Approvato il Bilancio Sociale di Fondazione Cattolica

Approvato il Bilancio Sociale 2022 di Fondazione Cattolica

Un anno ricco di speranza, è quello che traspare dal bilancio del 2022. Un anno che nonostante lo scoppio della guerra e la crisi energetica, ha dimostrato, ancora una volta, quanto le comunità diventino motore di crescita e di sostegno per rispondere alle emergenze e dare avvio a progetti coinvolgenti! In questo panorama, Fondazione Cattolica ha scelto di rispondere ai bisogni emergenti investendo in progettualità capaci di generare miglioramenti nella vita di Persone e territori.

 

L’impegno di Fondazione Cattolica

Il contributo di Fondazione Cattolica è un segnale di vicinanza alle molteplici realtà che dimostrano chiarezza d’intenti ed una progettualità capace di autonomia – commenta il Presidente Paolo Bedoni – Un metodo d’intervento che sostiene e rafforza il welfare generativo affinchè si sviluppi nei territori una rete in cui tutti, beneficiari dei servizi e soggetti erogatori, mettono a disposizione il proprio valore per creare benessere per sé e per gli altri”.

Nel 2022 Fondazione Cattolica ha sostenuto 208 progetti volti a favorire il Bene Comune. Sono stati erogati 1.278.575 a favore di iniziative nell’ambito della solidarietà, dell’educazione, della ricerca e della cultura. Grazie alle attività sostenute 176 persone hanno trovato occupazione, si è attivata una rete di 8.261 volontari per favorire il benessere della comunità dedicando più di 450 mila ore che hanno permesso ad oltre 367 mila persone di goderne i benefici.

“Fondazione Cattolica promuove un fare etico basato sulla prossimità, la fiducia, la speranza – racconta il Segretario Generale Adriano Tomba. – Guardare la realtà nella sua interezza, costruire legami con chi si mette in gioco per trasformare difficoltà e tensioni in occasioni di rinascita, investendo in azioni responsabili e lungimiranti. E’ questo il modello che la Fondazione sta sperimentando e che ci sembra trovi vigore nella bellezza delle nuove progettualità realizzate a beneficio del territorio”.

 

Oltre l’attività erogativa della Fondazione

All’attività erogativa si sono quindi affiancate nuove attività, tra queste: i percorsi formativi, che hanno coinvolto 170 partecipanti; la prima edizione di “Escogito”, l’evento dedicato ai ragazzi con la premiazione “Giovani di valore” e  l’accompagnamento della rete informale #GenerAttivi, attraverso incontri in presenza ed online durante tutto l’arco l’anno. Anche la comunicazione si è arricchita: per raccontare il Bene sono stati realizzati nuovi strumenti come il podcast “Intraprendenti, storie di chi nel Terzo Settore genera futuro” ed ampliate le rubriche on line che mettono in evidenza i protagonisti dei progetti finanziati, persone che fanno davvero la differenza ed alle quali va tutta la nostra gratitudine

“Per immaginare il futuro non dobbiamo scordare il nostro passato. Le persone che abbiamo incontrato ci insegnano che il nostro agire quotidiano può essere strumento concreto di pace e di crescita: portiamo con noi questa consapevolezza e continuiamo a costruire insieme un domani migliore per tutti” conclude il Presidente che augura di agire senza lasciare indietro nessuno.

Scopri anche il Bilancio d’Esercizio!

 


Fondazione Cattolica e la campagna 5x1000

Fondazione Cattolica e la campagna 5×1000

Tutte le buone ragioni per cui puoi sostenere con il tuo 5x1000 le attività di Fondazione Cattolica Ente Filantropico iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

Dal 2006 sosteniamo gli enti non profit che generano valore prendendosi cura di chi è più fragile. Investire nel sociale, per Fondazione Cattolica, significa essere a fianco di chi semina un nuovo modo di pensare e agire, capace di generare valore condiviso e senza tempo.

Per questo abbiamo scelto di accompagnare gli enti non profit senza creare rapporti di dipendenza bensì trasformando gli investimenti in investimenti sociali.

Crediamo in chi si adopera per rispondere ai bisogni sociali generando valore condiviso. Nelle persone che attivano reti di solidarietà dove ciascuno diventa risorsa per l’altro. Nei giovani, nella loro creatività e nella loro capacità di rispondere in modo innovativo alle nuove sfide sociali.

