Audaci nella speranza, creativi con coraggio
Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto all’undicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi, fare rete sui territori e favorire il bene comune.
“Audaci nella speranza, creativi con coraggio” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2021 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 25 al 28 novembre. Un tema che porta a riflettere sulla realtà.
Come innovare sistemi e comportamenti per maturare azioni capaci di sviluppare modi di vivere più responsabili?
Il tema del Festival della Dottrina Sociale
“La Speranza alimenta la creatività e ci fa vedere con molta chiarezza che le difficoltà possono essere occasioni di trasformazione. Non dobbiamo uscire dalla pandemia con la nostalgia del passato, bensì con la consapevolezza che è necessario un cambiamento, in primis della percezione del nostro ruolo nel mondo. È ora di iniziare da noi stessi. Ognuno per come è, per dove è, può diventare un’azione corale, concreta e dirompente che genera il cambiamento”.
Il programma del Festival della Dottrina Sociale
Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.
Fondazione Cattolica, invita i giovani italiani e i membri della rete #GenerAttivi ad incontrarsi in alcuni appuntamenti dedicati allo sviluppo di buone pratiche nel mondo del lavoro e del non profit.
Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:
Giovedì 25 novembre – ore 21 apertura del Festival
Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana e Giulio Tremonti, Docente ed economista.
Venerdì 26 novembre – ore 10 workshop Giovani
Quali principi guidano l’azione generativa, inclusiva e sostenibile nelle realtà di oggi?
Intervengono: Enrico Loccioni, Presidente Impresa Loccioni; Giorgio Mion, Docente di Economia aziendale all’ Università degli studi di Verona; Anna Fiscale, Presidente Coop. Sociale Progetto Quid
Venerdì 26 novembre – ore 11 tavola rotonda rete #GenerAttivi
“Il tuo presente crea futuro? Dinamiche di speranza”, intervengono Padre Francesco Occhetta, fondatore della comunità di “connessioni” e Johnny Dotti, Università Cattolica Sacro Cuore. A seguire i partecipanti condivideranno saperi ed esperienze all’interno dei tavoli di lavoro dedicati a: economia circolare, empowerment femminile, comunicazione, sviluppo di comunità territoriali, percorsi di inclusione, fundraising.
Per partecipare basta riservare qui la propria prenotazione al tavolo di interesse. E' possibile partecipare alle tavole rotonde anche il 27 novembre registrandosi qui
Venerdì 26 novembre – ore 14 tavole pensanti Giovani
Confronto su economia, sostenibilità e speranza in azione grazie alla rappresentanza di imprenditori sociali che racconteranno la propria esperienza in un clima di scambio e confronto. Moda etica, sostenibilità, agricoltura, disabilità, donne, giustizia, reti sociali, finanza sostenibile, comunicazione e cultura sono i temi di dialogo.
Venerdì 26 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune
Serata di premiazione condotta dalla giornalista televisiva Safiria Leccese volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.
Sabato 27 novembre – ore 10 Convegno L’impresa della Sostenibilità
Si parla molto di sostenibilità.
Introduce Mauro Magatti, Università Cattolica del Sacro Cuore si confrontano: Valentina Pellegrini, Vice Presidente Gruppo Pellegrini SpA; Paolo Braguzzi, Amministratore Davines SpA e membro del Supervisory Board di B Lab Europe; Ettore Prandini, Presidente Nazionale Coldiretti; Gian Luca Galletti, Presidente nazionale Ucid;Marco Menni, Vicepresidente nazionale Confcooperative con la moderazione di Claudio Baccarani, Università di Verona.
Sabato 27 novembre – ore 16.30 Libertà, fiducia e generatività: il fondamento di una collaborazione autentica Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!
Ellena, 27 anni e la vocazione che sconfigge l’indifferenza.
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Ellena Bontorin, 27enne vicentina che crede nell’impegno sociale e civile delle giovani generazioni!
Ero una bambina timida con un nome raro. Ellena deriva dal greco: protettrice dell’uomo, luce splendente. Capirai bene che rimanere nel comfort dell’anonimato per me era impossibile. Così ho imparato a tirare fuori la grinta.
Dico sempre “Contano più i fatti delle parole” se vuoi qualcosa non puoi aspettare che accada… devi agire! Dopo 5 anni di scuola potevo già lavorare. Però ho scoperto che mi annoiavo a stare in ufficio, a me serviva stare con la gente. Ma cosa potevo fare? Ed è stata una famiglia ad aprire la porta del mio futuro.
