Immagine film Still Alice

Rubrica Sguardi Inclusivi: il quarto film che ti consigliamo è...

“Vivere il momento. È tutto quello che posso fare".

Still Alice è un film di Richard Glatzer e Wash Wstmoreland del 2014, tratto dall’omonimo romanzo di Lisa Genova, scrittrice e neuroscienziata specializzata nello studio del cervello e delle sue patologie.

Un racconto privo di patetismo o esibizionismo, che propone allo spettatore il percorso emozionale di un malato di Alzheimer e della sua famiglia.

In questo film non ci sono sconti, il dolore muto e ingrato dell'Alzheimer si sente sulla pelle. Ma c’è anche un messaggio di speranza: esistono percorsi irriducibili, resilienti circuiti invisibili delle emozioni che, anche quando tutto è svanito, ci tengono uniti alle persone che amiamo.

Il contenuto del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi

Alice è un’affermata professoressa universitaria di linguistica, moglie e madre di tre figli. La sua è una vita serena, fino a quando alcuni episodi stranianti le segnalano che qualcosa non va. Una parola dimenticata, la sensazione di perdersi e non sapere più dove si è…. Poi la diagnosi. Alzheimer precoce. Alice, il pilastro della famiglia, si scopre fragile, ma decide di non arrendersi alla crudeltà della patologia. Trova piccoli escamotage per beffare la sua memoria non più affidabile: post it per ricordare, evidenziare le frasi già lette durante un discorso pubblico per non ripeterle, programmare allert con il telefonino.... La rapida evoluzione della malattia trascina nell’oblio tracce di questa donna straordinaria. Un decorso a cui il marito non riesce ad assistere. Ad accompagnarla saranno i figli, in particolare una, Lydia, che rientra dalla California per stare con la madre e vivere fino alla fine il loro legame.

Perché vi consigliamo questo film?

Perché parla di resilienza, di cura, di accettazione del limite e di quei circuiti emozionali che ci legano tra esseri umani anche nella malattia, quando non ci sono più riferimenti e ruoli, ma resta solo l’amore.

L’Alzheimer: caratteristiche e dati

L’Alzheimer è una malattia che determina un progressivo declino delle facoltà cognitive. Le cause di questa malattia non sono ancora note e non è guaribile. Solitamente si presenta dopo i 65 anni, ma può avere anche esordi precoci.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • 55 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza
  • Entro il 2030 si prevede saranno 78 milioni

In Italia:

  • 1.100.000 persone soffrono di demenza
  • Di queste circa 650.00 sono malati di Alzheimer
  • I nuovi malati di demenza sono circa 150 mila l’anno, di cui 70 mila presentano il morbo di Alzheimer
  • 3 milioni sono le persone coinvolte nell’assistenza, soprattutto donne

Un paziente con demenza, in Italia costa circa 70.587,00 euro, considerando la spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale e i costi indiretti (in particolare gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver).  Il costo è complessivamente di oltre 15 miliardi di euro, di cui il 70-80% è a carico delle famiglie.

La risposta delle Istituzioni

Nel 2022 in Italia sono state avviate le attività previste dal Fondo per l’Alzheimer e Demenze: uno stanziamento di oltre 14 milioni per le Regioni e circa 1 milione per l’Istituto Superiore di Sanità, per la realizzazione di piani triennali (2021-2023) orientati al perseguimento degli obiettivi del Piano Nazionale delle Demenze (PND). Interventi di prevenzione, diagnosi e trattamento per il miglioramento della presa in carico delle persone con demenza.

Anche nell’ultimo G7, tenutosi in Giappone a maggio 2023, è stato organizzato un evento specifico sulle demenze, al termine del quale è stato redatto dai Ministri della Salute dei Paesi partecipanti un documento nel quale si afferma l’urgenza di accelerare la ricerca e sviluppare piani di prevenzione, diagnosi, trattamento della demenza e promozione di un invecchiamento sano.

Il ruolo del Terzo Settore: gli amici di Fondazione Cattolica

Cosa serve allora per affrontare questa malattia, così diffusa e che ha un pesante impatto sociale? È fondamentale la rete dei servizi territoriali (medico di famiglia, centri diurni, assistenza domiciliare integrata), ma anche delle associazioni di familiari. Queste, infatti, realizzano attività di informazione, laboratori terapeutici, occasioni di svago, aiuto nella gestione quotidiana dei malati e sono un punto di riferimento importantissimo per le famiglie.

Da anni Fondazione Cattolica collabora con l’Associazione Alzheimer di Verona, un’organizzazione di volontariato che offre sostegno per favorire la domiciliarità degli anziani, promuove attività formative ma anche ricreative per i malati e le loro famiglie. Anche Associazione Familiari Malati di Alzheimer Verona ODV supporta le famiglie e offre loro ascolto e conforto per affrontare le difficoltà della malattia.

E poi c’è Genera Onlus, un’impresa sociale di Milano, che ha ideato il primo Villaggio Alzheimer, “Piazza Grace”, un progetto sperimentale ed innovativo che nasce da una visione relazionale e non assistenziale, dove i pazienti traggono beneficio dal vivere in un contesto che accoglie diverse generazioni. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo che gli abbiamo dedicato!

Fonti

www.alzheimer-aima.it

https://www.alzheimer.it/epidem.htm

https://demenze.regione.veneto.it/PDTA/dati

https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=6350

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/neuroscienze/ecco-che-cosa-significa-vivere-con-lalzheimer-in-italia


Rigenerare i territori per rigenerare le comunità

È possibile ripensare i nostri territori e le nostre città in un’ottica che promuova una rigenerazione anche umana in termini di inclusività e sostenibilità? Ne parliamo con Catherine Dezio.

Da alcuni anni sta maturando nella società una maggiore attenzione alla cura del territorio e alla riqualificazione delle città. Una sensibilità che è emersa a seguito dell’evidenza dei cambiamenti climatici da un lato e dal bisogno di ricercare buone pratiche che possano restituire gli spazi urbani alla collettività.

Ma cosa significa rigenerare un territorio? E quali sono gli impatti sulle comunità?

