BINARIO ZERO, UNO SPAZIO DI LIBERTA’ E PARTECIPAZIONE
Un luogo in cui immaginare iniziative e sperimentare connessioni. Binario Zero è il progetto di Rulli Frulli LAB che offre uno spazio rigenerativo per la comunità.
Che cos’è Binario Zero? È una nuova area della Stazione Rulli Frulli, una ex autostazione di Finale Emilia, in cui l’associazione di promozione sociale Rulli Frulli Lab ha sede. “È uno spazio, è persone, azioni che si propongono”, ci racconta Agnese, responsabile progettazione ed educatrice. Un luogo in ascolto della comunità, dove tutti possono trovare spazio.
Binario Zero: da progetto a.. azioni!

Binario Zero nasce nell’ottobre 2022 dalla volontà di far interagire i progetti di Rulli Frulli fra di loro e offrire uno spazio di libertà e partecipazione aperto alla comunità.
“Nella Stazione coesistono vari progetti: la banda Rulli Frulli che fa musica di integrazione, Astronavelab, una falegnameria sociale pensata per dare un’occupazione a ragazzi con disabilità oltre che offrire un’attività per il tempo libero, la radioweb, il ristorante… mancava però un vero e proprio collante. Dovevamo trovare il modo di essere in tanti, essere diversi, sentirci tutti partecipi e accogliere anche chi ancora non ci conosceva - dice Agnese - Così nasce Binario Zero. La nostra è un’associazione che vuole fare rumore, vogliamo fare interazione e creare scompiglio”.
L’associazione prende forma dai ragazzi. Attraverso i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro attivati con le scuole superiori, un gruppo di 15 giovanissimi ha elaborato un progetto iniziale, individuando i bisogni del territorio e pensando come il nostro spazio poteva rispondere a quelle esigenze. “Ci siamo presi cura anche dell’aspetto esteriore dell’ambiente, progettando spazi divisi da pannelli mobili ideati e realizzati insieme ad una falegnameria professionale. Abbiamo aperto lo spazio di accoglienza per organizzare feste, supportato le attività del bar ristorante, organizzato laboratori e iniziative rivolte a bambini e ragazzini e abbiamo anche avviato un centro estivo alternativo per l’estate”.
Un salto nel vuoto. Per la prima volta chi entrava in Binario Zero non conosce il metodo di Rulli Frulli, un modello sperimentato e consolidato con l’esperienza della banda. Ma, inevitabilmente, ne viene contagiato. “Adesso siamo una trentina di ragazzi volontari. Ci troviamo una volta ogni due mesi e programmiamo le attività. Siamo diventati un gruppo organizzativo che pensa, coordina e progetta le attività di tutta la stazione”.
Uno spazio di libertà e partecipazione per la comunità

Luoghi con un così alto potenziale creativo talvolta rischiano di diventare circoli chiusi, rivolti ad una cerchia ristretta di persone. Ma non è proprio questo il caso! Per coinvolgere la comunità, i ragazzi di Binario Zero hanno puntato su due elementi: la presenza concreta sul posto e l’offerta di proposte accattivanti.
“Fin dall’inizio ci siamo posti come un luogo da abitare, un obiettivo impegnativo e che richiede di essere presenti. Il punto di forza è che noi in questo posto ci siamo, lo presidiamo ma con apertura verso gli altri”, conferma Agnese. “Per favorire la partecipazione siamo partiti dalla promozione di eventi interessanti, coinvolgenti ma anche conviviali, che rispondessero ai bisogni del territorio. Abbiamo ospitato approfondimenti sul tema degli hikikomori, serate di prevenzione con il Comune e i Servizi Sociali, occasioni cui partecipare non solo per ascoltare ma anche per incontrare le persone. Alcune aziende hanno organizzato da noi cene aziendali, meeting, giornate di team building. Abbiamo avviato corsi di cucina e serate di gaming”.
In un anno sono entrate quasi 20mila persone, ma lo slancio di ascolto continua e si evolve. “Ai ragazzi è venuto in mente di creare sulle tovagliette del ristorante un modulo scansionabile dove chi viene può dire cosa vorrebbe fare. Uno strumento per metterci in ascolto della comunità... Perché per essere casa bisogna diventare un valore per gli altri”.
