The Good Business Academy: il percorso per un business sostenibile
Generare valore sociale e ambientale è responsabilità di ogni impresa e il passo fondamentale per la costruzione di un modello di business realmente sostenibile. Per questo Fondazione Cattolica sostiene la prima edizione del Percorso Executive della The Good Business Academy in partenza a settembre 2022.
Il contesto
A partire dagli anni Settanta il termine sostenibilità ha evidenziato la necessità di prendere coscienza di una crescita economica rispettosa dell’ambiente e delle persone per evitare, nel lungo termine, un collasso dell’ecosistema terrestre. Eppure è stato solo negli ultimi anni, grazie ad accordi delle comunità internazionali, alla mobilitazione scientifica, all’attivismo sociale, che ci si è accorti della necessità di pensare a nuovi modelli di business per soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità alle generazioni future di realizzare i propri.
La Good Business Academy
The Good Business Academy è il primo corso di congiunzione universitaria ed aziendale che intende offrire un percorso evolutivo, di trasformazione personale ed imprenditoriale, per massimizzare l’impatto positivo che le imprese possono e devono avere sulle persone e sul pianeta. Il percorso nasce per volontà di CUEIM, Nativa e InVento Lab con l’obiettivo di diffondere un modello di impresa “for good” e creare una generazione di manager ed imprenditori con lo spirito “for good”. Fondazione Cattolica crede nel valore della formazione come strumento per il cambiamento volto ad affrontare il futuro. Per questo supporta la realizzazione del percorso executive.


A chi si rivolge la Good Business Academy
The Good Business Academy si rivolge a manager e imprenditori che vogliono avere un impatto positivo sul pianeta. Con gli strumenti utilizzati durante il percorso, i partecipanti possono analizzare la propria azienda, prepararsi al futuro con nuovi approcci e competenze, attuare processi generativi, diventare leader della trasformazione.
Il programma della Good Business Academy
Le lezioni si svolgono il venerdì e/o sabato in live nella sede di Roma o livestream su Zoom. Il percorso è articolato in 3 moduli della durata di 11 settimane con inizio ad aprile 2022 a cui potrà estendersi un quarto modulo facoltativo e di completamento nel mese di settembre. I temi affrontati durante le lezioni riguardano:
- Le imprese for good e il loro mondo
- L’evoluzione dell’impresa verso un nuovo modello di governo
- Good Business: gli approcci e le competenze
Quota di partecipazione
Il percorso Executive costa 4.900€ + IVA e comprende l’accesso all’area riservata della piattaforma e-learning in cui sarà disponibile il materiale didattico (dispense, presentazioni, contributi video, approfondimenti).
Il modulo facoltativo di completamento costa 1.900€ + IVA. Sono previsti bonus e agevolazioni per iscrizioni multiple di dipendenti aziendali e sconti da parte dei partner aderenti all’iniziativa.
Informazioni ed iscrizioni
Per ottenere maggiori informazioni sul percorso è possibile visionare la brochure cliccando qui. Le iscrizioni devono pervenire alla segreteria organizzativa entro il 15 marzo 2022.
Diventa anche tu leader del cambiamento!
Vuoi saperne di più dei corsi che guardano al futuro? Dai un'occhiata a #Facciamolo
Il sapore buono della domenica. Botteghe e Mestieri il pastificio sociale
Botteghe e Mestieri è una cooperativa di inserimento lavorativo che ha scelto di portare nelle tavole d’Italia ciò che in Emilia Romagna si fa da sempre in casa: la pasta fresca. Riscatto, fiducia e felicità sono gli ingredienti che rendono speciali, oltre che buoni, i loro prodotti e trasmettono ogni giorno il sapore buono della domenica.
La storia di Botteghe e Mestieri il pastificio sociale
Botteghe e Mestieri nasce in provincia di Ravenna nel 2003 a seguito di alcuni percorsi educativi incentrati sul lavoro, condotti dall’associazioni San Giuseppe e Santa Rita Onlus (Casa Novella). Il lavoro manuale e la possibilità di sperimentarsi in attività extra scolastiche, aveva attivato desideri di autonomia nei giovani partecipanti. Purtroppo le difficoltà oggettive di inserimento lavorativo di una persona con disabilità psichiatrica hanno impedito la continuazione del progetto. “Le aziende del territorio non erano pronte per sviluppare percorsi di inserimento che chiedevano attenzioni e tempi prolungati. Questo fatto ci ha sfidato. Ci siamo chiesti se non lo facciamo noi, chi lo fa? Chi può rendere il lavoro uno strumento di crescita e di dignità anche per i ragazzi da noi seguiti? E così abbiamo avviato la cooperativa” racconta Claudio Mita, presidente.
