Cosa racconta il bilancio 2023 di Fondazione Cattolica

Cosa racconta il Bilancio 2023 di Fondazione Cattolica

Il bilancio di missione di Fondazione Cattolica mette in evidenza l’intensità dell’anno trascorso, ricco di rapporti con il mondo del Terzo Settore, le istituzioni pubbliche e private, il mondo profit, sviluppati per potenziare il welfare comunitario fatto di prossimità, cura e presenza. Il bilancio evidenzia il patrimonio esperienziale e reputazionale costruito in diciotto anni di sostegno e accompagnamento agli enti non profit su tutto il territorio italiano.

L’approvazione del bilancio porta a compimento l’intervento triennale del Consiglio d’Amministrazione. All’interno del Gruppo Generali, la Fondazione proseguirà la propria missione sotto la guida di Paolo Bedoni, confermato alla presidenza, e al nuovo Consiglio d’Amministrazione che si insedierà il 16 aprile 2024.

L'impegno di Fondazione Cattolica

“Il patrimonio esperienziale della Fondazione è stato costruito attraverso un ampliamento coerente e progressivo della rete delle relazioni a livello nazionale – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Il bilancio delle attività svolte nel 2023 è espressione di un programma triennale che, pur se inizialmente condizionato dagli interventi straordinari per la crisi pandemica, va letto come propedeutico alla nuova fase che si apre con l’ingresso nel Gruppo Generali”.

I dati del bilancio testimoniano l’impegno della Fondazione. Nel 2023 sono stati sostenuti i 275 progetti realizzati negli ambiti della solidarietà, della formazione, della cultura, della ricerca volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.761.492€ a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 294 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 14.260 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 220 mila ore che hanno permesso ad oltre 1 milione di persone di goderne i benefici.

“Accompagnando chi ha il coraggio di intraprendere nuove progettualità per rispondere a nuovi ed antichi bisogni sociali, Fondazione Cattolica ha continuato a creare legami e sinergie per dare radici ed ali ai desideri del “prendersi cura” – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba - Ed è questa, in fondo, la modalità con cui Fondazione contribuisce allo sviluppo di persone, comunità e territori”.

Novità interventi 2023

Il 2023 è stato un anno di apertura alla condivisione. Il bando “Una Mano a Chi Sostiene”, realizzato con la Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore della divisione Cattolica di Generali Italia, ha consentito di raccogliere 537 proposte da tutta l’Italia e coinvolto 152.000 cittadini nella selezione dei 26 migliori progetti finanziati. All’attività erogativa si sono affiancate nuove attività e proposte che traggono origine dal percorso della Fondazione: il podcastIntraprendenti. Storie di chi nel Terzo settore genera futuro”, l’attività formativa rivolta agli enti del terzo settore, l’accompagnamento alle loro campagne di raccolta fondi, la creazione di un catalogo dedicato al Turismo controcorrente, le iniziative rivolte ai giovani, in particolare “Escogito” ed il premio giovani di valore.

Puoi scoprire tutte le attività e i progetti accompagnati nell'anno all'interno del Bilancio digitale!


Film Wonder

Rubrica Sguardi Inclusivi: il quinto film che ti consigliamo è...

È il più grande colui la cui grandezza trascina il maggior numero di cuori grazie all’attrazione del proprio.

Wonder è un film di Stephen Chbosky del 2017, con Julia Roberts e Owen Wilson, tratto dal romanzo omonimo scritto da R. J. Palacio nel 2012.

Un film che parla di gentilezza, di empatia e di condivisione. Un racconto di formazione che insegna ad accettare le imperfezioni, a imparare dai propri errori e a non avere paura della diversità.

Il contenuto del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi

August, detto Augie, è un ragazzino di dieci anni che sta per iniziare la scuola media. In una scuola vera non c’è mai stato. Studiava a casa con sua madre, perché affetto da una malformazione craniofacciale.

Augie ama la scienza, lo spazio e Star Wars. Adora Halloween, perché tutti sono mascherati e così per un giorno anche lui può camminare a testa alta senza doversi nascondere. Porta sempre un casco da astronauta per celare il suo volto, ma sogna una vita normale e magari degli amici.

La sua famiglia è solida e affettuosa e lo aiuta ad affrontare con coraggio ed ironia gli ostacoli del vivere quotidiano.

Nel corso del film August uscirà dalla solitudine per frequentare la scuola e così “lanciarsi nello spazio”, luogo dove paura e meraviglia si incontrano. Vivrà la difficoltà di farsi accettare, la gioia di scoprire dei veri amici e di veder riconosciuti i propri talenti. Emblematica è la scena in cui Augie e il suo amico Jack presentano il loro progetto per la gara di scienze: una camera oscura. Una scatola di cartone in cui chi vi entra vede il mondo al contrario. Una metafora di come la realtà abbia diverse sfaccettature, dipende solo dal nostro sguardo scegliere come guardarla.

Perché vi consigliamo questo film?

Vi consigliamo questo film perché parla di inclusività e indica la via per praticarla: empatia, gentilezza e condivisione. Una narrazione polifonica che considera tutti gli attori in gioco. Mostra il punto di vista di chi è considerato “diverso”, la difficoltà di integrarsi e la gioia di essere accettati per quello che si è. Le speranze dei genitori che sanno infondere coraggio e dare strumenti per superare la discriminazione. Il senso di responsabilità dei fratelli di chi ha una disabilità, i siblings, e il desiderio di essere visti dai propri genitori. E poi il film mostra il punto di vista di chi entra in contatto con la diversità, come un qualunque compagno di scuola: la diversità può spaventare, ma è solo condividendo, facendo esperienze insieme che passa la paura e si scopre l’occasione di incontrare l’Altro. E ciò che è straordinario è che anche il singolo gesto di ognuno di noi può essere rivoluzionario.

A questo proposito nel film viene citata una frase di Henry Ward Beecher. “Un’opera di bene può arrivare in forme diverse. La grandezza non risiede nell’essere forti ma nel giusto uso della forza. È il più grande colui la cui grandezza trascina il maggior numero di cuori grazie all’attrazione del proprio”. Si parla dunque di generatività del Bene.

È un film che tratta anche il tema del bullismo. E c’è una frase nel film molto significativa, pronunciata dal preside della scuola. “Augie non può cambiare il proprio aspetto. Ma forse noi possiamo cambiare il nostro sguardo”. Questo invito non è un’utopia, è un’opportunità, per tutti.

L’inclusione scolastica in Italia

L’inclusione scolastica è sancita dalla Costituzione italiana (art. 38.) Il percorso sotto il profilo normativo e pedagogico è stato segnato nel tempo da alcune tappe fondamentali. In primis il superamento delle scuole speciali e delle classi differenziali (L. 181/71 e L.517/77). Poi la famosa legge 104 del 1992 che prevede l’obbligo da parte dello Stato di rimuovere qualsiasi tipo di impedimento che possa limitare il potenziale di sviluppo delle persone con disabilità. Infine, nel 2009 la pubblicazione da parte del Miur delle Linee Guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

Gli ultimi dati Istat, riferiti all’anno scolastico 2022/2023, rilevano un aumento dei ragazzi con disabilità che frequentano la scuola:

  • 338 mila studenti
  • 4,1% del totale
  • + 7% rispetto al precedente anno scolastico

Ma persistono criticità che possono compromettere un’efficace inclusione: accessibilità degli spazi, adeguata formazione degli insegnanti di sostegno, continuità della didattica e difficoltà di partecipare alle gite extrascolastiche.

