Lo sport come scuola di vita: "Un campione in famiglia"
Nasce così la nuova iniziativa di Cattolica Assicurazioni, “Un campione in famiglia”, un grande evento itinerante, dedicato ai giovani, alle famiglie e ai valori dello sport come scuola di vita.
Perché l’attività fisica necessita di determinazione, passione, sacrificio e insegna ai giovani a impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi.
La prima tappa sarà a Verona, sabato 7 ottobre, in piazza Bra.
Una giornata ricca di attività sportive e ludiche, che trasformeranno la più importante piazza della città in una vera e propria palestra a cielo aperto.
I valori universali dello sport
L'evento che sarà anche un'occasione per vivere insieme i valori dello sport:
• Integrazione
• Aggregazione
• Rispetto delle regole
• Passione
• Gioco di squadra
E a rendere ancora più straordinaria questa iniziativa, ci sarà la partecipazione di Adriano Panatta, il tennista italiano più famoso di tutti i tempi, che dirigerà questa giornata di festa e premierà i vincitori delle gare, e due testimonial di eccezione, Maurizia Cacciatori, pallavolista che vanta 228 presenze nella Nazionale femminile e il grande calciatore Ciccio Graziani.
Per partecipare alle attività è necessaria l’iscrizione al seguente link: https://rgevents.it/
Vi aspettiamo!
Rubrica Sguardi Inclusivi: il quarto libro che ti consigliamo è..
“Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi”.
“Storie della buonanotte per bambine ribelli” è un libro scritto nel 2016 da Elena Favilli, autrice e giornalista e Francesca Cavallo, scrittrice e regista teatrale.
È giunto alla sesta ristampa, ha venduto oltre 6 milioni di copie nel mondo ed è stato tradotto in quasi 50 lingue. È il progetto letterario inedito che ha raccolto più fondi nella storia del crowdfunding, coinvolgendo oltre 20.000 sostenitori e raccogliendo più di un milione di dollari.
Un verso successo editoriale che promuove l’inclusività femminile e il girl power!
La trama del libro consigliato nella rubrica Sguardi Inclusivi

Questo non è un libro di favole, ogni storia inizia con “C’era una volta..” ma la storia c’è stata davvero.
Niente principesse che attendono bellocci sul cavallo bianco. Qui si parla di donne padrone del loro destino e che hanno sognato in grande. Sportive, matematiche, pittrici, attiviste… donne ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Cento racconti di vita di persone straordinarie, spesso dimenticate dalla storia, che in contesti non sempre favorevoli hanno realizzato il loro potenziale e contribuito allo sviluppo dell’umanità.
Una galleria di esistenze coraggiose che possono ispirare le bambine delle nuove generazioni a realizzare i loro progetti di vita e ad abbattere gli stereotipi di genere.
Perché vi consigliamo di leggere questo libro?
Il genere delle biografie è un format antico e che ha sempre riscosso molto successo, da Plutarco al Vasari. Fare di una vita un esempio cui tendere funziona. Ma esistono versioni al femminile? Boccaccio nel ‘300 aveva scritto il De mulieribus claris, per offrire esempi di virtù da seguire e di ragazzacce, a suo dire, da non imitare.
A distanza di quasi 700 anni il focus non è più sulla moralità di queste donne, ma sulla loro determinazione, il loro sentirsi parte di una comunità e il voler contribuire al progresso di questa, sulla possibilità di esprimersi e rispondere alla propria vocazione.
C’era bisogno di un libro così? Si!
Si tratta di fornire alle bambine di oggi modelli alternativi con cui identificarsi, per nutrire il loro immaginario con figure più complesse e sfaccettate. Per sostituire la sfilata di principesse con donne che hanno, con difficoltà, cambiato il mondo e rivendicato la propria libertà. Un tassello per costruire una nuova sensibilità e immaginare un mondo diverso in cui il genere non determini la grandezza dei propri sogni.
Accogliamo questa ondata di nuove ingegnere meccaniche, astrofisiche, informatiche, donne coraggiose, e ribelli, che potranno non sentirsi più mosche bianche!