Io e il disturbo autistico all’inizio non ci siamo capiti. Guardavo quel bambino e mi sentivo messa all’angolo. Io sono una persona socievole e parlo, tanto! Ma con quel bimbo ero come trasparente. Dovevo cercare un nuovo linguaggio.
Ho imparato ad ascoltare i silenzi e a leggere dentro gli sguardi. Non ci sono modi unici per entrare in sintonia con l’altro. L’autismo ti sfida, perché non è facile ricominciare sempre in modo nuovo. Ma quando riconosci l’essenza dei bambini, non puoi farne a meno!
Ho studiato psicologia ma sono diventata educatrice. Ed è la mia vocazione! Lo dico a voce alta è E’ LA MIA VOCAZIONE perché non è solo lavoro. Il carico emotivo me lo porto a casa, continuo a formarmi, sono interessata a scoprire novità, studio e cerco ciò che può migliorare il loro futuro.
E sai cosa? Non mi pesa. Nemmeno lavorare il weekend perché condivido i progetti, vedo i risultati dei ragazzi che seguo a Càleido e capisco che il mio esserci ha un senso. Per loro, per me, per le famiglie.
Questo non significa che sia semplice. Quando un bambino vive un periodo no, a me fa male perché posso solo stargli vicino. Non ho il potere di attenuare la sua crisi, i pianti o le urla. Posso solo accogliere la sofferenza e attendere con pazienza.
Mi affeziono ai bambini e alle loro famiglie. Entro in un’intimità fatta di gioie, condivisioni, debolezze e difficoltà. Io mi sento responsabile nei loro confronti perché non si possono abbandonare le persone al loro destino.
Forse è per questo che ho iniziato a fare politica. Io credo nella comunità che si prende cura e mi impegno perché l’educazione giovanile, l’impegno sociale e civile dei ragazzi, il futuro delle persone con disabilità non resti un problema di pochi ma diventi una risposta di molti.
Vivo giornate di 24 ore con un’intensità totale. Perché quando sei educatore lo sei sempre. Ma la sai una cosa? Magari a qualcuno potrebbe pesare. Invece io penso proprio di avere trovato la mia felicità.
Ellena Bontorin, 27 anni, Vicenza.
Ti piace questa storia? Puoi scoprire altri racconti della rubrica #GiovaniSperanze partendo da Nicholas
"In questi anni è cambiato il mondo ma il desiderio iniziale di stare con chi è più emarginato non si è mai spento"ecco la cooperativa L'Arcobaleno
Di fronte alla disabilità più grave, un gruppo di dieci persone scelse di creare servizi educativi per sviluppare le potenzialità e favorire il benessere della persona. Da allora, la cooperativa sociale L’Arcobaleno promuove l’inclusione sociale.
La cooperativa L'Arcobaleno
La cooperativa è nata a Torino nel 1987 con l’intento di affiancare le persone che stavano soffrendo e le loro famiglie. L’Arcobaleno si struttura con un servizio rivolto a persone aventi gravi disabilità e diventa presto un rifugio per coloro che non potevano essere collocati in un contesto lavorativo né, tanto meno, in un contesto formativo.
“La cooperativa si propone di costruire percorsi educativi, terapeutici, didattici e ludici per far sì che bambini, ragazzi e adulti possano vivere una vita dignitosa” racconta Massimiliano Remorini responsabile Area Progetti “Crediamo infatti che la gratitudine influisca sia sull’autostima che sul sentimento di appartenenza ad una comunità.


Dagli anni ’80 la cooperativa sociale è cresciuta e oggi occupa 80 soci lavoratori, raggiunge 200 destinatari con 8 servizi attivi. “In questi anni è cambiato il mondo ma il desiderio iniziale di stare con chi è più emarginato non si è mai spento. Abbiamo costruito un rapporto sinergico e valorizzante con l’ente pubblico locale che ha colto la nostra serietà e la prontezza di risposta in merito a diverse tipologie di disabilità” afferma Massimiliano. All’interno dell’Arcobaleno i servizi non si occupano solo di accompagnamento ma anche di lavoro, formazione, socializzazione.
