Chi sono i "Poeti Sociali per il Bene Comune"
Accoglienza, inclusione, sviluppo armonioso e tutela dell'umanità. Sono questi i tratti distintivi dei quattro Poeti Sociali che quest'anno hanno ricevuto il Premio "Poeta Sociale per il Bene Comune", un riconoscimento sostenuto da Generali Italia, curato da Fondazione Cattolica all'interno all'interno del Festival "Poeti Sociali" della Diocesi di Verona.
Chi sono i Poeti Sociali?
L'appellativo è stato utilizzato per la prima volta da Papa Francesco in occasione dell'incontro con i Movimenti Popolari nel 2021. "Così mi piace chiamarvi, Poeti sociali. Perché voi siete poeti sociali, in quanto avete la capacità e il coraggio di creare speranza laddove appaiono solo scarto ed esclusione. Poesia vuol dire creatività, e voi create speranza. Con le vostre mani sapete forgiare la dignità di ciascuno, quella delle famiglie e quella dell’intera società con la terra, la casa e il lavoro, la cura e la comunità. Grazie perché la vostra dedizione è parola autorevole, capace di smentire i rinvii silenziosi e tante volte “educati” a cui siete stati sottoposti, o a cui sono sottoposti tanti nostri fratelli. Ma pensando a voi credo che la vostra dedizione sia principalmente un annuncio di speranza. Vedervi mi ricorda che non siamo condannati a ripetere né a costruire un futuro basato sull’esclusione e la disuguaglianza, sullo scarto o sull’indifferenza; dove la cultura del privilegio sia un potere invisibile e insopprimibile e lo sfruttamento e l’abuso siano come un metodo abituale di sopravvivenza. No! Questo voi lo sapete annunciare molto bene".
La serata del Premio "Poeta Sociale per il Bene Comune"
Il Premio si è tenuto il 18 ottobre all'interno dell'Auditorium della Gran Guardia durante il Festival dei "Poeti Sociali - itinerari di pace" della Diocesi di Verona. La serata è stata condotta da Marta Dal Corso con l'accompagnamento musicale del pianista Marcelo Cesena. Hanno consegnato il Premio un mondo riscritto da una piuma, opera del lavoro artigianale di Andrea De Paolo di Terra Crea, il Sindaco della città di Verona, Damiano Tommasi; il vescovo della Diocesi di Verona, Mons. Domenico Pompilii; il Responsabile Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Generali Italia, Piero Fusco e il Presidente di Fondazione Cattolica, Paolo Bedoni.

I premiati "Poeta Sociale per il Bene Comune 2024"
Federica Collato - Reverse
Un mondo migliore è possibile solo quando si è disposti a spendersi per svilupparlo e Federica con creatività, fiducia e lungimiranza ha colto la sfida introducendosi in un cammino ricco di sorprendenti possibilità. Insieme a Nicola Gastaldo e Michele Pistaffa, Federica ha trasformato un’idea in un’impresa armoniosa, sostenibile e umana. Questo Premio riconosce il coraggio di intraprendere un percorso non tracciato per costruire una realtà capace di preservare il futuro.
Stefano Bellabona - Impel Systems
Tempo e pazienza, le grandi Opere si costruiscono con piccole azioni giorno dopo giorno. Stefano ha saputo mettere in gioco i talenti ricevuti e coinvolgere persone, imprenditori ed istituzioni in progetti che danno risposte concrete a bisogni primari. Progettualità che migliorano le condizioni sociali di chi riceve supporto e danno senso alla vita di chi si impegna per realizzarle. Il premio all’Ingegner Stefano Bellabona è il riconoscimento all’uomo che nel donarsi riscopre e fa riscoprire con gratitudine la pienezza dell’esistenza.
Gaia Barbieri - Mani Tese Finale Emilia
Amare l’Altro per ciò che l’Altro è. È questo a rendere Gaia Barbieri una donna capace di abbracciare il mondo intero. Il suo agire testimonia l’importanza di abilitare le persone alla scoperta di sé stesse, perché in ogni storia è contenuta una luce che attende di essere espressa. Questo Premio riconosce a Gaia Barbieri il valore nutritivo della presenza tramite la quale i bisogni diventano progetti, gli oggetti pezzi unici e le persone nomi propri.
