Che profumo ha il Bene? Storia di accoglienza e di rischi su Intraprendenti

Il profumo del Bene: storia di accoglienza e di rischi!

Nel sesto episodio del podcast Intraprendenti scopriamo la storia di Valerio, che ha acquistato un’azienda di profumi per dare un futuro con un nuovo sapore a persone fragili e approfondiamo con il dottor Carlo Peretti il tema della copertura dei rischi per le imprese sociali.

Valerio è un giovane uomo che identifica presto il suo obiettivo: aiutare gli altri. Da questo grande sogno nasce la cooperativa Amici di Gigi, un luogo che offre servizi per accompagnare chi ha gravi disabilità e dove bambini provenienti da case in cui la serenità è perduta, possono trovare cura, educazione, istruzione e amore. Ma Valerio vuole fare di più: acquista la Belforte Fragranze Italiane che realizza fragranze per ambienti affinché i ragazzi della cooperativa abbiano un futuro dignitoso grazie al lavoro.  

Ostacoli, reticenza, mancanza di fiducia da parte delle istituzioni e delle comunità. Far partire un’impresa in Italia per un giovane non è facile bisogna:

  • Lavorare in squadra
  • Tanta buona volontà
  • Tenacia
  • Molta speranza
https://open.spotify.com/episode/5mpnNLFk9ZnWc78UAqSCkO?si=mi47XDwHSQm0A_XbEOFkCw

Come prevenire i rischi di un'attività imprenditoriale?

Carlo Peretti, responsabile Formazione della Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni, chiarisce che in primis è necessario cambiare la nostra visione del mondo assicurativo e considerare le coperture dai rischi non come una tassa ma come una tutela: in questa direzione infatti si è mosso anche il legislatore nella riforma del Terzo Settore, imponendo l’obbligo di stipulare polizze a garanzia dei volontari.

I rischi delle imprese sociali sono molto simili a quelli delle attività profit, la responsabilità patrimoniale, i danni a beni e persone che lavorano in azienda, ma c’è anche un rischio non mitigabile dalle assicurazioni e particolarmente temuto, quello reputazionale, perché può compromettere seriamente la credibilità e il futuro di una realtà.

Sono molteplici le coperture che un imprenditore sociale può attivare per dedicarsi con più serenità alla propria attività, ma è importante, ricorda il dottor Peretti, formarsi sul tema e  affidarsi a professionisti specializzati nel Terzo Settore per ottenere coperture efficaci.

Vuoi scoprire gli altri episodi? Parti dal quinto parliamo di welfare di comunità!


Benvenuti al ristorante La Bella Sfilza

Benvenuti al ristorante sociale La Bella Sfilza!

La Bella Sfilza è un ristorante sociale che include giovani con disabilità per creare opportunità di crescita e di inclusione attraverso il lavoro!

Quando entri a La Bella Sfilza percepisci un’aria diversa. Un’aria che sa di persone!

C’è Alice che accoglie tutti con un abbraccio e un sorriso caloroso. Marcello che cucina con impegno e adora far saltare la pasta in padella. C’è Sara che impiatta alla perfezione e cucina un salame al cioccolato buono come pochi altri. E Katia, che prepara una sbrisolona squisita da servire insieme al caffè preparato rigorosamente da Gabriele.

La Bella Sfilza è un ristorante, sì. Ma non è un ristorante come tanti.

La storia

La Bella Sfilza nasce nella mente di un gruppo di genitori qualche anno fa. Si forma casualmente quando, in attesa di rivedere i figli con disabilità al termine delle prove della Banda Rulli Frulli, iniziano a confrontarsi sulle difficoltà che vivono: esclusione, preoccupazione, domande su un futuro incerto.

I ragazzi stanno crescendo e una volta finita la scuola le occasioni di coinvolgimento sociale si riducono notevolmente. “Alcune dinamiche le percepisci solo quando le vivi. Tra genitori ci è sembrato chiaro che se volevamo delle opportunità per i nostri figli dovevamo costruircele – racconta Cristiano Govoni, tra i fondatori – perché non puoi affidare il domani di questi ragazzi a chi non percepisce il loro potenziale”.

La cooperativa sociale

La cooperativa prende forma a febbraio 2022 grazie all’intuizione di Paolo Pozzetti “facciamo un ristorante!”. Si trova a Concordia, in provincia di Modena, in una cascina ristrutturata che ospita 36 coperti e dispone di un terreno per avviare attività agricola e realizzare la propria filiera produttiva. “Siamo partiti insieme a Dario, chef e formatore dei ragazzi e ad Anna che cura la gestione della sala” racconta Cristiano. Un progetto che educa, forma ed apre le porte al pubblico ad aprile 2022 offrendo un servizio di ristorazione, bar e consegna di pasti a domicilio a pranzo e a cena.

