Impegnarsi per costruire un futuro migliore: Ellena e il welfare di prossimità
Scoprire una vocazione e metterla al servizio degli altri può dare un senso profondo al nostro vivere e all’impegno quotidiano. Ne parliamo nel quinto episodio di “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” e approfondiamo insieme le caratteristiche del welfare di prossimità.
La storia di Ellena
“Ognuno di noi è qui per un motivo”, questo è il pensiero che ha dato forza ad Ellena per scoprire i suoi talenti.
Il primo incontro con l’autismo è per lei pieno di domande e con poche risposte: si rende conto che per stabilire un contatto deve trovare un linguaggio nuovo, che non si ancora alle parole ma passa attraverso l’ascolto e lo sguardo.
Ellena desiderava accompagnare le famiglie che affrontano la disabilità, disegnare con loro un futuro più inclusivo e sostenibile: questa vocazione si è tradotta nell’impegno politico cittadino e nella partecipazione alle attività di Cooperativa Sonda, dalla quale poi è nata Ca’Leido, un centro specializzato nell’autismo, per adulti e bambini, che offre attività laboratoriali, percorsi di affiancamento alla scuola ma anche occasioni in cui sperimentare l’inclusività sociale delle persone fragili attraverso centri estivi aperti a tutti.
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Il welfare di prossimità: peculiarità e potenzialità
L’urgenza di condivisione e di mettersi al servizio degli altri è il motore che muove anche il welfare di prossimità.
A differenza dei modelli tradizionali, quello capitalista che punta a riaffermare il ruolo di potere di chi lo elargisce e quello statale che prevede risposte universali, ma scarse e ostacolate da una burocrazia spesso scoraggiante, nel welfare di prossimità sono gli stessi cittadini a diventare interpreti dei loro concreti bisogni: la comunità mette in rete, in un’azione sinergica, tutte le sue risorse per adeguarsi all’evoluzione dei bisogni sociali, anche attraverso gli istituti della co-progettazione e della co-programmazione previsti dalla normativa del Terzo Settore.
In questa dinamica comunitaria hanno un ruolo fondamentale le organizzazioni sociali, sottolinea l’avvocato Lorenzo Pillon del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, devono essere però orientate secondo coordinate che Ellena, con la sua testimonianza, ha dimostrato di aver ben individuato e messo in atto: l’ascolto, l’empatia e la capacità di essere di stimolo a reagire alla situazione di bisogno, provocando reazioni anziché fornendo risposte chiuse, mantenendo la pazienza di attendere i risultati e trovando il coraggio di assumersi la responsabilità sociale del proprio progetto e della propria azione.
Ti è piaciuto questo approfondimento? Puoi leggere anche quello sul welfare di comunità.
Il vero dono sei tu…Volontari si diventa!
Fondazione Cattolica sulle reti televisive Sky con la campagna “Il vero dono sei Tu” realizzata insieme alla rete nonprofit #Generattivi per promuovere il valore del volontariato.
“Il vero dono sei Tu” è un’occasione per ri-scoprirsi e per scoprire la bellezza delle Persone. È un invito ad uscire di casa per conoscere, condividere, incontrare. “Il vero dono sei Tu” è una proposta che raggiunge gli spettatori e che domanda: desideri metterti in gioco?
La campagna #ilverodonoseitu
Insieme alla rete informale #GenerAttivi, Fondazione Cattolica ha sviluppato 5 spot televisivi per rivelare il ruolo fondamentale del dono e di chi sceglie di dedicare tempo, conoscenze, competenze e beni inutilizzati agli altri.
Dal 12 febbraio fino alla fine del mese, le reti Sky trasmetteranno le videoclip che offrono uno sguardo sul mondo della disabilità, delle povertà, della solitudine e del riuso. Ogni video rimanda al sito controcorrente dove è possibile conoscere più nel dettaglio la campagna, visualizzare alcune delle organizzazioni facenti parte della rete impegnate in ambito educativo, formativo, culturale, sanitario, di ricerca e prendere contatti per essere indirizzati agli enti non profit più vicini alle esigenze di chi vuole mettersi in gioco o cerca risposte a un bisogno!
