Al via il PCTO per sviluppare progettualità ad alto impatto territoriale

Al via il PCTO che rende gli studenti protagonisti

Nell’estate 2023 Fondazione Cattolica ha accolto i primi studenti per l’esperienza PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento ex Alternanza Scuola-Lavoro). Un’esperienza positiva che aveva permesso agli studenti di sviluppare una ricerca qualitativa dal titolo “Chi sono i giovani d’oggi?”. Tra i bisogni riscontrati negli oltre 600 ragazzi intervistati è emersa la voglia di cambiare il mondo per renderlo un luogo accogliente. Per farlo gli adolescenti si auguravano di trovare alleanze generazionali, guide che sappiano identificare il loro valore per accompagnarne la crescita.

 

ll PCTO per sviluppare progettualità ad alto impatto territoriale

Per questo la Fondazione ha ideato il progetto di PCTO “Sperimentare per crescere”. Un’esperienza immersiva di 60 ore che renderà gli studenti protagonisti dello sviluppo delle loro competenze imprenditoriali attraverso l’accompagnamento alla formulazione di progetti volti a migliorare la condizione giovanile in città.

 

“Sperimentare per crescere”

Il programma si sviluppa su 3 settimane. Durante la prima i partecipanti avranno l’opportunità di conoscere organizzazioni del Terzo Settore capaci di fare impresa valorizzando le persone e i territori. Dal 10 al 13 giugno, gli studenti andranno a conoscere:

 

    • Panterei, una cooperativa sociale che affianca le persone con disagio mentale all’interno di percorsi professionali riabilitativi. In questa creativa impresa sociale, il lavoro diventa strumento di riqualificazione dell’essere umano. Gli studenti sperimenteranno sul campo che lo scarto alimentare, come le persone lasciate ai margini, possono avere una seconda vita.
    • Fucina Culturale Machiavelli, un’impresa sociale-culturale nata per offrire alla città veronese un’esperienza artistica, teatrale, musicale vicina ai giovani. Gli studenti si cimenteranno nella costruzione di un Festival artistico e comprenderanno le sfide che comporta la gestione di una rassegna estiva.
    • D-Hub, un’associazione di promozione sociale creata per contrastare l’emarginazione sociale, sviluppare comunità e favorire l’inserimento socio-occupazionale di donne in condizione di vulnerabilità. In questa realtà, gli studenti si cimenteranno in lavori artigianali e scopriranno il valore dell’attivazione comunitaria
    • Acli Verona, un’organizzazione multifunzionale nella quale concentreremo l’attenzione sul programma Rebus, un progetto locale di recupero di beni invenduti e inutilizzati. In questa realtà gli studenti analizzeranno l’impatto dell’eccedenza, scopriranno comportamenti etici e proporranno metodi efficaci di sensibilizzazione.

 

La visita diretta nelle organizzazioni non profit aiuterà gli studenti a maturare nuove consapevolezze, comprendere il territorio e la sua complessità, intuire i diversi ambiti professionali e le figure operanti nell’impresa sociale.

 

Sviluppare competenze imprenditoriali

I ragazzi lavoreranno sullo sviluppo delle competenze imprenditoriali: l’intraprendenza, l’assunzione di rischio, la motivazione, la disciplina, l’organizzazione mentre saranno formuleranno idee volte a migliorare la condizione giovanile in città. Gli studenti, suddivisi in team, lavoreranno sul business model canvas e struttureranno progetti portatori di valore per gli stakeholder. I team incontreranno 10 professionisti che li aiuteranno a focalizzare: la scelta dell’idea, i destinatari di riferimento, il modello di business, la strategia di comunicazione, le modalità di relazione e di raccolta fondi.

Al termine dell’esperienza gli studenti presenteranno le idee nate dal loro lavoro a una commissione che valuterà la fattibilità e l’impatto dei progetti sviluppati.

Sei interessato a sapere di più di questa esperienza? Vorresti partecipare? Fai parte di una scuola del territorio veronese e vorresti creare un progetto insieme a noi? Scrivici!

 


puzzle

WE ARE PUZZLE: scopri le life skills per comporre il tuo futuro

Il 25 e 26 maggio, a Bologna, nel Complesso di Santa Cristina del Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater, Fondazione In Oratione Instantes propone due giorni di bootcamp alla scoperta delle life skills. Un viaggio formativo ed esperienziale guidato da un team di esperti e rivolto ai ragazzi delle superiori e delle università.

Fondazione In Oratione Instantes

We are puzzle è un’iniziativa di Fondazione In Oratione Instantes, una realtà giovane che ha per obiettivo i giovani. “Noi amiamo lavorare sulle fragilità e sui talenti” racconta Paola Carotenuto, presidente della Fondazione “Non lavoriamo in sede. Andiamo dove i ragazzi sono. Nelle scuole, nei centri aggregativi, negli oratori. E lì incontriamo questi poveri invisibili, come li chiamo io. Ragazzi che manifestano una povertà di senso inascoltata e bisognosa di risposte da parte del mondo degli adulti”.

Per dare ai ragazzi strumenti di consapevolezza e di orientamento nella vita, la Fondazione ha messo in campo varie progettualità, l’ultima delle quali in ordine di tempo è” We Are Puzzle”.

We Are Puzzle

 

We Are Puzzle nasce dall’evidenza delle difficoltà relazionali dei giovani di oggi e dalla volontà di lavorare con loro sulle competenze trasversali, le cosiddette life skills.

Un’iniziativa che, già nel titolo, “vuole spostare il focus dall’io al noi” spiega Paola, “e proporre un cambio culturale. La nostra è una società che esclude e si concentra soltanto sull’io. Ma le meraviglie avvengono quando c’è un noi. Siamo tutti diversi, ma tutti preziosi e questo vale anche per la disabilità”.

“La metafora del puzzle” aggiunge Mattia, coordinatore dei progetti della Fondazione “spiega che siamo tutti parte di un disegno più grande. Ma anche che dentro di noi ci sono tanti tasselli che ci compongono. Il talento, punti di forza e punti di debolezza. Dobbiamo imparare ad ascoltarci, per riconoscerli e valorizzarli”.

