Christian, da marinaio a psicologo per aiutare gli altri

Christian, da marinaio a psicologo per aiutare gli altri

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce della storia di Christian, 27enne ligure, che nella vita ha abbracciato strade diverse fino a capire sulla sua pelle che star bene e far star bene gli altri è il più gratificante dei lavori.

A 15 anni pensavo che mai nella vita sarei diventato psicologo. Un po’ perché stare con chi soffre mi dava i brividi. Un po’ perché ero stanco di studiare già dopo i primi anni di liceo. Per questo ho cambiato scuola e ho preso il diploma come perito meccanico. Eppure quel lavoro non mi piaceva neanche un po’. La mia passione era il mare e lì volevo stare!

Ma ti immagini un marinaio sempre in viaggio? Sulla barca a vela o uno yatch? Con il sole sempre in fronte e solo con i suoi pensieri? Per me non c’era niente di più bello. Così ho lavorato sodo per prendere il libretto di navigazione e poi ho salpato l’ancora.

Per chiunque la mia vita era fichissima. Peccato che ero solo e dopo due anni di navigazione, pulendo i gabinetti, mi sono trovato a chiedermi “Davvero vuoi che la tua vita sia questo?”. E lì ho capito: non per forza la vita deve essere ristretta a una sola passione.

 “Si ma, cosa voglio fare?” mi chiedevo. Ho iniziato a fare il commesso, il cameriere e pure rivenditore di spiedini ma non capivo. Da mio padre ho imparato che quando hai delle paure le devi affrontare. Testa alta, un passo alla volta.

Ho scelto la psicoanalisi. Volevo mettere un punto al mio vagabondare, alle mie sofferenze emotive. Volevo dare un futuro alla mia relazione d’amore e smettere di scappare.  E pensare che c’è ancora chi dice “lo psicologo serve solo ai matti!”.  Lo sai cosa è successo? La relazione d’aiuto mi ha conquistato!

Mi ha dato uno sguardo nuovo che ha scatenato in me la necessità intima di stare bene e di far star bene gli altri. E alla fine l’ho fatto, mi sono iscritto a Psicologia, mi sono laureato e come sempre mi sono trovato a fare un lavoro davvero unico.

L’investigatore! Andavo a lavorare in camicia, ero un responsabile, i clienti mi chiamavano dottore. Wow! Cosa vuoi più di così? C’era che io cercavo davvero qualcosa di più e quel di più per me sono le persone.

Di cooperative non sapevo nulla fino a quando non sono arrivato in Lindbergh. Entrare al Centro Nuovo Volo è stato forte. Mi sono spaventato. Ho sentito gridare. Per la prima volta sono entrato in contatto con la disabilità. E ho avuto paura. Ma di cosa?

Qui ho scoperto che ci sono persone e non etichette. Che i modi di comunicare e usare il corpo sono forme di linguaggio. Che c’è chi ride e chi per ridere grida. La disabilità, anche quella grave, offre un modo di vedere il mondo che è puro. E io per la prima volta mi sono sentito grato. Perché loro mi trasmettevano benessere. Perché io posso contribuire al loro benessere.

In poco tempo ho compreso come si cresce insieme agli altri. E ho capito che quando aiuti le persone a stare meglio, a loro volta diffondono benessere. Un po’ come un contagio di Bene e sai cosa? Io voglio essere parte di questa onda infinita.

Christian Valdettaro, 27 anni – Cooperativa Lindbergh La Spezia -

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere le altre della rubrica #giovanisperanze partendo da Valentina e Federica


Storia di due sorelle che hanno scommesso sul futuro

“Ma chi ve l’ha fatto fare?” storia di due sorelle che hanno scommesso sul futuro

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce della storia di Valentina e Federica, due sorelle, che hanno scelto di dedicarsi al futuro di chi vive la disabilità.

Quando doveva nascere ero contenta. Avevo una sorella, sai che bello avere anche un fratello? Mi immaginavo di coccolarlo e rincorrerlo. Di giocare insieme e anche litigare. Ma mio fratello non è nato come lo avrei voluto io. Lui era lui e le mie aspettative sono volate fuori dalla finestra.

Giò ha un ritardo cognitivo grave. Eppure non è stato il suo modo di essere a farmi capire cos’è la disabilità. Sono stati gli altri. Vedere mamma e papà sfiniti. Sentirsi gli occhi addosso se al ristorante arriva una crisi. Preparare i tuoi amici prima di farli entrare in casa…

Giò non è come noi. Eppure…

Lui ci ha portate a vivere fuori dagli schemi. Ha sviluppato la nostra sensibilità. Ci ha fatto capire che la vita bisogna riempirla, impegnandosi per qualcuno, per darle senso. Non la si può vivere stando sul divano!

