Il coraggio di essere quel "QUID" che fa la differenza
Quid è una cooperativa sociale nata per dare lavoro a donne in condizione di fragilità, vittime di tratta, violenza, disoccupate over 50 ma anche giovani vulnerabili, richiedenti asilo e rifugiate. Recupera eccedenze e scarti di tessuto per realizzare nuovi capi di abbigliamento e accessori.
Oggi è una realtà internazionale, pluripremiata, con 150 dipendenti, che fattura 6 milioni di euro, ma quando è nata, dieci anni fa, la ragazza che l’ha fondata, Anna Fiscale, aveva solo 24 anni, grandi sogni e un cuore coraggioso!
Anna ha viaggiato per il mondo, il Terzo Mondo, ha studiato Relazioni Internazionali e a un certo punto ha deciso che voleva fare la sua parte per creare un mondo più giusto, consapevole che essere speciali non è questione di eroismo ma di umanità!
Green Economy e Terzo Settore, la rivoluzione possibile
Il nostro tempo è ormai costellato da crisi ed emergenze: economiche, pandemiche, climatiche, che minano il nostro futuro e peggiorano la qualità di vita delle persone. Pierluigi Sassi, dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, individua nel Terzo Settore il possibile protagonista di un cambiamento di prospettiva e di atteggiamento.
- è necessario rimettere al centro l’uomo
- produrre benessere condiviso
- costruire un impatto positivo sulla società
Temi che se fino ad ora sono stati relegati al Terzo Settore per tipologia di missione, oggi riguardano tutti. Questo agire può infatti avere una forte valenza politica e una potente capacità trasformativa della realtà.
Il paradigma economico di base per cui il profitto produce ogni bene è fallito. Secondo Sassi è giunto il momento di far tornare l’economia alla sua funzione originaria, ovvero produrre benessere condiviso, non solo per se stessi ma per le comunità, in un rapporto di reciprocità che mette al centro l’uomo e il suo bene.
Globalizzazione e sussidiarietà: amici o nemici?
La finanziarizzazione dell’economia e l’egemonia della tecnica hanno prodotto un sistema che sta evidentemente implodendo. Tutto il mondo ne è consapevole, ma i grandi della Terra non riescono al momento a trovare una soluzione comune e spesso i summit internazionali non producono strategie realmente efficaci.
Cosa accade quando la politica non è in grado di dare le risposte necessarie? Nascono sinergie inaspettate, attivate da persone che decidono di fare la differenza e Sassi ritiene infatti che sia necessaria, come in ogni rivoluzione che la storia ci ha raccontato, una spinta dal basso per cambiare il sistema, uno slancio che può trovare proprio nel Terzo Settore il suo capofila.
La rete di Fondazione Cattolica
Ci sono molte realtà del Terzo Settore che si stanno interrogando sul ruolo che possono avere per invertire la rotta e favorire lo sviluppo di una società più sostenibile. Fondazione Cattolica in questi anni ha potuto conoscere alcuni di loro, come l’Associazione Verso di Verona, che realizza progetti rivolti alle scuole e alla cittadinanza con lo scopo di affrontare la sfida legata agli Obiettivi dell’Agenda 203. Mani Tese di Finale Emilia, che confida in uno sviluppo capace di coniugare la valorizzazione delle persone, delle risorse e dell’ambiente e ha fatto del riuso il fulcro delle proprie attività. Oppure LVIA, un’associazione di solidarietà e cooperazione internazionale che opera in 10 Stati africani e dal 1966 contribuisce a creare sistemi orientati al superamento della povertà estrema, alla realizzazione di uno sviluppo equo e sostenibile e al dialogo tra le comunità italiane e africane.
Abbiamo incontrato davvero tante realtà e soprattutto tante persone che hanno deciso di impegnare la loro vita per creare un futuro migliore per tutti. Un obiettivo che in realtà può essere alla portata di chiunque lo desideri. Basta avere coraggio, forse un pizzico di incoscienza e se tu che stai leggendo vorrai qualche spunto, lo potrai trovare qui!
Rubrica Sguardi Inclusivi: il secondo film che ti consigliamo è...
“È dovere di ogni uomo che sia un uomo aiutare queste persone”.