Oltre a giovani e alle famiglie, l’iniziativa si rivolge anche ai docenti. Insegnanti che hanno un ruolo educativo e formativo fondamentale e talvolta faticano ad entrare in contatto con i loro ragazzi.

Sulla base delle esperienze maturate dalla prof.ssa Giusy Toto dell’Università di Foggia e insieme alla prof.ssa Elisa Farinacci ricercatrice del Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, componenti del Comitato Scientifico e Organizzativo del progetto , We Are Puzzle è stato ideato come un bootcamp. Un addestramento delle capacità cognitive, sociali ed emotive che servono per trovare il proprio posto nel mondo e affrontare la complessità della vita.

Il format prevede nella prima giornata tre sessioni parallele di 3 laboratori dinamici, 2 per gli studenti e 1 dedicato ai docenti. Ogni gruppo sarà composto da 15-20 ragazzi, per favorire un’esperienza più coinvolgente possibile.

I laboratori saranno incentrati ciascuno su una delle 3 life skills chiave dell’iniziativa:

 

 

    • Empatia
    • Autocoscienza
    • Gestione delle emozioni

La proposta comprenderà anche sezioni in plenaria, aperte anche alla cittadinanza, gestite dai relatori sul tema delle relazioni. E tavoli di lavoro e discussione per coloro che non avranno potuto partecipare ai laboratori.

Il secondo giorno proseguiranno le proposte formative e ci sarà la possibilità di partecipare ad una challenge. I ragazzi dovranno realizzare un piccolo trailer video con l’obiettivo di raccontare l’importanza delle life skills ai giovani. I vincitori potranno registrare un vero e proprio cortometraggio che, sulla scorta del progetto Giovani Ciak di Fondazione In Oratione Instantes, parteciperà a vari Festival di corti cinematografici.

“Per offrire contenuti di alto livello, abbiamo invitato relatori da ogni parte d’Italia” prosegue Mattia. “Ciascuno rappresenta un’eccellenza nel proprio campo”. Tra questi anche il Segretario di Fondazione Cattolica e, per la plenaria conclusiva, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente CEI e arcivescovo di Bologna, che condividerà il suo pensiero sull’importanza delle relazioni nella vita quotidiana.

 

 

Giovani di oggi: il pezzetto mancante

Fondazione In Oratione Instantes, attraverso le proprie attività entra ogni giorno in contatto con i giovani e ha la possibilità di guardare da vicino questa nuova generazione, ricca di potenzialità ma anche di fragilità.

“Quello che vediamo spesso nei nostri laboratori è la rincorsa alla performance. Perché la nostra non è la società del merito e non c’è ascolto” spiega Mattia.

 

La Presidente evidenzia inoltre la difficoltà, acuita dalle restrizioni della pandemia, di socializzare, di relazionarsi nella realtà e non attraverso il digitale. La paura di uscire da una zona di comfort per sfidare i propri i limiti e correre anche il rischio della sconfitta. “La responsabilità di queste fragilità”, racconta Paola “è degli adulti, spesso eterni adolescenti, che mancano di autorevolezza e soprattutto non sanno essere d’esempio per i propri figli. I ragazzi camminano in un deserto senza strade, non trovano i binari entro cui impostare il loro cammino e in un mondo in cui tutto è possibile, paradossalmente è più difficile scoprire chi sei. Un disagio che tanti giovani manifestano anche con disturbi del comportamento, talvolta molto gravi”.

“La Fondazione” prosegue Paola” è nata perché sentiva la sofferenza dei giovani. Tutti corrono sulle criticità, ma io sentivo nel cuore i giovani normali, perché oggi le grandi cose si fanno nella normalità”. “Quello che cerchiamo di trasmettere” prosegue Mattia “é imparare ad essere e non a fare.  Siamo in una società che vuole che facciamo tutto e lo facciamo benissimo. Ma è importante l’ascolto di sé. Non è ascoltando ciò che dice la massa o che richiede la società che si può trovare a felicità. Si può essere felici se si ha la capacità di ascoltare il proprio talento e capire qual è il nostro pezzetto nel mondo”.

Per saperne di più visita la pagina del sito dedicata all'iniziativa!

Anche Fondazione Cattolica ha ideato un evento rivolto ai giovani delle scuole secondarie, per fornire strumenti di orientamento alla vita e aiutare i ragazzi a scoprire il loro posto nel mondo: Escogito! Leggi l'articolo che parla dell'ultima edizione di questa iniziativa.


Alberto, il giovane prete che evangelizza l'amore

Alberto, il giovane prete che evangelizza l’amore

Io non lo sapevo cosa volevo diventare da grande. Mi piaceva l’idea di poter aiutare ma non avevo un progetto. Poi un giorno la mia vita è cambiata. E ora eccomi qui: prete, influencer ma soprattutto Alberto.

Hai presente quando gli adulti, parlando tra loro, si gonfiano dicendo: “E’ proprio un bravo bambino!”.

Ecco quel bambino ero io. Educato, a modo, generoso, rispettoso, intelligente e pure diligente.

Loro dicevano quello che vedevano. Anche se non sapevano che dietro tutto, c’era altro…

La verità è che ero ipersensibile e ho scelto di diventare bravo per emanciparmi dalle grandi litigate a cui assistevo. I contrasti in famiglia mi facevano male. Le urla di papà mi entravano dentro. Allora mi sono difeso come ho potuto: ho attivato la parte migliore di me per diventare indipendente il prima possibile!

Per questo durante l’estate stavo in oratorio. Facevo l’animatore ai bambini. Io ero lì per loro, però quell’attività ha aperto il mio mondo: ho scoperto i miei talenti e rafforzato le mie debolezze…insomma ho compreso chi ero.

Penserai “Wow a sedici anni sapeva già tutto!”, mica tanto. Da fuori ero sempre il bravo ragazzo, il leader, quello pieno di amici. Ma dentro qualcosa era inceppato, come se fossi bloccato. Fino a quando, durante una vacanza parrocchiale, ho trovato un Amico vero, Andrea, che aprì i miei orizzonti. Nell’ascolto trovai l’origine del mio blocco: io non mi sentivo voluto bene.