Per questo ho deciso di laurearmi, di viaggiare, di fare l’insegnante per trasmettere la mia passione agli studenti. Nonostante fossi appagata, avessi un posto sicuro e ben retribuito sentivo un vuoto dentro. Mi mancava qualcosa.

Ho fatto ostetricia perché volevo essere utile. E lo ero, ma ho capito che era solo un lavoro quando ho iniziato a dedicarmi ad una pizzeria che fa inclusione lavorativa. Crescevo e imparavo insieme a ragazzi in difficoltà. Ed era lì che mi sentivo bene. Non in ambulatorio.

Poi c’erano i pranzi della domenica e tra un piatto e l’altro, in casa sognavamo. Mamma è un vulcano di idee e papà da vero imprenditore trasforma parole in fatti. Volevano migliorare la vita dei tanti Giò e delle loro famiglie. E noi abbiamo iniziato ad immaginare con loro. Lo facevamo così intensamente da arrivare al lunedì a scuola e in ambulatorio chiedendoci è davvero questo il nostro posto?

Saremo capaci di farlo? Noi siamo diverse, a tratti opposte, ma nel sangue circola lo spirito imprenditoriale e solidale dei nostri genitori.  E poi abbiamo lo sguardo orientato nella stessa direzione. Così ci siamo prese per mano e ci siamo lanciate verso il futuro.

Il nostro cuore è qui a OpenHouse. È nelle carte da compilare, in mezzo ai campi, nei laboratori. È nella paura di sbagliare e nell’entusiasmo del fare. E’ negli occhi che ci brillano e nelle mani indaffarate di chi sta cambiando affinchè tutti possano godere della pienezza della vita.

A OpenHouse siamo felici. Abbiamo abbracciato la diversità. Abbiamo scelto un futuro bello per Giò, per chi non lo credeva possibile e persino per noi.

Valentina Sorce, 30 anni – Presidente Fondazione Giò

Federica Sorce, 27 anni – Presidente Cooperativa Sociale Giò

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#facciamolo, nasce il percorso rivolto ai giovani in cerca di senso

#Facciamolo, nasce il percorso rivolto ai giovani in cerca di senso

Essere giovani in un mondo complesso è una sfida. Sono tante le domande a cui trovare risposta: quale università scegliere, quale lavoro fare, come impiegare al meglio il proprio tempo? Ma una risposta spesso resta appesa: quale senso muove le azioni? Come tradurre valori in cui si crede, nelle attività quotidiane? Fondazione Cattolica avvia #Facciamolo, un laboratorio per giovani intraprendenti che vogliono crescere insieme e generare opportunità.

A chi si rivolge #Facciamolo

#Facciamolo è un percorso esperienziale dedicato a tutti giovani tra i 20 e i 30 anni che credono, come noi, in un futuro a misura d’uomo e della sua dignità.

Fai quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei” questa massima di Theodore Roosvelt esprime al meglio l’intento del percorso formativo: orientare il coraggio di agire!

Cosa prevede #Facciamolo

Cosa serve ai giovani per mettere in opera i propri talenti? Ispirazione e consapevolezza.

Per generare futuro le competenze devono essere coniugate con valori e relazioni. #Facciamolo vuole essere un momento di incontro, scambio e crescita che consente ai ragazzi di fare network con professionisti, mettersi in confronto e dialogo con coetanei ma anche con persone che hanno concretizzato idee imprenditoriali divenute un riferimento nel mondo profit e non profit.

Il programma di #Facciamolo

Il percorso mette a fuoco 10 temi con l’obiettivo di offrire uno sguardo inedito su modalità operative che creano beneficio alle persone, ai territori, alle comunità. Il percorso prevede di concentrare l’attenzione su:

  • Il lavoro che verrà. Ambiti, approcci e significati

14 dicembre 2021 con Patrizia Cappelletti, Università Cattolica del Sacro Cuore

  • Musica. Fai risuonare la magia di un coro: più voci creano armonia

10 gennaio 2022 con Federico Alberghini, Banda Rulli Frulli APS

  • Radio. Sintonizzati con la frequenza del tuo cuore

24 gennaio 2022 con Enza Famulare, Cooperativa Lindbergh

  • Sostenibilità integrale che impresa

7 febbraio 2022 con Paolo Braguzzi, Davines Spa e Marco Freddoni, filosofo

  • Cibo. Parla come mangi, solo così assaporerai la bellezza del vero

21 febbraio 2022 con Barbara Cabassi, Cooperativa Madre Teresa

  • Teatro. Recita la parte solo se dici chi sei

7 marzo 2022 con Andrea Castelletti, Modus Impresa Sociale

  • Sport. Gioca, vinci, esulta…ma fai parte di una squadra?