Franco Vaccari - Rondine Cittadella della Pace
È nelle ferite e nel conflitto che Franco ha scelto di stare per rigenerare l’umano attraverso l’ospitalità e la relazione. Il modello Rondine è oggi un percorso che accompagna giovani provenienti da Paesi in conflitto a superare il concetto di nemico per costruire relazioni pacificate.
Il Premio a Franco Vaccari è il riconoscimento a chi con passione e metodo dedica la vita per trasformare i conflitti in sviluppo umano integrale, sperimentando percorsi formativi che generano cittadini consapevoli.
Vuoi saperne di più dei premiati incontrati da Fondazione Cattolica? Scoprili all'interno dei nostri video!
“Una mano a chi sostiene” il bando dedicato ai progetti di solidarietà
Fondazione Cattolica lancia la seconda edizione di “Una mano a chi sostiene” il bando nato per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale. I progetti vincitori riceveranno un’erogazione per un massimo di 20.000€ fino ad esaurimento delle risorse stanziate di 500.000 euro.
Il bando "Una mano a chi sostiene"
578 idee candidate da 17 regioni italiane, 100 progetti finalisti e oltre 152 mila voti registrati da parte della community digitale. I dati misurati a termine della prima edizione del bando nel 2023 hanno evidenziato l’urgenza di attivare risorse volte a sostenere l’impegno degli Enti non profit che in tutta Italia rispondono in modo efficace e innovativo ai bisogni emergenti.
Per questo Fondazione Cattolica promuove la seconda edizione di “Una mano a chi sostiene”, iniziativa rivolta ad accompagnare attività progettuali riguardanti:
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- assistenza e solidarietà sociale;
- educazione, istruzione e formazione;
- cultura.
Al bando possono partecipare:
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- Enti del Terzo Settore;
- Enti privati senza scopo di lucro;
- Enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.
Come partecipare al bando
Dall’1 novembre fino al 28 febbraio ciascun Ente può candidare un solo progetto inerente le tematiche oggetto del bando sul sito unamanoachisostiene
Da marzo fino a fine maggio 2025 la commissione interna di Fondazione Cattolica selezionerà i 100 progetti più rispondenti ai criteri del bando che accederanno in qualità di finalisti alla votazione online. Grazie alle preferenze espresse dalla rete verrà stilata la classifica dei progetti vincitori. Fondazione Cattolica procederà quindi all’assegnazione dei contributi in base alla classifica di preferenza.
Il contributo verrà liquidato previa dimostrazione del raggiungimento degli obiettivi prefissati e della rendicontazione dei costi sostenuti.
Vuoi saperne di più? Leggi il regolamento del bando!
Scopri i progetti vincitori della prima edizione del bando.
Al via il nuovo Bando People Raising da 500.000€!
Le trasformazioni economiche, lavorative e sociali degli ultimi anni hanno modificato la compagine del Terzo Settore. Sempre più organizzazioni sociali evidenziano il bisogno di attrarre nuovi volontari nella gestione delle attività e al tempo stesso necessitano di collaboratori qualificati disponibili ad impegnarsi in ambienti professionali soddisfacenti ed entusiasmanti.
Nonostante la criticità sia ormai un’evidenza da anni, esistono ancora troppe poche soluzioni strutturali capaci di arginare il problema.
Con il bando People Raising Fondazione Cattolica vuole intervenire attivamente sul capitale umano, vera fonte di ricchezza nel Terzo Settore, attraverso la valorizzazione di proposte progettuali volte a coinvolgere volontari e professionisti in attività di interesse generale.
A chi si rivolge il Bando
Il bando People Raising si rivolge a:
– Enti di Terzo Settore (ETS) incluse le Reti Associative;
– Enti privati senza scopo di lucro, con l’esclusione di: formazioni e associazioni politiche, sindacati, associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, enti coordinati o controllati dai suddetti enti;
– Enti Religiosi civilmente riconosciuti (comprese Associazioni e Movimenti ecclesiali).
Ciascun Ente o raggruppamento di Enti partecipanti al bando può partecipare candidando un solo progetto.
