Escogito lancia l’appello dei giovani: “non lasciateci soli!”

Escogito lancia l’appello dei giovani: “Non lasciateci soli!”

Un evento con e per i giovani. All’iniziativa Escogito Fondazione Cattolica ha incontrato gli studenti della città per rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?”

Il 70% dei giovani intervistati nella ricerca “La parola ai giovani” condotta da Fondazione Cattolica su un campione di 600 studenti veronesi tra i 14 e i 22 anni, racconta di credere nel futuro. Ma solo il 40% lo vede nella propria città. Di cosa hanno bisogno i ragazzi? “Ci servono guide. Sappiamo che il futuro lo dobbiamo costruire ma abbiamo bisogno di alleati per farlo” a questo appello da Fondazione Cattolica abbiamo risposto con un evento che cerca di trasmettere nuovi modelli d’azione con cui costruire il domani.

Escogito

Dopo la prima edizione, Fondazione Cattolica ha rinnovato l’appuntamento con Escogito, evento rivolto a 600 studenti di Verona e Provincia che si è tenuto l’1 dicembre in Gran Guardia. L’incontro, patrocinato dal Comune di Verona, ha avuto l’obiettivo di aiutare i ragazzi a rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?” attraverso una mattina di cultura, ricerca ed esperienza.

Sul palco di Escogito, condotto da Marta Dal Corso si sono alternati Andrea Castelletti, regista teatrale Spazio Modus Verona, Matilde Gozzi, studentessa Liceo Alle Stimate, Davide Peccantini, Docente di Diritto ed economia aziendale Istituto Seghetti, Emanuele Bortolazzi, Docente di Religione Istituto Tusini e Thomas Ambrosi CEO Ambrosi S.r.l., Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili.

La mattina si è suddivisa in tre parti con una rappresentazione teatrale, “7 giorni”, che ha coinvolto alcuni studenti di Labcreativo45; è proseguita con la presentazione dei risultati di un’indagine realizzata da Fondazione Cattolica intervistando ragazzi veronesi sulle loro aspettative verso il futuro e si è conclusa con la consegna del Premio “Giovani di Valore”, riconoscimento a 5 giovani che si sono distinti a livello nazionale per il loro talento, capacità imprenditoriale o impegno nel sociale.

Escogito - lo spettacolo "7 giorni"

Scena dello spettacolo

Fa riferimento ad un fatto realmente accaduto durante la Prima Guerra Mondiale quando nei campi di trincea arriva l’ordine di cessare il fuoco per una settimana a Natale. Lo spettacolo scritto e messo in opera da 16 studenti di Labcreativo45 guidati dalla regia di Teatro Impiria, fa riflettere sull’importanza di superare le diversità per agire a favore del benessere delle comunità. Questo spettacolo ha lanciato un messaggio: nessun cambiamento può avvenire se lasceremo comandare ad altri la nostra intelligenza emotiva.

Escogito - la ricerca "La parola ai giovani"

“La parola ai giovani” è il progetto di PCTO 2023 (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ex Alternanza Scuola Lavoro) realizzato in Fondazione Cattolica con alcuni studenti iscritti ai licei di Verona su un campione di 600 persone di cui 50 intervistati qualitativamente. La ricerca ha scattato una fotografia dei giovani della città. Chi sono, cosa sentono e cosa vogliono i ragazzi tra i 14 e i 22 anni di Verona? Emerge una generazione consapevole seppur indecisa. Il futuro è percepito come una sfida, la scuola offre buone basi di partenza ma non sufficienti per affrontare la complessità; le famiglie sono ancore di legami spesso inermi rispetto alle problematicità su larga scala.

Testimonianza dell'esito della ricerca

I ragazzi si sentono distanti da una città che non riconoscono come propria e nella quale non vedono opportunità di sviluppo. Sanno che per cambiare il mondo e renderlo più accogliente, come si augurano, servono alleanze generazionali. I dati evidenziano il bisogno dei giovanissimi di trovare: guide capaci di identificare il valore personale per accompagnarli ed esperienze in cui cimentare le proprie competenze.

Per questo Fondazione Cattolica ha lanciato il progetto PCTO 2024, Sperimentare per Crescere, volto a far incontrare la realtà agli studenti ed aiutarli a formulare progetti di impresa da sviluppare nei contesti scolastici.

Escogito - il Premio "Giovani di Valore"

Il “Premio Giovani di Valore” testimonia il coraggio di 5 giovani che a discapito dei pronostici hanno avviato imprese per costruire un futuro più inclusivo, equo, sostenibile. Attraverso la loro conoscenza i partecipanti hanno compreso che per trovare un posto nel mondo è necessario: appassionarsi, formarsi costantemente, creare relazioni sempre nuove e cimentarsi senza temere di sbagliare!