Il ruolo del Terzo Settore: gli amici di Fondazione Cattolica

Questo film insegna che la differenza non va negata, ma abbracciata con gentilezza. Di questa forza dirompente e rivoluzionaria, vero strumento per accogliere l’Altro, parla Beatrice Balsamo, Presidente di Apun, nel suo libro “La saggezza gentile”, di cui abbiamo scritto in questo articolo.

La gentilezza promuove uno stare al mondo più inclusivo. E dunque più bello.

Sono molte le realtà incontrate in questi anni da Fondazione Cattolica che hanno saputo aprire il loro sguardo e promuovere l’inclusione della diversità. Come la cooperativa Panta Rei, che ha sviluppato progetti di inclusione lavorativa che danno dignità e indipendenza a persone con problemi di salute mentale. Oppure Eppertè, il ristorante di Chioggia di Opera Baldo, dove tra prelibati piatti di pesce preparati e serviti da ragazzi con disabilità, si entra da clienti e si esce da amici.

Tutti possiamo essere costruttori di inclusione e gentilezza, verso noi stessi, verso gli altri e il mondo che ci circonda. “Se vuoi davvero vedere come sono le persone” dice Augie nel film “non devi fare altro che guardare!”.

E allora non temere, alza il volto e apri il tuo sguardo!


San Giuseppe: patrono dei papà e dei lavoratori

Il 19 marzo è il giorno dedicato a San Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù. Dal culto di questo santo nasce la Festa del Papà, che ancora oggi celebriamo.

 Ma San Giuseppe è anche patrono dei lavoratori e per questo festeggiato il 1° maggio.

In questo articolo scopriamo come si è diffusa la venerazione e rappresentazione di questo santo, che ancora oggi ispira opere di Bene.

Il culto di San Giuseppe

La venerazione di San Giuseppe è molto antica ed ha probabilmente origine in Oriente nell’Alto Medio Evo. Nel Trecento si è diffusa anche in Occidente, grazie all’opera degli ordini mendicanti, in particolare dei francescani e in seguito, nel Cinquecento, dei Gesuiti.

La festività di san Giuseppe fu inserita nel calendario romano già nel 1479 da papa Sisto IV. Nel 1871 poi la Chiesa cattolica proclamò San Giuseppe “protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa Universale”. Con l’inizio del XIX secolo, l’usanza di celebrare la Festa del Papà cominciò a diffondersi in tutto il mondo, anche fuori dai paesi cattolici, ma in date differenti.

Iconografia e iconologia

Le rappresentazioni di San Giuseppe sono spesso legate a temi del racconto biblico. Viene ritratto in episodi dell’Infanzia di Gesù (Fuga in Egitto, Natività, Presentazione di Gesù al Tempo) e della vita della Vergine (Sposalizio della Vergine, Visitazione), quale componente della Sacra Famiglia.

Giotto, Sposalizio della Vergine, Cappella degli Scrovegni, Padova, 1304-1305.

Viene raffigurato come un uomo anziano, per sottolineare la sua estraneità al concepimento di Cristo, opera dello Spirito Santo. I suoi attributi più tipici sono il giglio, che rappresenta la castità, gli attrezzi da falegname, in riferimento alla sua occupazione e la verga fiorita, che richiama l’episodio dello sposalizio della Vergine narrato anche nella Leggenda Aurea[1].

San Giuseppe e l'angelo, Battistero di San Giovanni, Firenze, XIII secolo.

Una delle rare rappresentazioni autonome del Santo è il sogno di Giuseppe, che si riferisce a due distinti episodi. Uno è narrato nel Libro apocrifo di Giacomo e racconta che l’arcangelo Gabriele in sogno gli spiegò la situazione in merito la concezione di Maria. In un’altra apparizione, descritta nel Vangelo di Matteo (2,13), l’angelo gli ordina di fuggire in Egitto, perché Erode vuole uccidere Gesù.

Dal Rinascimento in poi San Giuseppe viene rappresentato anche nell’atteggiamento del filosofo, con un libro in mano, in quanto uomo giusto che attinge la sua saggezza dalla volontà di Dio, espressa nelle Sacre Scritture.

L’iconografia del Santo subisce alcune importanti trasformazioni nel Cinquecento, all’epoca della Controriforma. A quel tempo il ruolo del padre fu profondamente rivalutato. San Giuseppe acquistò molto popolarità, incarnando gli ideali e il ruolo del padre cristiano: umile, giusto e lavoratore. Divenne centrale il tema famigliare. Le Sacre Famiglie del tempo liberarono la scena dai personaggi secondari per concentrarsi unicamente sugli attori principali, Maria, Giuseppe e il Bambino. A quest’epoca inoltre risalgono le prime rappresentazioni di San Giuseppe, con una fisionomia più giovanile, ritratto in scene di vita familiare non strettamente legate al racconto biblico.

Rare sono le raffigurazioni della morte di Giuseppe, che secondo una biografica apocrifa morì all’età di 111 anni, o la sua incoronazione, soggetto diffusosi nella seconda metà del XVI secolo nelle chiese dei gesuiti.

San Giuseppe patrono dei lavoratori

Meno conosciuto è il ruolo di San Giuseppe come patrono di falegnami, ebanisti, carpentieri, senzatetto e persino dei Monti di Pietà. Nel 1955 Pio XII volle ricordarlo come patrono di artigiani e operai e festeggiarlo nel giorno del 1° maggio, Festa dei Lavoratori.

Ricordare San Giuseppe in questa occasione significò per la Chiesa riconoscere “la dignità del lavoro umano come dovere dell’uomo e prolungamento dell’opera del Creatore”[2].

Terzo Settore: l'associazione San Giuseppe Imprenditore

Proprio al San Giuseppe patrono dei lavoratori si richiama l’associazione “San Giuseppe Imprenditore”.

Ad Asti un gruppo di ex imprenditori e professionisti ha dato vita ad un’associazione che aiuta industriali, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi in grave difficoltà. Nel proprio nome richiama San Giuseppe, come modello virtuoso di riferimento. Il falegname che nel suo piccolo fu imprenditore e coinvolse anche il figlio nella sua attività. Una figura che diede dignità al lavoro, che ne richiama il valore cristiano di servizio alla comunità e contributo al Bene comune.

L’Associazione fornisce supporto tecnico-legale e consigli a persone che stanno attraversando una situazione di crisi economica e aziendale. Aiuta a trovare soluzioni e opportunità di ripresa. Sostiene buone pratiche nel lavoro, guidate dall’insegnamento evangelico, che promuovano un’economia sostenibile e a misura d’uomo.

