensiero dei docenti del percorso? Leggi l'articolo dedicato al welfare generativo!


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