Finalità del Bando
Il bando People Raising mira a promuovere e sostenere iniziative progettuali che vedano gli Enti non profit porre al centro delle loro strategie e programmi di sviluppo il tema delle risorse umane, intraprendendo percorsi e azioni specifiche finalizzate all’ingaggio e alla valorizzazione delle persone come risorsa primaria e fondamentale dell’organizzazione, per garantirne lo sviluppo futuro.
Potranno quindi essere previste azioni di comunicazione, sensibilizzazione, orientamento, selezione, formazione, coaching tali da rendere l’ente attrattivo per persone interessate a partecipare, a diverso titolo ad attività con finalità sociale.
Tempistiche del Bando People Raising
Il bando si sviluppa in tre fasi:
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- FASE 1, Candidatura proposta progettuale. Da oggi fino al 28.02.2025 gli enti non profit possono candidare la propria idea all’interno della piattaforma dedicata di Fondazione Cattolica. Clicca qui per accedere.
- FASE 2, Selezione delle idee progettuali. Dall’inizio di marzo fino al 30.4.2025 Fondazione Cattolica contatterà direttamente gli Enti selezionati per approfondire l’idea progettuale e richiedere la documentazione necessaria a completare l’istruttoria che dovrà essere inviata entro tre mesi da tale comunicazione. La Fondazione valuterà le proposte definitive e, a suo insindacabile giudizio, deciderà in merito alla concessione o meno del contributo.
- FASE 3, Realizzazione del progetto. I progetti accolti dovranno essere realizzati entro 12 mesi dalla comunicazione dell’avvenuta approvazione, pena la decadenza dal contributo. Ciascun progetto potrà ricevere al massimo un contributo di € 25.000,00 se proposto da singolo Ente o di € 50.000,00 se proposto da raggruppamento di Enti o da Reti Associative. Il contributo della Fondazione non potrà superare l’80% dei costi complessivi del progetto che potranno prevedere allocazioni fino ad un massimo del 10% di costi di struttura.
Per maggiori informazioni si invita a prendere visione del regolamento e/o a contattare la Fondazione tramite email: fondazione.cattolica@generali.com
Costruire un futuro di felicità, l’impegno di AGESCI
Era l’inizio del 1900 quando Lord Baden-Powell osservando i ragazzini di Londra constatò l’urgenza di adottare un approccio pedagogico innovativo per crescere uomini e cittadini liberi, capaci cioè di creare una società migliore di quella che avevano ereditato. Il metodo Scout nasce nel 1907 e pone le radici in quattro elementi educativi portanti e ancora attuali: la formazione del carattere, lo sviluppo delle abilità manuale, la salute e la forza fisica e il servizio verso il prossimo perché negli Scout ogni persona possa scoprire chi è e portare la sua unicità nel mondo.
Lo sviluppo dell'AGESCI in Italia
Fantasia, gioco, avventura, vita all’aria aperta, scoperta di sé e dell’altro, esperienza di comunità…lo scautismo è un movimento che si diffonde velocemente in tutto il mondo. In Italia il movimento viene abbracciato dall’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) e dell’AGI (Associazione Guide Italiane) rispettivamente di composizione maschile e femminile. Le due realtà percorrono un cammino parallelo “fino a quando nel 1974 le due associazioni scelgono di diventare un’unica entità valorizzando le qualità dell’una e dell’altra esperienza” racconta Roberta Vincini, Presidente del Comitato nazionale AGESCI. “La forma della coeducazione, perché si può crescere solo insieme, e della diarchia, cioè della compresenza uomo-donna, ha evidenziato fin dal principio il tratto innovativo di AGESCI orientato ad accendere la ricerca al senso della vita”.
Un cammino, quello dell’AGESCI, umano, sociale e spirituale essendo associazione laicale di tipo B riconosciuta dalla CEI.


Il percorso Scout
“L’esperienza Scout risponde alle tante domande dei giovani sulla vita attraverso una dimensione ludica, sociale e spirituale. Scoprire i fondamenti per vivere una vita autentica adulta è un obiettivo prefisso dallo scautismo che inizia da bambini e dura per sempre!” racconta Francesco Scoppola, Presidente del Comitato nazionale AGESCI. Dagli 8 anni i bambini entrano nel mondo delle Coccinelle o dei Lupetti per scoprire attraverso il gioco la bellezza dell’infanzia e delle loro qualità. Dai 12 anni gli adolescenti accedono alla branca Esploratori e Guide dove riconoscono la propria identità e la relazione con la comunità circostante. Successivamente i ragazzi sono portati a vedere nell’autodeterminazione del servizio una missione personale. “A 21 anni un ragazzo può scegliere se diventare Capo, e quindi aderire ad un patto associativo per accompagnare la crescita delle nuove generazioni secondo i valori del metodo, oppure se dedicare il proprio servizio in altre forme alla comunità”.