La mia ferita si aprì. Non sgorgava sangue ma sofferenza, tutto il dolore represso dalla fiducia che mi mancava. Allora sono andato a confessarmi ed è stato incredibile. Più manifestavo la mia tristezza, più mi sentivo felice, più raccontavo le mie mancanze, più percepivo amore.

Mi scoprii libero di vivere. Vivere la mia felicità!

Da lì, tutto è cambiato, il mio cuore si era spalancato. A settembre mi innamorai per la prima volta. Un amore tra i banchi di scuola inarrivabile, che sublimavo infilandomi le cuffie e perdendomi nei pensieri. Nel silenzio riflettevo sulle cose eterne: qual è il mio posto nel mondo? Ho una missione? Chi è Dio? E sentii crearsi un conflitto dentro di me.

Io pensavo e ripensavo. Poi una notte ecco arrivarmi l’illuminazione: “Ma se da grande facessi il prete?” mi chiesi. Vorrei dire che è stato facile, ma mentirei. Ho custodito gelosamente il mio segreto, ho superato la distanza creatasi con i miei genitori che avevano paura di vedermi triste e desolato con la tonaca addosso e ho visto gli anni dell’adolescenza volare.

Ma quelle erano le mie prove perché avevo compreso quale era la mia chiamata. L’amore di Dio mi aveva permesso di scoprire qual è il mio ruolo nel mondo, liberando le mie energie, il mio affetto incondizionato alla vita. E io volevo mettermi a servizio per far conoscere questa fonte di amore inesauribile a tutti.

Quindi eccomi qui! Mi occupo di giovani e della loro crescita. Riattivo le fede nei loro cuori perché questo significa renderli protagonisti della loro storia, che poi diventa la storia di una Comunità. Una sfida? Certo! Aprire i confini della Chiesa e diventare influencer porta invidie, gelosie e timori. Ma non sarà la rigidità a fare miracoli.

E io li vedo, i ragazzi che scoprendosi fioriscono. Li vedo in chiesa, nell’associazione LabOratorium dove trasformano talenti in competenze e in Fraternità, la community di migliaia di giovani che organizza eventi e promuove un’appartenenza di fede senza confini perchè quello che lega è l’esperienza, il messaggio, la libertà di essere e di divenire insieme.

Oggi mi sento fortunatissimo: posso comunicare alle genti e assistere a tanti risvegli perché quando le persone attraversano l’amore divino, trovano il senso e danno un senso alla loro vita.

Posso dirlo? Il fuoco che si accende in ognuno di loro è il mio carburante. Il frutto della mia missione!

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere le altre della rubrica Giovani Speranze a partire da Rebecca


welfare generativo

Il welfare generativo: uno strumento trasformativo e di cittadinanza attiva

Per Samantha non è stato semplice scoprire la propria strada e accogliere il progetto che il destino le riservava. Da bambina sognava di diventare ballerina, ma il mondo intorno a lei le diceva che non era abbastanza, che non era adeguata a quella carriera. Per questo aveva paura della disabilità. Temeva di riconoscere nelle fragilità altrui le proprie. Ma ad un certo punto ha scelto di andare oltre. Decide di fare volontariato in un centro disabili. Il contatto con le “imperfezioni” le cambia la vita e sceglie di diventare educatrice. La paura se n’è andata con la forza della fede. Samantha si affida a un progetto più grande di lei e si sente pronta a trasformare i propri progetti di vita.

Un altro incontro fortunato, infatti, l’attende nel suo cammino, quello con Don Paolo dell’associazione La Rotonda a Baranzate, nella periferia di Milano. Un quartiere complesso, multietnico e di vite faticose. Samantha amplia le proprie conoscenze e lì progetta la sartoria sociale, il dopo scuola, l’emporio, l’housing sociale… In quel quartiere difficile Samantha fa risplendere la sua essenza e quella delle persone che lo abitano, trasformando la fragilità in potenzialità.

Le attività de La Rotonda

La Rotonda è un’associazione nata nel 2010 a Baranzate, su impulso della Parrocchia Sant'Arialdo e in particolare del parroco, Don Paolo Steffano, per promuovere iniziative a carattere sociale, educativo, formativo e lavorativo. La Rotonda è “un microcosmo”, come lo definisce Samantha Lentini, oggi Presidente dell’associazione. È un motore che rigenera la comunità attivando le risorse presenti al suo interno e facendole uscire dallo stato di bisogno. Realizza progetti di autonomia che contrastano la povertà e valorizzano il capitale umano, dalla formazione lavorativa all’insegnamento della lingua italiana per gli stranieri, dall’educazione all’housing sociale.

Terzo Settore: competenza, visione, innovazione

Il Terzo Settore è portatore di conoscenze e competenze specifiche, cui altri rami dell’economia e del vivere civile guardano per attingere nuove risorse e stimoli. Un sapere, che si impara sui libri ma soprattutto nella vita vera e attraverso le esperienze quotidiane vissute. “Non è un lavoro full time il mio” sostiene Samantha “ma full life”.

Ciò che in particolare caratterizza il Terzo Settore è la capacità di visione, di individuare le innovazioni che poi diventeranno asset strategici condivisi, ad esempio le comunità energetiche, l’investimento sulla personale, il valore della responsabilità sociale per le imprese e l’opportunità di incidere nella comunità in cui operano.

La coprogettazione: una risorsa da esplorare per avviare percorsi di welfare generativo

Anche il rapporto tra Terzo Settore e Pubblica Amministrazione è in una fase di profondo rinnovamento. Nonostante il principio di sussidiarietà vi è stata a lungo una subalternità rispetto il Pubblico. Negli ultimi tempi però, da una dinamica di mutua convenienza, sostiene Cristina De Luca, Presidente CSV Lazio e Vicepresidente di Fondazione Italia Sociale, siamo passati ad un dialogo più consapevole delle reciproche specificità e delle potenziali sinergie. Relazioni di condivisione che possono tradursi nello strumento della coprogettazione. L’innovazione, le competenze, la capacità d’intervento e di presenza articolata sul territorio di cui il Terzo Settore è portatore, può essere condivisa con i vari soggetti pubblici e, nel rispetto delle differenze e delle diverse responsabilità, è possibile realizzare insieme progetti di welfare generativo.