I protagonisti

“All’interno della cooperativa lavorano 8 persone, di cui 6 assunte a tempo indeterminato perché crediamo nel lavoro vero e nell’assunzione di responsabilità”. Sono ventenni, per lo più con disabilità, desiderosi di mettersi in gioco e di imparare un mestiere. Ragazzi che nel corso di un anno hanno intrapreso una strada professionale. “Il lavoro ha creato cambiamenti fantastici. I ragazzi sono autonomi, competenti e soddisfatti. Sono stati capaci di sviluppare la sintonia che non è mai un fatto scontato!” testimonia Cristiano.

La cooperativa sta sviluppando collaborazioni con le reti scolastiche territoriali e con i servizi sociali per favorire l’inclusione di nuovi ragazzi che possano vivere esperienze professionalizzanti abbattendo i limiti della diversità.

Gli sviluppi futuri

La Bella Sfilza è nata da un sogno: creare un luogo inclusivo che permetta di esprimere le capacità dei giovani. “La malattia che ha portato via Paolo, ideatore e presidente, non ha spento il nostro intento iniziale. Vogliamo andare avanti per creare più opportunità” ammette Cristiano. Per questo la cooperativa è in cammino e desidera sviluppare un’oasi di ristoro a Concordia. E così punta alla creazione di un laboratorio agricolo di coltivazione e produzione di ortaggi bio da gustare nel ristorante o da acquistare a km0. Ma anche alla creazione di eventi tematici e culturali che apriranno le porte ad altre persone e genereranno nuove occasioni di lavoro!


Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Intraprendenti!

Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Di desideri e welfare parliamo su Intraprendenti!

L’esperienza di Valentina e Federica Sorce rivela il bisogno di inseguire i propri desideri specialmente quando questi danno valore alla vita delle persone. Nel quarto episodio di INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro parliamo di strade inedite aperte per rispondere a nuovi bisogni e di welfare di prossimità.

L’amore per una persona fragile accanto a noi a volte è in grado di espandersi così tanto da generare realtà che sanno rispondere ai bisogni di molti. È così che nasce la cooperativa sociale Giò, da Valentina e Federica desiderose di creare un ambiente che garantisse un futuro luminoso per il fratello Giovanni e per le famiglie che, come loro, vivono le stesse necessità. Il progetto di inclusione lavorativa “Open House” mira ad accompagnare e sviluppare le abilità di persone con disabilità attraverso la gestione di una fattoria sociale e di un agriturismo.

Ascolta il loro episodio su Spotify!

https://open.spotify.com/episode/2nEaSslJiKee07AAVpJzT7?si=niGEFa-yTCKX9u_Dq-H9yA

Ma cosa accade a chi vive in una situazione di isolamento sociale?

Esiste una solitudine che spesso soffoca le famiglie che vivono con persone più fragili. Un isolamento che tutti abbiamo sperimentato nei mesi della pandemia, che ha fermato tutte le attività del volontario, lasciando sole le persone e facendoci sentire tutto il peso e la necessità della solidarietà comunitaria. Questa esperienza, ricorda l’avvocato Lorenzo Pilon del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, ha evidenziato che prossimità e sussidiarietà sono opzioni strategiche necessarie in una società che vuole essere solidale e inclusiva.

Con la Riforma è stata riconosciuta al Terzo Settore una soggettività giuridica e politica che lo rendono protagonista delle politiche di welfare. Inoltre, attraverso gli strumenti della co-progettazione e co-programmazione nel rapporto con l’amministrazione pubblica, si sono creati i presupposti perché prossimità e sussidiarietà non siano solo principi evocati ed evocabili, ma valori concreti della solidarietà comunitaria.

Vuoi saperne di più? Segui gli altri episodi! Come quello di don Silvio sul ruolo del volontariato


Mara dallo sport a Fattibillimo

Mara: dallo sport a Fattibillimo la casa che abbatte le barriere della diversità

La rubrica "Donne che fanno la differenza" si arricchisce con la storia di Mara Girardi, ideatrice e Presidente, dell'associazione Fattibillimo una realtà pensata per accogliere e creare reali opportunità di inclusione sociale!

A sei anni Mara ha già capito tutto: diventerà maestra. Si immagina già in mezzo alla sua classe, con tanti bambini a insegnare loro le cose. Le basta il diploma alle magistrali per rendere il suo sogno realtà… semplice no? Eppure la vita per lei ha piani diversi.