E poi sai cosa ci è piaciuto tanto di questo libro? Quelle due pagine bianche alla fine, dove ogni bambina può raccontare la propria storia, il suo “C’era una volta..” e accanto disegnare il proprio ritratto. Inserirsi così in questa hall of fame di donne speciali. E immaginare che il proprio contributo possa un giorno essere di ispirazione e di sprone per le bambine che verranno.
Le “Donne che fanno la differenza” amiche di Fondazione Cattolica
Anche in Fondazione Cattolica abbiamo la nostra galleria di super eroine: esempi di audacia, determinazione e generosità che con passione hanno realizzato i loro sogni per il Bene comune.
Una di loro è Teresa Scorza, che ha lasciato un lavoro in azienda per seguire un desiderio profondo: dare un’opportunità a chi solitamente viene rifiutato. È nata così Zeropercento, una bottega di vicinato di Milano, che offre formazione e lavoro a persone con disabilità intellettiva.
Sei curioso di conoscere le storie di altre donne speciali? Gli abbiamo dedicato una rubrica, “Donne che fanno la differenza”. Puoi partire da Mara e l’associazione Fattibillimo.
P.s.: ti è piaciuto questo libro? A firma di Elena Favilli sono usciti anche “Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 donne migranti che hanno cambiato il mondo”, “Guida per bambine ribelli. Alla scoperta del corpo che cambia” e “Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 donne italiane straordinarie”.
Le Mine Vaganti: il teatro che crea comunità

Il teatro per le Mine Vaganti non è solo una tecnica di rappresentazione e di racconto. E' uno spazio per indagare e scoprire il proprio potenziale e,
prendendo in prestito le parole del linguista Cvetan Todorov, “rispondere alla propria vocazione di esseri umani”.
“Un super potere che si origina dalla relazione che il teatro è in grado di attivare, con gli altri e con sé stessi, avvicinando le persone e rivelando
diverse visioni del mondo” sostengono le fondatrici dell’Associazione. “In questo modo il teatro diventa uno strumento pluripotenziale e trasversale,
per immaginare il futuro e creare comunità più inclusive che sappiano accogliere la diversità nelle sue varie forme”.
Negli anni l’Associazione ha visto nascere queste comunità. Gruppi di giovani che da allievi sono diventati figure con cui costruire insieme progettualità,
affidando loro parte della rete di ragazzi che nel tempo si è venuta a creare. Piccole comunità di attori e spettatori che condividono spazi di libertà.
Le origini delle Mine Vaganti

L'associazione nasce nel 2014 da tre donne coraggiose: Silvia Masotti, Camilla Zorzi ed Elisa Mazzi.
Silvia e Camilla sono due ragazze veronesi che si conoscono al Piccolo Teatro di Milano, dove si diplomano come attrici sotto la direzione di Luca Ronconi.
“Dopo anni passati sul palco a recitare in importanti produzioni nazionali, siamo rientrate a Verona” racconta Silvia. “Proprio nella nostra città abbiamo
conosciuto Elisa, psicologa e psicoterapeuta. Abbiamo collaborato con un’associazione che utilizzava gli strumenti del teatro per aiutare persone con un
passato vulnerabile. Lì si è accesa la miccia e sono nate le Mine Vaganti”.
Impastando le passioni personali, l’arte, il teatro, l’espressione corporea, la letteratura, Silvia e Camilla tracciano la strada per entrare in contatto con
persone “in trasformazione”. Bambini, ragazzi o giovani adulti, italiani, stranieri o in condizione di fragilità, ma anche persone in comunità di recupero da
tossicodipendenze.
“Dopo aver consolidato l’idea progettuale, artistica e di ricerca” racconta Camilla “negli anni ci siamo strutturate. Un ufficio stampa, un addetto
amministrativo e dopo anni di vagabondaggio, abbiamo finalmente trovato la nostra casa, in Veronetta, un quartiere multietnico, universitario, pieno di
diversità e in trasformazione appunto”.
Mine Vaganti non è una scuola di teatro tout court, ma uno spazio di ricerca, di condivisione e di formazione per chi vuole affrontare la grande sfida di esplorare ciò che sta dentro di noi e il mondo che ci
circonda.