Il welfare generativo: uno strumento trasformativo e di cittadinanza attiva

In questi ultimi anni la nostra società si è trasformata profondamente e così anche il sistema del welfare. È oggi difficile dare risposte globali, perché il mondo di oggi è più complesso. Si devono ripensare i servizi e le modalità di erogazione. Anche il volontariato è mutato, specie per i giovani, che non possono più garantire un impegno a lungo termine e preferiscono attivarsi saltuariamente e per iniziative specifiche. Dunque, è necessario trovare anche nuove modalità di coinvolgimento.

L’obiettivo dev’essere l’implementazione di un welfare generativo, che attraverso le azioni rigenera le comunità, che costruisce percorsi virtuosi, favorisce una crescita dei territori in cui opera, che sa ideare nuove modalità in cui declinarsi, che valuta la propria efficacia sull’impatto determinato dalle proprie azioni. Un welfare generativo produce una sorta di economia circolare, un movimento virtuoso che non solo sa dare risposte ai bisogni ma che fa crescere la società nel suo complesso.

Per fare questo, si deve investire sui giovani, sostiene Cristina De Luca, per far capire loro quanto è importante un esercizio di cittadinanza e civismo e attivare la collaborazione tra generazioni.

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Rebecca e il coraggio di restare

Rebecca e il coraggio di restare

Volevo solo fuggire. Lontano da qua.

Perché a quindici anni sapevo distinguere un fuoco d’artificio da uno sparo e il rischio di non diventare adulti per colpa di un proiettile vagante è un pericolo reale.

Ti sembra normale?

Per proteggermi ho iniziato a mentire. A dire che abitavo in un altro posto perché mi vergognavo del pregiudizio che mi cadeva addosso quando dalla mia bocca usciva “Rione Sanità”. La paura si prendeva le persone e mi teneva a distanza dagli altri. Ma sai cosa succede a forza di mentire?

Ti prosciughi. E la sensazione di essere sbagliata ti logora un giorno per volta.

Ero nata nel posto sbagliato, non avevo il fisico giusto, non potevo permettermi le cose di tutti. In me, insomma, non andava niente.  Soffocavo il dolore nella pancia. Fino a quando mi sono chiusa in camera, circondata dal buio di giorni inconsistenti, con la voglia di chiudere gli occhi e non svegliarmi più.

Ma poi la porta si è aperta. Volevo diventare maggiorenne e fuggire lontano, trasferirmi a Firenze per ricominciare. Per crearmi un futuro lontano da una città dove il futuro non è pensabile.

Però i sogni costano e certi sono troppo cari per una famiglia numerosa con una sola entrata. Allora mi sono cercata un lavoro. E così sono rinata.

Ho iniziato il Servizio Civile alla Paranza perché era dietro casa, dico la verità. Andavo a scuola, poi con il mio zaino arrivavo in cooperativa. E sai cosa? Lì si interessavano a me, il mio dolore non lo dovevo nascondere. I miei limiti neppure. Sembrava una magia ma lì andavo bene così come ero.

Mi sentivo al sicuro e protetta. Piano piano ho abbattuto le mie insicurezze e le barriere che mi impedivano di volermi bene. Ho iniziato ad essere me stessa perché mi hanno formata a riconoscere la bellezza e quando impari a vederla, a sentirla, ne diventi portatore a tua volta! E tutto cambia.

Al mio primo tour guidato avevo 18 anni e con la pandemia in corso c’era solo una persona. È stato bellissimo! Ho capito che le mie parole avevano un potere trasformativo, che raccontando potevo ispirare e accendere la speranza negli altri. Mi sono sentita dentro a un cambiamento e di questa storia ho voluto esserne parte.

Così ho scelto di non partire. A volte serve più coraggio per restare che per andare. Ma alla fine, ne vale la pena.

Oggi sono una guida. E sono felice. Accompagno alle catacombe, allo Jago Museum, alla Chiesa Blu e alla Santa Maria della Sanità. Guido i visitatori a percepire la meraviglia, li porto nel mio mondo, nel mio Rione per testimoniare che c’è sempre una via per costruire futuro, che c’è bellezza, che il valore siamo noi.

La sera mi addormento toccando il cuscino. Non ho più paura, anzi ho voglia di generare sempre di più. Per questo insieme a un gruppo di amici stiamo aprendo una nuova cooperativa, La Sorte. E pensare che odiavo questa periferia. Oggi invece non potrei vivere senza.

Ti è piaciuta la storia di Rebecca? Puoi leggere quella di altre Giovani Speranze a partire da Nadia!

 


Viaggio premio Napoli

A Napoli per coltivare lo spirito dell'impresa sociale

Ogni viaggio è segnato da alcune aspettative iniziali e questo, organizzato per premiare i "Giovani di Valore", non era da meno. Conoscere, scoprire cose nuove, crescere erano solo alcune delle attese messe in valigia. Ma cosa portiamo a casa al termine di questa esperienza? La conoscenza di un Meridione che non è quello che solitamente leggiamo sui giornali. Un territorio ricco di micro imprenditorialità, caratterizzato da legami forti, da reti dinamiche, da bisogni chiari e risposte sinergiche che provengono sempre dal basso, da lavoro e possibilità che nascono laddove sembra impensabile. La forza del Terzo Settore a Napoli è proprio questa: esserci. Essere Persone con le persone. Abitanti di quartieri, conoscitori di una terra, coltivatori di talenti.

Un'esperienza di 3 giorni passata tra 12 visite formativo in 7 imprese sociali e 5 siti culturali. Se per ogni sito visitato avremmo almeno un articolo da scrivere, ecco una sintesi di ciò che ci sembra essenziale.

