Modus, il salotto fuori casa
Uno spazio culturale a Verona che porta sul palcoscenico rappresentazioni adatte a tutta la famiglia! Modus è uno spazio, creativo e innovativo, nato per dare alla città una nuova componente culturale.
Definire il Modus un teatro suona riduttivo perché il Modus è uno spazio per teatro, concerti, spettacoli, cinema, conferenze, letture ma anche laboratori, incontri ed eventi privati.
Un luogo in disuso che Andrea Castelletti inizia ad abitare nel 2017 immaginando tutto ciò che dentro quello spazio modulabile sarebbe accaduto.
La nascita di Modus
“Dico sempre che sto vivendo la mia seconda vita – racconta Andrea, fondatore e presidente della realtà – Prima ero un ingegnere, un libero professionista senza tempo libero e poi un funzionario in banca con il tempo giusto per dedicarmi al teatro in modo disinteressato”. La passione per il teatro Andrea inizia a coltivarla durante l’università. Ma c’è voluto tempo prima che questo amore per l’arte diventasse forma. “In banca mi sentivo una tigre in gabbia e quella che all’inizio era solo una compagnia amatoriale si è trasformata in una compagnia professionistica con cui abbiamo iniziato a fare spettacoli andando in tutta Italia”. Teatro Impiria nasce nel 2006 e porta al pubblico drammaturgie originali e di contenuto attraverso forme teatrali innovative e curando molteplici rassegne. Italia, Brasile, Stati Uniti ed Europa, la compagnia viaggia fino a quando non sedimenta il desiderio di trovare un luogo, uno spazio stabile per dare alla città un’opportunità di crescita.


“Tutto ciò che avevamo fatto ci ha dato credito. Ho scoperto che eravamo credibili e le persone e le istituzioni ci hanno dato fiducia. Quando ho trovato il luogo dove aprire Modus abbiamo aperto un crowdfunding chiedendo alla città di aiutarci ad aprire il teatro che non c’era. E la città, ha risposto!”
Modus, il tuo salotto fuori casa
Modus rappresenta un’alternativa. “Volevo che Verona potesse vivere spettacoli diversi, che qui non si sarebbero visti. Volevo dare alla città una chance creando anche un pubblico variegato con spettacoli rivolti a tutte le persone!” testimonia Andrea. Modus avvia così più percorsi abbinando proposte sviluppate dalla compagnia Teatro Impiria a quelle di Orti erranti (compagnia più giovane e che utilizza un linguaggio di sperimentazione), da spettacoli con grandi nomi nazionali a compagnie ed artisti di valore ma meno conosciuti. Il cartellone è un ricco intreccio di proposte: dagli spettacoli comici e quelli drammatici; dall’attualità alle letture; dalla musica alla danza; dal cinema per bambini alle serate senza sedia in platea dove il pubblico balla seguendo lo spettacolo! “Teatro, musica, cinema…abbiamo circa 5 eventi alla settimana ed ora che è passato il Covid la platea è quasi sempre sold out!”.


Il ruolo del teatro
Il teatro è opportunità. “Il teatro è immediatezza e verità. Metti in scena un mondo fatto di storie, sentimenti, rappresentazioni che parlano insieme al pubblico. Non c’è finzione in teatro perché tutto avviene nel qui e ora” racconta Andrea che crede nell’arte teatrale come mezzo per aiutare i giovani a recuperare la realtà.
Così nel 2022 Modus ha sviluppato 40 laboratori di teatro con le scuole di primo e secondo grado. Due mesi di attività che hanno coinvolto l’intera classe. “Alla fine gli insegnanti ma anche gli alunni erano stupiti degli effetti prodotti. Perché il teatro è così, ti abitua a relazionarti senza interferenze di device, ti obbliga a vivere le emozioni!”.
Per questo Fondazione Cattolica ha scelto di condividere con Modus il palco della Gran Guardia, l’1 dicembre durante Escogito, l’evento rivolto agli studenti della città dove partecipano 700 giovani. Quest’anno saranno proprio i ragazzi a mettere in scena lo spettacolo “I 7 giorni” che anticipa il premio “Giovani di Valore”.
La cultura di Modus in città
“Siamo granelli su cui poi si nuclea la perla” ammette Andrea perché fare cultura in questo tempo non è semplice. “Bisogna essere bravissimi, bravi non basta, e tenaci perché non possiamo sfuggire al nostro destino ma dobbiamo renderlo, e continuare a renderlo, realtà”.
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Le Mine Vaganti: il teatro che crea comunità

