Cinema Africano: per non fermare il dialogo

Quello del Cinema Africano sarebbe un compleanno importante, un anniversario da festeggiare, perché 40 anni portano con sé una lunga storia e sfide da superare.

Una storia fatta di volti e miti sfatati. Di incontri e amicizie. Di saperi e tradizioni perché il Festival nasce con la volontà di avvicinare le persone all’Africa, un continente pressoché sconosciuto, legato a pregiudizi e stereotipi confezionati dalla comunicazione occidentale. “Volevamo trovare un mezzo con cui far scoprire le realtà africane agli italiani. Volevamo dare voce agli africani facendo raccontare loro le storie che li appartengono per far conoscere la bellezza delle loro culture millenarie” racconta Stefano Gaiga direttore artistico del Festival.

Nei film proiettati all’interno delle sale appare chiaro come l’Africa sia molto più di guerre, povertà, calamità naturali e fame. È ingegno, creatività, vitalità: un continente ricco di fantasia e di diversità. “Abbiamo sempre parlato del cinema delle afriche perché le culture sono così differenti che è riduttivo attribuire loro una nomea. Durante i primi anni abbiamo sperimentato, poi ci siamo orientati alle novità del cinema africano per offrire una panoramica di 10 produzioni favorendo la diversità e la conoscenza” testimonia Stefano.

Un Festival focalizzato a produrre cultura e integrazione.  “Fin dall’inizio abbiamo pensato di lavorare con le scuole, organizziamo laboratori, gestiamo percorsi formativi in accordo con gli insegnati e abbiamo creato una giuria valutativa di studenti. Per noi è importante lavorare con i ragazzi perché lanciamo piccoli semi, li avviciniamo a un contesto, facciamo respirare internazionalità e una molteplicità di culture che aprono gli orizzonti”. Il Festival del Cinema Africano insegna a guardare il mondo come se fosse la propria casa. “Vogliamo abbattere stereotipi e chiusure mentali. Cerchiamo di favorire il dialogo, l’incontro e la conoscenza reciproca”.

La settimana dedicata al Festival diventa un full immersion di scambi culturali. Mostre, spettacoli, esibizioni teatrali e danza. Installazioni audio e video insieme al cinema fatto di lungometraggi, cortometraggi e sezioni a tema. In un solo anno il Festival ha incontrato più di 17 mila spettatori di cui 8 mila studenti, ha coinvolto più di 100 organizzazioni, 86 volontari, 5 giurie con circa 140 proiezioni in 25 territori diversi. “Anno dopo anno sono arrivate 800 opere tra lungometraggi, corti e documentari. Gli spettatori sono stati più di 200 mila e oltre 500 ospiti ci hanno raggiunto dall’Africa e dall’Europa!”

Purtroppo, la situazione sanitaria ha duramente colpito le possibilità del Festival. “Abbiamo deciso di aprire una campagna crowdfunding per non fermare l’incontro delle culture e continuare a favorire il dialogo e la crescita reciproca – racconta Stefano – la campagna ci permetterà di raccogliere fondi per creare nuove azioni di promozione culturale e sociale. Confidiamo di poter raccogliere quando sarà utile per creare una rassegna degna dei 40 anni del festival e per continuare un’istruzione inclusiva che allenta le disuguaglianze al posto di ampliarle”. È possibile sostenere il Festival partecipando alla loro campagna di crowdfunding un modo di agire oggi per promuovere il bene di domani. 


Crowdfunding: come attivare nuove vie di partecipazione in 5 passi

l crowfunding è una pratica di raccolta fondi che mobilita le persone dal basso, le appassiona ad una causa e permette di ricevere fondi utili allo svolgimento di idee, progetti ed iniziative di molteplice natura. Quanto è importante sapere utilizzare una strategia accurata di crowdfunding nelle attività sociali? Ne abbiamo parlato con Andrea Castelletti, fondatore e direttore artistico di Modus. Lasciamo ad Andrea la parola sull’esperienza delle sue campagne.

Vorrei  premettere che non sono un teorico del crowdfunding, non ho studiato manuali né seguito corsi. Ho lanciato le nostre campagne di raccolta fondi per la trasformazione di uno stabile fatiscente in teatro, tre anni fa, e poi per la sua sopravvivenza nel periodo di fermo attività dovuto al covid, mosso esclusivamente dalla necessità e dal buon senso. Con gran sorpresa, in primis mia, sono stati raggiunti risultati meravigliosi.
Con piacere condivido la mia esperienza. Le varie teorie e sistemi le potete trovare con un paio di click sul web.


Da dove bisogna partire?

Perché un’azione di crowdfunding sia partecipata deve poggiare su un’esigenza condivisa. Il che non vuol dire che deve essere condivisa l’attività, quanto piuttosto le persone a cui ci si rivolge, devono sentire che l’attività per la quale si chiedono soldi sia una necessità reale per la collettività. In tal senso la donazione diventa un’alleanza: qualcuno ci mette il suo denaro, qualcuno ci mette la sua competenza, passione, lavoro, tempo. E’ importante quindi saper comunicare quelle caratteristiche del proprio progetto che vengono lette come volte ad assolvere un’esigenza comune.
Nella mia esperienza col Teatro Modus - tanto per la creazione del teatro da zero, quanto per la sussistenza nel fermo attività dovuto al covid - le campagne di crowdfunding poggiavano sull’idea che il teatro e la cultura in generale siano una necessità non secondaria: un concetto sentito come reale per tutti coloro che credono che la cultura e l’arte contribuiscano a formare persone e società migliori. La prosperità di una comunità sta nel numero di occasioni culturali si cui si regge (la cultura infatti ha sempre il primato sull’economia. Se io do un penny a te e tu dai un penny a me, alla fine entrambi avremmo un penny. Ma se io do un’idea a te e tu un’idea a me, entrambi alla fine avremmo due idee: la ricchezza è sempre una ricchezza di idee, da cui poi può derivare una ricchezza economica). Ed questo il Teatro, oltre ad essere un importante momento aggregativo, rappresenta un’occasione unica per coniugare il divertimento personale con l’accrescimento culturale e sociale della collettività.
In secondo ordine è importante far sentire i partecipanti al crowdfunding parte integrante del progetto (al limite estremo coinvolgendoli nei processi decisionali) nonchè fruitori, più o meno privilegiati, delle attività quando saranno infine avviate. I teorici e i manuali del crowdfunding tendono a mettere questo aspetto al primo posto. Nella mia esperienza invece ho incontrato moltissime persone che hanno partecipato con entusiasmo e generosità ma che poi non sono mai venute a teatro!


Cosa conta per avere successo in una campagna?

La mia esperienza suggerisce che un crowdfunding può aver maggior successo se ci si rivolge ad una comunità - più o meno diffusa e dai confini più o meno netti o noti - che già segue la realtà proponente il crowdfunding . La parola “seguire” va qui intesa nelle sue diverse accezioni e sfumature: “andare nella stessa direzione”, “venire dietro”, “accompagnare”, “comprendere”, “aderire”, “tenersi al corrente”, “far attenzione”. Tutti concetti che richiedono di essere singolarmente compresi e sviluppati. Dopodichè si può capire se si ha una comunità di riferimento che presenta tali caratteristiche (c’è una comunità, ossia delle persone che vanno nella stessa mia direzione? Che mi vengono dietro? Che mi accompagnano? Che mi comprendono? Che aderiscono? Che si tengono al corrente di quello che faccio? Che ci fanno attenzione?). Ovviamente la bontà di un’idea in sé può essere tale da richiamare le attenzioni anche di persone a cui si è sconosciuti ed è sempre vero che tutto è possibile al mondo e che non bisogna mai porre limiti al Bene. Tuttavia è altrettanto vero che qualsiasi successo credibile non si improvvisa, bensì ha le sue origini in una lunga e costante attività anteriore. In questo contesto ritengo sia fondamentale l’azione di costruire col tempo attorno alla propria realtà una comunità - più o meno diffusa e dai confini più o meno netti o noti-  che ti segua (in tutte le accezioni su menzionate), che ti conosca e che riconosca la bontà degli intenti della tua opera. Questo riconoscimento dovrebbe essere esteso e trasversale a tutti i livelli dei propri stakeholders, dagli utenti della propria attività, ai colleghi/competitori, alle istituzioni, ai media della comunicazione.
Per ottenere questo è fondamentale comunicare con entusiasmo in modo continuativo, costante ed accattivante la propria opera. Se invece si attiva la comunicazione con l’avvio della campagna di crowdfunding ci si trova in cronico e tragico ritardo.


