Escogito lancia l’appello dei giovani: “Non lasciateci soli!”
Un evento con e per i giovani. All’iniziativa Escogito Fondazione Cattolica ha incontrato gli studenti della città per rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?”
Il 70% dei giovani intervistati nella ricerca “La parola ai giovani” condotta da Fondazione Cattolica su un campione di 600 studenti veronesi tra i 14 e i 22 anni, racconta di credere nel futuro. Ma solo il 40% lo vede nella propria città. Di cosa hanno bisogno i ragazzi? “Ci servono guide. Sappiamo che il futuro lo dobbiamo costruire ma abbiamo bisogno di alleati per farlo” a questo appello da Fondazione Cattolica abbiamo risposto con un evento che cerca di trasmettere nuovi modelli d’azione con cui costruire il domani.
Escogito
Dopo la prima edizione, Fondazione Cattolica ha rinnovato l’appuntamento con Escogito, evento rivolto a 600 studenti di Verona e Provincia che si è tenuto l’1 dicembre in Gran Guardia. L’incontro, patrocinato dal Comune di Verona, ha avuto l’obiettivo di aiutare i ragazzi a rispondere alla domanda “Qual è il mio posto nel mondo?” attraverso una mattina di cultura, ricerca ed esperienza.
Sul palco di Escogito, condotto da Marta Dal Corso si sono alternati Andrea Castelletti, regista teatrale Spazio Modus Verona, Matilde Gozzi, studentessa Liceo Alle Stimate, Davide Peccantini, Docente di Diritto ed economia aziendale Istituto Seghetti, Emanuele Bortolazzi, Docente di Religione Istituto Tusini e Thomas Ambrosi CEO Ambrosi S.r.l., Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili.
La mattina si è suddivisa in tre parti con una rappresentazione teatrale, “7 giorni”, che ha coinvolto alcuni studenti di Labcreativo45; è proseguita con la presentazione dei risultati di un’indagine realizzata da Fondazione Cattolica intervistando ragazzi veronesi sulle loro aspettative verso il futuro e si è conclusa con la consegna del Premio “Giovani di Valore”, riconoscimento a 5 giovani che si sono distinti a livello nazionale per il loro talento, capacità imprenditoriale o impegno nel sociale.
Escogito - lo spettacolo "7 giorni"

Fa riferimento ad un fatto realmente accaduto durante la Prima Guerra Mondiale quando nei campi di trincea arriva l’ordine di cessare il fuoco per una settimana a Natale. Lo spettacolo scritto e messo in opera da 16 studenti di Labcreativo45 guidati dalla regia di Teatro Impiria, fa riflettere sull’importanza di superare le diversità per agire a favore del benessere delle comunità. Questo spettacolo ha lanciato un messaggio: nessun cambiamento può avvenire se lasceremo comandare ad altri la nostra intelligenza emotiva.
Escogito - la ricerca "La parola ai giovani"
“La parola ai giovani” è il progetto di PCTO 2023 (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ex Alternanza Scuola Lavoro) realizzato in Fondazione Cattolica con alcuni studenti iscritti ai licei di Verona su un campione di 600 persone di cui 50 intervistati qualitativamente. La ricerca ha scattato una fotografia dei giovani della città. Chi sono, cosa sentono e cosa vogliono i ragazzi tra i 14 e i 22 anni di Verona? Emerge una generazione consapevole seppur indecisa. Il futuro è percepito come una sfida, la scuola offre buone basi di partenza ma non sufficienti per affrontare la complessità; le famiglie sono ancore di legami spesso inermi rispetto alle problematicità su larga scala.

I ragazzi si sentono distanti da una città che non riconoscono come propria e nella quale non vedono opportunità di sviluppo. Sanno che per cambiare il mondo e renderlo più accogliente, come si augurano, servono alleanze generazionali. I dati evidenziano il bisogno dei giovanissimi di trovare: guide capaci di identificare il valore personale per accompagnarli ed esperienze in cui cimentare le proprie competenze.
Per questo Fondazione Cattolica ha lanciato il progetto PCTO 2024, Sperimentare per Crescere, volto a far incontrare la realtà agli studenti ed aiutarli a formulare progetti di impresa da sviluppare nei contesti scolastici.
Escogito - il Premio "Giovani di Valore"
Il “Premio Giovani di Valore” testimonia il coraggio di 5 giovani che a discapito dei pronostici hanno avviato imprese per costruire un futuro più inclusivo, equo, sostenibile. Attraverso la loro conoscenza i partecipanti hanno compreso che per trovare un posto nel mondo è necessario: appassionarsi, formarsi costantemente, creare relazioni sempre nuove e cimentarsi senza temere di sbagliare!
