La rete insieme per creare opportunità

“La Rete” insieme alla Comunità per creare opportunità

La cooperativa si sviluppa alla fine degli anni ’80 a Trento per migliorare il benessere e la qualità di vita di persone disabili e delle loro famiglie. Da allora promuove la cultura dell’inclusione sociale fatta di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della Comunità per creare una società accogliente per tutti.

Negli anni ’80 avere un figlio con disabilità in trentino non era facile, nonostante l'esistenza di alcune attività sul territorio. I servizi erano pochi, i percorsi di inclusione scolastica molto faticosi e pensare di crescere nella “normalità” un bambino disabile sembrava un’utopia. “Sin dalle origini abbiamo cercato di sviluppare occasioni perché le persone disabili hanno bisogno, come tutti, di trovare opportunità di crescita” racconta Mauro Tommasini Direttore di La Rete. “Allora sembravamo dei pionieri perché erano poche le occasioni di normalità, ma il tempo ha dimostrato che agire in prossimità fa la differenza”.

Storia di La Rete

La cooperativa prende forma nel 1988 grazie ad un gruppo di soci legati dall’amicizia e da valori comuni e prende il nome di Rete per esprimere il primo obiettivo dell’ente: mettere in connessione famiglie con figli disabili e cittadini in un rapporto di auto sostegno. La disabilità supera i confini delle mura domestiche attraverso una rete di volontari e di operatori che attivano le prime relazione tra cittadini. “Siamo una sorta di agenzia delle relazioni” testimonia Mauro per evidenziare quanto essere insieme alla vulnerabilità consenta di comprendere e di realizzare attività sempre nuove che abilitano le persone, alleggeriscono dalle fatiche, creano processi inclusivi e un nuovo ruolo sociale.

L'obiettivo della cooperativa

L’obiettivo de La Rete negli anni non è cambiato: “Accompagnare le persone con disabilità nel loro progetto di vita sostenendo le famiglia all’interno di un contesto sociale” dichiara Mauro. Per farlo la cooperativa ha sviluppato molteplici servizi consapevole che prendersi carico, creare fiducia e garantire qualità del servizio siano elementi indispensabili per fare bene il Bene. Insieme a più di 260 volontari e 30 operatori, La Rete ha lavorato con più di 300 persone disabili in questi anni cercando di favorirne le potenzialità e le autonomie.

I servizi della cooperativa

“Abbiamo scelto di non chiuderci ma di aprirci alla città. Lavoriamo in rete con 32 realtà esterne perché stando nel territorio cambiano le persone e le loro percezioni. Un esempio? Lavorando nelle scuole, i ragazzi diventano volontari!”. I servizi proposti da La Rete riguardano Persone, Famiglie e Comunità nascono e si sviluppano grazie a coprogettazione con i destinatari delle attività. Se da un lato sollevano le famiglie e stimolano la società, dall’altro favoriscono momenti di apprendimento, relazione e crescita di giovani adulti disabili per abilitarne le autonomie personali e residenziali. I servizi diurni vanno dall’agricoltura sociale alle attività sportive, dalla coltivazione e lavorazione di erbe alle attività artistiche, dall’apprendimento ai momenti ricreativi del tempo libero.

Una rete in evoluzione

Accoglienza, professionalità, creatività. La Rete è una realtà in costante evoluzione che lavora in sinergia con il Comune di Trento e che dal 2005 ha attivato forme di autofinanziamento per rendere sostenibili le attività. Come la creazione di La bolletta del cuore un progetto realizzato in collaborazione con Dolomiti Energia che destina una percentuale di ogni bolletta sottoscritta a un fondo sociale volto a finanziare soluzioni abitative per persone con disabilità! “Al futuro? Certo che ci pensiamo! Ci piacerebbe lavorare in partnership con qualche impresa per favorire così lo sviluppo della loro CSR e garantire nuove opportunità!”.

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Voglio credere che la generosità sia l'arma per fermare questa follia

Voglio credere che la generosità sia l'arma per fermare questa follia!

La rete informale #Contagiamoci curata da Fondazione Cattolica nasce per attivare collaborazioni, condividere intenti, azioni e buone pratiche. Ma in questi anni ci siamo accorti che è anche molto di più...

E' aiuto, sostegno reciproco, condivisione di azioni per favorire il benessere delle persone. Oggi più che mai, in questo contesto emergenziale derivato dalla guerra, la rete #Contagiamoci sta dimostrando come insieme si possa dar vita a nuovi processi che danno speranza.

La cooperativa sociale Nuove Accoglienze, da anni impegnata in processi di inclusione dei migranti, si è attivata da subito per dar vita ad un centro capace di accogliere i profughi ucraini. Sono donne, mamme, bambini scappati da un conflitto che ha cambiato per sempre la loro vita. C'è bisogno di tanto. Di beni di prima necessità, di cure e di quell'umanità che sembra essere stata spazzata via. C'è bisogno di collaborare senza pretese. Chiedi e ti sarà dato dicevano. E così è...

Il messaggio

"Grazie!

