anna fiscale, donne che fanno la differenza

La storia di Anna presidente cooperativa sociale Quid

Questa è la storia di Anna, fondatrice e presidente di Quid, la cooperativa sociale veronese che trasforma la fragilità in valore.

Il fiume che scorre di fronte alla sua casa le ricorda il movimento della vita. Costante e mai uguale. Calmo o impetuoso. A volte così impaziente che la strada per lui tracciata non basta a contenerlo, ed ha bisogno di uscire, vedere cosa c’è oltre, perdersi un po’ per generare quello che ancora non c’è.

Anna è solo una ragazza quando prende il primo volo. Destinazione mondo, Terzo Mondo. Atterra e sbatte subito la faccia contro la realtà: c’è chi vive per soddisfare i capricci di sconosciuti che vogliono frigoriferi pieni e armadi straripanti a chilometri di distanza. La sua mente assimila veloce. Un progetto internazionale non le basta e in poco tempo il suo passaporto si tinge di timbri. Lei ha bisogno di vedere.

Ogni volta che rientra il suo spirito è più ricco. È consapevole, grata e coltiva il sogno di fare qualcosa per migliorare quel mondo ingiusto. Ama la città in cui è cresciuta ma il suo sguardo allenato inizia a farle sollevare i veli d’apparenza sotto cui è nascosto un dolore taciuto, capace di urtare l’illusione cittadina di vivere nella bella città dell’amore. Di cosa si tratta? si chiede mentre invia candidature.

Anna ha un curriculum invidiabile, è giovane, preparata e con esperienze. È proiettata verso una carriera in relazioni internazionali ma qualcosa la blocca. Lei intrepida e coraggiosa è imprigionata in una relazione che la fa sentire debole e impotente. Dentro una gabbia da cui non sa come uscire, come un buco nero che assorbe la sua potenza e la fa sentire persa. Ma poi accade…

L’incontro che le cambia la vita e le urla in silenzio Amati!

Il principio di amarsi gli uni con gli altri la scuote così forte dalle sue insicurezze da trovarsi ad osservare tutto con uno sguardo capovolto e nuovo. Ed è così che lo capisce: nella sua fragilità riscopre la forza e comprende che il dolore delle donne può diventare occasione di bellezza e di riscatto. Per tutte e per tutti!

Anna è un fiume in piena. Vuole realizzare qualcosa capace di unire ambiente, società e mercato con l’empatia e la fragilità. Pensa, condivide, agisce e nel 2013 fonda la cooperativa sociale Quid. La moda diventa un agente di cambiamento per ciò che la società è abituata a scartare: rimanenze di tessuto e donne in situazioni di fragilità: vittime di tratta, violenza, disoccupate over 50 ma anche giovani vulnerabili, richiedenti asilo e rifugiati.

Anna ha 24 anni, la sua idea piace ma il mercato non scherza. Deve guadagnarsi credibilità, trovare partner, diventare sostenibile. Se perde lei, perdono tutte. Alè, alè avanti tutta! la sua passione sconfigge la fatica e accende gli animi. Anna è cocciuta, non demorde mai perché ha fede, crede in un mondo giusto e come lei anche la sua squadra. Così, in sette anni Quid sviluppa 3 negozi, vende online e in oltre 70 multimarca, fattura più di 3 milioni e riceve premi dalla Repubblica italiana, dall’Europa e dalle Nazioni Unite.

A 33 anni è riuscita a rendere più di 150 persone protagoniste di un finale per loro inaspettato. Oggi Anna è ricca, di quella ricchezza che si matura solo quando si entra nelle vite e nei piccoli traguardi altrui. “Essere speciali non è una questione di eroismo ma di umanità”.

Imprenditrice sociale, moglie e mamma. Lei è una donna che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? La Rubrica "Donne che fanno la differenza" racconta l'esperienza di chi crea valore nel settore sociale. Puoi leggere anche di Lidia


opportunità della disabilità

Monterverde, un'impresa di comunità

Nell'est veronese, la cooperativa è diventata un punto di riferimento per il territorio grazie alla sua capacità di coinvolgere la comunità nella creazione dei servizi. Ricerca, ascolto, proattività rendono l'ente noprofit protagonista della cura dei bisogni locali.

La cooperativa sociale Monteverde opera da sempre come Impresa di Comunità. Per questo in tutti i suoi anni di attività ha coinvolto il territorio nella costruzione dei progetti. Monteverde crede nel modello cooperativo che crea sinergia tra vari portatori di interesse: enti pubblici, imprese profit, terzo settore e persone fisiche. Questo modus operandi ha permesso alla cooperativa di trovare soluzioni sostenibili ai bisogni del territorio che possono essere soddisfatti solo quando la comunità se ne fa carico.

La storia

La cooperativa nasce nel 1986 a San Zeno di Colognola ai Colli in un periodo storico complesso per le persone disabili e per le loro famiglie. “C’era bisogno di dare dignità alle persone facendole uscire, dando loro quelle opportunità relazionali e abilitative che erano state loro precluse – racconta Giovanni Soriato, Presidente – Monteverde nasce grazie alla determinazione di Giuseppe Dal Zovo che auspicava di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità che allora, diversamente da oggi, non avevano opportunità di sviluppare le proprie potenzialità”.

Agenda 2021 realizzata con gli utenti

Agenda 2021 con i principi guida delle ONU

Fin dalla sua nascita Monteverde coinvolge la cittadinanza nella sua visione e nelle progettualità: membri della parrocchia, dell’amministrazione comunale e della comunità territoriale vengono resi partecipi negli organismi istituzionali e nelle attività svolte all’interno dei primi laboratori della piccola sede. Nel tempo Monteverde si connota sempre più come luogo di accoglienza per disabilità gravi. Ciò non destabilizza la convinzione che il lavoro sia uno strumento fondamentale nella riabilitazione delle persone che passa attraverso attività strutturate come l’assemblaggio meccanico, l’artigianato, la falegnameria, la marcatura laser e la produzione di carta riciclata. “Abbiamo cercato di soddisfare i bisogni di socializzazione e introdotto percorsi educativi e riabilitativi” testimonia Giovanni.

I servizi

Valorizzare la persona e la sua unicità grazie al lavoro di rete è ciò che ha reso la cooperativa un punto di riferimento per l’est veronese. “Oggi in Monteverde ci occupiamo di tre macro aree: servizi rivolti alla disabilità; alla scuola e ai minori; alle famiglie e all’età evolutiva – descrive Roberta Castagnini, Direzione Servizi Socio Sanitari - Elaboriamo servizi sia per adulti che per minori con disabilità che possono usufruire di un centro pomeridiano o di interventi domiciliari".

I centri diurni sono frequentati da 60 adulti seguiti da un’equipe multidisciplinare. "Creiamo progetti educativi individualizzati e riteniamo rilevante l’attività riabilitativa svolta nei laboratori. Stiamo sperimentando anche esperienze di abitare autonomo in convenzione con l’Ulss locale e abbiamo attivato un servizio chiamato Il Ponte rivolto a persone fragili o con disabilità lievi che possono intraprendere un percorso pre-lavorativo in un ambiente protetto e strutturato in modo specifico a seconda dei percorsi riabilitativi individualizzati”.

Il contatto e la ricerca sul territorio circostante hanno permesso di cogliere nuove necessità sociali sulle quali Monteverde ha scelto di intervenire. “Abbiamo attivato diversi Doposcuola per alcuni Istituti Comprensivi, avviato percorsi sull’affettività e sessualità sia per studenti che per i loro genitori; abbiamo strutturato momenti di accompagnamento al metodo di studio per bambini con disturbi specifici dell’apprendimento e bisogni educativi speciali e proposto percorsi di logopedia e psicomotricità" spiega Roberta. Incontri che hanno permesso alla cooperativa di cogliere il bisogno d'accompagnamento delle famiglie con figli adolescenti. "Abbiamo così ampliato l'offerta dei servizi erogando esperienze formative e percorsi di consulenza psicologica per l’età evolutiva, l’età adulta e la coppia”.

Un punto di riferimento

60 soci, 85 lavoratori a vario titolo, più di 1500 i beneficiari diretti dei servizi offerti. La cooperativa è un riferimento per 10 Comuni. Per la cittadinanza e le imprese locali che hanno scelto di entrare in una rete di economia civile volta allo sviluppo integrale. “In Monteverde ho trovato una realtà che dà un senso al mio percorso di vita famigliare e professionale  – testimonia Francesco Tosato, Direttore - Non è scontato scoprire un luogo di lavoro interessato a dare un contributo positivo al tema della realizzazione individuale, secondo un’ottica di equità generazionale interna ed esterna. Mi sento parte di un ecosistema in cui la cooperativa è soggetto attivo volto a conseguire il bene comune per tutte le persone, in particolare le più fragili, facendo sempre più attenzione alla sostenibilità sociale, economica ed ambientale in ogni aspetto organizzativo e del contesto comunitario”.