Diventa volontario anche tu
Quando si dona si fa bene due volte: alle persone incontrate e a sé stessi. Hai mai provato? Grazie alla rete di associazioni, cooperative e imprese sociali appartenenti al Terzo Settore che operano a livello nazionale, Fondazione Cattolica desidera offrire l’opportunità di scoprire il beneficio che si crea quando si diventa volontari. Bambini, anziani, migranti, disabili, donne in difficoltà e persone in uscita da percorsi di vita complessi, sono molteplici gli ambiti di intervento a cui dedicarsi. Il non profit ti aspetta!
Ringraziamenti
La cooperazione insegna che quando un’occasione personale la si condivide, diventa un’opportunità! La campagna #ilverodonoseitu è stata realizzata grazie ad un’idea proposta da Onlus Gulliver Pesaro. Fondazione Cattolica ringrazia tutte le organizzazioni che hanno permesso di dare forma ad un pensiero. In particolar modo la cooperativa sociale Monteverde:
L’associazione Alzheimer Verona
La Ronda della Carità
La Onlus Gulliver
e tutti i volontari e collaboratori che sono diventati i veri protagonisti dei video realizzati!
Impatto della cultura in Italia: numeri, potenzialità e ruolo del Terzo Settore
Abbiamo fatto un focus sullo stato di salute della cultura in Italia e il contributo del non profit in questo settore
“Con la cultura non si mangia” recita un detto della tradizione popolare. Eppure il nostro Paese è pieno di testimonianze e produzioni artistiche, da proteggere, valorizzare e trasmettere, che potrebbero diventare volano di sviluppo dell’economia e della società. Ma servono fondi, strategie, idee e serve educare alla cultura.
Anche il Terzo Settore è attivo in questo ambito, perché fare cultura può essere un potente strumento di rigenerazione sociale e inclusione. Vediamo insieme qualche dato...
I numeri della Cultura in Italia

La cultura ha prodotto ricadute positive anche su altri settori economici per circa 252 mld di euro, pari al 15,8% dell’economia del Paese: si tratta quindi di un settore strategico sul quale investire! Esistono però grandi differenze tra Nord e Sud Italia: Milano è al primo posto nelle graduatorie per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte con la cultura, mentre al Lazio spetta il record positivo per la partecipazione culturale.
I Comuni del Nord spendono in cultura circa 26 euro a cittadino, al Sud 9 euro pro capite, su una media nazionale di circa 20 euro.
Eppure siamo un Paese di eccellenza in questo settore: l’Italia infatti è in cima alla lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco con 58 siti, di cui 53 appartenenti alla categoria dei beni culturali e 5 a quella dei beni naturali. Per saperne di più visita il sito
Difficoltà per il settore: scarsi investimenti e conseguenze del Covid
Purtroppo, gli investimenti dello Stato nella cultura sono ancora insufficienti, la spesa pubblica destinata al patrimonio culturale nel 2019 è stata di circa 5 miliardi di euro, tra le più basse in Europa in rapporto al PIL: 2,8 per mille contro una media del 4,8.
Inoltre, il settore è stato molto colpito dalle restrizioni conseguenti l’emergenza Covid: la pandemia ha colpito soprattutto le arti performative e in generale la fruizione “live”, rinnovando invece l’interesse per l’offerta digitale e recuperando la prossimità territoriale.
In 2 anni, sono andati perduti 55.000 posti di lavoro del settore cultura, registrando un calo occupazionale superiore alla media del Paese: 6,7% rispetto al 2,4%, a conferma della sua fragilità strutturale (lavoro precario).
L’ultimo “Rapporto annuale sul benessere equo e solidale in Italia” dell’Istat (2021) ha evidenziato un crollo della partecipazione culturale, dal 35% del 2019 al’8% del 2021, per effetto delle misure anti Covid.
La partecipazione culturale fuori casa in quegli anni si è ridotta soprattutto per le donne, che invece dal 2017 presentavano livelli in costante miglioramento. Inoltre i giovani, che hanno sempre registrato livelli più elevati, negli anni della pandemia si sono equiparati alle altre fasce di età.
Potenzialità del settore
Le potenzialità di questo settore sono enormi e avrebbero un impatto trasversale su economia e società: le industrie culturali e creative possono infatti essere tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale italiana, sia per il numero di posti di lavoro che coinvolgono sia per la ricchezza che producono.
La cultura è inoltre un mezzo per coinvolgere le comunità e stimolare lo sviluppo dei territori e può diventare un motore di innovazione per l’economia e un attivatore della crescita di settori come turismo, trasporti e manifattura.