Un percorso che si autorigenera

L’associazione Rulli Frulli è ormai attiva da oltre 10 anni ed è arrivato il momento di immaginare il proprio futuro: “In prospettiva vogliamo diventare grandi ma farlo con il nostro vivaio! Fare in modo che i ragazzi ne siamo sempre più i protagonisti”. Questa è la prova del nove: un luogo rigenerante, in grado di autorigenerarsi.
Le novità in arrivo sono il progetto di produzione alimentare Rulli Food e un piano di formazione e inclusione intergenerazionale. “Abbiamo vinto un bando finanziato dai fondi del PNRR sulla conciliazione vita lavoro” ci racconta Agnese, “con il quale 6 ragazzi con disabilità andranno a vivere in appartamenti vicino alla Stazione. Verranno formati da noi nell’ambito della ristorazione e lavoreranno qui per 3 anni. Pensiamo ad un’attività aperta a tutte le fasce della popolazione, in cui persone con fragilità, studenti e anziani possono formarsi insieme, scambiandosi competenze, cura e sensibilità”.
Il destino di Binario Zero è continuare ad essere un luogo che risponda alle esigenze di tutti. Un posto in cui respirare serenità, libertà, accoglienza ma anche una grande energia creativa. Uno spazio con una magia particolare, rigenerativa!
Per questo Fondazione Cattolica ha deciso di stare accanto all’Associazione Rulli Frulli Lab anche in questo ultimo progetto: perché crediamo in chi desidera rigenerare le persone, con progetti concreti e che fanno la differenza.
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi altre esperienze di storie sociali! Come Modus, il salotto fuori casa.
Non temere quello sguardo, fallo risplendere!
Elena ha occhi capaci di guardarti dentro. La curiosità per l’umano, le storie e i volti delle persone, la porta a studiare psicologia e psicoterapia. Approfondisce il tema dei disturbi di salute mentale e lo guarda negli occhi, non teme quello sguardo, ma restare chiusa nello studio in attesa dei pazienti non fa per lei. Elena vuole agire, stare in relazione, aiutare le persone a superare le differenze e farle risplendere!
Non temere quello sguardo, fallo risplendere!
Quando Elena arriva alla cooperativa Panta Rei costruisce un nuovo modo di guardare e interagire con chi presenta disturbi di salute mentale. Non più pazienti, ma persone. Uomini e donne valorizzati nelle loro abilità, che possono contribuire allo sviluppo della comunità e partecipare ai luoghi della socialità.
Elena non propone intrattenimenti ma lavoro. Azione, perché è attraverso il "fare" che si può combattere lo stigma della diversità. È nell’agire che si annullano le differenze.
La cooperativa Panta Rei
Panta Rei, una cooperativa che conta nel proprio Cda soci lavoratori anche con disturbi di salute mentale, nella relazione con la fragilità punta in particolare su due strumenti:
- Il lavoro
- Il superamento della barriera operatore/utente
Il lavoro è azione concreta, che cura, dà dignità alla Persona, la toglie da una condizione di marginalità ed esclusione e la inserisce nei luoghi della socialità.
Come? Le mansioni vengono personalizzate secondo le esigenze e le possibilità della persona fragile, che viene accompagnata dagli operatori; in contesti lavorativi reali, non edulcorati. Inoltre viene valorizzato il rapporto con la clientela, per rendere il soggetto protagonista di uno scambio autentico e immediato.
La cooperativa Panta Rei è una realtà imprenditoriale che gestisce attività in vari settori produttivi. La conduzione di un ristorante, un albergo, due bar, un laboratorio di trasformazione dei prodotti alimentari, una lavanderia, servizi di pulizia e di gestione del verde.
Altro aspetto fondamentale è il superamento della barriera operatore – utente, come opportunità terapeutica e come modalità di lavoro. Entrambi lavorano fianco a fianco con pari dignità e nel fare insieme costruiscono un terreno condiviso che annulla le differenze.
Il bilancio sociale e la valutazione d’impatto delle imprese non profit
Come valutare l’impatto economico e territoriale di un’impresa sociale? Attraverso il bilancio sociale, spiega Giorgio Mion, professore associato dell’Università di Verona. Una prescrizione normata anche dalla riforma del Terzo Settore, che non ne fa però l’ennesimo adempimento burocratico, ma un’occasione di dialogo con i propri stakeholders e uno strumento per la valutazione d’impatto.
