locandina Marilyn ha gli occhi neri

Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo film che ti consigliamo è…

La rubrica Sguardi Inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà.  Il primo film che ti proponiamo è Marilyn ha gli occhi neri.

Nasce Sguardi Inclusivi, la rubrica di Fondazione Cattolica che offre uno sguardo aperto e rinnovato sulla realtà attraverso spunti che arrivano da libri, film e opere d’arte capaci di aprire cuore e mente! 

Il primo film che ti proponiamo è “Marilyn ha gli occhi neri”.

Il nostro primo consiglio è un film!  

È tutto un equilibrio sopra la follia…  

 Il primo film che vogliamo proporvi nella rubrica “Sguardi Inclusivi” è Marilyn ha gli occhi neri, una pellicola del 2021 di Simone Godano, con Stefano Accorsi e Miriam Leone.

La storia è questa: Clara e Diego si incontrano in un centro diurno per persone con patologie psichiatriche, lei è una donna vitale e solare, ma nega i suoi disturbi ossessivi e ha condito la sua vita di menzogne così bene da convincersi lei stessa delle bugie che racconta su di sé e su un immaginario passato da attrice di successo; Diego ama cucinare, ha una figlia che non vuole deludere, varie psicosi e frequenti attacchi d’ira. Paris, lo psichiatra che conduce il gruppo di riabilitazione del centro, propone ai pazienti di gestire il ristorante della struttura, come esercizio di collaborazione e per relazionarsi con il mondo esterno. 

L’entusiasmo è incontenibile e Clara decide di promuovere il ristorante sui social con false recensioni e di chiamarlo Monroe, come la sua eroina. Tutto sembra andare per il meglio, l’attività va a gonfie vele, la sintonia tra i due protagonisti si evolve e Diego recupera il rapporto con la figlia, ma proprio sulle note stonate di “I wanna be loved by you” l’incantesimo si rompe. Il Monroe chiude i battenti, eppure in questo percorso di riscatto e ri-scoperta qualcosa si salva, l’amore tra Clara e Diego. 

Perchè questo film?

https://www.youtube.com/watch?v=fRSBudBPE-Y&t=1s

È un film sincero, che tra dramma e commedia affronta un tema delicato, la diversità, con sguardo profondo e privo di retorica, sia nella sceneggiatura che nella recitazione.  

Questo film ci piace perché parla di felicità, quella più vera, che si rivela nella relazione e nella condivisione con chi ti ri-conosce e accetta per quello che sei

È un racconto che mette in evidenza la difficoltà di trovare il proprio posto in un mondo che teme la malattia, ma è anche un film che invita alla speranza e al coraggio di accettare l’altro e ancora prima noi stessi, con tutte le nostre diverse fragilità. 

Il modello presentato da questo film non è finzione! Noi conosciamo chi già da anni ha attivato simili progetti di inclusione lavorativa per persone con patologie psichiatriche: per esempio sei mai stato alla Groletta, il ristorante gestito dalla cooperativa Panta Rei in provincia di Verona? O alla Bella Sfilza in provincia di Modena? Vai a trovarli e apri il tuo sguardo!


Martina e quella fortuna costruita col tempo

Martina e quella fortuna costruita col tempo

La rubrica "Giovani Speranze" si arrichisce con la storia di Martina Tommasi, Responsabile Area Progetti e Sviluppo delle Acli di Verona

Da bambina volevo fare la capa, di cosa non lo sapevo e come nemmeno!

Mia mamma dice che sono nata con una certa repellenza alle regole e con la convinzione che nella vita decido da me! perché essere autonoma e indipendente sono sempre stati i miei obiettivi. D’altronde cos’altro potevo fare?

Ero piccola per capire la scelta dei miei genitori e quel vivere separati mi ha segnata.  Mi sentivo sola e diversa da tutti; ero insicura e anche abbastanza arrabbiata. Pensavo che “io” potevo essere l’unica persona su cui contare davvero. Così ho iniziato.

A 13 anni ho scelto una scuola che mi avrebbe fatta lavorare subito. Non avevo fatto i conti, però, con l’imprevedibilità della vita: mi sono innamorata del diritto. Mi piaceva l’idea di poter creare opportunità, di tutelare le persone, di prendermene cura. “Continua – mi dissero i professori – hai un futuro davanti!”.