Gli Scout una realtà in crescita
AGESCI registra 183 mila iscritti. Di questi 150 mila sono bambini e ragazzi e 33 mila sono capi che hanno scelto di assumersi la responsabilità della crescita educativa dei ragazzi.


“Le famiglie riconoscono l’autenticità della proposta educativa. Bambini e ragazzi sono accompagnati in un percorso esplorativo di conoscenza di sé, delle proprie abilità, dei propri talenti che possono essere messi a disposizione della comunità. Vivere lo scautismo significa mettersi in relazione con gli altri e con la natura, vivere in un contesto positivo non prestazionale né competitivo, sviluppare passioni e costruire ciò che serve. Tutto ciò ha un valore incredibile se pensiamo che oggi tutto è già preconfezionato ed è difficile per i ragazzi sperimentare chi si è” testimoniano i presidenti. Una scelta qualitativamente significativa tanto da avvicinare al mondo Scout sia bambini che adulti. “Il movimento cresce grazie ai capi. Più della metà sono giovani under 30 ma ci sono anche tanti genitori che si avvicinano tramite i loro figli: vedono il significato del percorso e scelgono di affiancare con le loro qualità!”.
AGESCI 50 anni di impegno sociale
Per ricordare i 50 anni di impegno sociale, civile e spirituale AGESCI ha intrapreso un cammino che mette a fuoco il rinnovato bisogno di fare educazione oggi affinchè i bambini e i ragazzi affidati allo scautismo possano crescere nei valori della cittadinanza attiva e responsabile.
Dal 22 al 25 agosto la città di Verona ospita la Route nazionale delle Comunità capi, un evento partecipato da 18.000 capi provenienti da tutta Italia, riunitisi a Villa Buri nel tema: Generazioni di felicità. Una grande avventura vissuta in sinergia con il territorio e l’accompagnamento del mondo ecclesiastico per contribuire a innescare processi di cambiamento positivi e contagiosi.
“Siamo qui per essere felici! E vogliamo testimoniare, e continuare a farlo, la bontà della vita attraverso il servizio e l’educazione delle nuove generazioni.”
Al via il PCTO che rende gli studenti protagonisti
Nell’estate 2023 Fondazione Cattolica ha accolto i primi studenti per l’esperienza PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento ex Alternanza Scuola-Lavoro). Un’esperienza positiva che aveva permesso agli studenti di sviluppare una ricerca qualitativa dal titolo “Chi sono i giovani d’oggi?”. Tra i bisogni riscontrati negli oltre 600 ragazzi intervistati è emersa la voglia di cambiare il mondo per renderlo un luogo accogliente. Per farlo gli adolescenti si auguravano di trovare alleanze generazionali, guide che sappiano identificare il loro valore per accompagnarne la crescita.
ll PCTO per sviluppare progettualità ad alto impatto territoriale
Per questo la Fondazione ha ideato il progetto di PCTO “Sperimentare per crescere”. Un’esperienza immersiva di 60 ore che renderà gli studenti protagonisti dello sviluppo delle loro competenze imprenditoriali attraverso l’accompagnamento alla formulazione di progetti volti a migliorare la condizione giovanile in città.
“Sperimentare per crescere”
Il programma si sviluppa su 3 settimane. Durante la prima i partecipanti avranno l’opportunità di conoscere organizzazioni del Terzo Settore capaci di fare impresa valorizzando le persone e i territori. Dal 10 al 13 giugno, gli studenti andranno a conoscere:
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- Panterei, una cooperativa sociale che affianca le persone con disagio mentale all’interno di percorsi professionali riabilitativi. In questa creativa impresa sociale, il lavoro diventa strumento di riqualificazione dell’essere umano. Gli studenti sperimenteranno sul campo che lo scarto alimentare, come le persone lasciate ai margini, possono avere una seconda vita.