Quali sentimenti bisogna incoraggiare e nutrire?

Il punto è che una donazione è sempre un atto di fiducia. La fiducia è l’elemento cardine si cui si poggia il successo di una campagna di crowdfunding. Fiducia, fidatezza, affidabilità sia del progetto in sé che della persona o realtà che lo propone. Osservo che la fiducia si trasmette dimostrando di crederci fortemente in prima persona, dimostrando tenacia, dimostrando di scommettere realmente tutto sé stesso nella riuscita del progetto, dimostrando concretamente di impegnarsi con tutto sé stesso.
Ovviamente a monte deve esserci la dimostrazione di essere in grado di raggiungere gli obiettivi, sia quelli futuri del progetto in causa, ma anche di aver saputo raggiungerne in precedenza con la propria opera.


Quale essenza trasmettere durante la campagna?

Personalmente credo nell’importanza dei “logos”, ossia pensieri di ispirazione iniziale da tenere poi a riferimento nello svolgimento della propria un’azione (una campagna di crowdfunding in questo caso). Questi logos possono poi essere utilizzati anche nella campagna di comunicazione, per condividere il pensiero movente l’operazione in atto nonché diffonderlo con l’efficacia propria di uno slogan.

I logos possono essere coniati in proprio o ci si può fornire da grandi personalità del passato.
Ad esempio per la raccolta fondi per l’avvio di Modus (trasformazione di uno stabile abbandonato e fatiscente in teatro) i logos che abbiamo individuato:

"Lasciate il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato" (Baden Powell)

"Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo" (Gandhi)

"Fai della tua vita un sogno e di un sogno una realtà” (Antoine De Saint-Exupery)

”Se in un primo momento l’idea non è assurda allora non c’è nessuna speranza che si realizzi"
(Albert Einstein)

"Sarà uno spettacolo bellissimo" (Andrea Castelletti)

Invece per la raccolta fondi per la sopravvivenza di Modus in fase lockdown i logos sono stati (tutti di nostro conio):

“Compra oggi i biglietti del futuro”

“I modusbond sono dei trasformatori di valore: versa oggi un importo in euro e domani avrai il tuo valore equivalente in forma di spettacoli”

“Viva l’arte, chi la vive e chi la fa vivere!”


Come mantenere il contatto con chi crede nella progettualità proposta?

Comunicare oggi è divenuto più importante del fare. Purtroppo. Non possiamo sottrarci dal comunicare con continuità l’andamento della nostra opera. Comunicare vuol dire anche condividere. Condividere l’andamento del progetto, con i suoi successi e difficoltà, obiettivi intermedi e punti di svolta. La comunicazione deve essere onesta, sincera, semplice. Essere sé stessi premia più di ogni altra strategia di comunicazione studiata o preconfezionata.
Non servono video perfetti o emozionali studiati a tavolino e realizzati da sapienti videomaker e grafici. La Verità e il Bene sono sempre autoreferenziali.
Nel comunicare è importante metterci la faccia, giocarsela in prima persona, non affidarsi esclusivamente a intermediari (persone o device che siano), andare in mezzo alla gente, essere più sociali che social.



Fundraising: il dono tra spontaneità e strategia professionale

In ambiti differenti, oggi il fundraising rappresenta una pratica articolata in molteplici azioni che sta assumendo sempre più valore strategico per le organizzazioni no profit. Come è possibile passare dalla spontaneità del dono ad una strategia professionale? Lo abbiamo chiesto a Elisa Rimotti, Progettista e Fundraiser per Opera don Guanella, Provincia Sacro Cuore. 

Elisa, come sta cambiando la raccolta fondi?

La recente Riforma del Terzo Settore, attribuendole legittimità, riconosce la “raccolta fondi” (art. 7 D.Lgs 117/2017) come insieme delle iniziative poste in essere da un ente del Terzo settore per finanziare le proprie attività di interesse generale. Il fundraising si articola in macro aree: raccolta fondi da privati, aziende, enti di erogazione, progettazione e bandi. Ciascuna di esse possiede specificità differenti, ma alcuni principi di fondo sono comuni. Infatti il fundraising è parte dello scenario di valore dell’ente ne sostiene la mission, la attualizza e ne garantisce la sostenibilità, per questo deve essere considerata un’azione strategica, non disgiunta dalla spontaneità del dono, il voler essere partecipi di qualcosa oltre noi.

Cosa serve per costruire una strategia vincente?

È un investimento di lungo periodo: necessita di professionalità, competenze e strumenti e produce risultati proporzionali alle attività svolte. Il rischio che sia una pratica disorientata, l’illusoria panacea di tutti i mali è, tuttavia, ancora alto. Con la metafora di una gara proverò a riconoscere gli elementi che un modello di fundraising dovrebbe avere.

1. Allenamento

Il fundraiser è il professionista che ha con l’ente una primaria relazione di fiducia basata su un mandato chiaro e condiviso con le diverse posizioni organizzative. È il primo potenziale donatore. Si aggiorna e forma, costruisce relazioni per creare partnership e sinergie. Il primo esercizio risiede nell’osservare mission e valori rileggendoli in rapporto al contesto.

Dopo aver guardato all’essenza, si parte dalle relazioni: vero patrimonio dell’ente costituito da contatti reali e possibili. I donatori vanno studiati non con l’intento di indagare, ma per personalizzare le richieste, per prenderci cura della relazione, il centro dell’agire. Per ogni donatore (effettivo o potenziale) occorre mettere a fuoco, con database o piattaforme specifiche, variabili come l’intensità del legame e la modalità di contatto, non solo per acquisirne nuovi, ma anche per fidelizzarli. Per attivare un piano di fundraising è necessario porre delle premesse perché è fondamentale: 

  1. Condividere la strategia a più livelli;
  2. Pianificare la campagna in fasi, tempistiche, attori, budget;
  3. Essere consapevoli della costanza e continuità dell’azione.

2Partenza

Il piano di fundraising parte quando l’organizzazione vuole esplicitare all’esterno una relazione già consolidata all’interno, così facendo potenzia la compartecipazione alla mission. La sfida è raccontare il progetto senza dimenticare che il fundraising risponde anche al bisogno di chi desidera essere parte di un cambiamento, al superamento di uno stato di fatto, ad una spinta generazionale.

3. Percorso

Comprende tutte le azioni per sollecitare il dono. Chiedere di sostenere una causa implica un costante sforzo per arrivare:

  • alla narrazione chiara ed efficace di ciò che sogniamo attraverso diversi canali di comunicazione (online e offline) mettendo a fuoco la c.d. “call to action”, la richiesta, diversificandola a seconda degli strumenti scelti che siano crowfunding, bandi, richieste per specifici target di donatori;
  • alla stima del fabbisogno economico e delle tempistiche per l’obiettivo della raccolta (trasparente, misurabile, valutabile);
  • all’identificazione delle variabili, interne e esterne, da monitorare (rischi, partner, risorse extra).

Questi aspetti devono essere chiari al donatore così da renderlo protagonista consapevole di tutte le fasi.

4. Traguardo

Superarlo è il momento più intenso del percorso.  Analizzare l’impatto , condividere gli esiti delle azioni è importante per capirne l’efficacia e ripensare nuove strategie. Ma non solo. Occorre ringraziaree rendere partecipi donatori e attori. Più che un traguardo è in realtà un nuovo punto di partenza.