Il teatro per le Mine Vaganti non è solo una tecnica di rappresentazione e di racconto. E' uno spazio per indagare e scoprire il proprio potenziale e,
prendendo in prestito le parole del linguista Cvetan Todorov, “rispondere alla propria vocazione di esseri umani”.
“Un super potere che si origina dalla relazione che il teatro è in grado di attivare, con gli altri e con sé stessi, avvicinando le persone e rivelando
diverse visioni del mondo” sostengono le fondatrici dell’Associazione. “In questo modo il teatro diventa uno strumento pluripotenziale e trasversale,
per immaginare il futuro e creare comunità più inclusive che sappiano accogliere la diversità nelle sue varie forme”.
Negli anni l’Associazione ha visto nascere queste comunità. Gruppi di giovani che da allievi sono diventati figure con cui costruire insieme progettualità,
affidando loro parte della rete di ragazzi che nel tempo si è venuta a creare. Piccole comunità di attori e spettatori che condividono spazi di libertà.
Le origini delle Mine Vaganti

L'associazione nasce nel 2014 da tre donne coraggiose: Silvia Masotti, Camilla Zorzi ed Elisa Mazzi.
Silvia e Camilla sono due ragazze veronesi che si conoscono al Piccolo Teatro di Milano, dove si diplomano come attrici sotto la direzione di Luca Ronconi.
“Dopo anni passati sul palco a recitare in importanti produzioni nazionali, siamo rientrate a Verona” racconta Silvia. “Proprio nella nostra città abbiamo
conosciuto Elisa, psicologa e psicoterapeuta. Abbiamo collaborato con un’associazione che utilizzava gli strumenti del teatro per aiutare persone con un
passato vulnerabile. Lì si è accesa la miccia e sono nate le Mine Vaganti”.
Impastando le passioni personali, l’arte, il teatro, l’espressione corporea, la letteratura, Silvia e Camilla tracciano la strada per entrare in contatto con
persone “in trasformazione”. Bambini, ragazzi o giovani adulti, italiani, stranieri o in condizione di fragilità, ma anche persone in comunità di recupero da
tossicodipendenze.
“Dopo aver consolidato l’idea progettuale, artistica e di ricerca” racconta Camilla “negli anni ci siamo strutturate. Un ufficio stampa, un addetto
amministrativo e dopo anni di vagabondaggio, abbiamo finalmente trovato la nostra casa, in Veronetta, un quartiere multietnico, universitario, pieno di
diversità e in trasformazione appunto”.
Mine Vaganti non è una scuola di teatro tout court, ma uno spazio di ricerca, di condivisione e di formazione per chi vuole affrontare la grande sfida di esplorare ciò che sta dentro di noi e il mondo che ci
circonda.
Le attività proposte dall'associazione per un teatro che crea comunità

Mine Vaganti promuove una serie di iniziative, in particolare due progetti sono il cardine dell’attività:
SPAZIO TEATRO GIOVANI
Spazio Teatro Giovani è un progetto diretto da Silvia e Camilla, che propone laboratori artistici e teatrali per bambini, ragazzi e giovani adulti dai 7 ai 35
anni. Il teatro si propone in questo contesto di ricerca come strumento di conoscenza di sé, di avvicinamento all’Altro e di creazione di una collettività.
FESTIVAL VERONETTA#SPAZIO TEATRO GIOVANI
Festival Veronetta#Spazio Teatro Giovani è un festival di teatro, di giovani per i giovani, patrocinato dalla Regione Veneto e dal Comune di Verona.