- Fucina Culturale Machiavelli, un’impresa sociale-culturale nata per offrire alla città veronese un’esperienza artistica, teatrale, musicale vicina ai giovani. Gli studenti si cimenteranno nella costruzione di un Festival artistico e comprenderanno le sfide che comporta la gestione di una rassegna estiva.
- D-Hub, un’associazione di promozione sociale creata per contrastare l’emarginazione sociale, sviluppare comunità e favorire l’inserimento socio-occupazionale di donne in condizione di vulnerabilità. In questa realtà, gli studenti si cimenteranno in lavori artigianali e scopriranno il valore dell’attivazione comunitaria
- Acli Verona, un’organizzazione multifunzionale nella quale concentreremo l’attenzione sul programma Rebus, un progetto locale di recupero di beni invenduti e inutilizzati. In questa realtà gli studenti analizzeranno l’impatto dell’eccedenza, scopriranno comportamenti etici e proporranno metodi efficaci di sensibilizzazione.
La visita diretta nelle organizzazioni non profit aiuterà gli studenti a maturare nuove consapevolezze, comprendere il territorio e la sua complessità, intuire i diversi ambiti professionali e le figure operanti nell’impresa sociale.
Sviluppare competenze imprenditoriali
I ragazzi lavoreranno sullo sviluppo delle competenze imprenditoriali: l’intraprendenza, l’assunzione di rischio, la motivazione, la disciplina, l’organizzazione mentre saranno formuleranno idee volte a migliorare la condizione giovanile in città. Gli studenti, suddivisi in team, lavoreranno sul business model canvas e struttureranno progetti portatori di valore per gli stakeholder. I team incontreranno 10 professionisti che li aiuteranno a focalizzare: la scelta dell’idea, i destinatari di riferimento, il modello di business, la strategia di comunicazione, le modalità di relazione e di raccolta fondi.
Al termine dell’esperienza gli studenti presenteranno le idee nate dal loro lavoro a una commissione che valuterà la fattibilità e l’impatto dei progetti sviluppati.
Sei interessato a sapere di più di questa esperienza? Vorresti partecipare? Fai parte di una scuola del territorio veronese e vorresti creare un progetto insieme a noi? Scrivici!
Fondazione Verona Minor Hierusalem e il volontariato culturale che crea legami
Nell’Alto Medioevo, quando la Terra Santa era difficilmente raggiungibile, Verona iniziò ad essere nominata “Minor Hierusalem”, “piccola Gerusalemme”, un appellativo nato dal desiderio di ritrovare nella città italiana corrispondenze con i luoghi più importanti della capitale giudaica.
Un’analogia fatta di richiami e somiglianze urbanistiche e topografiche, che tracciano un percorso inedito di Verona. Un pellegrinaggio artistico, culturale e spirituale che oggi Fondazione Verona Minor Hierusalem valorizza e rende fruibile attraverso il volontariato culturale.
La Fondazione Verona Minor Hierusalem e le sue attività
Verona Minor Hierusalem propone un turismo culturale ed esperienziale, che valorizza la città di Verona. Proprio per questo la governance comprende rappresentanti delle principali istituzioni e organizzazioni cittadine, al fine di coinvolgere e attivare gli attori della città nella custodia e nella promozione della storia di Verona.

Attività prevalente della Fondazione è l’accoglienza in alcune chiese della città, attraverso un volontariato culturale formato ad oggi da 430 cittadini e oltre 100 studenti in alternanza scuola lavoro.
Tra i volontari e la Fondazione, si crea un circolo virtuoso, tipico dell’economia del dono, nel quale si dona tempo per ricevere formazione, crescita personale e di competenze. La proposta formativa può anche essere personalizzata, secondo gli interessi personali e può approfondire temi diversi: storia dell’arte, spiritualità, lingue straniere, canto e persino teatro.
La Fondazione propone un pellegrinaggio urbano, culturale e non ultimo spirituale, per conoscere Verona quale Minor Hierusalem. Delle attività promosse ne beneficiano i visitatori che possono accedere a chiese cittadine difficilmente visitabili, gli abitanti di Verona che possono conoscere aneddoti e particolari spesso sconosciuti e i turisti che esplorano luoghi esclusi dai percorsi tradizionali.