Grazie anche al nostro intervento negli ultimi 6 anni abbiamo permesso a oltre 1.800 persone ritenute “svantaggiate” di trovare collocazione nel mondo del lavoro. Di essere qualcuno. Di essere riconosciute. Ed i progetti che abbiamo accompagnato hanno permesso a 2.688.783 persone di beneficiare dell’attività.

Anche tu puoi essere parte di questo sviluppo! Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno dai valore al tuo 5×1000 con noi!

5x1000

Perché farlo?

  1. Perché abbiamo a cuore lo sviluppo e il benessere di persone e territori
  2. Perché desideriamo avviare processi inclusivi, a misura d’uomo e della sua dignità
  3. Perché il Bene è fatto anche da piccole realtà presenti su tutta Italia che hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro!

Grazie per il tuo sostegno!

Vuoi saperne di più su tutte le nostre attività? Guarda il nostro Bilancio!


Una mano a chi sostiene al via il voto pubblico

Bando “Una mano a chi sostiene” al via la votazione pubblica

Il bando “Una mano a chi sostiene” giunge alla terza fase, quella della votazione pubblica. Un mese fondamentale per i progetti aderenti al Bando per scalare la classifica e aggiudicarsi lo stanziamento dei fondi previsto.

“Una mano a chi sostiene” è il bando sostenuto da Fondazione Cattolica in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, volto a favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano.

578 organizzazioni non profit provenienti da 17 regioni italiane hanno candidato i propri progetti al bando. Per lo più i progetti sono stati ideati per rispondere a bisogni vissuti all’interno delle famiglie e tra i giovani. Ma sono state numerose anche le proposte indirizzate ai minori, ai disoccupati, ai migranti, agli anziani e agli adulti in situazioni di fragilità sociale. Dei 578 progetti presentati, il 51% erano legati all’ambito assistenza e solidarietà sociale, il 15% all’ambito cultura e il 34% all’ambito educazione, formazione e istruzione.

Terminata la fase di valutazione delle proposte pervenute, la commissione interna ha selezionato i 100 progetti più meritevoli che accedono alla terza fase, quella della votazione pubblica!

I progetti finalisti del Bando

65 idee giunte alla fase finale del bando riguardano l’assistenza e la solidarietà sociale. Progetti volti, ad esempio, a far vivere esperienze di navigazione a malati terminali o proposte di bar terapeutici in cui persone con senza fissa dimora possono ristorarsi e trovare professionisti con cui dialogare e raccontarsi.

9 progetti sono relativi all’ambiti culturale e promuovono il l’arte e il teatro come forma di inclusione abbattendo le barriere che distanziano persone e comunità. Come, ad esempio, la rilettura dei miti per parlare di attualità facendo vivere agli spettatori i luoghi della marginalità.

Infine sono 26 i progetti ideati nell’ambito educazione, istruzione e formazione come un percorso professionalizzate per ragazzi con disabilità legato al mondo della comunicazione digitale ed aziendale. E adesso che i progetti sono giunti alla fase finale?

La votazione pubblica

Dal 1° al 30 aprile 2023 sono aperte le votazioni online. Anche tu puoi fare la differenza scegliendo di sostenere i progetti che preferisci e che vorresti si realizzassero! In questa fase è infatti fondamentale il coinvolgimento delle community degli enti non profit. Saranno proprio i voti ricevuti dai singoli progetti a generare la graduatoria finale.

A partire dal mese di maggio saranno comunicati i vincitori del Bando e verranno assegnati i contributi fino all’esaurimento della somma complessiva stanziata di 500.000€

Per saperne di più, leggi il bando e la news dedicata!


Che profumo ha il Bene? Storia di accoglienza e di rischi su Intraprendenti

Il profumo del Bene: storia di accoglienza e di rischi!

Nel sesto episodio del podcast Intraprendenti scopriamo la storia di Valerio, che ha acquistato un’azienda di profumi per dare un futuro con un nuovo sapore a persone fragili e approfondiamo con il dottor Carlo Peretti il tema della copertura dei rischi per le imprese sociali.