Servizi e attività dalla cooperativa L'Arcobaleno
Il 90% dei beneficiari dei servizi della cooperativa è formato da persone disabili. In particolare, L’Arcobaleno si rivolge a:
- Minori
per favorire un’esperienza educativa, riabilitativa e socializzante che mira al potenziamento delle capacità individuali sia all’interno dei contesti scolastici che all’esterno
- Adulti
per evidenziare le differenze e le risorse personali che consentono di diventare attori protagonisti della propria vita e non spettatori impotenti. All’interno del Centro Diurno le attività giornaliere favoriscono l’integrazione mentre la Comunità Alloggio si prende cura di coloro che manifestano maggiori difficoltà di inserimento sociale
- Persone con disturbi psichiatrici
per facilitare il riconoscimento dei propri limiti e avviare la costruzione di progetti di vita inclusivi


All’interno della cooperativa è nata anche L’Officina 413, un laboratorio lavorativo che si affianca alle attività educative. Ceramica e legno diventano alleati nei progetti di crescita e sviluppo dei pazienti psichiatrici. “L’Officina è un ambiente di lavoro particolare. Rispetta le capacità e le possibilità degli utenti che attraverso il lavoro manuale trovano giovamento e soddisfazione” testimonia Massimiliano. Le sequenze di lavorazione della ceramica così come le fasi di taglio, levigatura, verniciatura, del legno, permettono a chiunque di trovare una mansione in base alle attitudini personali. “I miglioramenti che abbiamo notato nelle persone impiegate all’interno del laboratorio ci hanno fatto maturare la scelta di ampliare lo spazio dando la possibilità a più persone di accedere a tirocini formativi che consentono di assume pre-requisiti lavorativi utili per poi presentarsi e lavorare presso aziende terze” afferma Massimiliano.
Con questo progetto la cooperativa guarda al futuro con una nuova visione: rendere la cooperativa uno strumento di crescita personale e sociale affinchè il lavoro diventi strumento di dignità riconosciuta.
Vuoi scoprire quali altri realtà sociali ha accompagnato Fondazione Cattolica? Puoi partire da Sc'art Genova
Parte la campagna Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea futuro
Un Natale più inclusivo, equo e solidale è possibile? Sì, lo sperimentano quest'anno le organizzazioni non profit che hanno scelto di realizzare una campagna di raccolta fondi mettendo in rete prodotti che stuzzicano il palato, tengono compagnia, adornano l'ambiente e testimoniano la forza della vita
La campagna di Natale
#Nataleognigiorno è una campagna di raccolta fondi nata dall'incontro di 130 protagonisti del mondo non-profit riuniti nella rete informale #Contagiamoci curata da Fondazione Cattolica. Più di 300 persone provenienti da 15 regioni italiane unite da un grande credo: creare lavoro per dare una migliore prospettiva di vita a tutti. Anche a chi è più fragile o è escluso.
E’ possibile sviluppare un domani più inclusivo, equo e solidale? Fondazione Cattolica crede di sì e lo comprende accompagnando gli enti non profit nelle attività che silenziosamente e quotidianamente, permettono ad ogni essere umano di riscattare la propria vita, superando i limiti e trasformandoli in valore condiviso.
Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea Futuro è un invito a praticare ogni giorno scelte virtuose che favoriscono una vita migliore per tutti. Dietro ad ogni prodotto presentato nei cataloghi della campagna natalizia, ci sono storie di riscatto e di vita vera di persone disabili, immigrati, donne maltrattate, poveri, neet, persone che stanno pagando il costo dei loro errori ed altre che stanno uscendo da percorsi di dipendenza.


Il video di Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea futuro
Cosa si nasconde dietro, o meglio dentro i prodotti sociali? Quali azioni, storie, motivazioni contengono? #Nataleogni giorno si presenta con questo video

Il sito della campagna Natale ogni giorno
Bisogna essere coraggiosi per sfidare la corrente ma quando l'amore si trasforma in azione e il Bene diventa opportunità diventa impossibile fermarsi ad aspettare. I prodotti realizzati dagli enti non profit vi aspettano su: https://controcorrente.fondazionecattolica.it/
Cosa puoi fare tu? Puoi guardare, parlarne, acquistare o consigliare! Scegli di entrare anche tu in questo flusso che sa di Bene. Scegli anche tu di permettere a ciascuno un domani più felice!
Fondazione Cattolica Assicurazioni sostiene la campagna di raccolta fondi promossa direttamente da enti non profit. La stessa non partecipa alla produzione, commercializzazione dei prodotti né percepisce alcun provento dai rapporti commerciali diretti tra gli enti non profit coinvolti ed eventuali donatori.
Mario e quella voglia di riscatto che fa rivivere un Rione
Nella rubrica "Uomini e donne che fanno la differenza", vi raccontiamo la storia di Mario Cappella un uomo che ha imparato a valutare il successo nella meraviglia delle cose che cambiano
Mario prepara la cena, aspetta che rientri sua moglie e intanto ripensa alla sua giornata. Ascolta i suoi figli, i racconti delle soddisfazioni ottenute e delle giornate storte. Si siede a tavola con loro e non può fare a meno di chiederlo ancora una volta. Ma secondo voi quale è il criterio del successo? Cosa fa dire se la tua vita ne vale davvero la pena?