Quale elemento non bisogna trascurare durante la campagna? Per ogni buona campagna di Fundraising tutti gli elementi evidenziati sono necessari, ma uno in particolare l’ente non deve mai dimenticare: la nostra gara è sempre uno sport di squadra. Solo coinvolgendo i diversi livelli nell’organizzazione, ciascuno con ruoli e mansioni diverse, avremo i risultati che speriamo.


Europrogettazione: familiarizzare con i bandi europei in 5 passi

bandi europei sono forme di contributi assegnati all’Unione per permettere a imprese ed enti non profit di perseguire attività di sviluppo economico, sociale e culturale. Sono in crescita le organizzazioni che assumono personale qualificato capace di distinguere le categorie di fondi, documentarsi nelle gazzette ufficiali e partecipare ai bandi perchè i vantaggi che ne derivano sono sostanziali. Ma quali sono i passi da compiere per comprendere meglio il mondo dell’europrogettazione? Abbiamo chiesto a Dolores Forgione, vice presidente e Project manager presso l’Associazione Ises, di aiutarci a conoscere meglio l’argomento.


Dove trovare i bandi europei più adatti per il tuo progetto?

Trovare un bando europeo in linea con la propria attività o idea progettuale e monitorare i numerosi bandi europei che vengono pubblicati durante l’anno sia su fondi diretti che indiretti, è una attività che richiede dispendio di tempo e capacità di analisi.

Che fonti consultare per avere informazioni sui bandi e sulla documentazione ufficiale per la presentazione delle candidature? Cosa fare per essere efficaci e non perdersi? Il web ci viene sicuramente in aiuto:

  • Facciamo riferimento sempre a fonti ufficiali accreditate: Gazzetta ufficiale dell’UE dove è possibile consultare gratuitamente i bandi e la relativa documentazione nelle lingue ufficiali dell’Unione.
  • Consultiamo i siti delle Direzioni Generali e delle Agenzie esecutive responsabili per la gestione dei programmi tematici: enticompetenti per specifici programmi tematici o settoriali (per i bandi a gestione diretta).
  • Familiarizziamo con il “Participant Portal” della Commissione europea: tutte le informazioni ufficiali sulla pubblicazione delle call for proposal (bandi) sono presenti sul portale https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/home nella sezione “search funding and tenders”
  • Contattatare i national contact point e le agenzie di gestione nazionali: i testi dei bandi europei e i documenti ufficiali sono in inglese, è possibile quindi contattare gli uffici nazionali dei programmi europei per avere un supporto nella comprensione dei testi e per la presentazione della proposta progettuale.
  • Per i bandi per i fondi strutturali, monitoriamo i portali regionali e ministeriali: ad esempio programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR).
  • Iscriviamoci a banche dati online e i motori di ricerca dedicati: ad esempioObiettivo Europa e Europafacile.


Come leggere i bandi europei in modo strategico?

Il bando è il documento ufficiale che contiene tutte le informazioni necessarie per predisporre correttamente la proposta progettuale, secondo i criteri e i termini stabiliti. Contiene molte indicazioni scritte in inglese e con un linguaggio tecnico non sempre di facile comprensione. Per non perdersi e ottimizzare tempi e risorse per valutare la fattibilità della candidatura è bene saper individuare rapidamente alcuni elementi-chiave dei bandi europei:

  • La scadenza (deadline): se avete trovato questo bando a 2 settimane dalla sua scadenza difficilmente si riuscirà a predisporre una domanda di successo. Il tempo è una variabile fondamentale nella progettazione. Il tempo è un vincolo anche per la durata delle attività del proprio progetto. Il bando indica quanto un progetto debba durare.
  • Finalità ed obiettivi: assicuriamoci che il nostro progetto risponda ai criteri di valutazione esplicitamente riportati nel bando o nei suoi allegati tecnici.
  • Priorità di intervento e tipologie di attività finanziabili: assicuriamoci che la nostra idea progettuale sia in linea con le linee strategiche di intervento o le singole attività ammissibili a finanziamento.
  • Destinatari (target group): la/e categoria/e di soggetti cui si rivolgono le attività progettuali e che saranno raggiunti direttamente e indirettamente dai risultati di progetto. Quelli del nostro progetto sono indicati nel bando?
  • Criteri di eleggibilità: il bando indica chiaramente chi può presentare delle proposte (Enti pubblici, imprese, associazioni non-profit, istituti di istruzione, centri di ricerca etc.) definendo requisiti di ammissibilità legale e capacità tecnica e finanziaria che devono soddisfare. La tipologia del nostro ente è tra questi?

Se quindi siamo nei tempi per la presentazione, il nostro progetto è in linea con le finalità del bando e le azioni che abbiamo ipotizzato sono finanziabili (nei tempi, nelle risorse economiche e nella strategia) e il nostro ente è ammissibile allora possiamo iniziare a scrivere il progetto.


3. Come scrivere un progetto europeo?

Scrivere un progetto europeo è un’impresa! Capire come compilare il formulario è complesso e se i criteri di valutazione definiti dal bando ci aiutano senz’altro ad orientarci, dobbiamo altresì tenere presente alcuni aspetti chiave:

  • Partenariato solido e competente: la scelta dei partner è una attività delicatissima. Assicuriamoci che il partenariato garantisca la copertura di tutte le competenze specifiche necessarie per la realizzazione delle attività-chiave del progetto e ci dia una buona copertura geografica (avere partner da diverse aree geografiche dell’UE è un valore aggiunto).
  • Stato dell’arte: un progetto nasce sempre da un bisogno concreto a cui si vuole dare risposta. Dimostriamo di conoscere il punto di partenza su cui il progetto vuole intervenire, descrivendo il problema reale. Dobbiamo far percepire che c’è un problema che il nostro progetto vuole contribuire a risolvere.
  • Coerenza interna del progetto: obiettivi, strategia e attività di un progetto europeo devono essere legati tra loro e devono dimostrare di essere in linea con le priorità di intervento e le finalità indicate nel bando.
  • Budget coerente e sostenibile: allocare per ciascuna attività di progetto risorse dedicate, necessarie a garantirne la realizzazione con la massima efficacia.
  • Impatti misurabili: spiegare come le attività di progetto e i risultati ottenuti contribuiranno a modificare la situazione di partenza con indicatori misurabili.
  • Piano di comunicazione efficace: descrivere la strategia di comunicazione e disseminazione per assicurare massimavisibilità al progetto e il coinvolgimento degli stakeholder.
  • Management di qualità: il coordinamento del progetto in termini amministrativi, finanziari e operativi e la divisione del lavoro tra i partner.

Mi raccomando, chi scrive il progetto conosce la materia ma utilizziamo sempre un linguaggio semplice per aiutare i valutatori a comprendere chiaramente obiettivi, attività e strategie del nostro progetto.


Quale è il budget dei progetti europei?

Il budget ha un ruolo fondamentale nel convincere i valutatori sulla validità del finanziamento richiesto. È necessario prestare particolare attenzione ai seguenti aspetti per compilarlo nel migliore dei modi:

  • Leggere attentamente le linee guida per conoscere quali sono i costi ammissibili e quali no;
  • Verificate i limiti % delle macro-voci di spesa;
  • Inserite costi che per voi saranno poi facili da rendicontare;
  • Attività costi devono essere coerenti
  • Inserite le voci di spesa facendo in modo che dai costi si evincano chiaramente le attività di progetto;
  • Condividete il budget con i partner prima di finalizzarlo. I costi di un traduttore in Italia, per esempio, ovviamente sono diversi da quelli di un altro paese ed è bene far indicare al partner stranieroi propri costi per evitare poi, nel caso di approvazione del progetto, problemi di gestione;
  • Fate attenzione all’IVA (le linee guida indicano sempre se i costi sono da intendersi con o senza IVA);
  • Distribuite equamente il budget tra i partners. Non possiamo costruire un budget in cui  il 90% delle risorse sono nel vostro budget anche se siete i capofila del progetto.