Il ruolo del Terzo Settore nella Cultura

Anche il Terzo Settore fa la sua parte: i dati Istat 2020, gli ultimi disponibili, rilevano la presenza di 57.615 realtà che si occupano di attività culturali e artistiche, pari al 15.9% del totale degli enti non profit (363.499) e impiegano 20.038 dipendenti.
In questo ambito sono prevalenti le APS – associazioni di promozione sociale, pari al 32,4% della realtà, seguono altre forme organizzative 16,6%, le onlus 12,3%, le organizzazioni di volontariato 8,5% e le imprese sociali 2,6%.
Le organizzazioni non profit che si occupano di attività culturali e artistiche non sembrano essere particolarmente premiate dai contribuenti italiani: solo il 3,3% delle realtà di questo settore ammesse al contributo del 5 per mille, pari al 10,6% del totale degli enti selezionabili, viene scelto dai cittadini e a queste sono destinate il 3,7% delle risorse, quasi 17 milioni di euro.
Rispetto al 2019, risulta in diminuzione dello 0,6% il numero di realtà non profit nel settore “cultura, sport e ricreazione” e del 5,6% il numero dei dipendenti. Si rileva inoltre una riduzione del fatturato superiore al 20% per il 62,5% delle attività culturali e artistiche. Questi dati sono sicuramente influenzati dagli effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento.
PNRR e Cultura
Gli interventi previsti dal PNRR per il settore cultura intendono ristrutturare gli asset chiave del patrimonio italiano e favorire la nascita di nuovi servizi per migliorarne l’attrattività, l’accessibilità (sia fisica che digitale) e la sicurezza, in un’ottica generale di sostenibilità ambientale. Le misure sono tre:
- Patrimonio culturale per la prossima generazione: 1,1 mld €
- Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale: 2,72 mld €
- Industria culturale e creativa 4.0: 0,46 mld €
Progetti per il futuro
In Italia c’è molta offerta culturale, ma manca la domanda: cosa si potrebbe fare per renderla più attrattiva? Noi abbiamo incontrato Mario e abbiamo visto come la cultura ha cambiato le dinamiche di un Rione intero!
Fonti Istat, Ministero della Cultura, Unesco, Fondazione Symbola report annuale “Io sono cultura 2022”, Unioncamere
Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Di desideri e welfare parliamo su Intraprendenti!
L’esperienza di Valentina e Federica Sorce rivela il bisogno di inseguire i propri desideri specialmente quando questi danno valore alla vita delle persone. Nel quarto episodio di INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro parliamo di strade inedite aperte per rispondere a nuovi bisogni e di welfare di prossimità.
L’amore per una persona fragile accanto a noi a volte è in grado di espandersi così tanto da generare realtà che sanno rispondere ai bisogni di molti. È così che nasce la cooperativa sociale Giò, da Valentina e Federica desiderose di creare un ambiente che garantisse un futuro luminoso per il fratello Giovanni e per le famiglie che, come loro, vivono le stesse necessità. Il progetto di inclusione lavorativa “Open House” mira ad accompagnare e sviluppare le abilità di persone con disabilità attraverso la gestione di una fattoria sociale e di un agriturismo.
Ascolta il loro episodio su Spotify!
Ma cosa accade a chi vive in una situazione di isolamento sociale?
Esiste una solitudine che spesso soffoca le famiglie che vivono con persone più fragili. Un isolamento che tutti abbiamo sperimentato nei mesi della pandemia, che ha fermato tutte le attività del volontario, lasciando sole le persone e facendoci sentire tutto il peso e la necessità della solidarietà comunitaria. Questa esperienza, ricorda l’avvocato Lorenzo Pilon del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, ha evidenziato che prossimità e sussidiarietà sono opzioni strategiche necessarie in una società che vuole essere solidale e inclusiva.
Con la Riforma è stata riconosciuta al Terzo Settore una soggettività giuridica e politica che lo rendono protagonista delle politiche di welfare. Inoltre, attraverso gli strumenti della co-progettazione e co-programmazione nel rapporto con l’amministrazione pubblica, si sono creati i presupposti perché prossimità e sussidiarietà non siano solo principi evocati ed evocabili, ma valori concreti della solidarietà comunitaria.