Botteghe e Mestieri nasce con l’obiettivo di produrre pasta fresca per evocare profumi, ricordi, sapori legati alle cure e alle proprie tradizioni.


Gli elementi distintivi della cooperativa
“Noi siamo il lavoro che facciamo - continua Claudio – Un tempo i ragazzi venivano mandati in bottega per imparare un mestiere, per crescere come professionisti ma anche come persone. Il maestro artigiano era colui che con passione e gusto accompagnava i giovani ad acquisire abilità, conoscenze, capacità. Oggi lo facciamo qui”. La bottega è un luogo ospitale, un posto in cui si trasmette la passione di creare insieme, un luogo di relazione che acquisisce valenza terapeutica perché quel che si fa è frutto del lavoro di tutti.
Artigianalità, rigore e sostenibilità. Botteghe e Mestieri ha iniziato a lavorare con la disabilità psichiatrica quando pochi in Italia avevano deciso di sperimentarsi ma fin da subito ha scelto di strutturarsi come una qualsiasi impresa: vivere di ciò che si produce (senza convenzioni) per dare sostanza ai propri obiettivi.
I protagonisti di Botteghe e Mestieri
Persone con disabilità psichiatrica, donne in situazioni di fragilità ma anche giovani che con la pandemia si sono chiusi tanto da non uscire nemmeno più dalla propria camera. “La cooperativa è composta da 20 persone, negli anni abbiamo attivato 70 tirocini professionali con persone che poi sono rimaste e molte altre che sono state preparate per il lavoro presso altre aziende. In tutti loro ho visto attivarsi percorsi di rinascita” racconta Claudio. Lavorare in cooperativa significa rilanciare la propria vita, pensare nel lungo periodo mentre spesso la malattia mentale o le situazioni di svantaggio tendono a non far fare progetti. “Maturi la conoscenza di te, inizi ad avere fiducia, hai possibilità economiche che permettono un affitto e possibilità relazionali che poi spingono a creare amicizie, a riallacciare i rapporti con la famiglia. Con il lavoro ti conosci, conosci il peso della vita e trovi le risposte che cerchi” spiega Claudio.


Il lavoro della cooperativa
Il laboratorio di pasta fresca, l’attività di catering e l’ufficio amministrativo sono opportunità di riscatto. Permettono di riconoscere le proprie capacità e di costruire nuove possibilità. I prodotti più ambiti? Il cappelletto romagnolo, il tortellone di robiola, zafferano ed erba cipollina; il panettone e la colomba pasquale. La pasta fresca, insieme ad alcune prelibatezze provenienti dal circuito dei monasteri, sono acquistabili presso i 2 negozi o sui canali e-commerce. Un commercio che vede protagonisti privati, gastronomie e ristoranti in Italia e che a breve raggiungerà l’Europa. Perché Botteghe e Mestieri non si ferma, mai!
Puoi continuare a leggere storie di imprese sociali che Fondazione Cattolica ha accompagnato, partendo da MagazzinOz
“Tutto è inarrivabile fino a quando non ci provi” la storia di Samantha
La rubrica Donne che fanno la differenza, si arricchisce con la storia di Samantha Lentini, Presidente dell’associazione La Rotonda, una donna capace di guardare dentro alle persone per permettere loro di realizzare il meglio che possono.
Samantha è una bambina con un sogno: diventare ballerina. Osserva alla televisione le movenze delle showgirl e si proietta tra pailettes luccicanti. Ma il suo desiderio resto schiacciato dal peso della frase Sei troppo cicciottella per la danza. È uno schiaffo silenzioso quello che la ruota verso lo specchio e la fa sentire come il protagonista della sua storia preferita: un pulcino zoppo.