Valerio è un giovane uomo che identifica presto il suo obiettivo: aiutare gli altri. Da questo grande sogno nasce la cooperativa Amici di Gigi, un luogo che offre servizi per accompagnare chi ha gravi disabilità e dove bambini provenienti da case in cui la serenità è perduta, possono trovare cura, educazione, istruzione e amore. Ma Valerio vuole fare di più: acquista la Belforte Fragranze Italiane che realizza fragranze per ambienti affinché i ragazzi della cooperativa abbiano un futuro dignitoso grazie al lavoro.  

Ostacoli, reticenza, mancanza di fiducia da parte delle istituzioni e delle comunità. Far partire un’impresa in Italia per un giovane non è facile bisogna:

  • Lavorare in squadra
  • Tanta buona volontà
  • Tenacia
  • Molta speranza
https://open.spotify.com/episode/5mpnNLFk9ZnWc78UAqSCkO?si=mi47XDwHSQm0A_XbEOFkCw

Come prevenire i rischi di un'attività imprenditoriale?

Carlo Peretti, responsabile Formazione della Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Cattolica Assicurazioni, chiarisce che in primis è necessario cambiare la nostra visione del mondo assicurativo e considerare le coperture dai rischi non come una tassa ma come una tutela: in questa direzione infatti si è mosso anche il legislatore nella riforma del Terzo Settore, imponendo l’obbligo di stipulare polizze a garanzia dei volontari.

I rischi delle imprese sociali sono molto simili a quelli delle attività profit, la responsabilità patrimoniale, i danni a beni e persone che lavorano in azienda, ma c’è anche un rischio non mitigabile dalle assicurazioni e particolarmente temuto, quello reputazionale, perché può compromettere seriamente la credibilità e il futuro di una realtà.

Sono molteplici le coperture che un imprenditore sociale può attivare per dedicarsi con più serenità alla propria attività, ma è importante, ricorda il dottor Peretti, formarsi sul tema e  affidarsi a professionisti specializzati nel Terzo Settore per ottenere coperture efficaci.

Vuoi scoprire gli altri episodi? Parti dal quinto parliamo di welfare di comunità!


Campagna Sky volontariato il vero dono sei tu

Il vero dono sei tu…Volontari si diventa!

Fondazione Cattolica sulle reti televisive Sky con la campagna “Il vero dono sei Tu” realizzata insieme alla rete nonprofit #Generattivi per promuovere il valore del volontariato.

Il vero dono sei Tu” è un’occasione per ri-scoprirsi e per scoprire la bellezza delle Persone. È un invito ad uscire di casa per conoscere, condividere, incontrare. “Il vero dono sei Tu” è una proposta che raggiunge gli spettatori e che domanda: desideri metterti in gioco?

La campagna #ilverodonoseitu

Insieme alla rete informale #GenerAttivi, Fondazione Cattolica ha sviluppato 5 spot televisivi per rivelare il ruolo fondamentale del dono e di chi sceglie di dedicare tempo, conoscenze, competenze e beni inutilizzati agli altri.

https://www.youtube.com/watch?v=i7uhc3ffehU

Dal 12 febbraio fino alla fine del mese, le reti Sky trasmetteranno le videoclip che offrono uno sguardo sul mondo della disabilità, delle povertà, della solitudine e del riuso. Ogni video rimanda al sito controcorrente dove è possibile conoscere più nel dettaglio la campagna, visualizzare alcune delle organizzazioni facenti parte della rete impegnate in ambito educativo, formativo, culturale, sanitario, di ricerca e prendere contatti per essere indirizzati agli enti non profit più vicini alle esigenze di chi vuole mettersi in gioco o cerca risposte a un bisogno!

Diventa volontario anche tu

Quando si dona si fa bene due volte: alle persone incontrate e a sé stessi. Hai mai provato? Grazie alla rete di associazioni, cooperative e imprese sociali appartenenti al Terzo Settore che operano a livello nazionale, Fondazione Cattolica desidera offrire l’opportunità di scoprire il beneficio che si crea quando si diventa volontari. Bambini, anziani, migranti, disabili, donne in difficoltà e persone in uscita da percorsi di vita complessi, sono molteplici gli ambiti di intervento a cui dedicarsi. Il non profit ti aspetta!