Valentina e Federica Sorce
Nella vita si può scegliere di fuggire al proprio destino oppure di abbracciarlo. Federica e Valentina Sorce hanno provato sulla loro pelle la fatica della diversità. Eppure ciò che in apparenza sembrava un limite è diventato il loro più grande motore di crescita. OpenHouse è un luogo di inclusione e opportunità che dà valore alla vita delle Persone rendendole parte di un sistema capace di accogliere la fragilità umana. Federica e Valentina vengono premiate perché hanno saputo trasformare il loro desiderio di un mondo fatto a misura di una persona, in una casa per tanti.
Oscar Di Stefano
L’amore è astrazione ma è anche un propulsore di energia che attiva le persone a diventare Qualcuno per gli altri. È l’amore per la cosa pubblica, per “il fare” che genera Bene Comune, ad aver attivato Oscar Di Stefano. Il progetto Immischiati è un cammino di conoscenza e consapevolezza che Oscar ha rivolto ai giovani per renderli protagonisti del futuro del nostro Paese. Oscar viene premiato perché ha scelto di investire le sue competenze in un agire collettivo che crea impatto per la comunità intera.
Aurora Caporossi
Ci vuole tempo per rimarginare le ferite ma ci vuole carattere per evolvere la sofferenza vissuta in una possibilità di trasformazione positiva per altri. Di fronte alla solitudine provata da chi vive disturbi alimentari, Aurora Caporossi ha deciso di alzare la voce, di metterci cuore e testa per creare un’altra via. Animenta è un progetto che accompagna ragazze e ragazzi in tutta Italia a scoprire sé stessi imparando ad amarsi per come si è. Aurora viene premiata perché ha dimostrato che esiste una possibilità di uscita dalla vulnerabilità e quando accade il valore personale risplende a beneficio di sé e della comunità circostante.
Giacomo Alberini
Si può giocare a fare gli imprenditori o esserlo davvero. Giacomo Alberini ha colto la sfida e ha deciso di cambiare il mondo mettendosi in gioco. Sostenibilità e comunità sono gli elementi che caratterizzano il suo pensiero fatto di concretezza e possibilità. Treebu è un’occasione per le imprese e per i territori perchè attraverso progetti di piantumazione mira a migliorare il contesto ambientale per la vita di tutti. Giacomo viene premiato perché ha trasformato il suo desiderio di “creare”, in un modello imprenditoriale di innovazione sociale e comunitaria.
Vuoi scoprire i premiati della prima edizione?
Iscrizioni aperte per il contributo Bando Grest 2023
Fondazione Cattolica propone il Bando GREST 2023 rivolto alle Parrocchie e ai circoli Noi della Diocesi e/o della Provincia di Verona che intendono realizzare questa esperienza estiva dall’alto valore educativo per bambini e ragazzi.
Vacanze, giochi e divertimento. Tempo d’estate e di proposte educative rivolte alle famiglie. Fondazione Cattolica investe nella formazione dei ragazzi e nel ruolo valoriale dei GREST. Con la loro funzione sociale, ludica e comunitaria i GREST rappresentano un luogo di condivisione, collaborazione ed inclusione che associa alla dimensione educativa quella spirituale.
Il Bando GREST 2023
Fondazione Cattolica stanzia 100.000€ per il Bando GREST 2023 a cui possono partecipare tutte le Parrocchie e i circoli NOI della Diocesi e/o della Provincia di Verona.Il contributo assegnato sarà compreso tra i 500 e i 2.000 euro per ciascuna Parrocchia che risulterà assegnataria del bando, in base al punteggio attribuito in seguito all’analisi degli elementi quantitativi e qualitativi riscontrati.
Come fare richiesta per il contributo al Bando GREST
Per aderire al bando è indispensabile chiamare il numero 338/9335687 per ricevere i codici identificativi con i quali compilare la modulistica sul portale online. È possibile chiamare nelle fasce orarie tra ore le 10-12 e le 14-16 dal lunedì al giovedì e il venerdì dalle 10 alle12. Saranno prese in considerazione le richieste che saranno inserite a portale entro le ore 12.00 del 09 Giugno 2023.
Erogazioni e termini del Bando GREST
Le Parrocchie assegnatarie saranno informate entro il 31 luglio 2023. Il contributo della Fondazione verrà erogato a conclusione del Grest.
Informazioni aggiuntive sull'iscrizione al Bando Grest 2023
Invitiamo a leggere il regolamento. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a simone.pizzighella@cattolicaassicurazioni.it
Fondazione Cattolica e la campagna 5×1000
Tutte le buone ragioni per cui puoi sostenere con il tuo 5x1000 le attività di Fondazione Cattolica Ente Filantropico iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore
Dal 2006 sosteniamo gli enti non profit che generano valore prendendosi cura di chi è più fragile. Investire nel sociale, per Fondazione Cattolica, significa essere a fianco di chi semina un nuovo modo di pensare e agire, capace di generare valore condiviso e senza tempo.
