Insieme per crescere sviluppare comunità

Insieme per crescere, sviluppare comunità

Il video contest "Insieme per Crescere" è nato dalla volontà di esprimere il valore educativo e relazionale dell'esperienza Grest. Oltre 25 Parrocchie e Circoli Noi hanno partecipato alla prima edizione del contest, inviando video artigianali che mettevano al centro la bellezza della relazione ricca di cooperazione, formazione, divertimento, gioco, inclusione, servizio…e molto altro ancora.

Impegno, cura e responsabilità sono gli elementi caratterizzanti i 10 video finalisti pubblicati sui canali social di Fondazione Cattolica. Ancora una volta Parrocchie e Circoli Noi si sono dimostrati veri alleati delle famiglie nella crescita educativa e spirituale delle nuove generazioni. A dimostrarlo è l’attivazione comunitaria e le oltre 9 mila interazioni digitali che hanno decretato i 3 video vincitori del contest.

I vincitori del contest Insieme per Crescere

Con 1.416 voti registrati, la Parrocchia di Sommacampagna - Custoza si aggiudica il primo posto.

Seguita dal Circolo Noi Il Sentiero con 1.319 voti

Terza classificata è la Parrocchia di Vigasio con 1.030 voti

Insieme per crescere, sviluppare comunità

Desiderio di Fondazione Cattolica è continuare un cammino condiviso di crescita. Per questo la Fondazione proclamerà i vincitori durante l'evento “Insieme per crescere, generare comunità”, un’occasione per riflettere insieme sull’oggi e sul domani, identificare buone prassi e modelli che attivino e vitalizzino le realtà comunitarie.

Parteciperanno all'evento come relatori:

don Matteo Malosto Direttore Centro pastorale adolescenti e giovani

    • don Paolo Zuccari, Presidente NOI Aps Verona

L’iniziativa si terrà nella sede di Fondazione Cattolica in via Adua , martedì 10 settembre dalle 11.00 alle 12.00 con momento conviviale finale. E' richiesta comunicazione dei partecipanti.

Per saperne di più sul contest in oggetto è possibile prendere nota del regolamento!


Costruire un futuro di felicità, l’impegno di AGESCI

Costruire un futuro di felicità, l’impegno di AGESCI

Era l’inizio del 1900 quando Lord Baden-Powell osservando i ragazzini di Londra constatò l’urgenza di adottare un approccio pedagogico innovativo per crescere uomini e cittadini liberi, capaci cioè di creare una società migliore di quella che avevano ereditato. Il metodo Scout nasce nel 1907 e pone le radici in quattro elementi educativi portanti e ancora attuali: la formazione del carattere, lo sviluppo delle abilità manuale, la salute e la forza fisica e il servizio verso il prossimo perché negli Scout ogni persona possa scoprire chi è e portare la sua unicità nel mondo.

Lo sviluppo dell'AGESCI in Italia

Fantasia, gioco, avventura, vita all’aria aperta, scoperta di sé e dell’altro, esperienza di comunità…lo scautismo è un movimento che si diffonde velocemente in tutto il mondo. In Italia il movimento viene abbracciato dall’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) e dell’AGI (Associazione Guide Italiane) rispettivamente di composizione maschile e femminile. Le due realtà percorrono un cammino parallelo “fino a quando nel 1974 le due associazioni scelgono di diventare un’unica entità valorizzando le qualità dell’una e dell’altra esperienza” racconta Roberta Vincini, Presidente del Comitato nazionale AGESCI. “La forma della coeducazione, perché si può crescere solo insieme, e della diarchia, cioè della compresenza uomo-donna, ha evidenziato fin dal principio il tratto innovativo di AGESCI orientato ad accendere la ricerca al senso della vita”.

Un cammino, quello dell’AGESCI, umano, sociale e spirituale essendo associazione laicale di tipo B riconosciuta dalla CEI.

Il percorso Scout

“L’esperienza Scout risponde alle tante domande dei giovani sulla vita attraverso una dimensione ludica, sociale e spirituale. Scoprire i fondamenti per vivere una vita autentica adulta è un obiettivo prefisso dallo scautismo che inizia da bambini e dura per sempre!” racconta Francesco Scoppola, Presidente del Comitato nazionale AGESCI. Dagli 8 anni i bambini entrano nel mondo delle Coccinelle o dei Lupetti per scoprire attraverso il gioco la bellezza dell’infanzia e delle loro qualità. Dai 12 anni gli adolescenti accedono alla branca Esploratori e Guide dove riconoscono la propria identità e la relazione con la comunità circostante. Successivamente i ragazzi sono portati a vedere nell’autodeterminazione del servizio una missione personale. “A 21 anni un ragazzo può scegliere se diventare Capo, e quindi aderire ad un patto associativo per accompagnare la crescita delle nuove generazioni secondo i valori del metodo, oppure se dedicare il proprio servizio in altre forme alla comunità”.