NumeroZero

Oltre le barriere della psichiatria

Era una casa molto carina, senza soffitto e senza cucina…ma era bella bella davvero in via dei matti numero zero” cantava Matteo sotto la doccia. Senza saperlo lui, uomo che convive da tutta la vita con l’autismo, è diventato autore del nome di un ristorante speciale che si trova nel cuore di Perugia.

Il ristorante

“Numero Zero è molto più che un ristorante. È un luogo di incontro in cui si promuove una cultura della diversità intesa come patrimonio di inestimabile ricchezza" racconta Marco Casodi, vicepresidente dell’Associazione RealMente e Direttore generale della Fondazione La Città del Sole Onlus. "Qui puoi gustare piatti tradizionali, carni gustose e piatti rivisitati. Ma soprattutto qui puoi respirare socialità, musica, cinema, teatro e letteratura”. Il ristorante nasce nel 2019 dopo che Fondazione La Città del Sole in sinergia con l’Associazione Realmente inaugura in città un centro diurno per pazienti psichiatrici.

L’ex ospedale dei Pellegrini dispone di ampi spazi e giardino interno che lo rendono un posto perfetto per aprire le porte anche alla comunità. Ma il centro da solo non basta per aiutare la cittadinanza a guardare oltre la malattia. Gli operatori si chiedono cosa possiamo fare negli orari serali e durante i fine settimana per coinvolgere la città? La risposta arriva con Vittoria Ferdinandi. Lei, psicologa e filosofa, pone a Marco una domanda: “Ma tu vuoi davvero fare un centro psichiatrico e basta?”. Vittoria è un vulcano di energie e crede che ognuno debba fare la sua parte per favorire una società inclusiva offrendo concrete opportunità di lavoro, socialità e contatto. Tanto che il suo impegno le è stato riconosciuto dal Presidente della Repubblica con il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica a dicembre 2020.

Il ristorante NumeroZero - luogo di incontro e cultura

Il giardino del ristorante NumeroZero

Dei 14 dipendenti oltre il 50% di Numero Zero è costituito da persone che soffrono di disturbi mentali. Sono affiancati da professionisti qualificati e dagli operatori del centro che amano il progetto e portano il loro contributo. “Durante la mia esperienza ho compreso che né il lavoro né la comunità da soli curano i nostri utenti. Ma i progetti personalizzati, pensati e riformulati, permettono di vedere dei miglioramenti nella malattia” racconta Marco che lavora in questo mondo da più di vent’anni. Numero Zero è infatti l’ultima iniziativa avviata in un percorso pluriennale che ha sempre puntato a creare nuove prospettive sociali.

Prima del ristorante

La Fondazione e i suoi progetti innovativi

Era il 1998 quando la Fondazione Città del Sole ha iniziato a sviluppare attività informative, formative, orientative e comunicative legate al mondo delle malattie psichiatriche. Intenzionata a trattare la psichiatria con progetti innovativi, la Fondazione diede avvio a P.R.I.S.M.A., un progetto sperimentale di autonomia abitativa in cui singoli pazienti psichiatrici condividono la residenzialità con coinquilini, in maggioranza studenti universitari. Con questa opportunità Marco incontrò l’autismo, superò il concetto di malattia grazie a Matteo e da allora ha iniziato a lavorare in questo mondo. La Fondazione inaugurò anche PerSo – Perugia Social Film Festival, il festival internazionale di cinema documentario che narra la disabilità psichica con nuovi linguaggi, per favorire il superamento della disabilità mentale.

Perso - rassegna cinematografica per una nuova cultura sulla differenza

Stazione Panzana - inclusione lavorativa e sociale pazienti psichiatrici

L'associazione

La capacità attrattiva e la forza economica del festival spinsero alla nascita dell’Associazione RealMente, l’ente dedicato a promuovere la cultura e la solidarietà sociale attraverso eventi, manifestazioni, sperimentazioni innovative e progettualità in collaborazione con molteplici realtà del Terzo settore. L’arte cinematografica e la comunicazione diventano due importanti elementi sui cui l’associazione investe. Nel 2018 viene fondata Stanzione Panzana, una stazione radiofonica che coinvolge nella redazione persone in carico ai Servizi di Salute Mentale. Con due programmi viene offerta la possibilità a persone con problemi psichiatrici di vivere esperienze professionali inclusive e virtuose, e inoltre favorisce la trasmissione di messaggi nuovi che combattono lo stigma sociale della malattia mentale. Oggi i servizi proposti dalla Fondazione e dall’associazione coinvolgono 19 pazienti, 20 dipendenti, 4 realtà in stretta interconnessione, 26 enti in rete, 4 rassegne, 50 film proiettati mediamente ogni anno, 2 trasmissioni radiofoniche e circa 15.000 beneficiari dei servizi proposti.

Oggi come sostenerli

Per contribuire allo sviluppo di una società capace di guardare oltre le apparenze e di accogliere anche chi vive con le sue difficoltà nella porta accanto, l’associazione promuove una campagna di crowdfunding finalizzata a mantenere e far crescere il ristorante inclusivo, il festival del cinema sociale, la radio e i percorsi di autonomia. Come conoscerli e sostenerli? Guardandoli!


Perchè favorire la cittadinanza attiva

Il mondo è messo in discussione e quando i paradigmi ritenuti certi vacillano, si presenta la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Eppure per vivere in una società migliore, più umana e sostenibile, è necessario partire da ciò che rende i cittadini "buoni cittadini". Insieme a Paolo Stefano, presidente dell'associazione Prospettiva Famiglia, da anni impegnata nella formazione culturale delle giovani generazioni e degli adulti, parliamo di cittadinanza attiva: come si sviluppa, chi la crea e la promuove? Perchè far crescere i cittadini di domani consente di far evolvere la comunità.

Lo tzunami dell'adolescenza

Quando la persona passa dall’infanzia all’adolescenza avvengono talmente tanti cambiamenti, che il medico Alberto Pellai ha parlato di tsunami dell’adolescenza. Non staremo qui ad elencarli tutti, ma ci concentreremo sul cambio di perimetro del “mondo” a cui questa persona fa riferimento: il suo mondo che fino ad allora erano state le mura domestiche, diventa ora il suo quartiere, la sua città, il suo Paese. Da questo momento egli viene investito di un ulteriore ruolo che è quello di essere un “buon cittadino”. In cosa si sostanzia questo ruolo? Fondamentalmente nel portare nella sua vita sociale i principi di cui dovrebbe essersi imbibito in famiglia: il rispetto delle regole, il rispetto degli altri. Se poi a questo modus vivendi, si aggiunge anche la tolleranza per le opinioni altrui e la proattività nel sentirsi parte – per quanto piccola – determinante del futuro della società in cui vive, non sarebbe sgradito.

In sostanza, l’adolescente è chiamato innanzitutto al rispetto delle regole che la società si è data e che sono assolutamente necessarie – quanto volte ce lo ha ripetuto l’ex giudice Gherardo Colombo- per una convivenza più facile e più civile. Non serve citare il famoso esempio del semaforo per far capire cosa succederebbe se non ci fossero le regole: a volte un po’ odiate, ma, ad una riflessione più profonda, elemento cardine della vita sociale.

Oltre le regole il contributo delle proprie azioni

Tuttavia, mai come in questo momento, al cittadino viene chiesto non solo un atteggiamento passivo di non-violazione delle regole, ma soprattutto un comportamento attivo, volto a portare il suo piccolo sacco di frumento al mulino della democrazia. Cervelli pensanti, persone colte e letterate, ma soprattutto persone di buon senso hanno l’obbligo morale di mettersi a disposizione delle Istituzioni per dare un contributo al consolidamento di quanto hanno fatto i Padri fondatori della Repubblica. Prospettiva Famiglia, in una delle edizioni della “Borsa di Studio Tommasoli” di qualche anno fa, indisse il tema di una “mini-Costituzione”, invitando i ragazzi delle scuole a mettersi nei panni dei Ferruccio Parri, degli Enrico De Nicola, dei Sandro Pertini e stabilire quali fossero i pilastri fondanti della nostra Repubblica. Noi siamo convinti che – soprattutto se il bambino è cresciuto nei suoi primi anni– in un ambiente dove si è abbeverato alla fonte del rispetto reciproco e del “bello”, ha sicuramente i germi di quei valori morali (nulla ethica sine aesthetica) che in età adulta lo possano rendere elemento di spicco nella creazione di una società civilmente ed eticamente evoluta.