Lo abbiamo chiesto a Catherine Dezio, architetto, che dopo anni di studio in Italia e all’estero è ora strutturata del Dipartimento di Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università degli Studi di Padova, docente di Pianificazione Territoriale e vicepresidente della laurea in Pianificazione e Gestione del Territorio e del Verde.

Catherine da anni il tuo campo di ricerca sono i sistemi agroambientali nei contesti urbani ed extraurbani. Ci racconti qual è la situazione italiana in termini di stato del territorio e densità abitativa, anche in rapporto ai cambiamenti climatici?

"L’Italia è sempre stata definita come il paese dei piccoli comuni. Ha una geografia particolarmente articolata, costituita da un centinaio di città dove risiede la metà della popolazione, e 7.900 piccoli comuni in cui vive il 50% restante. Comuni sotto i 15-10.000 abitanti, anche sotto i 5.000, che soffrono una situazione di grande spopolamento da diversi decenni.

La geografia già di per sé racconta diverse tipologie di fragilità. Quelle delle grandi città sono dovute a fattori quali il consumo di suolo, il degrado sociale, la solitudine degli anziani, la sicurezza, in particolare per le donne, la questione abitativa, il rischio idrogeologico. Nei piccoli comuni invece la fragilità è conseguenza dello spopolamento, della mancanza dei servizi primari (sanitari, di assistenza sociale, educativi), dell’abbandono delle terre e del patrimonio culturale.

Il tema della rigenerazione è allora la risposta che di pari passo si declina a seconda del contesto in cui ci troviamo".

Quali sono le operazioni di rigenerazione urbana che si possono mettere in atto?

"Dipende dai contesti. Esistono strumenti a basso impatto economico, che si chiamano azioni di urbanismo tattico. Movimenti, talvolta anarchici, di riappropriazione del territorio, come la famosa “guerrilla gardening”, una sorta di giardinaggio “d’assalto”.

Ma ci sono anche azioni guidate, in cui interviene l’urbanistica, l’istituzione. Godono di ampia risonanza mediatica e si possono tradurre in eliminazione dei parcheggi, pedonalizzazione delle strade, colorazione delle aree per cambiare funzione agli spazi. C'è poi la forestazione urbana. Il sistema del verde consente infatti di cambiare molto la qualità dello spazio. Non a caso gli immobili in prossimità delle aree verdi acquistano molto valore. Perché il verde è un’opportunità per tutti. È l’ombra sotto cui tutti vogliono parcheggiare, l’ambito di gioco dei bambini. Rispetto i cambiamenti climatici riduce gli inquinanti e abbassa la temperatura. Quindi ha un effetto sul microclima delle città e in parte anche sul riscaldamento delle abitazioni. Può essere, se ben utilizzato, anche uno strumento per modificare lo spazio stradale. Nel momento in cui viene progettato lo spazio verde infatti, si possono avviare altre progettualità. Inserire un percorso ciclabile, eliminare i parcheggi e piano piano cambia il volto della città.

Altro intervento possibile è l’agricoltura urbana, che in molti sistemi urbani rappresenta un’opportunità di aggregazione e non solo di produzione del cibo. Uno spazio di socialità per gli anziani e se ben progetto anche per l’intergenerazionalità.

Interventi più abituali sono anche il riuso delle abitazioni e la riqualificazione degli edifici.

Il concetto fondante di tutti questi interventi è la riappropriazione dello spazio pubblico. Un'idea che è alla base del diritto alla città teorizzato da Henri Lefebvre nel 1968. È la rivendicazione collettiva dello spazio pubblico e la cura del territorio comune, come diritto della comunità. Inteso non solo come azione progettuale, ma come utilizzo concreto dello spazio".

Ci racconti alcuni esempi concreti di rigenerazione urbana e umana cui hai preso parte?

"Tutto quello che è intervento sul sistema urbano, sul territorio e sullo spazio in generale ha un riscontro sul sistema sociale. Lo dicevano i grandi urbanisti del ‘900, Bernardo Secchi in primis.

Vi propongo due esempi di rigenerazione. Uno in una grande città, che usa l’agricoltura urbana, la forestazione urbana, la riqualificazione degli edifici. E per il contesto dei territori minori, un intervento che promuove l’inclusione sociale e un’idea di turismo differente".

1) OPEN AGRI

"Milano, 2017, lavoravo al Politecnico e come gruppo di lavoro siamo stati coinvolti in un grande progetto europeo per la rigenerazione di un'area di Milano. La zona individuata era tra il parco agricolo sud e la zona sud est della città. Quell’area agricola che si trova tra Fondazione Prada, borgo di Chiaravalle e il bosco di Rogoredo. L'obiettivo principale del progetto era la realizzazione di un Hub Agricola innovativa, agroecologica, alle porte di Milano. Per fare questo, il progetto prevedeva di ristrutturare una cascina abbandonata (Cascina Nosedo) e destinare 34 ettari di terreni abbandonati a start up di giovani, non agricoltori, che avessero presentato progetti innovativi (in cui, ad esempio, l’agricoltura diventasse veicolo di aggregazione e inclusione di soggetti fragili). Il contesto urbano particolare e complesso, però, ci ha spinto a fare un passo in più. Realizzare non solo l’hub agricola, ridistribuire i terreni e avviare la produzione, ma anche riappropriarci del territorio e restituire alla comunità un parco agricolo aperto alla collettività. Come lo abbiamo fatto? Attraverso il progetto urbanistico. Tracciando percorsi pedonali, ciclabili, progettando una riforestazione che ridisegnasse il paesaggio tradizionale lombardo. Ma la vera chiave è stata la progettazione partecipata. Abbiamo coinvolto i nostri studenti del Politecnico e i residenti organizzando camminate e laboratori, dando loro la possibilità di discutere di quella che doveva essere l’immagine e lo scenario futuro di questo spazio. La riappropriazione è stata alla base della rigenerazione del luogo".

2) TWIN

"È un progetto che nasce dentro il laboratorio del progetto VENTO, il progetto della ciclabile più lunga d’Italia, da Venezia a Torino, attualmente in realizzazione (780km). Un modello che ha fatto scuola. Non tanto per la ciclabile ma per l’idea che il turismo lento possa essere strumento di rigenerazione per i territori marginali. Il territorio italiano è particolarmente denso di linee lente, cammini, sentieri, che però spesso scarseggiano di manutenzione e servizi. Per questo è difficile far decollare il turismo in quei luoghi. Aree ricchissime dal punto di vista delle risorse culturali e naturali ma povere di servizi essenziali, opportunità lavorative e capacità economica.