È la prima parola che mi sgorga dal cuore e che la mia mente riesce a produrre dinnanzi a quella generosità immediata senza se e senza ma, di Andrea, Fabrizio e tutti i ragazzi più o meno giovani che compongono questa strana ma irripetibile famiglia che si chiama Gulliver.
Avevo chiesto pannolini e biscotti per i bambini ucraini e le loro mamme che come Coop N.A.  stiamo accogliendo nei due hotel di Riolo Terme. Due strutture in disuso che con la volontà e la generosità di tutti nostri ragazzi, abbiamo non solo rimesso in piedi, ma reso accoglienti utilizzando tutto ciò che avevamo e tutto ciò che la generosità di molti ci ha donato. Non mi aspettavo che Andrea riuscisse a recuperare una quantità così rilevante di biscotti per l’infanzia, omogeneizzati e pannolini. Io non so come faccia ma è riuscito addirittura a riempire un pulmino nove posti privato dei sedili.
In questo momento  così drammatico e così vicino al baratro dell’autodistruzione, voglio credere che solo la generosità ed il cuore lanciato aldilà dell’ostacolo, siano le vere uniche armi che come uomini e come donne noi possiamo usare per fermare questa insana follia, che ora,  come migliaia d’anni fa uccide per qualche chilometro di terra  per un campicello o per un villaggio.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare il vero della Pietas romana, che non era soltanto vissuta nell’accezione della compassione. ma anche come il rispetto per la religione degli dei, per la patria, per la famiglia e per gli amici. Vorrei in questo momento dedicare ad Andrea l’ultima strofa di una poesia che io amo molto:
Uomini poiché all’ultimo minuto non vi assalga il rimorso ormai tardivo, per  non aver pietà giammai avuto e non diventi rantolo il  respiro sappiate che la morte vi sorveglia gioir  fra i prati o fra i muri di calce, come crescer il gran guarda il villano finché non sia maturo per la falce.

Vorrei che al più presto si ripetesse l’incontro conviviale che abbiamo già avuto a Forlì. Potremmo parlare finalmente di pace.

Vi abbraccio tutti con il fraterno affetto di sempre. Gianfilippo"


Rivela: la cultura per creare comunità educanti

Rivela: la cultura che crea comunità educanti

50 mostre itineranti realizzate a tema storico, artistico e sociale. L’associazione veronese Rivela opera in 3 regioni Italiane e 50 Località con una media di 20 mila visitatori a mostra. Grazie alla collaborazione con scuole, enti e cittadini, Rivela valorizza il significato dell’arte: lasciare che la bellezza esposta tocchi l’anima delle persone e le trasformi.

All’inizio degli anni 2000 alcuni amici si dilettavano ad organizzare mostre nella sagra di paese. “Siamo partiti da contesti semplici – racconta Ermanno Benetti presidente dell’associazione – e abbiamo compreso che coinvolgendo altre località avremmo potuto rendere più efficace la diffusione delle mostre. Così abbiamo provato!”. Bastano poche parole e nel 2003 Rivela realizza la sua prima mostra dedicata alla storia dei martiri in Messico in 9 parrocchie veronesi.

“La voce si è sparsa facilmente e alla fine del primo anno avevamo 24 richieste di collaborazioni. A quel punto ci siamo detti: facciamo più di una mostra!” e in pochi anni Rivela è diventata un riferimento culturale in città e fuori regione.

L'associazione Rivela

Rivela viene fondata nel 2002 con la finalità di realizzare mostre itineranti a tema storico, artistico e sociale per valorizzare il significato culturale e religioso delle manifestazioni locali. Quindici persone, tutte volontarie, opera all’interno dell’organizzazione offrendo le proprie competenze professionali utili alla realizzazione di una mostra. Possono essere mostre noleggiate, perlopiù mostre artistiche con un itinerario espositivo stabilito, oppure mostre progettate ed organizzate dall’associazione in base a bisogni e alle richieste dirette.

L’associazione è caratterizzata da una forma di carità. “Siamo tutte persone con ruoli sociali diversi: professori, dipendenti, liberi professionisti e casalinghe. Ma siamo tutti accumunati dal desiderio di trasferire gratuitamente la bellezza che c’è”.

rivela

L'obiettivo dell'associazione

Fin dai primi pannelli esposti, Rivela ha manifestato un ruolo educativo nel trasmettere cultura. Non ci sono lezioni accademiche che spiegano dipinti, ritratti e tele, bensì lo stupore dell’esperienza umana che attraverso una rappresentazione si sente toccata nella propria intimità. “Crediamo che l’arte, la bellezza e la cultura riferite all’esperienza cristiana contribuiscano al benessere delle persone e in questi anni abbiamo avuto il piacere di vedere questo nostro pensiero trasformarsi in realtà - testimonia Ermanno -. Persone che magari non avevano attrazione né per l’arte né per la cultura, conoscendoci hanno scoperto quanto sia importante per la propria vita. Scoprono quello che ci sta sotto, guardano con occhi diversi. Abbiamo visto fiorire le persone ed è una prova del nostro messaggio”.