I giudizi esterni riducono il sogno in polvere ma accendono qualcosa dentro di lei. A Samantha non piacciono le ingiustizie. Quando i bulletti deridono i più deboli, lei interviene. Sviluppa un carattere forte che indossa come una corazza per proteggersi da quei Non sei… che nel profondo la fanno sentire inadeguata. Diversa.
Per questo ha paura della disabilità. Ha paura di riconoscere nelle fragilità altrui le proprie. Ma ha la testa dura Samantha, e quando le cose la spaventano vuole vederle da vicino. Così a 16 anni, apre la porta di un centro disabili e senza saperlo, sono proprio le imperfezioni a cambiarle la vita.
Per la prima volta qualcuno guarda oltre la sua corazza. Tu hai il fuoco dentro le dice Teresa. Ed è lì, in mezzo a quelle persone che Samantha capisce. Lei non sarà mai come suo fratello; non sarà perfetta per la danza, non vivrà mai l’infanzia da sogno che avrebbe voluto ma lei è Samantha. E va bene così come è.
Sperimenta che la vita è una questione di sguardi, fiducia e responsabilità. Anche lei vuole accendere la luce che sta nascosta nelle persone. Per questo sceglie di diventare educatrice e indossa scarpe comode per camminare in salita. Le stesse che porta quando và a Baranzate a conoscere un uomo.
Baranzate è un quartiere periferico di Milano abitato per il 35% da migranti. Ci sono vite appese. Talenti inespressi. Opportunità sprecate. Don Paolo ha fondato La Rotonda per non lasciare indietro nessuno. È un contenitore ricco di sogni che ha bisogno di una persona per realizzarli. Eppure non le chiede nulla. In lei ha già visto tutto ma non ha certezze da offrirle.
È il 2014, Samantha ha due figli e un lavoro sicuro. Ma ha anche un conto in sospeso con i sogni da realizzare. C’è un potenziale nascosto tra le vie di quel quartiere. Così si affida e inizia a progettare la sartoria sociale “Fiori all’Occhiello”. Quando vede che funziona e come cambia la vita di quelle persone, inizia a correre.
Samantha studia economia, legge, amministrazione e anche edilizia. E progetta, tanto. La Rotonda cresce insieme ai progetti che la compongono come il dopo scuola, l’emporio, l’housing sociale… Baranzate diventa la sua seconda casa e rumeni, albanesi, egiziani i suoi fratelli. 4.500 persone, 30 operatori e 100 volontari.
È un mondo libero, rispettoso e autentico quello della Rotonda. Don Paolo non ha dubbi: senza Samantha non sarebbe stato uguale, per questo le affida la presidenza. A Baranzate, lo sguardo che accende il valore della persona prende forma e si traduce in famiglie grate, portatrici di un messaggio dirompente: le fragilità sono solo un punto di partenza.
Lei è Samantha, una donna che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Continua a leggere la Rubrica dedicata alla persone che fanno la differenza, come Antonio!
“Ma chi ve l’ha fatto fare?” storia di due sorelle che hanno scommesso sul futuro
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce della storia di Valentina e Federica, due sorelle, che hanno scelto di dedicarsi al futuro di chi vive la disabilità.
Quando doveva nascere ero contenta. Avevo una sorella, sai che bello avere anche un fratello? Mi immaginavo di coccolarlo e rincorrerlo. Di giocare insieme e anche litigare. Ma mio fratello non è nato come lo avrei voluto io. Lui era lui e le mie aspettative sono volate fuori dalla finestra.
Giò ha un ritardo cognitivo grave. Eppure non è stato il suo modo di essere a farmi capire cos’è la disabilità. Sono stati gli altri. Vedere mamma e papà sfiniti. Sentirsi gli occhi addosso se al ristorante arriva una crisi. Preparare i tuoi amici prima di farli entrare in casa…
Giò non è come noi. Eppure…
Lui ci ha portate a vivere fuori dagli schemi. Ha sviluppato la nostra sensibilità. Ci ha fatto capire che la vita bisogna riempirla, impegnandosi per qualcuno, per darle senso. Non la si può vivere stando sul divano!
Per questo ho deciso di laurearmi, di viaggiare, di fare l’insegnante per trasmettere la mia passione agli studenti. Nonostante fossi appagata, avessi un posto sicuro e ben retribuito sentivo un vuoto dentro. Mi mancava qualcosa.