A 9 anni Mario ha le idee chiare: a lui piacciono i bambini e quando sarà grande farà l’educatore. Cresce smussando i lati spigolosi del suo carattere che non lo aiuteranno con i più piccoli. Allena la pazienza, la sicurezza in sè stesso e la calma. Poi termina il liceo, conosce padre Antonio Loffredo, decide di vivere in comunità e comprende che a Napoli non ci sono solo bambini ad avere bisogno.
Bussa alla porta una persona, poi due, poi tre. La tossicodipendenza diventa un problema presente, violento e aggressivo. Scoppia l’allarme sociale: i tossici danno fastidio a Napoli come in tutta Italia. Mario li accoglie, segue le crisi e al momento giusto li indirizza in comunità esistenti. Ma c’è un problema.
La percentuale di ricaduta una volta tornati dalle comunità è alta. Troppo alta. Mario capisce che serve qualcosa di più, qualcosa che riempia il vuoto, la sensazione di non valere nulla, la fragilità che corrode l’anima. Ci vuole delicatezza e fermezza. Apre un centro diurno per lavorare con i tossicodipendenti insieme alla comunità e alla famiglia d’origine. Impara che per ridare valore alla persona ci vuole tempo. Ma poi i risultati arrivano.
Vede nascere figli che non dovevano nascere e sbocciare autentiche relazioni d’amore. Vede persone imbruttite dalla sofferenza splendere di una nuova luce e accompagna i loro sogni a diventare un futuro reale. Mario sta nel bisogno, anche quando Don Antonio viene trasferito al Rione Sanità. Lui continua a coordinare il centro famiglia per minori, il doposcuola, le attività d’animazioni, le piccole cooperative.
Ma a Rione Sanità c’è lavoro da fare. Un restauro di cose e di spirito perché nelle viuzze del borgo dimenticato dall’evoluzione architettonica della città, si respira bellezza, unicità e dolore. Disoccupazione, degrado, violenza: questo è il Rione raccontato dalle cronache. Eppure Mario si accorge che c’è qualcosa di più. C’è arte. Gioventù. Voglia di riscatto. Un tessuto umano aperto e creativo schiacciato dal peso della povertà.
Con la cooperativa La Paranza il Rione Sanità diventa un polo culturale che abbina professionalità giovanili con la riscoperta del patrimonio artistico locale. Ci sono 34 giovani occupati, più di 12 mila mq di patrimonio recuperato e quasi 130 mila visite guidate alla Catacombe. Ma non basta. Non tutti i ragazzi sono laureati. Alcuni sono cresciuti a calci, sapendo di valere meno di uno straccio e hanno passati turbolenti. Mario si impegna. Lotta contro l’eccesso della burocrazia e contro chi rivendica il proprio potere al posto di facilitare benessere. Ci vuole tenacia per raggiungere l’obiettivo ma Officina dei talenti insieme a Fondazione San Gennaro nascono per curare con la bellezza e responsabilizzare con il dono. Senza saperlo le persone diventano comunità.
Negli occhi di 200 giovani occupati e di oltre 2 mila persone seguite, Mario vede il bene che prende forma, la vita che avanza, la meraviglia di scoprire di valere qualcosa. Pensa ai suoi migliori compagni di classe che a distanza di anni non hanno avuto il futuro che speravano e davanti ai suoi figli trova risposta alle sue domande perché “davanti all’estrema povertà puoi scegliere: o lasci emergere la bruttezza delle persone o ti impegni per far uscire la loro bellezza”.
Mario è un uomo che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica. Come quella di Donatella la donna che crede nelle vite aggiustate, non in quelle perfette!
Seconde opportunità: i legami che fanno rivivere donne e oggetti dimenticati
Esiste una piccola associazione nel cuore della Liguria che si occupa di donne vulnerabili e di riciclo. Un legame cucito dalle seconde opportunità che si generano quando persone e cose tornano a vivere assumendo forme nuove.
Sc’Art! nasce nel 2013 a Genova da un gruppo di donne impegnate a favore dell’ambiente e della sensibilità civica. “Studentesse, casalinghe, pensionate e lavoratrici tutte noi volevamo esserci per ridurre gli sprechi e favorire occasioni di inserimento lavorativo per donne più fragili” racconta Etta Rapallo presidente dell’associazione.