Gli Scout una realtà in crescita

AGESCI registra 183 mila iscritti. Di questi 150 mila sono bambini e ragazzi e 33 mila sono capi che hanno scelto di assumersi la responsabilità della crescita educativa dei ragazzi.

“Le famiglie riconoscono l’autenticità della proposta educativa. Bambini e ragazzi sono accompagnati in un percorso esplorativo di conoscenza di sé, delle proprie abilità, dei propri talenti che possono essere messi a disposizione della comunità. Vivere lo scautismo significa mettersi in relazione con gli altri e con la natura, vivere in un contesto positivo non prestazionale né competitivo, sviluppare passioni e costruire ciò che serve. Tutto ciò ha un valore incredibile se pensiamo che oggi tutto è già preconfezionato ed è difficile per i ragazzi sperimentare chi si è” testimoniano i presidenti. Una scelta qualitativamente significativa tanto da avvicinare al mondo Scout sia bambini che adulti. “Il movimento cresce grazie ai capi. Più della metà sono giovani under 30 ma ci sono anche tanti genitori che si avvicinano tramite i loro figli: vedono il significato del percorso e scelgono di affiancare con le loro qualità!”.

AGESCI 50 anni di impegno sociale

Per ricordare i 50 anni di impegno sociale, civile e spirituale AGESCI ha intrapreso un cammino che mette a fuoco il rinnovato bisogno di fare educazione oggi affinchè i bambini e i ragazzi affidati allo scautismo possano crescere nei valori della cittadinanza attiva e responsabile.

Dal 22 al 25 agosto la città di Verona ospita la Route nazionale delle Comunità capi, un evento partecipato da 18.000 capi provenienti da tutta Italia, riunitisi a Villa Buri nel tema: Generazioni di felicità. Una grande avventura vissuta in sinergia con il territorio e l’accompagnamento del mondo ecclesiastico per contribuire a innescare processi di cambiamento positivi e contagiosi.

“Siamo qui per essere felici! E vogliamo testimoniare, e continuare a farlo, la bontà della vita attraverso il servizio e l’educazione delle nuove generazioni.”


Etta e il coraggio di cambiare le cose

Etta e il coraggio di cambiare le cose

C’è pace nella casa in campagna di Etta. Ci sono le api, il bosco, il cane che scodinzola e la natura che scandisce un tempo lento. Il tempo libero e ricco di vita che Etta ha costruito anno dopo anno.

È una ragazzina che vuole fare. Conta i minuti che la separano dai libri di latino agli Scout e poggiata la penna, spalanca la porta e scappa a vivere davvero. Sono gli anni del fermento sociale italiano ed Etta lo respira nelle strade, nelle idee, nei giovani: il mondo è tutto da cambiare!

Ma cambiare cosa? Etta trova risposta aprendo la stanza di un istituto femminile stipato in una soffitta di un palazzone genovese. L’odore di minestra penetra le narici e si attacca ai vestiti. Tutto è fatiscente. Le bambine indossano un grembiulino consunto, si muovono in modo sconnesso e parlano male. Vivono costrette in una stanza senza anima né cura, abbandonate dalle loro famiglie e dimenticate dalla civiltà.

E qualcosa dentro Etta parla forte.

È Luisa. È la disabilità manifestata dalla sorella. È il peso dell’esclusione, l’oppressione dell’abbandono, la ricerca di un senso. È la consapevolezza che si può fare diversamente perché Etta lo sa: non si diventa umani rifiutando le fragilità.

Matura in lei il desiderio di lavorare nel sociale. Ma gli anni ’70 sono solo all’inizio, fare sociale è per lo più un sentimento e i suoi genitori la spingono all’università. Etta li accontenta, prende una laurea in Lettere, si abilita all’insegnamento e si chiede cosa fare del suo futuro quando nel negozio di alimentari, tra un etto di prosciutto e di formaggio, una signora parla di una casa nuova, per ospitare bambini“Mi scusi cosa?” domanda Etta. E da lì corre!

Sono anni faticosi ma stimolanti. La comunità di Don Gallo e il Ceis si uniscono per offrire un rifugio a minori in abbandono. Si lavora sulla relazione e sul ricongiungimento. Etta si attiva per dare a bambini come Carmelo, Angelo, Piero ed Emanuele luoghi confortevoli in cui vivere mentre si impegna a costruire percorsi di integrazione con le famiglie d’origine, per contrastare  la povertà economica e culturale.