La mia piccola ambizione mi ha portato ed Economia e management ma l’Università l’ho vista poco. Mi sentivo soffocare: ero solo un numero nel sistema. Mi mancava la relazione, stringere legami con adulti che aprono gli occhi e orientano la vita. Per questo studiavo lavorando a tempo pieno!

Commessa, hostess, impiegata, ho fatto di tutto fino a quando mi sono imbattuta nel Servizio Civile. Vedevo persone felici e sfide da vincere. E li ho iniziato a capire. Non volevo un lavoro per coprire le spese. Volevo qualificare il Terzo Settore e valorizzarlo. Ho scelto di uscire dal binario tradizionale: lavorare per generare profitto e ho continuato l’Università per presentarmi al non profit con qualità!

Si lo ammetto, quando sono entrata nelle Acli ero scettica. Cosa c’entro io con i valori cristiani? mi chiedevo. Poi mi sono accorta che qui le persone lavorano per le persone e che i valori sono quelli umani: favorire l’equità, crea opportunità, agire per la pace... Era quel che volevo da ragazzina. E la verità è che ho trovato anche molto di più!

Ho sostituito la sete individuale con l’interrelazione. Ho sperimentato cosa significa stare accanto. Ascoltare bisogni e trovare le risposte. Ho compreso il significato della collaborazione e che solo quando si fa insieme si possono cambiare le cose.

Beh, certo alle volte non è stato semplice far convivere il mio carattere prorompete con un’organizzazione storica. Ma c’è disponibilità e incontro e forse nelle Acli hanno visto che il Bene lo voglio fare bene. Sta di fatto che oggi sono Responsabile dell’Area Progetti e Sviluppo e mi sento fortunata ma non perché faccio il capo!

Quello non mi interessa più. Mi interessa sapere che anche grazie al mio impegno Verona può essere una città migliore. Mi interessa creare un equilibrio sociale per favorire la felicità. Mi interessa fare per lasciare un segno, perché i ragazzi abbiano opportunità e un giorno possano dire “anche io sono fortunato!”.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica a partire da Anna!


Far rinascere terre dimenticate e recuperare persone abbandonate.

L’ottavo episodio del podcast “Intraprendenti” racconta la storia di Luca, che attraverso il Servizio Civile è approdato a Calafata, una cooperativa sociale agricola in cui la terra torna a produrre frutti e gli uomini ritrovano il sorriso.

I mastri calafati sono coloro che recuperano i vecchi scafi delle imbarcazioni e le rendono nuovamente adatte al mare. Un mestiere antico, che dà nuova vita a qualcosa che ha una storia di fatica e che sembra perduta. Il nome della cooperativa sociale agricola in cui lavora Luca, Calafata, proviene proprio da questa tradizione, che si tramanda di generazione in generazione. Anche Luca ha saputo far tesoro degli insegnamenti del passato per dare a chi ne ha bisogno un futuro concreto, legato alla terra, alla fatica e alle relazioni autentiche.

Calafata recupera persone che hanno una storia di dipendenze, con problematiche di salute mentale e richiedenti asilo. Allo stesso modo fa rinascere anche terreni abbandonati e li rende nuovamente produttivi tramite orticultura, viticultura, frutticultura. E quando il calendario agricolo prevede periodi di riposo, si occupa di giardinaggio e opere conto terzi in altre aziende.

https://open.spotify.com/episode/0CWuLj6IIV8LlJgVd6TNjC

Il Servizio Civile Universale: una strada verso il futuro

Luca ha scoperto il suo futuro tramite il Servizio Civile Universale: un'opportunità nata dall’obiezione di coscienza che i cittadini maschi italiani potevano esercitare in sostituzione della leva militare. Oggi tutti i giovani tra i 18 e i 28 anni, terminati gli studi, possono servire il Paese e i suoi valori in campo di pace, non violenza e altre attività di interesse generale, soprattutto negli enti del Terzo Settore e del non profit. Vengono messi a bando decine di migliaia di posti ogni anno, ecco alcune informazioni:

  • i progetti sono finanziati dallo Stato
  • durano 8-12 mesi
  • è previsto un impegno di 25 ore settimanali o di un monte ore stabilito
  • possono eventualmente comprendere anche 3 mesi di tirocinio all’estero
  • è previsto un assegno mensile di circa 450 euro
  • per legge vengono erogate almeno 80 ore di formazione specifica

Il Servizio Civile, disciplinato dalla Riforma del Terzo Settore, è molto rilevante sotto il profilo occupazionale, è un’occasione di crescita personale ma anche professionale. Molto spesso infatti, i ragazzi, terminato il periodo volontario, continuano a lavorare negli enti in cui hanno prestato servizio.