- Il bilancio sociale è un documento pubblico, pensato per dare informazioni sull’attività realizzata
- ma è anche una sorta di percorso di autoanalisi, che permette di comprendere l’impatto prodotto sui beneficiari e misurare il valore generato.
Quali modelli utilizzare per valutare l’impatto economico e territoriale delle realtà del Terzo Settore? Non è applicabile la tradizionale logica contabile e difficilmente si possono definire misure standard adottabili da tutti gli enti. La risposta è ancora aperta e sicuramente troverà vari sviluppi in futuro: individuare dei modelli aiuterà a perfezionare gli interventi e a determinare un cambiamento anche nella loro progettazione.
Ti interessa il tema della salute mentale? Nella nostra rubrica “Sguardi Inclusivi” abbiamo consigliato un film che parla proprio di questo, non temere lo sguardo della diversità, ma farlo risplendere, scopri qual’è!
Più di un sogno.. un’opportunità per persone con disabilità!
Michele era un giovane ragazzo insoddisfatto che faticava a trovare il proprio posto nel mondo. Stava per arrendersi al fatto che nella sua vita professionale non avrebbe mai ottenuto grandi soddisfazioni, quando un’esperienza di volontariato alla cooperativa Vale un Sogno ha cambiato tutto.
Il lavoro nel sociale si è rivelato sfidante, con mansioni che sono variate nel tempo e che gli hanno consentito di sviluppare capacità di adattamento e abilità eterogenee.
La spontaneità dei ragazzi riaccende le energie di Michele e gli dà nuovi obiettivi: vuole contribuire ad un cambio di prospettiva e rinnovare lo sguardo della società sulla disabilità.
Obiettivi sicuramente ambiziosi, ma Michele è nel posto giusto: Marco Ottocento, fondatore di Più di un sogno, è un imprenditore sociale che non si accontenta e vuole valorizzare le persone indipendentemente dai loro limiti.
Quali sono i dati relativi all’occupazione lavorativa dei disabili intellettivi in Italia?
I disabili intellettivi nel nostro Paese sono circa 550.000 e sono considerati inabili al lavoro, pertanto non rientrano nelle statistiche che rappresentano i cittadini disabili lavoratori o in cerca di un’occupazione.
Ma il lavoro è una componente essenziale per il benessere delle persone e l’acquisizione di un ruolo sociale.
La Legge offre delle possibilità per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro, attraverso la n. 68 del 1999 o la n. 276 del 2003, tuttavia queste norme risentono ancora di una visione che vede l’integrazione come un obbligo e non un’opportunità.
L'esperienza di Vale un Sogno
Vale un Sogno propone una strada diversa. L’inserimento lavorativo è parte di un ampio percorso di presa in carico della persona. Prevede lo studio preliminare del “territorio aziendale”, l’identificazione dei ruoli che il ragazzo potrà assumere e una formazione specializzata per quella specifica mansione che gli sarà affidata. La formazione avviene in parte all’interno dell’impresa, dando così la possibilità anche ai colleghi di prepararsi all’accoglienza del nuovo collega. E nel caso l’inserimento non andasse a buon fine, il ragazzo resta all’interno della cooperativa e viene formato per una nuova impresa, eliminando il carico emotivo del fallimento che potrebbe provare e alleviando per l'azienda la responsabilità della sconfitta.
Inoltre la fondazione Più di un Sogno ha costituito delle piccole imprese sociali per inserire anche i ragazzi con disabilità più complesse, offrendo a tutti la possibilità di sperimentare la vera inclusione attraverso le proprie possibilità.
Quali vantaggi ha questo modello?
- ridurre i costi sociali
- uscire dalla dimensione assistenzialista del welfare state
- entrare in una nuova prospettiva, caratterizzata dai principi di sussidiarietà e sostenibilità, quella del welfare generativo
…Ecco perché Michele si trova tanto bene alla Vale un Sogno, perché per lui non si tratta soltanto di un lavoro, ma della condivisione di un progetto: creare comunità accoglienti verso le fragilità.
La storia di Michele ti ha incuriosito? Qui trovi un articolo che abbiamo scritto su di lui, una giovane speranza per il nostro futuro!
“Intraprendere nel sociale” al Festival Generativo
Idee, strumenti e modelli per sviluppare l’impresa sociale che promuove opportunità per persone, territori ed economia. Il 27 maggio a Finale Emilia il Festival Generativo ospita una tavola rotonda per condividere buone pratiche ed ispirare nuove azioni.