Ho fatto ostetricia perché volevo essere utile. E lo ero, ma ho capito che era solo un lavoro quando ho iniziato a dedicarmi ad una pizzeria che fa inclusione lavorativa. Crescevo e imparavo insieme a ragazzi in difficoltà. Ed era lì che mi sentivo bene. Non in ambulatorio.
Poi c’erano i pranzi della domenica e tra un piatto e l’altro, in casa sognavamo. Mamma è un vulcano di idee e papà da vero imprenditore trasforma parole in fatti. Volevano migliorare la vita dei tanti Giò e delle loro famiglie. E noi abbiamo iniziato ad immaginare con loro. Lo facevamo così intensamente da arrivare al lunedì a scuola e in ambulatorio chiedendoci è davvero questo il nostro posto?
Saremo capaci di farlo? Noi siamo diverse, a tratti opposte, ma nel sangue circola lo spirito imprenditoriale e solidale dei nostri genitori. E poi abbiamo lo sguardo orientato nella stessa direzione. Così ci siamo prese per mano e ci siamo lanciate verso il futuro.
Il nostro cuore è qui a OpenHouse. È nelle carte da compilare, in mezzo ai campi, nei laboratori. È nella paura di sbagliare e nell’entusiasmo del fare. E’ negli occhi che ci brillano e nelle mani indaffarate di chi sta cambiando affinchè tutti possano godere della pienezza della vita.
A OpenHouse siamo felici. Abbiamo abbracciato la diversità. Abbiamo scelto un futuro bello per Giò, per chi non lo credeva possibile e persino per noi.
Valentina Sorce, 30 anni – Presidente Fondazione Giò
Federica Sorce, 27 anni – Presidente Cooperativa Sociale Giò
Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la rubrica con la storia di Luca
Responsabilità Civile Generale: il corso per gli operatori del Terzo Settore
Fondazione Cattolica avvia il primo corso formativo dedicato alla Responsabilità Civile Generale per abilitare le conoscenze degli operatori del Terzo Settore.
Accogliere, accompagnare, assistere. Educare, formare, cooperare. Condividere, lavorare, desiderare.
Dedicare la propria vita personale e professionale al mondo non profit significa impegnare mente e cuore per sviluppare il benessere delle persone e dei territori. Ma quali molteplici rischi possono minare la bontà delle azioni?
Fondazione Cattolica ha scelto di avviare il primo corso formativo dedicato alla Responsabilità Civile Generale, per aiutare i responsabili delle organizzazioni sociali a familiarizzare con un sistema normativo complesso e articolato, permettendo così di affrontare con maggiori consapevolezze le avversità.
Agostino Ferrari, Esperto Sottoscrittore Rischi Responsabilità Civile Generale, introdurrà i partecipanti al sistema normativo che disciplina la materia per facilitarne la comprensione, aiutare a prevenire fatti dolosi o colposi che possono cagionare un danno da risarcire; nonché per agevolare la conoscenza delle coperture assicurative dei rischi.
I 4 appuntamenti ideati consentiranno di:
- Avere una panoramica sulla Responsabilità Civile Generale
- Conoscere il sistema della Responsabilità Civile Generale
- Identificare il ruolo dell’assicurazione nella Responsabilità Civile.
Il primo appuntamento del corso formativo Responsabilità Civile Generale per gli operatori del Terzo Settore è online alle ore 18 il 18 gennaio.
Ti interessano i nostri percorsi formativi? Guarda #Facciamolo il percorso ideato per giovani alla ricerca di senso!
Il tuo presente crea futuro?
Durante il Festival della Dottrina Sociale, Johnny Dotti e Padre Francesco Occhetta, sono intervenuti sul concetto di speranza e futuro. Da dove partire?
La pandemia ha spinto a guardare la realtà con occhi rinnovati. La nostalgia delle relazioni assenti ha permesso di maturare la consapevolezza che l’esistenza non si basa sul Super Uomo ma sulla fragilità. È nella debolezza, nel limite che si instaurano legami veri e profondi.