1. Legami

E' la prima strategia da adottare per sviluppare imprese e creare uno spirito di comunità. Mario Cappella, Direttore di Fondazione San Gennaro, racconta "costruire legami è una strategia a cerchio concentrico. Parti dal piccolo, da quello che il territorio ha, dove ci sono persone, beni e talenti. Parti dalla chiesa, dalla via, dal quartiere, poi ci si apre e via… ma ogni iniziativa parte sempre dal basso". Un modus operandi che è stato confermato in tutte le realtà che abbiamo visitato. Come Remade Community lab, ad esempio, che durante la pandemia è stata capace di lavorare sulla produzione artigianale di boccagli in plastica riciclata che sono diventati strumento sanitario per gli ospedali. O come le Comunità Energetiche che a causa dei rincari delle bollette hanno ideato un sistema di produzione di energia a minor impatto ed economicamente più sostenibili. O come la Scuola del Fare nata per contrastare il tasso di abbandono scolastico offrendo agli studenti la possibilità di fare (non solo studiare) meccanica e logistica. Come la Fattoria Fuori di Zucca che ha trasformato una "discarica sociale" in opportunità di lavoro per chi ha più fragilità, mettendo la comunità al centro. Come Villa Fernandes, una rete di enti del Terzo Settore che hanno reso un bene sottratto alla camorra un vero hub sociale. O come La Paranza, la cooperativa che ha unito il patrimonio artistico culturale del Rione Sanità con il talento e il sapere dei giovani.

2. Sapere

"Per fare comunità bisogna occuparsi di creare comunità educanti" continua Mario Cappella che negli anni ha compreso l'importanza dell'ascolto del territorio, la lettura delle energie delle persone, la capacità di non fermarsi al problema ma lo stimolo a reagire. Per cambiare e offrire opportunità c'è bisogno di sapere. Di saper essere e di saper fare. Ne sono una prova tutte le persone incontrate in queste giornate come Melania, Filomena, Antonio, Rebecca, Giuliano, Francesca che non si fermano a un titolo di studi ma si aggiornano costantemente. Professionisti difficilmente sintetizzabili in una sola area di appartenenza professionale perchè per creare progetti di comunità servono competenze trasversali e i ruoli professionali si mescolano mettendo la propria essenza a favore della competenza e viceversa. Hai presente il famoso learning by doing? Ecco: si impara facendo. Dalle attività, dai progetti, dai libri, dalle persone, dallo scambio...

3. Mai accomodarsi

O se vogliamo: mai adagiarsi, mai sedersi, mai sentirsi arrivati! Il mondo non profit ha la grande opportunità di essere in prima linea nella società. Di sentire, vedere, toccare con mano la vita delle persone. Questo permette di anticipare soluzioni, proporre idee, mettere in gioco reti di condivisioni e creare partenariati con l'obiettivo di garantire una vita più dignitosa.

Guarda l'album del viaggio a Napoli!

Vuoi scoprire giorno per giorno il nostro viaggio? Puoi vedere il programma completo e il diario di bordo su Instagram!


Intraprendenti

Attivare le risorse dei giovani per rigenerare le comunità

Mario da bambino sognava di essere d’aiuto agli altri. Pensava avrebbe fatto l’educatore, per stare accanto ai bambini che vivono in condizioni di marginalità, ma crescendo scopre l’emergenza sociale della tossicodipendenza. Accogliere e sostenere i ragazzi durante il percorso di disintossicazione non è però sufficiente per farli tornare a essere padroni del loro destino. Allora apre un centro diurno e comprende che il loro percorso di rinascita è lungo, faticoso e che hanno bisogno di immaginare un progetto di vita per guardare al futuro.

 

Obiettivo: rigenerare una comunità

Mario non sfugge, sa stare nel bisogno e per questo decide di aiutare Don Antonio Loffredo al Rione Sanità, un quartiere dove i palazzi e le persone sono dimenticate e “diroccate”. Sotto questa patina degradata Mario scopre che c’è di più: vede la bellezza dei palazzi ottocenteschi, gli occhi curiosi e pieni di vita dei giovani, la voglia di riscatto… un’energia generativa, schiacciata dalla povertà, che può rifiorire!

Nasce così La Paranza, una cooperativa in cui giovani del quartiere promuovono il patrimonio artistico locale, organizzano visite guidate alla Catacombe e utilizzano la cultura come strumento di rigenerazione urbana e umana. Anche Fondazione San Gennaro e Officina dei Talenti perseguono lo stesso obiettivo: contrastare la povertà educativa, sociale, economica e spirituale attraverso progetti di impresa, che valorizzano le persone creando legami di comunità.

Il suo sogno di bambino si è avverato: negli occhi di 200 giovani occupati e oltre 2 mila persone seguite, Mario vede che il bene sta prendendo forma e che il rione sta rinascendo, perchè “davanti all’estrema povertà puoi scegliere: o lasci emergere la bruttezza delle persone o ti impegni per far uscire la loro bellezza”.

 

 

Attivare le risorse dei giovani per favorire il cambiamento sociale

La rigenerazione di una comunità passa attraverso la capacità di valorizzare le risorse e l’energia creativa delle nuove generazioni.

Ma quali sono i numeri del lavoro in Italia?

Gli ultimi dati Istat rilevano:

 

  • un tasso di occupazione al 61,8%, in aumento del 2,2% rispetto all’anno scorso (+520mila unità).
  • La disoccupazione totale scende al 7,5% (-3,6% a confronto con i dati 2022), ma quella giovanile, seppure in diminuzione, è al 21,0%.
  • Il numero degli inattivi è al 33,1%, -3,6% rispetto l’anno precedente.

La disoccupazione giovanile presenta quindi all’incirca i medesimi dati della media europea. Quello che caratterizza la situazione italiana è il numero dei Neet.

Una categoria che rappresenta energia inespressa, potenzialità non realizzate. È qui che si può e si deve intervenire.

Il numero dei giovani che non lavorano e non studiano nel 2022 è stato stimato dall’Istat pari al 19,0% della popolazione d’età tra i 15 e i 29 anni, con maggiore incidenza nel Mezzogiorno (il doppio rispetto al Centro Nord) e tra le femmine  (20,5%) rispetto i maschi (17,7%).

Sono valori sicuramente in calo, ma a livello europeo il dato è inferiore soltanto a quello della Romania (19,8%) e decisamente più elevato di quello medio europeo (11,7%), di quello spagnolo (12,7%), francese (12,0%) e tedesco (8,6%).