Valentina e Federica Sorce

https://youtu.be/jlxy68i7ibg

Nella vita si può scegliere di fuggire al proprio destino oppure di abbracciarlo. Federica e Valentina Sorce hanno provato sulla loro pelle la fatica della diversità. Eppure ciò che in apparenza sembrava un limite è diventato il loro più grande motore di crescita. OpenHouse è un luogo di inclusione e opportunità che dà valore alla vita delle Persone rendendole parte di un sistema capace di accogliere la fragilità umana. Federica e Valentina vengono premiate perché hanno saputo trasformare il loro desiderio di un mondo fatto a misura di una persona, in una casa per tanti.

Oscar Di Stefano

https://youtu.be/QAgaH7XkVqQ

L’amore è astrazione ma è anche un propulsore di energia che attiva le persone a diventare Qualcuno per gli altri. È l’amore per la cosa pubblica, per “il fare” che genera Bene Comune, ad aver attivato Oscar Di Stefano. Il progetto Immischiati è un cammino di conoscenza e consapevolezza che Oscar ha rivolto ai giovani per renderli protagonisti del futuro del nostro Paese. Oscar viene premiato perché ha scelto di investire le sue competenze in un agire collettivo che crea impatto per la comunità intera.

Aurora Caporossi

https://youtu.be/k0N2ZR1U-sc

Ci vuole tempo per rimarginare le ferite ma ci vuole carattere per evolvere la sofferenza vissuta in una possibilità di trasformazione positiva per altri. Di fronte alla solitudine provata da chi vive disturbi alimentari, Aurora Caporossi ha deciso di alzare la voce, di metterci cuore e testa per creare un’altra via. Animenta è un progetto che accompagna ragazze e ragazzi in tutta Italia a scoprire sé stessi imparando ad amarsi per come si è. Aurora viene premiata perché ha dimostrato che esiste una possibilità di uscita dalla vulnerabilità e quando accade il valore personale risplende a beneficio di sé e della comunità circostante.

Giacomo Alberini

https://youtu.be/BTr9CdXxe-o

Si può giocare a fare gli imprenditori o esserlo davvero. Giacomo Alberini ha colto la sfida e ha deciso di cambiare il mondo mettendosi in gioco. Sostenibilità e comunità sono gli elementi che caratterizzano il suo pensiero fatto di concretezza e possibilità. Treebu è un’occasione per le imprese e per i territori perchè attraverso progetti di piantumazione mira a migliorare il contesto ambientale per la vita di tutti. Giacomo viene premiato perché ha trasformato il suo desiderio di “creare”, in un modello imprenditoriale di innovazione sociale e comunitaria.

Vuoi scoprire i premiati della prima edizione?


Le imprese sociali: tra cambiamenti, business sostenibile e sviluppatori sociali

Nicholas è un ragazzo curioso, desidera esplorare il mondo, conoscere le persone e immagina per sé un futuro di senso, in cui il suo agire possa avere un impatto positivo sulla vita degli altri. La vita lo porterà a diventare sviluppatore sociale per imprese sociali.

Un nuovo profilo: lo sviluppatore sociale

Dopo un’esperienza importante all’estero, Nicholas cura lo sviluppo commerciale del progetto Beelieve della cooperativa Progetto 92, un progetto di startup nato per favorire la formazione e l’occupazione di ragazzi NEET, creando prodotti ad alto impatto ambientale. In quell’occasione inizia a capire, a mettere a fuoco quale può essere il suo contributo nella società.

Nicholas è bravo a sviluppare processi, immaginare business plan sostenibili, programmare attività, stringere partnership commerciali. Una sfida che diventa consapevolezza: decide di diventare uno sviluppatore sociale.

Oggi Nicholas lavora per la cooperativa sociale di Trento La Rete, una realtà rivolta alle persone con disabilità, attiva da oltre 30 anni, che nel tempo ha mantenuto forti motivazioni e spirito innovativo. Lì si occupa di sviluppare l’impresa sociale e produrre un business sostenibile, ovvero un profitto che rispetta tutte le persone e tutte le materie coinvolte. Come si fa? Per dirlo con un’immagine chiara e semplice “ci si mette nelle scarpe degli altri”, dice Nicholas, “e bisogna pure essere un po’matti”. Far dialogare economia e sociale, le esigenze del business e i bisogni della fragilità è una missione sfidante e complessa, ma con passione, creatività e coraggio si può raggiungere l’obiettivo.

Le imprese sociali in Italia: tra cambiamenti, business sostenibile e sviluppatori sociali

Dalle ultime rilevazioni Istat, il Terzo Settore in Italia conta più di 360 mila enti non profit, genera circa 70 miliardi di entrate, coinvolge 5 milioni di volontari e oltre 860 mila dipendenti.