21 marzo 2022 con Carlo Cremonte, Cooperativa Sportivamente

  • Moda. L’abito mente, il tuo portamento no

4 aprile 2022 con Anna Fiscale, Progetto Quid

  • Profit e non profit: un incontro sostenibile

19 aprile 2022 con Luca Tagliapietra, PoloBio e Marco Ottocento, Fondazione Vale un Sogno

  • Intraprendere una responsabilità collettiva

2 maggio 2022 con Enrico Loccioni, Impresa Loccioni

Come partecipare a #Facciamolo

Gli incontri vengono svolti il lunedì ogni 2 settimane online. Sono previsti anche incontri fisici nei luoghi operativi dei temi trattati.

Per partecipare al percorso basta compilare il modulo di iscrizione successivamente verrà inviato il primo link di accesso per partecipare all’incontro iniziale di martedì 14 dicembre alle ore 18.30

Per saperne di più scrivici!


Festival Dottrina Sociale

Audaci nella speranza, creativi con coraggio

Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto all’undicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi, fare rete sui territori e favorire il bene comune.

“Audaci nella speranza, creativi con coraggio” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2021 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 25 al 28 novembre. Un tema che porta a riflettere sulla realtà.

Come innovare sistemi e comportamenti per maturare azioni capaci di sviluppare modi di vivere più responsabili?

Il tema del Festival della Dottrina Sociale

“La Speranza alimenta la creatività e ci fa vedere con molta chiarezza che le difficoltà possono essere occasioni di trasformazione. Non dobbiamo uscire dalla pandemia con la nostalgia del passato, bensì con la consapevolezza che è necessario un cambiamento, in primis della percezione del nostro ruolo nel mondo. È ora di iniziare da noi stessi. Ognuno per come è, per dove è, può diventare un’azione corale, concreta e dirompente che genera il cambiamento”.

Il programma del Festival della Dottrina Sociale

Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.

Fondazione Cattolica, invita i giovani italiani e i membri della rete #GenerAttivi ad incontrarsi in alcuni appuntamenti dedicati allo sviluppo di buone pratiche nel mondo del lavoro e del non profit.

Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:

Giovedì 25 novembre – ore 21 apertura del Festival

Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana e Giulio Tremonti, Docente ed economista.

Venerdì 26 novembre – ore 10 workshop Giovani

Quali principi guidano l’azione generativa, inclusiva e sostenibile nelle realtà di oggi?

Intervengono: Enrico Loccioni, Presidente Impresa Loccioni; Giorgio Mion, Docente di Economia aziendale all’ Università degli studi di Verona; Anna Fiscale, Presidente Coop. Sociale Progetto Quid

Venerdì 26 novembre – ore 11 tavola rotonda rete #GenerAttivi

“Il tuo presente crea futuro? Dinamiche di speranza”, intervengono Padre Francesco Occhetta, fondatore della comunità di “connessioni” e Johnny Dotti, Università Cattolica Sacro Cuore. A seguire i partecipanti condivideranno saperi ed esperienze all’interno dei tavoli di lavoro dedicati a: economia circolare, empowerment femminile, comunicazione, sviluppo di comunità territoriali, percorsi di inclusione,  fundraising.

Per partecipare basta riservare qui la propria prenotazione al tavolo di interesse. E' possibile partecipare alle tavole rotonde anche il 27 novembre registrandosi qui

Venerdì 26 novembre – ore 14 tavole pensanti Giovani

Confronto su economia, sostenibilità e speranza in azione grazie alla rappresentanza di imprenditori sociali che racconteranno la propria esperienza in un clima di scambio e confronto. Moda etica, sostenibilità, agricoltura, disabilità, donne, giustizia, reti sociali, finanza sostenibile, comunicazione e cultura sono i temi di dialogo. 

Venerdì 26 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune

Serata di premiazione condotta dalla giornalista televisiva Safiria Leccese volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.

Sabato 27 novembre – ore 10 Convegno L’impresa della Sostenibilità

Si parla molto di sostenibilità.