Gianfranco Rosi è un documentarista e in questo lungometraggio del 2016, premiato al Festival di Berlino di quell’anno come miglior film, racconta la vita quotidiana della gente di Lampedusa, il recupero dei migranti in mare e l’accoglienza negli hotspot dell’isola.
Il contenuto del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi
Questo film parla di Lampedusa, un’isola piuttosto piccola, di circa 20 km2, più vicina alle coste africane che a quelle italiane. Lampedusa è un luogo di speranza, meta di centinaia di persone che scappano da guerre e povertà, ma anche un limbo in cui permangono molti di loro in attesa di conoscere quale sarà il futuro che li attende, permanenza o rimpatrio. In questa terra sospesa vive Samuele, un ragazzino che, mentre tutto intorno a lui parla di mare, preferisce stare a terra. Samuele scopre durante una visita medica di avere un occhio pigro e di dover bendare quello sano, per “mettere a fuoco”: un cambiamento nella sua giovane vita e una metafora dei nostri sguardi. Il racconto poi si sposta in mare, dove le navi della marina militare prestano soccorso ai migranti e sembrano astronavi che si avventurano nel buio dello spazio alla ricerca di vita. Dopo lo sbarco i migranti vengono portati negli hotspot, avvolti da teli dorati per trattenere il calore e cantano il racconto del viaggio che li ha portati fino a lì, la loro testimonianza. Un medico, che è lo stesso che ha visitato Samuele, li visita e documenta il carico di sofferenza accumulato nell’occuparsi dei corpi, spesso martoriati, di questi uomini. Segue una sequenza di scene di vita quotidiana dei vecchi dell’isola, al suono dello scacciapensieri e la ripresa di uno sbarco, con la conta dei superstiti e dei morti stipati nella stiva del barcone. Poi un’eclissi, esperienza condivisa di una visione che si oscura e forse metafora del nostro sguardo, della nostra coscienza, che decide di non vedere la realtà.
Perché vi consigliamo questo film?
È un documentario che non si schiera, non racconta il prima e il dopo del viaggio, si concentra sul salvataggio, su Lampedusa, sulla Misericordia. Misericordia, come il nome del pullman che trasporta i sopravvissuti nei centri di accoglienza; come il gesto di Samuele che dopo aver colpito con la fionda le pale dei cactus per giocare alla guerra, ne fascia le ferite; come il medico dell’isola, l’eroe di questo racconto, che cura concittadini e stranieri con lo stesso amore, che nonostante ogni giorno incontri corpi bruciati, assettati, schiantati, non perde la sua umanità, perché “è dovere di ogni uomo che sia un uomo aiutare queste persone”. Per questo vi consigliamo questo film, perché ci ricorda di restare umani e ci fornisce lo strumento per farlo, la misericordia.
L’integrazione: un’opportunità
I bollettini quotidiani dei morti o dispersi in mare trasmessi dai telegiornali, spesso si riducono a semplici numeri, spesso approssimativi. Ma quei numeri sono in realtà volti, relazioni, speranze, vite. E come ogni vita possono portare valore e cambiamento nel nostro Paese.
L’ultimo Rapporto “Le comunità migranti in Italia” registra la presenza in Italia di 3.561.540 cittadini non comunitari al 1° gennaio 2022, in aumento del 5,6% rispetto l’anno precedente. Questa fascia di popolazione, equamente suddivisa nei generi, il 51% sono uomini e il 49% donne, è decisamente più giovane di quella italiana: il 21% infatti sono minori, a fronte del 15,3% dei cittadini italiani.
Quali sono le ragioni di ingresso in Italia?
- i motivi famigliari sono la ragione principale
- il 21% per lavoro, in aumento del +394,5% rispetto l’anno precedente
- il 12,8% per richiesta o detenzione di una forma di protezione
- il restante 7,3% per motivi di studio
E sul fronte del lavoro come stanno le cose?
