Non temere quello sguardo, fallo risplendere!

Elena ha occhi capaci di guardarti dentro. La curiosità per l’umano, le storie e i volti delle persone, la porta a studiare psicologia e psicoterapia. Approfondisce il tema dei disturbi di salute mentale e lo guarda negli occhi, non teme quello sguardo, ma restare chiusa nello studio in attesa dei pazienti non fa per lei. Elena vuole agire, stare in relazione, aiutare le persone a superare le differenze e farle risplendere!

Non temere quello sguardo, fallo risplendere!

Quando Elena arriva alla cooperativa Panta Rei costruisce un nuovo modo di guardare e interagire con chi presenta disturbi di salute mentale. Non più pazienti, ma persone. Uomini e donne valorizzati nelle loro abilità, che possono contribuire allo sviluppo della comunità e partecipare ai luoghi della socialità.

Elena non propone intrattenimenti ma lavoro. Azione, perché è attraverso il "fare" che si può combattere lo stigma della diversità. È nell’agire che si annullano le differenze.

La cooperativa Panta Rei

Panta Rei, una cooperativa che conta nel proprio Cda soci lavoratori anche con disturbi di salute mentale, nella relazione con la fragilità punta in particolare su due strumenti:

  • Il lavoro
  • Il superamento della barriera operatore/utente

Il lavoro è azione concreta, che cura, dà dignità alla Persona, la toglie da una condizione di marginalità ed esclusione e la inserisce nei luoghi della socialità.

Come? Le mansioni vengono personalizzate secondo le esigenze e le possibilità della persona fragile, che viene accompagnata dagli operatori; in contesti lavorativi reali, non edulcorati. Inoltre viene valorizzato il rapporto con la clientela, per rendere il soggetto protagonista di uno scambio autentico e immediato.

La cooperativa Panta Rei è una realtà imprenditoriale che gestisce attività in vari settori produttivi. La conduzione di un ristorante, un albergo, due bar, un laboratorio di trasformazione dei prodotti alimentari, una lavanderia, servizi di pulizia e di gestione del verde.

Altro aspetto fondamentale è il superamento della barriera operatore – utente, come opportunità terapeutica e come modalità di lavoro. Entrambi lavorano fianco a fianco con pari dignità e nel fare insieme costruiscono un terreno condiviso che annulla le differenze.

Il bilancio sociale e la valutazione d’impatto delle imprese non profit

Come valutare l’impatto economico e territoriale di un’impresa sociale? Attraverso il bilancio sociale, spiega Giorgio Mion, professore associato dell’Università di Verona. Una prescrizione normata anche dalla riforma del Terzo Settore, che non ne fa però l’ennesimo adempimento burocratico, ma un’occasione di dialogo con i propri stakeholders e uno strumento per la valutazione d’impatto.

  • Il bilancio sociale è un documento pubblico, pensato per dare informazioni sull’attività realizzata
  • ma è anche una sorta di percorso di autoanalisi, che permette di comprendere l’impatto prodotto sui beneficiari e misurare il valore generato.

Quali modelli utilizzare per valutare l’impatto economico e territoriale delle realtà del Terzo Settore? Non è applicabile la tradizionale logica contabile e difficilmente si possono definire misure standard adottabili da tutti gli enti. La risposta è ancora aperta e sicuramente troverà vari sviluppi in futuro: individuare dei modelli aiuterà a perfezionare gli interventi e a determinare un cambiamento anche nella loro progettazione.

Ti interessa il tema della salute mentale? Nella nostra rubrica “Sguardi Inclusivi” abbiamo consigliato un film che parla proprio di questo, non temere lo sguardo della diversità, ma farlo risplendere, scopri qual’è!


La vita è imprevedibile fidati del cuore storia di Clara

La vita è imprevedibile, fidati del cuore: storia di Clara

Chi l’avrebbe detto che sarebbe andata così? Che avrebbe lasciato il suo posto da ingegnere edile per trovarsi con le mani sporche di terra. Che avrebbe trasformato l’insicurezza in opportunità…

Eppure per Clara la vita è così: straordinaria perché imprevedibile!

Clara è un impasto di determinazione e sensibilità. Cresce prendendosi cura della nonna ammalta e accudendola, giorno dopo giorno, riconosce il valore della fragilità. Non sa cosa farà da grande ma ammira i super eroi dei cartoni perchè di fronte alle difficoltà non girano lo sguardo: volano in aiuto e restano accanto.

Impara così a guardare le cose in profondità. Riconosce le fatiche di una mamma sola che dà il meglio di sé per offrirle un’infanzia serena, ma sente anche il peso dei no dettati per l’impossibilità.

Clara però è una bambina creativa e converte la mancanza di cose in socialità.

Stare in relazione con gli altri la fa sentire bene. Ma non le basta. Ama gli obiettivi sfidanti e dopo il diploma all’istituto d’arte, si iscrive ad Ingegneria. Le piace l’ordine e l’idea di progettare qualcosa di grande per qualcuno. Con il tempo si accorge di essere un ingegnere anomalo: i numeri le dicono tanto ma non sono il tutto. Il tutto, per lei, sono le persone!

Le piace il suo lavoro ma a fine giornata si domanda Che cosa ho fatto oggi? Le sembra di perdere il suo carisma tra mille firme di carte e si riappropria di sé solo all’interno del laboratorio di tessitura della cooperativa La Venenta, dove è volontaria. Così quando le domandano di gestire il laboratorio, Clara si chiede: Scelgo con il cuore o con la mente?

