Il Bilancio 2021 di Fondazione Cattolica Verona
Approvato il Bilancio 2021 di Fondazione CattolicaVerona, un bilancio che dimostra l’impegno costante a favore dello sviluppo del territorio e delle persone.
Durante il primo lockdown aleggiava nella mente delle persone la convinzione che “andrà tutto bene”. Invece, a distanza di tempo, possiamo constatare quanto la pandemia abbia stravolto le nostre comunità.
L'impegno di Fondazione CattolicaVerona
“Le storie presentate in questo sedicesimo Bilancio di Fondazione Cattolica dimostrano la valenza di un impegno costante a favore dello sviluppo delle persone e dei territori, delle reti sociali e della solidarietà per dare supporto ai più fragili – ha commentato il presidente Paolo Bedoni - Nell’emergenza, Fondazione Cattolica ha mantenuto saldamente al centro della propria azione la Persona, mirando a tutelarne la dignità e a favorirne l’inserimento in una società che desideriamo essere inclusiva, aperta e generativa”.
Nel 2021 Fondazione Cattolica ha sostenuto 179 interventi volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 830.915€ a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 101 persone hanno trovato spazio nel mercato del lavoro, una rete di 5.287 volontari si è attivata in iniziative volte al benessere della comunità dedicando oltre 616 mila ore di impegno che hanno permesso ad oltre 94 mila persone di goderne i benefici.
“Per rispondere alle crescenti istanze sociali che il continuo ascolto ci ha reso evidenti – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba - Fondazione Cattolica ha cercato di rispondere ampliando la propria presenza. Accanto alla mera elargizione filantropica, sono diverse le attività abbracciate in una prospettiva di investimento sociale ed economico di lungo periodo, fondato sulla fiducia, la trasparenza, la valorizzazione delle persone e della forza che le spinge ad agire nelle circostanze della vita, anche le più difficili”.
Oltre l'attività erogativa
All’attività erogativa si sono quindi affiancati: i percorsi formativi che hanno coinvolto 160 partecipanti con un’attenzione speciale alle giovani generazioni; la presenza sul territorio che nutre e coltiva relazioni con 556 enti accumunati dal desiderio di realizzare azioni per costruire un futuro più inclusivo; una comunicazione digitale volta a raccontare il Bene, anche online, raggiungendo 86 mila persone. Inoltre Fondazione Cattolica ha sostenuto Natale ogni giorno. Il tuo presente crea futuro, la prima campagna di raccolta fondi condivisa nata per volontà degli enti non profit aderenti alla rete informale #GenerAttivi.
“Sono i successi delle realtà accompagnate a darci puntualmente conferma della bontà della direzione intrapresa…”, continua il Presidente, poiché generare valore significa dare senso a quel miglioramento personale e collettivo che non si scrive solo sui cartelloni ma agisce sotto traccia senza lasciare indietro nessuno.
Foto di copertina:
Immagine di copertina: The Japanese Footbridge, 1899. Claude Monet.
Collezione e Diriti: Mondadori Portfolio - Getty Images Italia SRL
Voglio credere che la generosità sia l'arma per fermare questa follia!
La rete informale #Contagiamoci curata da Fondazione Cattolica nasce per attivare collaborazioni, condividere intenti, azioni e buone pratiche. Ma in questi anni ci siamo accorti che è anche molto di più...
E' aiuto, sostegno reciproco, condivisione di azioni per favorire il benessere delle persone. Oggi più che mai, in questo contesto emergenziale derivato dalla guerra, la rete #Contagiamoci sta dimostrando come insieme si possa dar vita a nuovi processi che danno speranza.
La cooperativa sociale Nuove Accoglienze, da anni impegnata in processi di inclusione dei migranti, si è attivata da subito per dar vita ad un centro capace di accogliere i profughi ucraini. Sono donne, mamme, bambini scappati da un conflitto che ha cambiato per sempre la loro vita. C'è bisogno di tanto. Di beni di prima necessità, di cure e di quell'umanità che sembra essere stata spazzata via. C'è bisogno di collaborare senza pretese. Chiedi e ti sarà dato dicevano. E così è...
Il messaggio
"Grazie!
È la prima parola che mi sgorga dal cuore e che la mia mente riesce a produrre dinnanzi a quella generosità immediata senza se e senza ma, di Andrea, Fabrizio e tutti i ragazzi più o meno giovani che compongono questa strana ma irripetibile famiglia che si chiama Gulliver.
Avevo chiesto pannolini e biscotti per i bambini ucraini e le loro mamme che come Coop N.A. stiamo accogliendo nei due hotel di Riolo Terme. Due strutture in disuso che con la volontà e la generosità di tutti nostri ragazzi, abbiamo non solo rimesso in piedi, ma reso accoglienti utilizzando tutto ciò che avevamo e tutto ciò che la generosità di molti ci ha donato. Non mi aspettavo che Andrea riuscisse a recuperare una quantità così rilevante di biscotti per l’infanzia, omogeneizzati e pannolini. Io non so come faccia ma è riuscito addirittura a riempire un pulmino nove posti privato dei sedili.