Per questo l’ente inizia a muoversi in campo formativo ed educativo. Ma anche in quello didattico ed artistico, proponendo due progetti che riescono a trasformare il territorio prendendosi cura degli oggetti e delle persone che lo abitano.
Il progetto Remida
Remida Genova è un progetto culturale ed ecologico, ispirato a quello internazionale nato a Reggio Emilia più di 20 anni fa, che raccoglie e rimette in circolo prodotti imperfetti, scarti industriali e artigianali. 150 organizzazioni beneficiano della distribuzione gratuita di materiale come legno, carta, stoffe, cuoio, lana che con un po’ di creatività assume inedite forme.


Remida è un progetto di incontro e di scambio. Di formazione e riuso. Più di 800 bambini vengono incontrati ogni anno negli oltre 50 laboratori che l’associazione organizza nelle piazze, nelle scuole, nella loro stessa sede.
Il progetto Creazioni al fresco
Se Sc’art con “Remida Genova” trasmette l’idea che ogni oggetto prima di diventare scarto ha un’alternativa, con Creazioni al fresco contribuisce a creare nuove opportunità per le donne detenute nella Casa Circondariale di Genova.
“Abbiamo iniziato creando dei biglietti natalizi e quell’esperienza ci ha fatto aprire gli occhi su questa parte di mondo invisibile alla società civile. C’era bastato poco per capire che, anche se hanno sbagliato, stavano pagando una doppia condanna: scontavano la pena e non facevano nulla dalla mattina alla sera. Eppure in alcune delle donne che abbiamo incontrato c’era passione, voglia di riscattarsi e di prendere in mano il loro futuro. Così abbiamo deciso di creare un laboratorio” ricorda Etta.


L’associazione ha incontrato più di 100 donne con cui ha realizzato borse, complementi d’arredo, accessori moda recuperando striscioni pubblicitari dismessi e teli di ombrelli rotti. Il lavoro restituisce loro una dignità perduta. “C’è stata una donna che dopo soli due giorni di libertà ha bussato alle porte della casa circondariale chiedendo di riprenderla perché non sapeva dove andare. La vita fuori dal carcere è tosta. Così abbiamo sviluppato anche dei laboratori esterni che danno continuità lavorativa con contratti veri. Qui le donne trovano impiego nell’attività di sartoria, aiutano nella promozione e nella vendita” testimonia Etta.
Scoprirsi brave in qualcosa è liberatorio. Trasmette una nuova fiducia in sé stesse grazie alla quale si può provare a trovare un nuovo equilibrio tra gli affetti, il lavoro e il quotidiano.
La rete
Nonostante Aps Sc’art sia una piccola associazione composta da 14 persone, in questi anni ha contribuito a creare un modello circolare e la sensibilità rispetto alla raccolta differenziata, al riuso e al riciclo è in aumento. Lo si nota dalla richiesta di raccolta materiali che non si è mai fermata nemmeno durante il lockdown. Ma anche dalla rete di musei, centri commerciali, teatri, cooperative che hanno preso a cuore il progetto; un esempio concreto è il negozio “Lo Spaventapasseri”, che non si accontenta di vendere le “Creazioni al fresco” ma crea percorsi di formazione al lavoro per quelle donne che possono fare della sartoria una professione.
Puoi scoprire altre storie di organizzazioni sociali appartenenti alla rete #Contagiamoci! Come quella di GeneraOnlus
Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo. Un passo alla volta.
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Nicholas Moser, 27enne trentino che ha raccolto la sfida lanciata da un amico: cambiare in meglio il mondo!
Ho scelto di fare un liceo linguistico. Mi piaceva l’idea di poter esplorare mondi e conoscere lingue straniere. Credevo che così avrei pensato in modo differente. Ma piano piano mi sono accorto che non erano le lingue ad affascinarmi. Sono le persone.
Si, sono curioso. Ma sono anche uno che ha bisogno di mettere insieme sapere e fare. Quando mi sono laureato in Scienze Economiche e Sociali a Bolzano, mi sono chiesto “E adesso? Cosa me ne faccio di quello che so?”. Ho preso un aereo e sono volato via per fare esperienze.
Ho lavorato in Apple. Mi sono spinto fuori dalla mia zona di comfort e proprio in Irlanda ho aperto gli occhi. Volevo che le mie otto, dieci ore lavorative valessero qualcosa per gli altri. Si, l’ho pensato. Ci ho creduto. Poi sono tornato al lavoro.