Per questo abbiamo scelto di accompagnare gli enti non profit senza creare rapporti di dipendenza bensì trasformando gli investimenti in investimenti sociali.
Crediamo in chi si adopera per rispondere ai bisogni sociali generando valore condiviso. Nelle persone che attivano reti di solidarietà dove ciascuno diventa risorsa per l’altro. Nei giovani, nella loro creatività e nella loro capacità di rispondere in modo innovativo alle nuove sfide sociali.
Grazie anche al nostro intervento negli ultimi 6 anni abbiamo permesso a oltre 1.800 persone ritenute “svantaggiate” di trovare collocazione nel mondo del lavoro. Di essere qualcuno. Di essere riconosciute. Ed i progetti che abbiamo accompagnato hanno permesso a 2.688.783 persone di beneficiare dell’attività.
Anche tu puoi essere parte di questo sviluppo! Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno dai valore al tuo 5×1000 con noi!

Perché farlo?
- Perché abbiamo a cuore lo sviluppo e il benessere di persone e territori
- Perché desideriamo avviare processi inclusivi, a misura d’uomo e della sua dignità
- Perché il Bene è fatto anche da piccole realtà presenti su tutta Italia che hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro!
Grazie per il tuo sostegno!
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Martina e quella fortuna costruita col tempo
La rubrica "Giovani Speranze" si arrichisce con la storia di Martina Tommasi, Responsabile Area Progetti e Sviluppo delle Acli di Verona
Da bambina volevo fare la capa, di cosa non lo sapevo e come nemmeno!
Mia mamma dice che sono nata con una certa repellenza alle regole e con la convinzione che nella vita decido da me! perché essere autonoma e indipendente sono sempre stati i miei obiettivi. D’altronde cos’altro potevo fare?
Ero piccola per capire la scelta dei miei genitori e quel vivere separati mi ha segnata. Mi sentivo sola e diversa da tutti; ero insicura e anche abbastanza arrabbiata. Pensavo che “io” potevo essere l’unica persona su cui contare davvero. Così ho iniziato.
A 13 anni ho scelto una scuola che mi avrebbe fatta lavorare subito. Non avevo fatto i conti, però, con l’imprevedibilità della vita: mi sono innamorata del diritto. Mi piaceva l’idea di poter creare opportunità, di tutelare le persone, di prendermene cura. “Continua – mi dissero i professori – hai un futuro davanti!”.
La mia piccola ambizione mi ha portato ed Economia e management ma l’Università l’ho vista poco. Mi sentivo soffocare: ero solo un numero nel sistema. Mi mancava la relazione, stringere legami con adulti che aprono gli occhi e orientano la vita. Per questo studiavo lavorando a tempo pieno!
Commessa, hostess, impiegata, ho fatto di tutto fino a quando mi sono imbattuta nel Servizio Civile. Vedevo persone felici e sfide da vincere. E li ho iniziato a capire. Non volevo un lavoro per coprire le spese. Volevo qualificare il Terzo Settore e valorizzarlo. Ho scelto di uscire dal binario tradizionale: lavorare per generare profitto e ho continuato l’Università per presentarmi al non profit con qualità!
Si lo ammetto, quando sono entrata nelle Acli ero scettica. Cosa c’entro io con i valori cristiani? mi chiedevo. Poi mi sono accorta che qui le persone lavorano per le persone e che i valori sono quelli umani: favorire l’equità, crea opportunità, agire per la pace... Era quel che volevo da ragazzina. E la verità è che ho trovato anche molto di più!
Ho sostituito la sete individuale con l’interrelazione. Ho sperimentato cosa significa stare accanto. Ascoltare bisogni e trovare le risposte. Ho compreso il significato della collaborazione e che solo quando si fa insieme si possono cambiare le cose.
Beh, certo alle volte non è stato semplice far convivere il mio carattere prorompete con un’organizzazione storica. Ma c’è disponibilità e incontro e forse nelle Acli hanno visto che il Bene lo voglio fare bene. Sta di fatto che oggi sono Responsabile dell’Area Progetti e Sviluppo e mi sento fortunata ma non perché faccio il capo!
Quello non mi interessa più. Mi interessa sapere che anche grazie al mio impegno Verona può essere una città migliore. Mi interessa creare un equilibrio sociale per favorire la felicità. Mi interessa fare per lasciare un segno, perché i ragazzi abbiano opportunità e un giorno possano dire “anche io sono fortunato!”.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica a partire da Anna!