Incontro cittadinanza attiva

Incontro cittadinanza attiva

Senza pretendere che il cittadino debba trasformarsi in uno Spiderman dei tempi moderni, si pensi che per essere un buon cittadino sono sufficienti gesti e azioni semplici, purché spinti da un ideale puro. Su questo ambito farò due soli esempi: innanzitutto il voto. Quante volte siamo indotti a non adempiere a questo diritto-dovere perché delusi da innumerevoli esempi di cattiva politica, che anziché premettere il bene comune a quello del singolo, fa esattamente il contrario. Altro esempio quella della recente normativa anti-corruzione: un’ampia parte della normativa è dedicata al whistleblowing (soffiare nel fischietto). Di cosa si tratta?  Beh, molto semplicemente si sta dicendo: “caro cittadino, qualunque ruolo tu abbia nella vita lavorativa o sociale, quando assisti o vieni a conoscenza di un atto illecito, non girarti dall’altra parte, ma dai l’allarme”. Se ci pensiamo, soffiare nel fischietto è l’atto più semplice che ci sia e se diamo un fischietto in mano ad un bambino, egli stesso – come primo atto - non farà altro che soffiarci dentro; eppure, questo segnale, questo allarme, questo richiamare l’attenzione degli altri (dal vicino di casa al rappresentante delle forze dell’ordine, dall’amico con cui si sta giocando al funzionario pubblico) ha un valore fondamentale. Si pensi, per dare un altro esempio, agli effetti di un incendio, se solo l’allarme venisse dato tempestivamente.

Ridurre le disuguaglianze sociali

La cittadinanza attiva deve mirare, secondo la nostra interpretazione, anche a ridurre le disuguaglianze sociali; ce lo diceva, il 20 ottobre 2017, il prof. Romano Prodi, quando, parlando de Il piano inclinato, disse: “Mentre il profilo delle nostre società veniva profondamente modificato dall'impatto della tecnologia, della finanza e della globalizzazione, ci siamo dimenticati dell'uguaglianza.” E questo è un obiettivo che il bravo cittadino non può tralasciare perché senza uguaglianza la stessa crescita rallenta e le crepe nella coesione sociale mettono a rischio la stabilità democratica. Includere, non escludere. Portare a bordo anche coloro che appaiono più deboli genera vantaggi perché – e qui mi rifaccio alle parole di don Mazzi quando seguiva personalmente un ragazzo che aveva assassinato i genitori della fidanzata in un noto caso di alcuni anni fa – anche nel cuore delle persone apparentemente peggiori c’è una piccola scintilla, che, se ravvivata e valorizzata, può portare a risultati straordinari.

Quali le modalità per costruire un bravo cittadino? Diciamo pure che ci sono vari modi per far sì che il bambino di oggi sia il bravo cittadino di domani, ma due ingredienti non devono mancare mai. Innanzitutto, l’esempio. Possiamo dire e urlare ai nostri ragazzi tutto quanto di positivo esista al mondo, ma se poi con il nostro comportamento non siamo coerenti, la frittata è fatta. Nulla è più deprimente agli occhi del ragazzo che guarda al proprio genitore, come vederlo predicare bene e razzolare male. Non possiamo dire in famiglia “io ho una dignità, non accetterò mai quel denaro” e poi fare il contrario. I ragazzi non si aspettano che noi genitori siamo degli eroi, ci stimano e ci apprezzano come persone normali, ma una cosa la pretendono: che noi genitori si sia chiari e identificabili come una fotografia ben nitida. Dire una cosa e farne un’altra rende la foto sfocata e sgradita. L’altro ingrediente che, insieme all’esempio, non può mancare è l’empatia. Essa è il network attraverso il quale le nostre emozioni, le nostre sensazioni, i nostri sentimenti arrivano al figlio e viceversa. Esso il canale di comunicazione con il quale dialogare. In mancanza di questo “filo diretto”, restiamo come un bellissimo libro che nessuno ha mai letto e al tempo stesso, nostro figlio resta alla ricerca di quei caratteri identificativi originanti che sono il fondamento per intraprendere un qualunque viaggio; non possiamo costruire una società nuova, se non facciamo tesoro di quella da cui proveniamo; saper discernere quanto di buono (da portare avanti) e quanto di brutto (da scartare) ha la società attuale, è l’informazione indispensabile per costruire quella futura.

giovani cittadini consapevoli

Occorrono persone vere e luoghi non convenzionali

Per agganciare i ragazzi rapidamente occorrono figure di altissimo valore morale, uomini e donne che colpiscano il loro immaginario e richiamino alla mente gesti di grande dirittura e integrità. La presenza, ai nostri incontri, di uomini e donne che sprigionano questo potere emotivo è stata in passato la conferma di questa affermazione: Giuseppe Ayala, Gian Carlo Caselli, Pier Camillo Davigo, Gherardo Colombo, Nicola Gratteri, Maria Falcone e la compianta Rita Borsellino sono figure che richiamano alla mente anche dei giovani, un modo unico di vivere il rapporto con le Istituzioni, il rapporto con la gente, il rapporto con la propria coscienza. Qui siamo all’apice della scala morale: figure che hanno dedicato tutta la loro vita, e in qualche caso l’hanno anche immolata, alla ricerca di principi universali come la Giustizia, la Libertà, la Democrazia. Portare a bordo i ragazzi – ma il discorso vale anche per gli adulti, sia chiaro – comporta fatica, impegno e fantasia; occorre uscire dal solito clichè per proporre loro qualcosa che realmente li coinvolga e li faccia sentire protagonisti. Non servono, come ci disse saggiamente Nando Dalla Chiesa, luoghi particolari. Egli stesso, infatti, da professore universitario sorprese i suoi stessi colleghi, quando portò i ragazzi al Carcere di massima sicurezza dell’Asinara; mise i ragazzi a prendere appunti sotto un cielo stellato, con i testi illuminati dalla luce dei telefonini. “Perché per discutere di temi seri non bisogna necessariamente essere in aula; a volte va bene anche essere in quei luoghi che hanno visto o vedono svilupparsi quei comportamenti violenti e subdoli che stanno alla base della condotta criminosa (io non li porto ai circoli del jazz, né a vedere i musei; li porto in luoghi che sembrano l’inferno).” Fautore di quella teoria dell’immersione per cui l’apprendimento è più efficace quando è sviluppato insieme agli altri in un fertile ed efficace contraddittorio. Ecco sì, direi che per creare il buon cittadino occorre metterlo nel ruolo, far sì che egli si cali nei panni di un deputato della Repubblica, di un pubblico funzionario, di un rappresentante delle Forze dell’ordine; in sostanza, abituarlo a valutare la situazione, a prendere decisioni importanti da cui può dipendere il destino di molti, Se li abitueremo a farlo, ispirati ai principi di cui noi genitori siamo (dobbiamo essere) portatori, avremo dei buoni manager, dei buoni funzionari, dei buoni deputati.

Conoscere per trovare soluzioni

La cittadinanza attiva non prescinde dal prendere consapevolezza della situazione politica e sociale del proprio Paese; evitando possibilmente di cadere nel dibattito politico, spesso sterile, cattivo e fazioso, è importante educare i ragazzi a comprendere la realtà che li circonda, quali decisioni politiche vengono prese, qual è la foto socio-economica del nostro Paese, come cambiano i costumi ed il lessico giornalistico: appropriarsi di ciò significa accendere i riflettori e consentire di valutare con più facilità rispetto a quando il palcoscenico è al buio o si vedono solo delle ombre. Una volta valutata la realtà, occorre meditare (cosa rarissima in un mondo che viaggia alla velocità della luce), “vedere” i fatti non con l’occhio, ma con la mente e con il cuore, pensare a soluzioni che ci possono apparire impossibili e che invece si possono realizzare a condizione che ci si creda veramente e ci si punti con tutte le proprie forze (stay hungry, stay foolish -  Steve Jobs, Università di Stanford, 2005). E’ pensabile una città senza inquinamento? E’ pensabile un Paese dove la gente non muoia nel disinteresse generale? E’ pensabile un’economia che abbia come obiettivo il bene sociale prima del profitto? Beh, su quest’ultimo tema le società sostenibili (ESG – Environmental Social Governance) sono la dimostrazione che si può fare e ottengono anche il consenso finanziario in quanto la tutela dell’ambiente è una cosa che sta a cuore a tutti. Da qui alla Francesconomics il passo sarebbe breve, ma si aprono scenari immensi che qui non possiamo affrontare per ragioni di spazio.