Il coinvolgimento territoriale di Rivela

Per Rivela la mostra è uno strumento per testimoniare il bene, quel bene che favorisce tutti e per farlo la mostra deve essere innanzitutto incontro. Per questo l’associazione collabora con enti, parrocchie, musei, comuni per favorire la crescita delle persone: noleggia o organizza la mostra, offre un supporto pubblicitario e negli anni ha formato oltre 800 volontari e 350 guide. “Crediamo nella formazione esperienziale delle guide. Per prime sperimentano il percorso della mostra, scoprono l’importanza del fare esperienza di quel qualcosa di più che si sente, si vive, di fronte all’arte. Loro diventano i più preziosi testimoni perché trasmettono ciò che hanno vissuto”.

L’associazione lavora a stretto contatto con il territorio organizzando laboratori didatti che coinvolgono 2 mila studenti l’anno, concorsi scolastici e mostre per il sociale.

La rete scolastica di Rivela

Rivela collabora con le scuole del territorio in progetti di PCTO (alternanza scuola lavoro) che coinvolgono gli studenti nelle attività di studio delle mostre e di guida per i visitatori. Un’iniziativa che solo per l’ultima mostra “Il mio inferno. Dante profeta di speranza”, attiva fino al 29 maggio presso I Bastioni delle Maddalene, ha coinvolto 10 istituti scolastici e più di un centinaio di studenti.

“Per il futuro? Vorremmo trovare uno spazio in cui creare una collaborazione stabile con i ragazzi. Con la mostra su Dante è stato quanto mai evidente come i ragazzi, attraverso l’esperienza letteraria, abbiano guardato la loro vita attraverso una lente nuova. Tutto questo ci porta a voler proseguire!”

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Fundraising: meglio soli o in compagnia?

Fundraising: meglio soli o in compagnia?

Fondazione Cattolica ha sostenuto la campagna “Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea futuro” un progetto collaborativo di raccolta fondi che ha unito 130 protagonisti del mondo non profit facenti parte della rete informale #Contagiamoci. L’esperienza ha evidenziato come fare fundraising in rete amplifichi l’impatto positivo generato.

La campagna di fundraising co-partecipata

#Nataleognigiorno è un’iniziativa nata dalla volontà degli enti non profit di favorire occasioni di sviluppo per continuare a creare quel lavoro che offre una migliore prospettiva di vita a tutti, specie a chi oggi è più fragile. Il progetto di raccolta fondi ha messo in rete sul sito Controcorrente, oltre 200 prodotti food e non food oltre che buoni esperienze. L’iniziativa ha evidenziato la potenza generativa della cooperazione, attivando virtuosi processi di crescita e condivisione tra organizzazioni non profit.

Perché favorire una campagna di fundraising partecipata

Fondazione Cattolica ha a cuore lo sviluppo dei piccoli enti del terzo settore. Per questo propone percorsi di crescita condivisi. Nadia, della cooperativa Valgiò, esprime così la scelta di prendere parte alla prima campagna condivisa della rete. “Prestare attenzione ai bisogni sociali delle persone è per noi un pilastro fondante, e ci ha appassionato vedere così tante realtà che lavorano con dedizione nella nostra stessa direzione. Crediamo che fare rete sia un asset fondamentale per supportarci a vicenda e pensiamo che sia un modo per "contagiarci" reciprocamente con idee innovative”.

Da dove partire per generare valore

La rete #Contagiamoci! si caratterizza per fiducia, collaborazione e libertà. Sono questi i pilastri che hanno motivato i 15 enti non profit che per la prima volta hanno deciso di creare una raccolta fondi natalizia.  “Immaginavano che sarebbe stato complesso trovare dei fornitori e dei prodotti che rientrassero nel nostro mondo, con le nostre finalità, la nostra mission. La realizzazione del catalogo condiviso ci ha immediatamente risolto questo problema e ci ha dato la fiducia di poter iniziare. Ne è valsa la pena per toccare con mano quante sinergie, spontanee, possono nascere e consolidarsi per realizzare insieme progetti che sembravano irrealizzabili” testimonia Ombretta di Asperger Veneto.

Il valore del fundrasing partecipato

I dati dell’impatto economico generato grazie alla condivisione dei prodotti sono incoraggianti. Il 53% degli enti ha raggiunto un ricavo entro i 10.000€ e il 42% ha beneficiato di ricavi che raggiungono, e anche superano, i 70.000€. Il valore collaborativo trova sostegno dalla qualità dei prodotti realizzati.

“Abbiamo ricevuto centinaia di richieste. Far parte di un progetto più ampio di raccolta fondi ha consolidato la collaborazione interna nel nostro ente tra personale strutturato e volontari ma anche tra noi e le imprese esterne” racconta Angelo presidente di associazione Libra. Infatti “Condividere buone pratiche di azione aiuta nelle nostre attività. Fare parte di questa campagna ci ha permesso di migliorare le competenze del team, la nostra professionalità e il contatto con le imprese” racconta Teresa di ZeroperCento.