Un lavoro di restaurazione lungo un anno, un desiderio coltivato da molto di più! L’ex auto-stazione degli autobus di Finale Emilia, dal 2021 diventata La Stazione Rulli Frulli, inaugura il 21 maggio il Polo Multifunzionale per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità e per l’aggregazione giovanile di qualità. Un luogo pensato per accogliere ed armonizzare la diversità, privo di barriere fisiche, relazionali e culturali. Un’impresa sociale in grado di radicarsi sul territorio a beneficio di tutta la comunità, catalizzando attenzione, entusiasmo, risorse, energie. Un punto da cui partire per costruire una rete sociale allargata, che coinvolga tutta la comunità nel supportare le persone con disabilità e le loro famiglie. Uno spazio in perenne divenire, pronto ad accogliere nuove spinte creative ed impulsi generativi.
Il Festival Generativo
La Stazione Rulli Frulli è uno spazio che vive in assenza di confini o aggettivi possessivi, uno spazio per tutti e di tutti. Per questo l’inaugurazione della Stazione non poteva durare un solo giorno ma ben una settimana intera. Ospite anticipato alla data di apertura è Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica farà visita alla Stazione Rulli Frulli il 20 maggio. Dal 21 al 28 le porte della Stazione aprono ufficialmente per ospitare eventi, incontri, laboratori, concerti e rappresentazioni.
Adulti e bambini possono prendere parte a tutti gli appuntamenti presenti in programma
Intraprendere nel sociale
Venerdì 27 maggio alle ore 10.00 La Stazione Rulli Frulli ospita un incontro per parlare di imprenditoria sociale: idee, strumenti e modelli per la rinascita di territori e di persone. L'evento è promosso insieme a Fondazione CattolicaVerona. Parteciperanno imprenditori sociali facenti parte della rete informale #Contagiamoci, la rete curata da Fondazione Cattolica che riunisce persone motivate a creare opportunità di benessere e sviluppo per rispondere ai bisogni sociali del nostro tempo.
Dalla Sardegna al Piemonte, dal Veneto all’Emilia Romagna. Daranno testimonianza di buone pratiche:
- Alessandra Tore, Direttore Eco Istituto Mediterraneo e Muma Hostel (CA) realtà impegnata nella promozione di un turismo sostenibile e della tutela ambientale
- Mauro Fanchini, Direttore Cooperativa Sociale Il Ponte (NO) realtà impegnata nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità e giovani fragili
- Alessandro Menegatti, Presidente Work & Services (FE) realtà impegnata nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e nella valorizzazione territoriale
- Marco Ottocento, Presidente Cooperativa Sociale Vale un Sogno (VR) realtà impegnata nello sviluppo di progetti di vita per giovani con disabilità intellettiva
- Valerio Tomaselli, Presidente Cooperativa Amici di Gigi e Direttore Commerciale Belforte (FC) realtà impegnata nell’accompagnamento di minori in difficoltà e nell’inserimento lavorativo di giovani con disabilità
La partecipazione è libera e gratuita.
Vuoi saperne di più su La Stazione Rulli Frulli? Puoi partire leggendo la loro storia!
Accessibility days: la tecnologia come strumento di inclusione
Torna a Milano l’Accessibility Days l’evento organizzato il 20-21 maggio per sensibilizzare, formare e scambiare esperienze di accessibilità e inclusione attraverso l’uso della tecnologia.
Viviamo in un mondo che è pervaso dalla tecnologia. Prenotare il biglietto per un concerto, partecipare a corsi formativi, svolgere attività lavorative. Tutto è digitalizzato. Ma la tecnologia raggiunge davvero tutti gli utenti? “Era il 2004 quando partecipai ad Amsterdam ad un evento per sviluppatori – racconta Andrea Saltarello, sviluppatore software membro di Accessibility Days - Ricordo che l’organizzatore fece salire sul palco un non vedente. Non fece altro che usare uno screen reader navigando sui siti web per condividere la sua esperienza quotidiana di navigare online. Fu un pugno nello stomaco. Mi resi conto di quanto io come sviluppatore non avessi tenuto in considerazione questo tipo di bisogno…”.