Da un lato ci sono anni di carriera investiti, dall’altro l’incertezza di non sapere niente. Clara guarda le sue bambine e pensa che dovrebbero vederla uscire di casa con il sorriso e rientrare con la stessa felicità. Il cuore alla fine, non mente mai!

Parte da zero, studia e impara tutto. Nel laboratorio segue donne in situazione di vulnerabilità sociale. Ma più passa il tempo più si domanda quante altre persone potrei aiutare?

Da suo padre Clara ha ereditato braccia lunghe per abbracciare l’umanità intera. Davanti alla cooperativa c’è una distesa di campi. E ancora una volta la vita la chiama a ricominciare da principio!

Nel 2019 fonda Agriconcura per dare anima a un luogo che intrecci legami tra persone: bambini, adulti, disabili e anziani... Crea la squadra, ancora una volta torna a studiare e si lancia! Ci sono i campi da coltivare e la vendita ai mercati; ci sono gli spazi per le feste di compleanno e i centri estivi; c’è la fattoria didattica e l’agriturismo a cielo aperto; ci sono le arnie e i laboratori per gli anziani.

Agriconcura è una realtà multifunzionale che ossigena il cuore delle persone: dipendenti e visitatori. Qui ogni persona è speciale e ognuno impara dall’altro. Ma c’è anche tutto da gestire e quando sale la paura Clara si ferma e ascolta. Sente la gioia dei bambini, la leggerezza dei ragazzi disabili, la lenta crescita della natura…  e allora le sale la voglia di fare ancora di più. Un giorno alla volta!

“Diventa ricco per quello che sei!” lei è Clara Berti. Una donna che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi scoprirne altre a partire da Fabrizia!


I 7 movimenti per custodire le intenzioni

I 7 movimenti per custodire le intenzioni della rete

La rete informale #GenerAttivi si è incontrata il 30 giugno – 1 luglio a Carpi, ospitati dalla cooperativa sociale Il Nazareno. Due giorni di incontri, confronti, scambi per far crescere un eco-movimento operativo in tutta Italia.

La rete #GenerAttivi è nata all’interno di Fondazione Cattolica come espressione della capacità di creare valore economico prendendosi cura di chi è più fragile, rigenerando così il capitale umano e sviluppando comunità. All’interno della rete gli esponenti di associazioni, cooperative e imprese sociali sono protagonisti di un sistema relazionale che aiuta a maturare consapevolezze e nuove soluzioni grazie alla condivisione di conoscenze, competenze, esperienze e risultati. Una rete caratterizzata da libertà, gratuità e responsabilità. Ma come alimentare l’intenzione che negli anni ha coinvolto oltre 200 persone da 15 regioni italiane? Lo abbiamo chiesto a Patrizia Cappelletti, amica, Ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e coordinatrice dell'Archivio della Generatività sociale. Di seguito riportiamo il suo intervento.

Partiamo dalla Generatività Sociale

Partiamo dalla Generatività sociale perché in un mondo che rischia di essere freddo, cinico, desertificato, la generatività apre la possibilità di vite feconde, gioiose, ricche di quel senso che dà un contributo all’esistenza. La generatività sociale è un paradigma che può aiutarci a livello personale, organizzativo e sociale perché offre una prospettiva che ha riscontro sia sull’esistenza che sul fare.

D’altronde esistiamo solo nella misura in cui facciamo esistere qualcos’altro essere generativi significa orientare una relazione libera con il mondo che presuppone la capacità di dare la vita, prendersi cura e lasciare andare. Una promessa che risveglia dalla solitudine del modello individualistico e apre alla possibilità di un’esistenza ricca di significato.

La rete #GenerAttivi

Possiamo vederla come un Eco-movimento abitato da soggetti diversi in relazione tra loro che provano a collaborare nella diversità, riconoscendosi in uno stile comune. Come una nuova galassia! Le forze che tengono insieme i componenti della rete sono:

  • L’interindipendenza, siamo legati nella libertà
  • La relativa e originale contribuzione di ciascuno al tutto, ognuno mette quello che può e vuole
  • La libertà di movimento, dall’adesione all’uscita
  • Il riconoscimento reciproco tra le persone che è valoriale, culturale e spirituale.

Ma bastano questi elementi per tenere insieme le persone in un tempo in cui tutto si frammenta? In cui vogliamo sempre istituzionalizzare tutto per paura di non perderlo? Come possiamo tenere vivo il senso?

C’è una forma di NOI

Nonostante cresca l’attenzione rispetto alla “generatività”, essa rimane sempre fragile perché è un atteggiamento che si propone, non si impone, si intuisce, non lo si afferra, si opera e non si possiede. Siamo abituati a categorizzare tutto per riconoscere un’identità alle cose e alle persone. Anche se ancora non c’è un nome che può definire cos’è questa rete, #GenerAttivi continua a manifestare la sua sorprendente vitalità.

Osservando le realtà che restano nella circolarità generativa abbiamo compreso che bisogna stare in movimento. In particolare, dobbiamo tenere vivo un fuoco vitale che è caratterizzato da 7 movimenti.