La forza del fundrasing partecipato

Il legame di rete diventa motore di crescita. “La nascita di nuove collaborazioni con imprese sociali provenienti da tutto il territorio nazionale ci ha permesso di condividere tematiche affini, di attivare scambi costruttivi di idee e ci ha permesso di aprire dibattiti condivisi” racconta Michele responsabile della cooperativa sociale Pantarei. Eppure il valore della collaborazione non è attribuibile solo ai prodotti venduti. Diversi enti aderenti all’iniziativa non hanno promosso alla rete produzioni proprie ma nonostante questo la loro esperienza è entusiasmante. Come afferma Irene di Odv Su la Testa “La campagna condivisa ha creato legami nuovi e ha rinsaldato quelli consolidati nella rete che porteremo avanti nel tempo”.

Progetti futuri

L’entusiasmo della campagna di Natale ha portato gli enti della rete ad attivarsi anche per la Pasqua. Ne nasce un piccolo ma dolce catalogo dove troverete alcuni dei prodotti che potrete gustare a Pasqua.

Vuoi saperne di più della campagna? Vedi qui


Festival Dottrina Sociale

Audaci nella speranza, creativi con coraggio

Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto all’undicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi, fare rete sui territori e favorire il bene comune.

“Audaci nella speranza, creativi con coraggio” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2021 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 25 al 28 novembre. Un tema che porta a riflettere sulla realtà.

Come innovare sistemi e comportamenti per maturare azioni capaci di sviluppare modi di vivere più responsabili?

Il tema del Festival della Dottrina Sociale

“La Speranza alimenta la creatività e ci fa vedere con molta chiarezza che le difficoltà possono essere occasioni di trasformazione. Non dobbiamo uscire dalla pandemia con la nostalgia del passato, bensì con la consapevolezza che è necessario un cambiamento, in primis della percezione del nostro ruolo nel mondo. È ora di iniziare da noi stessi. Ognuno per come è, per dove è, può diventare un’azione corale, concreta e dirompente che genera il cambiamento”.

Il programma del Festival della Dottrina Sociale

Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.

Fondazione Cattolica, invita i giovani italiani e i membri della rete #GenerAttivi ad incontrarsi in alcuni appuntamenti dedicati allo sviluppo di buone pratiche nel mondo del lavoro e del non profit.

Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:

Giovedì 25 novembre – ore 21 apertura del Festival

Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana e Giulio Tremonti, Docente ed economista.

Venerdì 26 novembre – ore 10 workshop Giovani

Quali principi guidano l’azione generativa, inclusiva e sostenibile nelle realtà di oggi?

Intervengono: Enrico Loccioni, Presidente Impresa Loccioni; Giorgio Mion, Docente di Economia aziendale all’ Università degli studi di Verona; Anna Fiscale, Presidente Coop. Sociale Progetto Quid

Venerdì 26 novembre – ore 11 tavola rotonda rete #GenerAttivi

“Il tuo presente crea futuro? Dinamiche di speranza”, intervengono Padre Francesco Occhetta, fondatore della comunità di “connessioni” e Johnny Dotti, Università Cattolica Sacro Cuore. A seguire i partecipanti condivideranno saperi ed esperienze all’interno dei tavoli di lavoro dedicati a: economia circolare, empowerment femminile, comunicazione, sviluppo di comunità territoriali, percorsi di inclusione,  fundraising.

Per partecipare basta riservare qui la propria prenotazione al tavolo di interesse. E' possibile partecipare alle tavole rotonde anche il 27 novembre registrandosi qui

Venerdì 26 novembre – ore 14 tavole pensanti Giovani

Confronto su economia, sostenibilità e speranza in azione grazie alla rappresentanza di imprenditori sociali che racconteranno la propria esperienza in un clima di scambio e confronto. Moda etica, sostenibilità, agricoltura, disabilità, donne, giustizia, reti sociali, finanza sostenibile, comunicazione e cultura sono i temi di dialogo. 

Venerdì 26 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune

Serata di premiazione condotta dalla giornalista televisiva Safiria Leccese volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.

Sabato 27 novembre – ore 10 Convegno L’impresa della Sostenibilità

Si parla molto di sostenibilità.

Introduce Mauro Magatti, Università Cattolica del Sacro Cuore si confrontano: Valentina Pellegrini, Vice Presidente Gruppo Pellegrini SpA; Paolo Braguzzi, Amministratore Davines SpA e membro del Supervisory Board di B Lab Europe; Ettore Prandini, Presidente Nazionale Coldiretti; Gian Luca Galletti, Presidente nazionale Ucid;Marco Menni, Vicepresidente nazionale Confcooperative con la moderazione di Claudio Baccarani, Università di Verona.

Sabato 27 novembre – ore 16.30 Libertà, fiducia e generatività: il fondamento di una collaborazione autentica Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!


Ellena Bontorin giovanisperanze

Ellena, 27 anni e la vocazione che sconfigge l’indifferenza.

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Ellena Bontorin, 27enne vicentina che crede nell’impegno sociale e civile delle giovani generazioni!

Ero una bambina timida con un nome raro. Ellena deriva dal greco: protettrice dell’uomo, luce splendente. Capirai bene che rimanere nel comfort dell’anonimato per me era impossibile. Così ho imparato a tirare fuori la grinta.