Il mondo del non profit, ci racconta Tomas Chiaramonte, Segretario Generale del Coordinamento Nazionale Associazioni Diocesane Opere Assistenziali, nasce in Italia nel dopoguerra da iniziative territoriali legate alle istituzioni locali (parrocchie, comuni, istituti religiosi). Nel tempo ha mantenuto dimensioni medio piccole (l’82% non supera i 100.000 euro di entrate annue e solo il 4,8% supera i 500.000 euro di fatturato annuo) e la caratteristica vicinanza al territorio. Oggi possiamo immaginare nuove categorie, propone Chiaramonte, per valutare il reale impatto sociale delle realtà del Terzo Settore sulle comunità di riferimento:

  • la sostenibilità in relazione alla mission
  • l’eticità delle organizzazioni
  • la capacità di generare impatto sociale

Negli ultimi anni, il mondo del non profit e delle imprese sociali in particolare è profondamente cambiato. Dal 2015 al 2019 i dati registrano un incremento del 7,8% delle imprese sociali presenti sul territorio nazionale, che segue l’aumento del 28% registrato dall’Istat nel censimento 2001-2011 rispetto i 10 anni precedenti. Un tasso di crescita tre volte superiore quello delle imprese profit. Anche i numeri dell’occupazione sono notevolmente aumentati. Ciò significa che il cambiamento è stato importante e trasversale, dal punto di vista della professionalizzazione ma anche della valorizzazione. In tale contesto è infatti nata la Riforma del Terzo Settore, che regola e potenzia il mondo del non profit.

La sostenibilità del Terzo Settore

Come si sostengono le realtà del Terzo Settore? Il 28,6% delle entrate proviene da contributi pubblici, il restante, di fonte privata, è composto da donazioni, contributi in natura, come beni e volontariato, e corrispettivi relativi all’attività erogata (sanitaria, socio-assistenziale, sportiva, culturale, formativa).

Il Terzo Settore rappresenta, insieme al mercato, uno dei pilastri fondamentali della nostra società ed è importante che in futuro sappia mantenere il legame con la territorialità, l’attenziona all’utenza, ai bisogni che cambiano. Come indica Chiaramonte, serve un Terzo Settore etico e capace di coordinarsi per il bene comune, libero da interessi speculativi, sostenibile ed innovativo ma soprattutto adeguatamente supportato sia dalla pubblica amministrazione che dal mondo dell’impresa.

Vuoi conoscere altri “Intraprendenti” che abbiamo incontrato in questi anni? Leggi la storia di Christian!


Vincenzo e l'esperienza di GOEL

Vincenzo e l’esperienza di GOEL

Ci vuole coraggio. Vincenzo è un bambino quando capisce che nella vita si può scegliere: puoi inginocchiarti al sistema o lottare per cambiarlo. E tra le due vie, Vincenzo sceglie la seconda.

Inizia a percepire cos’è la ’ndrangheta tra i banchi di scuola. La vede nella prevaricazione, nella violenza gratuita, nella sopraffazione che diventa protezione quando i bambini si arrendono alla forza bruta di coetanei da cui non possono scappare. Tutti sanno. Tutti vedono. Eppure regna il silenzio.

Il sistema mafioso è pervasivo. Bisogna imparare a farsi rispettare fin da piccoli per questo la scuola diventa un luogo d’allenamento al futuro che li aspetta, un futuro fatto di vittime e oppressori.

Ma Vincenzo a quest’idea di domani non ci sta.

È un ragazzo timido, ma curioso e creativo. Lascia che le parole di Gesù e di Gandhi illuminino il suo percorso e a 18 anni si accorge ha bisogno di qualcosa di più. Fa servizio ad un campo di vacanza e studio insieme a persone disabili, conosce le comunità di Capodarco e la Comunità Progetto Sud e capisce che la sua vita deve diventare un’impresa comunitaria. Ma come?

Si iscrive a Psicologia. Studia, lavora e soprattutto vive. Vincenzo è un ragazzo attivo che anima la realtà e raggruppa persone. Coinvolge coetanei in un gruppo fondato nel suo paese: commercio equo e solidale, attività nonviolente e pacifiste; appassiona i giovani al volontariato. Insegue un percorso di cambiamento e di lotta per la giustizia sociale. E nella piccola realtà calabrese in cui vive si accorge che il mondo è troppo complesso per essere letto con una sola chiave di lettura.

Molla l’università e studia da autodidatta. “Pensa al tuo futuro!” gli dicono gli adulti intorno a lui, ma Vincenzo ha bisogno di conoscere e di capire. Studia non solo psicologia, ma anche sociologia, teologia, antropologia, economia… impara tutto perché per resistere alla ’ndrangheta bisogna rompere la violenza psicologica ma anche costruire un sistema etico ed efficace che faccia sentire il suo popolo unito e forte.