Introduce Mauro Magatti, Università Cattolica del Sacro Cuore si confrontano: Valentina Pellegrini, Vice Presidente Gruppo Pellegrini SpA; Paolo Braguzzi, Amministratore Davines SpA e membro del Supervisory Board di B Lab Europe; Ettore Prandini, Presidente Nazionale Coldiretti; Gian Luca Galletti, Presidente nazionale Ucid;Marco Menni, Vicepresidente nazionale Confcooperative con la moderazione di Claudio Baccarani, Università di Verona.

Sabato 27 novembre – ore 16.30 Libertà, fiducia e generatività: il fondamento di una collaborazione autentica Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!


Ellena Bontorin giovanisperanze

Ellena, 27 anni e la vocazione che sconfigge l’indifferenza.

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Ellena Bontorin, 27enne vicentina che crede nell’impegno sociale e civile delle giovani generazioni!

Ero una bambina timida con un nome raro. Ellena deriva dal greco: protettrice dell’uomo, luce splendente. Capirai bene che rimanere nel comfort dell’anonimato per me era impossibile. Così ho imparato a tirare fuori la grinta.

Dico sempre “Contano più i fatti delle parole” se vuoi qualcosa non puoi aspettare che accada… devi agire! Dopo 5 anni di scuola potevo già lavorare. Però ho scoperto che mi annoiavo a stare in ufficio, a me serviva stare con la gente. Ma cosa potevo fare? Ed è stata una famiglia ad aprire la porta del mio futuro.

Io e il disturbo autistico all’inizio non ci siamo capiti. Guardavo quel bambino e mi sentivo messa all’angolo. Io sono una persona socievole e parlo, tanto! Ma con quel bimbo ero come trasparente. Dovevo cercare un nuovo linguaggio.

Ho imparato ad ascoltare i silenzi e a leggere dentro gli sguardi. Non ci sono modi unici per entrare in sintonia con l’altro. L’autismo ti sfida, perché non è facile ricominciare sempre in modo nuovo. Ma quando riconosci l’essenza dei bambini, non puoi farne a meno!

Ho studiato psicologia ma sono diventata educatrice. Ed è la mia vocazione! Lo dico a voce alta è E’ LA MIA VOCAZIONE perché non è solo lavoro. Il carico emotivo me lo porto a casa, continuo a formarmi, sono interessata a scoprire novità, studio e cerco ciò che può migliorare il loro futuro.

E sai cosa? Non mi pesa. Nemmeno lavorare il weekend perché condivido i progetti, vedo i risultati dei ragazzi che seguo a Càleido e capisco che il mio esserci ha un senso. Per loro, per me, per le famiglie.

Questo non significa che sia semplice. Quando un bambino vive un periodo no, a me fa male perché posso solo stargli vicino. Non ho il potere di attenuare la sua crisi, i pianti o le urla. Posso solo accogliere la sofferenza e attendere con pazienza.

Mi affeziono ai bambini e alle loro famiglie. Entro in un’intimità fatta di gioie, condivisioni, debolezze e difficoltà. Io mi sento responsabile nei loro confronti perché non si possono abbandonare le persone al loro destino.

Forse è per questo che ho iniziato a fare politica. Io credo nella comunità che si prende cura e mi impegno perché l’educazione giovanile, l’impegno sociale e civile dei ragazzi, il futuro delle persone con disabilità non resti un problema di pochi ma diventi una risposta di molti.

Vivo giornate di 24 ore con un’intensità totale. Perché quando sei educatore lo sei sempre. Ma la sai una cosa? Magari a qualcuno potrebbe pesare. Invece io penso proprio di avere trovato la mia felicità.

Ellena Bontorin, 27 anni, Vicenza.

Ti piace questa storia? Puoi scoprire altri racconti della rubrica #GiovaniSperanze partendo da Nicholas


Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo un passo alla volta

Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo. Un passo alla volta.

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Nicholas Moser, 27enne trentino che ha raccolto la sfida lanciata da un amico: cambiare in meglio il mondo!

Ho scelto di fare un liceo linguistico. Mi piaceva l’idea di poter esplorare mondi e conoscere lingue straniere. Credevo che così avrei pensato in modo differente. Ma piano piano mi sono accorto che non erano le lingue ad affascinarmi. Sono le persone.

Si, sono curioso. Ma sono anche uno che ha bisogno di mettere insieme sapere e fare. Quando mi sono laureato in Scienze Economiche e Sociali a Bolzano, mi sono chiesto “E adesso? Cosa me ne faccio di quello che so?”. Ho preso un aereo e sono volato via per fare esperienze.