Come Prospettiva Famiglia, sappiamo che la strada è in salita, ma vogliamo anche credere a quanto di buono c’è intorno a noi e a non farci traviare dalle cattive notizie dei telegiornali perché, come si usa dire, “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce".


LidiaBorzì: rubrica Donne che fanno la differenza

Donne che fanno la differenza: Lidia

Quando Lidia lascia la Sicilia porta in valigia due cose: l’effervescenza vulcanica ereditata dalla sua terra e la voglia di generare storie nuove. È giovane e innamorata, segue il marito a Roma e vi scopre una città viva, piena di risorse e di opportunità. I giorni passano, Lidia capisce che la sua famiglia non si può allargare e si mette in cerca di un calore che le ricorda casa.

La prima volta l’aveva accompagnata suo fratello Angelo. Il circolo le era piaciuto così c’era tornata. Aveva iniziato ad occuparsi della tombola e quando stava in quella stanza le sembrava di respirare un’aria diversa, fatta di progetti, relazioni e comunità. Per questo apre la porta di un circolo ACLI anche a Roma e senza saperlo inizia la sua avventura.

L’impegno sociale diventa la sua vita e si intreccia sempre più con il suo lavoro come direttrice di un centro di formazione, come progettista e consulente sociale. A Lidia piace lo spirito di squadra che vive in ACLI. Si sente a casa. Ascolta, si confronta, impara. Sposa lo spirito delle ACLI e lavora per creare rete. Ha capacità e le sue doti vengono premiate con ruoli sempre più impegnativi (dalle deleghe a Governance, Famiglia, Progettazione sociale, 5xmille; al Premio Amico della Famiglia istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; alla Commissione per le Parità e Pari opportunità nel lavoro del  Ministero del Lavoro). Eppure non è tutto oro quello che luccica…

Lidia è una donna. Deve guadagnarsi la credibilità. Deve faticare per far comprendere il valore delle sue scelte anche se queste generano impatti positivi. Però non si arrende. Crede nel servizio e nella possibilità di creare un welfare comunitario che contrasti le povertà del mondo d’oggi. Segue il consiglio del Papa: impara ad indossare un nuovo paio di occhiali invisibili che le fanno guardare oltre.

Mette a fuoco le periferie geografiche ed esistenziali della città. Vede la dimensione della gravità: disuguaglianze, solitudine, povertà educative. Vive tra la gente perché è lì che comprende. I bisogni aumentano, cosa possiamo fare? continua a chiedersi mentre perde il sonno e pensa a nuove soluzioni. Lidia cerca e coinvolge. È appassionata, determinata e concreta per questo le persone la seguono.

Così diventa Presidente delle ACLI di Roma, un arcipelago di 320 strutture che ogni anno accoglie oltre 120 mila persone, molte in condizioni di estrema fragilità. Serve visione e lungimiranza per costruire nuovi orizzonti. Come un’allenatrice motiva e spinge la sua squadra, fatta da centinaia di operatori e volontari, ad avere nuovi sguardi. Si sviluppano diversi servizi per i bisogni primari, per tutelare i diritti mancati, per promuovere il lavoro dignitoso, il contrasto alle povertà educative, l’attivazione della persona. Per non lasciare nessuno da solo.

Famiglie, indigenti, immigrati, minori e giovani sperduti... il cuore di Lidia non conosce confini. Solo durante il Lockdown le ACLI di Roma hanno assistito 900 minori, offerto più di 800 ore di consulenza, percorso 20 mila km per consegnare più di 3 mila pacchi recuperati da oltre 1 tonnellata di eccedenze alimentari a 8 mila persone.

L’impegno di Lidia è diventato la sua missione di vita. “Credo in chi prova ad essere straordinario nell’ordinario. Quando si ascoltano i silenzi e si vede anche chi sta nell’ombra, quando l’energia diventa conforto e il tempo aiuto concreto, allora riconosco l’essenza del donarsi”.

Lei è Lidia, una donna che fa la differenza.


copertina onlus gulliver

Onlus Gulliver, sviluppa l'economia di comunità

Ci sono cose e persone che sembrano essere state assopite per lungo tempo, come fossero in un lungo inverno. Poi una scintilla risveglia anime e corpi, le situazioni si trasformano e le persone si prodigano per creare qualcosa di nuovo. Di unico. Di speciale. Questo è il caso di Onlus Gulliver, una comunità, più che un’associazione, che da quando è nata ha risvegliato il contatto umano tra le persone.

“Eravamo un gruppo di genitori con i figli alla scuola Gulliver – racconta il fondatore e presidente Andrea Boccanera – Era il 2011 ed eravamo stanchi di lamentarci per tutto ciò che non andava: l’edificio scolastico trascurato, le vie mal gestite, il parco lasciato a sé…c’era tanta rabbia dentro di noi Perché nessuno fa nulla? ci chiedevamo. Poi abbiamo smesso di chiedercelo, ci siamo organizzati e abbiamo iniziato a fare”. Quaranta genitori, spinti dal desiderio di curare l’ambiente dove vivano i loro bambini, si rimboccano le maniche e fanno quello che attendevano dalla pubblica amministrazione: puliscono le strade, dipingono le scuole, sistemano i parchi, piantano fiori. Il loro modo di fare diventa contagioso. Man mano si uniscono altre persone che comprendono l’importanza di uscire dall’individualismo per entrare a far parte di un noi, di una comunità che si prende cura di chi vive il territorio.

“Abbiamo messo il benessere della persona al centro senza alcun tornaconto personale. In noi c’è sempre stata la voglia di fare per creare qualcosa che rimanga nella comunità o dentro le persone” testimonia Andrea. Ecco perché l’associazione non si è mai specializzata a rispondere ad un unico bisogno bensì elabora servizi basati sulle reali capacità dei volontari e dei bisogni territoriali percepiti. “Ci siamo dedicati a realizzare attività volte a sensibilizzare contro il bullismo e la violenza di genere, abbiamo favorito la partecipazione attiva dei cittadini, l’integrazione culturale, lo sviluppo di librerie sociali, la raccolta di donazioni a favore di enti locali, promuoviamo l’inclusione lavorativa e sociale per persone con difficoltà personali… - testimonia Andrea - Il riuso è diventato per noi un mezzo per metterci in relazione, far percepire un messaggio, creare occupazione e un’economia di comunità. Oggi abbiamo un capannone di 5mila metri quadrati.  Da 7 Comuni le persone ci raggiungono per portare quello che non vogliono più; noi selezioniamo, ripariamo, curiamo e portiamo nuovamente il bene a disposizione di chi ha bisogno e lo riceve gratuitamente, ma anche a chi vuole acquistarlo. Raccogliamo dalla comunità e con la comunità per restituire a chi ne ha più bisogno”.

In questi anni l’impegno dei 200 volontari e dei 40 lavoratori occupati alla Gulliver hanno reso credibile la Onlus tanto da farla divenire una realtà in collaborazione quotidiana con diversi comuni, la Prefettura di Pesaro-Urbino, la Regione Marche, la Comunità Europea e tanti Enti del Terzo Settore, per costruire spazi fisici reali che facciano scoprire il senso civico ai cittadini. Non solo. Enti storici occupati nei servizi di prossimità hanno preferito consegnare l’incarico all’associazione perché più abile a rispondere ai bisogni di oltre 120 famiglie indigenti. “Le nostre opere sono significative perché toccano la vita delle persone, puoi vedere le cose che facciamo. Noi ci siamo giocati la nostra credibilità perché facciamo per gli altri prima ancora che per noi stessi. È diventata una missione di vita! Ci sono volontari così affezionati alla Gulliver che si alzano alle 5 del mattino e prima di andare a lavorare passano dal magazzino a vedere che tutto sia a posto. La gente lo vede che chi c’è qui crede nel progetto e crederci è la nostra forza perché abbiamo capito che il nostro modo di servire è assumersi delle responsabilità nei confronti dei 150 mila abitanti dei comuni limitrofi”.

Quasi giocando, continuando sicuramente a divertirsi nonostante l’impegno, l’associazione anno dopo anno ha implementato servizi e personale. Trovano occupazione persone con fragilità e i volontari sono giovani, hanno un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, spesso sono genitori di famiglia e portano con sé i bambini. “Questa vitalità mi piace, penso dia un senso alla vita – ammette Andrea – Io sono cresciuto in una famiglia in cui prima c’erano i poveri e poi il Natale. Mio padre molte notti non era a casa ma in ospedale a fare volontariato. Il mio mondo è sempre stato questo. Quando ho capito che dovevo fare qualcosa per il futuro ho pensato a qualcosa di vero e di autentico, qualcosa che mancava a Pesaro. Ed oggi siamo qui grazie a don Vincenzi che ha dato una svolta alla mia vita: mi ha fatto comprendere che non può esserci volontariato senza una vocazione che lo sostenga. Ed è allora per una vocazione condivisa che stiamo creando qualcosa che resta, che dà, che genera!”