 

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[1] Si narra infatti che il sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, ispirato da Dio, disse ai pretendenti di portare un ramo secco e deporlo sull’altare. Lo sposo prescelto sarebbe stato quello la cui verga fosse fiorita. Il miracolo avvenne e indicò in Giuseppe il promesso sposo della Vergine. La verga fiorita del Santo è in alcuni dipinti sormontata da una colomba, secondo quanto narrato nel Libro di Giacomo, uno scritto apocrifo. Così, ad esempio, nella cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto. Qui Giuseppe, come da tradizione del Medioevo, sta per ricevere un colpo sulla schiena dal padrino della sposa, per saggiare la sua virilità (Chiara Frugoni, La voce delle Immagini, Einaudi, 2010, p. 132).

[2]https://www.famigliacristiana.it/articolo/san-giuseppe-il-falegname-simbolo-della-dignita-del-lavoro.aspx#:~:text=01%2F05%2F2023%20%C3%88%20il,giorno%20della%20festa%20dei%20lavoratori



Festa della donna

Ascolta: stiamo risvegliando armonia

Esistono particolari momenti storici, in cui profonde sensibilità, elaborate per lungo tempo dalla società, giungono a maturazione. Sul fronte del tema delle donne, ora ci siamo. Ci troviamo in un’epoca di risveglio e una nuova idea di donna sta prendendo forma. Dopo millenni in cui il pensiero maschile ha modellato la storia, le donne di oggi sono in trasformazione e su più fronti stanno recuperando il potenziale inespresso.

In questo viaggio, dall’antico femminino alle donne di oggi, abbiamo scelto di farci guidare da due “esploratrici”. Donne che nel loro percorso di vita hanno saputo aprirsi all’incontro con altre culture e ne hanno ricavato bellezza.

Luciana Riggio, già docente di lettere antiche e studiosa di antropologia, ha avviato l’associazione Africagoo, che sostiene progetti solidali in Africa. Lì promuove la formazione e l’inserimento lavorativo delle giovani donne africane, per liberarle da un futuro già scritto e, attraverso l’indipendenza economica, consentirgli di generare un destino diverso.

Barbara Spezini, educatrice, direttrice dell’associazione Articolo 10 di Torino, ha dato vita alla Sartoria Colori Vivi, un laboratorio artigianale multietnico, in cui donne migranti possono sviluppare una professione, rendersi autonome e scegliere il proprio futuro.

Luciana, partiamo da te: cos’è il femminino? Quali qualità lo contraddistinguono?

Si dice che viviamo immersi in una società patriarcale, maschilista. Una concezione che individua il problema nel potere maschile. In realtà la nostra società si basa da millenni su un intero sistema di pensiero maschile. E qui sta l’ostacolo vero: non concepiamo un’organizzazione di pensiero femminile.

Per la cultura animista delle popolazioni africane subsahariane, prima dell’arrivo dei colonizzatori, l’universo era suddiviso in quattro elementi, gli stessi della filosofia presocratica greca. Acqua, terra, fuoco e aria. I primi due sono elementi femminili, gli altri due maschili. I primi sono preposti alla conservazione e riproduzione della vita e gli altri due alla distruzione della vita. Quando la forza maschile e femminile è bilanciata, la vita è armonica.

Ad un certo punto però il principio distruttivo ha superato quello creativo. La creatività è stata sopraffatta dall’esercizio del potere, che ha improntato l’organizzazione della vita in ogni suo ambito.

Distruttività sia dal punto di vista dei rapporti umani che della natura. Il femminile invece, creatore, è armonico nei confronti della natura. Con la prima mestruazione, ad esempio, entriamo in relazione con la luna e tutte noi donne siamo connesse con la natura.  L’interferenza energetica è continua. L’energia è movimento e si manifesta sotto forma di danza, come l’orbita dei pianeti. L’universo intero è un’armonia che si esprime attraverso il suono e il movimento. Se questa armonia universale entrasse nel nostro modo di vivere, ci trasformerebbe dall’interno. Infatti se ti senti parte di un flusso di vita che continua, allora anche la paura della solitudine e della morte si annienta, perché tutto si trasforma insieme a te.

Il femminile è la capacità di lasciarsi andare al flusso della vita. Come le doglie del parto: non puoi opporti, ti lasci andare e vivi quel momento. E questo “lasciarsi andare”, fa vivere meglio.

Oggi il problema delle lotte delle donne è che stiamo partendo dall’ultimo anello: impadronirci di un potere che è però sempre inteso sul modello maschile. Se le donne per esercitare un potere devono trasformarsi in uomini, non è una vittoria per la società. È vero che in questa fase non possiamo fare una rivoluzione totalizzante, ma quello deve essere l’obiettivo.

Cosa è accaduto al femminino nell’evoluzione storica? Dall’antichità ai giorni nostri, cosa è cambiato?

Nell’epoca primigenia c’era la credenza di un femminino che intesseva il mondo. Una delle ipotesi è che sia stata la rivoluzione agricola che ha determinato la supremazia del maschile, perché sono nati i concetti di accumulo, progettazione e controllo, che sono tipici dell’energia maschile.

Oggi siamo immersi in questa sete di controllo. La scienza cerca di controllare ogni fase della vita. Un esercizio di potere che non è controbilanciato da una potenza femminile e genera una cultura artificiale, che non sa più confrontarsi con le proprie origini.

Due miti descrivono in chiave simbolica il momento in cui si è verificato questo squilibrio tra maschile e femminile. Il racconto di Adamo ed Eva, nella cultura semitica e il mito di Prometeo, in quella greca.

La coppia edenica viveva in uno stato di natura, dove la natura dava tutto. Essi avevano con Dio un rapporto di confidenza, cioè il divino era in loro. Questo perfetto stato di natura era un’assoluta beatitudine. La tentazione - mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male- posta dal serpente fu il potere. Quando Adamo ed Eva decisero di conoscere il potere, Dio uscì dalla relazione, divenne una voce esterna. Furono cacciati dallo stato di natura. La donna fu destinata a partorire con dolore, perché staccata dalla dimensione naturale e l’uomo a lavorare con fatica, perché era venuto meno il rapporto armonico con la natura.

Prometeo invece, donò agli uomini il fuoco, che rappresenta la tècne e con essa il tempo lineare, della progettazione ma anche della morte e dell’angoscia che ne deriva poiché non la si può dominare. E per questo venne punito da Zeus.

L’umanità ha quindi mantenuto a livello mitico il ricordo di una traumatica rottura con l’armonia primigenia, che ha spezzato un equilibrio e provocato disarmonia.

Chi gioverà della riscoperta del femminino?

La strada da intraprendere passa anche dal coinvolgimento degli uomini, cui finora è stato negato un vivere armonioso. I maschi sono le prime vittime di questo sistema. Basti pensare ai padri, che fino a poco tempo fa erano privati della dimensione educativa dei figli e dell’espressione della tenerezza.

Serve un cambiamento profondo e consapevole.

Ogni donna dovrebbe sentire per sé e per le sue figlie una missione: ricreare un mondo al femminile, dove non combattiamo tra noi per raggiungere il potere maschile, ma portiamo la sete di armonia al potere.

È necessario tornare in armonia con la natura e fare come il colibrì di una famosa storia africana. Il racconto narra che nella foresta scoppiò un incendio, tutti gli animali fuggirono e il colibrì, un essere minuscolo, tornò indietro e decise di fare la propria parte. Portò gocce d’acqua nel suo becco per spegnere le fiamme e con il suo esempio attivò anche gli altri animali.