“Farai lo scientifico!” dice suo padre e Mara si ritrova seduta dietro un banco a soffrire per cinque anni. Sono i compagni il suo cruccio. Loro con quelle battute, con il loro modo di catalogare le persone, con quella fastidiosa capacità di farla sentire diversa solo perché frequenta spazi a loro insoliti.

Mara piange in silenzio tutti i giorni e un pensiero si instilla dentro di lei: Se io vengo esclusa perché vado in oratorio, cosa succede ai bambini con disabilità? La risposta Mara non la trova subito. La comprende solo lavorando.

Diventa insegnante di Educazione Fisica perché crede che lo sport aiuti i bambini a tirar fuori le loro peculiarità. E anche perché a star ferma non è proprio capace! Le piacciono attività che le trasmettono energia e su queste investe, sempre! Mara si diploma in un tempo in cui non si faceva ancora ginnastica in orario scolastico. Ma a lei non interessa lo stipendio: per i bambini ha un debole e gira tutte le elementari di Mogliano portando lo sport in classe.

Mara è esplosiva. E attenta. Le maestre apprezzano la cura che riserva ai bambini, specialmente a quelli con disabilità, e informano le mamme. Dalla prima chiamata ricevuta se ne aggiungono altre. Mara inizia a lavorare insieme a quei bambini che nella vita faticano di più e scopre i pensieri che attanagliano i genitori.

Non è solo cosa faranno crescendo ma anche insieme a chi? Insieme a chi, se non hanno amici? Se finita la scuola diventano invisibili? Se il Comune, la scuola, la Chiesa sono così distanti dalla realtà da non concederle nemmeno gli spazi per creare attività? E così un nuovo pensiero si instilla nella testa di Mara. Si chiama Fattibillimo.

Mara lo sa: i suoi figli cresceranno e allora farà qualcosa di più. Ne è così sicura che negli anni riempie casa sua e il garage di mobili che la gente regala. Un giorno mi serviranno pensa. E il giorno arriva. Arriva in un pomeriggio cocente quando trova una ragazzina disabile sola in piazza. Doveva essere alla pizza di classe “Sono andati a mangiare il gelato, poi tornano!” le spiega. A Mara scoppia il cuore: questa non è inclusività!

Compra una vecchia osteria. Lo fa da sola perché è una pazzia, perché tutti hanno paura che si riveli un buco dell’acqua, perché nessuno, nemmeno in famiglia, pensa che aprire in pieno lockdown sia una scelta intelligente. Ma a Mara non importa. Lascia il lavoro e ascolta il suo cuore.

Fattibillimo ora è una casa. Un luogo accogliente che sa di risate, possibilità e rinascite. Dove volontari, collaboratori e 45 ragazzi con disabilità fisica e intellettiva, sindrome di Down, autismo, tetraplegia vivono appieno le giornate attraverso laboratori di cucina, attività sportive, discipline artistiche e musicali. Dove si è e si diventa.

Fattibillimo è un pensiero cullato che nella realtà ha saputo scardinare le logiche tradizionali. Qui sono le persone “normaliche vanno ad imparare dai “disabili” perché nessuna lezione accademica trasmette la gioia di vivere quanto l’esperienza di chi sente che dalla vita ha già avuto tutto semplicemente perché è nato!

A 57 anni Mara è un’imprenditrice sociale che sogna con la purezza di una bambina.

“Mi diverto. Posso dire che è questa la mia professione?”

Lei è Mara Girardi, una donna che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi scoprire le altre della rubrica a partire da Andrea!


Filippo e l’impresa dal cuore dolce che nutre potenzialità

Filippo e l’impresa dal cuore dolce che nutre potenzialità

La rubrica Giovani Speranze si arricchisce con la storia di Filippo Mazzocchi, presidente di Sociok, una Srl a vocazione sociale sviluppata dall’esperienza della Cooperativa sociale 180 impegnata nella produzione di cioccolato e nell’inclusione lavorativa di giovani con disabilità.

La pralina al caramello. Tra tutti i cioccolatini, il gusto della pralina al caramello mi conquista. Sai perché? Per il contrasto. Quel mix di dolce e salato che la rende perfetta. Lo stesso mix forte e avvolgente che ho trovato anche nella mia vita…

Arrivo da una famiglia proprietaria di un’azienda agricola. Sono cresciuto innamorandomi della campagna. Per questo per me è stato facile scegliere cosa studiare: Scienze tecnologie agrarie. Ma la verità è che non sempre quel che ami corrisponde a quel che studi, solo che non puoi prevederlo, lo scopri. E io quando l’ho capito sono scappato!

Dentro all’università non usciva la mia creatività. Mi sentivo chiuso all’interno di un percorso già definito, senza alcuna possibilità di spaziare. Faticavo a rimanere concentrato sui libri e mi saliva l’ansia. Un po’ frustrante se l’obiettivo è portare a casa esami, no? Il fatto è che a me non importava collezionare punteggi. Io volevo vivere esperienze!