Vuoi saperne di più? Segui gli altri episodi! Come quello di don Silvio sul ruolo del volontariato
Mara: dallo sport a Fattibillimo la casa che abbatte le barriere della diversità
La rubrica "Donne che fanno la differenza" si arricchisce con la storia di Mara Girardi, ideatrice e Presidente, dell'associazione Fattibillimo una realtà pensata per accogliere e creare reali opportunità di inclusione sociale!
A sei anni Mara ha già capito tutto: diventerà maestra. Si immagina già in mezzo alla sua classe, con tanti bambini a insegnare loro le cose. Le basta il diploma alle magistrali per rendere il suo sogno realtà… semplice no? Eppure la vita per lei ha piani diversi.
“Farai lo scientifico!” dice suo padre e Mara si ritrova seduta dietro un banco a soffrire per cinque anni. Sono i compagni il suo cruccio. Loro con quelle battute, con il loro modo di catalogare le persone, con quella fastidiosa capacità di farla sentire diversa solo perché frequenta spazi a loro insoliti.
Mara piange in silenzio tutti i giorni e un pensiero si instilla dentro di lei: Se io vengo esclusa perché vado in oratorio, cosa succede ai bambini con disabilità? La risposta Mara non la trova subito. La comprende solo lavorando.
Diventa insegnante di Educazione Fisica perché crede che lo sport aiuti i bambini a tirar fuori le loro peculiarità. E anche perché a star ferma non è proprio capace! Le piacciono attività che le trasmettono energia e su queste investe, sempre! Mara si diploma in un tempo in cui non si faceva ancora ginnastica in orario scolastico. Ma a lei non interessa lo stipendio: per i bambini ha un debole e gira tutte le elementari di Mogliano portando lo sport in classe.
Mara è esplosiva. E attenta. Le maestre apprezzano la cura che riserva ai bambini, specialmente a quelli con disabilità, e informano le mamme. Dalla prima chiamata ricevuta se ne aggiungono altre. Mara inizia a lavorare insieme a quei bambini che nella vita faticano di più e scopre i pensieri che attanagliano i genitori.
Non è solo cosa faranno crescendo ma anche insieme a chi? Insieme a chi, se non hanno amici? Se finita la scuola diventano invisibili? Se il Comune, la scuola, la Chiesa sono così distanti dalla realtà da non concederle nemmeno gli spazi per creare attività? E così un nuovo pensiero si instilla nella testa di Mara. Si chiama Fattibillimo.
Mara lo sa: i suoi figli cresceranno e allora farà qualcosa di più. Ne è così sicura che negli anni riempie casa sua e il garage di mobili che la gente regala. Un giorno mi serviranno pensa. E il giorno arriva. Arriva in un pomeriggio cocente quando trova una ragazzina disabile sola in piazza. Doveva essere alla pizza di classe “Sono andati a mangiare il gelato, poi tornano!” le spiega. A Mara scoppia il cuore: questa non è inclusività!
Compra una vecchia osteria. Lo fa da sola perché è una pazzia, perché tutti hanno paura che si riveli un buco dell’acqua, perché nessuno, nemmeno in famiglia, pensa che aprire in pieno lockdown sia una scelta intelligente. Ma a Mara non importa. Lascia il lavoro e ascolta il suo cuore.
Fattibillimo ora è una casa. Un luogo accogliente che sa di risate, possibilità e rinascite. Dove volontari, collaboratori e 45 ragazzi con disabilità fisica e intellettiva, sindrome di Down, autismo, tetraplegia vivono appieno le giornate attraverso laboratori di cucina, attività sportive, discipline artistiche e musicali. Dove si è e si diventa.
Fattibillimo è un pensiero cullato che nella realtà ha saputo scardinare le logiche tradizionali. Qui sono le persone “normali” che vanno ad imparare dai “disabili” perché nessuna lezione accademica trasmette la gioia di vivere quanto l’esperienza di chi sente che dalla vita ha già avuto tutto semplicemente perché è nato!
A 57 anni Mara è un’imprenditrice sociale che sogna con la purezza di una bambina.
“Mi diverto. Posso dire che è questa la mia professione?”
Lei è Mara Girardi, una donna che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi scoprire le altre della rubrica a partire da Andrea!
Una mano a chi sostiene: una fotografia sulle candidature
Una mano a chi sostiene è il bando lanciato da Fondazione Cattolica nel 2022 per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano. Chi sono le realtà che si sono candidate al bando?