Come il Terzo Settore rende scientifici i modelli

Che si lavori in ambito profit o non profit la ricerca applicata permette di migliorare la qualità dei servizi proposti riuscendo a leggere in modo sempre più preciso i bisogni degli utenti. Le imprese strutturano reparti dedicati allo studio e all’innovazione dei prodotti, dei servizi, delle prestazioni.

Cosa comporterebbe riuscire a realizzare ricerche accurate anche in ambito sociale? Da dove si dovrebbe partire e cosa permetterebbe di ottenere? Lo abbiamo chiesto a Francesca Cavallini, Psicologa e CEO di Tice, cooperativa sociale piacentina, che è stata tra i pionieri dell'imprenditoria sociale e misurare l'impatto dei propri sforzi mossa dal desiderio di comprendere quali cambiamenti sistemici avvengono in famiglie, bambini, adolescenti, psicologi e istituzioni grazie ai loro servizi.

  • Come sei arrivata a lavorare nel campo sociale?

C’è stato un momento in cui ho capito cosa volevo fare e risale alla mia tarda infanzia, quando mia madre faceva l’insegnante di sostegno. Ricordo che per me era un “trauma” vedere gli adolescenti che seguiva mia madre: fumavano, si picchiavano, avevano comportamenti disdicevoli per una bambina. Una volta mi nascosi in un armadio e lì riuscii a vedere la trasformazione dei ragazzi quando si lavora personalmente con ciascuno. Accadde qualcosa di magico. Scoprii che un ragazzo allevava canarini e compresi che dentro ciascuno di loro c’era del bello. Così ho capito che volevo creare opportunità per chi “fallisce” a scuola. Il mondo scolastico porta a pensare che se vai male a scuola non andrai bene in nessun altro campo della vita. Non è così e io volevo dimostrarlo.

Negli Stati Uniti ho visto da vicino alcuni centri di apprendimento che mi hanno ispirata: se un ragazzo va male a scuola va’ in centri privati che insegnano come studiare. All’epoca in Italia non esistevano questi centri e l’idea mi piaceva. Quando ho aperto Tice eravamo la prima cooperativa con questo servizio che si rivolgeva al mercato e non passava dai servizi sociali.

  • Di cosa si occupa la cooperativa Tice?

Dal 2006 la cooperativa sviluppa percorsi psicologici individualizzati, basati su evidenze sperimentali, per permettere a bambini, adolescenti e giovani adulti di riconoscere e far emergere il proprio potenziale. Lavoriamo con persone che hanno un’età variegata tra i 3 e i 35 anni, anche se il picco è nella fascia 10-15. I bambini passano del tempo insieme a coetanei e professionisti, imparano divertendosi e crescono da un punto di vista psicologico ed emotivo. I servizi che offriamo sono molteplici: valutazioni diagnostiche, consulenze psicologiche, supporto nello studio, potenziamento per DSA, logopedia, supporto alle neomamme, consulenza genitoriale… tutti sono accumunati dalla nostra attitudine di ricercare soluzioni innovative che rispondano in modo funzionale ai bisogni delle persone. La nostra cooperativa si caratterizza per un rapporto continuativo con il mondo accademico, perché crediamo che la ricerca ci aiuti a coltivare la capacità innovativa e generativa che porta a comprendere meglio e a formulare risposte efficaci ai bisogni incontrati. 

  • Perché hai sentito il bisogno di rendere scientifico il vostro lavoro?

Fin da quando siamo nati abbiamo dato base scientifica ai servizi. All’inizio abbiamo avviato una ricerca applicata perché faceva parte del mio dottorato. Io credo che lo sguardo della ricerca e dell’Università dia moltissimo perché permette di avere un punto di vista esterno sul proprio agire e migliora le prestazioni. Oggi abbiamo fiducia nella medicina perché è una scienza che ha sperimentato. Io vorrei che avvenisse lo stesso anche per la salute psicologica delle persone. Inoltre fare ricerca aiuta a leggere il bisogno di domani. Ad esempio, anni fa avevamo compreso l’importanza di lavorare sulla scrittura, il calcolo e il potenziamento della lettura ed oggi infatti è un servizio richiesto e da vendere. Ecco perché ogni anno ci impegniamo a sviluppare nuovi progetti di ricerca applicata con Università o enti di ricerca che ci supportano nella progettazione di piani sperimentali.

  • Quali passi bisogna compiere per sviluppare ricerca?

Bisogna creare network con l’Università. Il primo passo è attivare convenzioni di tirocinio con esse (noi lo abbiamo fatto con una ventina di istituzioni). Questo consente a docenti di conoscere la realtà. Bisogna poi rendersi disponibili per ospitare tesi sperimentali di studenti in triennale o magistrale. Favorire lo sviluppo di ipotesi di ricerca da fare in comune con docenti. Comunicare i risultati. Cucire rapporti. Questo comporta dedicare tempo all’ambito della ricerca e dell’innovazione ma ciò porta benefici.

  • A quali benefici ti riferisci?

Il primo lo vive l’ente e le persone che vi lavorano perché si acquisisce consapevolezza del proprio operato. La ricerca diventa uno strumento di coesione e di identificazione valoriale per il team perché impara a guardarsi, migliorarsi, innovarsi. Fornisce un metodo per non rimanere negli eventi ma per guardare sempre avanti. Permette di comprendere le procedure che si possono replicare in modo positivo il servizio in luoghi e con persone diverse. Permette anche di aumentare la propria credibilità nei confronti degli enti a cui si richiedono fondi.

  • Si può ritenere Tice un modello?

Si potrebbe, perchè abbiamo scelto di non diventare un modello. Abbiamo consapevolezza che sviluppare dei modelli nel sociale spesso interrompe lo sviluppo di sé stessi mentre noi siamo sempre in cambiamento. Però dal 2006 abbiamo formato oltre 800 psicologi nelle nostre aule e da queste formazioni sono nate 27 start up in Italia che replicano la nostra impronta e che sono accreditate con noi. Ci piace formare, ma credo sia giusto che ognuno prenda la sua strada.


Uomini che fanno la differenza: Valerio Tomaselli

In un comune abitato da poco più di 12mila abitanti, vive Valerio, 34 anni, con sua moglie e tre bambini. A San Mauro Pascoli, Valerio è una figura nota, d’altronde non sono poi molti i giovani che come regalo di laurea scelgono di aprire una cooperativa sociale.

Ma Valerio è così: pieno di vita, fiducioso, intraprendente. Cresce in una famiglia di cinque figli con l’esempio di un padre che, per mantenere tutti, lavorava fino a 14 ore al giorno e di quel lavoro era felice. Così Valerio si innamora del significato del lavoro, della praticità di ogni mestiere e capisce che nella vita può fare tutto. Poi però accade. Quell’incontro che cambia il futuro.

Sono gli occhi a mandorla, il sorriso stampato, le parole mangiate e gli abbracci affettuosi a far capire a Valerio che nella vita lui deve fare qualcosa di più. Era poco più di un adolescente quando inizia a dedicare qualche ora al volontariato con ragazzi che hanno la Sindrome di Down e dentro di sè inizia a sentire una voce che si presenta e ripresenta e gli chiede: 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒑𝒖𝒐𝒊 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒈𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊?

Cosa può fare? Si diploma, si iscrive all’università, continua a fare volontariato, si laurea e decide di avviare la Cooperativa Amici Di Gigi. È il 2009, sono in 4 amici uniti da un grande sogno: rendere bambini, ragazzi, adulti in situazione di fragilità protagonisti di un futuro positivo. Nonostante la bontà dell’intento si trova di fronte a una strada tortuosa e in salita che lo sfida a guadagnarsi la credibilità di enti, famiglie e professionisti affinchè le persone si fidino dei servizi proposti e rendano il sogno realtà.

Valerio non si arrende. La sua positività, il sostegno degli amici e la sua voglia di fare, lo spingono ad assumere l’iniziativa di intraprendere, mentre la chiarezza di riferimenti valoriali lo orientano. Per rendere unico il loro servizio, servono persone flessibili e disponibili, capaci di sentirsi genitori di un figlio che non è loro ma che viene affidato. In gioco c’è la vita di bambini che nulla hanno fatto se non nascere in famiglie con genitori smarriti, fragili e soli, che hanno perso il senso e non riescono a seminare quei valori che fanno crescere una creatura.