In questo momento così drammatico e così vicino al baratro dell’autodistruzione, voglio credere che solo la generosità ed il cuore lanciato aldilà dell’ostacolo, siano le vere uniche armi che come uomini e come donne noi possiamo usare per fermare questa insana follia, che ora, come migliaia d’anni fa uccide per qualche chilometro di terra per un campicello o per un villaggio.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare il vero della Pietas romana, che non era soltanto vissuta nell’accezione della compassione. ma anche come il rispetto per la religione degli dei, per la patria, per la famiglia e per gli amici. Vorrei in questo momento dedicare ad Andrea l’ultima strofa di una poesia che io amo molto:
Uomini poiché all’ultimo minuto non vi assalga il rimorso ormai tardivo, per non aver pietà giammai avuto e non diventi rantolo il respiro sappiate che la morte vi sorveglia gioir fra i prati o fra i muri di calce, come crescer il gran guarda il villano finché non sia maturo per la falce.
Vorrei che al più presto si ripetesse l’incontro conviviale che abbiamo già avuto a Forlì. Potremmo parlare finalmente di pace.
Vi abbraccio tutti con il fraterno affetto di sempre. Gianfilippo"
Arianna, 26 anni e la domanda che le ha cambiato la vita
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Arianna, giovane impegnata nella comunicazione della cooperativa Sophia di Roma, da sempre alla ricerca di ciò che può far fare la differenza alle persone.
La casa con il giardino. Io sono una ragazza che sogna la casa con il giardino. Ma attenzione: non intendo quella classica da ultimo urlo per le riviste d’arredo! Me ne piace un altro tipo e per capirlo c’è voluto del tempo…
Sai cosa succede quando a scuola te la cavi bene? Puoi fare tutto. Io ho sempre voluto capire il mondo e le persone. I miei mi hanno detto Fai il meglio che puoi e così mi sono iscritta: Economia e Marketing. Ti stai chiedendo perché? Me lo sono chiesta molte volte anche io.
Io ci stavo stretta. Sentivo che non era il mio ambiente perché mi sembrava tutto improntato al successo, all’efficienza, alla velocità. Così ho deciso di lasciare. Ma poi è arrivato “il senso del dovere”, il “quando inizi le cose le devi portare a termine”, il “non puoi fallire!”.
Ci stavo e non ci stavo, vivevo senza crederci e mi è cresciuta lentamente la sensazione di cadere nel vuoto. Così ho preso un aereo e sono volata in triennale a Dublino. E finita la magistrale in un mese mi sono trasferita a Parigi per lavoro. Mi serviva, certo ma per cosa?
Forse per crescere. E per farmi appassionare ancor di più delle persone. All’estero conosci storie incredibili e io volevo entrare nella profondità di ognuno. Però ho anche capito una cosa: avevo un irrisolto. Lavoravo nel mercato del design per il lusso. Amavo il mio lavoro: studiare le persone e per loro trovare le soluzioni perfette. Eppure…
Quella sensazione di vuoto non spariva. Mi sembrava di perdere il mio tempo. Così quando mi è capitata tra le mani la domanda immagina di essere morto, cosa lasci? mi sono sentita spiazzata. Cosa lascio? Ero diventata una dipendente, come quelle che vedevo in metro al mattino da studentessa e dentro di me dicevo “No, io non voglio diventare così. Io voglio osare!”
Ma osare per diventare chi? Mi sono presa del tempo, sono tornata a Roma, mi hanno detto “Chiama Federica, lei ti aiuterà a capire”. E lo ha fatto. Sono entrata nell’impresa sociale Sophia solo per vedere. Al tema “migrazioni” ero sensibile tanto quanto tutti coloro che dicono sì all’accoglienza e all’aiuto, niente di più. Mica sapevo di Sophia, del lavoro di sensibilizzazione svolto nelle scuole italiane e africane, dei progetti di formazione e integrazione lavoro…
L’aria diversa l’ho percepita subito. Mi sono sentita libera, serena, appagata. Mi sono sentita di poter essere me stessa. Così di guardare e basta non ne sono state capace. Ho iniziato a scrivere progetti con i ragazzi e poi post, articoli, news.
I ragazzi mi hanno insegnato che c’è un modo diverso di vivere il lavoro. Di fare e di essere. Mi ci è voluto tempo per capirlo. Ma adesso so che il giardino della mia casa non è quello delle copertine. È quello affollato e pieno di gente con cui si costruisce il futuro!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica #giovanisperanze a partire da Christian
Rivela: la cultura che crea comunità educanti
50 mostre itineranti realizzate a tema storico, artistico e sociale. L’associazione veronese Rivela opera in 3 regioni Italiane e 50 Località con una media di 20 mila visitatori a mostra. Grazie alla collaborazione con scuole, enti e cittadini, Rivela valorizza il significato dell’arte: lasciare che la bellezza esposta tocchi l’anima delle persone e le trasformi.
All’inizio degli anni 2000 alcuni amici si dilettavano ad organizzare mostre nella sagra di paese. “Siamo partiti da contesti semplici – racconta Ermanno Benetti presidente dell’associazione – e abbiamo compreso che coinvolgendo altre località avremmo potuto rendere più efficace la diffusione delle mostre. Così abbiamo provato!”. Bastano poche parole e nel 2003 Rivela realizza la sua prima mostra dedicata alla storia dei martiri in Messico in 9 parrocchie veronesi.