Il bando “Una mano a chi sostiene” nasce per sostenere realtà impegnate in ambito non profit, ma anche enti religiosi civilmente riconosciuti ed enti privati senza scopo di lucro, a realizzare progetti ad alto impatto sociale, economico e territoriale.
Di cosa si tratta?
Con il 31 dicembre 2022, termine di presentazione delle candidature, si è conclusa la prima fase del bando. Chi sono e da dove vengono i candidati?
Una fotografia degli enti partecipanti
Al Bando hanno partecipato 577 realtà provenienti per il 60% dal Nord Italia, il 22% dal Centro, il 13% dal Sud e il 4% dalle Isole. La Lombardia è la regione che si è distinta per candidature progetti. Seguita dal Veneto e dal Lazio.
I progetti presenti fanno parte dell’ambito:
- Assistenza e solidarietà sociale per il 50%
- Cultura per il 16%
- Educazione, istruzione e formazione per il 34%
La maggior parte delle realtà ha giovane età (essendo costituite negli ultimi 10 anni), includono lavorativamente un numero contenuto di dipendenti e godono della presenza di un copiscuo numero di volontari.
Attraverso i progetti presentati, le realtà si aspettano di offrire opportunità di lavoro per circa 500 persone, includere oltre 500 volontari creando attività di cui potranno beneficiare circa 600 persone.
I prossimi passi del bando
Fase 2: selezione dei progetti
Da gennaio a marzo 2023 una commissione interna selezionerà le migliori 100 idee progettuali che passeranno alla fase successiva del bando
Fase 3: selezione pubblica
I 100 progetti selezionati parteciperanno ad una votazione pubblica. Sulla piattaforma 1clickdonation ogni persona fisica e/o giuridica potrà votare un solo progetto
Fase 4: assegnazione fondi
Ai progetti più votati verrà assegnato il contributo.
Maggiori informazioni sono reperibili nel regolamento!
Dalla passione alle opere di volontariato. Questo è il Podcast Intraprendenti!
Può una passione diventare motore per il Bene? Il Terzo episodio del Podcast “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” racconta di un prete, la sua passione motociclistica e opere di volontariato in Italia e nel mondo.
Le infinite vie del volontariato. Nel terzo episodio del podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore genera futuro” Don Silvio Pasquali e l’avvocato Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico sul Terzo Settore di Cattolica (Gruppo Generali), ci parlano del mondo del volontariato in Italia e di come da una passione possa nascere uno strumento per fare del Bene.
La storia di Don Silvio
C’è un vecchio detto che dice “l’abito non fa il monaco”: cosa pensereste di un prete con la tuta da motociclista? Lui è Don Silvio Pasquali che ha fatto della sua passione per le due ruote uno strumento di bene. Con gli amici motociclisti ha fondato “Raid for Aid. Viaggiare per bene”, un’associazione che promuove progetti di pace e solidarietà in tutto il mondo e motoraduni per raccogliere fondi.
Il segreto è guardare dentro di sé e cercare quanto di buono possiamo condividere per realizzare opere di bene. E così anche una passione può diventare una forma di volontariato.
Il volontariato in Italia
Le organizzazioni di volontariato, ci ricorda Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, sono una particolare tipologia di ente del terzo settore normate dalla Legge 266 del 1991, ciò che le caratterizza è la gratuità, degli organi che gestiscono l’ente, dei volontari impegnati nelle attività e delle prestazioni erogate, che non possono essere remunerate da chi ne usufruisce in misura superiore alle spese necessarie per realizzarle.
L’Istat stima che siano circa 5 milioni e mezzo i volontari impegnati in Italia. Le motivazioni che li spingono ad attivarsi sono molteplici e spesso legate ad un sentire strettamente personale: c’è chi ne ricava un vero e proprio benessere psicofisico, oggetto di studio degli economisti comportamentali, in altri casi, quali l’esperienza del Servizio Civile, oltre alla soddisfazione di prestare la propria attività per il bene della comunità, i giovani hanno la possibilità di essere inseriti in un contesto lavorativo e acquisire competenze e relazioni utili per svolgere in futuro attività nel Terzo Settore.
Vuoi ascoltare altri episodi del Podcast? Parti dalla puntata dedicata ad Arianna e a come il Terzo Settore permetta di trovare il proprio posto nel mondo!