Quei bambini meritano educazione, istruzione e amore. Valerio parla, corre, fa’. L’impegno viene ripagato: si creano intese professionali e reti proficue che consentono di costruire progetti personalizzati per quasi 100 minori. 𝐴𝑚𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑔𝑖 si guadagna la fiducia delle istituzioni, del territorio, dei servizi sociali, delle famiglie e dei piccoli. Oggi offre lavoro a oltre 60 persone, ha attive 4 comunità semiresidenziali, 2 comunità residenziali per minori e servizi per gravi disabilità. Eppure non basta…Per creare futuro serve lavoro.

Così 𝐴𝑚𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑔𝑖 decide di acquistare la Belforte Fragranze Italiane, un’azienda di fragranze per ambienti, che diventa un’azienda marchiata dall’amore per la bellezza, la qualità dei prodotti e l’inclusione sociale. Presente in più di 300mila case con oltre 20 profumazioni e aperta ai mercati internazionale, la 𝐵𝑒𝑙𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒 crea lavoro e dà continuità ai ragazzi della cooperativa.

Valerio non è uno qualsiasi, anche se vuole farlo credere. “𝑵𝒐𝒏 𝒄𝒓𝒆𝒅𝒐 𝒏𝒆𝒊 𝒑𝒐𝒕𝒆𝒓𝒊 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒊. 𝑪𝒓𝒆𝒅𝒐 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆, 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒔𝒊𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀, 𝒏𝒆𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐. 𝑪𝒓𝒆𝒅𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒊 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒄𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊!” Valerio è un uomo che fa la differenza.

Ps= Valerio Tomaselli è il ragazzo con il maglioncino azzurro!


I 5 passi fondamentali per migliorare il mondo con l'arte

Durante la nostra esperienza ci siamo accorti che diversi enti nel Terzo Settore fanno uso delle forme artistiche come strumento educativo e di valorizzazione della persona. Ci siamo chiesti come l'arte possa aiutare a migliorare il mondo. Mario Restagno, Direttore Artistico dell'Accademia dello Spettacolo di Torino, aiuta a rispondere alla domanda in 5 passi.

1 - CONIUGARE ARTE E VALORI

Il 900 ha visto cambiare radicalmente il quadro socio-economico nell’area dei paesi maggiormente industrializzati, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Oggi, svolgendo una professione in campo artistico, si può vivere e mantenere onestamente una famiglia. Nei paesi dove il tenore di vita è più alto, i mestieri artistici riscuotono un grande interesse e sono particolarmente ambiti soprattutto tra i giovani. In Italia, tuttavia, si continua a considerare le attività creative per lo più aspetti del tempo libero, non fondamentali e questo approccio si riflette nelle scelte della politica. Artisti e creativi, al servizio dei media, hanno grandi possibilità di diffondere cultura ed educare masse di giovani, ma questa attività raramente è ispirata da valori etici, molto più spesso segue le regole del profitto economico. I più importanti centri di produzione cinematografica e televisiva sono in mano a grandi capitalisti privati che curano i propri interessi economici e sono poco interessati ai temi dell’educazione e della responsabilità: scelgono di diffondere ciò che procura reddito. Mi sono domandato: è ragionevole competere con le multinazionali? Ha senso attendere che qualche grande capitalista decida di investire a favore di una comunicazione che coniughi arte e valori etici? Noi crediamo in un’arte che parli di Verità, Bellezza, Libertà e Amore. Ho pensato di lasciare gli strumenti a chi li possiede e curare invece le persone cominciando a formare una nuova generazione di artisti che contribuiscano a fare il mondo migliore. Per fare questo era necessario creare un ambiente di educazione e così nata Accademia dello Spettacolo nel 2000.

2- LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO

E non solo. È importante scegliere i valori su cui basare la crescita degli artisti

In quell’anno il Card. Martini pubblicò un opuscolo intitolato “Quale Bellezza salverà il mondo?” riprendendo una frase tratta dall’Idiota di Dostoevskij. Il documento faceva riferimento alla cosiddetta teologia della Bellezza del teologo Han Urs Von Balthasar. Per chi aveva ricevuto una formazione in ambienti cattolici non era facile svolgere un’attività nel mondo dello spettacolo: negli anni 70-80, per esempio, la danza era ancora considerata un’attività sconveniente. Come potevamo insegnare danza senza generare immediatamente un contrasto? L’approfondimento della teologia della Bellezza riscattava le attività artistiche dai blocchi giansenisti ancora diffusi negli ambienti cattolici e, negli anni successivi, le aperture ufficiali della Chiesa in questa direzione ci confortavano. “In ogni cosa bella c’è un lampo di Grazia”, è diventato lo slogan della nostra attività: la ricerca della Bellezza, che era vissuta con senso di colpa, è diventato affrancamento e liberazione.

3 - FORMARE CON VERITA'

Per quanto possa essere scomoda riconoscerla, accettarla ed assumere le sue conseguenze essa fa crescere la persona e l’artista

Ci siamo domandati quali valori dovevano ispirare la formazione di un’artista che vuole fare il mondo migliore e abbiamo individuato nella verità un elemento fondamentale. Qualsiasi rapporto umano che non si basi sulla verità è destinato a fallire o portare grandi sofferenze: tanto più un rapporto educativo/formativo.

Quando un giovane intraprende la via della verità umana consente la formazione di una coscienza retta: la ragione diventa efficace strumento di ricerca e dialogo. Ma non è facile affermare il valore della verità oggi: i giovani sono figli di una società che cura le apparenze e riconoscere la verità può essere un percorso estremamente difficile per loro.

L’obbiettivo di diventare un artista, tuttavia, “scomoda” molti giovani dalle posizioni acquisite: noi testimoniamo che i grandi artisti si formano accogliendo la verità e, questo principio, non lo affermiamo solo noi, ma anche Konstantin Sergej Stanislavskij,  Jerzy Grotowski, Lee Strasberg… gli artisti che hanno rivoluzionato le arti sceniche nel 900.

La verità chiama anche gli educatori a testimoniarla sempre: dire la verità, non nascondere la verità… a volte può essere molto scomodo “politicamente”, a volte può essere più facile non voler guardare la verità.

Molti affermano che non c’è una verità unica: tra i giovani è facile incontrare questa posizione relativista. La nostra posizione è riassunta da quanto dice Merlino nella commedia musicale “Excalibur” che abbiamo prodotto nel 2014: “La Verità non è un pacco postale, ma un cielo stellato sotto cui si vive e si prendono decisioni.” Questa affermazione riprende il pensiero di Emanuele Severino che suggerisce di pensare alla Verità come un cielo stellato, quindi qualcosa che nessuno possiede fisicamente e che nessuno può manipolare.

In questi vent’anni di attività come scuola di arti sceniche e centro di produzione abbiamo scoperto che “tutto nasce dal movimento”, la vita è movimento, comunicare è movimento e la danza è l'arte del movimento. Proprio quell’arte che veniva ritenuta sconveniente è fondamentale nel nostro sistema educativo.

Riconoscere le emozioni, innamorarsi e incanalare la passione in una trasformazione interiore

Un secondo valore è la passione. Martha Graham, grande ballerina e coreografa americana, affermò che “i più grandi ballerini non sono grandi per il loro livello tecnico, sono grandi per la loro passione”. Insegniamo che l’artista deve vivere in costante innamoramento. 

4 - VIVERE DI PASSIONE

I giovani vivono l’età dell’innamoramento e delle passioni: la cultura dominante esalta questi valori non assegnando tuttavia a questo movimento una proiezione verticale. Nell’educazione cattolica questo valore è stato spesso stato escluso per gli evidenti rischi di deragliamento verso le “passioni”. Noi viceversa non vogliamo negare questa energia stupenda che può far fare salti nel buio ai giovani, ma piuttosto cerchiamo di incanalarla. L’artista è una persona che riesce a vivere lo stato nascente dell’innamorato continuamente. Vivere in questo stato è una condanna, ma anche un elezione perché l’artista desidera senza potersi mai appropriare dell’oggetto. Alcuni sono chiamati a salire molto in alto e l’Arte potrebbe chiedere loro una dedizione totale al punto da dover rinunciare ad una relazione stabile per essere completamenti liberi. Altri riusciranno a trovare un equilibrio che gli consente di avere anche una famiglia e dei figli: ma non è utile illudersi che il mestiere dell’artista sia esattamente uguale al mestiere dell’idraulico, del commercialista o del commesso viaggiatore. L’artista condivide con il medico e l’insegnante tanti aspetti: la dedizione, la passione, il rapporto con le persone, ma rispetto a questi mestieri, quello dell’artista chiede di vivere lo stato nascente, innamorarsi, rischiando le proprie dimensioni fisico-spirituali. E l’attore, più ancora, usa proprio il suo corpo e le sue emozioni per innamorarsi, e tutto questo può apparire mostruoso. 