Il progetto TWIN (Trekking, Walking, Cycling for INnclusion), nel nome evoca la presenza di due elementi gemelli, turismo lento ed inclusione sociale. È stato finanziato dal fondo Polisocial del Politecnico di Milano ed è stato realizzato in un’area dell’Appennino Tosco Emiliano, sul Passo della Cisa. Lì si incrociano un fascio di linee lente, tra cui anche la via Francigena, ma scarseggiano servizi di accoglienza. L'idea è stata costruire un bivacco di montagna, autosufficiente (dotato di bagno e dell'occorrente per cucinare), utilizzando il legno della tempesta di Vaia, progettato da noi e realizzato in collaborazione con i detenuti del carcere di Monza. Questo bivacco è stato dato in gestione al comune di Berceto e ad alcune cooperative sociali del territorio, dando un’opportunità di lavoro a soggetti fragili, che si occupano di accoglienza e informazione turistica. Si chiama CAPANNA 1, in quanto l'idea è di moltiplicare il progetto e replicarlo su altri territori fragili".

Quali sono gli ostacoli da superare in un percorso di rigenerazione urbana e conseguentemente anche umana?

"La rigenerazione urbana per creare valore, non solo economico ma anche ambientale e sociale, richiede una visione, un'idea di città condivisa coralmente. Questa visione deve passare attraverso un dibattito che coinvolga operatori pubblici, privati, associazioni e comunità. Il problema di un processo di questo tipo è mettere tutti questi attori allo stesso tavolo, liberarli da preconcetti e predisporli a nuove sfide di collaborazione e dialogo. La rigenerazione è un lavoro di squadra. Non lo può fare un soggetto solo. Non è sufficiente l’intervento dell’istituzione. Se l’istituzione mette a posto una strada quella non è rigenerazione. La rigenerazione è un progetto condiviso, un laboratorio di sperimentazione e innovazione in cui si lavora in team, con competenze diverse e attori diversi. Se manca uno di questi soggetti non si ha vera rigenerazione.

Inoltre, vedo che si fa ancora fatica ad accogliere un'immagine di università che scende dal piedistallo e si sporca le mani. Aperta a non impartire lezioni ma, anzi, a collaborare all'unisono per un progetto comune. Non è sempre stato così, ma ora anche l'università è cosciente del fatto che l'innovazione si concretizza necessariamente sul campo, nel sociale e nel territorio".

L’Italia e l’Europa stanno adottando politiche che favoriscano la rigenerazione dei territori e delle comunità?

"Per quanto riguarda la riappropriazione dello spazio e gli interventi di urbanismo tattico, spesso l’idea che hanno alla base è che l’uso dello spazio e la qualità della vita viene prima dell’uso dell’automobile. Concetto completamente estraneo alla mentalità italiana. Negli anni ’60, quando i paesi del nord Europa investivano sui mezzi di trasporto pubblico, da noi si investiva sul diritto alla casa e di conseguenza sulla proprietà. Proprietà della casa, degli elettrodomestici e della macchina appunto. Di conseguenza lo spazio urbano della città italiana è uno spazio in cui muoversi in macchina. Per migliorare la nostra qualità di vita (e di salute) è necessario un vero e proprio cambiamento culturale, che possa alimentare una trasformazione delle nostre città.

..segnali di cambiamento

Qualcosa si è attivato durante il Covid. Si è diffuso lo slogan “Reclaim your city”, "riappropriati della tua città", del movimento delle C40. Una visione che considera lo spazio urbano una propagazione dello spazio privato. È un concetto difficile per noi italiani. Generalmente pensiamo che solo ciò che è di nostra proprietà debba essere curato. Invece, la "cosa pubblica" e il bene comune comporta allo stesso tempo sia un dovere che un diritto inalienabile di cura collettiva.

A Milano durante la pandemia si sono attivate strategie di urbanismo tattico, come il progetto PIAZZE APERTE, di grande successo. Sono state individuate una serie di piazze nella città, rese pedonali e liberate dagli stalli auto. È stato ideato un progetto grafico a basso costo e partecipato che, dipingendo l'asfalto, ha ridefinito l'ambito di utilizzo e l'immagine del luogo. In questo modo è cambiato anche il mercato immobiliare. Alcune zone sono state riqualificate, anche dal punto di vista umano. Se porti le persone ad abitare uno spazio aperto, porti un presidio ed è l’animazione territoriale che riesce effettivamente a mantenere la sicurezza.

Anche il Comune di Verona, l'Università di Verona e noi dell'Università di Padova abbiamo recentemente avviato un progetto innovativo di rigenerazione: èVRgreen. Prevede l'utilizzo dello strumento della forestazione urbana e il monitoraggio dei parametri agroambientali per migliorare lo spazio pubblico e la qualità della vita dei cittadini. Un segnale positivo, che ci conferma che la trasformazione culturale è in atto".

Fondazione Cattolica

Il progetto di turismo lento raccontato da Catherine sull'Appennino Tosco Emiliano ci ricorda molto i nostri Viaggi Controcorrente. Occasioni di esperienze di senso proposte dalle realtà della nostra rete, che coniugano inclusività, sostenibilità e valorizzazione del territorio. Vuoi saperne di più? Scopri qui il nostro catalogo.

Se questo articolo ti ha incuriosito, leggi gli altri contenuti della rubrica Sguardi Inclusivi, puoi partire da qui.


La rete contagiamoci al Festival della Dottrina Sociale

La rete Contagiamoci al Festival della Dottrina Sociale

All’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, tenutosi al Pala Expo di Verona Fiere dal 24 al 26 novembre, 180 persone da 75 enti sociali della rete Contagiamoci di Fondazione Cattolica hanno valorizzato l’impegno di chi opera nel Terzo Settore e ricerca nuove soluzioni operative per rispondere alle tematiche emergenti.