Anna: insieme ai bambini sordi per renderli adulti autonomi!
La rubrica Giovani Speranze si arricchisce con la storia di Anna Chelini, logogenista che all'interno della cooperativa Logogenia si impegna per accompagnare bambini, ragazzi e giovani adulti sordi all'apprendimento della lingua perchè "comunicare significa integrare!"
Da bambina sognavo di fare la ballerina.
Chi l’avrebbe detto che avrei fatto il mestiere che faccio ora!
Quando ho iniziato a studiare lingue mi è sembrato di avere il mondo nelle mani. Il linguaggio era il mio strumento per conoscere il pensiero altrui senza confini spaziali. Italiano, inglese, islandese… la diversità delle parole mi emozionava!
Ma c’era una diversità che non riuscivo a collocare. Mi sentivo sulla soglia di una porta. Qui c’ero io e lì iniziava la comunità dei sordi. Però io volevo entrare. Volevo abbattere quella barriera invisibile che mi divideva da persone che avrei potuto conoscere. E così ho fatto il primo passo!
Sono andata a studiare a Venezia Linguistica per la sordità e i disturbi del linguaggio, un percorso appassionante, capace di farmi perdere la cognizione temporale. Amavo quel che studiavo e così quando mi sono laureata mi sono accorta che ancora non mi ero posta la fatidica domanda: Anna, cosa vuoi fare nella vita?
Io la risposta non l’avevo. Non sapevo come trasportare il mio titolo alla realtà e ci è voluto un soffio per farmi entrare in crisi! Sentivo di dover dimostrare qualcosa. Così ho accettato il primo lavoro d’ufficio che mi è capitato…ma era chiaro che quello non era il mio posto.
Lì non c’ero io. Io volevo mettere una parte di me nell’attività, stare con le persone, contribuire alla loro crescita. E adesso che lo so? - mi chiedevo - Cosa faccio? La risposta mi è arrivata tra le mani con un biglietto, un numero e un nome: Logogenia.
Hai presente la soglia di quella porta? Ecco Logogenia mi ha portato dentro a un nuovo mondo. Un mondo visuale, empatico, relazionale. E qui ho sentito che potevo essere io: potevo dare, trasmettere, stimolare per permettere a bambini, ragazzi e giovani adulti di diventare persone autonome. Perché comprendere e comunicare ti dà questo: integrazione.
La verità, lo ammetto, è che la prima ad aver imparato sono stata io! “Guarda la bambina” mi diceva la mia tutor. Tensione, smarrimento, frustrazione. Apprendere è un processo lento e faticoso, fatto di parole, tempi e gesti. Ma sono una logogenista, sto. Attendo. E quando il bambino si illumina, mi guarda felice e dice “Ho capito!” non vorrei essere in nessun altro luogo al mondo se non lì, accanto a quella gioia!
La mia agenda è un puzzle colorato di appuntamenti e incontri. Percorsi di crescita che arricchiscono la vita degli altri e la mia. Adesso so che non devo dimostrare nulla perché questo lavoro è la mia missione. Così dico Grazie e penso a come includere una persona in più!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica. Parti da Filippo e dall'impresa dolce che nutre le potenzialità!
Il futuro? Per il 71% dei giovani è promettente
Si può davvero parlare di futuro oggi? E di quale futuro? Fondazione Cattolica ha realizzato Escogito l'iniziativa ideata per aiutare i giovani e inviduare nuovi modelli d'azione con cui costruire il futuro professionale
L’OCSE registra il più alto tasso di appiattamento emotivo dei giovani nei confronti della vita. Eppure nonostante la pandemia, la guerra, il tasso di disoccupazione e di disuguaglianza nel Paese i giovani veronesi hanno fiducia nel futuro. Lo ha dichiarato il 71% dei 700 studenti partecipanti a Escogito, l’iniziata ideata da Fondazione Cattolica Verona per immaginare nuovi modelli d’azione con cui affrontare il futuro. All'interno dell'evento, 5 giovani hanno ricevuto il "Premio Giovani di Valore" ideato per testimoniare le scelte di giovani che in Italia hanno dato vita a imprese ad impatto economico sociale.
Un trend che viene confermato dai numeri nazionali. Nonostante L’Oxfam segnali la presenza di giovani Neet al 23,4%, il tasso di abbandono scolastico al 12,7% e il tasso di disoccupazione giovanile al 21,9%, il 70% dei giovani italiani, etichettati come “choosy”, ha invece voglia di cambiare le cose a partire dalla scuola, dalla politica e dell’ambiente.