I 7 movimenti

  • Ritornare all’origine, la parola origine ha la stessa matrice di generatività: occorre ritornare all’origine con la mente e con il cuore cioè il punto da cui tutto è partito. Chi ci ha invitato? Chi ha permesso alla storia di iniziare? Non è un tornare indietro per riappropriarsi di un modello o la mitizzazione di un’esperienza già vista. Si ritorna per sostenere una nuova nascita. Si torna indietro per recuperare la possibilità di lasciarsi ispirare dall’incontro, non per copiare ma per far nascere continuamente se stessi dentro l’idea ispiratrice e per generare forme nuove da quell’ispirazione. Così l’origine resta capace di generare e creare novità.
  • Ricercare, dal latino delimitare un cerchio, circoscrivere uno spazio o uno ambito in cui far confluire lo sforzo per evitare la dispersione e quindi essere efficaci nello stare lì. Si dice che Chi cerca trova! ma anche Chi fa cerchi trova! Cioè cerchiamo di con-centrarci. C’è una sete di conoscenza dell’esperienza che rimanda alla vita e richiede una cura del pensiero. La rete è uno spazio di cura del pensiero.
  • Tenersi: in testa, nel cuore, per mano e compagnia. Aversi alla mente, pensarci in un modo amorevole, pre-occuparci e avere cura. Tenersi e non trattenersi. Questo permette di attivare una disponibilità che ripara dal senso di solitudine, dalle fatiche dal bisogno di sentire sostegno.
  • Chiamarsi per nome, è richiamarci all’originalità del nostro essere. La creazione avviene perché le cose sono nominate, è il nome che fa esistere. Chiamarci per nome è un’azione resistenziale alla numerizzazione. Il numero ci omologa mentre abbiamo bisogno di chiamarci per nome per richiamare la bellezza a cui siamo destinati perché non siamo esseri indistinti. Lasciarsi chiamare per nome permette anche l’altro di accedere alla nostra vita, significa farsi conoscere davvero e lasciarci sconvolgere. “Il nostro nome accende il nostro destino come un interruttore fa con la luce!” scrive D’Avenia.
  • Ritornare al volto, l’incontro con l’altro implica un’infinita responsabilità dell’io davanti all’altro come volto. Noi siamo soggetti perché in relazione con l’altro, e quando perdiamo la visione del volto dell’altro perdiamo il senso dell’umanità. Stare vicini agli altri è una possibilità, una prospettiva che permette di restare umani. Ha un’elevata responsabilità educativa. Di quanto amore abbiamo bisogno per avere un volto?
  • Rendere grazie, è evidente che siamo in debito. Siamo in un debito che è inestinguibile perché il nostro debito è con la vita! Circola eccedenza e ne siamo beneficiari. Matura in noi un desiderio di restituzione diretta che diventa eccedenza quando si forma un movimento che diventa circolare. E a noi non resta che accompagnare questa circolazione. L’incommensurabilità del debito diventa libertà e dunque azione.
  • Contemplare, è un movimento interiore. È stare dentro alla vita liberi dal pensiero calcolante che privilegia la convenzione propria di questo tempo. Trovare la consapevolezza dell’esserci e dell’essere in relazione. Ha una dimensione poetica oltre che spirituale. La ricerca di un modo per abitare il mondo, per far risuonare gli altri e risuonare insieme agli altri. Questo genera comprensione della realtà e conoscenza. Ci dice chi siamo e come abitare il mondo.

Chi ha detto che la vita deve essere facile e comoda? È facile amare? E sognare? E sperare? Ecco allora che per essere rete dobbiamo abitare poeticamente il mondo e guardare pacificamente senza l’intenzione di prendere. Il futuro allora si apre.  Rimettersi a fare ciò che ognuno deve fare, nel modo più semplice: non è forse vero che la poesia del fornaio è il suo pane?

Puoi scoprire maggiori informazioni sulla rete e sulle progettazioni attivate all'interno del nostro Bilancio!


Verso: Verona per la Sostenibilità

Verso: Verona per la Sostenibilità

Affrontare le sfide globali che riguardano l’uomo e il pianeta è un compito che riguarda tutti. Ma da dove partire e come farlo? A Verona l’impegno informale di #humanfirst si è evoluto nella rete Verso che sta orientando la direzione da intraprendere.

La rete Verso nasce a Verona nel 2020, dopo alcuni anni di impegno informale in cui soggetti privati, mondo cooperativistico e imprenditoriale, hanno collaborato per lanciare un messaggio: affrontiamo insieme la sfida planetaria! “La vera sfida del nostro tempo – racconta Lucia Vesentini, presidente della rete – è la complessità. Riuscire a comprenderla e a definire come affrontarla è stato ciò che ha unito i fondatori della rete e che ci ha stimolato a trovare soluzioni inedite per parlare di sostenibilità integrale”.

La sostenibilità e la rete Verso

“Quando parliamo di sostenibilità non intendiamo solo l’ambiente ma la vita che c’è sul pianeta e di conseguenza come possiamo agire prendendoci cura, generando valore per le comunità e per il futuro” racconta Lucia. In francese sostenibilità si traduce in durabilitè un termine che connota l’impegno ad agire non per l’immediato presente ma per creare benessere e sviluppo nel lungo periodo. “Chi semina datteri non mangia datteri dice un proverbio arabo. È nostra responsabilità comprendere come agire per favorire l’impatto positivo per il futuro” ammette Lucia.

L'impegno pubblico della rete Verso

Quale equilibrio è necessario trovare affinchè la terra e l’uomo possano vivere in armonia? Le molteplici sfide hanno conseguenze su tutti: dallo stile di vita alle produzioni imprenditoriali, dal cambiamento climatico alle emergenze politiche, dalle persone all’ambiente. “Non ci piace trattare la sostenibilità come se la questione fosse tecnica. È invece un vivo cambiamento. Servono consapevolezze ma anche energie per investire nell’attivazione di nuovi processi che partono da qui, dal nostro piccolo, per approdare a percorsi internazionali. Abbiamo scelto di muoverci dal locale perché attraverso la conoscenza poi tutti possono fare qualcosa”.