Ne hanno parlato Johnny Dotti, Pedagogista e Presidente Welfare Italia Impresa Sociale, insieme a Padre Francesco Occhetta, Gesuita autore di Umano nella società, durante l’XI edizione del Festival della Dottrina Sociale. Cosa significa vivere un presente che crea futuro?
“Oggi ci troviamo a scommettere sul futuro perché chi lavora a contatto con la fragilità è allenato a cercare soluzione rinnovate – racconta Padre Occhetta - Noi che operiamo con energia in questo settore possiamo guardare con speranza al domani”. Ma quale speranza?
“La speranza – dice Johnny Dotti – sta nell’invisibile dell’oggi. Per vederla ci vuole autonomia di pensiero, contemplazione e visione”. Per riuscire a cogliere l’essenzialità è indispensabile uscire dagli schemi tradizionali a cui siamo abituati. Non basta vivere in una società di servizi per sentirsi più dediti agli altri. Non basta comprare beni per sentirsi realizzati. Serve trasformare il pensiero per creare azioni nuove. Azioni fatte con gli altri e non per gli altri perché la comunità vive di senso e di valore. Mettere la conoscenza a servizio è un invito per rinnovare pensieri e parole e trasformarli dal codice binario contemporaneo a quello trinitario che include e genera.
Per farlo, secondo Padre Occhetta, è necessario operare:
- Il discernimento per distinguere ciò che è bene dal male, per saper scegliere tutti i giorni, attraverso esperienze che liberano e consentono di costruire insieme;
- Fare sacrificio formando un nuovo processo fatto di comunione e comunità.
- Essere fraterni avviando un processo politico che trasmetta fiducia nell’operatività condivisa.
Questo è il tempo delle scommesse. Su cosa scommettere? Sulle alleanze! Bellezza, formazione generosa, trasparente e inclusiva, dialogo con l’altro anche con chi ha idee distanti delle nostre.
Guarda il messaggio integrale dell’incontro “Il tuo presente genera futuro”.
Il coraggio di crederci! L'Ovile, la cooperativa che non si è mai fermata
La cooperativa sociale L’Ovile affianca da quasi trent’anni uomini e donne che si trovano a vivere situazioni di difficoltà temporanea o permanente perché crede che in ciascuno ci siano abilità che possono esprimersi.
La cooperativa sociale L'Ovile
Lavoro, educazione, accoglienza e inclusione. La piccola comunità fondata nel 1993 da don Daniele Simonazzi è cresciuta, diventando una cooperativa che garantisce occupazione a 360 dipendenti (di cui il 70% con svantaggio sociale riconosciuto) e accoglie in percorsi residenziali e di inclusione più di 860 persone.
“Siamo nati dalle esigenze ma non siamo capaci di stare fermi, innoviamo continuamente” esordisce Massimo Caobelli, coordinatore progetto Semiliberi. Perché la cooperativa è una fucina di progettazioni che mantengono l’essenza delle tre organizzazioni sociali che negli anni sono entrate a far parte dell’Ovile per rafforzarne l’impatto sul territorio. “Siamo capillari, operiamo a Reggio Emilia e in provincia: partiamo dagli Appennini e arriviamo fino alla campagna” racconta Massimo.


Attraverso la casa, la socializzazione e i processi di inclusione la cooperativa affianca bambini, ragazzi, donne e uomini a sviluppare abilità e autonomie individuali. “Disabili fisici e intellettivi, vittime di tratta, persone in uscita dalla dipendenza, richiedenti asilo, detenuti…la cooperativa abbraccia il sociale in tutte le sue forme e per ciascuno propone percorsi di crescita”. Assemblaggio, raccolta differenziata, pulizia. La cooperativa lavora per pubblico e privato creando percorso che abilitano competenze e che offrono spazi di inclusione.
Il valore aggiunto dei progetti sociali
“L’Ovile è una cooperativa innovativa e creativa. Non manca il coraggio e nemmeno la paura di fare investimenti. Che poi, sono investimenti positivi perché sani, perché si riesce a stare in equilibrio e ad avere buoni bilanci, dando forma a progetti di valore per le persone e per i clienti” ammette Massimo.