Davide Bulighin, Direttore di Confcooperative Verona, rileva che la situazione dei Neet ha un riflesso negativo sia sullo scenario sociale che economico. Da un lato infatti la gestione di questi soggetti prevede anche forme assistenziali e dunque fondi che potrebbero essere impiegati in politiche attive del lavoro, dall’altro lo status di Neet produce un processo di segregazione individuale che condiziona i livelli di capitale sociale, civico e relazionale della società, limitandone la sua coesione.

 

Possibili soluzioni per attivare le risorse dei giovani

Sono tre le possibili soluzioni indicate da Bulighin:

 

  • potenziare gli incentivi all’assunzione e gli sgravi contributivi per i giovani, in modo da incentivare le aziende ad effettuare anche investimenti formativi sulle figure junior interne.
  • Colmare lo skills mismatching, ovvero il gap tra la proposta formativa e le prospettive di sviluppo socio economico delle aziende italiane. Un elemento, questo, che impatta sulla competitività del nostro Paese.
  • Ridisegnare il sistema di politiche attive del lavoro, in modo che le risorse attualmente fuori dal mercato del lavoro possano avere tutti gli strumenti per riattivarsi.

Al di là delle politiche economiche, è necessario “promuovere azioni di prossimità che adottino un modello d’intervento trasversale alla molteplicità delle problematiche” che accompagnino questi ragazzi “disattivati”, che spesso provengono da contesti sociali complessi e ad alta marginalità sociale. Ma non solo: serve attivare stimoli all’empowerment personale, per concorrere al percorso di emancipazione e inserimento lavorativo, in un vero progetto di vita.

Un contributo fondamentale può essere fornito dal Terzo Settore, per implementare politiche inclusive che promuovano lo sviluppo di percorsi personali orientati a sviluppare progetti di vita, dalla formazione all’inserimento lavorativo, dal potenziamento delle attitudini relazionali alla programmazione di percorsi di sviluppo individuale o collettivo.

Vuoi conoscere le altre storie raccontate dal podcast “Intraprendenti”? Parti da qui!

Vuoi saperne di più sull’attività di Mario Cappella e sulla possibilità di rigenerare le persone? Leggi l’articolo che gli abbiamo dedicato.


Un'avventura a Napoli con Fondazione San Gennaro

Un'avventura a Napoli con Fondazione San Gennaro

Fondazione Cattolica ha scelto di premiare i ragazzi, vincitori delle due edizioni del premio "Giovani di Valore" con un viaggio formativo ed esperienziale. La nostra meta? Alla scoperta di Napoli dal 25 al 27 gennaio 2024. Un'occasione unica per scoprire le imprese sociali, le attività imprenditoriali partecipative, vivere momenti culturali, godere di pranzi conviviali e molto altro ancora.

La Fondazione San Gennaro

Il nostro viaggio è organizzato in collaborazione con la Fondazione San Gennaro, un'organizzazione nata per rispondere alle esigenze del territorio, specie del Rione Sanità. La Fondazione promuove la cultura del dono, la cooperazione tra le persone, lo sviluppo economico e l’impegno per contrastare la povertà educativa, sociale, economica e spirituale attraverso progetti d’impresa. Finora, ha raccolto 3,5 milioni di euro di fondi e ha seguito più di un milione di persone.

Perchè questo viaggio

L'innovazione e lo sviluppo sono concetti interconnessi che svolgono un ruolo chiave nella costruzione di una società sostenibile e prospera. L'innovazione alimenta lo sviluppo e, allo stesso tempo, lo sviluppo crea l'ambiente favorevole all'innovazione. In questo viaggio scopriremo come si può innescare un cambiamento che, partendo dal basso, recuperando talenti e beni del territorio, genera impresa e futuro!

Il nostro itinerario

Durante il nostro viaggio avremo l'opportunità di scoprire diverse realtà locali che stanno lavorando per creare un futuro migliore. Ecco una panoramica delle tappe che ci aspettano:

  • Giorno uno. Giovedì 25 gennaio: inizieremo il nostro viaggio con la scoperta della Fondazione San Gennaro e delle sue attività. Successivamente, avremo un incontro formativo con “Comunità energetiche” e con “ReMade Communityalab”. Dopo aver fatto il check-in al “B&B del Monacone” e aver ascoltato la storia dell'esperienza, avremo un incontro con Padre Gigi Calemme e visiteremo il Presepe Favoloso. La giornata si concluderà con una cena alla Locanda del Monacone.
  • Giorno due. Venerdì 26 gennaio: il secondo giorno del nostro viaggio inizierà con una visita alla "Fattoria Sociale Fuori di Zucca" a Lusciano. Nel pomeriggio, visiteremo il Museo di Pietrarsa e avremo un incontro a Villa Fernandes.
  • Giorno tre. Sabato 27 gennaio: nel nostro ultimo giorno, visiteremo le Catacombe di Napoli, scopriremo il Rione Sanità, visiteremo il Museo Jago e incontreremo la cooperativa “La Sorte”. Dopo un saluto finale, concluderemo il nostro viaggio.

Noi siamo pronti per l'avventura. Non vediamo l'ora di offrire questa splendida opportunità ai prossimi premiati per creare una rete di giovani intraprendenti che miglioreranno il nostro


BINARIO ZERO, UNO SPAZIO DI LIBERTA’ E PARTECIPAZIONE

Un luogo in cui immaginare iniziative e sperimentare connessioni. Binario Zero è il progetto di Rulli Frulli LAB che offre uno spazio rigenerativo per la comunità.

Che cos’è Binario Zero? È una nuova area della Stazione Rulli Frulli, una ex autostazione di Finale Emilia, in cui l’associazione di promozione sociale Rulli Frulli Lab ha sede. “È uno spazio, è persone, azioni che si propongono”, ci racconta Agnese, responsabile progettazione ed educatrice. Un luogo in ascolto della comunità, dove tutti possono trovare spazio.

Binario Zero: da progetto a.. azioni!

Binario Zero nasce nell’ottobre 2022 dalla volontà di far interagire i progetti di Rulli Frulli fra di loro e offrire uno spazio di libertà e partecipazione aperto alla comunità.