Un’associazione multistakeholder che si sta radicando sempre più nelle comunità. La rete Verso si rivolge infatti a:

  • il mondo della scuola, attraverso percorsi dedicati all’educazione del futuro per i docenti e con laboratori formativi ed esperienziali che coinvolgono gli studenti. Il progetto Clim-Act, durato circa due anni, ha permesso ai ragazzi di comprendere quali variabili determinano il cambiamento climatico ma ha anche promosso lo sviluppo di un pensiero critico e costruttivo. Nelle attività di impresa simulata, sono nate idee di piantumazione nei parchi, ricettari antispreco, ecodiscoteche…
  • la collettività, con convegni, mostre, seminari e proposte culturali che aiutano a riflettere in ottica sistemica sull’impatto dei comportamenti
  • il mondo imprenditoriale e le categorie di professionisti, attraverso consulenze volte a innovare le produzioni, migliorando l’impatto e proponendo soluzioni più armoniose. Ad esempio con il progetto “Avvocato agente di cambiamento” più di una trentina di avvocati hanno lavorato sul conscius contract per arrivare a stilare contatti consapevoli tra le parti in un’ottica di durabilità e benessere.

L'impatto della rete Verso

La rete è composta da 50 soci e in questi anni ha incontrato oltre 2.500 ragazzi, 400 docenti, 150 imprese e professionisti partecipanti ai convegni, 2.000 cittadini interessati alle proposte educative e divulgative. “Puntiamo agli sguardi lungimiranti e allo scambio inter e infra-generazionale. Crediamo che sia questa la via per entrare in una logica di sostenibilità!” conclude Lucia.


Enea e quel rullo che dà vita

Enea e quel rullo di tamburo che dà la vita

Sai quando tutti ti chiedono: “Cosa farai da grande?” e i bambini se ne escono con mille idee diverse? Ecco io all’inizio non lo sapevo. Mi piacevano le cose che piacevano a tutti, mi sentivo uno tra i tanti, fino a quando non è arrivata la batteria.

Penserai questo qui deve essere un genio musicale! e invece no. La musica, come tutto per me, è nata da un amore lento. Avevo 11 anni quando ho scoperto che per me era speciale. Me ne sono accorto perché tra tutte le attività che facevo, la batteria era l’unica cosa che mi rimaneva dentro. E lì ho iniziato a sognare.

Sarei diventato un batterista della madonna. Uno di quelli che suonano nei concerti con strumenti bellissimi da migliaia di euro. Per questo quando ho messo piede in Banda ero scettico. Questi qui erano strani: gli strumenti li facevano pescando boiler delle caldaie, tubi, cestelli delle lavatrici. Boh! Ho pensato io.

Però lì, solo lì, c’era un’energia unica.

Eravamo in 12 e nessuno comandava. Lì giocavamo con regole diverse da quelle a cui mi ero abituato. Nessun fai così, fermo lì, aspetta che… Ascoltavamo e ci sentivamo. Ci sintonizzavamo sulle stesse frequenze e insieme creavamo musica. Ma anche bellezza. E comunità.

La Banda Rulli Frulli era il nostro branco. Il mio e il nostro posto. Non era solo la mia scuola di musica. Era il mio contatto con il mondo, la fonte della mia espressione e delle mie esperienze. Ci pensi che a 14 anni andavo in tour?

Sì, ho suonato anche io al Concerto del Primo Maggio, al Circo Massimo, da Mika… wow! Ma sai quando è che mi sono sentito un figo pazzesco? La prima volta che ci siamo esibiti a Mirandola in una sagra vicino casa. Da fuori ero inguardabile: un imbianchino con un bidone appeso addosso. Ma dentro scoppiavo di vita.

Sai che roba lavorare in Banda! mi dicevo. Guardavo Fede, Matteo, Marco, Sara e gli altri e li ammiravo. Hanno dato vita a un gruppo che guarda avanti, spinto a migliorare e a prendersi cura. Ma dopo il diploma dovevo avere un pezzo di carta in mano. Chi sei se non hai qualcosa che lo attesta per te? Allora mi sono iscritto al conservatorio, ho passato la selezione e per la prima volta ho capito cos’era davvero la Banda per me.

In Accademia si suona a spartito. Non sai neanche come è fatto il tuo vicino, i tuoi occhi sono sulle note scritte. Tutto è ristretto alla partitura. E mi mancava l’aria. Mi mancava la libertà generativa della Banda. Mi mancava vivere di ciò che la musica produce: amicizia e armonia. Ho chiuso la porta del conservatorio e mi sono sentito un fallito. Avevo deluso tutti: le nonne, i miei e pure io…

Quando l’ho detto a Fede, che per me non è il Direttore, è il timoniere della ciurma, lui ha capito subito. Io no, stavo imbambolato come un carciofo. Mi ha dato il la con i laboratori di costruzione degli strumenti e la manutenzione. Il resto è venuto da sè.

Adesso seguo anche i laboratori di musica e di teatro musicale nelle scuole. Lo faccio per spalancare gli occhi dei ragazzi e renderli parte della bellezza della vita. Non dico mai che il fine è l’integrazione perché quando i ragazzi fanno, l’integrazione viene da sé. Svaniscono le differenze e diventiamo tutti parte di un’umanità bellissima.