Un futuro complesso e sfidante, eppure il 43% di loro è consapevole che per cambiare le cose bisogna mettersi in gioco in prima persona anche perché il 78% sogna un futuro soddisfacente in linea con i propri interessi, con le passioni e all’insegna dell’avvio di attività imprenditoriali.
Il Premio Giovani di Valore
Un futuro che prende forma dal desiderio più che dalle aspettative sociali. Dalla voglia di creare ambienti lavorativi stimolati per sé e per la comunità. Lo testimoniano anche i 5 giovani premiati insieme a Jacopo Buffolo, Assessore alle Politiche Giovanili e all'Innovazione del Comune di Verona, alla prima edizione “Premio Giovani di Valore”, il premio ideato da Fondazione Cattolica per riconoscere l’impegno di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni che, attraverso le loro scelte, hanno:
- Generato benessere in persone, comunità, ambiente
- Innovato sistemi
- Avviato attività imprenditoriali ad alto impatto sociale
- Creato forti comunità territoriali.
Ma chi sono stati i premiati di questa prima edizione?
Giandonato Salvia - fondatore Progetto Tucum
Ci sono due modi per guardare il povero: starne alla larga o prendersene cura. Giandonato sente che la dignità della Persona è qualcosa che va oltre la sua situazione economica. Questo Premio riconosce l’intraprendenza di un giovane che ha scelto di rispondere all’ingiustizia sociale con un uso sapiente di competenze e innovazione. Tucùm è un’invenzione tecnologica che dialoga con le comunità per generare una società più solidale attraverso il modello dell’Economia Sospesa. Giandonato viene premiato perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo più equo in realtà.
Teresa Scorza - fondatrice ZeroPerCento
Il lavoro lo si può vivere da dipendenti o da intraprendenti. A Teresa, però, non basta lavorare per lavorare perché sente che ci sono Persone a cui manca l’opportunità di esprimere le proprie capacità. Questo Premio riconosce il coraggio di una giovane che di fronte alle impellenti necessità sociali ha scelto di mettersi in gioco per creare un luogo di formazione, lavoro, comunità. ZeroPerCento è una bottega di quartiere che mette al centro la persona e la sostenibilità attraverso il lavoro di chi è più fragile. Teresa viene premiata perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo pieno d’opportunità in un modello d’impresa inclusivo!
Samuele Casartelli e Filippo De Rosa - Casa Legàmi
C’è chi vive una vita intera alla ricerca di sé e chi non ci prova mai. A Samuele e Filippo non bastano le parole, cercano i fatti perché è quando la vita ti fa incontrare l’Altro che riconosci il tuo valore. Questo Premio riconosce lo spirito fraterno con cui un gruppo di giovani ha scelto di fondare una casa per imparare a stare in relazione con tutti e, così facendo, conoscere sé stessi. Casa Legàmi è un luogo vivo che offre amicizia, tempo, sostegno permettendo alle persone di diventare adulti consapevoli e sereni. Samuele e Filippo vengono premiati perché hanno saputo trasformare il desiderio di fraternità in una casa generativa.
Stefano Soardo - fondatore Fucina Machiavelli
Quando dicono che la tua più grande passione non ti permetterà di mantenerti, puoi fare due cose: chiudere i sogni in un cassetto o correre il rischio di provarci. A Stefano però non basta inseguire il suo sogno perché crede che tutti possano vivere facendo ciò che amano di più. Questo Premio riconosce l’intraprendenza di un giovane che ha scelto di scardinare i luoghi comuni e di rendere la cultura un motore aggregativo di crescita per la città. Fucina Machiavelli è un Teatro giovane che attraverso musica e spettacoli fa innamorare dell’arte e di arte fa vivere. Stefano viene premiato perché ha saputo trasformare il suo desiderio di un mondo ricco di cultura in un’impresa coinvolgente.
Vuoi saperne di più dell'evento? Guarda qui!
Costruire la fiducia. La passione dell’incontro
Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto alla dodicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi e fare rete sui territori per generare creare bene comune.
“Costruire la fiducia. La passione dell’incontro” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2022 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 24 al 26 novembre. Un tema che affronta la realtà contrapposta e duale, che toglie spazio al confronto e che predilige forme di adesione o contrarietà. In questo tempo in cui il dialogo sembra un’utopia, il Festival vuole porre l’attenzione sul valore della fiducia che invita a mettersi in ascolto e in relazione con l’altro per promuovere un cambiamento. Certo non è facile uscire dal circuito viziato in cui viviamo ma non è forse indispensabile condividere per crescere?