- Il 7,1% della forza lavoro è di cittadinanza extracomunitaria;
- Nel primo semestre 2022 risultano in aumento rispetto al 2021 il numero degli occupati tra la popolazione extra UE in Italia, diminuiscono gli inattivi e le persone in cerca di occupazione;
- le comunità caratterizzate da una maggiore presenza femminile (filippina, ucraina, moldava, peruviana) registrano le quote più elevate di occupate sulla popolazione femminile;
- in ambito imprenditoriale si registrano oltre 500.000 imprese attivate da popolazione non comunitaria, l’8,4% del complesso delle imprese italiane: si tratta in prevalenza di imprese individuali (77,5%), nel settore del Commercio (41,2%) e dell’Edilizia (22,4%)
Dunque la presenza migrante è ormai un elemento strutturale del mercato del lavoro italiano.
Il ruolo del Terzo Settore
Nell’integrazione dei cittadini extra comunitari gioca un ruolo fondamentale anche il Terzo Settore, che spesso colma lacune strutturali del nostro Paese offrendo accoglienza e opportunità di formazione per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti. Negli anni Fondazione Cattolica è venuta in contatto con diverse realtà, come la cooperativa Nuove Accoglienze di Forlì, che fornisce alloggi, percorsi di integrazione culturale e opportunità professionali; Sophia, un’impresa sociale di Roma che offre ai giovani migranti un accompagnamento completo nel loro percorso di integrazione; Gustamundo, che attraverso la gastronomia promuove una contaminazione di cultura e sapori e Colori Vivi di Torino, un laboratorio sartoriale, in cui lavorano donne migranti provenienti da paesi diversi, che nella creatività mescolano i loro universi culturali.
Il tema dell’immigrazione ti appassiona? Leggi il nostro articolo sul libro “Non dirmi che hai paura”, potrebbe piacerti!
La vita è imprevedibile, fidati del cuore: storia di Clara
Chi l’avrebbe detto che sarebbe andata così? Che avrebbe lasciato il suo posto da ingegnere edile per trovarsi con le mani sporche di terra. Che avrebbe trasformato l’insicurezza in opportunità…
Eppure per Clara la vita è così: straordinaria perché imprevedibile!
Clara è un impasto di determinazione e sensibilità. Cresce prendendosi cura della nonna ammalta e accudendola, giorno dopo giorno, riconosce il valore della fragilità. Non sa cosa farà da grande ma ammira i super eroi dei cartoni perchè di fronte alle difficoltà non girano lo sguardo: volano in aiuto e restano accanto.
Impara così a guardare le cose in profondità. Riconosce le fatiche di una mamma sola che dà il meglio di sé per offrirle un’infanzia serena, ma sente anche il peso dei no dettati per l’impossibilità.
Clara però è una bambina creativa e converte la mancanza di cose in socialità.
Stare in relazione con gli altri la fa sentire bene. Ma non le basta. Ama gli obiettivi sfidanti e dopo il diploma all’istituto d’arte, si iscrive ad Ingegneria. Le piace l’ordine e l’idea di progettare qualcosa di grande per qualcuno. Con il tempo si accorge di essere un ingegnere anomalo: i numeri le dicono tanto ma non sono il tutto. Il tutto, per lei, sono le persone!
Le piace il suo lavoro ma a fine giornata si domanda Che cosa ho fatto oggi? Le sembra di perdere il suo carisma tra mille firme di carte e si riappropria di sé solo all’interno del laboratorio di tessitura della cooperativa La Venenta, dove è volontaria. Così quando le domandano di gestire il laboratorio, Clara si chiede: Scelgo con il cuore o con la mente?
Da un lato ci sono anni di carriera investiti, dall’altro l’incertezza di non sapere niente. Clara guarda le sue bambine e pensa che dovrebbero vederla uscire di casa con il sorriso e rientrare con la stessa felicità. Il cuore alla fine, non mente mai!
Parte da zero, studia e impara tutto. Nel laboratorio segue donne in situazione di vulnerabilità sociale. Ma più passa il tempo più si domanda quante altre persone potrei aiutare?
Da suo padre Clara ha ereditato braccia lunghe per abbracciare l’umanità intera. Davanti alla cooperativa c’è una distesa di campi. E ancora una volta la vita la chiama a ricominciare da principio!
Nel 2019 fonda Agriconcura per dare anima a un luogo che intrecci legami tra persone: bambini, adulti, disabili e anziani... Crea la squadra, ancora una volta torna a studiare e si lancia! Ci sono i campi da coltivare e la vendita ai mercati; ci sono gli spazi per le feste di compleanno e i centri estivi; c’è la fattoria didattica e l’agriturismo a cielo aperto; ci sono le arnie e i laboratori per gli anziani.