Come ragiona il valutatore di progetti europei?

Ecco qualche consiglio per aumentare le possibilità di successo del vostro progetto europeo:

  • Rispettare la logica della struttura del formulario: completiamo in modo analitico e schematico il formulario, rispettando le indicazioni affinché il valutatore europeo possa giudicare se il progetto sia in grado di rispondere efficacemente alle esigenze del bando.
  • Impariamo la lingua dell’europrogettazione: il valutatore di progetti europei si aspetta di trovare ripetuti nel testo una serie di termini-chiave propri del linguaggio della progettazione: objectives, activities, tasks, target group, outcome, output, deliverables, milestones, mitigation strategy, european added value etc. Non utilizziamo parole diverse per non confondere il valutatore.
  • Descriviamo la metodologia: non facciamo solo un elenco delle attività del nostro progetto ma facciamo capire al valutatore anche come le nostre attività saranno organizzate/implementate. Non diamo nulla per scontato.


Mi raccomando, prima dell’invio del progetto, verifichiamo di aver soddisfatto tutti i criteri di valutazione nella maniera più esaustiva possibile.


L’atelier dell’impresa ibrida

a crisi innescata dalla pandemia e le settimane di lock down hanno inciso profondamente sulle attività del Terzo Settore. Le difficoltà tecniche della ripresa rendono necessaria una nuova visione ed emerge l’esigenza di dotare gli operatori di nuovi strumenti finanziari ma anche di risorse progettuali e competenze volte a dare forma a strategie per il futuro.

L’Atelier dell’impresa ibrida ha elaborato una proposta di sperimentazione formativa e disseminazione culturale, realizzata attraverso una ACADEMY e il ciclo di dibattiti FUTURO PROSSIMO.

Di cosa si tratta?

L’impresa ibrida è un processo in atto, e sempre più visibile, di convergenza culturale, tra imprese for profit e mondo non profit. Da un lato vediamo affermarsi un Terzo Settore dove si moltiplicano storie di successo che nulla hanno da invidiare al talento imprenditoriale; dall’altro le aziende tradizionali cercano un nuovo baricentro, guardando sempre più spesso all’impatto ecologico, al rispetto dei clienti e delle condizioni del lavoro, al rapporto fra innovazione tecnologica e persona, agli investimenti culturali come leva d sviluppo. L’ibridazione è un modo di intendere lo sviluppo e il ruolo stesso dell’impresa, che coinvolge ancora una parte piccola degli operatori, anche se il modello di apprendimento reciproco descritto ha tutte le caratteristiche per divenire una tendenza centrale nel ragionamento sul futuro. Siamo a pieno titolo nel campo dell’innovazione sociale che – attraverso l’impresa – risponde ai bisogni delle fasce più deboli, ma soprattutto produce ricchezza facendo leva su principi e valori diversi.

LA PROPOSTA FORMATIVA

L’Academy, è un percorso formativo composto da 6 stanze tematiche che si svolgeranno tre settembre e novembre 2020, e si concluderà con un laboratorio residenziali a Torino il 10-11-12 dicembre 2020.

LE STANZE FORMATIVE

Le stanze affrontano 6 argomenti, che si possono considerare base di una competenza manageriale coerente con la visione, i caratteri, la filosofia delle organizzazioni che operano nel privato sociale – le risorse umane, i processi, il mercato, la finanza, l’innovazione organizzativa e l’innovazione tecnologica. L’obiettivo è riflettere sullo sviluppo della propria organizzazione, prodotti e processi, modelli gestionali, governance, impiego strategico delle risorse. 

Ogni stanza rimarrà aperta 7 giorni  durante i quali sono programmati momenti formativi live (confronto dal vivo con docenti, tutor e colleghi di corso) e lezioni in self-education (video, project work, approfondimenti). Il programma tiene conto degli impegni dei corsisti, fissando le lezioni live a inizio o fine giornata, mentre lascia liberi di seguire le lezioni in self-education, in modo che ciascuno possa calibrare l’impegno secondo le proprie necessità. Il calendario formativo viene consegnato dopo l’iscrizione.

IL LABORATORIO RESIDENZIALE

Il laboratorio è l’ultima tappa del percorso formativo, il suo scopo è mettere in atto gli apprendimenti. Il laboratorio è una palestra di sperimentazione con l’obiettivo di costruire un project work, individuale o di gruppo, e partecipare a un contest interno con un riconoscimento economico di 10.000 € assegnato al progetto migliore. Il programma del laboratorio prevede momenti di confronto con esperti, un workshop condotto in squadre con la metodologiaLego Serious Play, sessioni di lavoro intensive per predisporre il project work e un Elevator Pitch di presentazione del proprio lavoro, infine incontri con istituzioni e sponsor del progetto.

IL METODO DI LAVORO

L’Academy si svolge in modalità e-learning su una didattica piattaforma dedicata. Si svolge in parte a distanza e in parte in presenza; in parte live e in parte con materiali didattici e video-lezioni originali in self-education.

La didattica a distanza è agevolata da tutor digitali e tutor tematici, che seguono i corsiti sull’uso della piattaforma, il rapporto con i docenti, gli approfondimenti tematici.

Ogni stanza è aperta da un test di attivazione per verificare la base di conoscenza dei corsisti; all’inizio del percorso formativo i corsisti sono inoltre invitati a compilare una survey che consentirà a docenti e tutor di proporre contenuti vicini alle caratteristiche delle singole realtà organizzative e agli interessi del corsista.

La metodologia didattica assegna grande spazio alle esercitazioni – riflessioni organizzate ed esercizi per verificare l’applicazione delle metodiche e degli strumenti appresi nel coro delle lezioni, alle realtà organizzativa dei corsisti, con feedback da parte di tutor e docenti.

CHI PUÒ ISCRIVERSI?

L’Academy è rivolta a imprenditori, manager e figure organizzative del Terzo Settore, interessati a rafforzare le proprie competenze manageriali, organizzative e relazionali – tale appartenenza costituisce il solo requisito di ammissione. Il percorso è aperto a corsiti e organizzazioni operanti in tutti i settori merceologici, ambiti e comparti, senza alcuna preclusione. Non sono però ammesse iscrizioni a titolo personale, ma esclusivamente  attraverso l’organizzazione di appartenenza o comunque disposte a regolarizzare l’iscrizione. Anche il premio finale non viene assegnato al corsista, ma all’organizzazione che ne formalizza l’iscrizione.

L’obiettivo è riflettere sullo sviluppo della propria organizzazione, prodotti e processi, modelli gestionali, governance, impiego strategico delle risorse.

STANZA O PERCORSO COMPLETO?

L’Academy si può frequentare come un percorso completo oppure per singole stanze tematiche.

Benefit di accesso alla singola stanza

  • Lezioni live e question time.
  • Confronto diretto con docenti di alto livello.
  • Esercitazioni basate sulla propria realtà aziendale.
  • Materiali didattici multimediali.
  • Library per approfondimenti anche oltre il tempo formativo.

Benefit dall’iscrizione al percorso completo

  • L’accesso a 6 stanze tematiche con decine di ore di formazione.
  • Il laboratorio residenziale conclusivo a Torino.
  • La partecipazione al contest, presentando il proprio project work e vincendo 10.000 €.
  • Rapporti qualificati con compagni di corso nel gruppo Linkedin dedicato.
  • Confronti organizzati con docenti, partner e sponsor del progetto.
  • Il supporto di tutor digitali e tematici per l’intero percorso formativo.
  • L’iscrizione automatica a tutte le attività convegnistiche del calendario Futuro Prossimo.

Per regolare l’iscrizione occorre compilare la domanda scaricabile dal sito e inviarla alla segreteria didattica che provvederà al rilascio delle credenziali per l’accesso alla piattaforma e-learning. 