Come ad esempio, Semi liberi, il progetto nato del 2015 all’interno del carcere per creare occupazione lavorativa che, guardando i dati, consente di ridurre la recidiva del 90%. Tirocinio e assunzione. I detenuti che partecipano al percorso formativo e lavorativo passano almeno un anno insieme alla cooperativa nel laboratorio di falegnameria, nell’assemblaggio, nell’agricoltura biologica o nell’apicoltura. “Lavoriamo per aziende e privati. Con il tempo abbiamo capito l’importanza di essere riconoscibili per questo abbiamo scelto di avere alcuni tratti distintivi. Come in agricoltura, non ci basta portare verdura al mercato. Abbiamo iniziato a fare i nostri vasettati con sughi, conserve e spalmabili per lavorare tutto l’anno e raccontare il senso di quello che rappresentiamo” testimonia Massimo.


Con il progetto K-Lab, L’Ovile ha favorito l’incontro della fragilità con il mondo creativo e imprenditoriale. “L’associazione è nata da una mamma designer che ha trasformato alcune frasi del figlio disabile in oggetti comunicativi. La cooperativa ha creduto in questa idea e ha deciso di portarla avanti”. Si è sviluppato così un percorso di evoluzione e incontro dove design e bellezza si fondono per diventare frasi da indossare, utilizzare, praticare. “L’80% dei prodotti vengono realizzati da noi perché nella boutique facciamo convergere le attività laboratoriali create nelle singole progettualità dell’Ovile. Come i prodotti sartoriali fatti dalle ragazze vittime di tratta o la ceramica o gli oggetti del laboratorio serigrafico che riportano frasi dei nostri ragazzi” riferisce Massimo.
Solo se fatti di luce possiamo spegnere il buiodice un biglietto d’auguri.
Trascrivo sogni recita una matita.
La trasformazione parte dal coraggio di crederci esorta un quadernino. E se il quaderno fosse quello dell’Ovile, questa frase ne sarebbe il titolo.
Puoi continuare a leggere storie di organizzazioni non profit. A partire da Valgiò
Audaci nella speranza, creativi con coraggio
Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto all’undicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi, fare rete sui territori e favorire il bene comune.
“Audaci nella speranza, creativi con coraggio” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2021 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 25 al 28 novembre. Un tema che porta a riflettere sulla realtà.
Come innovare sistemi e comportamenti per maturare azioni capaci di sviluppare modi di vivere più responsabili?
Il tema del Festival della Dottrina Sociale
“La Speranza alimenta la creatività e ci fa vedere con molta chiarezza che le difficoltà possono essere occasioni di trasformazione. Non dobbiamo uscire dalla pandemia con la nostalgia del passato, bensì con la consapevolezza che è necessario un cambiamento, in primis della percezione del nostro ruolo nel mondo. È ora di iniziare da noi stessi. Ognuno per come è, per dove è, può diventare un’azione corale, concreta e dirompente che genera il cambiamento”.
Il programma del Festival della Dottrina Sociale
Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.
Fondazione Cattolica, invita i giovani italiani e i membri della rete #GenerAttivi ad incontrarsi in alcuni appuntamenti dedicati allo sviluppo di buone pratiche nel mondo del lavoro e del non profit.
Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:
Giovedì 25 novembre – ore 21 apertura del Festival
Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana e Giulio Tremonti, Docente ed economista.
Venerdì 26 novembre – ore 10 workshop Giovani
Quali principi guidano l’azione generativa, inclusiva e sostenibile nelle realtà di oggi?
Intervengono: Enrico Loccioni, Presidente Impresa Loccioni; Giorgio Mion, Docente di Economia aziendale all’ Università degli studi di Verona; Anna Fiscale, Presidente Coop. Sociale Progetto Quid
Venerdì 26 novembre – ore 11 tavola rotonda rete #GenerAttivi
“Il tuo presente crea futuro? Dinamiche di speranza”, intervengono Padre Francesco Occhetta, fondatore della comunità di “connessioni” e Johnny Dotti, Università Cattolica Sacro Cuore. A seguire i partecipanti condivideranno saperi ed esperienze all’interno dei tavoli di lavoro dedicati a: economia circolare, empowerment femminile, comunicazione, sviluppo di comunità territoriali, percorsi di inclusione, fundraising.