Agriconcura è una realtà multifunzionale che ossigena il cuore delle persone: dipendenti e visitatori. Qui ogni persona è speciale e ognuno impara dall’altro. Ma c’è anche tutto da gestire e quando sale la paura Clara si ferma e ascolta. Sente la gioia dei bambini, la leggerezza dei ragazzi disabili, la lenta crescita della natura… e allora le sale la voglia di fare ancora di più. Un giorno alla volta!
“Diventa ricco per quello che sei!” lei è Clara Berti. Una donna che fa la differenza.
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Superare le barriere della disabilità e costruire progetti di vita personalizzati!
Questo episodio racconta di Paola, una mamma che riconosce la diversità di Marco rispetto agli altri figli. La diagnosi lascia Paola in balia dell'incertezza: Marco ha un disturbo dello spettro autistico. Cosa fare? Paola si affida al suo spirito coraggioso e si avvicina ad Angsa Umbria, la realtà regionale dell’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici, che dal 2001 si occupa di tutela del diritto delle persone con autismo, promuove la conoscenza di questo disturbo attraverso seminari e convegni e sostiene le famiglie con corsi di parent-training.
All'interno dell'associazione Paola comprende che le opportunità per i giovani autistici nascono se qualcuno le crea e così da forma a il Centro Diurno La Semente, una cooperativa sociale che favorisce le abilità lavorativa e i trattamenti psico-educativi, collabora con le università per sviluppare ricerche scientifiche volte a superare le barriere della disabilità in vari ambiti (architettonico, clinico, relazionale).
Come le famiglie possono superare le barriere della disabilità e costruire progetti di vita personalizzati?
Emilio Rota, Vice Presidente di ANFFAS, associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, individua tre ambiti sui quali c’è ancora molto lavoro da fare, ma che risultano decisivi per le persone con disabilità e le loro famiglie:
- Trasformazione culturale
- Progetto di vita
- Dopo di noi
È necessaria una trasformazione culturale che riconosca la disabilità come un fatto sociale e non privato. Questo cambiamento può essere attuato attraverso la partecipazione attiva e il coinvolgimento delle comunità, che devono essere educate e a loro volta educanti.
Il progetto di vita delle persone con disabilità è uno degli obiettivi principali delle famiglie e anche la normativa ha compreso la centralità di questa tematica, tant’è che nella Legge 112 viene indicato come un obiettivo da perseguire attraverso una valutazione multidimensionale e multiprofessionale. Anche la Legge Delega 227/2021 ha il suo fulcro nel progetto di vita personalizzato e partecipato, “diretto a consentire alle persone con disabilità di essere protagoniste della propria vita e di realizzare una effettiva inclusione nella società”.
Come si costruisce il progetto di vita di una persona con disabilità? Attraverso l’ascolto dei suoi desideri e il riconoscimento dei suoi bisogni che vengono proiettati sul futuro. Ma nell'ideare questo percorso, non è sufficiente adeguarsi ad uno standard, solitamente quello biomedico, ma è necessario un approccio integrale, bio-psico-fisico e costruire progetti di vita personalizzati.
Il terzo punto si connette al secondo: le famiglie devono potersi prendere cura del progetto dei propri figli, per garantire loro un futuro sereno anche quando i genitori non ci saranno più e le persone con disabilità potranno affidarsi a quella preziosa rete di educatori, volontari e specialisti che in questi anni si è formata con passione e sensibilità.
La rete di Fondazione Cattolica
Negli anni Fondazione Cattolica ha potuto conoscere alcune delle realtà che si occupano di persone con disturbo dello spettro autistico, come Progetto Imoletta di Ferrara, Fondazione Oltre il Labirinto Onlus, Fondazione Diversity Life di Padova, che ha attivato un percorso di residenzialità per acquisire le abilità necessarie per raggiungere la maggiore indipendenza possibile in un contesto abitativo diverso da quello famigliare, o Ca’Leido della cooperativa sociale Sonda di Treviso, un centro per l’autismo dove lavora una delle “Giovani Speranze” che abbiamo intervistato in questo articolo!