Etta è appassionata. Studia e si immerge nel travaglio del reale. Si occupa di minori e di giovani, dirige una grande cooperativa e viaggia in tutta Italia per conoscere imprese sociali innovative capaci di sollevare i problemi offrendo nuove vie. E così entra per la prima volta in carcere, in una sezione femminile, e i suoi ricordi  fanno un salto indietro negli anni.

Davanti a lei però non ci sono bambine, ci sono donne invisibili, prigioniere di una sentenza e della condanna di non essere più nulla. Persone isolate a sé stesse con speranze naufragate in celle dispnoiche. E ancora una volta Etta pensa a come fare per cambiare.

II tempo del lavoro in cooperativa è superato, i figli sono grandi, Etta  intravede la possibilità di  licenziarsi per costruire, con l’appoggio di donne appassionate intorno a lei, una nuova realtà e decide: il mondo aspetta sempre chi ha il coraggio di cambiare!

Sc’Art! nasce per dare una seconda vita a donne detenute ed ex detenute, che con il design creativo e l’utilizzo di materiali di scarto, si ripensano libere, nell’autodeterminazione. E nei laboratori artigianali Etta conosce le sfaccettature dell’umanità. Emergono le ferite, i legami, i non detti, i sogni. Tra una creazione e l’altra, Etta favorisce i legami delle donne tra il dentro e il fuori, tra l’oggi e il domani, tra l’ignoto e le nuove consapevolezze.

Da cosa nasce cosa dice Etta tanto da permettere a 150 donne detenute di imparare un mestiere dimostrando loro che sono protagoniste del cambiamento. Che nulla è per sempre. Che tutto, con volontà, si trasforma, si migliora.

Oggi Etta ha 70 anni e li vive con speranza e ottimismo, nonostante tutto. Con il progetto Remida e le Creazioni al Fresco continua a guardare avanti… perché il futuro è sempre un passo più in là!

Lei è Etta Rapallo, una donna che fa la differenza.

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FONDAZIONE CATTOLICA DUE NUOVI BANDI PER SOSTENERE IL TERZO SETTORE

Fondazione Cattolica, due nuovi bandi per sostenere il Terzo Settore

La nuova versione del bando “Una mano a chi sostiene” e le linee di indirizzo del nuovo bando “People raising 2024” sono state approvate lo scorso 29 luglio dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cattolica, nella riunione presieduta da Paolo Bedoni. Entrambi i bandi, per ciascuno dei quali sono stati stanziati 500 mila euro, verranno ufficialmente presentati durante la “Rassegna dei poeti sociali” che si aprirà il prossimo 19 ottobre a Verona.

La programmazione del triennio

“Con il varo da parte del Consiglio d’amministrazione delle linee guida dell’operatività della Fondazione per il triennio 2024-2026, approvate lo scorso giugno dal CdA”, ha dichiarato nella sua introduzione Paolo Bedoni, “si è aperta una fase profondamente innovativa della vita e del programma della Fondazione nell’ambito di Generali. Si sono create, per volontà della compagnia del Leone, le condizioni per avviare, già in questo triennio, progettualità nuove destinate ad ampliare gli orizzonti strategici e le potenzialità della Fondazione. Per questo occorre proiettarla nel cuore delle problematiche che riguardano il Terzo Settore sia a livello nazionale sia a livello delle comunità locali. Come sappiamo, questo settore è una grande risorsa per la società italiana, ma di fronte alla complessità e alla velocità delle trasformazioni sociali in atto, si pone per esso l’esigenza di individuare innovativi programmi di “people raising” per supportare i processi di reperimento e di ingaggio di qualificate risorse umane. Questo è un punto di importanza cruciale”.

È sulla base di queste considerazioni che si sviluppa la programmazione delle attività della Fondazione, strutturate in quattro filoni: solidarietà ed imprenditoria sociale, formazione, partenariati strategici e progettualità in ambito religioso. Ai due bandi, specifici ma complementari, delineati dal Consiglio nella riunione del 29 luglio, è affidata una funzione guida.

Composizione del nuovo CDA di Fondazione Cattolica

Del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Cattolica, presieduto da Paolo Bedoni, fanno parte Piero Fusco, vicepresidente, Cristina Rustignoli, Gelsomina Maisto, don Davide Vicentini, Alessandro Lai, Samuele Marconcini, Giuseppe Alessio, Atanasio Pantarrotas e Riccardo Acquaviva.

L’organo di Controllo è composto da Alessandro Gambi, Presidente, Maria Rubinelli e Carlo Alberto Murari.