Insegniamo che l’energia utilizzata dagli artisti è la stessa energia degli innamorati: questi ultimi diventano proprietà l’uno per l’altra, gli artisti rinunciano alla proprietà. Il desiderio deve essere sempre vivo e bruciante, gli artisti devono vivere in “stato nascente”, come direbbe Francesco Alberoni.

4- ACCETTARE UN NUOVO SISTEMA EDUCATIVO

Se la vita è movimento l’arte aiuta a sviluppare elementi della persona che l’adattano meglio ai cambiamenti sociali

Perché allora abbiamo deciso di educare i nostri figli fermandoli per 5-6 ore al giorno dietro a dei banchi?

Le istituzioni scolastiche negli ultimi anni hanno visto moltiplicarsi le situazioni DSA e BES in modo esponenziale. La scuola organizzata in modo tradizionale non riesce a far fronte a questi disagi dell’apprendimento.

Si è pensato di risolvere con l’insegnante di sostegno, in realtà il problema sta nel metodo utilizzato. Nella nostra esperienza i bambini con grande sensibilità artistica diventano spesso casi DSA o BES a scuola, viceversa nelle attività considerate del tempo libero eccellono.

Crediamo sia necessario rinnovare i sistemi di educazione. Non è sufficiente educare la testa: siamo fatti anche di emozioni, sentimenti, relazioni. Abbiamo in cuore un progetto di fondare una scuola primaria che metta in pratica un diverso approccio educativo per salvare qualche ragazzo dal destino a cui oggi viene condannato. La società ha bisogno di artisti che siano la coscienza a aiutino ad immaginare il futuro.


Ecommerce in 5 passi, come costruire una rete di vendita digitale

Il fenomeno dell’e-commerce è in forte crescita e gli strumenti di comunicazione e di vendita on line dei prodotti più diversi sono ormai una realtà quotidiana e imprescindibile, che ha cambiato le abitudini e il modo fare acquisti di moltissime persone.

Tuttavia fare un e-commerce non consiste semplicemente nel mettere on line il proprio catalogo prodotti, ma significa sviluppare una serie di conoscenze e competenze che tengano conto di molteplici fattori e interazioni che si generano in rete, integrandosi con fenomeni in continua evoluzione.

Ideazione del progetto, definizione di un budget, architettura del sito, definizione della piattaforma, comunicazione dei contenuti, sviluppo delle tecniche SEO rappresentano le tappe fondamentali per chi vuole approcciarsi alla creazione di un e-commerce. Patrizia Passarini, co-founder e Project Manager dell’impresa sociale Comprendiamo, ci racconta quali sono i cinque passi per costruire un canale e-commerce.


1 - L’IDEA E IL MODELLO DI BUSINESS

L’IDEA
Il punto da cui partire è lo sviluppo di un’idea, in base alle proprie competenze, capacità e attività. Non basta però semplicemente un’idea generica di mettere in rete i propri prodotti. Occorre ricordare che nell’on-line “mettere in vendita” non significa automaticamente “vendere”.
Nell’approcciarsi all’e-commerce, è fondamentale focalizzare i propri obiettivi e motivazioni.

L’ANALISI DEL MERCATO
Occorre analizzare la domanda, i comptetitors, il mercato. Bisogna valutare la potenzialità del progetto, in base ai concorrenti, le parole chiave, i canali di marketing più diffusi, tenendo presente quali possono essere i propri punti di forza.
In base all’analisi, i prezzi che si andranno a proporre devono essere possibilmente in linea con quelli dei concorrenti. Le spedizioni devono essere veloci e a basso costo per il cliente, quindi occorre valutare un buon centro di logistica, cercando un corriere affidabile con cui sviluppare un accordo commerciale.

IL MODELLO INNOVATIVO
Spesso si sente dire che un e-commerce non funziona, o non ha portato i risultati sperati. In realtà non è l’e-commerce che non funziona, ma il modello di business sottostante.
Il modello deve essere innovativo, per sfidare una concorrenza spesso aggressiva, e per colmare un gap di anni di presenza sulla rete da parte dei competitor, in modo da superare gli ostacoli che altri hanno già trovato in un mercato fortemente competitivo.

IL BUDGET PREVISIONALE
E’ importante definire e costruire un budget previsionale e un piano di sviluppo, in riferimento al proprio mercato, ragionando su un periodi di crescita possibilmente di almeno tre anni.
Il budget deve essere definito e organizzato in base ai costi della piattaforma, di gestione della logistica di magazzino, di spedizione, di marketing e del team di lavoro.

IL TEAM DI LAVORO
Il team di lavoro di un e-commerce svolge un ruolo determinante nell’evoluzione del progetto e rappresenta la squadra di persone che vi lavorano.
L’e-commerce manager è colui che tiene le redini del progetto e del team, che stabilisce gli obiettivi e si interfaccia con i vari settori. Occorrono poi altre figure professionali, le cui competenze possono essere in alcuni casi raccolte in un’unica persona: un web developer, con competenze informatiche, un web designer, un SEO specialist, un content curator, un digital marketing manager, un social media manager, un addetto al customer care e un addetto alla logistica e gestione del magazzino.


2 - L'ARCHITETTURA DEL SITO

LA SCELTA DEL NOME
La scelta del nome è fondamentale, perché implica come farsi trovare e ricordare dai propri visitatori e clienti. Il nome rientra tra le “parole chiave” del sito, che è il modo in cui i visitatori arrivano al sito tramite i motori di ricerca, deve essere possibilmente semplice e di solito fa riferimento alla propria attività.

LA SCELTA DEL DOMINIO
Il dominio è l’indirizzo da digitare su Internet per arrivare al sito. Si compone del prefisso, nome ed estensione. Il dominio deve essere semplice e diretto, in modo da essere digitato facilmente.
Deve essere registrato, rivolgendosi ai servizi di richiesta di registrazione dominio, in modo da attestarne in modo certo la proprietà.
Infine occorre rivolgersi ad un servizio di hosting, che ospita su un server le pagine di un sito web.

LA STRUTTURA
I contenuti che si vogliono mettere in rete devono essere organizzati in modo da dare una struttura precisa al sito.

LA MAPPA VISUALE
Per dare forma all’e-commerce, occorre creare la mappa visuale del sito, cioè uno schema che dia forma al progetto, in modo da visualizzare i flussi di navigazione.
Questa consentirà di definire la struttura dell’home page (pagina principale di ogni sito, dove è inserito il menù di navigazione), delle pagine figlie (schede prodotto, gallery e altre), il menù di navigazione e i filtri.
Sono inoltre molto importanti da definire per un sito di e-commerce le pagine: Chi siamo, Contatti, Termini e Condizioni, Privacy.


3 - LA PIATTAFORMA

IL CMS
La maggior parte dei siti presenti in rete sono gestiti attraverso l’uso di un CMS, ossia la piattaforma di creazione del sito, progettata per aiutare a creare, gestire e modificare un sito web. Il CMS consente di modificare le pagine del front end del sito dall’area di back end, a cui si accede tramite login (con username e password).
Tra i CMS, i più diffusi per l’e-commerce sono Prestashop, Magento, Shopify, Woocommerce, soluzioni con moltissime funzionalità e possibilità di personalizzazione, in modo da adeguarsi alle esigenze più diverse.

LA MODALITA’ RESPONSIVE
Con la diffusione di Internet per mobile, come smartphone e tablet, il sito va costruito in modalità responsive (ovvero auto adattante). Ciò consente al sito di adattare la formattazione e la propria struttura in base al device che lo sta chiamando.

LE MODALITA’ DI PAGAMENTO ON LINE
E’ fondamentale per un e-commerce scegliere modalità di pagamento affidabili e sicure, e comunicare ai potenziali clienti tale scelta di sicurezza e affidabilità, eventualmente avvalendosi di specifici enti che certificano la sicurezza dei siti on line.

LA VELOCITA’ DEL SITO
La velocità di caricamento del sito costituisce un altro punto importante per un e-commerce.
Occorre fare attenzione alla progettazione e allo sviluppo del front-end del sito, valutando gli elementi che si inseriscono nel lay out. Attraverso l’uso di strumenti specifici, è possibile rendere le pagine leggere e veloci e diminuire il tempo di risposta del sito, minimizzando il codice e ottimizzando le immagini.