La Calabria rimane una terra dalle ferite aperte. Perché siamo messi così male? Si chiede Vincenzo insieme a un gruppo di persone impegnate come lui, in un “cenacolo di riflessione”. E la risposta per lui diventa il “progetto GOEL”.

È una terra di vuoti e mancanze. Di vampirismo di risorse pubbliche, di inefficienza comandata e clientelismo.  Di omertà e isolamento. Ma è anche una terra di lottatori e sognatori, una terra meravigliosa, con potenzialità straordinarie. Per cambiare serve innovare l’economia, unire e dare un tetto a tutti i calabresi che hanno il coraggio di ribellarsi al meccanismo perverso che con voti comprati, incendi, minacce e sabotaggi rende sterile la vita.

GOEL nasce nel 2003. È un piccolo gruppo di cooperative sociali che capisce che ai calabresi servono fatti non parole. Lottano contro il futuro segnato di tanti bambini e adolescenti; sviluppano progetti d’accoglienza per i migranti; danno dignità alla disabilità mentale; attivano reti di turismo responsabile mobilitando comunità ricettive, inventano il primo marchio di moda etica di fascia alta. Organizzano chi ha il coraggio di dire no: cittadini, imprenditori ma anche agricoltori, con i quali riscostruiscono una filiera agroalimentare di qualità, che dà valore al lavoro operato e nella quale conviene stare!

Gli anni passano e GOEL dimostra che l’etica efficace porta frutto. Oggi raggruppa circa 350 dipendenti. Crea lavoro, paga stipendi e rende libere le comunità. GOEL ha rielaborato un nuovo e potente approccio all’etica che oggi vuole diffondere attraverso un libro dal titolo “manuale dell’etica efficace”, che si rivolge a chiunque nel mondo vuole promuovere dignità e cambiamento.

A 53 anni Vincenzo sa che cambiare il destino della sua terra non è un lavoro, è una vocazione!

«Il nuovo fa spesso più paura dei fallimenti che siamo abituati a reiterare. Ciò che non ha funzionato, non funzionerà: bisogna avere il coraggio di non rimuovere i fallimenti, ma conservarli con cura e apprendere da essi. Dopodiché imboccare strade non battute, guidati da una scrupolosa “follia creativa”».

Lui è Vincenzo Linarello, un uomo che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la Rubrica "Persone che fanno la differenza" con la storia di Clara


Verso: Verona per la Sostenibilità

Verso: Verona per la Sostenibilità

Affrontare le sfide globali che riguardano l’uomo e il pianeta è un compito che riguarda tutti. Ma da dove partire e come farlo? A Verona l’impegno informale di #humanfirst si è evoluto nella rete Verso che sta orientando la direzione da intraprendere.

La rete Verso nasce a Verona nel 2020, dopo alcuni anni di impegno informale in cui soggetti privati, mondo cooperativistico e imprenditoriale, hanno collaborato per lanciare un messaggio: affrontiamo insieme la sfida planetaria! “La vera sfida del nostro tempo – racconta Lucia Vesentini, presidente della rete – è la complessità. Riuscire a comprenderla e a definire come affrontarla è stato ciò che ha unito i fondatori della rete e che ci ha stimolato a trovare soluzioni inedite per parlare di sostenibilità integrale”.

La sostenibilità e la rete Verso

“Quando parliamo di sostenibilità non intendiamo solo l’ambiente ma la vita che c’è sul pianeta e di conseguenza come possiamo agire prendendoci cura, generando valore per le comunità e per il futuro” racconta Lucia. In francese sostenibilità si traduce in durabilitè un termine che connota l’impegno ad agire non per l’immediato presente ma per creare benessere e sviluppo nel lungo periodo. “Chi semina datteri non mangia datteri dice un proverbio arabo. È nostra responsabilità comprendere come agire per favorire l’impatto positivo per il futuro” ammette Lucia.

L'impegno pubblico della rete Verso

Quale equilibrio è necessario trovare affinchè la terra e l’uomo possano vivere in armonia? Le molteplici sfide hanno conseguenze su tutti: dallo stile di vita alle produzioni imprenditoriali, dal cambiamento climatico alle emergenze politiche, dalle persone all’ambiente. “Non ci piace trattare la sostenibilità come se la questione fosse tecnica. È invece un vivo cambiamento. Servono consapevolezze ma anche energie per investire nell’attivazione di nuovi processi che partono da qui, dal nostro piccolo, per approdare a percorsi internazionali. Abbiamo scelto di muoverci dal locale perché attraverso la conoscenza poi tutti possono fare qualcosa”.