Scoprire come trovare il proprio posto nel mondo: questo è “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro”.
Come si riesce davvero a capire quale è il proprio posto nel mondo? Ce lo ha raccontato Arianna nel secondo episodio di "Intraprendenti" insieme al prof. Antonio Fici
Trovare una prospettiva di senso. E' questo il tema centrale dedicato al secondo episodio del podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore genera futuro” che prende forma grazie all'esperienza vissuta da Arianna, dipendente della cooperativa Sophia di Roma, e dall’avvocato Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico sul Terzo Settore di Cattolica (Gruppo Generali). In questo episodio scopriamo la qualità lavorativa del mondo non profit e come esso può offrire soddisfazioni personali.
La storia di Arianna
Quanti giovani nel corso del loro percorso di studi faticano a identificare con chiarezza il posto che vogliono occupare nel mondo? Anche Arianna si è sentita “fuori posto” in un sistema che richiede efficienza, velocità, profitto in cambio di beni materiali che dovrebbero garantire la felicità. Poi però ha trovato il sorriso nella cooperativa Sophia di Roma, dove ha potuto valorizzare il proprio talento e occuparsi dei tanti bisogni che il fenomeno dell’immigrazione porta con sé.
Soddisfazione personale, dunque, ma anche qualità del lavoro perché, come evidenza Antonio Fici, è nel dna stesso delle imprese sociali la sensibilità verso chi presta il proprio impegno: il lavoratore non è mero strumento per ottenere profitto, ma una risorsa da valorizzare e coinvolgere. Ne è esempio la sperimentazione dello smartworking ben prima dell’emergenza Covid, sintomo di un’attenzione e innovazione inaspettata nel mondo del Terzo Settore.
Un modo diverso di intendere il lavoro, che appaga il cuore delle persone e se ne prende cura.
Curioso di approfondire anche gli altri episodi? Scoprili qui.
Intraprendenti: il podcast per diventare imprenditori sociali
Come si diventa un imprenditore sociale? Lo scopriamo insieme nel primo episodio di "Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro".
Quali sono gli ingredienti necessari per diventare un imprenditore sociale?
Il primo episodio del Podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” è dedicato allo sviluppo di questo tema.
Ne sono protagonisti Mauro Fanchini, direttore della Cooperativa Sociale Il Ponte di Invorio e l’avvocato Felice Scalvini, membro del Comitato Scientifico dedicato al Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni (Gruppo Generali).
Mauro Franchini racconta la propria esperienza e indica gli elementi fondamentali per sviluppare un’impresa sociale:
- curiosità,
- ascolto,
- visione che si ottiene attraverso particolari strumenti di lavoro, quali l’intelligenza, la libertà, la responsabilità e la speranza.
Felice Scalvini ci aiuta a fotografare la realtà delle imprese sociali in Italia, che ad oggi conta circa 23.000 realtà che impegnano 850.000 lavoratori. C’è un aspetto che merita approfondimento: la creazione di una solida base patrimoniale. Come la si ottiene? Scalvini propone l’apporto dei soci, forme di credito agevolato o la filantropia, che può tradursi in contributi a fondo perduto e nella sottoscrizione, anche temporanea, del capitale sociale delle imprese.
Spunti di riflessioni, tra realtà e normativa, esperienza quotidiana e prospettiva economica, che ci aiutano a meglio comprendere come l’impresa sociale può creare opportunità di inclusione e garantire la propria sostenibilità a lungo termine.
Vuoi saperne di più di questo Podcast? Te lo raccontiamo meglio!
Il futuro? Per il 71% dei giovani è promettente
Si può davvero parlare di futuro oggi? E di quale futuro? Fondazione Cattolica ha realizzato Escogito l'iniziativa ideata per aiutare i giovani e inviduare nuovi modelli d'azione con cui costruire il futuro professionale
L’OCSE registra il più alto tasso di appiattamento emotivo dei giovani nei confronti della vita. Eppure nonostante la pandemia, la guerra, il tasso di disoccupazione e di disuguaglianza nel Paese i giovani veronesi hanno fiducia nel futuro. Lo ha dichiarato il 71% dei 700 studenti partecipanti a Escogito, l’iniziata ideata da Fondazione Cattolica Verona per immaginare nuovi modelli d’azione con cui affrontare il futuro. All'interno dell'evento, 5 giovani hanno ricevuto il "Premio Giovani di Valore" ideato per testimoniare le scelte di giovani che in Italia hanno dato vita a imprese ad impatto economico sociale.