IL MOTORE DI RICERCA INTERNO
Secondo studi condotti sui siti e-commerce, almeno il 40% degli utenti inizia la sua navigazione dai motori di ricerca. Ciò significa che quasi la metà dei visitatori preferisce affidarsi a questo strumento. Inoltre, se la ricerca funziona correttamente, l’utente che arriva al prodotto sarà più predisposto all’acquisto.
E’ importante quindi sviluppare anche un motore di ricerca interno al sito, che funzioni in modo semplice e veloce, con correzione automatica di eventuali errori di digitazione dell’utente, o suggerimento di una lista di prodotti che corrisponda a quanto digitato.

IL CUSTOMER CARE
In rete ciò che fa la differenza non è solo il prezzo o la presentazione del prodotto, ma la fase del post vendita. L’assistenza ai clienti nella fase del post vendita rappresenta in rete un momento fondamentale e deve essere costantemente garantita da un sito di e-commerce. Occorre offrire un servizio di qualità elevata, pronto a risolvere ogni possibile problema che si possa verificare, mettendo sempre il cliente al primo posto.

IL MAGAZZINO ON LINE
Un e-commerce richiede naturalmente anche il magazzino, che consente di organizzare la logistica, attraverso il controllo delle quantità prodotti, e il carico e scarico degli articoli. Ogni operazione che avviene nell’ e-commerce deve essere subito comunicata al magazzino tramite appositi software, per avere una situazione in tempo reale delle disponibilità dei prodotti.
In generale, occorre definire al meglio le procedure per l’organizzazione dei fornitori e della logistica.


4 - I CONTENUTI

LA PIANIFICAZIONE
Il primo aspetto da definire è decidere i tipi di contenuto adeguati, per il proprio pubblico e per i canali di comunicazione collegati all’e-commerce: informazioni nelle schede prodotto per aiutare nel processo d’ acquisto, blog per l’aumento del traffico, infografiche per la condivisione social, articoli per educare i consumatori, social media per creare coinvolgimento, video per far crescere il brand.
E’ importante dare una regolarità e periodicità nella programmazione di queste attività.

LA PRODUZIONE
Per offrire nel sito i propri prodotti, occorre produrre contenuti di qualità.
I contenuti devono essere di utilità, aiuto, educazione all’acquisto, sotto forma di articoli, gallerie fotografiche, video.
Produrre contenuti di qualità significa essere più trovabili in rete, avere maggiore reputazione tra gli esperti del settore, ispirare fiducia ai clienti, distinguersi rispetto alla concorrenza.

LA SCRITTURA SEMPLICE
Ogni settore ha un suo linguaggio specifico, che l’utente interessato solitamente conosce ed è quindi giusto utilizzarlo nello sviluppo dei contenuti. Bisogna però, allo stesso tempo, ricordare di non dilungarsi troppo, dal momento che l’utente cerca soprattutto informazioni che siano comprensibili e assimilabili, in modo semplice e veloce.

LE IMMAGINI DI QUALITA’
Le immagini e le foto rivestono un’importanza fondamentale in un e-commerce. E’ essenziale che le foto siano di qualità, adeguate al contesto, con attenzione ai colori e all’armonia complessiva della pagina.

I SOCIAL MEDIA
I social media consentono al sito di e-commerce di comunicare in modo continuativo con i propri clienti o  potenziali clienti. Lo scopo non è la vendita singola, ma è quello di aumentare la fiducia nel negozio on line, che permetta di creare una relazione nel tempo.
E’ quindi opportuno che ogni e-commerce attivi e dedichi tempo e attenzione allo sviluppo dei propri canali social.

LA COMMUNITY
La creazione di una community permette di creare e rafforzare dei legami che vanno oltre lo scambio economico dei prodotti, creando relazioni tra il sito di e-commerce e i clienti, o tra i clienti stessi.
Ciò permette di aumentare la fiducia nel sito e la riconoscibilità del brand.

IL BLOG
Il blog è uno strumento che permette di spiegare le caratteristiche dei propri prodotti, in relazione all’ambiente, al contesto o al settore specifico, offrendo curiosità, suggerimenti, esperienze.
Ha quindi il compito di intercettare le ricerche digitate sui motori di ricerca dai potenziali acquirenti (inbound marketing) ed è fondamentale per aumentare la brand awareness, in riferimento alla qualità.


5 - SEO, SEM E DIGITAL MARKETING

SEO
La Search Engine Optimization (SEO) riguarda tutte le attività svolte per migliorare il posizionamento delle pagine di un sito web tra i risultati organici della SERP, relativamente alle keyword (parole chiave) ritenute più strategiche.
La differenza tra risultati organici e a pagamento consiste nel fatto che per comparire tra i risultati organici bisogna fare un buon lavoro di ottimizzazione del sito, mentre per comparire tra i risultati a pagamento è necessario utilizzare gli strumenti di promozione SEM e quindi prevedere un budget dedicato.
Il lavoro di un SEO Specialist consiste principalmente nell’individuare le keyword più efficaci e performanti per il settore e per l’ottimizzazione del sito, in termini di architettura, singole pagine e altri elementi che lo compongono.  Inoltre è importante lo svolgimento di attività esterne al sito che influenzano positivamente il posizionamento sui motori di ricerca, come per esempio le attività di link building.
Grazie ad una buona strategia SEO, è possibile ottenere un notevole incremento delle visite verso il sito web che si può tradurre potenzialmente in un incremento delle vendite. Questo può richiedere un periodo mediamente da qualche mese ad un anno, ma poi, una volta raggiunto un buon posizionamento, il risultato si mantiene in modo abbastanza costante e duraturo.

SEM
Quando si parla di Search Engine Marketing (SEM) si fa riferimento all’utilizzo degli strumenti di promozione a pagamento offerti dai motori di ricerca. Tra i più conosciuti vi è Google Ads, ma ne esistono diversi.
Questi strumenti funzionano in base ad una logica di pay per click: il motore di ricerca assegna un valore in denaro a ogni keyword in base a vari fattori (tra cui volumi di ricerca, …). Si scelgono determinate parole chiave e si crea un annuncio pubblicitario, facendolo visualizzare a seguito della ricerca, da parte di un utente, di una di quelle determinate keyword. Ogni volta che l’annuncio verrà cliccato si pagherà la cifra stabilita per quel click.
Questi strumenti forniscono visibilità e traffico abbastanza rapidamente e offrono strumenti di analisi e ottimizzazione molto precisi.

STRUMENTI DI MONITORAGGIO
Uno dei vantaggi dell’e-commerce è che attraverso appositi strumenti è possibile misurare con estrema precisione tutte le attività e avere una panoramica del loro andamento. E’ possibile conoscere nel dettaglio il traffico sul sito online, il comportamento dei visitatori e le conversioni generate (visite che si trasformano in acquisto).

I COMPARATORI DI PREZZO
Nei siti di comparazione dei prezzi, l’utente può cercare un determinato articolo e trovare subito il sito che lo propone in vendita al prezzo più vantaggioso I comparatori di prezzo sono siti a pagamento, dove si fissa un tetto massimo di spesa mensile, per chi vuole fare visualizzare i prodotti del proprio sito.
A differenza dei motori di ricerca, dove i risultati sono organizzati in base al contenuto delle pagine web e non al prezzo, i comparatori offrono uno strumento mirato che rende la ricerca rapida ed efficace, per vedere il prezzo più vantaggioso.

SOCIAL MEDIA MARKETING
I social network e il social media marketing svolgono molteplici funzioni. Rappresentano in primo luogo per l’e-commerce una potenziale fonte di fatturato. ​ Ma occorre ricordare che gli utenti non sono sui social per comprare prodotti, beni o servizi, ma cercano soprattutto informazioni utili, emozioni, recensioni e pareri. Pertanto, è fondamentale ottenere la loro fiducia, valorizzando le caratteristiche dei propri prodotti e servizi.
Ciò può permetterà di creare una solida reputazione online e sviluppare una strategia di brand identity,
Nella comunicazione con gli utenti occorre pazienza e cura nei dettagli, per coinvolgerli e creare interesse e una partecipazione positiva e di lunga durata.
In questo contesto si inquadra lo storytelling dei prodotti o di un settore, che è una strategia di marketing fondamentale per attrarre l’attenzione degli utenti, comunicando il proprio messaggio commerciale in maniera emozionante e coinvolgente.


CONCLUSIONI

Per creare un e-commerce è molto importante fissare gli obiettivi, adottare una strategia efficace, porre la massima attenzione ai contenuti,  creare esperienze d’acquisto su misura per i clienti, analizzare i dati.
Anche aprirsi verso i mercati esteri può aumentare in modo enorme il bacino di potenziali utenti.
Infine, una volta in possesso delle conoscenze e degli strumenti adeguati, occorre metterli in atto con competenza e passione.


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