All’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, tenutosi al Pala Expo di Verona Fiere dal 24 al 26 novembre, 180 persone da 75 enti sociali della rete Contagiamoci di Fondazione Cattolica hanno valorizzato l’impegno di chi opera nel Terzo Settore e ricerca nuove soluzioni operative per rispondere alle tematiche emergenti.

L’obiettivo più specifico, all’interno di un percorso iniziato oramai 5 anni fa, è stato guardare avanti, delineare il futuro, individuare delle linee guida condivise che possano accompagnare, caratterizzare, custodire tutti i componenti di questa rete informale.

“Laddove non ci tiene insieme l’interesse, l’economia, il legame giuridico – ha affermato Adriano Tomba - ci tiene insieme la relazione. Non ci siamo mai contati, non abbiamo mai guardato il tasso di fede, né il logo dell’associazione: siamo in relazione come persone, non simboli o appartenenze. La nostra forza è riuscire a entrare in relazione con altri e la chiave è la presenza.” 

Due giorni immersivi passati tra convegni, conferenze, tavoli di lavoro e workshop tematici come quello proposto dalla cooperativa sociale Logogenia sulle Strategie di lavoro per veicolare una stimolazione linguistica efficace.

La rete contagiamoci

“Siamo in una fase di frantumazione dove le cose stanno insieme per brevi momenti” ammette Johnny Dotti  “per costruire pensiero e affrontare le sfide future delle comunità servono tre cose: lavorare sulle persone per costruire relazioni che promuovono reti; creare conoscenza attraverso la ricerca degli elementi raccolti durante l’esperienza fatta sul campo e infine darsi una forma giuridica flessibile ma che proponga un contratto di intenti che garantisca anche la partecipazione delle giovani generazioni”.

Ci sono sfide molto forti che non è possibile affrontare da soli. Per irrobustirci abbiamo tutti bisogno di poter attingere ad una solidità di esperienze condivise, di cominciare a pensare le cose insieme e a camminare lungo percorsi che consolidano. 

“Contagiamoci” è un modello. Un modello che permette di costruire, di trovare soluzioni quando incontriamo problemi, stimoli quando siamo stanchi, compagni di viaggio quando ci sembra di essere soli.

Questo modello l’abbiamo sperimentato, cioè ne abbiamo fatto esperienza. Ci riguarda. Ci tocca.

Custodire l’intenzione originaria è il fondamento. E di questo si è parlato con Patrizia Cappelletti – Centro di ricerche ARC dell’Università Cattolica - nell’incontro del giugno scorso a Carpi. Delineare le parole chiave perché questa esperienza possa continuare è invece il tema sviluppato con Johnny Dotti nell’incontro al Pala Expo.

E le parole individuate sono tre. Semplici quanto significative: libertà, fiducia e generatività.

Sono la fiamma che va custodita affinchè la fatiche non ci schiaccino, i risultati non ci esaltino ed i progetti che ci stanno a cuore si realizzino.

I tavoli di lavoro al Contagiamoci!

Quest’anno i partecipanti hanno potuto scegliere di condividere le proprie esperienze ed apprendere nuove competenze e stimoli all’interno di sei tavoli di lavoro.

Le comunità educanti

Come generare comunità educanti, come esserne parte, come custodirle.

L’incontro condotto da Francesca Carli e Emanuele Borghetti di Villa Angaran, ha permesso di lavorare sulla relazione e sull’apprendimento delle reti territoriali. Il gruppo ha constatato l’importanza di questa rete per formulare pensiero condiviso con il quale incontrare poi persone e comunità.

Giovani e lavoro nel sociale

Punti di forza, criticità, ambiti di miglioramento.

Insieme a Luca Tagliapietra (Il Ponte Schio) e ad Arianna Cocchi (Sophia Impresa Sociale), i partecipanti hanno sviluppato un dialogo costruttivo partendo dalle 3 P: preoccupazione, precarietà, povertà. I giovani d’oggi hanno sogni tradizionali e bisogni reali: mettere in piedi una famiglia, comprare casa, pagare l’affitto… Come creare un futuro? La proposta è di sviluppare una leadership orizzontale e di provare a cambiare lo status quo delle organizzazioni migliorando la comunicazione tra il vertice e la base dell’organigramma aziendale. Attraverso compartecipazione, fiducia e ascolto è possibile superare le logiche di controllo e favorire un miglioramento della qualità di vita sia lavorativa che personale.

Conciliare anima ed organizzazione

Come organizzare al meglio il lavoro destreggiandosi tra rete/delega

Il gruppo, guidato da Andrea Coden (coop. Sociale Equa), si è inizialmente interrogato sul significato e sul peso dell’anima. Esiste una spiritualità che crea riti proposti anche nei contesti organizzativi. Attraverso azioni concrete è possibile motivare l’organizzazione. Come? Il gruppo ha proposto alcune modalità:

prendendosi tempo per staccare dall’ordinario e dare linea ai pensieri; prendendosi cura e favorendo il team building; valorizzando le esperienze individuali; donando le proprie competenze; creando flessibilità organizzativa; educando con leggerezza; curando le parole e utilizzando un linguaggio accorto; favorendo lo scambio tra realtà della rete e migliorando la propria professionalità.

Co-progettazione e rapporti con la Pubblica Amministrazione

Linee guida ed esempi per una efficace co-progettazione con pubblica amministrazione ed imprese.

Questo tavolo, guidato da Mauro Fanchini (Il ponte – Invorio), ha smosso il desiderio di entrare dentro alla Riforma. Gli enti sociali manifestano una stanchezza importante ma questa fase di transito viene vista anche come una grande opportunità. Lasciarsi trasportare o diventare propositori di programmi? È questa la chiamata che sente il gruppo: prepararsi e offrire le proprie competenze per creare un sistema che non imbrigli ma che valorizzi. Cosa fare allora per creare città dove i cittadini stiano bene? Serve formarsi e informarsi per poi creare un dialogo propositivo. 

Volontariato e vocazione

Dal donare il tempo libero alla presenza che dà senso alla vita

Insieme a Gaia Barbieri (ManiTese) e Andrea Boccanera (Onlus Gulliver) si è affrontato un tema importante: ingaggiare la presenza mettendo a fuoco il valore che ogni persona porta con sé e può trasferire alla comunità

Parole e immagini per comunicare il sociale

Come comunicare in modo efficace utilizzando nuovi strumenti e modalità.