Oggi in banda siamo 70. I ragazzi hanno fame di cose autentiche. E sai a me cosa piace fare? Attendere. Aspetto il momento in cui anche a loro succede. Si impianta il seme che cambia lo sguardo, il modo di fare, di prendere la vita. E allora si accendono. Ecco quello per me è il top. Il segno che, sì un giorno ognuno farà un lavoro, ma prima della professione, noi possiamo essere Persone vere che vibrano e creano risonanze. Come la nostra musica.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere le altre esperienze dei ragazzi di Giovani Speranze a partire da Martina


Fabrizia rondelli autismo

Nel vuoto impari a volare: Fabrizia e il suo impegno per l'autismo

Fabrizia lo sa che un figlio le cambierà la vita…glielo ripetono tutti! Però lei è una donna ed è pronta a fare questo salto nel vuoto. E nel vuoto Fabrizia impara a volare.

Da bambina Fabrizia sogna cosa farà da grande: la veterinaria che gira le fattorie per curare animali feriti. C’è qualcosa nella cura della fragilità che la incuriosisce ma Fabrizia vive a Milano e la vita di città non è quella poetica dei libri… con i sogni non si trova lavoro.

“Studia lingue!” le consiglia sua madre. E lei lo fa chiedendosi però il perché. La sua vocazione è un’altra e se ne accorge quando tocca legno, sassi, creta e telai… Nel contatto con la materia Fabrizia riscopre sé stessa e comunica con i materiali pensando che non sono poi così diversi dalle persone.

C’è chi è più flessibile e chi più scontroso. Chi è morbido e chi marmoreo. Chi avvicina e chi è resistente… Fabrizia vende le sue creazioni come ogni artigiano. Ma lei non è un’artigiana qualsiasi, Fabrizia è un’artigiana della relazione. Solo che le ci vogliono anni per comprenderlo!

Ci vuole un figlio e una diagnosi. “Il piccolo è autisticole dicono.

Autistico si ripete Fabrizia. E quindi? Si trova sola in una società che la lascia alla sua buona fortuna. È difficile capire dall’esterno: nel 2000 di autismo si parla ancora poco e non ci sono risposte per le famiglie. Solo vuoto.

Eppure Fabrizia osserva suo figlio e continua a pensare È solo un bambino e lei, come ogni altro genitore, desidera dargli un’unica cosa: futuro! Ha solo due scelte e lo sa, adeguarsi e accettare una vita di emarginazione oppure inventarsi qualcosa per lui.

Molla il lavoro, si iscrive all’Università e cambia vita. La sua e poi quella degli altri!

Diventa una pellegrina alla ricerca di spazi per proseguire nell’unica attività che suo figlio ama fare: tessere con la sua insegnante. Passa il tempo e una stanza non basta più: “Ho un bambino che ha dei disturbi…” “Siamo in difficoltà, non sappiamo come approcciarci” le dicono. Fabrizia affitta altre stanze, incontra le persone giuste e prende una decisione.

Fonda L’Ortica, un’associazione che a Milano e Pavia vuole essere la risposta alla solitudine di persone non comprese, spesso bullizzate o derise, senza amici, figlie di genitori che non sorridono al futuro pensando “Un giorno sarà grande e io diventerò nonno!” bensì di chi si chiede “Adesso cosa faccio?”. Fabrizia lo sa, la disabilità conta sulla creatività di chi non si arrende mai.

Il limite diventa una risorsa, cambia il pensiero e trasforma Fabrizia. Anima le sue abilità imprenditoriali che insieme a quelle educative e artigiane sviluppano opportunità. All’interno dell’associazione Fabrizia trova un nuovo equilibrio fatto di silenzi e parole, di presenza e tentativi.

Dei 20 ragazzi accompagnati nessuno è uguale all’altro e tutti le chiedono di dare il meglio di sé. Stancante? A volte. Ma Fabrizia adesso non è sola. Ha la sua famiglia, i suoi collaboratori e quei ragazzi che quando lei ha una “giornata no” la guardano e sorridono. In quei visi luminosi Fabrizia si rincuora perché ce l’ha fatta. Nel buio del vuoto ha acceso una lampada per illuminare il cammino di altri!

Lei è Fabrizia. Una donna che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la rubrica con la storia di Davide

 


Finalisti Bando Una mano a chi sostiene

I vincitori del Bando Una mano a chi sostiene

Al Bando "Una mano a chi sostiene" hanno partecipato 578 progetti da 17 regioni italiane. Chi sono i vincitori finali?

Si conclude il Bando "Una mano a chi sostiene" promosso da Fondazione Cattolica e Cattolica Assicurazioni per accompagnare enti non profit nello sviluppo di progetti ad impatto sociale, economico e culturale. Dopo la selezione dei 100 progetti ritenuti più meritevoli da parte della commisione interna, le idee sono state votate da 152.369 persone e grazie all'attivazione delle comunità si è definita la graduatoria dei progetti aggiudicatari del bando.

  1. Ecostalla - I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale ONLUS Piemonte
Lavoratore di Ecostalla

Un progetto di agricoltura sociale e di allevamento ecosostenibile per favorire l’inserimento lavorativo di persone emarginate, fragili e con disabilità, attraverso l’attivazione di un prototipo di “ecostalla” non meccanizzata che fornirà latte per il caseificio e percorsi di agriesperienza aperti a tutta la comunità.