Pensa che quando studiavo, mi è capitato di leggere un articolo che raccontava come il calcio fosse uno strumento di sviluppo nei paesi poveri. Lì per lì ho pensato: è questo che voglio fare nella vita! No, non il calciatore. L’ho chiamato sviluppatore di imprese sociali. Ma come farlo? Non esiste un mestiere con questo nome!
Mentre sistemavo computer e account mi sono lanciato in un’esperienza di Sport e global education. Un po’ come in quell’articolo. Ho sempre creduto nello sport, in quel campo neutrale che permette a persone di generi, vissuti e nazionalità diverse di incontrarsi. Un mezzo per creare uguaglianza.
Dentro di me la fiamma di fare qualcosa di più si è accesa. Io volevo usare le mie competenze per scopi sociali. Così sono tornato in Italia, mi sono iscritto ad un Master e da lì ho conosciuto Progetto 92.
Mi hanno chiesto di sviluppare la parte commerciale di Beelieve un progetto di startup nata per favorire la formazione e l’occupazione di NEET, creando prodotti ad alto impatto ambientale. Mi hanno detto “Pensa al business plan sostenibile, alla programmazione delle attività, a stringere partnership con negozi, fornitori, a creare un giro di clienti…”. Una sfida. Ma io sono uno sportivo e non mi tiro indietro.
Lo ammetto, ci sono stati attimi in cui avevo paura di non farcela. Ma qui, quel sentimento di giustizia sociale che sento forte dentro di me, prende forma e mi spinge a far funzionare tutto. Quando vedo che i ragazzi comprendono il loro valore grazie ai prodotti che hanno creato, capisco che il tempo ha sostanza.
Questo è un posto dove non mi sento solo. Siamo insieme.
Insieme crediamo ai progetti. Insieme sviluppiamo opportunità e insieme vediamo persone rinascere. Qui il tempo vale.
Ti è piaciuta la storia di Nicholas? Puoi leggere anche quella di Michela
Generatori di comunità: insieme per non lasciare soli anziani e famiglie
In Italia sono oltre 7 milioni le persone che si prendono cura di familiari, anziani e malati. Di fronte alle evoluzioni sociali, le reti familiari sono sempre più in difficoltà a gestire l’impegno dell’assistenza ai propri cari. Come cambiano le risposte di fronte ai bisogni educativi, sanitari, assistenziali e residenziali delle persone?
“Ci vuole un intero villaggio per crescere un bambino e tanti bambini cresciuti per prendersi cura di un intero villaggio” è questa la visione che caratterizza Genera Onlus a Milano, l’impresa sociale nata dall’unione di due storiche cooperative operanti nel mondo minori e anziani. Fortemente orientata al senso di comunità, la cooperativa si sviluppa per prendersi cura insieme l’uno dell’altro, aiutando chi è più fragile, chi affronta una malattia, chi necessita di accompagnamento.
Per questo Genera Onlus risponde e tre grandi categorie di bisogno:
- Infanzia e minori, per creare opportunità di crescita e sostegno alla genitorialità. Ha attivato servizi rivolti alla prima infanzia con la gestione di nidi e scuole materne; servizi educativi scolastici e domiciliari; servizi di supporto alla famiglia. Delle oltre 280 persone occupate, il 65% dei lavoratori è afferente a questo ramo della cooperativa.
- Anziani, per salvaguardarne l’autonomia e prendersi cura del decadimento cognitivo. La cooperativa ha sviluppato assistenza domiciliare, comunità alloggio per anziani autosufficienti, il primo Villaggio Alzheimer di Milano, il primo servizio di assistenza integrato da remoto.
- Residenzialità, per abitare luoghi che generano futuro. Genera Onlus ha aperto le porte a persone e famiglie che vivono il problema dell’emergenza abitativa creando luoghi di accoglienza e intergenerazionalità.


Generare Comunità
“Viviamo in un contesto storico in cui le persone tendono ad isolarsi di più e risentono delle conseguenze della solitudine, percepita o reale. Diverse ricerche hanno dimostrato come la solitudine acceleri il deterioramento cognitivo. Vivere in un contesto fatto di relazioni ma non istituzionalizzato permette agli anziani di sentirsi protetti ma ancora capaci” racconta Andrea Coden, responsabile area anziani della cooperativa. Per questo la cooperativa ha studiato, sperimentato e operato nuovi modelli di residenzialità che creano una soluzione abitativa protetta per anziani, nuclei familiari e persone in difficoltà abitativa.