Si parte da piccoli gesti, è così che si realizzano grandi trasformazioni.

E poi dobbiamo favorire rapporti interpersonali di gentilezza. Il rispetto per gli altri e per le unicità altrui. Iniziare la giornata con un sorriso. Vivere con consapevolezza. Aggiungere alla parola “progresso”, che ha guidato l’evoluzione umana, l’aggettivo “armonico”. Favorire un’economia nuova, non più basata solo sul consumo. Interrompere l’accumulo dei capitali nelle mani di pochi e ridistribuire la ricchezza.

Quello che ci attende è una rivoluzione, ma fatta di strumenti nuovi: di semina di armonia e cura del Bene comune.

Barbara, come imprenditrice sociale, da diversi anni stai incontrando donne provenienti da contesti geografici e culturali diversi. Quali caratteristiche accomunano le donne che incontri?

Le donne con cui lavoro sono migranti e rifugiate, scappate per motivi di guerra o politici. Fuggite da una violenza che le colpisce solo per il fatto di essere donne. Hanno un’identità personale e intima molto privata, che condividono raramente, ma se riesci ad entrare in questo canale puoi scoprire una bellezza incredibile.

Se dovessi elencare dei punti comuni direi: intelligenza pratica, lealtà e fede.

Intelligenza pratica perché sanno leggere le situazioni, sanno avvertire il pericolo, sanno salvarsi. Sono sopravvissute a esperienze terribili. Hanno enormi traumi alle spalle, eppure, un po’come le nostre nonne che hanno vissuto la guerra, hanno un meccanismo interiore per cui il passato è passato. Non ne parlano. Guardano avanti.

Sono leali. Tra me e queste donne, lontanissime dalla mia esperienza di vita, si è creato un rapporto paritario e specchiante. È un incontro tra donne, dove non esiste la dinamica di potere. Io mi occupo di loro ma con un senso di gratitudine reciproco. Hanno cambiato il mio sguardo e attraverso di loro ho trovato il mio posto nel mondo. Sono nata qui per fare qualcosa per loro. Ed è uno scambio reciproco. Il senso della mia vita e la qualità di quello che offro ha senso se posso fare la differenza per qualcuno. Questo mi rende protagonista della mia vita.

E poi hanno fede. Un affidarsi fiducioso, dai tratti a volte magici, rafforzato dalle difficoltà che incontrano nella vita. La traversata in mare, ad esempio, che molte hanno compiuto, è un’esperienza terrificante e quando toccano terra il loro pensiero è “Dio mi ha salvata”. Spesso questo canale, della fede, è stata la porticina che mi ha permesso di entrare in relazione con loro.

Quale fatiche percepisci nelle donne contemporanee? Cosa credi che stiano ricercando le donne di oggi?

Ascolto. Le donne soffrono di condizionamenti derivanti da migliaia di anni di storia. Io dico che abbiamo bevuto il latte di nostra madre, della nonna e della bisnonna. Di generazione in generazione abbiamo ereditato un complesso di inferiorità che oggi si è trasformato in rabbia e ha rotto gli equilibri di un mondo ancora fortemente maschile. Non credo al femminismo violento. Penso che gli equilibri si raggiungano tra compensazioni di reazioni. Le donne oggi sono arrabbiate. Ma non sanno per cosa. Ci vorrà tempo e ascolto, per far uscire il dolore. Ma il cambiamento ci sarà e a farlo saranno le donne, insieme agli uomini, nelle loro reciproche diversità.

Bisogna lasciare che le ragazze di oggi sperimentino, perché hanno imparato il valore della libertà, che significa gestire da sole il limite del rispetto dell’altro. Servono i saggi e serve educazione. Il cambiamento deve passare per una scuola che fin dall’asilo nido educhi al femminile, anche nell’uomo, a un’educazione affettiva, emotiva, spirituale ampia, che accolga. 

Chi è una donna per te, oggi?

È il domani. Ha una gerla addosso gigante, indossa un vestito che ormai è un cencio e vuole cambiare abito. Diventa protagonista dei processi e deve essere una paladina di pace. Deve essere forte, per aprire una breccia nelle mura che l’hanno rinchiusa. E in questo cammino deve accompagnarsi con l’uomo e insieme abbattere i confini che limitano entrambi.

 

Attraverso le parole di queste donne, con gli stessi magnetici occhi chiari, abbiamo compreso che per costruire un orizzonte di pensiero femminile è necessario riscoprire le caratteristiche intrinseche dell’essere donna e tracciare un cammino condiviso con gli uomini. È fondamentale il loro coinvolgimento e per loro la strada sarà forse ancora più misteriosa. Li porterà a scoprire sfaccettature del loro stare nel mondo completamente inesplorate.

Possiamo ristabilire un nuovo equilibrio tra i due principi indissolubili del maschile e del femminile. Prima però abbiamo bisogno di ascolto, di noi stesse e da parte degli uomini, per prendere fiato, lasciar andare e risvegliare un’armonia di cui tutti potranno partecipare.

"Ascoltaci: stiamo risvegliando armonia!"


Giulietta Verona

L’amore e l’arte: variazioni sul tema

L'amore e l'arte: variazioni sul tema. Questa è la settimana di San Valentino, tradizionalmente vocata a celebrare l’amore. Per questo vogliamo parlare di un’organizzazione non profit nata per valorizzare la storia d’amore più famosa di tutti i tempi e  stimolare le emozioni attraverso grandi opere d’arte che raffigurano questo sentimento.

E visto che la nostra rubrica, Sguardi Inclusivi, si basa sull’idea di scoprire nuovi punti di vista sulla realtà, scopriremo come la forza creativa espressa da un singolo artista sia in grado di parlare a tutti. Perché? Perché l’arte ha il potere di indagare le profondità dell’uomo, delle sue emozioni e non c’è nulla di più universale e inclusivo dell’amore.

L’amore e il Terzo Settore

Tre indizi formano una prova:

  • Si parla d’amore
  • la nostra Fondazione ha sede a Verona
  • Verona è la città dov’è ambientata la storia di Romeo e Giulietta

… e anche il Terzo Settore veronese ha i suoi campioni sul tema dell’amore: il Club di Giulietta.

Associazione culturale senza scopo di lucro nata negli anni ’70 dalla mente di Giulio Tamassia e un gruppo di artisti e intellettuali accomunati dalla passione per la leggenda di Romeo e Giulietta, il Club di Giulietta, ora guidato dalla figlia Giovanna, ha ideato negli anni varie iniziative legate all’eroina shakespeariana e al tema dell’amore.

La più nota è la Posta di Giulietta. Una tradizione nata negli anni Trenta, quando il custode della Tomba di Giulietta iniziò a raccogliere e a rispondere agli scritti amorosi che i turisti lasciavano sul monumento in cerca di un consiglio. Oggi moltissime persone da tutto il mondo scrivono alla romantica eroina confidando le proprie gioie ma anche i patimenti amorosi. Un gruppo di volontarie dell’associazione si occupa di tradurre e rispondere nel nome di Giulietta ad ogni lettera ricevuta. Ognuno di queste viene poi conservata nell’archivio del Club, che ad oggi custodisce migliaia di storie d’amore.