Un trend che viene confermato dai numeri nazionali. Nonostante L’Oxfam segnali la presenza di giovani Neet al 23,4%, il tasso di abbandono scolastico al 12,7% e il tasso di disoccupazione giovanile al 21,9%, il 70% dei giovani italiani, etichettati come “choosy”, ha invece voglia di cambiare le cose a partire dalla scuola, dalla politica e dell’ambiente.
Un futuro complesso e sfidante, eppure il 43% di loro è consapevole che per cambiare le cose bisogna mettersi in gioco in prima persona anche perché il 78% sogna un futuro soddisfacente in linea con i propri interessi, con le passioni e all’insegna dell’avvio di attività imprenditoriali.
Il Premio Giovani di Valore
Un futuro che prende forma dal desiderio più che dalle aspettative sociali. Dalla voglia di creare ambienti lavorativi stimolati per sé e per la comunità. Lo testimoniano anche i 5 giovani premiati insieme a Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili e all'Innovazione del Comune di Verona, alla prima edizione “Premio Giovani di Valore”, il premio ideato da Fondazione Cattolica per riconoscere l’impegno di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni che, attraverso le loro scelte, hanno:
- Generato benessere in persone, comunità, ambiente
- Innovato sistemi
- Avviato attività imprenditoriali ad alto impatto sociale
- Creato forti comunità territoriali.
Ma chi sono stati i premiati di questa prima edizione?
Giandonato Salvia - fondatore Progetto Tucum
Ci sono due modi per guardare il povero: starne alla larga o prendersene cura. Giandonato sente che la dignità della Persona è qualcosa che va oltre la sua situazione economica. Questo Premio riconosce l’intraprendenza di un giovane che ha scelto di rispondere all’ingiustizia sociale con un uso sapiente di competenze e innovazione. Tucùm è un’invenzione tecnologica che dialoga con le comunità per generare una società più solidale attraverso il modello dell’Economia Sospesa. Giandonato viene premiato perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo più equo in realtà.
Teresa Scorza - fondatrice ZeroPerCento
Il lavoro lo si può vivere da dipendenti o da intraprendenti. A Teresa, però, non basta lavorare per lavorare perché sente che ci sono Persone a cui manca l’opportunità di esprimere le proprie capacità. Questo Premio riconosce il coraggio di una giovane che di fronte alle impellenti necessità sociali ha scelto di mettersi in gioco per creare un luogo di formazione, lavoro, comunità. ZeroPerCento è una bottega di quartiere che mette al centro la persona e la sostenibilità attraverso il lavoro di chi è più fragile. Teresa viene premiata perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo pieno d’opportunità in un modello d’impresa inclusivo!
Samuele Casartelli e Filippo De Rosa - Casa Legàmi
C’è chi vive una vita intera alla ricerca di sé e chi non ci prova mai. A Samuele e Filippo non bastano le parole, cercano i fatti perché è quando la vita ti fa incontrare l’Altro che riconosci il tuo valore. Questo Premio riconosce lo spirito fraterno con cui un gruppo di giovani ha scelto di fondare una casa per imparare a stare in relazione con tutti e, così facendo, conoscere sé stessi. Casa Legàmi è un luogo vivo che offre amicizia, tempo, sostegno permettendo alle persone di diventare adulti consapevoli e sereni. Samuele e Filippo vengono premiati perché hanno saputo trasformare il desiderio di fraternità in una casa generativa.
Stefano Soardo - fondatore Fucina Machiavelli
Quando dicono che la tua più grande passione non ti permetterà di mantenerti, puoi fare due cose: chiudere i sogni in un cassetto o correre il rischio di provarci. A Stefano però non basta inseguire il suo sogno perché crede che tutti possano vivere facendo ciò che amano di più. Questo Premio riconosce l’intraprendenza di un giovane che ha scelto di scardinare i luoghi comuni e di rendere la cultura un motore aggregativo di crescita per la città. Fucina Machiavelli è un Teatro giovane che attraverso musica e spettacoli fa innamorare dell’arte e di arte fa vivere. Stefano viene premiato perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo ricco di cultura in un’impresa coinvolgente.
Vuoi saperne di più dell'evento? Guarda qui!