“La voce si è sparsa facilmente e alla fine del primo anno avevamo 24 richieste di collaborazioni. A quel punto ci siamo detti: facciamo più di una mostra!” e in pochi anni Rivela è diventata un riferimento culturale in città e fuori regione.
L'associazione Rivela
Rivela viene fondata nel 2002 con la finalità di realizzare mostre itineranti a tema storico, artistico e sociale per valorizzare il significato culturale e religioso delle manifestazioni locali. Quindici persone, tutte volontarie, opera all’interno dell’organizzazione offrendo le proprie competenze professionali utili alla realizzazione di una mostra. Possono essere mostre noleggiate, perlopiù mostre artistiche con un itinerario espositivo stabilito, oppure mostre progettate ed organizzate dall’associazione in base a bisogni e alle richieste dirette.
L’associazione è caratterizzata da una forma di carità. “Siamo tutte persone con ruoli sociali diversi: professori, dipendenti, liberi professionisti e casalinghe. Ma siamo tutti accumunati dal desiderio di trasferire gratuitamente la bellezza che c’è”.


L'obiettivo dell'associazione
Fin dai primi pannelli esposti, Rivela ha manifestato un ruolo educativo nel trasmettere cultura. Non ci sono lezioni accademiche che spiegano dipinti, ritratti e tele, bensì lo stupore dell’esperienza umana che attraverso una rappresentazione si sente toccata nella propria intimità. “Crediamo che l’arte, la bellezza e la cultura riferite all’esperienza cristiana contribuiscano al benessere delle persone e in questi anni abbiamo avuto il piacere di vedere questo nostro pensiero trasformarsi in realtà - testimonia Ermanno -. Persone che magari non avevano attrazione né per l’arte né per la cultura, conoscendoci hanno scoperto quanto sia importante per la propria vita. Scoprono quello che ci sta sotto, guardano con occhi diversi. Abbiamo visto fiorire le persone ed è una prova del nostro messaggio”.
Il coinvolgimento territoriale di Rivela
Per Rivela la mostra è uno strumento per testimoniare il bene, quel bene che favorisce tutti e per farlo la mostra deve essere innanzitutto incontro. Per questo l’associazione collabora con enti, parrocchie, musei, comuni per favorire la crescita delle persone: noleggia o organizza la mostra, offre un supporto pubblicitario e negli anni ha formato oltre 800 volontari e 350 guide. “Crediamo nella formazione esperienziale delle guide. Per prime sperimentano il percorso della mostra, scoprono l’importanza del fare esperienza di quel qualcosa di più che si sente, si vive, di fronte all’arte. Loro diventano i più preziosi testimoni perché trasmettono ciò che hanno vissuto”.
L’associazione lavora a stretto contatto con il territorio organizzando laboratori didatti che coinvolgono 2 mila studenti l’anno, concorsi scolastici e mostre per il sociale.

La rete scolastica di Rivela
Rivela collabora con le scuole del territorio in progetti di PCTO (alternanza scuola lavoro) che coinvolgono gli studenti nelle attività di studio delle mostre e di guida per i visitatori. Un’iniziativa che solo per l’ultima mostra “Il mio inferno. Dante profeta di speranza”, attiva fino al 29 maggio presso I Bastioni delle Maddalene, ha coinvolto 10 istituti scolastici e più di un centinaio di studenti.
“Per il futuro? Vorremmo trovare uno spazio in cui creare una collaborazione stabile con i ragazzi. Con la mostra su Dante è stato quanto mai evidente come i ragazzi, attraverso l’esperienza letteraria, abbiano guardato la loro vita attraverso una lente nuova. Tutto questo ci porta a voler proseguire!”
Ti è piaciuto questo articolo? Scopri le altre realtà sostenute dalla Fondazione. Come Botteghe e Mestieri
“Dopo di noi” dubbi e domande trovano risposte in un percorso dedicato
Acli Verona propone un nuovo percorso dedicato al “Dopo di noi” per offrire uno spazio di confronto e scambio tra famiglie e operatori della fragilità ed esperti sulla tematica.
Cosa farà quando non ci saremo più? Chi si prenderà cura di lui? Quale futuro lo attende? Sono tante le domande che interrogano genitori, coniugi, tutori e accompagnatori di persone con disabilità. Per aiutarle a trovare uno spazio di confronto ricco di spiegazioni e condivisioni, Acli Verona ha attivato un percorso telematico di 6 incontri in cui esperti del settore offrono una panoramica e forniscono risposte concrete per permettere alle famiglie di affrontare con più serenità il futuro delle persone amate. Claudio Bolcato, presidente di Acli Verona, ha risposto ad alcune domande.
Claudio, può aiutarci a conoscere meglio Acli Verona. Chi siete e di cosa vi occupate?
Le Acli sono un’associazione di promozione sociale che, attraverso un sistema diffuso ed organizzato sul territorio, promuove il lavoro ed i lavoratori, educa ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare quanti si trovano in stato di bisogno, a rischio di emarginazione o esclusione sociale.