Con Carmine Falanga e Andrea Ferrari (ISES) i partecipanti hanno condiviso le loro esperienze, conosciuto strumenti che consentono di raccontarsi sia online che offline!

Vuoi saperne di più di Contagiamoci? Guarda i fondamenti della rete!


Escogito lancia l’appello dei giovani: “non lasciateci soli!”

Escogito lancia l’appello dei giovani: “Non lasciateci soli!”

Un evento con e per i giovani. All’iniziativa Escogito Fondazione Cattolica ha incontrato gli studenti della città per rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?”

Il 70% dei giovani intervistati nella ricerca “La parola ai giovani” condotta da Fondazione Cattolica su un campione di 600 studenti veronesi tra i 14 e i 22 anni, racconta di credere nel futuro. Ma solo il 40% lo vede nella propria città. Di cosa hanno bisogno i ragazzi? “Ci servono guide. Sappiamo che il futuro lo dobbiamo costruire ma abbiamo bisogno di alleati per farlo” a questo appello da Fondazione Cattolica abbiamo risposto con un evento che cerca di trasmettere nuovi modelli d’azione con cui costruire il domani.

Escogito

Dopo la prima edizione, Fondazione Cattolica ha rinnovato l’appuntamento con Escogito, evento rivolto a 600 studenti di Verona e Provincia che si è tenuto l’1 dicembre in Gran Guardia. L’incontro, patrocinato dal Comune di Verona, ha avuto l’obiettivo di aiutare i ragazzi a rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?” attraverso una mattina di cultura, ricerca ed esperienza.

Sul palco di Escogito, condotto da Marta Dal Corso si sono alternati Andrea Castelletti, regista teatrale Spazio Modus Verona, Matilde Gozzi, studentessa Liceo Alle Stimate, Davide Peccantini, Docente di Diritto ed economia aziendale Istituto Seghetti, Emanuele Bortolazzi, Docente di Religione Istituto Tusini e Thomas Ambrosi CEO Ambrosi S.r.l., Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili.

La mattina si è suddivisa in tre parti con una rappresentazione teatrale, “7 giorni”, che ha coinvolto alcuni studenti di Labcreativo45; è proseguita con la presentazione dei risultati di un’indagine realizzata da Fondazione Cattolica intervistando ragazzi veronesi sulle loro aspettative verso il futuro e si è conclusa con la consegna del Premio “Giovani di Valore”, riconoscimento a 5 giovani che si sono distinti a livello nazionale per il loro talento, capacità imprenditoriale o impegno nel sociale.

Escogito - lo spettacolo "7 giorni"

Scena dello spettacolo

Fa riferimento ad un fatto realmente accaduto durante la Prima Guerra Mondiale quando nei campi di trincea arriva l’ordine di cessare il fuoco per una settimana a Natale. Lo spettacolo scritto e messo in opera da 16 studenti di Labcreativo45 guidati dalla regia di Teatro Impiria, fa riflettere sull’importanza di superare le diversità per agire a favore del benessere delle comunità. Questo spettacolo ha lanciato un messaggio: nessun cambiamento può avvenire se lasceremo comandare ad altri la nostra intelligenza emotiva.

Escogito - la ricerca "La parola ai giovani"

“La parola ai giovani” è il progetto di PCTO 2023 (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ex Alternanza Scuola Lavoro) realizzato in Fondazione Cattolica con alcuni studenti iscritti ai licei di Verona su un campione di 600 persone di cui 50 intervistati qualitativamente. La ricerca ha scattato una fotografia dei giovani della città. Chi sono, cosa sentono e cosa vogliono i ragazzi tra i 14 e i 22 anni di Verona? Emerge una generazione consapevole seppur indecisa. Il futuro è percepito come una sfida, la scuola offre buone basi di partenza ma non sufficienti per affrontare la complessità; le famiglie sono ancore di legami spesso inermi rispetto alle problematicità su larga scala.

Testimonianza dell'esito della ricerca

I ragazzi si sentono distanti da una città che non riconoscono come propria e nella quale non vedono opportunità di sviluppo. Sanno che per cambiare il mondo e renderlo più accogliente, come si augurano, servono alleanze generazionali. I dati evidenziano il bisogno dei giovanissimi di trovare: guide capaci di identificare il valore personale per accompagnarli ed esperienze in cui cimentare le proprie competenze.

Per questo Fondazione Cattolica ha lanciato il progetto PCTO 2024, Sperimentare per Crescere, volto a far incontrare la realtà agli studenti ed aiutarli a formulare progetti di impresa da sviluppare nei contesti scolastici.

Escogito - il Premio "Giovani di Valore"

Il “Premio Giovani di Valore” testimonia il coraggio di 5 giovani che a discapito dei pronostici hanno avviato imprese per costruire un futuro più inclusivo, equo, sostenibile. Attraverso la loro conoscenza i partecipanti hanno compreso che per trovare un posto nel mondo è necessario: appassionarsi, formarsi costantemente, creare relazioni sempre nuove e cimentarsi senza temere di sbagliare!

Valentina e Federica Sorce

https://youtu.be/jlxy68i7ibg

Nella vita si può scegliere di fuggire al proprio destino oppure di abbracciarlo. Federica e Valentina Sorce hanno provato sulla loro pelle la fatica della diversità. Eppure ciò che in apparenza sembrava un limite è diventato il loro più grande motore di crescita. OpenHouse è un luogo di inclusione e opportunità che dà valore alla vita delle Persone rendendole parte di un sistema capace di accogliere la fragilità umana. Federica e Valentina vengono premiate perché hanno saputo trasformare il loro desiderio di un mondo fatto a misura di una persona, in una casa per tanti.

Oscar Di Stefano

https://youtu.be/QAgaH7XkVqQ

L’amore è astrazione ma è anche un propulsore di energia che attiva le persone a diventare Qualcuno per gli altri. È l’amore per la cosa pubblica, per “il fare” che genera Bene Comune, ad aver attivato Oscar Di Stefano. Il progetto Immischiati è un cammino di conoscenza e consapevolezza che Oscar ha rivolto ai giovani per renderli protagonisti del futuro del nostro Paese. Oscar viene premiato perché ha scelto di investire le sue competenze in un agire collettivo che crea impatto per la comunità intera.