L'Accessibility Days
Era il 2016 quando Andrea incontrò Stefano Ottaviani e Sauro Cesaretti. Volevano organizzare un evento per sviluppatori con l’obiettivo di parlare di tecnologie e accessibilità. L’Accessibility Days nasce così: da un bisogno, un incontro, una community di programmatori affezionati alle iniziative proposte fin dal 2001 da UGIdotNET, la prima associazione fondata da Andrea. Da allora l’Accessibility Days è diventato un appuntamento annuale dedicato a sviluppatori, designer, maker, editori di contenuti ma anche a docenti, imprenditori e privati.
La tecnologia come strumento di inclusione
Quando si parla di disabilità sembra entrare in un codice binario classificatorio: ce l’hai o non ce l’hai. Eppure la disabilità riguarda tutti perché ne esistono molteplici forme. Quella temporanea e quella permanente. Quella intellettiva, visiva, uditiva, motoria, fisica e ciascuna tipologia include singole specificità. “Come sviluppatore di software credo che sia un nostro dovere includere la disabilità nella programmazione tecnologica. Considerare le esigenze di un utente diversamente abile permette di dare forma a tecnologie che abilitano le persone contrastando le problematiche quotidiane” ammette Andrea.
Così dagli Accessibility Days è nata un’associazione che porta lo stesso nome e che vuole informare, formare, progettare perché “se riusciamo a dimostrare la possibilità di essere inclusivi in quello che si produce e si fa, possiamo creare i presupposti per cui ci saranno le stesse opportunità scolastiche e le singole persone potranno sviluppare competenze professionali da spendere in un contesto lavorativo preparato”.


L'obiettivo dell'Accessibility Days
“Mio padre è diventato sordo improvvisamente a causa di un’otite fulminante. Il giorno prima sentiva, poi non ci ha sentito più. Erano gli anni’70 e ancora non si dava attenzione al tema. A lui sono state precluse una moltitudine di attività mentre oggi la tecnologia rappresenta un piccolo miracolo perché attraverso di essa possiamo raggiungere scopi più alti: possiamo contrastare le problematiche che rendono inaccessibile la quotidianità” afferma Andrea.
L’Accessibility Days diventa quindi un luogo di incontro, confronto e interazione per parlare di accessibilità e inclusione per la scuola, il lavoro, il tempo libero e il divertimento affinchè la tecnologia diventi uno strumento utile a favorire pari opportunità tra le persone indipendentemente dalle condizioni di partenza e dell’ambito di applicazione.
Il programma dell'Accessibility Days
Il 20-21 maggio l’Istituto dei Ciechi di Milano ospita la sesta edizione dell’evento. La partecipazione è gratuita previa iscrizione online. Nei due giorni sono attive 6 track simultanee, 50 sessioni tecniche e 10 workshop pratici. Dopo due anni di pandemia, quest’anno l’evento torna in presenza consentendo ai partecipanti di vivere appieno il tema grazie a momenti esperienziali che da un lato danno concretezza alle parole e dall’altro fanno sperimentare sulla propria pelle la difficoltà che vivono quotidianamente le persone con disabilità.
Ti interessano iniziative come questa? Resta collegato con noi in attesa di sapere cosa accadrà il 27 maggio!
Worldplaces, la rete europea che favorisce la vera inclusione femminile
Nasce Worldplaces – Workinkg with migrant women la prima rete europea che unisce le due metà del mondo del lavoro, quella profit e non profit, sotto un unico obiettivo: creare opportunità lavorative per le donne migranti. Una rete che fa leva sulle best practice sperimentate in più Paesi europei per creare continuità alle esperienze professionali e garantire veri processi di integrazione.
Un posto per dare avvio a nuovi inizi. Per le donne immigrate il luogo di lavoro non è solo fonte di un’entrata economica, è soprattutto motore di inclusione. Eppure oggi il 57% delle donne migranti non ha oggi accesso a posizioni occupazionali. Senza lavoro le donne restano escluse da un processo integrativo reale nella nuova società di appartenenza. Ma di cosa hanno bisogno e su cosa lavorare affinchè le donne migranti possano autodeterminare il loro futuro, progettarlo e darsi degli obiettivi che possono raggiungere? “Con Worldplaces vogliamo promuovere le sinergie tra il settore pubblico insieme a quello non profit e il settore privato con l’obiettivo ultimo di ridurre gender e integration gap” spiega Anna Fisale presidente di Quid, Impresa Sociale capofila del progetto.