Gli itinerari culturali proposti, articolati nella visita di alcune chiese poste lungo l’antica via Postumia, sono:
- Rinascere dalla Terra - Verona crocevia di civiltà, storia e cultura
- Rinascere dall’Acqua - Verona aldilà del fiume
- Rinascere dal Cielo - Verona tra le note di Mozart e una nave di santi
Il modello di volontariato culturale
Fin dalla sua nascita, l’obiettivo della Fondazione era creare legami. Prima di rivolgersi al turismo, il progetto era infatti pensato come scambio culturale tra volontari. Rapidamente lo sguardo si è aperto all’esterno, in un’ottica di restituzione.
“Il volontario della Fondazione è un cittadino innamorato della sua città- spiega Paola Tessitore, Direttrice della Fondazione - che non è più solo spettatore della bellezza ricevuta, ma che secondo le logiche dell’economia del dono, diventa promotore di questo patrimonio e si attiva per tramandarlo nel futuro”. Un obiettivo che la Fondazione persegue creando e promuovendo relazioni con il territorio, tra i volontari e con i visitatori con cui gli stessi entrano in contatto.
“Tessere relazioni per il Bene Comune” è divenuto il modello valoriale e organizzativo adottato dalla Fondazione che si basa su sei pilastri: economia del dono; formazione interdisciplinare; creazione di valore nelle relazioni; passaggio intergenerazionale della cultura; sinergia con il territorio e l’ambiente imprenditoriale e innovAtibilità (ovvero l’innovazione culturale attivata per favorire un’accoglienza inclusiva e sostenibile).
La cultura come strumento di inclusione
Nel 2022 Fondazione Verona Minor Hierusalem è stata tra i vincitori del Bando Una Mano A Chi Sostiene con il progetto “Cultura e innovazione per l’inclusione sociale intergenerazionale”, avente l'obiettivo di rendere le chiese del quartiere multietnico di Veronetta un luogo di inclusione. La cultura dunque è diventata strumento per favorire l’accoglienza, aumentare la coscienza civica, sviluppare una cittadinanza attiva e creare nuove appartenenze.

Sono stati coinvolti nel progetto gruppi con caratteristiche differenti: due classi di scuola secondaria di primo grado, due classi di scuola primaria, due classi di studenti stranieri che frequentano un corso di italiano, un gruppo misto composto da abitanti del quartiere e volontari in formazione della Fondazione Verona Minor Hierusalem.
Attraverso visite e laboratori esperienziali, gli spazi e le opere d’arte presenti nelle chiese sono diventati strumenti per stabilire relazioni con il contesto e con gli altri partecipanti.
Questi nuovi legami hanno trasformato un luogo di identità, la chiesa, in un luogo di accoglienza.
Il progetto è ancora in corso, ma il modello strutturato e i risultati fin qui raggiunti consentono di immaginare una sua replicabilità nel tempo e in contesti diversi, a dimostrazione che “la cultura può diventare strumento di inclusione e trasformazione”.
Se questo argomento ti appassiona, leggi l’articolo che abbiamo dedicato al potere della bellezza e l’esperienza di Mario Cappella al rione Sanità di Napoli.
Alberto, il giovane prete che evangelizza l’amore
Io non lo sapevo cosa volevo diventare da grande. Mi piaceva l’idea di poter aiutare ma non avevo un progetto. Poi un giorno la mia vita è cambiata. E ora eccomi qui: prete, influencer ma soprattutto Alberto.
Hai presente quando gli adulti, parlando tra loro, si gonfiano dicendo: “E’ proprio un bravo bambino!”.
Ecco quel bambino ero io. Educato, a modo, generoso, rispettoso, intelligente e pure diligente.
Loro dicevano quello che vedevano. Anche se non sapevano che dietro tutto, c’era altro…
La verità è che ero ipersensibile e ho scelto di diventare bravo per emanciparmi dalle grandi litigate a cui assistevo. I contrasti in famiglia mi facevano male. Le urla di papà mi entravano dentro. Allora mi sono difeso come ho potuto: ho attivato la parte migliore di me per diventare indipendente il prima possibile!
Per questo durante l’estate stavo in oratorio. Facevo l’animatore ai bambini. Io ero lì per loro, però quell’attività ha aperto il mio mondo: ho scoperto i miei talenti e rafforzato le mie debolezze…insomma ho compreso chi ero.