“Un’opportunità nata nel 2021 quando cercavamo uno spazio in cui allestire le rappresentazioni di
fine anno dei laboratori” ci racconta Camilla. La ricerca le ha condotte nel Parco di Santa Toscana in Veronetta, uno spazio pubblico, verde e all’aperto,
come le restrizioni Covid imponevano. “Abbiamo trasformato un parco della città in un luogo di cultura”. L’evento ha avuto un successo del tutto
inaspettato. “C’è stata una grandissima partecipazione, soprattutto giovanile. Un pubblico speciale, che non fuggiva dopo gli applausi, non esauriva il
proprio interesse al termine della performance ma desiderava confrontarsi e permanere in quella comunità neocostituita di attori e spettatori attivi che
condividevano uno spazio di confronto reciproco” racconta Silvia. “Il Festival è così diventato” aggiunge Camilla “un’occasione per i ragazzi non solo
performativa, ma anche per imparare a organizzare un evento culturale e soprattutto uno stimolo alla rinascita della cultura teatrale nelle nuove
generazioni della città”.
L'età della trasformazione e il virtuale

La scelta di lavorare con una specifica categoria anagrafica, bambini e ragazzi dai 7 ai 35 anni, nasce dalla volontà di voler interagire con persone in
trasformazione, per aiutarli a identificare in profondità la loro essenza e offrire uno spazio libero in cui scoprirsi.
Una fascia d’età che mai come ora vive una realtà interconnessa con il virtuale ma, sostengono Camilla e Silvia, ha un grande desiderio, più o meno
dichiarato, di godere di relazioni vere e reali. “La necessità di profondità è riscontrabile in ognuno di loro. Hanno ricevuto meno possibilità di accesso alla
profondità, ma quando li aiutiamo ad aprire delle porte, loro ci si buttano dentro”.
Proprio sul rapporto parole e virtuale, le Mine Vaganti hanno partecipato al progetto, “Lingua Madre. Capsule per il futuro” , un documentario realizzato
dal LAC (Lugano Arte Cultura) che riflette sul rapporto tra parola, memoria e rito collettivo nel tempo dominato dalle immagini, soprattutto virtuali, e
vincitore nel 2021 di prestigiosi riconoscimenti, il premio Hystrio Digital Stage e il Premio Speciale Ubu.
Vuoi conoscere altre realtà culturali con cui Fondazione ha collaborato in questi anni? Puoi partire da qui e scoprire Aloud, il college per la formazione musicale.
Protagonisti dell'inclusione
L’associazione “Oltre quella sedia” lavora a Trieste per scardinare le etichette e creare una società capace di cogliere le abilità altrui, qualsiasi sia il corpo che le rappresenta.
Era il 2003 quando nella mente di Marco Tortul prese forma l’idea di fare qualcosa di più per le persone disabili. Durante i turni nei servizi assistenziali tradizionali, Marco percepì che all’interno delle strutture gli utenti non crescevano e non sviluppavano nuove abilità. “Avevo fatto corsi di teatro e di regia, mi piace mescolare le capacità e vedere cosa ne nasce, così ho pensato di aprire un laboratorio di teatro sperimentale aperto a tutti”.
Il laboratorio di teatro per rendere protagonisti dell'inclusione
Il corso Teatro abilità parte con poche pretese ma con una grande convinzione: nessuna etichetta può contenere la libera espressione delle persone. Nonostante il laboratorio fosse indirizzato a tutti (giovani, anziani, studenti, lavoratori, pensionati, persone disabili e non), le prime iscrizioni confermano una sofferta realtà: ciò che non si conosce, spaventa.
Al laboratorio si iscrivono solo tre persone, tutte con disabilità intellettiva. Marco desidera arginare gli stereotipi che guardano la disabilità come un limite, così propone il percorso ad amici e conoscenti. La sua parola pesa e il gruppo di attori si infoltisce riuscendo a realizzare il primo spettacolo intitolato Oltre quella sedia. “Volevamo portare a riflettere sull’ambiguità della sedia a rotelle che fissa un limite senza far andare oltre. Non porta a chiedersi quali desideri, sogni, emozioni e difficoltà viva l’altro” racconta Marco.