“Per non essere schiacciati o sconfortati dalla realtà presente, con tutti i suoi limiti e le contraddizioni, ma poterla attraversare generando nuova vita e nuove possibilità è necessario guardare oltre noi stessi, è indispensabile tornare ad avere una prospettiva che ci supera, perché la statura di una persona la si misura da ciò che essa attende e dunque dobbiamo ritornare a fondare il nostro agire su un elemento che è costitutivo dell’uomo: la speranza. Una speranza come ciò che ci spinge ad agire per cambiare le cose, perché ci porta a credere al bene comune, nel quale è garantito il bene di ciascuno, a sostenere la vita sempre e comunque, a credere nell’uomo e alle sue grandi potenzialità di bene: a costruire la fiducia”.
Il programma seguito dalla Fondazione al Festival
Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.
Quest’anno Fondazione Cattolica invita gli enti del Terzo Settore e la cittadinanza a partecipare ai 6 tavoli di lavoro dedicati al non profit. Parleremo di Terzo Settore, Co-progettazione, Impresa Sociale, Emarginazione sociale, Comunicazione, Disabilità, concentremo l'attenzione su 2 workshop tematici dedicati al turismo di senso e alla sartoria e agli 8 laboratori esperienziali creati insieme ai membri della rete #GenerAttivi. Vuoi saperne di più? Scoprili qui. Per partecipare ai tavoli di lavoro basta segnare la propria presenza...ti interessa saperne di più? Chiedici?
Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:
Giovedì 24 novembre – ore 21 apertura del Festival
Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con S.E. Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, Segretario Generale della CEI Conferenza Episcopale Italiana
Venerdì 25 novembre – ore 11 Dal welfare state al welfare generativo: dinamiche di legami sociali
Incontro divulgativo e formativo insieme a Adriano Tomba, Segretario Generale Fondazione Cattolica Verona con l’intervento di Paolo Pezzana, Centro ARC Università Cattolica di Milano
Venerdì 25 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune
Serata di premiazione condotta dalla giornalista Giulia Gazzaniga volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.
Sabato 26 novembre – ore 16.30 Creare valore condiviso: linee per l’economia del futuro
Tavola rotonda in cui intervengono: Mauro Magatti, Professore ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore, Massimo Recalcati, Psicoanalista.
Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!
“Dopo di noi” dubbi e domande trovano risposte in un percorso dedicato
Acli Verona propone un nuovo percorso dedicato al “Dopo di noi” per offrire uno spazio di confronto e scambio tra famiglie e operatori della fragilità ed esperti sulla tematica.
Cosa farà quando non ci saremo più? Chi si prenderà cura di lui? Quale futuro lo attende? Sono tante le domande che interrogano genitori, coniugi, tutori e accompagnatori di persone con disabilità. Per aiutarle a trovare uno spazio di confronto ricco di spiegazioni e condivisioni, Acli Verona ha attivato un percorso telematico di 6 incontri in cui esperti del settore offrono una panoramica e forniscono risposte concrete per permettere alle famiglie di affrontare con più serenità il futuro delle persone amate. Claudio Bolcato, presidente di Acli Verona, ha risposto ad alcune domande.
Claudio, può aiutarci a conoscere meglio Acli Verona. Chi siete e di cosa vi occupate?
Le Acli sono un’associazione di promozione sociale che, attraverso un sistema diffuso ed organizzato sul territorio, promuove il lavoro ed i lavoratori, educa ed incoraggia alla cittadinanza attiva, difende, aiuta e sostiene i cittadini, in particolare quanti si trovano in stato di bisogno, a rischio di emarginazione o esclusione sociale.
Le Acli sono attive sui territori con circoli, servizi, progetti ed associazioni specifiche. A Verona siamo presenti dal 1986 con 23 circoli, 19 uffici zonali, 4 associazioni. Le Acli sono una realtà che si occupa di molteplici situazioni. Dal patronato alla povertà, dai problemi previdenziali alla dichiarazione dei redditi. Inoltre la dimensione associativa ci consente di promuovere percorsi di cittadinanza per la creazione di comunità come Rebus un progetto nato per gestire le eccedenze alimentari o Nessuno escluso per prevenire la dispersione scolastica.
Come mai avete scelto di dedicare un percorso formativo al “Dopo di noi”?
L’esigenza ci è stata chiara durante gli ascolti delle persone che incontriamo. Molteplici famiglie attualmente impegnate con un caso di fragilità domiciliare ci hanno espresso la necessità di orientarsi in un mondo fatto di leggi e norme da seguire. Si tratta di famiglie in cui i genitori sono prossimi alla pensione o in età avanzata. Loro, in modo particolare, ci chiedono “Cosa faremo con i nostri figli?”. Abbiamo voluto creare un contenitore che ancora non c’era. Così abbiamo deciso di unire alcune competenze creando un palinsesto formativo e divulgativo che consenta di fronteggiare il futuro. Sono nati dei webinar online il cui scopo è dare risposte alle famiglie. Ogni appuntamento è pratico e lascia spazio al dialogo.