Ringraziamenti

La cooperazione insegna che quando un’occasione personale la si condivide, diventa un’opportunità! La campagna #ilverodonoseitu è stata realizzata grazie ad un’idea proposta da Onlus Gulliver Pesaro. Fondazione Cattolica ringrazia tutte le organizzazioni che hanno permesso di dare forma ad un pensiero. In particolar modo la cooperativa sociale Monteverde:

https://www.youtube.com/watch?v=A9P_TYXxy8U

L’associazione Alzheimer Verona

https://www.youtube.com/watch?v=MHRe3Fw6xvY

La Ronda della Carità

https://www.youtube.com/watch?v=JNsYtpmue1Q

La Onlus Gulliver

https://www.youtube.com/watch?v=YXlTPHcyzvw

e tutti i volontari e collaboratori che sono diventati i veri protagonisti dei video realizzati!


Dalla passione alle opere di volontariato. Questo è il Podcast Intraprendenti!

Dalla passione alle opere di volontariato. Questo è il Podcast Intraprendenti!

Può una passione diventare motore per il Bene? Il Terzo episodio del Podcast “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” racconta di un prete, la sua passione motociclistica e opere di volontariato in Italia e nel mondo.

Le infinite vie del volontariato. Nel terzo episodio del podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore genera futuro” Don Silvio Pasquali e l’avvocato Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico sul Terzo Settore di Cattolica (Gruppo Generali), ci parlano del mondo del volontariato in Italia e di come da una passione possa nascere uno strumento per fare del Bene.

La storia di Don Silvio

C’è un vecchio detto che dice “l’abito non fa il monaco”: cosa pensereste di un prete con la tuta da motociclista? Lui è Don Silvio Pasquali che ha fatto della sua passione per le due ruote uno strumento di bene. Con gli amici motociclisti ha fondato “Raid for Aid. Viaggiare per bene”, un’associazione che promuove progetti di pace e solidarietà in tutto il mondo e motoraduni per raccogliere fondi.

Il segreto è guardare dentro di sé e cercare quanto di buono possiamo condividere per realizzare opere di bene. E così anche una passione può diventare una forma di volontariato.

https://open.spotify.com/episode/5J0Bc7X1iiddjZcju3A5o8

Il volontariato in Italia

Le organizzazioni di volontariato, ci ricorda Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, sono una particolare tipologia di ente del terzo settore normate dalla Legge 266 del 1991, ciò che le caratterizza è la gratuità, degli organi che gestiscono l’ente, dei volontari impegnati nelle attività e delle prestazioni erogate, che non possono essere remunerate da chi ne usufruisce in misura superiore alle spese necessarie per realizzarle.

L’Istat stima che siano circa 5 milioni e mezzo i volontari impegnati in Italia. Le motivazioni che li spingono ad attivarsi sono molteplici e spesso legate ad un sentire strettamente personale: c’è chi ne ricava un vero e proprio benessere psicofisico, oggetto di studio degli economisti comportamentali, in altri casi, quali l’esperienza del Servizio Civile, oltre alla soddisfazione di prestare la propria attività per il bene della comunità, i giovani hanno la possibilità di essere inseriti in un contesto lavorativo e acquisire competenze e relazioni utili per svolgere in futuro attività nel Terzo Settore.

Vuoi ascoltare altri episodi del Podcast? Parti dalla puntata dedicata ad Arianna e a come il Terzo Settore permetta di trovare il proprio posto nel mondo!


INTRAPRENDENTI. Storie di chi nel Terzo settore genera futuro

INTAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro

INTRAPRENDENTI è un podcast che contiene due anime: la prima emotiva e coinvolgente, la seconda divulgativa e pratica. Gli episodi nascono per dimostrare che è possibile creare un nuovo modello sociale ed economico in cui vivere. Grazie alla testimonianza reale di persone che oggi fanno la differenza e di giovani di valore, la Fondazione racconta storie di chi non si è accontentato ma ha voluto mettersi in gioco per generare futuro.

Gli episodi di INTRAPRENDENTI

Le puntate di INTRAPRENDENTI partono tutti dal racconto di storie. Sono esperienze reali di persone che Fondazione Cattolica ha incontrato in questi anni di attività. Storie che invitano a non fermarsi al bisogno bensì ad attivarsi per formulare nuove risposte. Persone comuni eppure straordinarie per la loro capacità di trasformare idee in progettualità capaci di generare il futuro. Ogni racconto permette a ciascun episodio di focalizzarsi su un tema e di sviluppare alcune domande che consentono di familiarizzare con l’argomento trattato e scoprire quali strumenti adottare per migliorare il modello socio-economico in cui viviamo.