Un’associazione multistakeholder che si sta radicando sempre più nelle comunità. La rete Verso si rivolge infatti a:

  • il mondo della scuola, attraverso percorsi dedicati all’educazione del futuro per i docenti e con laboratori formativi ed esperienziali che coinvolgono gli studenti. Il progetto Clim-Act, durato circa due anni, ha permesso ai ragazzi di comprendere quali variabili determinano il cambiamento climatico ma ha anche promosso lo sviluppo di un pensiero critico e costruttivo. Nelle attività di impresa simulata, sono nate idee di piantumazione nei parchi, ricettari antispreco, ecodiscoteche…
  • la collettività, con convegni, mostre, seminari e proposte culturali che aiutano a riflettere in ottica sistemica sull’impatto dei comportamenti
  • il mondo imprenditoriale e le categorie di professionisti, attraverso consulenze volte a innovare le produzioni, migliorando l’impatto e proponendo soluzioni più armoniose. Ad esempio con il progetto “Avvocato agente di cambiamento” più di una trentina di avvocati hanno lavorato sul conscius contract per arrivare a stilare contatti consapevoli tra le parti in un’ottica di durabilità e benessere.

L'impatto della rete Verso

La rete è composta da 50 soci e in questi anni ha incontrato oltre 2.500 ragazzi, 400 docenti, 150 imprese e professionisti partecipanti ai convegni, 2.000 cittadini interessati alle proposte educative e divulgative. “Puntiamo agli sguardi lungimiranti e allo scambio inter e infra-generazionale. Crediamo che sia questa la via per entrare in una logica di sostenibilità!” conclude Lucia.


Approvato il Bilancio Sociale di Fondazione Cattolica

Approvato il Bilancio Sociale 2022 di Fondazione Cattolica

Un anno ricco di speranza, è quello che traspare dal bilancio del 2022. Un anno che nonostante lo scoppio della guerra e la crisi energetica, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le comunità diventino motore di crescita e di sostegno per rispondere alle emergenze e dare avvio a progetti coinvolgenti! In questo panorama, Fondazione Cattolica ha scelto di rispondere ai bisogni emergenti investendo in progettualità capaci di generare miglioramenti nella vita di Persone e territori.

 

L’impegno di Fondazione Cattolica

Il contributo di Fondazione Cattolica è un segnale di vicinanza alle molteplici realtà che dimostrano chiarezza d’intenti ed una progettualità capace di autonomia – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Un metodo d’intervento che sostiene e rafforza il welfare generativo affinchè si sviluppi nei territori una rete in cui tutti, beneficiari dei servizi e soggetti erogatori, mettono a disposizione il proprio valore per creare benessere per sé e per gli altri”.

Nel 2022 Fondazione Cattolica ha sostenuto 208 progetti volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.278.575 a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 176 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 8.261 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 450 mila ore che hanno permesso ad oltre 367 mila persone di goderne i benefici.

“Fondazione Cattolica promuove un fare etico basato sulla prossimità, la fiducia, la speranza – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba. – Guardare la realtà nella sua interezza, costruire legami con chi si mette in gioco per trasformare difficoltà e tensioni in occasioni di rinascita, investendo in azioni responsabili e lungimiranti. E’ questo il modello che la Fondazione sta sperimentando e che ci sembra trovi vigore nella bellezza delle nuove progettualità realizzate a beneficio del territorio”.

 

Oltre l’attività erogativa della Fondazione

All’attività erogativa si sono quindi affiancate nuove attività, tra queste: i percorsi formativi, che hanno coinvolto 170 partecipanti; la prima edizione di “Escogito”, l’evento dedicato ai ragazzi con la premiazione “Giovani di valore” e  l’accompagnamento della rete informale #GenerAttivi, attraverso incontri in presenza ed online durante tutto l’arco l’anno. Anche la comunicazione si è arricchita: per raccontare il Bene sono stati realizzati nuovi strumenti come il podcast “Intraprendenti, storie di chi nel Terzo Settore genera futuro” ed ampliate le rubriche on line che mettono in evidenza i protagonisti dei progetti finanziati, persone che fanno davvero la differenza ed alle quali va tutta la nostra gratitudine

“Per immaginare il futuro non dobbiamo scordare il nostro passato. Le persone che abbiamo incontrato ci insegnano che il nostro agire quotidiano può essere strumento concreto di pace e di crescita: portiamo con noi questa consapevolezza e continuiamo a costruire insieme un domani migliore per tutti” conclude il Presidente che augura di agire senza lasciare indietro nessuno.

Scopri anche il Bilancio d’Esercizio!

 


Aloud: quando la musica dà senso alla vita

Aloud: quando la musica dà senso alla vita

Una scuola, 400 corsisti l’anno, circa 30 insegnanti e un animo innovativo che ricerca nelle note musicali i cambiamenti sociali. Aloud è il college che offre una formazione musicale completa per gli amanti della musica e per chi vuole fare della musica la sua professione.