Le attività proposte dall'associazione per un teatro che crea comunità

Mine Vaganti promuove una serie di iniziative, in particolare due progetti sono il cardine dell’attività:
SPAZIO TEATRO GIOVANI
Spazio Teatro Giovani è un progetto diretto da Silvia e Camilla, che propone laboratori artistici e teatrali per bambini, ragazzi e giovani adulti dai 7 ai 35
anni. Il teatro si propone in questo contesto di ricerca come strumento di conoscenza di sé, di avvicinamento all’Altro e di creazione di una collettività.
FESTIVAL VERONETTA#SPAZIO TEATRO GIOVANI
Festival Veronetta#Spazio Teatro Giovani è un festival di teatro, di giovani per i giovani, patrocinato dalla Regione Veneto e dal Comune di Verona.

“Un’opportunità nata nel 2021 quando cercavamo uno spazio in cui allestire le rappresentazioni di
fine anno dei laboratori” ci racconta Camilla. La ricerca le ha condotte nel Parco di Santa Toscana in Veronetta, uno spazio pubblico, verde e all’aperto,
come le restrizioni Covid imponevano. “Abbiamo trasformato un parco della città in un luogo di cultura”. L’evento ha avuto un successo del tutto
inaspettato. “C’è stata una grandissima partecipazione, soprattutto giovanile. Un pubblico speciale, che non fuggiva dopo gli applausi, non esauriva il
proprio interesse al termine della performance ma desiderava confrontarsi e permanere in quella comunità neocostituita di attori e spettatori attivi che
condividevano uno spazio di confronto reciproco” racconta Silvia. “Il Festival è così diventato” aggiunge Camilla “un’occasione per i ragazzi non solo
performativa, ma anche per imparare a organizzare un evento culturale e soprattutto uno stimolo alla rinascita della cultura teatrale nelle nuove
generazioni della città”.
L'età della trasformazione e il virtuale

La scelta di lavorare con una specifica categoria anagrafica, bambini e ragazzi dai 7 ai 35 anni, nasce dalla volontà di voler interagire con persone in
trasformazione, per aiutarli a identificare in profondità la loro essenza e offrire uno spazio libero in cui scoprirsi.
Una fascia d’età che mai come ora vive una realtà interconnessa con il virtuale ma, sostengono Camilla e Silvia, ha un grande desiderio, più o meno
dichiarato, di godere di relazioni vere e reali. “La necessità di profondità è riscontrabile in ognuno di loro. Hanno ricevuto meno possibilità di accesso alla
profondità, ma quando li aiutiamo ad aprire delle porte, loro ci si buttano dentro”.
Proprio sul rapporto parole e virtuale, le Mine Vaganti hanno partecipato al progetto, “Lingua Madre. Capsule per il futuro” , un documentario realizzato
dal LAC (Lugano Arte Cultura) che riflette sul rapporto tra parola, memoria e rito collettivo nel tempo dominato dalle immagini, soprattutto virtuali, e
vincitore nel 2021 di prestigiosi riconoscimenti, il premio Hystrio Digital Stage e il Premio Speciale Ubu.
Vuoi conoscere altre realtà culturali con cui Fondazione ha collaborato in questi anni? Puoi partire da qui e scoprire Aloud, il college per la formazione musicale.
La capacità trasformativa delle relazioni
Christian è un ragazzo che non ha paura di farsi domande. La prima volta che si è chiesto cosa volesse fare nella vita ha pensato alla sua passione più grande, il mare e ha salpato l’ancora. Ma dopo due anni di sole, sale e solitudine ha capito che non era quello il posto in cui voleva stare. Così ha iniziato ad interrogarsi e a fare un percorso di psicanalisi per capire quale direzione prendere: la sua freccia interiore ha indicato Psicologia!
La relazione d’aiuto l’ha conquistato e ha capito che era in quello scambio che voleva stare, voleva restituire il Bene che aveva ricevuto lui stesso ad altre persone. E così è arrivato al Centro Nuovo Volo della cooperativa Lindbergh, un centro socio-educativo riabilitativo per le persone con disabilità. Qui Christian ha incontrato l’Altro, quelle persone che la gente tende ad etichettare secondo le abilità di cui sono manchevoli, ma che in realtà sono in grado di trovare forme e modalità sorprendenti per vivere e comunicare. Christian ha così compreso che quando aiuti le persone a stare meglio, il benessere si diffonde. Ed è a questa onda infinita di Bene che Christian ha capito di voler contribuire.