Sai perché la gente fatica a mollare? Per paura! Del futuro, del fallimento, dell’idea degli altri. Io ho scelto di non spaventarmi, mi sono radicato al mio presente per continuare. Avevo la mia famiglia e i ragazzi che allenavo a pallone. Chi l’avrebbe detto che proprio a bordo di un campo da calcio sarebbe nata la mia occasione!

Pensare che io di cioccolato non ne sapevo nulla, non ne ero ghiotto e non mi ero mai interrogato sulle possibilità di lavoro per chi “diverso”. Ma quando Paolo mi ha parlato di una cooperativa di produzione artigianale di cioccolato con ragazzi autistici, qualcosa in me ha iniziato a scalpitare. C’era tutto da fare… e tutto da imparare!

La verità è che all’inizio l’inserimento lavorativo mi sembrava una difficoltà. Arrivo da un mondo che mastica un linguaggio fatto di limiti e vantaggi. Ma forse il vero limite è non riuscire a guardare con occhi diversi, quello sguardo che invece ci ha salvati. Perché cosa fai quando a Codogno, un mese esatto dopo l’apertura del primo negozio, con affitti e stipendi da pagare, scoppia la pandemia e si chiudono tutte le attività commerciali?

Ti inventi qualcosa con fantasia, creatività e confronto. Il cioccolato è un mondo romantico ma nel mercato non è una novità. Cosa fai per esserci? Come il capitano di una squadra ho iniziato a correre: la palla tra i piedi e un goal da segnare. Perché in quella vittoria per me c’era tutto. Un’impresa dal cuore dolce che nutre le potenzialità.

Ci vuole coraggio, fiducia, determinazione. Non ho mai pensato di vendere cioccolato ma di creare relazioni. Perché il cioccolato è un’esperienza di gusto e di vita. E così da un laboratorio che produceva una barretta siamo diventati Sociok, una Srl a vocazione sociale con 2 negozi, una produzione continuativa, 8 dipendenti e una rete distributiva allargata che insieme a noi trasmette felicità.

L’ho capito a distanza di anni perché l’Università mi stava stretta. Avevo bisogno di reinventarmi ogni giorno, di tessere relazioni, di sognare idee da convertire in progetti insieme a un team. Volevo svegliarmi senza limiti o barriere ed oggi, oggi che faccio l’imprenditore non per portarmi a casa 10mila euro al mese ma per creare valore, sono felice. Sono realizzato!

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica Giovani Speranze a partire da Chiara!


Una casa che va Oltre l’indifferenza

Una casa che va Oltre l’indifferenza

Villa Alba e Casa Aurora non sono case qualsiasi ma opportunità per giovani con disabilità di vivere in autonomia. Nate grazie alla pluriennale esperienza dell’associazione Oltre l’indifferenza, le due strutture vogliono essere un luogo di crescita per persone con fragilità evidenti.

L’associazione viene fondata a Fontanelle di Treviso da un gruppo di familiari che sentiva la necessità di offrire opportunità educative e ricreative ai figli con gravi disabilità fisiche e intellettive. “All’inizio non c’era una sede. Ci si trovava la domenica, si organizzavano le uscite, i laboratori teatrali per i ragazzi con maggiori capacità funzionali e le vacanze estive…” racconta Mauro Vettorello presidente dell’associazione. Ma essere genitore di un ragazzino disabile cambia le prospettive. “Avevo capito che mio figlio voleva vivere da solo. Voleva staccarsi dalla famiglia, un po’ come accade a tutti i giovani che prima o dopo prendono il volo. Ma cosa significa per un giovane con disabilità uscire di casa da solo?”. A questa domanda l’associazione pensò di trovare risposta!

Villa Alba, una casa che va oltre l'indifferenza

L’associazione decide di investire sull’autonomia dei ragazzi. Inizia così a cercare un luogo adatto per far sperimentare a giovani con disabilità alcune opportunità di autonomia.

“Abbiamo preso in affitto una casa colonica. L’abbiamo restaurata e abbiamo avviato laboratori e iniziative che si prolungano dal giovedì alla domenica” testimonia Mauro. Villa Alba è una casa privata immersa nel verde. Priva di barriere architettoniche, la casa è stata studiata per ospitare al massimo sei ospiti per notte anche se, dal giovedì alla domenica, accoglie i beneficiari dell’associazione all’interno di percorso educativi volti alla promozione delle competenze personali.