L’occupazione nel mondo del Terzo Settore ad oggi conta dati estremamente rilevanti: gli ultimi rilievi Istat parlano di 5 milioni di volontari impiegati e circa 850.000 lavoratori dipendenti, un numero che non ha subìto contrazioni nonostante la crisi pandemica ed economica degli ultimi anni! Gran parte sono impegnati in imprese e cooperative sociali, con contratti a tempo indeterminato. Le figure professionali più ricercate e impiegate sono “high skills”, quindi persone con elevata specializzazione tecnica ed intellettuale. Dunque il Terzo Settore si rivela un ambito di occupazione stabile, di qualità e con elevata professionalità.

Ti è piaciuto questo episodio? Puoi continuare a conoscere i protagonisti dei nostri podcast, parti dalla storia di Mauro Franchini!

E tu hai mai pensato di partecipare al Servizio Civile Universale? Dai un’occhiata al sito istituzionale per scoprire opportunità e scadenze!


Cosa serve all'Italia per diventare un paese per giovani

Cosa serve all’Italia per diventare “un Paese per giovani”

Dei quasi 13 milioni di giovani tra i 16 e i 34 anni, il 21% non studia e non lavora, il 44% è occupato, il 66% è celibe o nubile. Viviamo in un Paese in cui l’ascensore sociale è bloccato, 35.000 giovani nel 2021 hanno cambiato residenza trasferendosi all’estero e secondo le statistiche solo il 40% ha fiducia nel futuro. Ma di quale futuro possiamo davvero parlare? Ci interroghiamo insieme a Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la natalità e per 8 anni del Forum delle Associazioni Familiari.

  • Gigi, l’esito del Bando del servizio civile 2023 ci obbliga ad una riflessione. Oltre 71 mila posizioni aperte e una richiesta di adesione scesa del 40%. Cosa evidenzia secondo te questo risultato?

Questi dati ci dicono che c’è una lacuna culturale. Dove il futuro è inteso come una minaccia nessuno si sogna di dedicare un anno agli altri ma cerca un lavoro “decente” perché non può permettersi di sprecare tempo. Deve cercare prospettive.

Questi dati però rispecchiano anche una tendenza: sono sempre meno i giovani che partecipano a bandi pubblici e, come nella maggior parte dei settori, quando si cercano i giovani sono perlopiù assenti. Perché non stiamo facendo i conti con l’aspetto demografico. Ci piaccia o no, i giovani sono pochi e non possiamo negare che ce ne saranno sempre meno. Evidenzio questo tema perché dobbiamo farci i conti. Una situazione come quella attuale, dove i giovani vivranno una vita meno ricca e più difficile rispetto ai loro genitori, ci fa capire l’importanza della solidarietà intergenerazionale. Per i miei nonni il futuro era atteso come una grande speranza e per i miei genitori il nuovo millennio avrebbe portato risposte. Ma già per la mia generazione, il XXI secolo è diventato un problema e per i miei figli una minaccia.

Questo tema riguarda solo i giovani? No! Abbiamo bisogno di intervenire sull’intergenerazionalità, di educare gli adulti, per creare prospettive di lungo periodo.

  • In base alla tua esperienza, cosa manca ai giovani d’oggi?

Manca la possibilità di riconoscere intorno a loro adulti felici. Come fa un giovane ad avere fiducia nella vita se vede il padre e la madre o i professori sempre incazzati, tristi, amareggiati? Se i giovani vedono negli adulti una felicità, allora tutto diventa diverso. Bisogna tramandarsi bellezza, desiderio, il senso di vivere, il dirsi che vale la pena vivere!