Da oltre trent’anni il premioCara Giulietta", destinato alle più belle lettere ricevute dall’associazione, celebra questo straordinario fenomeno epistolare, unico e suggestivo. Nei nostri tempi, caratterizzati dalla distanza dei rapporti sociali, dall’assenza nell’onnipresenza dei social, il premio valorizza quel gesto umano che travalica i secoli che è lo scrivere, trasporre i fremiti del cuore in parole.

L’Associazione nel 1996 ha costituito anche al premio letterario internazionaleScrivere per Amore”. Un premio giunto alla sua 27° edizione, dedicato alle opere di narrativa, pubblicate in lingua italiana, anche straniere, sul tema dell’amore. "Scrivere per Amore" si configura come un vero e proprio festival letterario, articolato in quattro giorni di incontri e dialoghi con gli autori nella città di Verona.

Giulietta è da sempre la madrina degli amori imperfetti, contrastati, a distanza, totalizzanti, ma anche di quelli felici e corrisposti. Per questo ogni anno migliaia di visitatori si recano nei luoghi della città legati alla storia degli amanti di Verona. Il Club di Giulietta ha avuto il merito di dare vita al mito e sostenere il valore simbolico dello scrivere per amore.

L’amore e l’arte: variazioni sul tema. Le opere d’arte consigliate dalla rubrica Sguardi Inclusivi

Il Bacio di Francesco Hayez (1859)

 

Il Bacio di Francesco Hayez è uno dei manifesti dell’arte romantica italiana ed emblema della passione amorosa. E' un dipinto di epoca risorgimentale. Gli abiti delle figure infatti richiamano simbolicamente i colori della bandiera francese, in quegli anni paese alleato dell’Italia nel contrastare il dominio austriaco,

Ritrae una fanciulla che abbraccia un ragazzo. Lui le prende il viso tra le mani e si scambiano un bacio appassionato che però sancisce un addio. Il giovane infatti sta per andarsene, come suggerisce il piede sinistro già poggiato sullo scalino e pronto a far uscire il personaggio di scena. Sul fondo poi c’è un’ombra, che carica di tensione l’atmosfera di questo romantico addio.

Di questa opera di Hayez esistono più versioni. Da sempre gode di grande popolarità ed è stata spesso utilizzata per rappresentare gli amanti di Verona, Romeo e Giulietta.

L'edera di Tranquillo Cremona (1878)

 

Il dipinto realizzato da Tranquillo Cremona, appartenente all’ambiente della Scapigliatura, ritrae un giovane che tenta di trattenere a sé una ragazza. Sul viso di lei però non compare il medesimo trasporto. Chissà se ricambierà l’abbraccio, se la sua ritrosia è preludio di un addio o una semplice pausa prima di abbandonarsi tra le braccia dell’amante.

Ciò che  affascina di questo quadro, che ingentilisce la raffigurazione della realtà con pennellate vaporose e sfumate, è l’edera che fa capolino sul lato destro in primissimo piano. L’edera è simbolo della passione amorosa, del desiderio che avvinghia gli amanti, proprio come la pianta che fa dell’abbraccio il suo movimento vitale.

 

Gli Amanti Blu di Marc Chagall (1914)

 

Gli Amanti Blu è un dipinto di Marc Chagall, pittore russo di origine ebrea, della corrente artistica cosiddetta Scuola di Parigi.

Gran parte della produzione di questo artista è legata al suo mondo interiore. Il tema della famiglia, dell’amore coniugale, la nostalgia per il paese natale e la sua vita contadina, la tradizione ebraica.

In quest’opera il pittore ritrae sé stesso e la moglie Bella, nell’istante che precede un bacio.

L’amore è sempre stato per Chagall una fonte di ispirazione ma soprattutto una forza generatrice. Nella sua biografia, infatti, scriveva: “Nella vita, proprio come nella tavolozza del pittore, non c’è che un solo colore capace di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore”.

L’atmosfera del quadro, immerso in un mare di blu, è onirica e contemplativa. Gli occhi dell’artista sono chiusi, come per concentrarsi sull’intensità dell’emozione. Il suo capo è cinto da una corona d’alloro, quella dei poeti, dei condottieri, dei vincitori in epoca classica. E in quel momento probabilmente Chagall si sentiva proprio così. Cantore del sentimento più forte che l’uomo sappia provare, ma soprattutto si sentiva amato e dunque vincitore.

Diego nella mia mente di Frida Kahlo (1943)

Le opere di Frida Kahlo sono sempre fortemente autobiografiche. Spesso erano come specchi in cui l’artista rappresentava simbolicamente il proprio mondo interiore, per fermare un istante emotivo o forse anche come strumento terapeutico di autoanalisi.

Diego Rivera, l’uomo ritratto al centro della sua fronte, era suo marito, un pittore molto famoso e le era tremendamente infedele. Il loro amore, turbolento, costellato anche di ripetute separazioni, durò però per tutta la vita e fu intenso e travolgente per entrambi. Un legame che non si è mai infranto e li ha sempre tenuti uniti. Proprio come la rete di linee intricate che parte dal capo dell’artista, a simboleggiare forse questo attaccamento inestinguibile e pervasivo nei confronti del marito.

 

E tu, in quale di queste opere di senti più rappresentato?

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Volontariato d’impresa? Ecco come puntarci!

Volontariato d’impresa? Ecco perchè e come puntarci!

In Italia, secondo un’indagine condotta da Osservatorio Socialis, dopo il 2020, il 96% delle imprese ha investito in attività filantropiche di Corporate Sociale Responsability (CSR) attraverso iniziative che hanno favorito un miglioramento reputazionale, l’aumento della soddisfazione da parte dei dipendenti e rinvigorito il senso d’appartenenza. Nell’ultimo decennio le iniziative di CSR mantengono un investimento finanziario in costante crescita e il 26% delle aziende dichiara di impegnarsi in attività di volontariato aziendale all’interno del contesto imprenditoriale, con donazioni sul territorio e in casi più limitati anche all’estero.

Le forme di volontariato d'impresa

Il volontariato d’impresa è una forma di supporto incoraggiata dall’azienda per organizzare attività di partecipazione del proprio personale alla vita della comunità locale, supportando organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro. Secondo la normativa l’azienda può adottare molteplici le formule:

  • Volontariato aziendale: durante l’orario lavorativo i dipendenti si dedicano ad attività di servizio a beneficio di un’organizzazione
  • Community Days: iniziative di volontariato della durata di uno o più giorni in cui è coinvolta l’intera azienda
  • Team Grant: erogazioni da parte dell’azienda a fronte di un lavoro di volontariato realizzato da un team di dipendenti
  • Servizi pro bono: concessione gratuita di servizi o di specifiche competenze professionali al servizio di coloro che non sono in grado di affrontarne il costo
  • Programmi di leadership:offerti a manager, dirigenti, membri del CdA, per supportare per un periodo di tempo variabile un’organizzazione non profit
  • Volontariato di competenza: si fa riferimento a molteplici forme di impegno solidaristiche attraverso le quali i dipendenti delle aziende (dai dirigenti apicali agli impiegati esecutivi, passando per le figure intermedie nella piramide organizzativa) mettono le proprie capacità professionali al servizio della comunità, principalmente durante l’orario di lavoro, perciò con l’autorizzazione dei propri capi.