Ho lavorato in Apple. Mi sono spinto fuori dalla mia zona di comfort e proprio in Irlanda ho aperto gli occhi.  Volevo che le mie otto, dieci ore lavorative valessero qualcosa per gli altri. Si, l’ho pensato. Ci ho creduto. Poi sono tornato al lavoro.

Pensa che quando studiavo, mi è capitato di leggere un articolo che raccontava come il calcio fosse uno strumento di sviluppo nei paesi poveri. Lì per lì ho pensato: è questo che voglio fare nella vita! No, non il calciatore. L’ho chiamato sviluppatore di imprese sociali. Ma come farlo? Non esiste un mestiere con questo nome!

Mentre sistemavo computer e account mi sono lanciato in un’esperienza di Sport e global education. Un po’ come in quell’articolo. Ho sempre creduto nello sport, in quel campo neutrale che permette a persone di generi, vissuti e nazionalità diverse di incontrarsi. Un mezzo per creare uguaglianza.

Dentro di me la fiamma di fare qualcosa di più si è accesa. Io volevo usare le mie competenze per scopi sociali. Così sono tornato in Italia, mi sono iscritto ad un Master e da lì ho conosciuto Progetto 92.

Mi hanno chiesto di sviluppare la parte commerciale di Beelieve un progetto di startup nata per favorire la formazione e l’occupazione di NEET, creando prodotti ad alto impatto ambientale. Mi hanno detto “Pensa al business plan sostenibile, alla programmazione delle attività, a stringere partnership con negozi, fornitori, a creare un giro di clienti…”. Una sfida. Ma io sono uno sportivo e non mi tiro indietro.

Lo ammetto, ci sono stati attimi in cui avevo paura di non farcela. Ma qui, quel sentimento di giustizia sociale che sento forte dentro di me, prende forma e mi spinge a far funzionare tutto. Quando vedo che i ragazzi comprendono il loro valore grazie ai prodotti che hanno creato, capisco che il tempo ha sostanza.

Questo è un posto dove non mi sento solo. Siamo insieme.

Insieme crediamo ai progetti. Insieme sviluppiamo opportunità e insieme vediamo persone rinascere. Qui il tempo vale.

Ti è piaciuta la storia di Nicholas? Puoi leggere anche quella di Michela


Giovani Speranze

"La naturale percezione della diversità" - storie di Giovani Speranze

Si apre la Rubrica #GiovaniSperanze dedicata a ragazzi che hanno scelto di intraprendere un percorso professionale in ambito non-profit per innovare con idee e competenze e crescere come persone.

Quando ho finito le scuole superiori non ero certo di niente. Ho scelto Lettere perché mi piaceva scrivere. Ma sono bastati pochi mesi per capire che non era la mia strada. Ero stanco. Senza energie. Non trovavo soddisfazione in niente e non avevo stimoli per continuare.

A 20 anni mi sono rassegnato all’idea che avrei vissuto una vita facendo un lavoro perché lo dovevo fare. Mi sarei dovuto accontentare, accontentare di me perché io non riuscivo a trovare il mio posto. Credere che tutto sia finito prima ancora di iniziare è penoso. Per fortuna però è successo…e le cose sono cambiate.

Mi hanno detto “Prova, cos’hai da perdere?” e non avevo nulla da perdere. Così ho iniziato a fare il volontario alla Vale un sogno, una cooperativa di San Giovanni Lupatoto che lavora con la disabilità intellettiva e con la Sindrome di Down per permettere a tutti i giovani di costruirsi un futuro. All’inizio facevo cose piccole, anche marginali, eppure mi veniva voglia di tornare. Ho messo il naso qua e là, in meno di un anno mi hanno offerto un posto. In produzione.

Hai presente la sensazione di essere nel posto giusto? Io la provo stando qui. Mi occupo della produzione e gestisco progetti. Si, sono una figura ibrida ma mi piace esserlo. Mi piace riconoscere la fluidità dei ruoli, mettermi a disposizione, migliorare e migliorarmi.

Lavoro per qualcosa di realmente importante. Lavoro per trovare metodi, prodotti e soluzioni che mettano a sistema il valore umano e professionale delle persone con disabilità. Perché creano cose belle e interessanti. Perché anche con le loro fragilità attivano produzioni e risultati che hanno un effetto sul mondo.