Il progetto Atelier dell’Impresa Ibrida è sostenuto da numerosi partner. Per questo la quota di partecipazione è limitata a 150,00 € + iva per la frequenza ad una singola stanza e 500,00 € + iva per il percorso completo.

Questo percorso fornisce un importante apporto sia all’aspetto professionale sia a quello più umano e valoriale del nostro agire, in un contesto che muta velocemente e talvolta rischia di destabilizzare. 

In sintesi riteniamo potrebbe esservi utile per:

  • rafforzare le competenze gestionali, in un periodo di forte cambiamento per il terzo settore.
  • affrontare il ricambio generazionale nella propria organizzazione.
  • entrare in contatto con modelli imprenditoriali differenti.
  • confrontarsi con i colleghi e le loro esperienze.
  • sperimentare tecniche e strumenti di miglioramento organizzativo.
  • lavorare in squadra su progetti concreti e filiere nuove.

Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria.


Fundraising: attivare raccolte fondi significative in 5 passi

Le organizzazioni sociali operanti nel Terzo Settore sono sempre più attente a trovare meccanismi di finanziamento che permettono di rendere sostenibili le progettualità interne. Diverse sono le pratiche e le modalità attivate dalle realtà nonprofit per reperire fondi. Oggi più che mai, è fondamentale iniziare a conoscere meglio il fundraising, che non è una semplice richiesta di denaro ma un’attività strutturata basata sul principio di reciprocità e di partecipazione. Come è possibile agire in modo significativo? Si sono chiesti diversi enti vicini alla Fondazione. Per trovare risposta abbiamo chiesto supporto a chi il fundraising lo pratica tutti i giorni con efficienza. Eleonora Spalloni, fundraiser di Angsa Umbria, ha raccolto la sua esperienza in 5 pillole introduttive che regala a coloro che vogliono iniziare a costruire una professionalità e a tradurre la teoria nella pratica. 

Mi piace iniziare portando a ciascun lettore la mia personale riflessione sulla cultura del dono. Riporto a proposito un estratto di un intervento tenuto dal grande Stefano Zamagni – novembre 2016:

“Perché voi sapete che una confusione di pensiero che stenta a scomparire è quella che tenda a identificare il “dono” con la “donazione”, questo è gravissimo, perché la donazione è un oggetto, il dono è una relazione interpersonale. Cioè, quando io faccio una donazione vuol dire che mi privo di questo orologio e lo regalo a te, questo è il dono come vulus, che il latino vuol dire “regalo”. Quindi la donazione è un qualcosa che può essere denaro, oppure una cosa di cui uno si priva per darlo ad altri. Il dono invece è molto di più, è una relazione intersoggettiva, quando io mi dono a te, quando tra me e te si stabilisce una relazione.”

E allora chi è il fundraiser e come si costruisce questa professione?

  1. E’ un professionista. Quindi non ci si può improvvisare! Personalmente, come tanti altri miei colleghi, ho seguito un percorso di preparazione strutturato e finalizzato alla formazione teorico – pratica della professione che svolgo. Io ho frequentato il Master in Fundraising di Forlì, il primo e più importante corso universitario dedicato al mondo del fundraising italiano; continuo costantemente ad aggiornarmi (quella del fundraiser è una professione composita e in continua evoluzione) e sono socia Assif (Associazione Italiana Fundraiser) in quanto è fondamentale, oltreché la preparazione, condividere le proprie esperienze ed essere in rete ed in contatto con altri colleghi e professionisti del settore per rafforzare e diffondere la “cultura del dono”.


  1. E’ una persona che chiede a un’altra persona (il donatore) di aiutare una terza persona (il beneficiario). Nella pratica, il fundraiser crea relazioni, crea connessioni profonde con le persone per predisporle al dono. Non si tratta “solo” di chiedere soldi. Ma di costruire, coltivare e curare le relazioni con i donatori, per portarli a fare qualcosa che li rende felici: donare. Per fare questo serve metodo, principi, regole ben definite, pianificazione e strategia.  Nonché predisposizione personale, coraggio di mettersi in gioco ogni volta, empatia, e una passione smisurata. Questa passione si chiama: CAUSA, la causa dell’organizzazione nonprofit. Quella che spinge un fundraiser a fare un passo oltre. A credere nei valori che comunica, a far innamorare le persone della propria Causa.


  1. Quindi, come ben capite, il fundraising è anche un “modo di essere”, è una filosofia di vita. Qualcosa che fai tuo, porti con te e che ti accompagna ogni giorno, per l’intera giornata. Non ha limiti spazio – temporali, qualsiasi occasione può essere interessante per creare relazioni, generare connessioni positive che potranno essere valorizzate e finalizzate a far innamorare le persone della propria Causa. Perché il segreto è proprio questo: fare emozionare ed “innamorare le persone” della Causa. Le persone si avvicinano e si coinvolgono con le emozioni, più che con i numeri e, aspetto fondamentale, le persone, una volta coinvolte, si sentiranno parte della nostra storia. Le persone vogliono essere protagoniste di questa storia e non semplici spettatori. Queste persone, donatori e/o volontari che siano, saranno con noi per sempre … ringraziamole e ricordiamoci sempre di coltivare con cura, costanza e attenzione la relazione con loro, come fossero la “nostra famiglia”.


Come si traduce nella pratica?

  1. Il fundraiser è una figura dalle mille facce, identità e funzioni.  Il suo lavoro è un lavoro che prevede imprevisti, che non ha confini ben definiti, ma estremamente sfidante. Le organizzazioni nonprofit hanno un unico obiettivo: fare qualcosa di straordinario per il nostro piccolo-grande mondo, pur operando nei loro diversi ambiti di interesse. Per fare questo hanno uno strumento: i soldi. Ne servono sempre di più per rendere le Cause sostenibili nel tempo, indipendenti e sempre più libere da finanziamenti pubblici. Il fundraiser è il cuore di questa sfida


  1. Il fundraising non è un evento ma è ciclo, un processo che nasce dalla definizione di bisogni, dalla condivisione degli obiettivi, dalla chiara consapevolezza del proprio capitale relazionale; è una responsabilità di tutti (tutto lo staff dirigenziale – operativo dell’ente deve essere e sentirsi coinvolto) non è una responsabilità del singolo fundraiser. Questo slancio di convinta e consapevole partecipazione dell’intero board  richiede “coraggio e volontà di innovazione” e questo a sua volta richiede visione. Ciò significa che, nella pratica, il fundraising deve essere visto come un investimento, che interessa e coinvolge tutti, al quale deve essere dato tempo e ossigeno per maturare negli anni e dare frutto, chi opera non fa magie. E’ da questa consapevolezza che si può iniziare a pensare a come pianificare ed attivare raccolte fondi significative che siano generative nel tempo, creino impatto e cambiamento.


Per concludere “L’unica certezza che ho è la felicità e il grande sentimento di benessere che si prova nel trovare piena realizzazione di sé nel "darsi agli altri". Credo che il nostro sia solo un passaggio spazio - tempo, che trova significato nell'incontro, nella dedizione e nella cura del prossimo che ci troviamo ad incontrare nel nostro cammino. È sicuramente ciò che lasciamo, ciò che doniamo, in termini di relazione intersoggettiva e non certo ciò che ci portiamo via da questa Terra, a renderci degni della vita che ci viene donata”... questa convinzione è ciò che ispira, ogni giorno, la mia vita e anche la mia professione di fundraiser: è dal “dono di sé” che tutto ha origine.



Come agire il ricambio generazionale in 5 punti

Il ricambio generazionale è un tema delicato che sta a cuore delle persone impegnate da anni all’interno delle organizzazioni sociali. Fondazione Cattolica, insieme a Luca Tagliapietra commerciale presso la cooperativa Sociale Il Ponte di Vicenza, libero professionista e Ceo di PoloBio, ha avviato un ciclo di appuntamenti intitolati “Dopo di me”, per capire come affrontare il cambiamento. A Luca abbiamo chiesto di riassumerci la sua visione del ricambio generazionale. Di seguito vi lasciamo il suo estratto.