Le Acli sono attive sui territori con circoli, servizi, progetti ed associazioni specifiche. A Verona siamo presenti dal 1986 con 23 circoli, 19 uffici zonali, 4 associazioni. Le Acli sono una realtà che si occupa di molteplici situazioni. Dal patronato alla povertà, dai problemi previdenziali alla dichiarazione dei redditi. Inoltre la dimensione associativa ci consente di promuovere percorsi di cittadinanza per la creazione di comunità come Rebus un progetto nato per gestire le eccedenze alimentari o Nessuno escluso per prevenire la dispersione scolastica.
Come mai avete scelto di dedicare un percorso formativo al “Dopo di noi”?
L’esigenza ci è stata chiara durante gli ascolti delle persone che incontriamo. Molteplici famiglie attualmente impegnate con un caso di fragilità domiciliare ci hanno espresso la necessità di orientarsi in un mondo fatto di leggi e norme da seguire. Si tratta di famiglie in cui i genitori sono prossimi alla pensione o in età avanzata. Loro, in modo particolare, ci chiedono “Cosa faremo con i nostri figli?”. Abbiamo voluto creare un contenitore che ancora non c’era. Così abbiamo deciso di unire alcune competenze creando un palinsesto formativo e divulgativo che consenta di fronteggiare il futuro. Sono nati dei webinar online il cui scopo è dare risposte alle famiglie. Ogni appuntamento è pratico e lascia spazio al dialogo.
Come si sviluppa il percorso e di cosa si occupa?
Si sviluppa in 6 webinar della durata di un’ora ciascuno per sei mercoledì consecutivi iniziati il 9 marzo e che si concluderanno il 13 aprile. Sono state coinvolte persone con competenze specifiche dal Direttore del nostro patronato a Responsabili servizi Ulss 9. Ma anche avvocati, notai, medici esperti impegnati sull’invalidità e le malattie civili. Ogni incontro ha un tema. Siamo partiti dal progetto di vita affinchè si inizi a pensarci prima che diventi un problema o per lo meno prima che diventi un’emergenza. Per poi arrivare a parlare di:
- pensione e indennità
- strumenti giuridici a supporto
- riconoscimento invalidità civile
- applicazioni norme
- reti presenti sul territorio
Tutti i partecipanti possono inviare alla mail della segreteria ulteriori domande per permetterci poi di rispondere alle questioni rimaste in sospese.

A chi si rivolge il percorso e come ci si iscrive?
Possono partecipare famiglie ma anche operatori del settore che vogliono approfondire alcune tematiche, aggiornarsi e mettersi in rete. Gli interventi sono di alto livello con professionisti preparati. Il numero è limitato a 30 utenze collegate contemporaneamente.
Per partecipare è necessario inviare una mail alla segreteria segreteria@acliverona.it delle Acli, si indica a quale seminario si intende partecipare (è possibile partecipare a tutto il percorso o solo ad alcuni appuntamenti) e successivamente viene inviato un link per il collegamento. Ci auguriamo che questo percorso sia il primo passo. Vorremmo lavorare in rete per replicare l’iniziativa con nuove esperienze anche grazie alla collaborazione di realtà che stanno già operando oggi in questo settore
"Il Bene? Non ha colore nè bandiere. Solo umanità" storia di Silvio, don Silvio.
La rubrica Uomini che fanno la differenza, si arricchisce con la storia di Silvio Pasquali, prete, motociclista e uomo libero che nel desiderio di "fare il bene" ha trovato la sua missione
Silvio è un bambino come tanti. Vive a Bobbio un paese in cui tutto è normale.
Il rombo della moto di suo padre vivacizza la tranquillità locale e lo conquista sin da piccolo. Cresce e monta in sella per andare oltre quelle vie che a volte riconosce a stento.
La droga infatti è entrata in paese in punta di piedi ma in poco tempo fa vivere a Silvio le sue conseguenze. Un amico, due amici…la droga non ha pietà e così man mano che aumentano le vittime Silvio inizia a chiedersi: perchè loro sì e io no?
Correndo con le sue domande sbatte incontro a chi gli cambia la vita. A Silvio sembra che questo Gesù voglia dirgli qualcosa e decide: chiude la moto in garage ed entra in seminario. Per gli amici dell’oratorio è un pazzo, anche un po’ sfigato. Per tutti gli altri un coraggioso. In realtà Silvio è un solo un ragazzo in cerca di tante risposte.
Diventa prete giovanissimo e in oratorio si inizia a vedere una moto parcheggiata. Un prete con la moto? Le voci circolano ma a Silvio non importa. Lui è nato libero e libero vuole restare soprattutto ora che la moto gli ha dimostrato che il Bene non ha colore né bandiera.
Non che frequentare i moto club per un prete sia una passeggiata. Ma a Silvio piace. Ci sono persone così diverse da quelle che è abituato ad incontrare. Alcune sono talmente impegnate in opere di bene che viene voglia di fare anche a lui. “Posso unirmi?” chiede sentendo parlare di un viaggio in Medio Oriente e nessuno ha il coraggio di dirgli di no.
Tutto è diverso: odori, suoni, colori. Ma gli occhi degli uomini che desiderano fare il Bene brillano della stessa luce in qualsiasi angolo della terra. Per questo insieme agli amici motociclisti Silvio fonda Raid for Aid viaggiare per Bene, l’associazione che promuove pace e solidarietà sostenendo progetti nel mondo.