Dico sempre “Contano più i fatti delle parole” se vuoi qualcosa non puoi aspettare che accada… devi agire! Dopo 5 anni di scuola potevo già lavorare. Però ho scoperto che mi annoiavo a stare in ufficio, a me serviva stare con la gente. Ma cosa potevo fare? Ed è stata una famiglia ad aprire la porta del mio futuro.

Io e il disturbo autistico all’inizio non ci siamo capiti. Guardavo quel bambino e mi sentivo messa all’angolo. Io sono una persona socievole e parlo, tanto! Ma con quel bimbo ero come trasparente. Dovevo cercare un nuovo linguaggio.

Ho imparato ad ascoltare i silenzi e a leggere dentro gli sguardi. Non ci sono modi unici per entrare in sintonia con l’altro. L’autismo ti sfida, perché non è facile ricominciare sempre in modo nuovo. Ma quando riconosci l’essenza dei bambini, non puoi farne a meno!

Ho studiato psicologia ma sono diventata educatrice. Ed è la mia vocazione! Lo dico a voce alta è E’ LA MIA VOCAZIONE perché non è solo lavoro. Il carico emotivo me lo porto a casa, continuo a formarmi, sono interessata a scoprire novità, studio e cerco ciò che può migliorare il loro futuro.

E sai cosa? Non mi pesa. Nemmeno lavorare il weekend perché condivido i progetti, vedo i risultati dei ragazzi che seguo a Càleido e capisco che il mio esserci ha un senso. Per loro, per me, per le famiglie.

Questo non significa che sia semplice. Quando un bambino vive un periodo no, a me fa male perché posso solo stargli vicino. Non ho il potere di attenuare la sua crisi, i pianti o le urla. Posso solo accogliere la sofferenza e attendere con pazienza.

Mi affeziono ai bambini e alle loro famiglie. Entro in un’intimità fatta di gioie, condivisioni, debolezze e difficoltà. Io mi sento responsabile nei loro confronti perché non si possono abbandonare le persone al loro destino.

Forse è per questo che ho iniziato a fare politica. Io credo nella comunità che si prende cura e mi impegno perché l’educazione giovanile, l’impegno sociale e civile dei ragazzi, il futuro delle persone con disabilità non resti un problema di pochi ma diventi una risposta di molti.

Vivo giornate di 24 ore con un’intensità totale. Perché quando sei educatore lo sei sempre. Ma la sai una cosa? Magari a qualcuno potrebbe pesare. Invece io penso proprio di avere trovato la mia felicità.

Ellena Bontorin, 27 anni, Vicenza.

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apertura generatività

Energie in rete: per creare non bastano buone idee

A Pesaro, Onlus Gulliver apre Generatività una bottega del riuso sviluppata grazie alle energie messe in rete. Uno spazio rivolto alla cittadinanza in cui acquistare prodotti realizzati da persone con talenti diversi.

La realizzazione di questa nuova bottega rappresenta per Fondazione Cattolica un importante riconoscimento del valore della rete #GenerAttivi: una rete nata pochi anni fa che riunisce più di 250 enti sociali provenienti da tutta Italia che la Fondazione ha accompagnato negli anni. Dall’incontro e dal riconoscimento di intenti condivisi, Onlus Gulliver insieme a Mani Tese Finale Emilia hanno portato a frutto Generatività, un progetto che ha qualcosa da raccontare e che proprio le voci di Gaia, rappresentate per ManiTese e Andrea Onlus Gulliver,  testimoniano.

Da dove siete partiti? Come avete trasformato un'idea in un vero progetto?

Gaia: “Siamo partiti da esperienze comuni, dalla concretezza dell’agire di due realtà che si assomigliavano, che si sono incontrate perché entrambe finanziate da Fondazione Cattolica.  Durante un appuntamento della rete #GenerAttivi, dopo una cena a base di anguille e pesciolini degli amici I Marinati di Comacchio, abbiamo prolungato una lunga chiacchierata fino a notte fonda. Andrea mi chiese Ma voi come fate? Ma gli sgomberi come li gestite? E i vestiti donati?  La sartoria come è nata? Da qui siamo partiti. Con Andrea si salta presto al fare: chiama qui, fai così, volantino e prova.  Dal porto sicuro delle certezze ci siamo lanciati lasciando che il motto per moltiplicare basta condividere ci guidasse”.

Andrea: “Adriano Tomba dice spesso “L’amore non va parlato, l’amore va agito”. La rete #GenerAttivi non è solo l’incontro di un weekend. È un percorso e se lo intraprendi con verità e sincerità, ti porta in un mare. Ti trovi con poche barche e pochi pesci che vanno controcorrente e vogliono cambiare quella corrente. In #GenerAttivi si ha la prima stretta di mano con l’altro che non conosci ma che è tuo fratello, si ascolta un approfondimento, ti racconti e ascolti. Si possono fare delle scelte, camminare come il vento, o camminare seminando. Con Gaia abbiamo scelto di camminare seminando".

Quali azioni avete messo in campo per arrivare fino a qui?