Aurora Caporossi

https://youtu.be/k0N2ZR1U-sc

Ci vuole tempo per rimarginare le ferite ma ci vuole carattere per evolvere la sofferenza vissuta in una possibilità di trasformazione positiva per altri. Di fronte alla solitudine provata da chi vive disturbi alimentari, Aurora Caporossi ha deciso di alzare la voce, di metterci cuore e testa per creare un’altra via. Animenta è un progetto che accompagna ragazze e ragazzi in tutta Italia a scoprire sé stessi imparando ad amarsi per come si è. Aurora viene premiata perché ha dimostrato che esiste una possibilità di uscita dalla vulnerabilità e quando accade il valore personale risplende a beneficio di sé e della comunità circostante.

Giacomo Alberini

https://youtu.be/BTr9CdXxe-o

Si può giocare a fare gli imprenditori o esserlo davvero. Giacomo Alberini ha colto la sfida e ha deciso di cambiare il mondo mettendosi in gioco. Sostenibilità e comunità sono gli elementi che caratterizzano il suo pensiero fatto di concretezza e possibilità. Treebu è un’occasione per le imprese e per i territori perchè attraverso progetti di piantumazione mira a migliorare il contesto ambientale per la vita di tutti. Giacomo viene premiato perché ha trasformato il suo desiderio di “creare”, in un modello imprenditoriale di innovazione sociale e comunitaria.

Vuoi scoprire i premiati della prima edizione?


Escogito qual è il mio posto nel mondo?

Escogito - quale è il mio posto nel mondo?

Escogito è un’iniziativa ideata da Fondazione Cattolica per invitare i giovani di Verona e Provincia a ripensare il futuro. Siamo ormai consapevoli che di fronte a pandemia, guerre, disuguaglianze e disoccupazione la speranza in un avvenire migliore sembra un’utopia. Nonostante ciò ogni giorno Fondazione Cattolica incontra persone che riescono a scardinare questi modelli mettendosi in gioco per costruire con il proprio pensiero ed operato un futuro che riguarda tutti.

Ci vuole tempo per generare cambiamenti. Ma ci vuole un attimo per evidenziare un nuovo modo di guardare il mondo! Partendo da questo principio Fondazione Cattolica ha ideato Escogito un evento rivolto alle scuole superiori di Verona che mette al centro i giovani e il futuro.

 

 

Escogito: i contenuti

Cosa si può fare quando gli schemi con cui sono cresciute intere generazioni non rispondono più ai bisogni attuali? Come si può creare lavoro, sviluppare opportunità, crescere e diventare uomini e donne realizzati?

Escogito quest'anno vuole aiutare i ragazzi a rispondere alla domanda "Come trovare il mio posto nel mondo?".

La mattinata prevede la rappresentazione teatrale di 7 giorni messo in atto da sedici giovani attori, provenienti da Labcreativo45  che portano in scena un toccante spettacolo dal tema molto attuale: la guerra. Guidati dal regista Andrea Castelletti di Modus Teatro Impiria, i ragazzi porteranno a riflettere sulla consapevolezza di sè e delle proprie azioni. Al termine dello spettacolo segue la presentazione di "La parola ai giovani" progetto di ricerca elaborato dagli studenti in PCTO presso Fondazione Cattolica. I ragazzi racconteranno cosa è emerso. Infine il Premio “Giovani di Valore” si tratta di un riconoscimento rivolto ai giovani che hanno un’età compresa tra i 18 e i 35 anni che con le loro azioni hanno permesso di:

 

  • Generare benessere in persone, comunità, ambiente
  • Innovare sistemi
  • Avviare attività imprenditoriali ad alto impatto sociale
  • Creare forti comunità territoriali.

Con Escogito Fondazione Cattolica vuole divulgare l’esperienza di giovani intraprendenti che hanno aperto nuove vie d’azione per costruire un futuro inclusivo. Sono storie di giovani con una vita comune eppure straordinarie per la caparbietà con cui essi hanno creduto alla bellezza dei loro sogni. Il coraggio con cui hanno trasformato dei desideri in modelli di welfare generativo per l’intera comunità, sono uno strumento culturale per apprendere che, a discapito dei presagi più negativi, il domani si può fare!

 

Vuoi saperne di più? Guarda l'edizione 2022!


locandina film Fortunata

Rubrica Sguardi Inclusivi: il terzo film che ti consigliamo è…

Fortunata è un film del 2017 di Sergio Castellitto, con un cast di attori italiani di primordine, come Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi ed Edoardo Pesce.

Cosa significa essere fortunati? Un biglietto vinto alla lotteria? Ottenere tutto ciò che dalla vita desideri? Il destino non ha riservato alla nostra protagonista una vita semplice ma il suo nome, Fortunata, come dicevano i latini, ce ne consegna l’essenza. È fortunata perché ha la fortuna di avere una forza interiore straordinaria, nonostante un’esistenza complessa e faticosa.

La trama del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi

Fortunata è una giovane madre della provincia romana, si mantiene lavorando in nero come parrucchiera a domicilio e sogna di avere un salone tutto suo. Alle spalle ha un matrimonio finito con un marito violento, Franco, un vigilante gretto e maschilista, che nonostante la relazione sia terminata rivendica il proprio “potere” sulla donna e la tormenta con insulti e aggressioni. La bambina, Barbara, ha 8 anni e sputa, spesso. È così che manifesta il suo disagio per la separazione dei genitori ed è per questo che i servizi sociali le affiancano uno psicoterapeuta infantile, Patrizio. Dall’incontro con questo specialista, nasce una passione travolgente, ma per Fortunata la ruota continua a girare nel verso sbagliato.

Alla “corte dei miracoli” di questa eroina popolare, partecipa anche Chicano, un ragazzo dall’animo buono ma bipolare e tossicodipendente, che si prende cura della madre malata di Alzheimer, Lotte, un tempo attrice teatrale, che ora vive imprigionata nel ruolo di Antigone.