“Si respira aria di famiglia e serenità. Il lavoro svolto dal 2016 ad oggi a Villa Alba ha fatto parlare di questa realtà e oggi ci troviamo a gestire richieste provenienti da Padova e Vicenza, a testimonianza del bisogno a cui stiamo rispondendo” racconta Mauro.

I servizi di Oltre l'indifferenza

Per i 40 ragazzi seguiti dall’associazione sono stati creati dei progetti personalizzati con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità, consolidare capacità e promuovere le autonomie. “Villa Alba è una palestra per sperimentarsi. Abbiamo un orto a misura di carrozzina, laboratori di cucina, pasticceria, attività artistiche, di movimento e di cura di sé. Sono laboratori esperienziali che consentono anche a chi ha delle difficoltà più rilevanti di mettersi in gioco e scoprire le proprie abilità” ammette Mauro.

I primi anni di attività della Villa hanno consentito a 5 ragazzi di maturare una consapevolezza maggiore di sé e dei propri bisogni. Per loro è appena stata inaugurata Casa Aurora, uno spazio abitativo in cui vivere in autonomia, con il supporto di operatori qualificati e altri ospiti in co-housing.

Gli obiettivi dell'associazione

Fin dal principio l’associazione ha scelto di superare gli ostacoli. Oltre l’indifferenza connota il desiderio di garantire opportunità anche a chi per motivi di salute è impossibilitato a trovare realizzazione professionale ma è, e rimane prima di tutto, una Persona. Ha scelto quindi di inserirsi in Reti di associazioni e cooperative che condividono la stessa missione: creare opportunità.

Siamo 59 soci e oggi lavorano con noi 5 dipendenti. La lista di famiglie che ci contattano per chiederci supporto aumenta di mese in mese e questo ci fa percepire l’urgenza e il bisogno di creare servizi autentici, capaci di dare serenità ai beneficiari e alle loro famiglie” racconta Mauro.

Per questo, dopo aver avviato l’attività abitativa, Mauro punta ad aprire una Fondazione che dia sostanza ai prossimi progetti attraverso servizi pensati dalla fascia adolescenziale. “C’è una frase che mi piace molto. Dice il futuro dipende da ciò che fai nel presente, se lo facciamo oggi, il futuro dei nostri figli sarà più roseo domani!”

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere l'esperienza di altri enti non profit sostenuti dalla Fondazione partendo da: L'impronta


La rete insieme per creare opportunità

“La Rete” insieme alla Comunità per creare opportunità

La cooperativa si sviluppa alla fine degli anni ’80 a Trento per migliorare il benessere e la qualità di vita di persone disabili e delle loro famiglie. Da allora promuove la cultura dell’inclusione sociale fatta di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della Comunità per creare una società accogliente per tutti.

Negli anni ’80 avere un figlio con disabilità in trentino non era facile, nonostante l'esistenza di alcune attività sul territorio. I servizi erano pochi, i percorsi di inclusione scolastica molto faticosi e pensare di crescere nella “normalità” un bambino disabile sembrava un’utopia. “Sin dalle origini abbiamo cercato di sviluppare occasioni perché le persone disabili hanno bisogno, come tutti, di trovare opportunità di crescita” racconta Mauro Tommasini Direttore di La Rete. “Allora sembravamo dei pionieri perché erano poche le occasioni di normalità, ma il tempo ha dimostrato che agire in prossimità fa la differenza”.

Storia di La Rete

La cooperativa prende forma nel 1988 grazie ad un gruppo di soci legati dall’amicizia e da valori comuni e prende il nome di Rete per esprimere il primo obiettivo dell’ente: mettere in connessione famiglie con figli disabili e cittadini in un rapporto di auto sostegno. La disabilità supera i confini delle mura domestiche attraverso una rete di volontari e di operatori che attivano le prime relazione tra cittadini. “Siamo una sorta di agenzia delle relazioni” testimonia Mauro per evidenziare quanto essere insieme alla vulnerabilità consenta di comprendere e di realizzare attività sempre nuove che abilitano le persone, alleggeriscono dalle fatiche, creano processi inclusivi e un nuovo ruolo sociale.

L'obiettivo della cooperativa

L’obiettivo de La Rete negli anni non è cambiato: “Accompagnare le persone con disabilità nel loro progetto di vita sostenendo le famiglia all’interno di un contesto sociale” dichiara Mauro. Per farlo la cooperativa ha sviluppato molteplici servizi consapevole che prendersi carico, creare fiducia e garantire qualità del servizio siano elementi indispensabili per fare bene il Bene. Insieme a più di 260 volontari e 30 operatori, La Rete ha lavorato con più di 300 persone disabili in questi anni cercando di favorirne le potenzialità e le autonomie.