Lavorare con la “diversità”: una relazione che ti trasforma!
La storia di Christian racconta di come le relazioni siano capaci di dare risposte a quella ricerca di senso che ognuno affronta nel proprio percorso di vita e di come siano in grado di generare una potenza trasformativa grandiosa nell’esistenza di chi si apre ad essa.
Questa consapevolezza Christian la sta sperimentando lavorando con il mondo della disabilità, una realtà che ad un primo approccio può essere faticosa e talvolta può spaventare: è necessario ricercare nuovi linguaggi, rendersi disponibili all’ascolto, accogliere la diversità come una possibilità di scoperta, anziché come un limite. Attraverso l’esperienza si può comprendere come la disabilità sia un concetto che non riguarda l’essenza delle persone, ma una condizione che si determina nel contatto tra l’individuo e una richiesta di prestazione del contesto, è dunque una dinamica di relazione che chiama in causa tutti.
Lavorare con la diversità è quindi prima di tutto un’azione di consapevolezza e di responsabilità, che si declina nella ricerca del benessere dell’Altro.
L’impatto del lavoro nel sociale nell’economia italiana
Il lavoro nel sociale, normato dal Codice del Terzo Settore, genera un enorme impatto sul benessere delle persone che accedono ai servizi, sulle loro famiglie e di riflesso sulla società intera: una persona che ha la possibilità di realizzare il suo progetto di vita, secondo le proprie possibilità, genera valore, necessita di minore assistenza e dunque, in parole povere, “costa meno”.
Ma come quantificare questo valore? Il dottor Umberto Mezzana, commercialista e Amministratore Delegato di Vannini Editoria Scientifica segnala che le stime attuali sul Terzo Settore rilevano che:
- genera un giro d’affare di circa 80 miliardi
- rappresenta il 5% del PIL
- è la quarta economia del Paese
ma i dati sono sicuramente sottostimati e tengono conto solamente degli indici economici, quando in realtà il Terzo Settore, attraverso ad esempio l’attività dei volontari, si fa carico di una serie di servizi che generano un impatto trasversale e strutturale sulla società.
Una corretta lettura dei benefici sociali, personali ed economici generati dal Terzo Settore è una sfida ancora aperta e auspicabile, che potrebbe originare nuove consapevolezze personali e un cambio di prospettiva nella gestione delle risorse pubbliche e private.
Ti è piaciuto questo articolo? Qui puoi leggere l’approfondimento che abbiamo dedicato alla Cooperativa Lindbergh.
Genitori sotto stress: come crescere insieme ai figli!
Si dice che essere genitori sia il mestiere più impegnativo del mondo, un po’ perchè non esiste un abecedario che ne sveli i trucchi, un po’ perché è un lavoro che non esaurisce mai. L’Italia è un Paese in cui il carico di cura è affidato principalmente alla famiglia che sempre più spesso si sente inadeguata rispetto alla sfida educativa. Aggressività, iper-connessione, antisocialità sono solo alcuni dei comportamenti manifestati dai giovani in reazione al contesto attuale. In un mondo che cambia velocemente e nel quale vacillano le sicurezze, quali atteggiamenti adottare per creare una relazione sana con i propri figli e sostenerne la realizzazione? Ne abbiamo parlato insieme ad Alli Beltrame, counsellor professionista e autrice di L’educazione Responsabile.

Alli, nel tuo lavoro incontri moltissimi genitori alle prese con bambini piccoli ma anche con adolescenti. Quali sono le fatiche genitoriali che senti esprimere più spesso? Da cosa sono motivate?
I genitori parlano principalmente di preoccupazione per la sicurezza e la salute dei figli, gestione dei conflitti e difficoltà a far rispettare le regole. Tutti vorrebbero soluzioni pratiche e semplici, ma ciò che rende complesso il compito dell’educatore è spesso la mancanza di consapevolezza delle motivazioni profonde a monte del problema. Se non si hanno le competenze basiche, come la gestione emotiva e la coerenza educativa, anche le migliori strategie non forniscono solidi risultati perché i bambini percepiscono tutte le sfumature delle nostre intenzioni e rispondono a esse.
Fare un percorso di consapevolezza di sé è l’unico modo per avere fondamenta solide su cui costruire l’azione educativa che comprende vari aspetti come comunicazione, strategie pratiche, organizzazione...