Obiettivi della rete Worldplaces - Working with migrant women
La rete europea mira a sperimentare nuovi servizi e processi finalizzati a rendere i luoghi di lavoro più accessibili alle donne migranti con basse competenze formali che sono a più alto rischio di segregazione occupazionale. Attraverso questo nuovo programma, Worldplaces incoraggerà le donne straniere e le realtà di cui sono dipendenti, a scoprire, attraverso processi di orientamento, formazione e supporto, come ogni luogo di lavoro possa divenire un laboratorio unico e dinamico di integrazione favorendo da un lato l’integrazione e dall’altro promuovendo processi di Inclusion&Diversity.

La rete Worldplaces
Il progetto europeo nasce dal sostegno della Direzione Generale Migrazioni e Affari Interni della Commissione Europea nel 2021 e si sviluppa in 4 Paesi europei: Italia, Portogallo, Germania e Grecia.
La collaborazione delle realtà aderenti al progetto Quid (Verona, Italia), Speak (Portogallo), Gen2red (Grecia), Interventionsburo (Germania) prevede un lavoro di 3 anni in cui le organizzazioni progetteranno e sperimenteranno best pratice mirate a supportare e a coinvolgere direttamente 300 donne migranti e le loro famiglie in 4 aree chiave della vita lavorativa:
- Formazione e leadership
- Vita e comunità
- Lingua e cultura
- Identità
Le migliori pratiche verranno poi riadattate per rispondere ai bisogni di datori di lavoro e aziende attive sul territorio, e disseminate raggiungendo oltre 30 datori di lavoro e aziende e 450 ambasciatrici in tutta l’UE.


Protagonisti della rete Worldplaces
Giovani, madri, a volte anche nonne, dipendenti, manager e imprenditrici, in una parola donne. Sono loro le protagoniste indiscusse di questo progetto articolato e concreto che punta a valorizzare talenti e competenze per garantire continuità professionale nel mercato del lavoro. Le donne diventano quindi destinatarie ma anche le ambassador di questo progetto femminile come racconta Valeria Valotto, vicepresidente di Quid: “Invitiamo donne di tutte le professioni a qualsiasi punto del loro percorso di carriera che credono nel concetto di rete, a candidarsi come Ambassador e membri del progetto per coinvolgere poi negli anni le realtà per cui lavorano o coinvolgersi personalmente nelle attività che andremo a proporre. Sono più di 30 le Ambassador a oggi già coinvolte, speriamo di raggiungerne 100 entro il prossimo 8 marzo”.
Il funzionamento della rete Worldplaces
In Italia Quid, Impresa Sociale insieme a D-Hub e al Comune di Verona lavorerà sulla formazione e la leadership inclusiva creando sinergie con le aziende locali in processi di formazione che abilitano conoscenze e competenze per creare continuità lavorativa.
L’impatto atteso dalla rete nei confronti del mondo profit mira a favorire processi di inclusione e sostegno alla diversità tramite maggiori conoscenze delle difficoltà riscontrate dalle donne all’accesso del mercato lavorativo, a principi e pratiche da adottare insieme a politiche maggiormente inclusive. Nel contempo il progetto punta a migliorare la condizione socio economica femminile, aumentando il senso di appartenenza delle donne migranti e migliorando la loro qualità di vita.
Per maggiori informazioni sul progetto scrivi a istituzionale@progettoqui.it
Sei interessato alle reti che si occupano di donne? Leggi anche Un lavoro per ricominciare!
Il sapore buono della domenica. Botteghe e Mestieri il pastificio sociale
Botteghe e Mestieri è una cooperativa di inserimento lavorativo che ha scelto di portare nelle tavole d’Italia ciò che in Emilia Romagna si fa da sempre in casa: la pasta fresca. Riscatto, fiducia e felicità sono gli ingredienti che rendono speciali, oltre che buoni, i loro prodotti e trasmettono ogni giorno il sapore buono della domenica.