 Gaia: “Credo che l’elemento principale sia stato il fidarsi di una possibilità. Costruire nuove direzioni sebbene ognuno con i propri mezzi, partendo però sempre dal gusto vivo per le persone, le relazioni, la cura, la gioia del dare e ricevere. Tante telefonate e consigli, obiettivi chiari, concreti, precisi e voglia di vedersi presto".

Andrea: “Nel nostro quotidiano possiamo crescere fidandoci dell’altro. Nel percorso #GenerAttivi possiamo trovare chi ascolta e prova a contagiarsi replicando la tua buona pratica. E viceversa tu ascolti e prendi un pò dell’altro per seminare. Come ogni impasto serve un po’ di Lievito. Per noi questo è il ruolo che oggi ha Fondazione Cattolica”.

Quante persone e reti avete coinvolto nella prima iniziativa realizzata insieme "Dono come Lievito"?

Gaia: “A Finale Emilia abbiamo coinvolto le scuole medie, associazioni locali di volontariato, le 2 sedi della Caritas delle Parrocchie di Finale Emilia e Massa Finalese, il Comune che ha aderito con entusiasmo, giovani volontari per impacchettare e pesare. C’erano le persone dei nostri inserimenti lavorativi, due gruppi scout con i lupetti che hanno portato i beni e i ragazzi del Clan che hanno ricevuto le consegne, ma soprattutto tantissimi cittadini che si sono recati nel grande piazzale della nostra sede con sacchetti e un’adesione generosa, entusiasti collaboratori di questa prima iniziativa. Abbiamo raccolto ben 600 kg di cibo, prodotti per l’igiene scelti con attenzione per i bisognosi. La Caritas di Finale aveva preparato  solo un angolino della sede, quando lo sportello del camion si è aperto ha dovuto felicemente cercare altro posto, era davvero stupita di tanta generosità raggiunta in pochissime ore.  Questa raccolta si è fortemente legata al nostro impegno di lotta per cambiare le cause che determinano le povertà, qui come nel sud del mondo, per le diseguaglianze sociali e le ingiustizie economiche che sappiamo richiedono un nuovo modello di sviluppo e accoglienza”.

Andrea: “Mi sono mosso come referente regionale della Dsc Marche, abbiamo coinvolto sette amministrazioni comunali, oltre 50 associazioni con ben 700 volontari messi in campo su 16 punti raccolta. Abbiamo chiamato la comunità con la quale operiamo ogni giorno: quelli che non parlano di amore, ma amano. Abbiamo raccolto una enormità di beni per le famiglie bisognose e costruito ponti. A questo serve la Fondazione e #GenerAttivi: a costruire ponti, ad unire mani, a credere".

Cosa si cela nel progetto Generatività?

Gaia: “Il progetto cela uno scambio, un incontro legato alle vite e alle azioni di volontari che hanno scelto di impegnarsi con le vite degli altri, aprendo nuove finestre e lasciando aperte porte nella comunità in cui vivono.  Abbiamo capito che potevamo “contaminarci” con le nostre storie, con la gratuità e la gioia che ci caratterizza. Siamo partiti da quello per reinventarci insieme. Questo ha alleggerito il peso del “non posso farlo, non so farlo”  perché insieme si scoprono nuove strade. Dietro Generatività ci stanno dei sognatori un po’ folli, ricchi di nuove speranze, di bellezza dell’umanità che prende forme inaspettate”.

Andrea: “Generare, mettere al mondo per far nuove le cose, far crescere un progetto che si chiamava Contagiamoci, autenticare la fiducia verso l’altro ed il proprio impegno. Generatività è una follia visionaria perché vogliamo cambiare il paradigma dell’economia estrattiva che ormai riteniamo morta. Non parla di prodotti né economia né di finanza. Generatività parla d’amore. Il perché? Ho colto le parole che una volta mi disse Don Adriano Vincenzi:  non dobbiamo domandarci il perché, se siamo qui è implicito nella nostra presenza. In questo negozio raccontiamo storie, invitiamo le persone a sostenerle. Vendiamo prodotti, come quelli di Gaia e delle sue Manigolde, di Calafata, e mi auguro di poter vendere altri prodotti di enti attivi nella rete #GenerAttivi. Mi piacerebbe che fosse una sorta di shop fisico della rete in cui stiamo crescendo. E poi sta nascendo un secondo punto “Generatività” anche a Finale Emilia, ma la Gaia ancora non lo sa. Ma lo farà".

Per saperne di più puoi leggere la storia di Onlus Gulliver e di ManiTese.


Volontariato e nuove povertà

Come il volontariato italiano risponde alle nuove povertà? Un incontro illustra il tema portando alla luce esempi, pratiche e normative

In occasione degli eventi di chiusura dell’anno di Padova Capitale Europea del Volontariato 2020, la Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni organizza un webinar che porta ad affrontare l’argomento e a leggerne gli sviluppi.

Mercoledì 28 aprile dalle ore 17.30 alle 18.30 si terrà in diretta facebook e youtube l’incontro “Il volontariato italiano risponde alle nuove povertà. Tra cooperazione internazionale e fragilità territoriali”. Un incontro volto a conoscere le politiche europee a sostegno delle nuove povertà e gli interventi della società civile italiana messi in azione per contrastare la crisi.