Il mantra “l’importante è che siano felici” ha accompagnato le scelte personali, familiari e sociali degli ultimi decenni. Credi sia questa la finalità educativa nella crescita dei propri figli?
Il desiderio di vedere i propri figli sereni e appagati accomuna tutti i genitori, ma per realizzarlo bisogna avere chiaro cosa si intende per felicità. Anche io ho un motto personale: “la relazione prima di tutto”. La vita è fisiologicamente attraversata da momenti piacevoli e spiacevoli e ciò che ci può far sentire realizzati come esseri umani è saperci relazionare rispettosamente, con noi stessi e con gli altri, in qualunque circostanza. Se il focus di un genitore è la felicità, i momenti di disagio, che sono grandi opportunità di crescita, diventano frustranti; quando mettiamo al centro la relazione, il nostro ruolo è chiaro e ogni situazione, piacevole o spiacevole, è costruttiva. Questo approccio non mira a divertirsi in ogni istante, ma a essere felici e soddisfatti di se stessi.
Di cosa hanno bisogno i bambini e i ragazzi di oggi?
Tutto evolve velocemente e c’è tanto bisogno di onestà, coerenza e ascolto. Mentre i giovani hanno sempre più mezzi che consentono di vedere gli errori delle generazioni precedenti, gli adulti hanno sempre meno accesso al mondo dei giovani. Se i metodi usati in passato non hanno avuto successo, l’autorità e il rispetto che gli adulti sentono impliciti solo per questioni di età per esempio, è evidente che si debba riaprire un dialogo per trovare insieme nuove soluzioni. Ascoltare e osservare bambini e ragazzi senza pregiudizi è quindi un passo fondamentale. L’onestà e la coerenza, invece, rispondono al bisogno dei più piccoli di vedere nei grandi un esempio funzionale e trainante. Troppo spesso vedo genitori che riprendono i figli perché “non si staccano” dal telefonino mentre lo stanno usando a loro volta, magari contemporaneamente al computer. Predicare bene e razzolare male non funziona.
Su quale principio si fonda l’educazione responsabile e in cosa consiste?
Educazione responsabile significa rispondere con competenza, nei comportamenti e nelle parole, ai bisogni e alle istanze dei propri figli. Quindi un genitore responsabile, come già detto, si interroga su se stesso, trasmettendo con l’esempio le competenze come: fermezza, flessibilità e consapevolezza, e l’esperienza che ha acquisito. Non cala regole e valori dall’alto, li vive in prima persona.
Quali benefici crea lo sviluppo di una relazione “genitore – figlio” responsabile?
La relazione responsabile è protettiva perché se un figlio si sente accolto e capito nel suo essere bambino o adolescente, non svilupperà le emozioni disfunzionali che sono causa di disagio in età adulta, e anche prima. Scegliere l’educazione responsabile è un investimento nella relazione, permette di rimanere profondamente connessi ai propri figli e di essere un sostegno concreto nel loro percorso evolutivo. Per abbracciare autenticamente questo approccio è necessario abbandonare tutti gli schemi educativi che a lungo termine minano l’autostima e il benessere fisico emotivo, come i premi, le punizioni, le lodi, le regole rigide... Concentrarsi sulla relazione è l’aspetto importante ed è positivo sapere che si è in tempo sempre per farlo! Nel mio ultimo libro “Arrabbiati per bene”, che ho scritto con Valeria Mattaliano, edito da Mondadori, abbiamo affrontato anche questo argomento. Troppi genitori si accusano di aver sbagliato tutto pensando “Ormai è tardi”, desidero invece rassicurarli: quando c’è la volontà di metterla la relazione al centro, e non le proprie ansie o aspettative, non è mai troppo tardi.
Ed infine, quali sono gli attori sociali che dovrebbero abbracciare questo approccio?
Ogni adulto dovrebbe abbracciare questo approccio. Chiunque è responsabile del bambino o dell’adolescente che si trova davanti anche per pochi secondi, perché l’esempio educa; i più giovani apprendono osservandoci anche nei piccoli gesti.
Per saperne di più su come crescere insieme ai figli, puoi ascoltare L’educazione Responsabile su Spotify, seguire l’account Instagram di Alli Beltrame o il canale Youtube!
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