La musica è la chiave di un processo avviato decenni fa. Aloud nasce infatti da una scelta coraggiosa: racchiudere due importanti e storiche realtà nel mondo musicale veronese (CSM College e CIM) in un'unica entità per creare un polo culturale che condivide vocazioni, saperi e competenze al fine di sviluppare percorsi formativi di qualità.

Lo sviluppo di Aloud

Le persone che animano Aloud sono orientate dalla ricerca costante per innovare la didattica e colmare un vuoto formativo che esiste da sempre nell’ambito musicale italiano. “Si trovano i corsi amatoriali oppure i conservatori – racconta Pepe Gasparini, presidente della realtà – Io stesso negli anni ’90 ho sentito una mancanza: sono andato a studiare all’estero perché cercavo qualcosa di più”. E nel Regno Unito Pepe comprende che esiste una formazione musicale completa che prepara a diventare ottimi strumentisti ma anche professionisti del settore. Musica, funzionamento del mercato, organizzazione del lavoro… “Quando sono tornato in Italia avevo voglia di condividere questo modello. Ho trovato professionisti che, come me, volevano dare vita a qualcosa di nuovo e innovativo e ci siamo subito impegnati per realizzare quell’obiettivo” racconta Pepe.

Ingresso della sede di Aloud

Sala registrazioni Aloud

Il college Aloud

Aloud diventa un luogo di incontro in cui lo studio e la conoscenza si abbinano alla musica, alla tecnologia e alla recitazione per permettere ai giovani di appassionarsi, diffondere l’arte e abbracciare nuove professioni. “La centralità non è affidata alla musica, ma alla società. In Aloud la musica è un elemento essenziale perché dà senso alla vita, aggrega, riflette le comunità e parla alle persone” afferma Pepe.

I percorsi musicali proposti da Aloud

La proposta formativa amatoriale o professionalizzante si rivolge a bambini dai 4 anni fino agli over 70: corsi di musica contemporanea, produzione musicale, dizione e recitazione sono adatti a tutte le età e per diversi livelli. I diplomi, invece, sono frequentati prevalentemente da giovani tra i 17 e i 25 anni e sono certificati e riconosciuti in Europa e nel mondo, “perché è nel mondo che si generano opportunità. Sviluppiamo diplomi accademici e universitari, creiamo rete con professionisti del settore, promuoviamo eventi e iniziative in cui i ragazzi possono sperimentare, fare la loro gavetta, far conoscere il loro valore”, racconta Pepe. Perché alla fine l’anima di Aloud è fatta di ragazzi con grandi sogni, ma anche tante paure.

Lezione nel college

Concerto degli studenti

I protagonisti di Aloud

“Quando faccio le audizioni chiedo sempre: qual è il tuo sogno? Ci siamo accorti che i ragazzi soffrono sempre più di ansia e insicurezza. È come se la lente fosse posta al loro interno, i cantanti non chiedono più mondo cosa vuoi me? e riflettono tutta una generazione che si sta chiedendo cosa voglio da me? La scuola permette di uscire e creare un collegamento con l’esterno”, testimonia Pepe.

Guardare all’esterno significa innovare sempre i percorsi formativi, studiare il mercato, accompagnare singolarmente gli studenti, offrire loro reali opportunità in cui cimentarsi. C’è chi esce e fa il musicista, chi insegna, chi si specializza nell’ambito tecnologico e chi si cimenta con le nuove frontiere offerte dalla realtà virtuale e dai videogame. “Nel DNA di Aloud c’è l’innovazione creativa. Noi non ci fermiamo, perché ai giovani vogliamo offrire le migliori opportunità di crescita” conclude Pepe.

Aloud, quando la musica che dà senso alla vita... ti è piaciuta la realtà? Scopri le altre he Fondazione Cattolica ha accompagnato, come Orto!


Ecologia e sostenibilità: l’impatto dell'imprenditore responsabile

Ecologia e sostenibilità: l’impatto dell'imprenditore responsabile

Sostenibilità e trasformazione sociale. Nel podcast di Fondazione Cattolica ti raccontiamo la storia di una donna che ha trasformato il turismo in un’esperienza educativa sostenibile e di come superare le difficoltà per diventare degli imprenditori sociali

In questo episodio di “Intraprendenti Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” ti raccontiamo la storia di Alessandra è una donna forte e tenace come il mare che tanto ama e come la sua terra, la Sardegna.

L'esperienza di Alessandra come imprenditrice sociale

Una donna che ha compreso quanto condividere un obiettivo possa essere la chiave per raggiungerlo.