Sul palco la differenza viene offuscata dalle capacità espressive. Tutti diventano protagonisti delle proprie abilità, della scena, dello spettacolo. La neonata compagnia teatrale non si pone limiti: da Trieste all’Italia. “La prima volta che abbiamo esportato il nostro modello, siamo andati ad Ostuni al Festival dei bambini del Mediterraneo…quell’esperienza ha cambiato il nostro futuro” ricorda Marco. Prendere il treno, vivere una nuova città, imbastire spettacoli, affrontare la quotidianità senza aiuti speciali, ha permesso ai protagonisti disabili di comprendere che potevano farcela. E Marco ha capito che poteva nascere qualcosa di più!
I percorsi di autonomia abitativa per rendere protagonisti dell'inclusione
Viene fondata l’associazione “Oltre quella sedia” che oltre al teatro sviluppa percorsi di autonomia abitativa attraverso il sostegno dei Fap regionali (Fondo autonomia possibile). “All’inizio ci siamo rivolti alle persone che frequentavano la compagnia, abbiamo lavorato sulla loro consapevolezza, sulla responsabilità e la bellezza delle scelte. Dovevano imparare a scegliere perché da sempre qualcuno lo faceva per loro” testimonia Marco. “È incredibile vedere quanta soddisfazione produce riuscire a fare compiti che spesso diamo per scontati come pulire, cucinare, prendersi cura di sé” ammette. Indipendenza, autostima, fiducia in stessi e nell’altro, sono solo alcuni dei benefici maturati nei ragazzi. Il percorso diventa un progetto sperimentale appoggiato dal Comune che vede nell’associazione una terza via per rispondere i bisogni di socialità del territorio.


Teatro, percorsi di autonomia ma anche formazione. Il modello sperimentato nel laboratorio espressivo viene portato nelle scuole per bypassare la disabilità ed aiutare bambini, genitori ed insegnanti a percepire la persona e non il suo limite. “I laboratori formativi li gestiamo in due: io insieme ad un protagonista con disabilità. È stupefacente vedere come l’espressione artistica riduca il divario a permetta ai piccoli di scorgere la capacità dell’altro!”. Dal 2004 ad oggi molto è cambiato. L’associazione conta 13 dipendenti, 4 ragazzi del servizio civile, 32 protagonisti, 4 appartamenti, 1 sede con spazio laboratorio, 4 spettacoli annuali e performance di strada. “Mi dicevano: Non illuderti, non è possibile. E invece eccoci qua. Ma non siamo ancora arrivati”. Esiste infatti un vuoto che “Oltre quella sedia” vuole riempire: il lavoro.
L'avviamento professionale per rendere protagonisti dell'inclusione
“Abbiamo iniziato a creare esperienze di avviamento professionale perché ci siamo accorti che i curriculum dei ragazzi disabili sono scarni. Non c’è niente da scrivere se non attestati e, alle volte, diplomi. Nessuno ha mai fatto volontariato perché nessuno ha mai creduto che anche loro potessero aiutare gli altri!” racconta Marco. In rete con organizzazioni locali, l’associazione promuove servizi di utilità sociale: per i senza tetto, per pulire la città, per salvaguardare parchi pubblici. “Siamo entrati nelle case di riposo, abbiamo iniziato percorsi di lettura, facciamo la spesa per gli anziani. Coloriamo la città, piantiamo alberi, ripuliamo muri imbrattati e ogni anno spingiamo affinchè almeno un ragazzo faccia il servizio civile”.

Piccole ma utili azioni che hanno attirato l’attenzione di cittadini, amministratori e istituzioni locali tanto da spingere l’associazione all’idea di fondare una cooperativa sociale di inserimento lavorativo.
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