Scuole e ospedali, assistenza e istruzione: l’associazione punta al futuro delle giovani generazioni. Organizza moto raduni per raccogliere fondi e poi si parte. Palestina, Africa, America Latina… 11 viaggi fatti di condivisione della notte con le stelle, pasti saltati e accoglienza tra persone umili che aprono la mente e fanno trovare a Silvio risposta alla sua domanda.
È La strada il suo mondo, la sua missione. Anche a Piacenza.
Nella parrocchia di San Lazzaro Silvio esce dal clericalismo che ingessa la Chiesa. Lavora con psicologici, educatori e volontari. Vuole intercettare quei ragazzi che sembrano brancolare nel buio in cerca di un po’ d’amore. Perché lui l’ha capito: la vita è amore, amore che può salvare!
Organizza laboratori, incontri gratuiti con terapeuti e attività educative. La sua parrocchia non lascia fuori nessuno e diventa un punto di riferimento per la Provincia e la Regione, anche per quanti affrontano fatiche in silenzio per paura di sentirsi giudicati.
Mente aperta e cuore leggero. È così che don Silvio sogna la Chiesa e così offre il suo servizio per il benessere della comunità.
“In Africa porti vestiti e medicine. Qui non c’è bisogno di portare vestiti ma di salvare le vite sì. Quell’azione di bene vale lì quanto qui”
Lui è Don Silvio Pasquali, un uomo che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Leggi le altre della rubrica partendo da Samantha!
Worldplaces, la rete europea che favorisce la vera inclusione femminile
Nasce Worldplaces – Workinkg with migrant women la prima rete europea che unisce le due metà del mondo del lavoro, quella profit e non profit, sotto un unico obiettivo: creare opportunità lavorative per le donne migranti. Una rete che fa leva sulle best practice sperimentate in più Paesi europei per creare continuità alle esperienze professionali e garantire veri processi di integrazione.
Un posto per dare avvio a nuovi inizi. Per le donne immigrate il luogo di lavoro non è solo fonte di un’entrata economica, è soprattutto motore di inclusione. Eppure oggi il 57% delle donne migranti non ha oggi accesso a posizioni occupazionali. Senza lavoro le donne restano escluse da un processo integrativo reale nella nuova società di appartenenza. Ma di cosa hanno bisogno e su cosa lavorare affinchè le donne migranti possano autodeterminare il loro futuro, progettarlo e darsi degli obiettivi che possono raggiungere? “Con Worldplaces vogliamo promuovere le sinergie tra il settore pubblico insieme a quello non profit e il settore privato con l’obiettivo ultimo di ridurre gender e integration gap” spiega Anna Fisale presidente di Quid, Impresa Sociale capofila del progetto.
Obiettivi della rete Worldplaces - Working with migrant women
La rete europea mira a sperimentare nuovi servizi e processi finalizzati a rendere i luoghi di lavoro più accessibili alle donne migranti con basse competenze formali che sono a più alto rischio di segregazione occupazionale. Attraverso questo nuovo programma, Worldplaces incoraggerà le donne straniere e le realtà di cui sono dipendenti, a scoprire, attraverso processi di orientamento, formazione e supporto, come ogni luogo di lavoro possa divenire un laboratorio unico e dinamico di integrazione favorendo da un lato l’integrazione e dall’altro promuovendo processi di Inclusion&Diversity.

La rete Worldplaces
Il progetto europeo nasce dal sostegno della Direzione Generale Migrazioni e Affari Interni della Commissione Europea nel 2021 e si sviluppa in 4 Paesi europei: Italia, Portogallo, Germania e Grecia.
La collaborazione delle realtà aderenti al progetto Quid (Verona, Italia), Speak (Portogallo), Gen2red (Grecia), Interventionsburo (Germania) prevede un lavoro di 3 anni in cui le organizzazioni progetteranno e sperimenteranno best pratice mirate a supportare e a coinvolgere direttamente 300 donne migranti e le loro famiglie in 4 aree chiave della vita lavorativa:
- Formazione e leadership
- Vita e comunità
- Lingua e cultura
- Identità
Le migliori pratiche verranno poi riadattate per rispondere ai bisogni di datori di lavoro e aziende attive sul territorio, e disseminate raggiungendo oltre 30 datori di lavoro e aziende e 450 ambasciatrici in tutta l’UE.


Protagonisti della rete Worldplaces
Giovani, madri, a volte anche nonne, dipendenti, manager e imprenditrici, in una parola donne. Sono loro le protagoniste indiscusse di questo progetto articolato e concreto che punta a valorizzare talenti e competenze per garantire continuità professionale nel mercato del lavoro. Le donne diventano quindi destinatarie ma anche le ambassador di questo progetto femminile come racconta Valeria Valotto, vicepresidente di Quid: “Invitiamo donne di tutte le professioni a qualsiasi punto del loro percorso di carriera che credono nel concetto di rete, a candidarsi come Ambassador e membri del progetto per coinvolgere poi negli anni le realtà per cui lavorano o coinvolgersi personalmente nelle attività che andremo a proporre. Sono più di 30 le Ambassador a oggi già coinvolte, speriamo di raggiungerne 100 entro il prossimo 8 marzo”.