“Nella Stazione coesistono vari progetti: la banda Rulli Frulli che fa musica di integrazione, Astronavelab, una falegnameria sociale pensata per dare un’occupazione a ragazzi con disabilità oltre che offrire un’attività per il tempo libero, la radioweb, il ristorante… mancava però un vero e proprio collante. Dovevamo trovare il modo di essere in tanti, essere diversi, sentirci tutti partecipi e accogliere anche chi ancora non ci conosceva - dice Agnese - Così nasce Binario Zero. La nostra è un’associazione che vuole fare rumore, vogliamo fare interazione e creare scompiglio”.

L’associazione prende forma dai ragazzi. Attraverso i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro attivati con le scuole superiori, un gruppo di 15 giovanissimi ha elaborato un progetto iniziale, individuando i bisogni del territorio e pensando come il nostro spazio poteva rispondere a quelle esigenze. “Ci siamo presi cura anche dell’aspetto esteriore dell’ambiente, progettando spazi divisi da pannelli mobili ideati e realizzati insieme ad una falegnameria professionale. Abbiamo aperto lo spazio di accoglienza per organizzare feste, supportato le attività del bar ristorante, organizzato laboratori e iniziative rivolte a bambini e ragazzini e abbiamo anche avviato un centro estivo alternativo per l’estate”.

Un salto nel vuoto. Per la prima volta chi entrava in Binario Zero non conosce il metodo di Rulli Frulli, un modello sperimentato e consolidato con l’esperienza della banda. Ma, inevitabilmente, ne viene contagiato. “Adesso siamo una trentina di ragazzi volontari. Ci troviamo una volta ogni due mesi e programmiamo le attività. Siamo diventati un gruppo organizzativo che pensa, coordina e progetta le attività di tutta la stazione”.

Uno spazio di libertà e partecipazione per la comunità

Luoghi con un così alto potenziale creativo talvolta rischiano di diventare circoli chiusi, rivolti ad una cerchia ristretta di persone. Ma non è proprio questo il caso! Per coinvolgere la comunità, i ragazzi di Binario Zero hanno puntato su due elementi: la presenza concreta sul posto e l’offerta di proposte accattivanti.

“Fin dall’inizio ci siamo posti come un luogo da abitare, un obiettivo impegnativo e che richiede di essere presenti. Il punto di forza è che noi in questo posto ci siamo, lo presidiamo ma con apertura verso gli altri”, conferma Agnese. “Per favorire la partecipazione siamo partiti dalla promozione di eventi interessanti, coinvolgenti ma anche conviviali, che rispondessero ai bisogni del territorio. Abbiamo ospitato approfondimenti sul tema degli hikikomori, serate di prevenzione con il Comune e i Servizi Sociali, occasioni cui partecipare non solo per ascoltare ma anche per incontrare le persone. Alcune aziende hanno organizzato da noi cene aziendali, meeting, giornate di team building. Abbiamo avviato corsi di cucina e serate di gaming”.

In un anno sono entrate quasi 20mila persone, ma lo slancio di ascolto continua e si evolve. “Ai ragazzi è venuto in mente di creare sulle tovagliette del ristorante un modulo scansionabile dove chi viene può dire cosa vorrebbe fare. Uno strumento per metterci in ascolto della comunità... Perché per essere casa bisogna diventare un valore per gli altri”.

Un percorso che si autorigenera

L’associazione Rulli Frulli è ormai attiva da oltre 10 anni ed è arrivato il momento di immaginare il proprio futuro: “In prospettiva vogliamo diventare grandi ma farlo con il nostro vivaio! Fare in modo che i ragazzi ne siamo sempre più i protagonisti”. Questa è la prova del nove: un luogo rigenerante, in grado di autorigenerarsi.

Le novità in arrivo sono il progetto di produzione alimentare Rulli Food e un piano di formazione e inclusione intergenerazionale. “Abbiamo vinto un bando finanziato dai fondi del PNRR sulla conciliazione vita lavoro” ci racconta Agnese, “con il quale 6 ragazzi con disabilità andranno a vivere in appartamenti vicino alla Stazione. Verranno formati da noi nell’ambito della ristorazione e lavoreranno qui per 3 anni. Pensiamo ad un’attività aperta a tutte le fasce della popolazione, in cui persone con fragilità, studenti e anziani possono formarsi insieme, scambiandosi competenze, cura e sensibilità”.

Il destino di Binario Zero è continuare ad essere un luogo che risponda alle esigenze di tutti. Un posto in cui respirare serenità, libertà, accoglienza ma anche una grande energia creativa. Uno spazio con una magia particolare, rigenerativa!

Per questo Fondazione Cattolica ha deciso di stare accanto all’Associazione Rulli Frulli Lab anche in questo ultimo progetto: perché crediamo in chi desidera rigenerare le persone, con progetti concreti e che fanno la differenza.

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Escogito lancia l’appello dei giovani: “non lasciateci soli!”

Escogito lancia l’appello dei giovani: “Non lasciateci soli!”

Un evento con e per i giovani. All’iniziativa Escogito Fondazione Cattolica ha incontrato gli studenti della città per rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?”

Il 70% dei giovani intervistati nella ricerca “La parola ai giovani” condotta da Fondazione Cattolica su un campione di 600 studenti veronesi tra i 14 e i 22 anni, racconta di credere nel futuro. Ma solo il 40% lo vede nella propria città. Di cosa hanno bisogno i ragazzi? “Ci servono guide. Sappiamo che il futuro lo dobbiamo costruire ma abbiamo bisogno di alleati per farlo” a questo appello da Fondazione Cattolica abbiamo risposto con un evento che cerca di trasmettere nuovi modelli d’azione con cui costruire il domani.

Escogito

Dopo la prima edizione, Fondazione Cattolica ha rinnovato l’appuntamento con Escogito, evento rivolto a 600 studenti di Verona e Provincia che si è tenuto l’1 dicembre in Gran Guardia. L’incontro, patrocinato dal Comune di Verona, ha avuto l’obiettivo di aiutare i ragazzi a rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?” attraverso una mattina di cultura, ricerca ed esperienza.