È una vita difficile quella di Fortunata, ma una fiamma dentro di lei non si spegne mai. La sua forza interiore le consente di guardare sempre oltre gli ostacoli e la sua presenza luminosa illumina chi le sta accanto.

Perché vi consigliamo il film Fortunata?

Vi consigliamo questo film perché affronta il tema della violenza di genere, una piaga sociale che anche nel nostro Paese è lontana dall’essere sconfitta e necessita di una presa di coscienza da parte di tutti.

Ve lo consigliamo perché in mezzo a un clima mortifero che si respira fin dalle prime scene del film, con una sposa che indossa una corona di crisantemi, la vitalità selvatica e ferina di Fortunata è salvifica. “Impara a respirare, a godere del fatto che siamo vivi” dice la protagonista, perché la vita è piena di difficoltà ma, come lo psicologo suggerisce alla bambina, si può coltivare la forza interiore, imparare a superare gli ostacoli e vedere cosa c’è oltre la barriera.

La violenza di genere

“E' violenza contro le donne ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà”. Così recita l'art 1 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993.

I dati però sono ancora allarmanti:

  • Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3
  • In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
  • Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici.
  • Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

I dati del Report  del Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale aggiornato al 20 novembre 2022 evidenziano che:

  • nel periodo 1 gennaio – 20 novembre 2022 sono stati registrati 273 omicidi (+2% rispetto allo stesso periodo del 2021), con 104 vittime donne (- 5% rispetto allo stesso periodo del 2021 in cui le donne uccise sono state 109)
  • le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono state 88 (- 6% rispetto dello stesso periodo del 2021 in cui le vittime sono state 94). Di queste, 52 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (-16% rispetto alle 62 vittime dello stesso periodo del 2021).

La violenza sulle donne è anche un problema di salute pubblica: i dati Inail evidenziano che nel dal 2017 al 2021 tra gli infortuni femminili sul lavoro, la causa «violenza, aggressione e minaccia», da parte di colleghi o esterni , rappresenta oltre il 5% dei casi codificati. Circa 20.500 infortuni nell’intero quinquennio (poco più di 4.000 l’anno).

Il ruolo del Terzo Settore nella lotta alla violenza sulle donne

Le donne vittime di violenza possono oggi trovare sostegno nei Centri antiviolenza e nelle Case rifugio, che in Italia però sono ancora pochi e la loro distribuzione sul territorio nazionale non è omogenea. In questo scenario, il Terzo Settore svolge un ruolo cruciale. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nelle case rifugio prestano servizio 2.421 operatrici e nel 30% dei casi si tratta di volontarie. Nei Cav il dato è ancora più alto: le volontarie sono il 49,3% di tutte le 4.393 operatrici.

Fondazione Cattolica in questi anni ha conosciuto realtà che si occupano di dare sostegno alle donne vittime di violenza, che cercano protezione e occasioni di reinserimento sociale e lavorativo. Alcuni esempi sono Famiglia Materna di Rovereto, che contrasta la violenza di genere attraverso il sostegno delle vittime e la rieducazione degli uomini maltrattanti e la cooperativa sociale Nuovi Incontri di Benevento, che si occupa di accoglienza e supporto per donne vittime di violenza.

Ti incuriosisce questo film? Ecco alcune chiavi interpretative con cui guardarlo

Pericolo spoiler!

I film spesso presentano diversi piani di lettura e celano narrazioni simboliche che viaggiano parallele la trama del film. Uno di questi è il tema dell’acqua o meglio del mare. Lo ritroviamo nella morte del padre di Fortunata, nel suicidio di Lotte, nella seduta di sandplay therapy cui viene sottoposta Barbara, nella visita all’acquario di Genova e al termine del film, quando Fortunata e Patrizio si lasciano in riva al mare.

Nel passato l’iconografia della dea Fortuna contemplava diverse varianti. Una versione, che deriva dalla Venere Marina, la vedeva come una fanciulla nuda che si muove sulle acque con un timone in mano, per il suo ruolo di guida. La nostra Fortunata è forse una guida? Lei che di errori ne ha commessi tanti, che si è sempre lasciata guidare dalle emozioni, volubile e cieca come la dea? Probabilmente si ed è così che si presenta al termine del film, con le sue ali da farfalla tatuate sulla schiena, che avanza nuda verso il mare.

Un altro tema ricorrente è il mito di Antigone, l’eroina classica che per antonomasia si ribella al patriarcato e che viene sacrificata dagli uomini (il re di Tebe Creonte) per gli uomini (il fratello Polinice cui non viene concessa degna sepoltura). Anche Fortunata è invischiata in legami tossici con il mondo maschile: il padre, l’inaffidabile Chicano, il violento Franco, il vile Patrizio. Tutte figure che piano piano si dileguano e rivelano la loro fragilità. Chi sopravvive è Fortunata, che alla fine del film ci saluta con la sciarpa rossa di Lotte-Antigone, che smaschera la meschinità degli uomini e ritrova la figlia Barbara, un’altra piccola ribelle.

 

Ti incuriosisce questo cambio di rotta della cultura femminile? Leggi il nostro articolo sul libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, potrebbe piacerti 😉

Fonte dati:

Ministero della Salute


 


Un campione in famiglia

Lo sport come scuola di vita: "Un campione in famiglia"

Nasce così la nuova iniziativa di Cattolica Assicurazioni, “Un campione in famiglia”, un grande evento itinerante, dedicato ai giovani, alle famiglie e ai valori dello sport come scuola di vita.

Perché l’attività fisica necessita di determinazione, passione, sacrificio e insegna ai giovani a impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi.

La prima tappa sarà a Verona, sabato 7 ottobre, in piazza Bra.

Una giornata ricca di attività sportive e ludiche, che trasformeranno la più importante piazza della città in una vera e propria palestra a cielo aperto.

I valori universali dello sport

L'evento che sarà anche un'occasione per vivere insieme i valori dello sport:

• Integrazione

• Aggregazione

• Rispetto delle regole

• Passione

• Gioco di squadra

E a rendere ancora più straordinaria questa iniziativa, ci sarà la partecipazione di Adriano Panatta, il tennista italiano più famoso di tutti i tempi, che dirigerà questa giornata di festa e premierà i vincitori delle gare, e due testimonial di eccezione, Maurizia Cacciatori, pallavolista che vanta 228 presenze nella Nazionale femminile e il grande calciatore Ciccio Graziani.