Il funzionamento della rete Worldplaces
In Italia Quid, Impresa Sociale insieme a D-Hub e al Comune di Verona lavorerà sulla formazione e la leadership inclusiva creando sinergie con le aziende locali in processi di formazione che abilitano conoscenze e competenze per creare continuità lavorativa.
L’impatto atteso dalla rete nei confronti del mondo profit mira a favorire processi di inclusione e sostegno alla diversità tramite maggiori conoscenze delle difficoltà riscontrate dalle donne all’accesso del mercato lavorativo, a principi e pratiche da adottare insieme a politiche maggiormente inclusive. Nel contempo il progetto punta a migliorare la condizione socio economica femminile, aumentando il senso di appartenenza delle donne migranti e migliorando la loro qualità di vita.
Per maggiori informazioni sul progetto scrivi a istituzionale@progettoqui.it
Sei interessato alle reti che si occupano di donne? Leggi anche Un lavoro per ricominciare!
Fundraising: meglio soli o in compagnia?
Fondazione Cattolica ha sostenuto la campagna “Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea futuro” un progetto collaborativo di raccolta fondi che ha unito 130 protagonisti del mondo non profit facenti parte della rete informale #Contagiamoci. L’esperienza ha evidenziato come fare fundraising in rete amplifichi l’impatto positivo generato.
La campagna di fundraising co-partecipata
#Nataleognigiorno è un’iniziativa nata dalla volontà degli enti non profit di favorire occasioni di sviluppo per continuare a creare quel lavoro che offre una migliore prospettiva di vita a tutti, specie a chi oggi è più fragile. Il progetto di raccolta fondi ha messo in rete sul sito Controcorrente, oltre 200 prodotti food e non food oltre che buoni esperienze. L’iniziativa ha evidenziato la potenza generativa della cooperazione, attivando virtuosi processi di crescita e condivisione tra organizzazioni non profit.
Perché favorire una campagna di fundraising partecipata
Fondazione Cattolica ha a cuore lo sviluppo dei piccoli enti del terzo settore. Per questo propone percorsi di crescita condivisi. Nadia, della cooperativa Valgiò, esprime così la scelta di prendere parte alla prima campagna condivisa della rete. “Prestare attenzione ai bisogni sociali delle persone è per noi un pilastro fondante, e ci ha appassionato vedere così tante realtà che lavorano con dedizione nella nostra stessa direzione. Crediamo che fare rete sia un asset fondamentale per supportarci a vicenda e pensiamo che sia un modo per "contagiarci" reciprocamente con idee innovative”.
Da dove partire per generare valore
La rete #Contagiamoci! si caratterizza per fiducia, collaborazione e libertà. Sono questi i pilastri che hanno motivato i 15 enti non profit che per la prima volta hanno deciso di creare una raccolta fondi natalizia. “Immaginavano che sarebbe stato complesso trovare dei fornitori e dei prodotti che rientrassero nel nostro mondo, con le nostre finalità, la nostra mission. La realizzazione del catalogo condiviso ci ha immediatamente risolto questo problema e ci ha dato la fiducia di poter iniziare. Ne è valsa la pena per toccare con mano quante sinergie, spontanee, possono nascere e consolidarsi per realizzare insieme progetti che sembravano irrealizzabili” testimonia Ombretta di Asperger Veneto.

Il valore del fundrasing partecipato
I dati dell’impatto economico generato grazie alla condivisione dei prodotti sono incoraggianti. Il 53% degli enti ha raggiunto un ricavo entro i 10.000€ e il 42% ha beneficiato di ricavi che raggiungono, e anche superano, i 70.000€. Il valore collaborativo trova sostegno dalla qualità dei prodotti realizzati.
“Abbiamo ricevuto centinaia di richieste. Far parte di un progetto più ampio di raccolta fondi ha consolidato la collaborazione interna nel nostro ente tra personale strutturato e volontari ma anche tra noi e le imprese esterne” racconta Angelo presidente di associazione Libra. Infatti “Condividere buone pratiche di azione aiuta nelle nostre attività. Fare parte di questa campagna ci ha permesso di migliorare le competenze del team, la nostra professionalità e il contatto con le imprese” racconta Teresa di ZeroperCento.

La forza del fundrasing partecipato
Il legame di rete diventa motore di crescita. “La nascita di nuove collaborazioni con imprese sociali provenienti da tutto il territorio nazionale ci ha permesso di condividere tematiche affini, di attivare scambi costruttivi di idee e ci ha permesso di aprire dibattiti condivisi” racconta Michele responsabile della cooperativa sociale Pantarei. Eppure il valore della collaborazione non è attribuibile solo ai prodotti venduti. Diversi enti aderenti all’iniziativa non hanno promosso alla rete produzioni proprie ma nonostante questo la loro esperienza è entusiasmante. Come afferma Irene di Odv Su la Testa “La campagna condivisa ha creato legami nuovi e ha rinsaldato quelli consolidati nella rete che porteremo avanti nel tempo”.
Progetti futuri
L’entusiasmo della campagna di Natale ha portato gli enti della rete ad attivarsi anche per la Pasqua. Ne nasce un piccolo ma dolce catalogo dove troverete alcuni dei prodotti che potrete gustare a Pasqua.
Vuoi saperne di più della campagna? Vedi qui
Guerra in Ucraina: cosa puoi fare insieme al mondo non profit?