Impresa sociale, sostenibilità, competenze professionalizzanti, sistemi di reperimento fondi, forme giuridiche del Terzo Settore, rischio d’impresa, volontariato e il suo impatto… sono solo alcuni dei 24 argomenti trattati all’interno dei 24 episodi. Insieme agli esperti coinvolti nell’osservatorio Enti Religiosi e Terzo Settore della Business Unit di Cattolica Assicurazioni, si concretizzano risposte che fotografano la realtà e aiutano a capire come rendere possibili nuove azioni! Attraverso l’ascolto degli episodi si potrà scoprire un modo nuovo di vivere la quotidianità, di affrontare le sfide, di creare imprese ad impatto sociale ed economico.

Lo trovi online!

Sono disponibili i primi episodi che testimoniano un Terzo Settore in movimento presente dal Nord al Sud Italia. Un vero patrimonio di condivisione, partecipazione e impegno. Puoi ascoltarli su Spotify, Amazon Music, Apple podcast, Google podcast…

E ora tocca a te! Ascolta le puntate, lasciaci un commento e condividi insieme a noi il Bene e il Buono che c’è!


Progettare bellezza, nonostante la malattia: la storia di Maria Teresa

Progettare bellezza, nonostante la malattia: la storia di Maria Teresa

La rubrica Donne che fanno la differenza si arricchisce con la storia di Maria Teresa Ferrari, Presidente dell’associazione La Cura Sono Io, un progetto che punta alla cura della Persona che affronta una malattia oncologica attraverso informazioni, arte, cultura, eventi solidali e bellezza.

Quando il cellulare squilla, Maria Teresa sta guidando. Pensa alla sua agenda fitta di eventi, mostre, scadenze. La sua passione è il suo lavoro e il suo lavoro è una combinazione di incontri, parole e avventure in giro per l’Italia.

“Signora Ferrari… ho i risultati dell’esame citologico…” avvisa la dottoressa. La paura le blocca il fiato.

“E’ un cancro”. Mentre la macchina va avanti, tutto intorno a lei si ferma.

Terry è solo una bambina ma sembra più grande della sua età. I suoi occhi scuri riflettono l’animo indomito che la caratterizza: nata dopo due fratelli, non ha tempo per abbandonarsi a fronzoli e frivolezze. Indossa la sua curiosità e, armata di parole e tenacia, inizia passo dopo passo a farsi strada nel mondo.

Ha voglia di vita e di considerazione. Terry ha fame di indipendenza e sogna una casa senza dolore. Ma quando arriva sera e dalla porta entra suo padre, il cuore di Terry si acquieta. L’amore, polverizzato dalla malattia di sua madre, prende finalmente forma e nutre l’anima di una ragazza in cerca di futuro.

Terry legge tanto e scrive anche di più. Nei suoi quaderni impregna metodo e stile, sogna di diventare giornalista. Così bussa alla porta del direttore del giornale di Verona. Terry ha stoffa, scrive per quotidiani e riviste. Però non le basta, vuole viaggiare ed esplorare!

È giovanissima quando firma le prime mostre nazionali. Terry ama le emozioni e ricerca la bellezza. Diventa esperta della pittura di Dino Buzzati e cura le maggiori mostre a lui dedicate, si dedica all’arte delle donne, vince premi, quello che più la tocca riguarda la sua vita personale, è il Premio Victoria promosso dal Corriere della Sera... la sua carriera vola anche se lei è una donna e lavora in un mondo in cui serpeggia l’invidia.

Loro non lo sanno, però Terry ha la pelle dura. La sua è un’armatura invisibile di positività e ottimismo che trova forza nel ricordo del padre e che ogni anno rafforza nei suoi viaggi, spesso in terra di missione. Medita, prega, ascolta e agisce. In contatto con altre culture trova gli unguenti che leniscono le cicatrici visibili del suo corpo che non è una macchina perfetta.

Quando Terry scopre l’ospite inatteso, il cancro, l’ansia l’avvolge. E adesso? L’operazione tocca la sua femminilità e la chemioterapia la sconquassa. Eppure Terry non si perde d’animo. Racconta, - le dicono i medici - racconta il tuo modo di affrontare la malattia!