La storia di Botteghe e Mestieri il pastificio sociale
Botteghe e Mestieri nasce in provincia di Ravenna nel 2003 a seguito di alcuni percorsi educativi incentrati sul lavoro, condotti dall’associazioni San Giuseppe e Santa Rita Onlus (Casa Novella). Il lavoro manuale e la possibilità di sperimentarsi in attività extra scolastiche, aveva attivato desideri di autonomia nei giovani partecipanti. Purtroppo le difficoltà oggettive di inserimento lavorativo di una persona con disabilità psichiatrica hanno impedito la continuazione del progetto. “Le aziende del territorio non erano pronte per sviluppare percorsi di inserimento che chiedevano attenzioni e tempi prolungati. Questo fatto ci ha sfidato. Ci siamo chiesti se non lo facciamo noi, chi lo fa? Chi può rendere il lavoro uno strumento di crescita e di dignità anche per i ragazzi da noi seguiti? E così abbiamo avviato la cooperativa” racconta Claudio Mita, presidente.
Botteghe e Mestieri nasce con l’obiettivo di produrre pasta fresca per evocare profumi, ricordi, sapori legati alle cure e alle proprie tradizioni.


Gli elementi distintivi della cooperativa
“Noi siamo il lavoro che facciamo - continua Claudio – Un tempo i ragazzi venivano mandati in bottega per imparare un mestiere, per crescere come professionisti ma anche come persone. Il maestro artigiano era colui che con passione e gusto accompagnava i giovani ad acquisire abilità, conoscenze, capacità. Oggi lo facciamo qui”. La bottega è un luogo ospitale, un posto in cui si trasmette la passione di creare insieme, un luogo di relazione che acquisisce valenza terapeutica perché quel che si fa è frutto del lavoro di tutti.
Artigianalità, rigore e sostenibilità. Botteghe e Mestieri ha iniziato a lavorare con la disabilità psichiatrica quando pochi in Italia avevano deciso di sperimentarsi ma fin da subito ha scelto di strutturarsi come una qualsiasi impresa: vivere di ciò che si produce (senza convenzioni) per dare sostanza ai propri obiettivi.
I protagonisti di Botteghe e Mestieri
Persone con disabilità psichiatrica, donne in situazioni di fragilità ma anche giovani che con la pandemia si sono chiusi tanto da non uscire nemmeno più dalla propria camera. “La cooperativa è composta da 20 persone, negli anni abbiamo attivato 70 tirocini professionali con persone che poi sono rimaste e molte altre che sono state preparate per il lavoro presso altre aziende. In tutti loro ho visto attivarsi percorsi di rinascita” racconta Claudio. Lavorare in cooperativa significa rilanciare la propria vita, pensare nel lungo periodo mentre spesso la malattia mentale o le situazioni di svantaggio tendono a non far fare progetti. “Maturi la conoscenza di te, inizi ad avere fiducia, hai possibilità economiche che permettono un affitto e possibilità relazionali che poi spingono a creare amicizie, a riallacciare i rapporti con la famiglia. Con il lavoro ti conosci, conosci il peso della vita e trovi le risposte che cerchi” spiega Claudio.


Il lavoro della cooperativa
Il laboratorio di pasta fresca, l’attività di catering e l’ufficio amministrativo sono opportunità di riscatto. Permettono di riconoscere le proprie capacità e di costruire nuove possibilità. I prodotti più ambiti? Il cappelletto romagnolo, il tortellone di robiola, zafferano ed erba cipollina; il panettone e la colomba pasquale. La pasta fresca, insieme ad alcune prelibatezze provenienti dal circuito dei monasteri, sono acquistabili presso i 2 negozi o sui canali e-commerce. Un commercio che vede protagonisti privati, gastronomie e ristoranti in Italia e che a breve raggiungerà l’Europa. Perché Botteghe e Mestieri non si ferma, mai!
Puoi continuare a leggere storie di imprese sociali che Fondazione Cattolica ha accompagnato, partendo da MagazzinOz
Oltre le barriere della psichiatria
“Era una casa molto carina, senza soffitto e senza cucina…ma era bella bella davvero in via dei matti numero zero” cantava Matteo sotto la doccia. Senza saperlo lui, uomo che convive da tutta la vita con l’autismo, è diventato autore del nome di un ristorante speciale che si trova nel cuore di Perugia.