Insieme ad un gruppo di professionisti Alessandra ha sviluppato il Med-  Ecoistituto Mediterraneo un progetto innovativo di sensibilizzazione e valorizzazione del territorio che offre percorsi di educazione ambientale, attività didattiche e formative per le scuole, esperienze di turismo sostenibile tramite il Muma Hostel per restituire alla collettività il patrimonio culturale della comunità.

https://open.spotify.com/episode/3stbzYQ6NiuonA3wzrrEEr?si=a74AcMyaSuWDqUhEdmeyPg

Un’impresa sociale nata dall’incontro di due realtà che stavano elaborando progetti simili e hanno deciso di unire le proprie forze, perché fare rete è funzionale a raggiungere gli obiettivi ed estremamente efficace. I primi ostacoli sono stati come sempre la credibilità, il reperimento del capitale finanziario, la remunerazione dei partecipanti: Alessandra e il suo team hanno risposto a queste difficoltà con impegno, resilienza, serietà, investendo risorse economiche personali e mettendo a frutto i propri talenti.

Il risultato è un progetto diffuso, che coniuga sostenibilità, turismo, ambiente e cultura, nel pieno rispetto di un territorio e di chi desidera conoscerlo.

Le difficoltà per un imprenditore sociale

Ma quali sono le difficoltà che si incontrano nell’avvio di un’impresa sociale? L’Avvocato Felice Scalvini del Comitato Scientifico Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni individua 3 aspetti:

  • trasformare progetti personali in collettivi
  • diffondere i modelli innovativi senza ricercarne nuovi
  • sostenere attraverso la filantropie esperienze positiv

L'avvocato evidenzia come nel panorama attuale “le iniziative hanno carattere soprattutto personale, la sfida è diffondere le esperienze generando collettività".

L’obiettivo principale “non dovrebbe essere inseguire a tutti i costi l’innovazione in sé, ma fare in modo che l’innovazione raggiunta diventi sistemica, trasformando un ambiente più ampio di quello di partenza” riporta Scalvini. Per questo chi sostiene tali processi, sia pubblico che privato, dovrebbe superare il limite culturale e anziché ricercare “nuova innovazione” preoccuparsi di consolidare e diffondere l’esistente.

Un imprenditore sociale è un visionario. Sa vedere qualcosa che altri non vedono, riconosce il percorso e i fattori necessari per ottenere il risultato immaginato. Fattori che deve pazientemente e abilmente connettere e organizzare per realizzare il disegno imprenditoriale.

Questo approccio, se riconosciuto e individuato con chiarezza, può essere riprodotto e adattato ad altri contesti. Ma per esportare dei modelli efficaci sarebbe necessaria anche una reportistica precisa e continuativa, che ad oggi è legata solamente all’iniziativa di singoli centri studi.

Cosa serve a chi si approccia a questo modo di fare mercato? La necessità di essere sostenuto! Un ruolo decisivo potrebbe essere svolto dai soggetti della filantropia istituzionale e dalle fondazioni, che, abbandonando la categoria del bando, potrebbero valorizzare una selezione di esperienze determinando così una “potente trasformazione sociale generalizzata”.

Puoi continuare a seguire gli episodi. Parti da Valerio e dai rischi legati all'impresa sociale!


Che profumo ha il Bene? Storia di accoglienza e di rischi su Intraprendenti

Il profumo del Bene: storia di accoglienza e di rischi!

Nel sesto episodio del podcast Intraprendenti scopriamo la storia di Valerio, che ha acquistato un’azienda di profumi per dare un futuro con un nuovo sapore a persone fragili e approfondiamo con il dottor Carlo Peretti il tema della copertura dei rischi per le imprese sociali.

Valerio è un giovane uomo che identifica presto il suo obiettivo: aiutare gli altri. Da questo grande sogno nasce la cooperativa Amici di Gigi, un luogo che offre servizi per accompagnare chi ha gravi disabilità e dove bambini provenienti da case in cui la serenità è perduta, possono trovare cura, educazione, istruzione e amore. Ma Valerio vuole fare di più: acquista la Belforte Fragranze Italiane che realizza fragranze per ambienti affinché i ragazzi della cooperativa abbiano un futuro dignitoso grazie al lavoro.  

Ostacoli, reticenza, mancanza di fiducia da parte delle istituzioni e delle comunità. Far partire un’impresa in Italia per un giovane non è facile bisogna:

  • Lavorare in squadra
  • Tanta buona volontà
  • Tenacia
  • Molta speranza
https://open.spotify.com/episode/5mpnNLFk9ZnWc78UAqSCkO?si=mi47XDwHSQm0A_XbEOFkCw

Come prevenire i rischi di un'attività imprenditoriale?

Carlo Peretti, responsabile Formazione della Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni, chiarisce che in primis è necessario cambiare la nostra visione del mondo assicurativo e considerare le coperture dai rischi non come una tassa ma come una tutela: in questa direzione infatti si è mosso anche il legislatore nella riforma del Terzo Settore, imponendo l’obbligo di stipulare polizze a garanzia dei volontari.