2. Inclusi-one - Sportivamente scs onlus -

Inclusione in acqua. Un percorso di attività ludico-motorie in acqua per le classi delle scuole primarie del biellese in cui è presente almeno un bambino disabile, per abbattere stereotipi e discriminazione nei confronti della “diversità”, contribuendo al contempo al benessere psicofisico dei bambini. Le lezioni saranno tenute da tecnici qualificati, volontari e atleti disabili.

3. RistorAzioni - Cooperativa Sociale Azienda Agricola Casa Ilaria – Impresa sociale Toscana

Al lavoro nel progetto RistorAzioni

Nel cuore della regione Toscana, nel complesso Casa Ilaria, tra 12 ettari di terreno coltivati con agricoltura biologica, sarà avviato un ristorante nel quale potranno formarsi giovani con disabilità intellettiva e disturbi evolutivi nelle attività di orticoltura sociale, cucina, catering e ristorazione, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo interno, diventare sede di formazione permanente per collocare nel mercato del lavoro ragazzi in situazione di svantaggio.

4. La bottega della Loggetta - G.R.D. Faenza ODV Genitori Ragazzi con Disabilità – Organizzazione di Volontariato Emilia Romagna

Un negozio laboratorio dove i ragazzi con disabilità ricevono gli strumenti necessari per inserirsi nel mondo del lavoro, imparando a relazionarsi con il pubblico, a gestire il magazzino, tenere la contabilità, organizzare campagne promozionali ed esercitare così un mestiere in linea con le richieste della società.

5. Locanda 3 chiavi - Fondazione Marino per l’autismo onlus Calabria

Un percorso di inserimento lavorativo permanente, rivolto ad adulti con autismo grave assistiti dalla Fondazione, che mira a creare una mensa solidale, per garantire un pasto agli indigenti e favorire la partecipazione attiva delle persone con disabilità che, attraverso il lavoro, possono dare un loro contributo alla comunità.

6. Convivendo - Fondazione Diversity Life Veneto

Esperienza di co-housing per giovani adulti con disturbi dello spettro autistico come possibilità per sperimentare, attraverso percorsi individualizzati e con l’accompagnamento degli operatori, una graduale emancipazione dalla famiglia.

7. Crisalide - L’Aquilone Società Cooperativa Sociale Lombardia

Progetto che affronta la problematica dei ragazzi Hikikomori, che si sono ritirati dalla società e all’uscita da questo isolamento hanno limitate possibilità di rientrare nei tradizionali binari sociali di sviluppo e crescita: Crisalide propone percorsi per la ripresa scolastica e cicli di formazione professionalizzante per l’inserimento lavorativo

8. Un territorio che nutre - Fondazione di Partecipazione Casa della Comunità ETS Lombardia

Progetto che mira al recupero di prodotti alimentari dallo spreco e li ridistribuisce ai quasi 3000 poveri del lodigiano, ma anche a case di accoglienza, empori e mense. Il Centro di Raccolta e l’Emporio Solidale divengono occasioni non solo per contrastare lo spreco alimentare, ma anche luoghi dove fare esperienza di comunità e di inclusione delle fragilità e diversità.

9. A casa di Edo 2 - Associazione Edoardo Marcangeli Onlus Lazio

L’Associazione, nata dall’esperienza personale di una famiglia, desidera mettere a disposizione gratuitamente un nuovo alloggio per coloro che hanno un figlio in cura all’Ospedale Bambin Gesù di Roma e offrire anche un servizio di assistenza ludica per i minori degenti.

10. Da spreco a risorsa - Mt 25 Lombardia

L’efficienza anche nel dono! Mt 25 ha creato un modello organizzativo efficace e senza sprechi, che consente di offrire settimanalmente sostegno alimentare a persone in difficoltà e a famiglie ucraine rifugiate, coinvolgendo i beneficiari stessi nel processo di ridistribuzione e contando su oltre 20 aziende della grande distribuzione per il recupero degli scarti anche dei prodotti “freschi”, solitamente destinati allo smaltimento

11. Verona Minor Hierusalem - Fondazione Verona Minor Hierusalem Veneto

Progetto che mira all’inclusione culturale e sociale degli abitanti del quartiere multietnico di Veronetta a Verona, attraverso un percorso di formazione storico-artistica rivolto a bambini e adulti residenti in quella zona, come occasione di cittadinanza attiva e di promozione dell’inclusione multiculturale

12. La minestra del Papa - Circolo di San Pietro Lazio

Un progetto che esiste da oltre 150 anni, espressione concreta della carità del Papa che si prende cura delle povertà di Roma, fornendo oltre 40.000 pasti caldi all’anno alle persone in difficoltà in tre Cucine Economiche dislocate nella città e gestite da soci e volontari.

Attività a Ludolab

13. Ludolab - Associazione L’abilità Onlus Lombardia

Creazione di una ludoteca inclusiva che valorizzi le caratteristiche e le necessità dei bambini con disabilità, per stimolare attraverso il gioco capacità e inclusione. L’intervento educativo è svolto da operatori specializzati, terapisti ed educatori che seguono il bambino, per una co-progettazione di qualità che coinvolge la famiglia. 

14. Il vinile - Società Cooperativa Sociale Amici di Gigi Emilia Romagna

Un’incisione che in-segna. Un percorso di formazione rivolto a persone con disabilità per la riproduzione di dischi in vinile al fine di trasmettere competenze, preparare al mondo del lavoro e dare un’occasione di socialità ai partecipanti.

15. Db Giovani - Associazione dei Salesiani Cooperatori Lazio

Il progetto intende costruire strategie comunicative ed educative per interagire con la rete dei propri giovani, tramite l’implementazione di un sito web e social network, luoghi dove i giovani potranno confrontarsi e trovare materiali per crescere e formarsi, venendo loro stessi coinvolti nella progettazione tramite tirocini formativi.