I vantaggi del volontariato d’impresa

Il volontariato d’impresa registra un vantaggio tangibile per le aziende in merito alla reputazione dell’immagine aziendale. Le imprese intervistate da un’indagine Bocconi nel 2021, hanno constatato:

  • aumento della motivazione del personale;
  • miglioramento del clima interno;
  • sviluppo di maggiori opportunità sul mercato con una migliore fidelizzazione della clientela.

I vantaggi non si esauriscono però alle aziende perché anche gli enti del Terzo Settore registrano:

  • miglioramenti nella promozione della propria mission
  • maggiore estensione di destinatari dei servizi
  • acquisizione di maggiori competenze
  • miglioramento nella ricezione di contributi economici e maggiore visibilità.

Ciononostante, le organizzazioni sociali hanno dichiarato il forte rischio di rendere il volontariato d’impresa un mero strumento di appannaggio. Il fine di queste operazioni spesso si trasforma in una strumentalizzazione volta ad accrescere l’appeal presso i consumatori senza un reale investimento nelle politiche di sostenibilità. E’ possibile allora promuovere azioni realmente sostenibili con un impatto di lungo periodo?

Progettazioni condivise per nuove forme di volontariato

L’esperienza maturata negli anni da Fondazione Cattolica, in contatto con imprese ma al tempo stesso con una rete di enti del Terzo Settore, permette di individuare una strada nella progettazione condivisa. Il volontariato di competenza, tra le formule di volontariato d’impresa in ascensa e fiscalmente deducibile, si dimostra un valido strumento per creare una connessione tra il mondo aziendale e il non profit se agito all’interno di un percorso di reciprocità. A tal punto, la Fondazione agisce per favorire la connessione tra mondi mettendo in relazione organizzazioni con obiettivi affini, valori comuni e intenti condivisi favorendo così i regolamenti varati dall’UE sui bilanci di sostenibilità che impongono alle aziende di introdurre alcuni indicatori chiave di prestazione per dimostrare di aver realmente privilegiato i lavoratori, la comunità e l’ambiente, in un’ottica di contribuzione delle aziende alla sostenibilità economica, ambientale e anche sociale. 

Vuoi sapere come creare collaborazioni propositive con aziende o enti del Terzo Settore? Scrivici!


Il PCTO in Fondazione Cattolica

Il PCTO in Fondazione Cattolica

Dopo la positiva esperienza del 2023, Fondazione Cattolica sceglie di riaprire le porte agli studenti delle scuole di Verona e Provincia per offrire agli studenti la possibilità di vivere un'esperienza di PCTO (ex Alternanza Scuola Lavoro) stimolante.

PCTO: Sperimentare per crescere

Altro che fotocopie! “Sperimentare per crescere” è la proposta di PCTO pensata per i ragazzi del triennio che vogliono mettersi in gioco, scoprire la realtà circostante e ideare soluzioni che possono migliorare il contesto scolastico. Obiettivo? Conoscere facendo!

PCTO: il programma

L'esperienza di PCTO si articola su 3 settimane nel mese di giugno per un monte ore complessivo di 60. Gli studenti parteciperanno al mattino dalle 9 alle 14, dal lunedì al giovedì, all'interno della sede della Fondazione e in uscite predefinite.

  • Dal 10 al 13 giugno, Fondazione Cattolica accompagna i partecipanti a conoscere Imprese Sociali che operano a Verona nel settore giovanile, culturale, artistico e di riuso creativo. Ogni visita permetterà ai ragazzi di toccare con mano la realtà circostante, conoscere, sviluppare un pensiero critico e li ispirerà. Grazie alla collaborazione con gli enti non profit ospitanti, gestiremo laboratori formativi in loco e attività esperienziali.
  • Dal 17 al 20 giugno, l'attività si svolgerà in Fondazione Cattolica dove i ragazzi verranno guidati nella conoscenza dalla progettazione imprenditoriale attraverso laboratori formativo-educativo in piccoli gruppi. Insieme a professionisti del settore, i partecipanti vivranno esperienze progettuali di team con l'obiettivo di realizzare un'idea utile per la scuola. I ragazzi prenderanno confidenza con strumenti di design che li aiuteranno a mettere nero su bianco i passaggi per trasformare un'idea in un progetto.
  • Infine, dal 24 al 27 giugno, si passerà alla preparazione della presentazione allenando le capacità tecniche e traversali utili per un pitch efficace!

La Fondazione, a fronte della presentazione delle idee e della condivisione delle più meritorie ai Dirigenti Scolastici degli Istituti d'appartenenza degli studenti, si riserva la possibilità di contribuire alla realizzazione del progetto.

In sintesi

Attraverso questo PCTO i partecipanti verranno accompagnati da Fondazione Cattolica in organizzazioni che operano sul territorio creando possibilità di crescita sostenibili. L’analisi delle esperienze, insieme ad attività legate all’assimilazione di competenze imprenditoriali, permetterà agli studenti di ideare progetti rivolti alle scuole! L’esperienza naturalmente è gratuita. Agli studenti si richiede di partecipare con un proprio pc.

Per saperne di più o chiedere di partecipare all'esperienza, scrivere alla Fondazione!


Viaggio premio Napoli

A Napoli per coltivare lo spirito dell'impresa sociale

Ogni viaggio è segnato da alcune aspettative iniziali e questo, organizzato per premiare i "Giovani di Valore", non era da meno. Conoscere, scoprire cose nuove, crescere erano solo alcune delle attese messe in valigia. Ma cosa portiamo a casa al termine di questa esperienza? La conoscenza di un Meridione che non è quello che solitamente leggiamo sui giornali. Un territorio ricco di micro imprenditorialità, caratterizzato da legami forti, da reti dinamiche, da bisogni chiari e risposte sinergiche che provengono sempre dal basso, da lavoro e possibilità che nascono laddove sembra impensabile. La forza del Terzo Settore a Napoli è proprio questa: esserci. Essere Persone con le persone. Abitanti di quartieri, conoscitori di una terra, coltivatori di talenti.

Un'esperienza di 3 giorni passata tra 12 visite formativo in 7 imprese sociali e 5 siti culturali. Se per ogni sito visitato avremmo almeno un articolo da scrivere, ecco una sintesi di ciò che ci sembra essenziale.