A livello demografico i dati dicono che entro il 2050 un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni. “Ripensare ai servizi è una necessità! Il modello attuale è insostenibile per le famiglie sia a livello economico che sociale. Abbiamo bisogno di creare ambienti in grado di far sentire le persone vive, lavorando sulle autonomie, sulle competenze, sull’utilità sociale che ancora possono avere nel mondo” afferma Andrea.
Generare spazi di cura
Pioniera di servizi generativi, la cooperativa lavora in rete per offrire un servizio completo alla comunità. Ne è un esempio il primo Villaggio Alzheimer di Milano, Piazza Grace, nato da una visione relazionale e non assistenziale in cui la persona con Alzheimer trae beneficio dal vivere in un contesto che accoglie diverse generazioni. “È un progetto sperimentale creato insieme alla regione Lombardia. Può ospitare 10 anziani affetti da demenza lieve o moderata in appartamenti che affacciano su grandi spazi comuni, in ambienti concepiti come habitat terapeutici continui, in un contesto ricco di attività commerciali e relazionali” spiega Andrea. Una visione extra-ordinaria per prendersi cura delle persone valorizzando al contempo luoghi, spazi e comunità.

Insieme al Villaggio anche i due centri integrati puntano a recuperare il valore della persona, la sua memoria, le sue abilità affinchè gli anziani possano continuare a manifestare le loro capacità. Negli anni l’approccio sperimentato ha prodotto effetti stupefacenti. “Quest’estate abbiamo inaugurato Cascina Grace, una Foresteria per anziani in campagna, luogo ideale in cui trascorrere un po’ di vacanza in tutta sicurezza e con l’assistenza adeguata. C’era un signore che mesi prima aveva avuto un’ischemia. Dopo soli tre giorni ha abbandonato il girello, parlava, giocava a carte…era tornato l’uomo che era prima dell’attacco celebrale!” ricorda Andrea.
Generare innovazione
Genera Onlus è un’impresa sociale che non si ferma mai. Durante il primo lockdown la cooperativa ha attivato anche Smart4Alzheimer un sistema di presa in carico sia da remoto che a domicilio della persona anziana. Un modello integrato di innovazione tecnologica, gestione del bisogno e cura. “In un periodo in cui tutto sembrava fermarsi fuorchè le difficoltà personali e familiari, questa iniziativa ci ha permesso di valutare a distanza la situazione neurologica del paziente attivando servizi di riabilitazione da remoto e a domicilio” spiega Andrea. A distanza di tempo, il servizio, consente all’hinterland milanese di non lasciare un malato (e la sua famiglia) da solo ma di avere assistenza personalizzata e presa in carico delle cure necessarie entro 48h dal primo contatto.

Praticità, innovazione e lungimiranza. Con questo approccio la cooperativa accompagna oltre 420 famiglie, 400 anziani, quasi 800 persone in difficoltà e guarda al futuro!
Puoi scoprire altre esperienze. Come Oltre quella sedia, impegnata per favorire l'inclusione sociale
Donatella: la donna che crede nelle vite aggiustate, non in quelle perfette!
Un viaggio, la presa di coscienza, il desiderio di creare un mondo nuovo senza uomini perfetti. Il sogno di Dona piano piano diventa realtà quando comprende che chiunque può diventare sostegno e cura per l'altro
Dona è una bambina che non immagina il futuro. Intorno a lei palpita la sofferenza di una famiglia toccata dal dolore. Le basta allungare la manina per sentire il freddo della malattia che è vorace e sembra non arrestarsi mai. Capisce troppo presto che la vita va’ e viene ma in questo flusso incontrollabile Dona fa l’unica cosa che può: semina gioia.
Cresce insieme ai libri. C’è qualcosa di magico nei racconti, nella vita che prende forma. La sua passione si trasforma nella sua laurea. Sceglie Lettere, la socio-linguistica l’affascina e sempre più si trova a chiedersi quale è la mia Parola? Cosa voglio lasciare sulla terra? Ha 24 anni, prende un aereo e intraprende il viaggio che le cambia la vita.
Il Ruanda è come dinamite: fa esplodere le certezze che Dona porta con sé. Lavora per sviluppare comunità rurali con donne violate durante il genocidio del 1994 e con le vedove. Le storie che incontra la spogliano da ogni pregiudizio. Scende dal pulpito dei giusti, sente che la vita degli altri la riguarda, comprende il dono dell’esistenza e la sua responsabilità.