All’inizio Terry lo fa per sé. Ma ben presto Facebook diventa un diario digitale seguito da centinaia di donne che traggono energia e forza dal suo esempio. Cura di sé, ma anche natura, arte, cultura diventano pillole di guarigione. Concentrati su di te le consigliano i suoi amici. Ma Terry non li ascolta: troppe donne “subiscono” questa malattia. C’è bisogno di amarsi ancora!

La Cura sono io nasce nel 2017 per diffondere messaggi pieni di speranza e di luce. I viaggi di Terry si trasformano in centinaia di tappe per incontrare nuove amiche, fare testimonianza, presentare la collezione Cappelli ad Arte, ideata mentre era in chemioterapia, realizzare performance artistiche e presentare il libro che ha scritto “La cura sono Io. Per vivere ho bisogno di me”[1]. Terry raggiunge così decine di migliaia di persone in tutta Italia: ascoltandole, dialogando con loro, “diagnostica” il profondo senso di smarrimento e solitudine di chi attraversa un cancro e dei suoi cari. Cos’altro posso fare? si chiede.

Manca uno sportello del benessere. Uno sportello oncologico a cui i malati oncologici e i familiari possano fare riferimento gratuitamente. In lei germoglia questo nuovo desiderio, un progetto enorme: studia, interpella, cerca fondi. Però qualcosa sfugge al suo controllo. Il secondo cancro le viene diagnosticato in piena pandemia. Proprio quando tutto si ferma, lei vorrebbe correre: il bisogno di cura è troppo grande per rimandare.

Se solo la malattia le desse tregua…Terry ascolta i segnali del suo corpo e così scopre: è un aneurisma cerebrale e le provoca un dolore fisico e mentale devastante. Ora pensa a te le intimano i medici. Terry ci prova. In fin dei conti la fatica che incontra per aprire lo sportello la prosciuga, come la sofferenza fisica. Però continua a ricevere messaggi che le riempiono il cuore. Quelli di chi era sull’orlo del baratro e guardando lei ha ritrovato la speranza. Come può fermarsi proprio ora?

C’è voluto tempo per veder nascere l’APP La Cura sono io, disponibile da ottobre.[2] A 57 anni Terry riesce a trasformare il suo dolore in un dono che sa di bellezza, nutrimento e cura. Pensa a quanti usufruiranno gratuitamente di consulenze legali, estetiche, etiche e non solo. Alle cartelle cliniche costantemente aggiornate anche dei sintomi di chi è in cura, alle innovazioni di ricerca in campo oncologico e finalmente respira…il dolore non ha vinto.

“Mi sono sentita una delle tante donne in attesa di una chiamata che, durante il Covid, non arrivava mai. Per loro ho voluto creare quello che non c’era!”.

Lei è Maria Teresa Ferrari, una donna che fa la differenza. 

Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la Rubrica a partire da: Mauro


[1] edito da Minerva e illustrato da Valentina D’Andrea

[2] Lo sportello digitale è sul sito lacurasonoio.it e precede l’App, che sarà online dal prossimo ottobre


L’Impronta: dalle idee ai progetti sostenibili

L’Impronta: dalle idee ai progetti sostenibili

La storia del Gruppo L’Impronta dimostra che coraggio, intraprendenza e conoscenza della realtà trasformano esperienze volontarie di valorizzazione della Persona, in opportunità di sviluppo di cui beneficiano i singoli, le famiglie e l’intera collettività!

L’impronta nasce come associazione di volontariato negli anni ’90 da un gruppo di giovani amici interessato a creare opportunità per i ragazzi e le persone disabili che vivevano nei quartieri della zona sud di Milano. Alle attività socio-educative ed assistenziali che caratterizzano gli esordi dell’associazione, L’Impronta decide di credere nel lavoro come opportunità di sviluppo di competenze e capacità.

Il Gruppo L'Impronta

Il Gruppo l’Impronta è una Onlus che raggruppa 5 cooperative sociali nate con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo di persone in situazione di svantaggio sociale. Migranti, persone con disabilità cognitiva, adulti over 50 anni in assenza di lavoro e in piccola percentuale anche neet, sono destinatari delle opportunità lavorative ma “si trasformano presto in colleghi del Gruppo su cui fare riferimento per lo svolgimento delle attività” racconta Andrea Foschi responsabile della Comunicazione.