1. Legami

E' la prima strategia da adottare per sviluppare imprese e creare uno spirito di comunità. Mario Cappella, Direttore di Fondazione San Gennaro, racconta "costruire legami è una strategia a cerchio concentrico. Parti dal piccolo, da quello che il territorio ha, dove ci sono persone, beni e talenti. Parti dalla chiesa, dalla via, dal quartiere, poi ci si apre e via… ma ogni iniziativa parte sempre dal basso". Un modus operandi che è stato confermato in tutte le realtà che abbiamo visitato. Come Remade Community lab, ad esempio, che durante la pandemia è stata capace di lavorare sulla produzione artigianale di boccagli in plastica riciclata che sono diventati strumento sanitario per gli ospedali. O come le Comunità Energetiche che a causa dei rincari delle bollette hanno ideato un sistema di produzione di energia a minor impatto ed economicamente più sostenibili. O come la Scuola del Fare nata per contrastare il tasso di abbandono scolastico offrendo agli studenti la possibilità di fare (non solo studiare) meccanica e logistica. Come la Fattoria Fuori di Zucca che ha trasformato una "discarica sociale" in opportunità di lavoro per chi ha più fragilità, mettendo la comunità al centro. Come Villa Fernandes, una rete di enti del Terzo Settore che hanno reso un bene sottratto alla camorra un vero hub sociale. O come La Paranza, la cooperativa che ha unito il patrimonio artistico culturale del Rione Sanità con il talento e il sapere dei giovani.

2. Sapere

"Per fare comunità bisogna occuparsi di creare comunità educanti" continua Mario Cappella che negli anni ha compreso l'importanza dell'ascolto del territorio, la lettura delle energie delle persone, la capacità di non fermarsi al problema ma lo stimolo a reagire. Per cambiare e offrire opportunità c'è bisogno di sapere. Di saper essere e di saper fare. Ne sono una prova tutte le persone incontrate in queste giornate come Melania, Filomena, Antonio, Rebecca, Giuliano, Francesca che non si fermano a un titolo di studi ma si aggiornano costantemente. Professionisti difficilmente sintetizzabili in una sola area di appartenenza professionale perchè per creare progetti di comunità servono competenze trasversali e i ruoli professionali si mescolano mettendo la propria essenza a favore della competenza e viceversa. Hai presente il famoso learning by doing? Ecco: si impara facendo. Dalle attività, dai progetti, dai libri, dalle persone, dallo scambio...

3. Mai accomodarsi

O se vogliamo: mai adagiarsi, mai sedersi, mai sentirsi arrivati! Il mondo non profit ha la grande opportunità di essere in prima linea nella società. Di sentire, vedere, toccare con mano la vita delle persone. Questo permette di anticipare soluzioni, proporre idee, mettere in gioco reti di condivisioni e creare partenariati con l'obiettivo di garantire una vita più dignitosa.

Guarda l'album del viaggio a Napoli!

Vuoi scoprire giorno per giorno il nostro viaggio? Puoi vedere il programma completo e il diario di bordo su Instagram!


La strada più veloce per diventare sostenibile Inseguire la felicità.

Per diventare sostenibili, inseguiamo la felicità!

Il mondo è in ritardo rispetto agli impegni assunti nel 2015 con l’agenda 2030 come diventare sostenibili? Abbiamo fatto il punto con Pierluigi Sassi, scoprendo che per costruire politiche e stili di vita sostenibili dobbiamo partire da un nuovo pensiero sulla felicità.

L’ottavo Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile” realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) mostra chiaramente che il nostro Paese non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche per la sostenibilità (dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, otto registrano miglioramenti contenuti, tre stabilità e otto un peggioramento). Nonostante manchi un impegno esplicito e corale allo sviluppo sostenibile, il 67% dei cittadini italiani pensa che il cambiamento climatico sia una priorità globale e l’88% delle imprese italiane riconosce che la sostenibilità dovrebbe orientare le scelte aziendali. Eppure solo il 17% ha fissato obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas climalteranti.

Pierluigi Sassi

Nella rubrica Sguardi Inclusivi abbiamo scelto di fare un punto sulla situazione e di comprendere quali obiettivi porci per uno sviluppo sostenibile. Ne abbiamo parlato con Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia, Segretario Generale dell’Earth Day European Network, Consulente delle Nazioni Unite e del Dicastero dell’Ambiente italiano nonchè Gentiluomo di Sua Santità e fondatore del quindicinale “Impacta, l’economia per l’uomo”.

Pierluigi, partiamo dall’inizio: cosa significa porsi l'obiettivo di sviluppo sostenibile?

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 (e i 169 punti che li esplicitano) sono nati nel 2015, spinti dall’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, che nel mondo della sostenibilità ha rappresentato un big bang perché ha azzerato la cultura dell’indifferenza e ha posto tutti di fronte all’impegno concreto di agire per creare azioni ad impatto sociale, ambientale, economico con uno sguardo integrale. L’Enciclica è diventata un faro di civiltà per il mondo economico, politico e civile tanto da farci sentire un’unica famiglia umana su un grande pianeta. Questo ha portato un aumento della sensibilità, seppur tardiva, incredibile.

Oggi siamo in una fase paradossale perché nonostante i livelli di consapevolezza i cambiamenti sono troppo limitati. Da un lato la scienza e l’innovazione spingono sulla sostenibilità perché in futuro sarà lì che si guadagnerà, dall’altro i singoli cittadini si sentono impotenti. Diventa difficile creare un vero collegamento tra sostenibilità e stile di vita. Dobbiamo cambiare modello economico, rivoluzionare il modo di pensare. Siamo eredi di un pensiero fallimentare, disumano e distruttivo che ha prodotto più infelicità che ricchezza. Basti pensare che per aumentare del 13% il Pil mondiale abbiamo distrutto il 40% delle risorse naturali: una follia! O che la forbice tra ricchi e poveri, ci dice l’Oxfam, sta crescendo a livelli esorbitanti: 2.660 persone sono miliardari e le tre persone più ricche hanno un patrimonio complessivo di oltre 800miliardi di dollari mentre 5 miliardi di cittadini si trovano in situazioni di povertà. Da una parte condanniamo alla miseria altri esseri umani generando loro sofferenza, dall’altro rendiamo così ricche le persone che viene da chiedersi se i soldi abbiano ancora valore o rappresentino solo uno strumento di potere e vanità. Stiamo rubando ricchezza alle generazioni future perché stiamo consumando l’equivalente di 1,7 pianeti l’anno. Questa mancanza di lungimiranza a favore del futuro è un illecito.

Quali sono gli elementi da considerare quando parliamo di sostenibilità?

I tre grandi vettori sono economico, sociale e ambientale. Papa Francesco è stato illuminante perché parlando di ecologia integrale ha spinto ad avere una visione di intervento olistica: non esiste una crisi separata dall’altra. Il grande salto di qualità che possiamo fare per rispondere in modo efficiente alla crisi globale è non essere più estranei alla natura, sentirci parte di essa perché da lì che nasce la nostra felicità. Invece ci siamo illusi che è nel consumo che sta la felicità e ci siamo resi schiavi di tutto: del lavoro, dell’economia, dell’acquisto. Già San Francesco aveva compreso che il creato andava custodito, difeso e amato perché era un dono e come tale può essere beneficiato da tutti ma tutti, in fratellanza, devono tutelarlo.

A proposito di fratellanza, un mese fa circa si è conclusa la Cop28. Cosa emerge da questa conferenza delle Nazioni Unite?