I servizi della cooperativa

“Abbiamo scelto di non chiuderci ma di aprirci alla città. Lavoriamo in rete con 32 realtà esterne perché stando nel territorio cambiano le persone e le loro percezioni. Un esempio? Lavorando nelle scuole, i ragazzi diventano volontari!”. I servizi proposti da La Rete riguardano Persone, Famiglie e Comunità nascono e si sviluppano grazie a coprogettazione con i destinatari delle attività. Se da un lato sollevano le famiglie e stimolano la società, dall’altro favoriscono momenti di apprendimento, relazione e crescita di giovani adulti disabili per abilitarne le autonomie personali e residenziali. I servizi diurni vanno dall’agricoltura sociale alle attività sportive, dalla coltivazione e lavorazione di erbe alle attività artistiche, dall’apprendimento ai momenti ricreativi del tempo libero.

Una rete in evoluzione

Accoglienza, professionalità, creatività. La Rete è una realtà in costante evoluzione che lavora in sinergia con il Comune di Trento e che dal 2005 ha attivato forme di autofinanziamento per rendere sostenibili le attività. Come la creazione di La bolletta del cuore un progetto realizzato in collaborazione con Dolomiti Energia che destina una percentuale di ogni bolletta sottoscritta a un fondo sociale volto a finanziare soluzioni abitative per persone con disabilità! “Al futuro? Certo che ci pensiamo! Ci piacerebbe lavorare in partnership con qualche impresa per favorire così lo sviluppo della loro CSR e garantire nuove opportunità!”.

Ti è piaciuto questo articolo? Puoi leggere le altre esperienze di enti non profit che abbiamo accompagnato a partire da Epperte


Il buono che c’è: storia di Mauro

Il buono che c’è: storia di Mauro

La rubrica Uomini che fanno la differenza si arricchisce con la storia di Mauro Fanchini, Direttore della cooperativa sociale Il Ponte di Invorio impegnata nell’inclusione sociale e lavorativa di persone disabili, giovani in difficoltà e famiglie emarginate.

Mauro ha la tempra di chi sa che la vita puoi subirla o accettarla.

A 3 anni è sulla porta di un asilo svizzero in cui nessuno parla l’italiano. Resta immobile sull’uscio. È in attesa. Di uno sguardo, una mano gentile, un sorriso che lo rassicuri. Gli basta solo un passo per entrare a far parte di quel nuovo mondo. Se solo accadesse. E invece… i suoi piedi scappano e scelgono per lui.

Questo non è il suo posto. Non c’è odore di casa tra le mura di quella camera da letto in cui ogni notte si ripete sopravvivi! Gli manca il calore di una carezza. Gli manca una famiglia.

Sopravvivi! si dice ancora una volta tornato in Piemonte quando il papà lo raggiunge a scuola, si inginocchia e gli dice “La mamma è volata in Cielo”.

Mauro cresce riconoscendo nella fragilità due limiti: la condizione economica e quella di cuore. Ma non ne fa una colpa. La vita a volte è così, a modo suo ti fa capire che devi prenderti cura di te, che puoi vivere nel rancore o nell’azione. Che non importa se non hai avuto spazio per sognare. C’è sempre tempo per fare…

E allora Mauro fa. Inizia a lavorare che è appena un ragazzo e capisce che il lavoro è libertà, responsabilità e comunità. Diventa imprenditore senza quasi accorgersene. Gestisce una rete di agenzie di comunicazione in Italia per conto di una società internazionale. Parte con pochi dipendenti ma anno dopo anno aumentano.

A Mauro piace far star bene le persone. E come imprenditore questo è il suo primo compito. Impara a pianificare insieme, a condividere valori e attività. Impara che l’impresa cresce quando crescono i suoi collaboratori. Così il lavoro diventa un mezzo per conoscersi, per creare una piccola comunità in cui ci si prende cura gli uni degli altri.  

Per questo Mauro non ha tempo da perdere. La sua agenda da imprenditore e uomo sposato con figli gli lascia il fiato corto, eppure trova un piccolo spazio per sé. Bussa a una porta di legno dicendo “Don, le diciamo insieme le lodi questa mattina?” e quella domanda apre una nuova possibilità.

Diventa monaco laico e si lega ad un principio antico: ora et labora. Prega e lavora. Una regola che lo tiene saldo anche nei momenti di difficoltà. Anche quando si presenta una situazione a cui prova ad opporsi. Mauro non sa niente di disabilità ma sa quando un’impresa rischia di chiudere. E alla cooperativa di suo padre manca poco.