Le cooperative del Gruppo L'Impronta

La prima cooperativa che prende forma è Via Libera che abbina ai servizi di cura e assistenza alle opportunità di lavoro.  Si sviluppa così l’esperienza Gustop il ristorante self-service che offre servizi di qualità e catering alle aziende del territorio. “Ci piaceva l’idea di creare una nostra filiera alimentare per questo non ci siamo fermati al ristorante ma abbiamo dato vita anche Gustolab, un laboratorio di panificazione e pasticceria, e ad Agrivis la cooperativa a tutela dell’ambiente e delle persone che coltiva biologico e trasforma i prodotti” continua Andrea.

Produzione, trasformazione e servizio non solo le uniche qualità offerte delle cooperative del Gruppo.

“Ci occupiamo anche di tecnologia e di comunicazione” racconta Andrea. Grazie alla rete sviluppata nel territorio le altre due realtà sono nate per rispondere a esigenze di aziende partner. For-te è un delivery di prodotti elettronici “dallo store al cliente” che vengono consegnati giornalmente da 20 ragazzi con disabilità mentre In-tech forma e avvia al mondo del lavoro giovani con disabilità sui temi del software testing.

Gli elementi caratterizzanti

Io arrivo da anni di esperienza nel mondo non profit. Però nel Gruppo l’Impronta ho trovato uno spirito che mai avevo visto prima!” ammette Andrea. Innovazione, proattività e accettazione del rischio. “i progetti che vengono avviati mettono in gioco sempre: si cerca di cogliere opportunità creandole, sapendo sempre che devono essere sostenibili” continua Andrea. Un’idea che il presidente Andrea Miotti ha mantenuto sin dai primi passi dell’associazione: mixare competenze, conoscenze e servizi per rafforzare le anime che compongono il gruppo fatto da 250 dipendenti di cui 51 con difficoltà riconosciute.

Agrivis

Di innovazione e complicità è esempio la cooperativa Agrivis, la realtà del Gruppo nata per coltivare prodotti in modo biologico, con qualità e nel rispetto delle persone oltre che del terreno. “Ci abbiamo impiegato 2 anni per poter iniziare a coltivare. Prima bisognava dare tempo al terreno di nutrirsi. Abbiamo assunto un agronomo, giovani migranti e persone con disabilità. All’inizio c’era solo terreno ma questo non ci ha scoraggiati!”. In pochi anni Agrivis si è trasformata: al terreno si è affiancata una cascina che ha permesso di ampliare i servizi con l’housing sociale, il laboratorio di trasformazione dei prodotti e la creazione di servizi formativi per aziende e scuole. “I ragazzi delle cooperative del Gruppo si occupano di progettare e gestire i laboratori. In questo modo non solo offriamo un servizio ma sensibilizziamo: al rispetto delle persone e dell’ambiente!”

I prodotti realizzati sono vendute nelle botteghe di Riabila, una piccola cittadella polifunzionale che offre risposte integrate ai bisogni dei cittadini milanesi: servizi educativi, assistenziali, comunità diurne, botteghe artigianali creano un eco-sistema in cui è bello stare. In cui tutti possono stare!

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un'ecosistema di senso

La nostra rete: un ecosistema di senso

La rete informale #Contagiamoci, curata da Fondazione Cattolica, si è riunita il 17-18 giugno a Como per confrontarsi sulle sfide territoriali poste in evidenza dai bisogni del nostro tempo condividendo soluzioni efficaci, collaborative e sostenibili.

Siamo un ecosistema: un organismo vivente, complesso e libero nel quale circolano apprendimenti, sperimentazioni e soluzioni che fanno nascere a loro volta nuove sperimentazioni e soluzioni condivise”. Con queste parole Adriano Tomba, Segretario Generale di Fondazione Cattolica, ha aperto i due giorni dedicati ai membri della rete #Contagiamoci. “Un ecosistema che si regge sulla consapevolezza del senso di ciò che stiamo facendo insieme e sulla responsabilità di ciascuno di custodire l’intenzione: innervare la società di valori attraverso opere che rispondono ai bisogni sociali del nostro tempo”.