Le vite aggiustate sono più belle di quelle perfette. Torna a casa con la voglia di creare un abitare più umano per tutti. Ce n’è bisogno perché la povertà a Lucca è cambiata. Non riguarda solo persone che ereditano l’esclusione sociale o che inciampano in percorsi compromettenti. Alla Caritas iniziano ad arrivare famiglie con figli a carico e giovani. Lavoratori poco tutelati e precari. Mentre lei diventa Direttrice dell’ente bussano donne in difficoltà e perfino qualcuno tra i suoi compagni di classe.
È uno shock ma ancora una volta, dall’incontro con l’altro, Dona capisce che non esistono confini alla povertà. Come una malattia che agisce nel silenzio, prende la vita delle persone, le isola e allontana. Ma Dona sente che può fare qualcosa. Può costruire nuove comunità non più formate da forti, perfetti e da uomini che credono di essersi fatti da soli. Vuole cambiare il mito fondativo: la cura l’uno dell’altro, il sostegno, la solidarietà reciproca sono la chiave.
Ma Dona ha 30 anni. È una donna in un mondo da sempre governato da uomini. Voglio parlare con il Direttore, quello vero! le rispondono quando si presentano alla sua porta. E Dona è impegnativa: vuole abbandonare l’assistenzialismo per favorire l’accompagnamento e la promozione, vuole costruire alleanze territoriali per guardare il bisogno della persona nella sua interezza. Vuole cambiare le abitudini.
Inizia così a stare sulla soglia, pronta ad accogliere e ad andare incontro. I sorrisi e le parole capaci di far rialzare sempre scaldano più degli abbracci. Il suo modo di fare diventa contagioso. Si forma una squadra e insieme lavorano per tutti. Nascono cooperative agricole di comunità come Calafata, cooperative artigiane per favorire l’economia circolare e il riuso solidale come La Nanina. Caritas partecipa alla nascita di Fondazione Casa Lucca per offrire percorsi di accoglienza e iniziative di social housing a chi altrimenti si troverebbe in strada. Lottano per contrastare la povertà educativa, specialmente dei bambini perché sono proprio loro la garanzia democratica del futuro.
In Caritas Lucca con Dona si creano luoghi, spazi e tempi in cui le persone riscoprono il significato della bellezza. Quella propria e degli altri. Ci vuole pazienza per sollevare la polvere e far brillare la luce che ognuno porta dentro de sé. Ma Dona non ha fretta perché “quando capisci che il cambiamento dipende anche da te, sai che nessuno è mai del tutto perduto e c’è sempre una speranza nascosta che conta più della disperazione evidente.”
Donatella è una donna che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere anche quella di Manuele e di un centro speciale!
Intraprendere nel sociale, il bando che rende le persone protagoniste dello sviluppo
Fondazione Cattolica è alla ricerca di idee progettuali che rispondano in modo efficace, sostenibile ed innovativo ai bisogni crescenti dei territori. Per questo ha ideato il Bando Intraprendere nel Sociale
Con il bando Intraprendere nel sociale Fondazione Cattolica intende sostenere Associazioni ed Enti privati senza finalità di lucro, che promuovono lo sviluppo di una società a misura d’uomo, della sua dignità e vocazione.
Il bando vuole affiancare coloro che si attivano per rispondere in modo nuovo, efficace e sostenibile, ai bisogni riguardanti:
- Nuove povertà
- Disabilità
- Famiglie
- Anziani
- Giovani
Solo le proposte avviate in Italia e capaci di autosostenersi terminato il periodo di accompagnamento, saranno prese in considerazione da Fondazione Cattolica.
Attraverso il bando Intraprendere nel sociale, Fondazione Cattolica desidera contribuire allo sviluppo di un welfare generativo capace di creare valore sociale e crescita, coinvolgendo persone e mercato.
I parametri di valutazione dell’idea riguardano:
- L’impatto sulla comunità (numero delle persone inserite, dei volontari coinvolti, dei beneficiari…)
- Gli elementi innovativi con cui si affronta il bisogno sociale
- Massimizzazione dell’efficacia rispetto al costo
- Tempo necessario al raggiungimento della piena auto sostenibilità economica.
Il contributo massimo stanziato dal Bando Intraprendere nel sociale per ogni progetto è di 10.000 euro e non potrà superare il 50% dei costi complessivi. Maggiori informazioni sono disponibili all’interno del bando
Per presentare la propria idea è necessario prenotare un colloquio telefonico chiamando il numero 045 8083211 oppure scrivendo una mail a fondazione.cattolica@cattolicaassicurazioni.it
Puoi scoprire le proposte progettuali accompagnate negli anni sfogliano i nostri Bilanci