30 persone, 7 clienti, un bilancio in perdita da 4 anni e 40mila euro di debiti. Cosa devo fare? si chiede. Se accetta la sfida di prendere le redini de Il Ponte rischia di perdere tutto. In gioco c’è il suo futuro e il legame con l’uomo che gli ha dato la vita. Ma Mauro è un imprenditore. E gli imprenditori rischiano in nome di un Bene che supera l’egoismo.

Mauro studia, analizza e solo poi agisce. Riorganizza l’attività lavorativa, trasforma la gestione artigianale in una gestione aziendale, mette a norma la struttura, dà forma a inserimenti lavorativi sostenibili. Deve scegliere cosa tenere, cosa cambiare. Chi lasciar andare, su chi investire, chi assumere. Sono anni di fatiche, conflitti familiari e tensioni. Ma alla fine riesce nel più grande intento: sdogana l’idea che il Ponte sia un luogo di pochi sfigati che fanno cose.

Il Ponte diventa un’impresa sociale riconosciuta. Giovani in difficoltà, persone disabili, famiglie fragili trovano nella cooperativa occupazione, accoglienza, casa. Mauro stimola e i suoi collaboratori creano occasioni di crescita per il territorio tanto da coinvolgere 190 persone, 70 dipendenti, 65 clienti e sviluppare un fatturato medio di un milione e mezzo l’anno.

A 60 anni Mauro ha trovato tempo per sognare. Anche se non può fare a meno di chiedersi se davvero una vita tranquilla fa per lui.

“In una società che crea sempre più scarti, abbiamo bisogno di imprese che creano comunità”

Lui è Mauro, un uomo che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere la Rubrica Persone che fanno la differenza a partire da Alessandra e del suo turismo sostenibile.


Intraprendere nel sociale al Festival Generativo

“Intraprendere nel sociale” al Festival Generativo

Idee, strumenti e modelli per sviluppare l’impresa sociale che promuove opportunità per persone, territori ed economia. Il 27 maggio a Finale Emilia il Festival Generativo ospita una tavola rotonda per condividere buone pratiche ed ispirare nuove azioni.

Un lavoro di restaurazione lungo un anno, un desiderio coltivato da molto di più! L’ex auto-stazione degli autobus di Finale Emilia, dal 2021 diventata La Stazione Rulli Frulli, inaugura il 21 maggio il Polo Multifunzionale per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità e per l’aggregazione giovanile di qualità. Un luogo pensato per accogliere ed armonizzare la diversità, privo di barriere fisiche, relazionali e culturali. Un’impresa sociale in grado di radicarsi sul territorio a beneficio di tutta la comunità, catalizzando attenzione, entusiasmo, risorse, energie. Un punto da cui partire per costruire una rete sociale allargata, che coinvolga tutta la comunità nel supportare le persone con disabilità e le loro famiglie. Uno spazio in perenne divenire, pronto ad accogliere nuove spinte creative ed impulsi generativi.

Il Festival Generativo

La Stazione Rulli Frulli è uno spazio che vive in assenza di confini o aggettivi possessivi, uno spazio per tutti e di tutti. Per questo l’inaugurazione della Stazione non poteva durare un solo giorno ma ben una settimana intera. Ospite anticipato alla data di apertura è Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica farà visita alla Stazione Rulli Frulli il 20 maggio. Dal 21 al 28 le porte della Stazione aprono ufficialmente per ospitare eventi, incontri, laboratori, concerti e rappresentazioni.

Adulti e bambini possono prendere parte a tutti gli appuntamenti presenti in programma

Intraprendere nel sociale

Venerdì 27 maggio alle ore 10.00 La Stazione Rulli Frulli ospita un incontro per parlare di imprenditoria sociale: idee, strumenti e modelli per la rinascita di territori e di persone. L'evento è promosso insieme a Fondazione CattolicaVerona. Parteciperanno imprenditori sociali facenti parte della rete informale #Contagiamoci, la rete curata da Fondazione Cattolica che riunisce persone motivate a creare opportunità di benessere e sviluppo per rispondere ai bisogni sociali del nostro tempo.

Dalla Sardegna al Piemonte, dal Veneto all’Emilia Romagna. Daranno testimonianza di buone pratiche:

  • Alessandra Tore, Direttore Eco Istituto Mediterraneo e Muma Hostel (CA) realtà impegnata nella promozione di un turismo sostenibile e della tutela ambientale
  • Mauro Fanchini, Direttore Cooperativa Sociale Il Ponte (NO) realtà impegnata nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità e giovani fragili
  • Alessandro Menegatti, Presidente Work & Services (FE) realtà impegnata nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e nella valorizzazione territoriale
  • Marco Ottocento, Presidente Cooperativa Sociale Vale un Sogno (VR) realtà impegnata nello sviluppo di progetti di vita per giovani con disabilità intellettiva
  • Valerio Tomaselli, Presidente Cooperativa Amici di Gigi e Direttore Commerciale Belforte (FC) realtà impegnata nell’accompagnamento di minori in difficoltà e nell’inserimento lavorativo di giovani con disabilità

La partecipazione è libera e gratuita.