16. Buoni, buoni - Volando - Oltre Società Cooperativa Sociale a.r.l. Calabria

Dipendenti del progetto BuoniBUoni

Per rispondere al bisogno di formazione professionale e inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in un territorio spesso povero di opportunità, la cooperativa intende potenziare il progetto “BuoniBuoni – cucina sociale contadina” con cui gestisce un servizio di ristorazione all’interno dell’ AgriMercato coperto di Campagna Amica di Cosenza e attivare anche un servizio di delivery dei pasti. 

17. Stazione Panzana - Associazione RealMente Aps Umbria

Stazione Panzana è un progetto radiofonico, inserito nel circuito delle radio della Salute Mentale, con una redazione composta da persone con disabilità psichica, esperti di comunicazione ed educatori sociali. L’obiettivo è trasformare questo progetto di inclusione sociale in un’attività vera e propria parzialmente retribuita tramite la collaborazione con importanti aziende profit.

18. Abbiategrasso prima città italiana amica delle persone con demenza - Fondazione Golgi Cenci Lombardia

Interventi di formazione e sensibilizzazione della comunità per favorire l’inclusione e la partecipazione delle persone con demenza e dei loro familiari nella vita sociale, coinvolgendo studenti, privati e istituzioni di Abbiategrasso che realizzeranno particolari iniziative per relazionarsi con loro, quali visite guidate alla città, laboratorio di reminiscenza in Biblioteca e gruppi di ginnastica adattata.

Spettacolo del Teatro dei Borgia

19. La città dei miti - Teatro dei Borgia Abruzzo

Spettacoli teatrali realizzati nei luoghi dell’emarginazione e del bisogno sociale per coinvolgere e riattivare le comunità e indagare il legame tra la trascendenza del mito e la contingenza umana, reale, della città in cui il progetto interviene.

20. Bici degli abbracci - Fondazione Oltre il labirinto Onlus Veneto

Acquisto di 7 Hugbike (tandem degli abbracci) che saranno consegnate a 7 enti italiani che si occupano di persone con autismo e disabilità, per consentire loro di andare in bicicletta in sicurezza con la gratificante sensazione di controllare il mezzo e coinvolgendo parte dei destinatari nell’assemblaggio dei mezzi.

21. Lavoro protetto Le Vele - Fondazione Le Vele Onlus Lombardia

Progetto che mira alla formazione e acquisizione dei pre-requisiti lavorativi di soggetti con disabilità, attraverso le scuole bottega sperimentali della Fondazione nei settori della panificazione, pasticceria, agro-alimentare, pulizie, manutenzioni e ristorazione al fine di un inserimento lavorativo nella Fondazione stessa, come luogo di lavoro protetto ed interno.

22. Un pc, un tablet e un robot per amico - AGBD onlus – Associazione sindrome di Down Veneto

Il progetto si propone di far sì che i ragazzi affetti da sindrome di Down dell’Associazione raggiungano l’autonomia in diversi ambiti comunicativi, attraverso l’utilizzo di strumenti e software informatici multimediali per l’elaborazione di testi, piccole attività di audio e video editing, coding e assemblaggio manuale di robot.

23. Un nuovo inizio - CBM Italia Onlus Lombardia

Percorsi di crescita e sviluppo personalizzati rivolti a bambini e ragazzi con sindrome Charge, una malattia rara che provoca sordocecità, per sopperire all’attuale mancanza di opportunità e approcci metodologici dedicati all’inclusione di questi soggetti. Un progetto che coinvolge 13 regioni italiane, realizzato da un’equipe specializzata multidisciplinare e che produrrà un modello innovativo e sostenibile di inclusione sociale per potenziare i servizi territoriali locali.

24. Pellegrini in arte - Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei frati minori conventuali Veneto

Visite guidate animate da personale disabile e normodotato, formato attraverso appositi laboratori tenuti da professionisti, per offrire un’esperienza immersiva del patrimonio storico-artistico e rispondere alle diverse sensibilità e necessità dei visitatori. 

25. Ant - Fondazione Ant Italia onlus Veneto

Tour per la prevenzione oncologica a bordo degli Ambulatori Mobili della Fondazione, che toccherà 45 zone d’Italia dando l’opportunità a migliaia di cittadini di beneficiare di visite di prevenzione oncologica gratuite anche al di fuori dei centri urbani, in un’ottica di welfare di prossimità.

26. Cambio rotta - Fondazione Cave Canem onlus Lazio

Un progetto di giustizia riparativa, rivolto a giovani autori di reato, che scontano il periodo di messa alla prova svolgendo attività socialmente utili nei canili e frequentando un corso di formazione a carattere teorico-pratico per operatore cinofilo, al fine di avvicinarli al mondo del lavoro e scongiurare il rischio che tornino a delinquere.


Iscrizioni aperte contributo Bando Grest 2023

Iscrizioni aperte per il contributo Bando Grest 2023

Fondazione Cattolica propone il Bando GREST 2023 rivolto alle Parrocchie e ai circoli Noi della Diocesi e/o della Provincia di Verona che intendono realizzare questa esperienza estiva dall’alto valore educativo per bambini e ragazzi.

Vacanze, giochi e divertimento. Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie. Fondazione Cattolica investe nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST. Con la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale.

Il Bando GREST 2023

Fondazione Cattolica stanzia 100.000€ per il Bando GREST 2023 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona.Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.