Come si sviluppa il percorso e di cosa si occupa?
Si sviluppa in 6 webinar della durata di un’ora ciascuno per sei mercoledì consecutivi iniziati il 9 marzo e che si concluderanno il 13 aprile. Sono state coinvolte persone con competenze specifiche dal Direttore del nostro patronato a Responsabili servizi Ulss 9. Ma anche avvocati, notai, medici esperti impegnati sull’invalidità e le malattie civili. Ogni incontro ha un tema. Siamo partiti dal progetto di vita affinchè si inizi a pensarci prima che diventi un problema o per lo meno prima che diventi un’emergenza. Per poi arrivare a parlare di:
- pensione e indennità
- strumenti giuridici a supporto
- riconoscimento invalidità civile
- applicazioni norme
- reti presenti sul territorio
Tutti i partecipanti possono inviare alla mail della segreteria ulteriori domande per permetterci poi di rispondere alle questioni rimaste in sospese.

A chi si rivolge il percorso e come ci si iscrive?
Possono partecipare famiglie ma anche operatori del settore che vogliono approfondire alcune tematiche, aggiornarsi e mettersi in rete. Gli interventi sono di alto livello con professionisti preparati. Il numero è limitato a 30 utenze collegate contemporaneamente.
Per partecipare è necessario inviare una mail alla segreteria segreteria@acliverona.it delle Acli, si indica a quale seminario si intende partecipare (è possibile partecipare a tutto il percorso o solo ad alcuni appuntamenti) e successivamente viene inviato un link per il collegamento. Ci auguriamo che questo percorso sia il primo passo. Vorremmo lavorare in rete per replicare l’iniziativa con nuove esperienze anche grazie alla collaborazione di realtà che stanno già operando oggi in questo settore
"La naturale percezione della diversità" - storie di Giovani Speranze
Si apre la Rubrica #GiovaniSperanze dedicata a ragazzi che hanno scelto di intraprendere un percorso professionale in ambito non-profit per innovare con idee e competenze e crescere come persone.
Quando ho finito le scuole superiori non ero certo di niente. Ho scelto Lettere perché mi piaceva scrivere. Ma sono bastati pochi mesi per capire che non era la mia strada. Ero stanco. Senza energie. Non trovavo soddisfazione in niente e non avevo stimoli per continuare.
A 20 anni mi sono rassegnato all’idea che avrei vissuto una vita facendo un lavoro perché lo dovevo fare. Mi sarei dovuto accontentare, accontentare di me perché io non riuscivo a trovare il mio posto. Credere che tutto sia finito prima ancora di iniziare è penoso. Per fortuna però è successo…e le cose sono cambiate.
Mi hanno detto “Prova, cos’hai da perdere?” e non avevo nulla da perdere. Così ho iniziato a fare il volontario alla Vale un sogno, una cooperativa di San Giovanni Lupatoto che lavora con la disabilità intellettiva e con la Sindrome di Down per permettere a tutti i giovani di costruirsi un futuro. All’inizio facevo cose piccole, anche marginali, eppure mi veniva voglia di tornare. Ho messo il naso qua e là, in meno di un anno mi hanno offerto un posto. In produzione.
Hai presente la sensazione di essere nel posto giusto? Io la provo stando qui. Mi occupo della produzione e gestisco progetti. Si, sono una figura ibrida ma mi piace esserlo. Mi piace riconoscere la fluidità dei ruoli, mettermi a disposizione, migliorare e migliorarmi.
Lavoro per qualcosa di realmente importante. Lavoro per trovare metodi, prodotti e soluzioni che mettano a sistema il valore umano e professionale delle persone con disabilità. Perché creano cose belle e interessanti. Perché anche con le loro fragilità attivano produzioni e risultati che hanno un effetto sul mondo.
Il mio di mondo, per dire, è rinato. Con la loro spontaneità mi hanno insegnato a scalare di marcia, a fare ragionamenti più semplici ma non per questo meno importanti. A riscoprire le piccole cose e a cogliere il senso autentico delle cose. Loro sono il mio carburante, la motivazione che fa scendere dal letto e superare gli ostacoli anche nei periodi più complessi.
Lavorare in cooperativa rinnova le energie. Chiede tanto ma dà tanto. Facciamo cose che sembrano irrealizzabili e a ben guardarle forse un po’ lo sono. Pochi decenni fa le persone disabili nemmeno le vedevi in giro. Adesso sono protagonisti della loro vita.
Ma io non mi fermo qui. Non mi fermo fino a quando agli occhi della gente la disabilità diverrà parte della normalità, senza quei “ma” senza quei “se” che infrangono il valore della capacità di chi lavora insieme a me. Perché sono persone come me. Sono lavoratori come me.