Vuoi saperne di più su La Stazione Rulli Frulli? Puoi partire leggendo la loro storia!


Accessibility days: la tecnologia come strumento di inclusione

Accessibility days: la tecnologia come strumento di inclusione

Torna a Milano l’Accessibility Days l’evento organizzato il 20-21 maggio per sensibilizzare, formare e scambiare esperienze di accessibilità e inclusione attraverso l’uso della tecnologia.

Viviamo in un mondo che è pervaso dalla tecnologia. Prenotare il biglietto per un concerto, partecipare a corsi formativi, svolgere attività lavorative. Tutto è digitalizzato. Ma la tecnologia raggiunge davvero tutti gli utenti? “Era il 2004 quando partecipai ad Amsterdam ad un evento per sviluppatori – racconta Andrea Saltarello, sviluppatore software membro di Accessibility Days - Ricordo che l’organizzatore fece salire sul palco un non vedente. Non fece altro che usare uno screen reader navigando sui siti web per condividere la sua esperienza quotidiana di navigare online. Fu un pugno nello stomaco. Mi resi conto di quanto io come sviluppatore non avessi tenuto in considerazione questo tipo di bisogno…”.

L'Accessibility Days

Era il 2016 quando Andrea incontrò Stefano Ottaviani e Sauro Cesaretti. Volevano organizzare un evento per sviluppatori con l’obiettivo di parlare di tecnologie e accessibilità. L’Accessibility Days nasce così: da un bisogno, un incontro, una community di programmatori affezionati alle iniziative proposte fin dal 2001 da UGIdotNET, la prima associazione fondata da Andrea. Da allora l’Accessibility Days è diventato un appuntamento annuale dedicato a sviluppatori, designer, maker, editori di contenuti ma anche a docenti, imprenditori e privati.

La tecnologia come strumento di inclusione

Quando si parla di disabilità sembra entrare in un codice binario classificatorio: ce l’hai o non ce l’hai. Eppure la disabilità riguarda tutti perché ne esistono molteplici forme. Quella temporanea e quella permanente. Quella intellettiva, visiva, uditiva, motoria, fisica e ciascuna tipologia include singole specificità. “Come sviluppatore di software credo che sia un nostro dovere includere la disabilità nella programmazione tecnologica. Considerare le esigenze di un utente diversamente abile permette di dare forma a tecnologie che abilitano le persone contrastando le problematiche quotidiane” ammette Andrea.

Così dagli Accessibility Days è nata un’associazione che porta lo stesso nome e che vuole informare, formare, progettare perché “se riusciamo a dimostrare la possibilità di essere inclusivi in quello che si produce e si fa, possiamo creare i presupposti per cui ci saranno le stesse opportunità scolastiche e le singole persone potranno sviluppare competenze professionali da spendere in un contesto lavorativo preparato”.

L'obiettivo dell'Accessibility Days

“Mio padre è diventato sordo improvvisamente a causa di un’otite fulminante. Il giorno prima sentiva, poi non ci ha sentito più. Erano gli anni’70 e ancora non si dava attenzione al tema. A lui sono state precluse una moltitudine di attività mentre oggi la tecnologia rappresenta un piccolo miracolo perché attraverso di essa possiamo raggiungere scopi più alti: possiamo contrastare le problematiche che rendono inaccessibile la quotidianità” afferma Andrea.

L’Accessibility Days diventa quindi un luogo di incontro, confronto e interazione per parlare di accessibilità e inclusione per la scuola, il lavoro, il tempo libero e il divertimento affinchè la tecnologia diventi uno strumento utile a favorire pari opportunità tra le persone indipendentemente dalle condizioni di partenza e dell’ambito di applicazione.

Il programma dell'Accessibility Days

Il 20-21 maggio l’Istituto dei Ciechi di Milano ospita la sesta edizione dell’evento. La partecipazione è gratuita previa iscrizione online. Nei due giorni sono attive 6 track simultanee, 50 sessioni tecniche e 10 workshop pratici. Dopo due anni di pandemia, quest’anno l’evento torna in presenza consentendo ai partecipanti di vivere appieno il tema grazie a momenti esperienziali che da un lato danno concretezza alle parole e dall’altro fanno sperimentare sulla propria pelle la difficoltà che vivono quotidianamente le persone con disabilità.

Ti interessano iniziative come questa? Resta collegato con noi in attesa di sapere cosa accadrà il 27 maggio!


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