Cari amici e colleghi impegnati in tante realtà a servizio delle persone più fragili. Il ricambio generazionale mi coinvolge e ci coinvolgeperché il “lasciar andare” quanto creato nelle nostre fatiche non è difficile né complicato: si tratta di decidere di “lasciar andare”. Mi spiego in 5 punti, facendo tesoro della mia piccola esperienza che, tengo a sottolineare, mi è stata trasmessa da chi ha fatto con me la stessa cosa:


Condivisione

In questi anni ho affinato una scoperta: la scoperta del condividere. La traduco con il continuo “mettere a conoscenza” i colleghi di quanto so, penso, vorrei decidere, vorrei fare. La bellezza è sapere di farlo senza aspettarsi che l’altro accetti e condivida appieno quanto ho in testa, ma lasciando che il mio proposito possa essere messo in discussione e al limite uscire dalla riunione con la scelta anche contraria a quanto avevo in mente. La conoscenza che ho cercato di portare è comunque servita a mettere in discussione, a far ragionare e non dare per scontato. La scelta finale è una scelta di “gruppo”, non personale. Spesso i giovani non hanno la visione di insieme che possiamo avere noi più avanti con gli anni, ma le loro intuizioni rimangono valide: serve il lavoro comune per mettere insieme intuizione e continuità di opera.


Lungimiranza

La capacità di leggere cosa il futuro ci porta e dove possiamo orientare il futuro delle realtà che seguiamo, non è mai facile. E, diciamocelo, non è da tutti. Ma chi inizia una start up a 20-30 anni, scommette su un sogno. Ecco, questo è un piccolo segreto: non smettiamo mai di sognare, di prendere il sogno che abbiamo nel cuore, condividerlo, armarci di coraggio e insieme provare a realizzarlo. E’ un guardare avanti non con la spregiudicatezza di un bambino che forse non conosce tutti i pericoli: è la capacità di sintesi tra la realtà attuale e dove sogniamo di andare, con i piedi per terra di chi ha già vissuto tanto, ma che riesce a dare spazio al nuovo che entra. Questo nuovo, questa innovazione, spesso sono i giovani che la portano. Sono loro che sono staccati da piccoli/grandi scheletri che fanno il vissuto e cercano nuove vie.
Certamente i giovani non possono essere lasciati soli: occorre una continua formazione, perché Valori e aspetti Tecnici siano assimilati piano piano, ma serve sempre qualcuno che li proponga.


Coraggio

Far spazio ai giovani. Riesco a gestire diverse realtà (oltre alla mia azienda, sono commerciale estero per diverse attività) perché mi è stata trasmessa la capacità di delegare. Delegare non significa far fare una cosa e poi andarla a controllare, nemmeno stare col fiato sul collo alla persona cui deleghiamo. Significa fidarsi: essere disponibili sì e sempre al confronto, ma lasciar fare. Senz’altro non sarà mai fatto come noi ci aspettiamo … ma non è detto che sia peggiore: è solo diverso da come noi siamo soliti fare. I giovani hanno bisogno di questo nostro coraggio, e noi abbiamo bisogno del coraggio dei giovani: se mettiamo assieme queste due anime, ne esce il Bingo!


Inclusione

Trasmettere conoscenze ed innovare è un processo che dura tutta la vita. Nessuno nasce imparato, si dice. Ed è vero. Quando mi trovo in una situazione dove percepisco che non riesco più ad imparare, a crescere nelle mie conoscenze, non passa molto tempo che comincio a “rompere gli schemi”, perché ho sete di conoscere, di sapere, di imparare. Certamente rimango sempre preso dal tram tram quotidiano, per carità. Ma l’anelito porta sempre a scoprire cose nuove. La bellezza di saper includere passa proprio dal non sentirsi mai soddisfatti di ciò che ho e so, ma nello stesso tempo esser grati alla Vita per quanto finora imparato.


Relazione

Nonostante sia molto più impegnato nel sociale, ho una società di business. Sapete il mantra della società? “Meglio perdere un business che perdere una relazione con un cliente o un fornitore”. Perché il business ritorna, la relazione una volta persa è persa. Più difficile che ritorni, perché il vortice della vita tante volte allontana, non avvicina.
Relazione è, per esempio, saper coniugare le conoscenze che ho con la capacità di trasmetterle. Relazione è la capacità di far spazio a chi ne sa più di me, con umiltà, e crescere con lui. Relazione è non smettere mai di portare avanti il mio sogno ma condividendolo con gli altri. Relazione è capacità di amare, e capacità di lasciarsi amare, e ancor più amare come ciascuno di noi ama se stesso. La relazione parte dall’accettarsi, dal condividersi, dal riconoscersi, dal volersi bene. Per come siamo, per ciò che siamo. Questo permette di amare l’altro. Accettarlo, accoglierlo, abbracciarlo.



Come costruire una comunicazione efficace

  1. APPARTENENZA
    Le persone cercano gruppi valoriali in cui sentirsi rappresentati, la comunicazione diventa il mezzo di trasmissione per attivare legami di valore.
  2. EMPATIA
    Conoscere gli stakeholder e i loro bisogni permette di capire come raggiungerli ed essere loro vicini.
  3. CONTENUTO
    Dialogare sempre con contenuti veri, profondi che tocchino l’interesse delle persone legate alla propria causa.
  4. CALL TO ACTION
    Invitare lo spettatore a compiere un’azione per mantenere vivo il dialogo.
  5. PIANO EDITORIALE
    Elaborare una strategia con contenuti diversificati e di approfodimento.

Perché investire nella comunicazione ci aiuta a ottenere risultati migliori?

Una delle difficoltà che le aziende e le cooperative del terzo settore affrontano è quella di stabilire una comunicazione efficace per coinvolgere le parti interessate.

Nella nostra quotidianità, il focus deve essere diviso tra così tanti compiti che la comunicazione viene spesso lasciata fuori. Il punto è che investire nella comunicazione è essenziale e strategico per le attività sociali.

Di seguito, presenterò 5 suggerimenti su perché e come investire risorse nella comunicazione digitale per far si che i social media diventino una risorsa in più per la percezione di valore delle attività da parte della società civile, i partner, i consumatori, gli enti…


1) Gli esseri umani hanno bisogno di appartenere al branco. Usa questo a tuo vantaggio per comunicare valore

La nostra condizione umana rende noi necessario appartenere al branco. Per appartenere e sentirci accolti, abbiamo bisogno di un proposito, di qualcosa più grande di noi, di qualcosa a cui guardare e che dia a noi un riferimento di valore.

La grande bellezza e novità che il Terzo Settore porta al mondo sono proposte di valore reale. Lavoriamo con scopi chiari, abbiamo una ragione di essere chiara. Ciò ci differenzia e questo aspetto deve essere esplorato nella comunicazione.

I nostri clienti, investitori, fornitori, partner e amici potrebbero sentirsi più coinvolti se sentono di appartenere alla nostra causa. Cosa fa si che le persone abbraccino una causa? Vincoli affettivi. Come possiamo creare legami affettivi con più persone, al di fuori dei nostri rapporti quotidiani? Attraverso la comunicazione di valore, usando i canali giusti.

Il primo passo nella costruzione di un piano di comunicazione efficace è quello di "guardare dentro" e mappare tutto il valore che offri in ciò che fai. Ci sono alcune domande da rispondere per rendere la pianificazione della comunicazione più mirata ai valori.

Quali problemi nella società posso aiutare a risolvere?
Che differenza faccio nel mondo?
Qual è il mio scopo più nobile?
Perché le persone dovrebbero far parte della costruzione del mio sogno?

Rispondere a queste domande significa costruire l'intera base della comunicazione, il punto di partenza che porta la tua attività a un nuovo livello. Dopo aver mappato i valori che offri al mondo, è tempo di passare al passaggio successivo.