Per partecipare basta riservare qui la propria prenotazione al tavolo di interesse. E' possibile partecipare alle tavole rotonde anche il 27 novembre registrandosi qui
Venerdì 26 novembre – ore 14 tavole pensanti Giovani
Confronto su economia, sostenibilità e speranza in azione grazie alla rappresentanza di imprenditori sociali che racconteranno la propria esperienza in un clima di scambio e confronto. Moda etica, sostenibilità, agricoltura, disabilità, donne, giustizia, reti sociali, finanza sostenibile, comunicazione e cultura sono i temi di dialogo.
Venerdì 26 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune
Serata di premiazione condotta dalla giornalista televisiva Safiria Leccese volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.
Sabato 27 novembre – ore 10 Convegno L’impresa della Sostenibilità
Si parla molto di sostenibilità.
Introduce Mauro Magatti, Università Cattolica del Sacro Cuore si confrontano: Valentina Pellegrini, Vice Presidente Gruppo Pellegrini SpA; Paolo Braguzzi, Amministratore Davines SpA e membro del Supervisory Board di B Lab Europe; Ettore Prandini, Presidente Nazionale Coldiretti; Gian Luca Galletti, Presidente nazionale Ucid;Marco Menni, Vicepresidente nazionale Confcooperative con la moderazione di Claudio Baccarani, Università di Verona.
Sabato 27 novembre – ore 16.30 Libertà, fiducia e generatività: il fondamento di una collaborazione autentica Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!
Ellena, 27 anni e la vocazione che sconfigge l’indifferenza.
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Ellena Bontorin, 27enne vicentina che crede nell’impegno sociale e civile delle giovani generazioni!
Ero una bambina timida con un nome raro. Ellena deriva dal greco: protettrice dell’uomo, luce splendente. Capirai bene che rimanere nel comfort dell’anonimato per me era impossibile. Così ho imparato a tirare fuori la grinta.
Dico sempre “Contano più i fatti delle parole” se vuoi qualcosa non puoi aspettare che accada… devi agire! Dopo 5 anni di scuola potevo già lavorare. Però ho scoperto che mi annoiavo a stare in ufficio, a me serviva stare con la gente. Ma cosa potevo fare? Ed è stata una famiglia ad aprire la porta del mio futuro.
Io e il disturbo autistico all’inizio non ci siamo capiti. Guardavo quel bambino e mi sentivo messa all’angolo. Io sono una persona socievole e parlo, tanto! Ma con quel bimbo ero come trasparente. Dovevo cercare un nuovo linguaggio.
Ho imparato ad ascoltare i silenzi e a leggere dentro gli sguardi. Non ci sono modi unici per entrare in sintonia con l’altro. L’autismo ti sfida, perché non è facile ricominciare sempre in modo nuovo. Ma quando riconosci l’essenza dei bambini, non puoi farne a meno!
Ho studiato psicologia ma sono diventata educatrice. Ed è la mia vocazione! Lo dico a voce alta è E’ LA MIA VOCAZIONE perché non è solo lavoro. Il carico emotivo me lo porto a casa, continuo a formarmi, sono interessata a scoprire novità, studio e cerco ciò che può migliorare il loro futuro.
E sai cosa? Non mi pesa. Nemmeno lavorare il weekend perché condivido i progetti, vedo i risultati dei ragazzi che seguo a Càleido e capisco che il mio esserci ha un senso. Per loro, per me, per le famiglie.
Questo non significa che sia semplice. Quando un bambino vive un periodo no, a me fa male perché posso solo stargli vicino. Non ho il potere di attenuare la sua crisi, i pianti o le urla. Posso solo accogliere la sofferenza e attendere con pazienza.
Mi affeziono ai bambini e alle loro famiglie. Entro in un’intimità fatta di gioie, condivisioni, debolezze e difficoltà. Io mi sento responsabile nei loro confronti perché non si possono abbandonare le persone al loro destino.
Forse è per questo che ho iniziato a fare politica. Io credo nella comunità che si prende cura e mi impegno perché l’educazione giovanile, l’impegno sociale e civile dei ragazzi, il futuro delle persone con disabilità non resti un problema di pochi ma diventi una risposta di molti.
Vivo giornate di 24 ore con un’intensità totale. Perché quando sei educatore lo sei sempre. Ma la sai una cosa? Magari a qualcuno potrebbe pesare. Invece io penso proprio di avere trovato la mia felicità.