Il mio di mondo, per dire, è rinato. Con la loro spontaneità mi hanno insegnato a scalare di marcia, a fare ragionamenti più semplici ma non per questo meno importanti. A riscoprire le piccole cose e a cogliere il senso autentico delle cose. Loro sono il mio carburante, la motivazione che fa scendere dal letto e superare gli ostacoli anche nei periodi più complessi.

Lavorare in cooperativa rinnova le energie. Chiede tanto ma dà tanto. Facciamo cose che sembrano irrealizzabili e a ben guardarle forse un po’ lo sono. Pochi decenni fa le persone disabili nemmeno le vedevi in giro. Adesso sono protagonisti della loro vita.

Ma io non mi fermo qui. Non mi fermo fino a quando agli occhi della gente la disabilità diverrà parte della normalità, senza quei “ma” senza quei “se” che infrangono il valore della capacità di chi lavora insieme a me. Perché sono persone come me. Sono lavoratori come me.

Michele Spiniella

29 anni – cooperativa sociale Vale Un Sogno VR


Giovani e Terzo Settore: cosa hanno scoperto gli studenti UNIVR

Giovani e Terzo Settore: cosa hanno scoperto gli studenti UNIVR

Valore della diversità e dell’inclusione, ambienti di lavoro stimolanti e creativi, opportunità di crescita e sviluppo di idee. Sono queste le ambizioni che hanno i giovani per il mondo del lavoro e, inaspettatamente, per molti di loro il Terzo Settore diventa un ambito a cui prestare attenzione.

“Un mio grande sogno è quello di aprire un luogo di cultura dove unire le mie passioni: il mondo del sociale, la musica, l'arte e la natura” racconta Diana studentessa magistrale in Editoria e Giornalismo che insieme ad altri 19 studenti dell’Università degli Studi di Verona ha partecipato ad Out of the Standard la sfida lanciata da Fondazione Cattolica in collaborazione con C-Lab Verona per innovare il settore non-profit.

Cambiare opinione

Il desiderio di Diana si sposa con la voglia di mettersi in gioco che il 100% degli studenti ha manifestato in questi mesi di lavoro. Conoscere il mondo non profit è stato per tutti una scoperta nonostante la maggior parte dei giovani avessero maturato esperienze di volontariato.  “Ho sempre pensato che fare impresa e fare non-profit fossero due binari paralleli che non si incontrano mai. Mentre ho compreso che forse, l’unico vero modo per fare davvero bene impresa è coniugare i due aspetti” ammette Naomi, studentessa di Lingue e culture per il commercio internazionale. Gli incontri con gli imprenditori sociali hanno aperto un mondo pressoché sconosciuto. “Il non-profit credevo fosse un settore di nicchia, senza possibilità di crescita. Invece durante la sfida ho potuto vedere realtà molto ben strutturate e organizzate che operano anche a livello internazionale e ho capito che un mercato sociale in espansione è possibile ed auspicabile” racconta Mariavittoria, iscritta a Lingue per la Comunicazione turistica commerciale.

Trovare valori veri

Auspicabile perché “ciò che si vive in un’impresa sociale conferma quanto sia geniale e potente una realtà che non esclude nessuno a prescindere da dove viene, chi è e cosa sa fare” testimonia Martina, studentessa di Lingue per il commercio internazionale perché “ognuno di noi può dare il proprio contributo, piccolo o grande che sia e quando lo si somma al valore degli altri porta ad ottimi risultati” commenta Cecilia, iscritta a Marketing e Comunicazione.

Un valore imprescindibile che pone attenzione a chi è più fragile e vulnerabile e che non resta indifferente ai giovani d’oggi. “Abbiamo bisogno di costruire un domani fatto di inclusione, uguaglianza ed etica. Di rispetto per le persone, per l’ambiente e per se stessi continuando a favorire la crescita personale” afferma Ilaria, laureata in Lingue per le relazioni internazionali.

Riconoscere prodotti etici

Un domani che le 12 imprese sociali incontrate dagli studenti durante la sfida “Come creare un mercato inclusivo per i prodotti sociali” stanno già realizzando insieme a giovani con disabilità, immigrati, detenuti, ex detenuti, donne vittime di violenza, NEET e nuovi poveri. Un lavoro che si traduce la speranza in concretezza che prende forma in prodotti confezionati, artigianali ed esperienziali a cui gli studenti si sono sentiti vicini. “Dietro ogni prodotto c’è una storia reale, vera” pensa Mariavittoria, per questo “desidero veicolare una consapevolezza culturale nei consumatori che si approcciano al mercato nella sua interezza” ammette Diana.