Il programma prevede gli interventi di:

La cooperazione internazionale
prof. Vincenzo Buonomo – Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense

Fondi sociali europei a favore degli Enti del Terzo Settore
prof.ssa Jessica Romeo – Docente Pontificia Università Lateranense

Strutturazione internazionale del Banco Alimentare e la capacità di fare rete nel gestire le nuove povertà in Italia, anche alla luce della pandemia
dott.ssa Angela Frigo – Segretaria generale FEBA Banco Alimentare

Sistemi di supporto alle iniziative sociali nei territori nazionali ed internazionali
Emanuele Alecci – Presidente Padova capitale europea del volontariato 2020

Modera Carlo Peretti – Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore Cattolica Assicurazioni


terzo settore? ecco perchè investire sulla formazione dei giovani

Terzo settore? Ecco perchè investire sulla formazione dei giovani

Sono sempre di più le organizzazioni sociali che desiderano lasciare ai giovani l’eredità delle mission avviate. Per farlo il Terzo Settore deve investire sulla formazione dei giovani. Le buone pratiche, il pensiero comune, le azioni orientate verso il futuro, insieme alle competenze tecniche dei giovani, possono fare la differenza.

Questa esigenza ha spinto Fondazione Cattolica ad avviare Generiamo il futuro, il percorso formativo rivolto ai giovani degli enti non profit e alle figure senior che ne accompagnano la crescita perchè siamo convinti che il Terzo Settore deve investire sulla formazione dei giovani. Un ciclo composto da 12 incontri realizzati tra novembre e febbraio, in cui i 63 partecipanti hanno potuto conoscere e approfondire tematiche con docenti e professionisti del mercato. 

Perchè i giovani sentono il bisogno di formazione

La realtà sociale è in continua evoluzione, il mio ruolo sta cambiando…” racconta Filippo cooperativa sociale Sonda. In un momento storico particolarmente delicato “questa proposta mi è sembrata un segno: stavo mettendo in discussione il mio lavoro, il mio ruolo, il mio permanere all’interno dell’organizzazione” continua Martina ACLI Verona perché “a volte i giovani cooperatori si sentono come mosche bianche nel tessuto economico. Poter condividere esperienze, buone prassi e suggestioni con persone che vedono nel Terzo Settore un’opportunità di crescita personale, di partecipazione ad un’economia che punta ai valori e sviluppo professionale, è fondamentale” ammette Andrea cooperativa sociale Pantarei.

L'esito del percorso formativo

Nonostante gli appuntamenti si siano svolti online “si è creata una rete di relazioni che mi ha trasmesso una bellissima sensazione di fiducia” racconta Giulia associazione Orizzonte, una fiducia che ha aiutato a comprendere il significato e l’importanza dell’aspettativa che gli enti sociali ripongono nei giovani. “Possiamo raccogliere un testimone pesante perché abbiamo il desiderio di dare continuità a un nuovo modo di pensare che contrappone all’idea di eccellenza ed efficienza individuale, il valore della fragilità e del concetto di comunità” rivela Michele cooperativa sociale Vale Un Sogno.

Riflessioni professionali sul settore e sull’economia hanno permesso ai partecipanti di apprendere e sviluppare le tematiche incontrate nel percorso all’interno dell’organizzazione. Consapevolezza, forza di volontà, energia rinnovata ma anche motivazione, significato del fare e voglia di rivitalizzare le relazioni negli enti sono solo alcuni dei benefici pratici che i giovani hanno portato a casa dall’esperienza.

Le conoscenze specifiche e le suggestioni tecniche portate dai docenti si sono unite alla trasmissione di un senso non convenzionale. “Mi sono portata a casa un’energia positiva che non è traducibile in parole. La riscoperta di me e delle mie potenzialità. La consapevolezza che si può essere fragili perché nell’imperfezione a volte c’è il valore aggiunto che rende speciali. La certezza che essere sognatori e pensare di poter cambiare il mondo non è poi un pensiero così folle” riferisce Martina perché quando si condivide si scopre che non si è soli “ci si mette in rete e si crea una cultura da far conoscere e da diffondere anche al di fuori delle nostre organizzazioni” continua Andrea.

Una rete in evoluzione e in crescita perché come racconta Giulia “abbiamo bisogno di trovare persone che veicolano questi messaggi. L’energia che ne nasce è nutriente per il nostro lavoro!”.


BANDA RULLI FRULLI: la musica strumento di integrazione

Banda Rulli Frulli: la musica strumento di integrazione

A Finale Emilia la Banda Rulli Frulli esplora una musica nuova, fatta di inclusione e sostenibilità ambientale. Quando suona l’orchestra il mondo musicale, e non solo, resta incantato perché la Banda è composta da oltre 70 strumenti creati con materiali di riciclo da ragazzi con diverse abilità

Il sogno che Federico Alberghini ha conservato per oltre 20 anni è diventato realtà nel 2010, quando insieme ad alcuni allievi della Fondazione Scuola di Musica Carlo & Guglielmo Andreoli recupera 5 secchi da una discarica. Fu il percussionista Luciano Bosi ad ispirarlo. Una sua rullata cambiò il mondo di Federico che a nemmeno 10 anni decise il suo futuro: “Capii che nella vita avrei suonato ma non suonato e basta! Volevo farlo con strumenti fatti da me, fatti da materiali di recupero” racconta il Direttore della Banda.