Sul palco di Escogito, condotto da Marta Dal Corso si sono alternati Andrea Castelletti, regista teatrale Spazio Modus Verona, Matilde Gozzi, studentessa Liceo Alle Stimate, Davide Peccantini, Docente di Diritto ed economia aziendale Istituto Seghetti, Emanuele Bortolazzi, Docente di Religione Istituto Tusini e Thomas Ambrosi CEO Ambrosi S.r.l., Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili.

La mattina si è suddivisa in tre parti con una rappresentazione teatrale, “7 giorni”, che ha coinvolto alcuni studenti di Labcreativo45; è proseguita con la presentazione dei risultati di un’indagine realizzata da Fondazione Cattolica intervistando ragazzi veronesi sulle loro aspettative verso il futuro e si è conclusa con la consegna del Premio “Giovani di Valore”, riconoscimento a 5 giovani che si sono distinti a livello nazionale per il loro talento, capacità imprenditoriale o impegno nel sociale.

Escogito - lo spettacolo "7 giorni"

Scena dello spettacolo

Fa riferimento ad un fatto realmente accaduto durante la Prima Guerra Mondiale quando nei campi di trincea arriva l’ordine di cessare il fuoco per una settimana a Natale. Lo spettacolo scritto e messo in opera da 16 studenti di Labcreativo45 guidati dalla regia di Teatro Impiria, fa riflettere sull’importanza di superare le diversità per agire a favore del benessere delle comunità. Questo spettacolo ha lanciato un messaggio: nessun cambiamento può avvenire se lasceremo comandare ad altri la nostra intelligenza emotiva.

Escogito - la ricerca "La parola ai giovani"

“La parola ai giovani” è il progetto di PCTO 2023 (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ex Alternanza Scuola Lavoro) realizzato in Fondazione Cattolica con alcuni studenti iscritti ai licei di Verona su un campione di 600 persone di cui 50 intervistati qualitativamente. La ricerca ha scattato una fotografia dei giovani della città. Chi sono, cosa sentono e cosa vogliono i ragazzi tra i 14 e i 22 anni di Verona? Emerge una generazione consapevole seppur indecisa. Il futuro è percepito come una sfida, la scuola offre buone basi di partenza ma non sufficienti per affrontare la complessità; le famiglie sono ancore di legami spesso inermi rispetto alle problematicità su larga scala.

Testimonianza dell'esito della ricerca

I ragazzi si sentono distanti da una città che non riconoscono come propria e nella quale non vedono opportunità di sviluppo. Sanno che per cambiare il mondo e renderlo più accogliente, come si augurano, servono alleanze generazionali. I dati evidenziano il bisogno dei giovanissimi di trovare: guide capaci di identificare il valore personale per accompagnarli ed esperienze in cui cimentare le proprie competenze.

Per questo Fondazione Cattolica ha lanciato il progetto PCTO 2024, Sperimentare per Crescere, volto a far incontrare la realtà agli studenti ed aiutarli a formulare progetti di impresa da sviluppare nei contesti scolastici.

Escogito - il Premio "Giovani di Valore"

Il “Premio Giovani di Valore” testimonia il coraggio di 5 giovani che a discapito dei pronostici hanno avviato imprese per costruire un futuro più inclusivo, equo, sostenibile. Attraverso la loro conoscenza i partecipanti hanno compreso che per trovare un posto nel mondo è necessario: appassionarsi, formarsi costantemente, creare relazioni sempre nuove e cimentarsi senza temere di sbagliare!

Valentina e Federica Sorce

https://youtu.be/jlxy68i7ibg

Nella vita si può scegliere di fuggire al proprio destino oppure di abbracciarlo. Federica e Valentina Sorce hanno provato sulla loro pelle la fatica della diversità. Eppure ciò che in apparenza sembrava un limite è diventato il loro più grande motore di crescita. OpenHouse è un luogo di inclusione e opportunità che dà valore alla vita delle Persone rendendole parte di un sistema capace di accogliere la fragilità umana. Federica e Valentina vengono premiate perché hanno saputo trasformare il loro desiderio di un mondo fatto a misura di una persona, in una casa per tanti.

Oscar Di Stefano

https://youtu.be/QAgaH7XkVqQ

L’amore è astrazione ma è anche un propulsore di energia che attiva le persone a diventare Qualcuno per gli altri. È l’amore per la cosa pubblica, per “il fare” che genera Bene Comune, ad aver attivato Oscar Di Stefano. Il progetto Immischiati è un cammino di conoscenza e consapevolezza che Oscar ha rivolto ai giovani per renderli protagonisti del futuro del nostro Paese. Oscar viene premiato perché ha scelto di investire le sue competenze in un agire collettivo che crea impatto per la comunità intera.

Aurora Caporossi

https://youtu.be/k0N2ZR1U-sc

Ci vuole tempo per rimarginare le ferite ma ci vuole carattere per evolvere la sofferenza vissuta in una possibilità di trasformazione positiva per altri. Di fronte alla solitudine provata da chi vive disturbi alimentari, Aurora Caporossi ha deciso di alzare la voce, di metterci cuore e testa per creare un’altra via. Animenta è un progetto che accompagna ragazze e ragazzi in tutta Italia a scoprire sé stessi imparando ad amarsi per come si è. Aurora viene premiata perché ha dimostrato che esiste una possibilità di uscita dalla vulnerabilità e quando accade il valore personale risplende a beneficio di sé e della comunità circostante.

Giacomo Alberini

https://youtu.be/BTr9CdXxe-o

Si può giocare a fare gli imprenditori o esserlo davvero. Giacomo Alberini ha colto la sfida e ha deciso di cambiare il mondo mettendosi in gioco. Sostenibilità e comunità sono gli elementi che caratterizzano il suo pensiero fatto di concretezza e possibilità. Treebu è un’occasione per le imprese e per i territori perchè attraverso progetti di piantumazione mira a migliorare il contesto ambientale per la vita di tutti. Giacomo viene premiato perché ha trasformato il suo desiderio di “creare”, in un modello imprenditoriale di innovazione sociale e comunitaria.

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