Film Festival della Lessinia un cammino geografico, umano e spirituale

Film Festival della Lessinia: un cammino geografico, umano e spirituale

Il Film Festival della Lessinia (FFDL) nasce nel 1995 dalla volontà di Piero Piazzola e Mario Pigozzi, rispettivamente presidente del Curatorium Cimbricum Veronense e videomaker, per raccontare la Lessinia attraverso il cinema. Da allora il FFDL è in cammino per cercare, attraverso i racconti della vita delle terre alte, di comprendere il presente per affrontare il futuro.

 

Il FFDL un cammino geografico, umano e spirituale

Dalla prima sala nel Teatro Parrocchiale di Corbiolo, il Festival è cresciuto diventando oggi il secondo Festival in Veneto, dopo il Festival del Cinema di Venezia, per numero di presenze e ricchezza di programma.

«Questo Festival è figlio della Lessinia, una terra che per me è Heimat, patria, storia, radici. Una terra che connota un legame profondo, fisico e spirituale con la montagna e che il Festival racconta attraverso la proiezione di film incentrati sul tema vita, storie e tradizioni delle terre alte», riporta Alessandro Anderloni Direttore Artistico del FFDL. Un’occasione per prendere coscienza dell’agire umano, della relazione tra esseri viventi e natura, degli equilibri o disequilibri portati dalle scelte contemporanee.

 

Come dalle vette è possibile osservare l’orizzonte geografico, così anche gli oltre 1.400 proiettati dal 1995 ad oggi, offrono la possibilità di guardare il mondo da nuove prospettive. «Non possiamo negare che abbiamo globalizzato tutto, mercificato le nostre unicità in nome della pluralità – ammette Anderloni – Abbiamo dimenticato le nostre radici e oggi viviamo spaesati, inquieti, derubati dalla nostra identità. Il Festival diventa allora una casa, una piazza di incontro e di conoscenza reciproca per riconoscere l’Altro, la sua storia, le sue tradizioni, le sue origini».

 

Il FFDL un Festival umano

E così uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo si incontrano a Bosco Chiesanuova. Registi e registe. Autori emergenti, come è accaduto per il regista butanese Pawo Choyning Dorji il cui film Lunana, a Yak in the Classroom, dopo essere stato presentato in anteprima italiana in Lessinia, ha poi conquistato la cinquina degli Oscar. Ma il Festival non è solo incontro di mondi lontani, perché la relazione parte tra la gente della Lessinia, arriva alla città e da lì oltrepassa le Alpi per giungere nei luoghi più remoti.

«Siamo un Festival “umano”, intrecciamo relazioni in un’atmosfera accoglienta, viva e calorosaUn Festival divenuto negli anni sempre più sociale grazie al coinvolgimento delle scuole primarie, alla creazione di una giuria interna alle mura del Carcere di Montorio, all’attivazione delle esperienze di PCTO con gli studenti e alle proposte di stage universitario. Un’occasione di sviluppo per persone in situazione di svantaggio sociale, per i ragazzi della comunità La Cordata e per persone con fragilità intellettiva che dalla cooperativa sociale Panta Rei gestiscono la trattoria sociale. 20 collaboratori stabili e circa 120 volontari all’anno, che costituiscono una grande famiglia capace di accogliere quasi 3.000 persone al giorno, facendo vivere esperienze di autentica condivisione.

 

 

Il programma del FFDL

Quest’anno i visitatori potranno trovare 97 film da 48 paesi e partecipare a oltre 130 eventi. Ognuno potrà scegliere tra proiezioni, laboratori per bambini e culinari, escursioni, camminate esperienziali, mostre ed esposizioni, concerti, spettacoli, proposte enogastronomiche. «Lasciamo che le persone scelgano il proprio cammino perché il cammino è il nostro omaggio a questi trent’anni. Rappresenta l’esplorazione geografica, umana, spirituale. Le migrazioni, le scelte di vita, i viaggi per scoperta, ricerca, fede. Il cammino infine è un invito a guardare il futuro», racconta ancora Anderloni. Guarda il programma!

 

Un Festival in sviluppo

«Crediamo nel rinnovamento che porta energie e idee nuove. E lo rendiamo possibile con il passo deciso del montanaro che sa che un passo alla volta poi si arriva alla meta», riconosce Anderloni.

 

E così il FFDL sta già progettando il futuro: con H.A.D.A.MO (Hub Archivio Digitale Audiovisivo della Montagna), un progetto di archivio digitale delle oltre 1400 opere riprodotte in questi trent’anni e con l’inaugurazione della sezione industry “FFDLpro” in collaborazione con le cinque film commission del Triveneto, per aprire la Lessinia al mondo del cinema.

Un Film Festival della Lessinia un cammino geografico umano e spirituale. Non resta che vedere tutto dal vivo a Bosco Chiesanuova, dal 23 agosto al 1’ settembre.

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