Libertà, creatività, sviluppo delle potenzialità delle persone e spirito d’iniziativa pronto a migliorare i servizi, sono alcuni degli aspetti dell’impresa sociale che maggiormente hanno colpito gli studenti prossimi ormai al mondo del lavoro. Loro che di domande sul futuro se ne pongono tante, di una cosa sono certi: il tempo conta. Così Ilaria conclude “Il lavoro? So solo che voglio concludere la giornata orgogliosa di aver contribuito a fare e a lasciare qualcosa di buono per gli altri e per l'ambiente”.       

Vuoi saperne di più su questa sfida? Leggi il primo articolo dedicato agli studenti        


giovani, terzo settore e futuro

Giovani, Terzo Settore e futuro: una sfida per trasformare beni in stato di abbandono in beni per la comunità

Fondazione Cattolica entra nelle aule universitarie con “Out of the standard”, la sfida rivolta ai giovani studenti dell’Università scaligera per trovare risposte capaci di innovare il mondo non profit.

In collaborazione con il C-lab e l’Università degli Studi di Verona, Fondazione Cattolica ha promosso un percorso sfidante e stimolante capace di fare luce sulle evoluzioni che attendono il Terzo Settore. Le due sfide proposte, una sulla creazione di un mercato inclusivo per i prodotti non-profit e l’altra sulla trasformazione di beni in disuso in beni di comunità, sono state accolte da 20 studenti. Ma chi sono i ragazzi che hanno scelto di impegnare il loro tempo nella ricerca di risposte innovative per recuperare immobili abbandonati? Cosa pensano del mondo non-profit e come il loro impegno guarda al futuro?

I giovani studenti della sfida

Sono ragazzi e ragazze iscritti ad indirizzi di laurea triennale e magistrale, con esperienze di volontariato maturate in settori diversificati e con una spiccata propensione all’internazionalità.

“Ho deciso di iscrivermi a questa sfida per dimostrare che l’apertura mentale di noi umanisti può dare tanto anche al mondo dell’impresa” racconta Martina, laureata in Lettere Moderne. Un mondo che per i ragazzi sta giungendo verso il capolinea e che chiama ad un approccio diverso e alla ricerca di nuove vie d’azione. “Credo sia arrivato il momento di guardare al mondo nel suo insieme, superando il mero benessere personale e privato. Per troppo tempo l’uomo ha pensato egoisticamente solo a se stesso senza dare importanza alla comunità. È giunta l’ora di cambiare mentalità…” riflette Stefano, studente in Marketing e Comunicazione di Impresa.

La sfida proposta

La sfida “Dai beni privati ai beni comuni” si propone di trovare soluzioni capaci di attivare le comunità per recuperare immobili in stato di abbandono trasformandoli in luoghi in grado di creare valore culturale ed economico per l’intera collettività.

Gli studenti sono stati chiamati a sviluppare idee che aiutino la cooperativa sociale Work & Services di Comacchio a recuperare e dare nuova vita ad alcuni comparti dell’ex Azienda Valli Comunali sotto il profilo sociale, produttivo, culturale e strutturale. “Ho pensato che questa era l’occasione giusta per mettere in pratica gli anni di studio” riporta Federica, studentessa di Lingue per la Comunicazione Turistica e Commerciale perché, continua Alessia studentessa di Management e Strategia di Impresa, “l'innovazione sociale può essere la chiave per favorire uno sviluppo sostenibile e co-partecipato, rispondendo ai bisogni delle comunità locali”.

Le idee per il futuro

Durante questi mesi di lavoro i team Paladini del No Profit e Raggio Verde, così hanno scelto di chiamarsi i 10 ragazzi operanti sulla sfida, hanno avuto l’opportunità di conoscere le imprese sociali e il loro modo di operare acquisendo nozioni tecniche, giuridiche e pratiche grazie all’incontro con professionisti ed imprenditori sociali. “Questo percorso ha cambiato la mia idea nei confronti del non-profit. Pensavo fossero imprese di serie b…” racconta Martina. “Ho capito l'importanza di affiancare a ideali e buoni propositi anche una sostenibilità economica” continua Alessia, perché in questo modo “le organizzazioni non-profit diventano importanti per le comunità e per le persone, vere realtà imprenditoriali che combinando l’economia all’impegno sociale generano valore a beneficio dell’intera collettività” conclude Stefano.