Come fare richiesta per il contributo al Bando GREST

Per aderire al bando è indispensabile chiamare il numero 338/9335687 per ricevere i codici identificativi con i quali compilare la modulistica sul portale online. È possibile chiamare nelle fasce orarie tra ore le 10-12 e le 14-16 dal lunedì al giovedì e il venerdì dalle 10 alle12. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 09 Giugno 2023.

Erogazioni e termini del Bando GREST

Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2023. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.

Informazioni aggiuntive sull'iscrizione al Bando Grest 2023

Invitiamo a leggere il regolamento. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a simone.pizzighella@cattolicaassicurazioni.it


Approvato il Bilancio Sociale di Fondazione Cattolica

Approvato il Bilancio Sociale 2022 di Fondazione Cattolica

Un anno ricco di speranza, è quello che traspare dal bilancio del 2022. Un anno che nonostante lo scoppio della guerra e la crisi energetica, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le comunità diventino motore di crescita e di sostegno per rispondere alle emergenze e dare avvio a progetti coinvolgenti! In questo panorama, Fondazione Cattolica ha scelto di rispondere ai bisogni emergenti investendo in progettualità capaci di generare miglioramenti nella vita di Persone e territori.

 

L’impegno di Fondazione Cattolica

Il contributo di Fondazione Cattolica è un segnale di vicinanza alle molteplici realtà che dimostrano chiarezza d’intenti ed una progettualità capace di autonomia – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Un metodo d’intervento che sostiene e rafforza il welfare generativo affinchè si sviluppi nei territori una rete in cui tutti, beneficiari dei servizi e soggetti erogatori, mettono a disposizione il proprio valore per creare benessere per sé e per gli altri”.

Nel 2022 Fondazione Cattolica ha sostenuto 208 progetti volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.278.575 a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 176 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 8.261 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 450 mila ore che hanno permesso ad oltre 367 mila persone di goderne i benefici.

“Fondazione Cattolica promuove un fare etico basato sulla prossimità, la fiducia, la speranza – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba. – Guardare la realtà nella sua interezza, costruire legami con chi si mette in gioco per trasformare difficoltà e tensioni in occasioni di rinascita, investendo in azioni responsabili e lungimiranti. E’ questo il modello che la Fondazione sta sperimentando e che ci sembra trovi vigore nella bellezza delle nuove progettualità realizzate a beneficio del territorio”.

 

Oltre l’attività erogativa della Fondazione

All’attività erogativa si sono quindi affiancate nuove attività, tra queste: i percorsi formativi, che hanno coinvolto 170 partecipanti; la prima edizione di “Escogito”, l’evento dedicato ai ragazzi con la premiazione “Giovani di valore” e  l’accompagnamento della rete informale #GenerAttivi, attraverso incontri in presenza ed online durante tutto l’arco l’anno. Anche la comunicazione si è arricchita: per raccontare il Bene sono stati realizzati nuovi strumenti come il podcast “Intraprendenti, storie di chi nel Terzo Settore genera futuro” ed ampliate le rubriche on line che mettono in evidenza i protagonisti dei progetti finanziati, persone che fanno davvero la differenza ed alle quali va tutta la nostra gratitudine

“Per immaginare il futuro non dobbiamo scordare il nostro passato. Le persone che abbiamo incontrato ci insegnano che il nostro agire quotidiano può essere strumento concreto di pace e di crescita: portiamo con noi questa consapevolezza e continuiamo a costruire insieme un domani migliore per tutti” conclude il Presidente che augura di agire senza lasciare indietro nessuno.

Scopri anche il Bilancio d’Esercizio!

 


Fondazione Cattolica e la campagna 5x1000

Fondazione Cattolica e la campagna 5×1000

Tutte le buone ragioni per cui puoi sostenere con il tuo 5x1000 le attività di Fondazione Cattolica Ente Filantropico iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

Dal 2006 sosteniamo gli enti non profit che generano valore prendendosi cura di chi è più fragile. Investire nel sociale, per Fondazione Cattolica, significa essere a fianco di chi semina un nuovo modo di pensare e agire, capace di generare valore condiviso e senza tempo.

Per questo abbiamo scelto di accompagnare gli enti non profit senza creare rapporti di dipendenza bensì trasformando gli investimenti in investimenti sociali.

Crediamo in chi si adopera per rispondere ai bisogni sociali generando valore condiviso. Nelle persone che attivano reti di solidarietà dove ciascuno diventa risorsa per l’altro. Nei giovani, nella loro creatività e nella loro capacità di rispondere in modo innovativo alle nuove sfide sociali.

Grazie anche al nostro intervento negli ultimi 6 anni abbiamo permesso a oltre 1.800 persone ritenute “svantaggiate” di trovare collocazione nel mondo del lavoro. Di essere qualcuno. Di essere riconosciute. Ed i progetti che abbiamo accompagnato hanno permesso a 2.688.783 persone di beneficiare dell’attività.

Anche tu puoi essere parte di questo sviluppo! Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno dai valore al tuo 5×1000 con noi!

5x1000

Perché farlo?

  1. Perché abbiamo a cuore lo sviluppo e il benessere di persone e territori
  2. Perché desideriamo avviare processi inclusivi, a misura d’uomo e della sua dignità
  3. Perché il Bene è fatto anche da piccole realtà presenti su tutta Italia che hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro!

Grazie per il tuo sostegno!

Vuoi saperne di più su tutte le nostre attività? Guarda il nostro Bilancio!


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