I rischi delle imprese sociali sono molto simili a quelli delle attività profit, la responsabilità patrimoniale, i danni a beni e persone che lavorano in azienda, ma c’è anche un rischio non mitigabile dalle assicurazioni e particolarmente temuto, quello reputazionale, perché può compromettere seriamente la credibilità e il futuro di una realtà.

Sono molteplici le coperture che un imprenditore sociale può attivare per dedicarsi con più serenità alla propria attività, ma è importante, ricorda il dottor Peretti, formarsi sul tema e  affidarsi a professionisti specializzati nel Terzo Settore per ottenere coperture efficaci.

Vuoi scoprire gli altri episodi? Parti dal quinto parliamo di welfare di comunità!


Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Intraprendenti!

Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Di desideri e welfare parliamo su Intraprendenti!

L’esperienza di Valentina e Federica Sorce rivela il bisogno di inseguire i propri desideri specialmente quando questi danno valore alla vita delle persone. Nel quarto episodio di INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro parliamo di strade inedite aperte per rispondere a nuovi bisogni e di welfare di prossimità.

L’amore per una persona fragile accanto a noi a volte è in grado di espandersi così tanto da generare realtà che sanno rispondere ai bisogni di molti. È così che nasce la cooperativa sociale Giò, da Valentina e Federica desiderose di creare un ambiente che garantisse un futuro luminoso per il fratello Giovanni e per le famiglie che, come loro, vivono le stesse necessità. Il progetto di inclusione lavorativa “Open House” mira ad accompagnare e sviluppare le abilità di persone con disabilità attraverso la gestione di una fattoria sociale e di un agriturismo.

Ascolta il loro episodio su Spotify!

https://open.spotify.com/episode/2nEaSslJiKee07AAVpJzT7?si=niGEFa-yTCKX9u_Dq-H9yA

Ma cosa accade a chi vive in una situazione di isolamento sociale?

Esiste una solitudine che spesso soffoca le famiglie che vivono con persone più fragili. Un isolamento che tutti abbiamo sperimentato nei mesi della pandemia, che ha fermato tutte le attività del volontario, lasciando sole le persone e facendoci sentire tutto il peso e la necessità della solidarietà comunitaria. Questa esperienza, ricorda l’avvocato Lorenzo Pilon del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, ha evidenziato che prossimità e sussidiarietà sono opzioni strategiche necessarie in una società che vuole essere solidale e inclusiva.

Con la Riforma è stata riconosciuta al Terzo Settore una soggettività giuridica e politica che lo rendono protagonista delle politiche di welfare. Inoltre, attraverso gli strumenti della co-progettazione e co-programmazione nel rapporto con l’amministrazione pubblica, si sono creati i presupposti perché prossimità e sussidiarietà non siano solo principi evocati ed evocabili, ma valori concreti della solidarietà comunitaria.

Vuoi saperne di più? Segui gli altri episodi! Come quello di don Silvio sul ruolo del volontariato


Intraprendenti: come diventare un imprenditore sociale

Intraprendenti: il podcast per diventare imprenditori sociali

Come si diventa un imprenditore sociale? Lo scopriamo insieme nel primo episodio di "Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro".

Quali sono gli ingredienti necessari per diventare un imprenditore sociale?

Il primo episodio del Podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” è dedicato allo sviluppo di questo tema.

Ne sono protagonisti Mauro Fanchini, direttore della Cooperativa Sociale Il Ponte di Invorio e l’avvocato Felice Scalvini, membro del Comitato Scientifico dedicato al Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni (Gruppo Generali).

Mauro Franchini racconta la propria esperienza e indica gli elementi fondamentali per sviluppare un’impresa sociale:

  • curiosità,
  • ascolto,
  • visione che si ottiene attraverso particolari strumenti di lavoro, quali l’intelligenza, la libertà, la responsabilità e la speranza.
https://open.spotify.com/episode/47bcsDfO7E1dgZVoCxDAWX

Felice Scalvini ci aiuta a fotografare la realtà delle imprese sociali in Italia, che ad oggi conta circa 23.000 realtà che impegnano 850.000 lavoratori. C’è un aspetto che merita approfondimento: la creazione di una solida base patrimoniale. Come la si ottiene? Scalvini propone l’apporto dei soci, forme di credito agevolato o la filantropia, che può tradursi in contributi a fondo perduto e nella sottoscrizione, anche temporanea, del capitale sociale delle imprese.

Spunti di riflessioni, tra realtà e normativa, esperienza quotidiana e prospettiva economica, che ci aiutano a meglio comprendere come l’impresa sociale può creare opportunità di inclusione e garantire la propria sostenibilità a lungo termine.

Vuoi saperne di più di questo Podcast? Te lo raccontiamo meglio!


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