Michele Spiniella
29 anni – cooperativa sociale Vale Un Sogno VR
Monscleda, la cooperativa villaggio di un territorio
Lavorare sul territorio per il territorio significa far fronte ai cambiamenti portati dal tempo, modificare i servizi ed evolvere le competenze per riuscire a garantire servizi di qualità che migliorano la vita delle persone.
Il cambiamento è una sfida con cui la cooperativa sociale Monscleda si è sempre confrontata, fin dalla sua nascita, quando un gruppo di volontari impegnati in attività di sostegno a persone disabili scelsero di dar vita ad una struttura attenta allo sviluppo quotidiano delle autonomie residue. Eppure non bastano i buoni propositi a coprire i costi di gestione e a far fronte all’onerosità che si celano dietro all’amministrazione di un ente non profit. “Quando sono arrivato la cooperativa era in difficoltà, ma c’era la voglia di stare in contatto con le persone, di costruire qualcosa che restasse. Abbiamo preso in mano la situazione e abbiamo cercato di trasformare la cooperativa in un punto di riferimento per la Val d’Alpone” racconta Luigino Righetto Direttore di Monscleda.
I servizi della cooperativa
A più di 30 anni di distanza dalla nascita della cooperativa, oggi Monscleda è diventata l’anima della città, un luogo in cui le relazioni e la fiducia attivano le persone e le motivano a diventare promotori di una cultura inclusiva, solidale e partecipata che vede tutti protagonisti. “Ci impegniamo per favorire la prossimità. Vogliamo fare accoglienza con premura basandoci sulle esigenze reali di chi abbiamo di fronte siano persone con fragilità che comuni cittadini. Perché non c’è una ricetta magica per crescere, bisogna capire come trasformare le necessità in opportunità di cui tutti possono godere”.


La cooperativa ha generato servizi diretti per anziani, disabili e pazienti con difficoltà psichiatrica. Ma non si è fermata qui. Ha trasformato le necessità vissute nella gestione dei centri diurni e nell’attività residenziale, in opportunità per il territorio. La lavanderia, inizialmente ideata per uso interno, rivolge il servizio di pulitura, stiratura e riparazione sartoriale anche al pubblico esterno. Così come la cucina, anch’essa predisposta per esigenze interne alla cooperativa, si è trasformata in un servizio attivo anche per la collettività: pasti a domicilio, ristorante, settore di pasta fresca e prodotti da banco sono a disposizione dei clienti. Ma anche la manutenzione dello spazio verde, la palestra, il sistema di housing sociale per chi vive periodi di difficoltà… “Quando apri le porte all’esterno e lo fai entrare, inneschi curiosità, interesse e capacità. Una persona viene per lavare la biancheria e scopre cosa ci sta dietro…poi quando ha bisogno torna!”
Modalità di azione della cooperativa
Costruire legami autentici con le persone e con la rete familiare caratterizza l’operatività di Monscleda. “Vogliamo che qui le persone ricevano un servizio a 360°. Non ci soffermiamo al bisogno che esprime nel presente, guardiamo sempre al futuro, perché cerchiamo di rispondere facendo bene le cose. Quando accogliamo al centro diurno un ragazzo disabile di 20 anni ci chiediamo cosa farà quando ne avrà 50? Cosa succederà quando rimarrà solo? Come aiutiamo i suoi famigliari? Quali altri servizi possiamo dare per creare un servizio più efficace? “. Domande che vengono tradotte in progetti dedicati e personalizzati all’interno dell’ex base militare di Roncà dove opera la cooperativa. Una sede grande, un investimento importante che ha consentito di raddoppiare i servizi e le attività di creare laboratori e trasformare la cooperativa in un piccolo villaggio per dare a tutti le risposte che cercano.


Impegnata a creare sempre nuove opportunità che rendano la cooperativa aperta e sostenibile, Monscleda è attenta a soddisfare i bisogni di oltre 70 utenti e di un centinaio di clienti fissi mensili. Insieme all’equipe di 57 operatori la cooperativa punta a coltivare la passione delle nuove generazioni. “Ci sono ragazzi nel territorio con voglia di fare e competenze. Loro hanno lo spirito giusto per guardare oltre e innovare perché nel sociale bisogna sempre avere antenne ricettive e intuizioni” sostiene Luigino che pensa al lavoro maturato negli anni e a quello avvenire perché il Covid ha ampliato i bisogni sociali e creato situazioni di svantaggio che ancora non sono classificabili. Per loro sono è necessario fare qualcosa in più. Qualcosa che ancora una volta leghi la cooperativa alla sua terra.
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