Dopo 27 conferenze sul clima ammetto di essere arrivato a Dubai con scetticismo. Abbiamo ideato queste conferenze nel 1992 per uscire dai combustibili fossili e da allora l’argomento non è stato mai nemmeno sfiorato. Le tensioni precedenti la Cop28 (ospiti di un Paese tra i principali esportatori di petrolio, per esempio) hanno avuto un grande effetto collaterale: scoprire il gioco. E questo ha favorito la coalizzazione di 130 paesi uniti per avviare i processi di transizione energetica. Cosa emerge quindi? Dopo la Cop28 non possiamo più fare finta perché il documento firmato mette nero su bianco che entro il 2050 i combustibili fossili dovranno essere eliminati e che entro il 2030 dovranno essere triplicate le energie rinnovabili. Insomma non possiamo più nasconderci, è tempo di implementare la transizione ecologica.

Adesso i veri attori sono i governi. Viviamo in una grande crisi globale e la madre di tutte le crisi è quella ecologica. Abbiamo bisogno di soluzioni globali. Le Conferenze delle Nazioni Unite servono per sancire una linea guida, una verità, ma sono i governi a rendere concrete queste riflessioni.

Quanto costa la sostenibilità?

Costosissima in termini economici, finanziari e umani. Pensiamo solo che l’aria inquinata costa 7 milioni di morti l’anno o che i danni dovuti al cambiamento climatico sono quintuplicati negli ultimi anni (carestie, inondazioni, siccità…). E chi ne paga maggiormente le spese sono le economie più povere dei Paesi in via di sviluppo.

I paesi occidentali consumano annualmente tra i 6 e i 10 kw pro-capite mentre le economie emergenti consumano 0.2 kw. Un abisso. Vivere tutti come un americano medio è impensabile, il pianeta imploderebbe. Nel 2023 abbiamo raggiunto l’obiettivo che non dovevamo raggiungere: superare la soglia di riscaldamento di 1,4 gradi. E lo abbiamo fatto con 67 anni d’anticipo. È comprensibile che serve una trasformazione negli stili di vita immediata e che è indispensabile creare un modello innovativo per non diventare bombe ecologiche.

Tutto ciò deve essere finanziato e oggi ci troviamo di fronte ad un’impasse su cui la Cop29 dovrà trovare risposte. Come finanziare lo sviluppo sostenibile? L’Europa ha fatto una cosa semplice: da 18 anni l’Unione europea ha introdotto il prezzo del carbonio con il principio secondo il quale “chi inquina deve pagare”. Le emissioni sono diminuite di quasi il 40% e l’economia ha continuato a crescere. Con la vendita dei crediti di carbonio si sono anche raccolti oltre 175 miliardi di euro che hanno finanziato l'azione per il clima, anche nei Paesi in via di sviluppo.

I cittadini però sono chiamati a fare la loro parte e a riconsiderare il proprio approccio al consumo e cercare il piacere nella bellezza, nella natura, nella gioia delle relazioni in quegli aspetti che non consumano energia ma la creano. È chiaro che non ci si arriva dalla sera alla mattina, passa attraverso le generazioni. Questi cambi generazionali produrranno anche effetti politici perché i giovani sono più sensibili, più chiamati in causa (faranno loro i conti con il mondo) e vogliono cambiare. Io alle persone dico sempre di cominciare da una scelta, anche piccola, ma fatta con convinzione.

Quali obiettivi concreti possono favorire lo sviluppo sostenibile?

Uno: rendere la sostenibilità il centro delle scelte politiche e culturali. La sostenibilità è un valore nella tutela del patrimonio culturale, territoriale, sociale, ambientale italiano. Giocarci bene questa partita è fondamentale perché i primi a farne i conti saranno i cittadini: le case con classe energetica diversa da A varranno la metà tra qualche anno; le imprese senza condotta di certificazione alla sostenibilità non riceveranno più finanziamenti tra qualche anno; le piccole realtà senza relazioni d’impatto non forniranno più le grandi imprese e così via. Il processo è già in atto, bisogna aprire gli occhi e agire con prontezza. Il Green Deal europeo è un faro di civiltà nel mondo. Adottarlo sarebbe già un risultato!

Per diventare sostenibili, inseguiamo la felicità! Lo pensi anche tu? Puoi continuare a leggere la Rubrica Sguardi Inclusivi a partire da: Rigenerare i territori per rigenerare le comunità


Un'avventura a Napoli con Fondazione San Gennaro

Un'avventura a Napoli con Fondazione San Gennaro

Fondazione Cattolica ha scelto di premiare i ragazzi, vincitori delle due edizioni del premio "Giovani di Valore" con un viaggio formativo ed esperienziale. La nostra meta? Alla scoperta di Napoli dal 25 al 27 gennaio 2024. Un'occasione unica per scoprire le imprese sociali, le attività imprenditoriali partecipative, vivere momenti culturali, godere di pranzi conviviali e molto altro ancora.

La Fondazione San Gennaro

Il nostro viaggio è organizzato in collaborazione con la Fondazione San Gennaro, un'organizzazione nata per rispondere alle esigenze del territorio, specie del Rione Sanità. La Fondazione promuove la cultura del dono, la cooperazione tra le persone, lo sviluppo economico e l’impegno per contrastare la povertà educativa, sociale, economica e spirituale attraverso progetti d’impresa. Finora, ha raccolto 3,5 milioni di euro di fondi e ha seguito più di un milione di persone.

Perchè questo viaggio

L'innovazione e lo sviluppo sono concetti interconnessi che svolgono un ruolo chiave nella costruzione di una società sostenibile e prospera. L'innovazione alimenta lo sviluppo e, allo stesso tempo, lo sviluppo crea l'ambiente favorevole all'innovazione. In questo viaggio scopriremo come si può innescare un cambiamento che, partendo dal basso, recuperando talenti e beni del territorio, genera impresa e futuro!

Il nostro itinerario

Durante il nostro viaggio avremo l'opportunità di scoprire diverse realtà locali che stanno lavorando per creare un futuro migliore. Ecco una panoramica delle tappe che ci aspettano:

  • Giorno uno. Giovedì 25 gennaio: inizieremo il nostro viaggio con la scoperta della Fondazione San Gennaro e delle sue attività. Successivamente, avremo un incontro formativo con “Comunità energetiche” e con “ReMade Communityalab”. Dopo aver fatto il check-in al “B&B del Monacone” e aver ascoltato la storia dell'esperienza, avremo un incontro con Padre Gigi Calemme e visiteremo il Presepe Favoloso. La giornata si concluderà con una cena alla Locanda del Monacone.
  • Giorno due. Venerdì 26 gennaio: il secondo giorno del nostro viaggio inizierà con una visita alla "Fattoria Sociale Fuori di Zucca" a Lusciano. Nel pomeriggio, visiteremo il Museo di Pietrarsa e avremo un incontro a Villa Fernandes.
  • Giorno tre. Sabato 27 gennaio: nel nostro ultimo giorno, visiteremo le Catacombe di Napoli, scopriremo il Rione Sanità, visiteremo il Museo Jago e incontreremo la cooperativa “La Sorte”. Dopo un saluto finale, concluderemo il nostro viaggio.

Noi siamo pronti per l'avventura. Non vediamo l'ora di offrire questa splendida opportunità ai prossimi premiati per creare una rete di giovani intraprendenti che miglioreranno il nostro


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