Il tema, lo ribadisco, è la solidarietà intergenerazionale perché siamo tutti creditori e debitori gli uni nei confronti degli altri. Invece tendiamo sempre più a vivere a compartimenti stagni: ci sono i boomer, la generazione x, la z… stiamo creando contenuti che differenziano al posto di unire, alimentando un sindacalismo generazionale che alimenta i mal di pancia ma non porta lontano. Dobbiamo pensarci come un’unica generazione umana per affrontare aspetti di natura economico-sociale e culturale.

  • E allora di cosa hanno bisogno i ragazzi?

Di speranza. Non è l’ottimismo de “andrà tutto bene”, perché quello si basa sulla concretezza immediata mentre la speranza apre gli immaginari, scenari immensi. L’ottimista raccoglie nella stagione del raccolto mentre chi spera mette semi di lungo periodo.

Oggi viviamo schiacciati nel presente. Il problema è che pensiamo sempre al “tutto e subito” con politiche ancorate all’immediato. Non nascono figli, il Pil è crollato e non sappiamo come in futuro pagheremo i servizi di welfare se non ci saranno persone impegnate nel lavoro. Vivere con speranza significa investire sul futuro, creare politiche economiche di lungo profilo.

  • C’è chi instilla il dubbio che l’Italia semplicemente non sia un Paese per giovani e che qui futuro non ci sia. Tu come la vedi?

Il futuro c’è. Solo un egocentrico pensa che non ci sia perché crede che dopo di lui non ci sarà più niente. Il futuro sarà bello o brutto in base a come lo si guarda. Il nostro compito è lasciare le premesse. È creare quell’unione generazionale affinchè non ci sia una generazione che si mangia tutte le risorse.

  • Quali azioni mettere in campo per offrire una concreta proposta di futuro alle nuove generazioni?

  • Studiare tanto. Io sono stato bocciato due anni ma se vuoi cambiare la storia devi studiare tutto: da come funzionano i social network ai meccanismi politici; dalle materie scolastiche al parlare in pubblico;
  • Non rinunciare ai propri desideri. In un mondo dove ti viene detto “Servono manovali, medici, infermieri…” tu puoi accettare a prescindere un lavoro e dimenticarti di te o coltivare ciò che senti di essere. Perché altrimenti rischi di diventare una vittima arrabbiata;
  • Prendere un problema e risolverlo. Perché non è vero che le cose non cambiano, non è vero che ormai va tutto così, le cose si possono modificare ma cambiandole una alla volta.

Vuoi sapere cosa pensano i giovani di Verona? Leggilo qui!


Davide e la convinzione che nessun limite ha l'ultima parola sulla vita delle persone

Davide: "Nessun limite ha l'ultima parola sulla vita delle persone!"

La rubrica “Uomini che fanno la differenza” si arricchisce con la storia di Davide Benini, ideatore e Presidente, di Solidarietà Intrapresa una realtà pensata per valorizzare la vita in qualsiasi forma essa si presenti!

Davide nasce in campagna ed è energico, come la natura intorno a lui! Non si ferma per mettere nel cassetto desideri. E nemmeno per chiedersi cosa farà da grande.

Lui ha voglia di sentire la vita scorrergli nelle vene, di essere autonomo.  Per questo a 14 anni molla la scuola…Diventa apprendista tornitore. Lavorare lo fa sentire grande.

A distanza di un giorno, una settimana, un mese, Davide capisce però che il lavoro non è come lo aveva immaginato. Quella ripetitività gli toglie le energie. Le giornate diventano uno spazio da sopportare, tranne il sabato e la domenica. È solo un ragazzo ma già si chiede Dove è finita la mia vita?

Davide cerca un lavoro che gli riempia il cuore oltre che il tempo. Così si cimenta in mestieri diversi e cresce insieme alla voglia di creare qualcosa di suo. Apre un bar-gelateria lungo una strada che porta al mare. I progetti da sviluppare sono tanti, come tanti sono i soldi che può ricavarne… ma poi accade.

La salute lo abbandona. Davide ha l’artrite reumatoide e nei mesi che passa in ospedale vede quali effetti provoca la malattia nel lungo periodo. Il dolore trasforma le persone e l’infiammazione deforma gli arti. È quello il suo destino? Potrebbe prendersela con tutti, anche con Dio, e invece lascia che sia proprio Lui a guidarlo.

È il 1987 quando Davide sale in auto e insieme ad un amico visita una comunità a lui sconosciuta. Di disabili non sa nulla, eppure nonostante notti tremende tra chi schiocca la lingua e chi digrigna i denti, sono proprio loro a farlo tornare a casa con una verità in più.