La storia della Banda

Il cestello di una lavatrice, un tubo, un coperchio, una pentola… quanti suoni esistono all’interno di ogni elemento? Quante melodie possono nascere dalle persone indipendentemente dalle loro capacità? La Banda Rulli Frulli nasce per creare un luogo in cui le diversità diventano fonte di crescita comune. Ragazzi di diverse età e con diverse abilità sono i protagonisti di una famiglia in cui la musica diventa lo strumento per stare insieme, creare e abbattere le barriere della differenza.

Insieme a Federico anche Marco Golinelli, Sara Setti e Federico Bocchi partono per l’avventura: creano una marching band composta da 7 elementi, suonano in piccoli concerti di strada, stupiscono con i loro secchi legati alla cinta e l’agilità delle bacchette. La Banda prende forma e in due anni i ragazzi iscritti raddoppiano. Ma poi succede che la vita cambia. Almeno a Finale Emilia.

La Banda durante un concerto
La Banda durante un concerto

Sala prove della banda

La scossa di terremoto di magnitudo 5.5 colpisce la cittadina e rade al suolo case, strutture, sale prove. Lo sconforto si impadronisce degli abitanti, le persone vengono riunite in tendopoli in attesa di tempi migliori. Ma Federico con la sua ciurma non demorde “Insieme ad un’altra insegnante abbiamo iniziato la spola alle tendopoli per continuare a fare musica insieme ai ragazzi in uno spazio che ManiTese ci aveva offerto. Facevamo prove tutti i giorni, non dimenticavamo nessuno”. L’impegno della Banda Rulli Frulli scalda gli animi e in pochi anni il numero degli iscritti e di collaboratori si moltiplica arrivando nel 2016 ad avere 50 musicisti in tour in Italia e all’estero con dischi registrati, scenografie per ogni spettacolo e un’indistinguibile divisa marinaresca perché “la nostra Band è come una barca che salpa e viaggia nei mari” ammette Federico.

Una Banda unica e innovativa

C’è qualcosa di unico nel loro modo di fare che piace e coinvolge. Vengono invitati a suonare all’Expo, al Concerto del Primo Maggio a Roma, al programma televisivo Stasera Casa Mika del cantante. Il loro è un modello innovativo perché il gruppo valorizza tutte le abilità in una rete sociale di accettazione e rispetto reciproco. Per questo l’Archivio Italiano della Generatività ha riconosciuto il valore della Banda Rulli Frulli e ne ha studiato per tre anni il metodo.

Un metodo esportato in 5 città italiane che coinvolge 2800 persone e che appena possibile volerà a New York. “Nella Banda Rulli Frulli si cresce. C’è la preparazione, la trasferta, il concerto. Sai quali autonomie ha permesso di sviluppare ai ragazzi disabili? Loro che creano lo strumento, montano e smontano il palco, imparano ad organizzarsi il viaggio”. Un passo importante anche per i ragazzi senza disabilità “Non diciamo mai la disabilità altrui. Nei laboratori nasce la vera integrazione: vivi, comprendi, stai accanto all’altro. Sei valorizzato per quello che riesci a fare e questo costruisce un intento comune”. Pionieri di un modello unico, esibiti in 198 concerti a cui nemmeno il Papa ha saputo resistere chiamandoli a suonare vicino a sé davanti a 90mila persone. “Ci siamo allenati, abbiamo preparato i ragazzi a gestire le emozioni, ci siamo inventati un modo di vivere”.

Dalla musica nasce lavoro

Laboratorio Astronave_Lab
Laboratorio Astronave_lab

Oggettistica di design del laboratorio
Oggettistica di design del laboratorio

Con la Banda Rulli Frulli cambia l’approccio alla diversità. Si è creata una comunità con le famiglie che ci seguono, tanto che di fronte al problema occupazionale dei giovani disabili hanno deciso di aprire “Astronave_lab” un laboratorio professionale che offre lavoro ai ragazzi diversamente abili altrimenti disoccupati. I materiali di recupero trovano nuova vita grazie a creatività, tecnica e artigianato che rende inclusivo il lavoro e bello l’oggetto finito. “Siamo partiti realizzando oggetti di design con legno recuperato dal mare. Oggi abbiamo 12 ragazzi, una ditta del territorio che contribuisce e una marea di volontari che sostengono l’iniziativa”.

Il futuro? È tutto da costruire. “Abbiamo scoperto che l’ex stazione delle corriere sarà in nostra gestione per 25 anni. Potremmo ingrandirci: sale prove, web radio, laboratori artigianali, studio di registrazione, laboratori per gli strumenti, ristorante e bar gestiti in collaborazione con le scuole locali…la mia era una passione ed è diventata fonte di inclusione. Questo spazio diventerà un’opportunità per i giovani” promette Federico.

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