2) Usa l'empatia per costruire ponti

Ora, non si tratta più di "guardare dentro", ma di "guardare verso l'esterno".

La domanda a cui rispondere è:
Come posso comunicare i miei valori in modo che le persone capiscano il mio messaggio e si rendano conto che posso soddisfare i loro bisogni?

In questa domanda, c'è una grande rottura di paradigma. Usi la tua empatia, cioè la comprensione che l'altro non pensa come te, non si sente come te, non percepisce il mondo come fai tu, per stabilire ponti attraverso la comunicazione che raggiunge il cuore delle persone.

Mappa tutti i profili delle persone che potrebbero essere interessate alla tua causa e separali in gruppi, usando i seguenti criteri:

  • Problemi principali da risolvere,
  • Canali di comunicazione più utilizzati,
  • Hobby,
  • Abitudini ed interessi,
  • Dove vive,
  • Dove lavora,
  • Comportamento nell'ambiente digitale.

Quando provi a mappare questi gruppi di persone interessate alla tua causa, fai anche l'esercizio di cercare di capire quali sono i bisogni di questi gruppi e inizi a creare ponti e relazioni preziose attraverso la comunicazione.

Faccio un esempio banale, ma che rende più concreta la spiegazione: se sei un produttore agricolo, fa sicuramente parte dei tuoi gruppi di interesse persone che amano il giardinaggio e che forse hanno un piccolo giardino o orto a casa. Per raggiungere questo pubblico interessato, potrebbe essere utile pianificare eventi, scrivere newsletter o post che portano contenuti relativi agli interessi di queste persone, per avvicinarli alla tua attività e farli sentire come se appartenessero al progetto.

Questo approccio è molto diverso della “raccolta fondi”, perché si tratta di offrire idee, soluzioni e esperienze alle persone. Questo tipo di approccio costruisce ponti e le donazioni diventano una conseguenza, non un obiettivo.


3) Nella comunicazione, ciò che conta è il contenuto, ma i social media sono solo canali giusti nei tempi attuali

La comunicazione è dialogo. È come sedersi al tavolo a cena. Per coinvolgere le persone a tavola parli di argomenti che li interessano e non solo di te. Questo genera automaticamente un interesse da parte loro in te.

Il social media network è un vero banchetto per la comunicazione, è disponibile, intuitivo e gratuito. Vale la pena investire tempo nella comunicazione digitale, perché è al di fuori delle nostre reti di contatto quotidiane è nei social media che ci sono le persone.

Crea una pagina Facebook, Instagram o anche LinkedIn, scrivi una buona descrizione comunicando i tuoi valori e pianifica i tuoi post settimanali o giornalieri pensando agli interessi dei gruppi di persone che vuoi coinvolgere. Ogni media ha il suo pubblico e tono di voce specifico, ma questo argomento specifico potrà essere approfondito ulteriormente.

La comunicazione è dialogo. È come sedersi al tavolo a cena. Per coinvolgere le persone a tavola parli di argomenti che li interessano e non solo di te. Questo genera automaticamente un interesse da parte loro in te.

Il social media network è un vero banchetto per la comunicazione, è disponibile, intuitivo e gratuito. Vale la pena investire tempo nella comunicazione digitale, perché è al di fuori delle nostre reti di contatto quotidiane è nei social media che ci sono le persone.

Crea una pagina Facebook, Instagram o anche LinkedIn, scrivi una buona descrizione comunicando i tuoi valori e pianifica i tuoi post settimanali o giornalieri pensando agli interessi dei gruppi di persone che vuoi coinvolgere. Ogni media ha il suo pubblico e tono di voce specifico, ma questo argomento specifico potrà essere approfondito ulteriormente.

Non hai bisogno di foto professionali per forza, ma fare pubblicazioni con foto aggiunte è importante. Scrivi circa 3 paragrafi di 3 righe ciascuno. Pensa al testo come una narrazione dell'immagine, racconta una storia accattivante, con un inizio, una metà e una fine.


4) Se la comunicazione è dialogo, crea una "call to action" e rispondi sempre

Intendo per “Call to action” l’invito all'azione che induce lo spettatore a scrivere un commento, fare clic su un link, fare una donazione, condividere un post, ecc.

Termina sempre le tue pubblicazioni con una "call to action" e sii sempre attento ai commenti dei tuoi follower. Rispondi sempre, con l'obiettivo di promuovere il dialogo e comunicare valore. Spesso osservo pagine social istituzionali oppure gruppi Facebook con commenti senza risposte e questa non è assolutamente una pratica da consigliare.


5) Creare un piano editoriale ti aiuta a mantenere costante la tua comunicazione

Per creare un piano editoriale, devi fare l’uso dell'empatia. Rivedi il punto 2 e pianifica circa 5 rubriche in base alla tua identità e agli interessi del tuo pubblico di destinazione. Le rubriche sono temi generali che possono essere approfonditi nei post. Esempio:

  • Vita quotidiana dell'associazione,
  • Gli attributi dei prodotti e servizi offerti,
  • Storie di valore: chi sono le persone che fanno la differenza nella tua attività e perché,
  • Festività ed eventi relativi all'attività,
  • Partnership di valore.

Questi sono alcuni esempi generici che si adattano a qualsiasi tipo di attività e possono fungere da punto di partenza per coloro che hanno appena iniziato ad investire in comunicazione digitale. Se fai l’uso di rubriche o temi simili, sarà più facile per te pianificare un numero regolare di post e programmarli nel corso di un mese.

Essere costanti è molto importante per generare "share of mind" o "brand awareness", in modo che le persone possano ricordarsi della tua attività più facilmente, durante le loro giornate o in altri momenti specifici.

Concludo, rispondendo alla domanda iniziale. Investire nella comunicazione ci aiuta a ottenere risultati migliori perché è attraverso la comunicazione che facciamo conoscere alle persone la novità che portiamo al mondo. Se facciamo la differenza in qualche modo, perché non comunicarlo? Perché non dare alle persone l’opportunità di conoscere un nuovo modo di pensare l’impresa, la società e l’inclusione, attraverso una comunicazione semplice ed accessibile?

La modernità e la tecnologia ci offrono delle opportunità che non avevamo prima, ci offrono i canali digitali attraverso i quali possiamo condividere contenuti di valore con proposito, trasparenza ed etica, per ingaggiare le persone nelle nostre cause.

Abbiamo i nostri cellulari a portata di mano con l’accesso a tutte le informazioni che vogliamo. Il Terzo Settore dell’economia deve essere presente e tocca a noi, imprenditori sociali, comunicare al mondo cosa costruiamo di bello!

La mancanza di tempo e la paura di non saper fare ormai possono essere superate. Il primo passo è cominciare.

Rosalì Pandolfi è consulente per progetti di gestione strategica del marketing e del branding. Assiste PMI del profit e non profit che vogliono creare connessioni di valore tra il loro brand e le persone, attraverso lo sviluppo e la gestione strategica del brand equity.



Lettera al domani

La città a marzo sembrava una città di guerra: file immense fuori dai supermercati, ambulanza ogni minuto, polizia ovunque, niente traffico. Noi onestamente non eravamo pronte.

Quali sono le nuove strade da percorrere? Su quali nuove produzioni investire per andare oltre al tradizionale?

Man mano che il cantiere si faceva più complesso, ci è stato chiaro che il nostro modello che, fin qui aveva funzionato, sarebbe entrato in crisi. Si rendevano necessarie tutte una serie di accortezze nuove. Ci si chiedeva di essere capaci di pensare a strade nuove partendo dall’esistente. Ci siamo trovati a rallentare ma mai a fermarci, almeno con il pensiero, per scoprire spiragli verso direzioni inaspettate.