Quelle persone gli corrispondono. In quella casa le sue giornate avevano preso gusto e la vita era piena e ricca. Così chiama alcuni cari amici e fonda “Solidarietà e Intrapresa”. La cooperativa sociale è un’impresa! I disabili che Davide incontra non sanno stare a tavola, allacciarsi le scarpe, andare in bagno, eppure…

Nessun limite ha l’ultima parola sulla vita delle persone. Non lo avrà la sua malattia e nemmeno la disabilità di quei ragazzi. Davide lo sa, per questo si circonda di persone che credono e si affidano a un Mistero benevolo. Insieme possono fare la differenza.

Il lavoro diventa uno strumento di cura e la cooperativa decolla! Aumentano le commesse ma anche i bisogni, come quelli d’amore, calore e famiglia. Davide allora allarga le braccia: ci stanno sua moglie e i suoi figli ma c’è posto per molti di più. Da un abbraccio nascono 5 case residenziali con 80 posti letto.

130 persone vengono accompagnate in attività riabilitative e 150 in quelle occupazionali. La cooperativa investe in ricerca e sviluppo e, con il marchio D’Opera, diventa il secondo produttore italiano di scale da interni. Sembrava una follia e invece era vero: Il limite non avrà l’ultima parola.

A 60 anni Davide la vita non la rincorre più. La vive e ne è semplicemente felice!

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere le altre della rubrica a partire da "Mara: dallo sport a Fattibillimo"


Una mano a chi sostiene al via il voto pubblico

Bando “Una mano a chi sostiene” al via la votazione pubblica

Il bando “Una mano a chi sostiene” giunge alla terza fase, quella della votazione pubblica. Un mese fondamentale per i progetti aderenti al Bando per scalare la classifica e aggiudicarsi lo stanziamento dei fondi previsto.

“Una mano a chi sostiene” è il bando sostenuto da Fondazione Cattolica in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, volto a favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano.

578 organizzazioni non profit provenienti da 17 regioni italiane hanno candidato i propri progetti al bando. Per lo più i progetti sono stati ideati per rispondere a bisogni vissuti all’interno delle famiglie e tra i giovani. Ma sono state numerose anche le proposte indirizzate ai minori, ai disoccupati, ai migranti, agli anziani e agli adulti in situazioni di fragilità sociale. Dei 578 progetti presentati, il 51% erano legati all’ambito assistenza e solidarietà sociale, il 15% all’ambito cultura e il 34% all’ambito educazione, formazione e istruzione.

Terminata la fase di valutazione delle proposte pervenute, la commissione interna ha selezionato i 100 progetti più meritevoli che accedono alla terza fase, quella della votazione pubblica!

I progetti finalisti del Bando

65 idee giunte alla fase finale del bando riguardano l’assistenza e la solidarietà sociale. Progetti volti, ad esempio, a far vivere esperienze di navigazione a malati terminali o proposte di bar terapeutici in cui persone con senza fissa dimora possono ristorarsi e trovare professionisti con cui dialogare e raccontarsi.

9 progetti sono relativi all’ambiti culturale e promuovono il l’arte e il teatro come forma di inclusione abbattendo le barriere che distanziano persone e comunità. Come, ad esempio, la rilettura dei miti per parlare di attualità facendo vivere agli spettatori i luoghi della marginalità.

Infine sono 26 i progetti ideati nell’ambito educazione, istruzione e formazione come un percorso professionalizzate per ragazzi con disabilità legato al mondo della comunicazione digitale ed aziendale. E adesso che i progetti sono giunti alla fase finale?

La votazione pubblica

Dal 1° al 30 aprile 2023 sono aperte le votazioni online. Anche tu puoi fare la differenza scegliendo di sostenere i progetti che preferisci e che vorresti si realizzassero! In questa fase è infatti fondamentale il coinvolgimento delle community degli enti non profit. Saranno proprio i voti ricevuti dai singoli progetti a generare la graduatoria finale.

A partire dal mese di maggio saranno comunicati i vincitori del Bando e verranno assegnati i contributi fino all’esaurimento della somma complessiva stanziata di 500.000€

Per saperne di più, leggi il bando e la news dedicata!


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