L’esodo più veloce d’Europa. Sono più di 1,5 milioni, secondo i dati Onu, le persone che in più di 10 giorni hanno lasciato il proprio Paese per scappare oltre confine. Mentre si tenta di strutturare un programma di accoglienza, sono tante le organizzazioni non profit già mobilitate per soccorrere, accogliere e offrire assistenza ai profughi. A loro abbiamo chiesto quali servizi hanno attivato e come ogni cittadino può aiutare.
Sono più di 14 mila i cittadini ucraini entrati in Italia finora di cui più di 7 mila donne, oltre 5 mila minori e più di 1.500 uomini. Come si sta attivando l’Italia e cosa possono fare persone di buona volontà che non vogliono rimanere con le mani in mano? Lo abbiamo chiesto alla rete informale #Contagiamoci che opera a livello nazionale per rispondere ai bisogni sociali del nostro tempo. Ecco le loro testimonianze.
Nuove accoglienze - Forlì
La cooperativa Nuove Accoglienze opera a Forlì da diversi anni nell’ambito dell’accoglienza migranti. Per questo è stata contattata dalla Prefettura locale per gestire la situazione emergenziale. La cooperativa ha preso in gestione di 2 alberghi, li ha puliti e con il supporto dell’associazione Gulliver e di Manitese Finale Emilia ha equipaggiato i locali preparandosi ad accogliere 120 persone. Le prime donne arrivate con figli a carico testimoniano la gravità di una situazione. Cosa può essere utile per garantire una migliore accoglienza? Mediatori linguistici! La cooperativa ricerca persone che parlino russo o ucraino. Ma anche psicologi, medici, infermieri che possano offrire assistenza. E letti a castello. Tanti! Per mettersi in contatto è possibile scrivere a: nacoop.servizi@gmail.com
La Nuova Arca - Roma
La cooperativa sociale La Nuova Arca opera a Roma a favore di mamme e bambini ma anche di persone fragili che attraverso percorsi di inclusione sociale e accoglienza possono realizzare la propria autonomia. La guerra in Ucraina ha da subito attivato l’organizzazione che ha strutturato due tipologie di interventi. La prima è una raccolta di beni di prima necessità sviluppata in coordinamento con l’iniziativa diocesana il cui referente, il vescovo don Benoni Ambarus, è in contatto con la Basilica Minore ortodossa ucraina di Santa Sofia. Medicinali, beni di prima necessità e alimenti possono vengono raccolti:
- ogni martedì dalle 9 alle 18 in via di Castel di Leva 416
- ogni mercoledì dalle 9 alle 15 presso Mercato Laurentino - Box 36
Informazioni e dettagli disponibili qui o contattando info@lanuovaarca.org
La seconda iniziativa riguarda l’accoglienza famigliare. In coordinamento con la rete Mam&Co in diretto contatto con il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale e con la Direzione Servizi Sociali della Regione Lazio, la cooperativa sta mobilitando le reti dei servizi per preparare l’accoglienza famigliare degli sfollati. Sono migliaia le persone che stanno scappando dalle terre di guerra. L’emergenza preannuncia numeri di sfollati importanti. Per questo l’associazione Meryem Anà della cooperativa si sta attivando per raccogliere la disponibilità delle famiglie a diventare famiglie d’accoglienza. Accompagnamento e presidio sono garantiti. Per maggiori informazioni e per aderire all’iniziativa è possibile scrivere a assmeryemana@gmail.com
Acli - Verona
L’associazione di promozione sociale attiva nella città di Verona ha attivato diverse iniziative volte a sensibilizzare e a fornire aiuto concreto. La prima, prettamente locale sviluppata in collaborazione con l’Associazione Betania è l'adesione ad una raccolta di alimenti attivata da quest’ultima che saranno destinati a profughi ucraini nel Comune polacco di Ustrzuki Dolne, sul confine ucraino. In collegamento con Acli Italia sono poi partite due iniziative. La prima è la promozione di una campagna social per l'esposizione fisica e virtuale di bandiere di pace riportando #AcliForPeace; l’altra l’avvio di una campagna di raccolta fondi realizzata insieme all’organizzazione non governativa per la cooperazione internazionale della rete Acli. Per aderire o partecipare ai progetti avviati è possibile scrivere a: progettazione@acliverona.it
Il Ponte - Novara
La cooperativa Il Ponte si occupa di inclusione professionale di persone con disabilità o particolarmente svantaggiate. In collaborazione con la rete Non di solo pane, di cui fanno parte associazioni ed enti locali, la cooperativa si è attivata per cucinare i pasti solidali consegnati alle persone provenienti dall’Ucraina ed oggi ospitate all’interno delle strutture della rete. Inoltre la cooperativa raccoglie ed invia beni di prima necessità per farli giungere in Polonia. I primi 10 furgoni sono già partiti ma tutte ledonazioni dei cittadini che decidono di partecipare all’iniziativa possono essere consegnate presso la segreteria di Avis Arona in via S. Carlo 3, nei seguenti orari: Lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 17:00 alle 19:00 Mercoledì dalle 10:30 alle 12:30. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a info@retenondisolopane.it