Persone, inclusione, dignità e pari opportunità per tutti, insieme alla co-progettazione, sono i valori che gli studenti hanno riconosciuto agli enti del Terzo Settore. “La passione che trasmettono gli imprenditori sociali spinge ad impegnarsi ogni giorno di più – racconta Alessia, studentessa di Marketing e Comunicazione d’Impresa – immergermi in questo mondo mi ha entusiasmata, tanto da voler far parte in futuro di una realtà come quelle incontrate”. Perché il futuro per gli studenti è fatto di inclusione e valorizzazione dei talenti e della capacità altrui; di riduzione degli sprechi, di attenzione alla formazione civile dell’uomo. Un mondo senza pregiudizi, dove la fiducia consenta di lavorare con persone diverse per scopi comuni. Un futuro fatto di solidarietà ed inclusione che può svilupparsi grazie anche all’intervento dei giovani. 


terzo settore? ecco perchè investire sulla formazione dei giovani

Terzo settore? Ecco perchè investire sulla formazione dei giovani

Sono sempre di più le organizzazioni sociali che desiderano lasciare ai giovani l’eredità delle mission avviate. Per farlo il Terzo Settore deve investire sulla formazione dei giovani. Le buone pratiche, il pensiero comune, le azioni orientate verso il futuro, insieme alle competenze tecniche dei giovani, possono fare la differenza.

Questa esigenza ha spinto Fondazione Cattolica ad avviare Generiamo il futuro, il percorso formativo rivolto ai giovani degli enti non profit e alle figure senior che ne accompagnano la crescita perchè siamo convinti che il Terzo Settore deve investire sulla formazione dei giovani. Un ciclo composto da 12 incontri realizzati tra novembre e febbraio, in cui i 63 partecipanti hanno potuto conoscere e approfondire tematiche con docenti e professionisti del mercato. 

Perchè i giovani sentono il bisogno di formazione

La realtà sociale è in continua evoluzione, il mio ruolo sta cambiando…” racconta Filippo cooperativa sociale Sonda. In un momento storico particolarmente delicato “questa proposta mi è sembrata un segno: stavo mettendo in discussione il mio lavoro, il mio ruolo, il mio permanere all’interno dell’organizzazione” continua Martina ACLI Verona perché “a volte i giovani cooperatori si sentono come mosche bianche nel tessuto economico. Poter condividere esperienze, buone prassi e suggestioni con persone che vedono nel Terzo Settore un’opportunità di crescita personale, di partecipazione ad un’economia che punta ai valori e sviluppo professionale, è fondamentale” ammette Andrea cooperativa sociale Pantarei.

L'esito del percorso formativo

Nonostante gli appuntamenti si siano svolti online “si è creata una rete di relazioni che mi ha trasmesso una bellissima sensazione di fiducia” racconta Giulia associazione Orizzonte, una fiducia che ha aiutato a comprendere il significato e l’importanza dell’aspettativa che gli enti sociali ripongono nei giovani. “Possiamo raccogliere un testimone pesante perché abbiamo il desiderio di dare continuità a un nuovo modo di pensare che contrappone all’idea di eccellenza ed efficienza individuale, il valore della fragilità e del concetto di comunità” rivela Michele cooperativa sociale Vale Un Sogno.

Riflessioni professionali sul settore e sull’economia hanno permesso ai partecipanti di apprendere e sviluppare le tematiche incontrate nel percorso all’interno dell’organizzazione. Consapevolezza, forza di volontà, energia rinnovata ma anche motivazione, significato del fare e voglia di rivitalizzare le relazioni negli enti sono solo alcuni dei benefici pratici che i giovani hanno portato a casa dall’esperienza.

Le conoscenze specifiche e le suggestioni tecniche portate dai docenti si sono unite alla trasmissione di un senso non convenzionale. “Mi sono portata a casa un’energia positiva che non è traducibile in parole. La riscoperta di me e delle mie potenzialità. La consapevolezza che si può essere fragili perché nell’imperfezione a volte c’è il valore aggiunto che rende speciali. La certezza che essere sognatori e pensare di poter cambiare il mondo non è poi un pensiero così folle” riferisce Martina perché quando si condivide si scopre che non si è soli “ci si mette in rete e si crea una cultura da far conoscere e da diffondere anche al di fuori delle nostre organizzazioni” continua Andrea.

Una rete in evoluzione e in crescita perché come racconta Giulia “abbiamo bisogno di trovare persone che veicolano questi messaggi. L’energia che ne nasce è nutriente per il nostro lavoro!”.


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