Per partecipare alle attività è necessaria l’iscrizione al seguente link: https://rgevents.it/

Vi aspettiamo!


Fuocoammare

Rubrica Sguardi Inclusivi: il secondo film che ti consigliamo è...

È dovere di ogni uomo che sia un uomo aiutare queste persone”.

Gianfranco Rosi è un documentarista e in questo lungometraggio del 2016, premiato al Festival di Berlino di quell’anno come miglior film, racconta la vita quotidiana della gente di Lampedusa, il recupero dei migranti in mare e l’accoglienza negli hotspot dell’isola.

Il contenuto del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi

Questo film parla di Lampedusa, un’isola piuttosto piccola, di circa 20 km2, più vicina alle coste africane che a quelle italiane. Lampedusa è un luogo di speranza, meta di centinaia di persone che scappano da guerre e povertà, ma anche un limbo in cui permangono molti di loro in attesa di conoscere quale sarà il futuro che li attende, permanenza o rimpatrio. In questa terra sospesa vive Samuele, un ragazzino che, mentre tutto intorno a lui parla di mare, preferisce stare a terra. Samuele scopre durante una visita medica di avere un occhio pigro e di dover bendare quello sano, per “mettere a fuoco”: un cambiamento nella sua giovane vita e una metafora dei nostri sguardi. Il racconto poi si sposta in mare, dove le navi della marina militare prestano soccorso ai migranti e sembrano astronavi che si avventurano nel buio dello spazio alla ricerca di vita. Dopo lo sbarco i migranti vengono portati negli hotspot, avvolti da teli dorati per trattenere il calore e cantano il racconto del viaggio che li ha portati fino a lì, la loro testimonianza. Un medico, che è lo stesso che ha visitato Samuele, li visita e documenta il carico di sofferenza accumulato nell’occuparsi dei corpi, spesso martoriati, di questi uomini. Segue una sequenza di scene di vita quotidiana dei vecchi dell’isola, al suono dello scacciapensieri e la ripresa di uno sbarco, con la conta dei superstiti e dei morti stipati nella stiva del barcone. Poi un’eclissi, esperienza condivisa di una visione che si oscura e forse metafora del nostro sguardo, della nostra coscienza, che decide di non vedere la realtà.

Perché vi consigliamo questo film?

È un documentario che non si schiera, non racconta il prima e il dopo del viaggio, si concentra sul salvataggio, su Lampedusa, sulla Misericordia. Misericordia, come il nome del pullman che trasporta i sopravvissuti nei centri di accoglienza; come il gesto di Samuele che dopo aver colpito con la fionda le pale dei cactus per giocare alla guerra, ne fascia le ferite; come il medico dell’isola, l’eroe di questo racconto, che cura concittadini e stranieri con lo stesso amore, che nonostante ogni giorno incontri corpi bruciati, assettati, schiantati, non perde la sua umanità, perché “è dovere di ogni uomo che sia un uomo aiutare queste persone”. Per questo vi consigliamo questo film, perché ci ricorda di restare umani e ci fornisce lo strumento per farlo, la misericordia.

L’integrazione: un’opportunità

I bollettini quotidiani dei morti o dispersi in mare trasmessi dai telegiornali, spesso si riducono a semplici numeri, spesso approssimativi. Ma quei numeri sono in realtà volti, relazioni, speranze, vite. E come ogni vita possono portare valore e cambiamento nel nostro Paese.

L’ultimo Rapporto “Le comunità migranti in Italia” registra la presenza in Italia di 3.561.540 cittadini non comunitari al 1° gennaio 2022, in aumento del 5,6% rispetto l’anno precedente. Questa fascia di popolazione, equamente suddivisa nei generi, il 51% sono uomini e il 49% donne, è decisamente più giovane di quella italiana: il 21% infatti sono minori, a fronte del 15,3% dei cittadini italiani.

Quali sono le ragioni di ingresso in Italia?

  • i motivi famigliari sono la ragione principale
  • il 21% per lavoro, in aumento del +394,5% rispetto l’anno precedente
  • il 12,8% per richiesta o detenzione di una forma di protezione
  • il restante 7,3% per motivi di studio

E sul fronte del lavoro come stanno le cose?

  • Il 7,1% della forza lavoro è di cittadinanza extracomunitaria;
  • Nel primo semestre 2022 risultano in aumento rispetto al 2021 il numero degli occupati tra la popolazione extra UE in Italia, diminuiscono gli inattivi e le persone in cerca di occupazione;
  • le comunità caratterizzate da una maggiore presenza femminile (filippina, ucraina, moldava, peruviana) registrano le quote più elevate di occupate sulla popolazione femminile;
  • in ambito imprenditoriale si registrano oltre 500.000 imprese attivate da popolazione non comunitaria, l’8,4% del complesso delle imprese italiane: si tratta in prevalenza di imprese individuali (77,5%), nel settore del Commercio (41,2%) e dell’Edilizia (22,4%)

Dunque la presenza migrante è ormai un elemento strutturale del mercato del lavoro italiano.

Il ruolo del Terzo Settore

Nell’integrazione dei cittadini extra comunitari gioca un ruolo fondamentale anche il Terzo Settore, che spesso colma lacune strutturali del nostro Paese offrendo accoglienza e opportunità di formazione per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti. Negli anni Fondazione Cattolica è venuta in contatto con diverse realtà, come la cooperativa Nuove Accoglienze di Forlì, che fornisce alloggi, percorsi di integrazione culturale e opportunità professionali; Sophia, un’impresa sociale di Roma che offre ai giovani migranti un accompagnamento completo nel loro percorso di integrazione; Gustamundo, che attraverso la gastronomia promuove una contaminazione di cultura e sapori e Colori Vivi di Torino, un laboratorio sartoriale, in cui lavorano donne migranti provenienti da paesi diversi, che nella creatività mescolano i loro universi culturali.

Il tema dell’immigrazione ti appassiona? Leggi il nostro articolo sul libro “Non dirmi che hai paura”, potrebbe piacerti!


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