Giorgio Valsania Onlus - Torino
L’associazione opera per creare migliori condizioni di sviluppo in territorio a rischio. Per far fronte all’emergenza attuale, l’onlus ha scelto di inviare materiale di prima necessità. L’associazione in rete con molte altre realtà locali, sta raccogliendo e programmando più delegazioni in aiuto alle popolazioni dell’Ucraina. Beni di prima necessità, alimenti, prodotti personali, vestiti e coperte saranno portati agli sfollati. Per farlo hanno attivato un piccolo fondo volto a finanziare i trasporti che verranno incaricati direttamente ai volontari. Per contribuire è possibile prendere contatti con: caselle@ammop.it
Associazione Gulliver - Pesaro
L’associazione opera a Pesaro favorendo lo sviluppo delle comunità e il sostegno alle persone più fragili. Attualmente Gulliver ha scelto di trasferire beni di necessità alle persone arrivate dalla guerra. Inoltre l’associazione si sta coordinando con alcune scuole per creare piccole raccolte fondi che verranno destinate a Caritas Ucraina. Informazioni: 0721 395823
Stella Matutina Onlus - Verona
L'associazione Stella Matutina Onlus segnala la possibilità raccolta beni. "Ci stiamo occupando della logistica-arredamento-ristrutturazione, adeguamento appartamenti-trasporto beni nei centri di raccolta indicati dall’associazione MALVE Ucraina. Abbiamo sviluppato un rapporto pluriennale con l'Ucraina, da tempo infatti forniamo beni (letti, apparecchiature sanitarie, mobilio...) attraverso Malve. Ora che i primi nuclei, specie di mamme e bambini sono arrivati a Verona e continueranno ad arrivare, Malve ha chiesto il nostro intervento per recuperare con urgenza: asciugamani, lenzuola, cuscini, sacchi a pelo. Stiamo lavorando sul territorio da Bosco Chiesanuova a Verona." Per collaborazioni e contatti è possibile scrivere a: emergenzeucraina@comune.grezzana.vr.it
Christian, da marinaio a psicologo per aiutare gli altri
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce della storia di Christian, 27enne ligure, che nella vita ha abbracciato strade diverse fino a capire sulla sua pelle che star bene e far star bene gli altri è il più gratificante dei lavori.
A 15 anni pensavo che mai nella vita sarei diventato psicologo. Un po’ perché stare con chi soffre mi dava i brividi. Un po’ perché ero stanco di studiare già dopo i primi anni di liceo. Per questo ho cambiato scuola e ho preso il diploma come perito meccanico. Eppure quel lavoro non mi piaceva neanche un po’. La mia passione era il mare e lì volevo stare!
Ma ti immagini un marinaio sempre in viaggio? Sulla barca a vela o uno yatch? Con il sole sempre in fronte e solo con i suoi pensieri? Per me non c’era niente di più bello. Così ho lavorato sodo per prendere il libretto di navigazione e poi ho salpato l’ancora.
Per chiunque la mia vita era fichissima. Peccato che ero solo e dopo due anni di navigazione, pulendo i gabinetti, mi sono trovato a chiedermi “Davvero vuoi che la tua vita sia questo?”. E lì ho capito: non per forza la vita deve essere ristretta a una sola passione.
“Si ma, cosa voglio fare?” mi chiedevo. Ho iniziato a fare il commesso, il cameriere e pure rivenditore di spiedini ma non capivo. Da mio padre ho imparato che quando hai delle paure le devi affrontare. Testa alta, un passo alla volta.
Ho scelto la psicoanalisi. Volevo mettere un punto al mio vagabondare, alle mie sofferenze emotive. Volevo dare un futuro alla mia relazione d’amore e smettere di scappare. E pensare che c’è ancora chi dice “lo psicologo serve solo ai matti!”. Lo sai cosa è successo? La relazione d’aiuto mi ha conquistato!
Mi ha dato uno sguardo nuovo che ha scatenato in me la necessità intima di stare bene e di far star bene gli altri. E alla fine l’ho fatto, mi sono iscritto a Psicologia, mi sono laureato e come sempre mi sono trovato a fare un lavoro davvero unico.
L’investigatore! Andavo a lavorare in camicia, ero un responsabile, i clienti mi chiamavano dottore. Wow! Cosa vuoi più di così? C’era che io cercavo davvero qualcosa di più e quel di più per me sono le persone.
Di cooperative non sapevo nulla fino a quando non sono arrivato in Lindbergh. Entrare al Centro Nuovo Volo è stato forte. Mi sono spaventato. Ho sentito gridare. Per la prima volta sono entrato in contatto con la disabilità. E ho avuto paura. Ma di cosa?
Qui ho scoperto che ci sono persone e non etichette. Che i modi di comunicare e usare il corpo sono forme di linguaggio. Che c’è chi ride e chi per ridere grida. La disabilità, anche quella grave, offre un modo di vedere il mondo che è puro. E io per la prima volta mi sono sentito grato. Perché loro mi trasmettevano benessere. Perché io posso contribuire al loro benessere.
In poco tempo ho compreso come si cresce insieme agli altri. E ho capito che quando aiuti le persone a stare meglio, a loro volta diffondono benessere. Un po’ come un contagio di Bene e sai cosa? Io voglio essere parte di questa onda infinita.
Christian Valdettaro, 27 anni – Cooperativa Lindbergh La Spezia -
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