Il ristorante
“Numero Zero è molto più che un ristorante. È un luogo di incontro in cui si promuove una cultura della diversità intesa come patrimonio di inestimabile ricchezza" racconta Marco Casodi, vicepresidente dell’Associazione RealMente e Direttore generale della Fondazione La Città del Sole Onlus. "Qui puoi gustare piatti tradizionali, carni gustose e piatti rivisitati. Ma soprattutto qui puoi respirare socialità, musica, cinema, teatro e letteratura”. Il ristorante nasce nel 2019 dopo che Fondazione La Città del Sole in sinergia con l’Associazione Realmente inaugura in città un centro diurno per pazienti psichiatrici.
L’ex ospedale dei Pellegrini dispone di ampi spazi e giardino interno che lo rendono un posto perfetto per aprire le porte anche alla comunità. Ma il centro da solo non basta per aiutare la cittadinanza a guardare oltre la malattia. Gli operatori si chiedono cosa possiamo fare negli orari serali e durante i fine settimana per coinvolgere la città? La risposta arriva con Vittoria Ferdinandi. Lei, psicologa e filosofa, pone a Marco una domanda: “Ma tu vuoi davvero fare un centro psichiatrico e basta?”. Vittoria è un vulcano di energie e crede che ognuno debba fare la sua parte per favorire una società inclusiva offrendo concrete opportunità di lavoro, socialità e contatto. Tanto che il suo impegno le è stato riconosciuto dal Presidente della Repubblica con il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica a dicembre 2020.


Dei 14 dipendenti oltre il 50% di Numero Zero è costituito da persone che soffrono di disturbi mentali. Sono affiancati da professionisti qualificati e dagli operatori del centro che amano il progetto e portano il loro contributo. “Durante la mia esperienza ho compreso che né il lavoro né la comunità da soli curano i nostri utenti. Ma i progetti personalizzati, pensati e riformulati, permettono di vedere dei miglioramenti nella malattia” racconta Marco che lavora in questo mondo da più di vent’anni. Numero Zero è infatti l’ultima iniziativa avviata in un percorso pluriennale che ha sempre puntato a creare nuove prospettive sociali.
Prima del ristorante
La Fondazione e i suoi progetti innovativi
Era il 1998 quando la Fondazione Città del Sole ha iniziato a sviluppare attività informative, formative, orientative e comunicative legate al mondo delle malattie psichiatriche. Intenzionata a trattare la psichiatria con progetti innovativi, la Fondazione diede avvio a P.R.I.S.M.A., un progetto sperimentale di autonomia abitativa in cui singoli pazienti psichiatrici condividono la residenzialità con coinquilini, in maggioranza studenti universitari. Con questa opportunità Marco incontrò l’autismo, superò il concetto di malattia grazie a Matteo e da allora ha iniziato a lavorare in questo mondo. La Fondazione inaugurò anche PerSo – Perugia Social Film Festival, il festival internazionale di cinema documentario che narra la disabilità psichica con nuovi linguaggi, per favorire il superamento della disabilità mentale.


L'associazione
La capacità attrattiva e la forza economica del festival spinsero alla nascita dell’Associazione RealMente, l’ente dedicato a promuovere la cultura e la solidarietà sociale attraverso eventi, manifestazioni, sperimentazioni innovative e progettualità in collaborazione con molteplici realtà del Terzo settore. L’arte cinematografica e la comunicazione diventano due importanti elementi sui cui l’associazione investe. Nel 2018 viene fondata Stanzione Panzana, una stazione radiofonica che coinvolge nella redazione persone in carico ai Servizi di Salute Mentale. Con due programmi viene offerta la possibilità a persone con problemi psichiatrici di vivere esperienze professionali inclusive e virtuose, e inoltre favorisce la trasmissione di messaggi nuovi che combattono lo stigma sociale della malattia mentale. Oggi i servizi proposti dalla Fondazione e dall’associazione coinvolgono 19 pazienti, 20 dipendenti, 4 realtà in stretta interconnessione, 26 enti in rete, 4 rassegne, 50 film proiettati mediamente ogni anno, 2 trasmissioni radiofoniche e circa 15.000 beneficiari dei servizi proposti.
Oggi come sostenerli
Per contribuire allo sviluppo di una società capace di guardare oltre le apparenze e di accogliere anche chi vive con le sue difficoltà nella porta accanto, l’associazione promuove una campagna di crowdfunding finalizzata a mantenere e far crescere il ristorante inclusivo, il festival del cinema sociale, la radio e i percorsi di autonomia. Come conoscerli e sostenerli? Guardandoli!