Per questo a Como erano presenti 150 persone provenienti dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia che hanno riempito gli spazi di Cometa per condividere, ascoltare e proporre modalità di risposta capaci di rafforzare il valore dell’impresa sociale. “Il Contagiamoci!” è diventata così un’esperienza evocativa, pratica e motivazionale, dove è possibile dare senza perdere e prendere senza togliere.

L'intervento di Mauro Magatti

Viviamo in un periodo storico sorprendente, quello che aumenta le possibilità di vita per miliardi di persone. E questo, se ci pensiamo, è una cosa buona! Più viaggi, più opportunità di studio, più benessere, più prosperità. Eppure la nostra è una società in tensione perché grandi opportunità hanno generato anche grandi problemi” inizia così l’intervento del professore ordinario di Sociologia presso l’Università Cattolica di Milano.

L’aumento individuale illimitato e quantitativo delle possibilità di vita, moltiplicato per miliardi di persone, che in sé è cosa buona, ha prodotto però degli effetti ambientali e sociali devastanti. In particolare ha:

  1. Aumentato la produzione di scarti sia materiali che umani;
  2. Distrutto la biodiversità sia sul versante ambientale, perchè modificando gli equilibri dell’ecosistema si alterano le forme di vita; sia sul versante sociale, perché crediamo di vivere una libertà che invece è standardizzata a forme di controllo che non generano relazione e diversità;
  3. Ridotto la forza del legame. Baumann negli anni 90 parlava di società liquida che si è evoluta in persone liquide, ossia persone frammentate nell’incapacità di generare e mantenere legami.

Ci aspetta un futuro apolattico? No, o almeno non è detto, perché il bello di intraprendere strade non ancora segnate è che ognuno diventa parte della scommessa. Quale mondo vogliamo? Auspichiamo un mondo desiderabile o distopico? Se la risposta è “desiderabile” l’espressione umana è fondamentale ed è proprio qui che si gioca la partita del non profit: dare un senso alla Persona e al suo agire.  

I tavoli di lavoro

Significato, azione e Persone al centro. Durante i tavoli di lavoro abbiamo parlato di: disabilità, metodi per fare impresa sociale, welfare generativo di prossimità, bilanci sociali ed ecologia organizzativa, comunicazione, emarginazione sociale e PNRR. Ma cosa resta?

“Sentiamo il diritto e la responsabilità di essere imprese sociali, imprese che prendendosi cura delle persone e dei territori sanno andare controcorrente” racconta Maria Cristina Codicè (Cuore 21 - Riccione). Imprese che dialogano con il territorio, con stakeholder e beneficiari diversi, che vogliono “esprimere la competenze con competenza” racconta Mauro Fanchini (Il Ponte - Novara), perché non basta fare, bisogna avviare processi attrattivi con scelte di posizionamento, senso e compenso adeguate al lavoro svolto. Perché “la cura delle relazioni favorisce un pensiero dinamico” racconta Etta Rapallo, (APS Sc’art - Genova), che “dovrebbe interrogarci quando comunichiamo facendo chiedere agli enti sociali cosa accadrebbe se non ci fossi più? È questo il valore comunicativo che dobbiamo trasmettere anche all’esterno” afferma Rosalì Pandolfi (Il Ponte-Vicenza). D’altronde il Terzo Settore è ricco di esperienze e non ci sono modelli unici di riferimento. Ci sono però “creatività, unicità, competenze e capacità progettuali che possono fornire una lettura della realtà ed essere condivise” continua Giuliano Bellezza (Pane e Signore – Genova), dando così la possibilità di confrontarsi e di fare un’esperienza personale che diventa condivisa anche sulla possibilità di “redigere bilanci veri, capaci di trasmettere il significato di ciò che si fa!” continua Fabio Dal Seno (Cercate – Verona).

E così la forza della rete si dimostra dai primi contatti e dalle prime e-mail che iniziano a circolare. Quelle che non si fermano a cosa la Fondazione ha in mente di sviluppare per il coinvolgimento di tutti ma che nascono dai partecipanti e avviano nuove progettualità condivise, come il desiderio di “creare un turismo di senso” anticipa Alessandra Tore (Muma Hostel – Cagliari).

Vuoi saperne di più di questo ecosistema ricco di senso? Ecco qualche indicazione!


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