Ellena Bontorin, 27 anni, Vicenza.
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Seconde opportunità: i legami che fanno rivivere donne e oggetti dimenticati
Esiste una piccola associazione nel cuore della Liguria che si occupa di donne vulnerabili e di riciclo. Un legame cucito dalle seconde opportunità che si generano quando persone e cose tornano a vivere assumendo forme nuove.
Sc’Art! nasce nel 2013 a Genova da un gruppo di donne impegnate a favore dell’ambiente e della sensibilità civica. “Studentesse, casalinghe, pensionate e lavoratrici tutte noi volevamo esserci per ridurre gli sprechi e favorire occasioni di inserimento lavorativo per donne più fragili” racconta Etta Rapallo presidente dell’associazione.
Per questo l’ente inizia a muoversi in campo formativo ed educativo. Ma anche in quello didattico ed artistico, proponendo due progetti che riescono a trasformare il territorio prendendosi cura degli oggetti e delle persone che lo abitano.
Il progetto Remida
Remida Genova è un progetto culturale ed ecologico, ispirato a quello internazionale nato a Reggio Emilia più di 20 anni fa, che raccoglie e rimette in circolo prodotti imperfetti, scarti industriali e artigianali. 150 organizzazioni beneficiano della distribuzione gratuita di materiale come legno, carta, stoffe, cuoio, lana che con un po’ di creatività assume inedite forme.


Remida è un progetto di incontro e di scambio. Di formazione e riuso. Più di 800 bambini vengono incontrati ogni anno negli oltre 50 laboratori che l’associazione organizza nelle piazze, nelle scuole, nella loro stessa sede.
Il progetto Creazioni al fresco
Se Sc’art con “Remida Genova” trasmette l’idea che ogni oggetto prima di diventare scarto ha un’alternativa, con Creazioni al fresco contribuisce a creare nuove opportunità per le donne detenute nella Casa Circondariale di Genova.
“Abbiamo iniziato creando dei biglietti natalizi e quell’esperienza ci ha fatto aprire gli occhi su questa parte di mondo invisibile alla società civile. C’era bastato poco per capire che, anche se hanno sbagliato, stavano pagando una doppia condanna: scontavano la pena e non facevano nulla dalla mattina alla sera. Eppure in alcune delle donne che abbiamo incontrato c’era passione, voglia di riscattarsi e di prendere in mano il loro futuro. Così abbiamo deciso di creare un laboratorio” ricorda Etta.


L’associazione ha incontrato più di 100 donne con cui ha realizzato borse, complementi d’arredo, accessori moda recuperando striscioni pubblicitari dismessi e teli di ombrelli rotti. Il lavoro restituisce loro una dignità perduta. “C’è stata una donna che dopo soli due giorni di libertà ha bussato alle porte della casa circondariale chiedendo di riprenderla perché non sapeva dove andare. La vita fuori dal carcere è tosta. Così abbiamo sviluppato anche dei laboratori esterni che danno continuità lavorativa con contratti veri. Qui le donne trovano impiego nell’attività di sartoria, aiutano nella promozione e nella vendita” testimonia Etta.
Scoprirsi brave in qualcosa è liberatorio. Trasmette una nuova fiducia in sé stesse grazie alla quale si può provare a trovare un nuovo equilibrio tra gli affetti, il lavoro e il quotidiano.
La rete
Nonostante Aps Sc’art sia una piccola associazione composta da 14 persone, in questi anni ha contribuito a creare un modello circolare e la sensibilità rispetto alla raccolta differenziata, al riuso e al riciclo è in aumento. Lo si nota dalla richiesta di raccolta materiali che non si è mai fermata nemmeno durante il lockdown. Ma anche dalla rete di musei, centri commerciali, teatri, cooperative che hanno preso a cuore il progetto; un esempio concreto è il negozio “Lo Spaventapasseri”, che non si accontenta di vendere le “Creazioni al fresco” ma crea percorsi di formazione al lavoro per quelle donne che possono fare della sartoria una professione.
Puoi scoprire altre storie di organizzazioni sociali appartenenti alla rete #Contagiamoci! Come quella di GeneraOnlus