Lo confesso, abbiamo difficoltà nella liquidità per pagare gli stipendi, non riuscendo a tenere i ritmi di vendita dei nostri prodotti adeguati a coprire i costi. Ma non è solo questo. Non vogliamo essere lasciati soli ad affrontare un evento e difficoltà più grandi di noi. In questo particolare momento abbiamo bisogno di sentire qualcuno vicino. Vorremmo poter condividere la nostra fragilità, di uomini e di enti, con quante più persone possibile, in modo che dal confronto con ciascuna di esse possano nascere idee, proposte e progetti.  Ci siamo mossi alla ricerca di aiuti e soprattutto abbiamo sempre cercato di farcela, convinti profondamente che ciò che facciamo non è solo un lavoro ma una vocazione.

È vero il virus e la pandemia hanno cambiato la nostra vita, le nostre abitudini. Ho dovuto rivedere le comode certezze e ho deciso di dare un nuovo senso alla vita. Cambia la forma, ma noi cerchiamo di mantenere la sostanza, di confrontarci sulle opportunità che può offrire la nuova normalità che pian piano andremo a costruire. Quali sono le occasioni che si possono cogliere anche in un tempo di ripartenza come quello che stiamo vivendo?

Ma davvero dobbiamo sentirci minacciati della "fine del mondo" perchè crollano i mercati finanziari, le borse, le banche? Questi crolli cosa minacciano veramente e quale rovina vera possono causare? 

Forniamoci aiuto reciproco tenendoci insieme noi che del contagio abbiamo fatto e vogliamo continuare a fare humus. Ciò che ora più ci preoccupa è la possibilità di superare il momento virtuale per passare all'incontro concreto e, per così dire, reale, disponendo al più presto di permessi e protocolli chiari e sanitariamente sicuri. Sto imparando poco alla volta, che per far fronte alle sfide quotidiane che questa situazione mi impone mi serve una grande disponibilità di cuore. Anzi, semplicità di cuore verso i miei colleghi, mia moglie, le mie figli ed i miei amici. Un cuore spogliato del superfluo. Come un bambino.

D’altronde la pandemia ci ha fatto capire che spesso ci dimentichiamo che viviamo tutti nello stesso pianeta nel quale dobbiamo condividere gioie e dolori. Io ero certa che questo sarebbe stato un periodo di "grazia" ma, come sempre, la realtà ha superato ogni mia aspettativa.

Perché ci siamo ritrovati a operare con uno sguardo più di prospettiva, a ragionare più sul futuro slegati dalle urgenze quotidiane. Non ci siamo mai fermati ma al contrario abbiamo cercato di reinventare nuove modalità per non lasciar sole persone in difficoltà. Abbiamo continuato a sperare, a coltivare relazioni perché l'essere umano ne ha bisogno quasi come l'aria che respira.

La relazione, il contatto umano, l'apertura mentale servono per creare alternative e riuscire a riadattarsi. Questa sta diventando un’opportunità per sviluppare relazioni e ritrovarle. Un ‘occasione per ripensare alla nostra associazione. Un’ occasione che richiama alla responsabilità, all’essere presente. Forse solo il pensiero, la fiducia reciproca, il dirci uno con l’altro “ci siamo e vogliamo essere bene per l’altro” genera speranza e voglia di continuare il nostro impegno.

Come possiamo rendere dignitosi e pieni di vita questi tempi così lunghi, fatti di isolamento e distanziamento? Come sarà il dopo? Ripariamoci e ricostruiamo il nostro modo di stare insieme con laboratori creativi, di ceramica, musica, sartoria… Con l’affiancamento di un supporto psicologico, la bellezza e l’arte come strumenti di ricrescita e riavvicinamento per offrire a giovani, fasce fragili, disabili che stanno vivendo isolati, momenti di forte rinascita. Parliamo di economia, confrontiamoci con giuristi e costruiamo il dopo di noi.

La pandemia ci ha costretto a guardare in faccia la realtà: siamo tutti connessi, interdipendenti, non posso stare bene io se non stanno bene gli altri, anche se stanno dall’altra parte del mondo. Da domani sarà determinante muoversi secondo prospettive larghe, dinamiche con la capacità di lavorare assieme ai vicini di casa, senza gelosie e protezionismi, sapendo che diventerà necessario il rinnovamento continuo, giornaliero. Cambiare marcia non sarà facile e non sarà facile vincere le resistenze molto umane di chi ha speso una vita nel particolarismo. Ma noi come sempre non ci arrenderemo e stiamo già cercando il filo rosso che ci permetta di affiancare le famiglie con presenza, continuità e sostegno.

Forse è arrivato il momento in cui anche l'economia deve cambiare rotta e dobbiamo essere noi i promotori e i testimoni del cambiamento promuovendo scelte coraggiose, etiche e che davvero possono essere lievito per cambiare le cose.

Vogliamo finalmente costruire quel "noi" che porta fuori dall'isolamento degli "io".


Approvato il Bilancio 2019 di Fondazione Cattolica

Rispondere ai bisogni territoriali, prendersi cura delle persone che lo abitano e alimentare la vitalità umana ed economica del Paese: il Bilancio 2019 approvato dal Consiglio di Amministrazione di Fondazione Cattolica, è testimonianza della prossimità alle realtà sociali che lavorano quotidianamente per il Bene Comune.

«Il 2019 di Fondazione Cattolica è stato un anno davvero intenso - ha dichiarato il Segretario generale di Fondazione Cattolica Adriano Tomba -. L’attività si è estesa ulteriormente lungo la penisola, permettendoci di essere presenti su molti territori e incontrare altri enti non profit. Attività che permettono di conoscere persone con le quali il confronto è sempre arricchente, imparando dai successi, ma anche dalle difficoltà di chi ha cercato percorsi nuovi per rispondere ai bisogni sociali, osservandone le ricadute. È anche per questo che dedichiamo tempo alla misurazione dell’impatto sociale di ogni progetto».

In questo anno sono stati sostenuti 495 interventi su tutto il territorio nazionale ed erogati oltre 3 milioni di euro a favore di iniziative che si occupano di solidarietà, educazione, ricerca, cultura. Un importo che ha coinvolto più di 2 mila enti ed ha permesso a oltre 300 mila persone di beneficiarne. Solo in questo anno grazie ai sostegni erogati è stato possibile veder fiorire 68 nuove imprese sociali, creare 348 nuovi posti di lavoro e coinvolgere oltre 18 mila volontari.

La chiusura del mandato 2017-19 del Consiglio di Amministrazione ha fornito anche l’occasione per riflettere sul lavoro svolto nell’intero triennio, periodo nel quale Fondazione ha cambiato prospettiva concentrandosi sul sostegno ai progetti di intrapresa sociale. Nel triennio Fondazione ha sostenuto oltre 1.300 interventi e ha erogato più di 8 milioni di euro raggiungendo più di 5 mila enti e oltre 700mila beneficiari. Più di mille persone hanno trovato occupazione e si è formata una rete di volontari che conta più di 46 mila membri.

«È un bilancio che ci rende orgogliosi – ha commentato il Presidente Paolo Bedoni – e che stimola ulteriori e profonde riflessioni per affrontare i cambiamenti che l’emergenza Covid-19 determinerà nelle nostre comunità. Sono sfide che la Fondazione è pronta a intraprendere con la consapevolezza della propria storia, dei propri valori e di quel capitale umano che anima la nostra azione. Dietro a ogni numero di questo bilancio vi sono i tanti destinatari che hanno beneficiato dei servizi messi a disposizione attraverso la Fondazione, ma anche quell’esercito di volontari straordinari che quotidianamente si impegna per dare il proprio contributo al Bene comune. Per affrontare il futuro occorrerà maggiore solidarietà da parte di tutti e rinnovato spirito di collaborazione tra istituzioni. Fondazione Cattolica si impegnerà con concretezza in questa direzione per continuare ad accompagnare la crescita dei territori in cui opera». Non resta che scoprire nel dettaglio il Bilancio 2019 e le realtà che sono state accompagnate in questo anno


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