Penserai “Wow a sedici anni sapeva già tutto!”, mica tanto. Da fuori ero sempre il bravo ragazzo, il leader, quello pieno di amici. Ma dentro qualcosa era inceppato, come se fossi bloccato. Fino a quando, durante una vacanza parrocchiale, ho trovato un Amico vero, Andrea, che aprì i miei orizzonti. Nell’ascolto trovai l’origine del mio blocco: io non mi sentivo voluto bene.
La mia ferita si aprì. Non sgorgava sangue ma sofferenza, tutto il dolore represso dalla fiducia che mi mancava. Allora sono andato a confessarmi ed è stato incredibile. Più manifestavo la mia tristezza, più mi sentivo felice, più raccontavo le mie mancanze, più percepivo amore.
Mi scoprii libero di vivere. Vivere la mia felicità!
Da lì, tutto è cambiato, il mio cuore si era spalancato. A settembre mi innamorai per la prima volta. Un amore tra i banchi di scuola inarrivabile, che sublimavo infilandomi le cuffie e perdendomi nei pensieri. Nel silenzio riflettevo sulle cose eterne: qual è il mio posto nel mondo? Ho una missione? Chi è Dio? E sentii crearsi un conflitto dentro di me.
Io pensavo e ripensavo. Poi una notte ecco arrivarmi l’illuminazione: “Ma se da grande facessi il prete?” mi chiesi. Vorrei dire che è stato facile, ma mentirei. Ho custodito gelosamente il mio segreto, ho superato la distanza creatasi con i miei genitori che avevano paura di vedermi triste e desolato con la tonaca addosso e ho visto gli anni dell’adolescenza volare.
Ma quelle erano le mie prove perché avevo compreso quale era la mia chiamata. L’amore di Dio mi aveva permesso di scoprire qual è il mio ruolo nel mondo, liberando le mie energie, il mio affetto incondizionato alla vita. E io volevo mettermi a servizio per far conoscere questa fonte di amore inesauribile a tutti.
Quindi eccomi qui! Mi occupo di giovani e della loro crescita. Riattivo le fede nei loro cuori perché questo significa renderli protagonisti della loro storia, che poi diventa la storia di una Comunità. Una sfida? Certo! Aprire i confini della Chiesa e diventare influencer porta invidie, gelosie e timori. Ma non sarà la rigidità a fare miracoli.
E io li vedo, i ragazzi che scoprendosi fioriscono. Li vedo in chiesa, nell’associazione LabOratorium dove trasformano talenti in competenze e in Fraternità, la community di migliaia di giovani che organizza eventi e promuove un’appartenenza di fede senza confini perchè quello che lega è l’esperienza, il messaggio, la libertà di essere e di divenire insieme.
Oggi mi sento fortunatissimo: posso comunicare alle genti e assistere a tanti risvegli perché quando le persone attraversano l’amore divino, trovano il senso e danno un senso alla loro vita.
Posso dirlo? Il fuoco che si accende in ognuno di loro è il mio carburante. Il frutto della mia missione!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere le altre della rubrica Giovani Speranze a partire da Rebecca
A Napoli per coltivare lo spirito dell'impresa sociale
Ogni viaggio è segnato da alcune aspettative iniziali e questo, organizzato per premiare i "Giovani di Valore", non era da meno. Conoscere, scoprire cose nuove, crescere erano solo alcune delle attese messe in valigia. Ma cosa portiamo a casa al termine di questa esperienza? La conoscenza di un Meridione che non è quello che solitamente leggiamo sui giornali. Un territorio ricco di micro imprenditorialità, caratterizzato da legami forti, da reti dinamiche, da bisogni chiari e risposte sinergiche che provengono sempre dal basso, da lavoro e possibilità che nascono laddove sembra impensabile. La forza del Terzo Settore a Napoli è proprio questa: esserci. Essere Persone con le persone. Abitanti di quartieri, conoscitori di una terra, coltivatori di talenti.
Un'esperienza di 3 giorni passata tra 12 visite formativo in 7 imprese sociali e 5 siti culturali. Se per ogni sito visitato avremmo almeno un articolo da scrivere, ecco una sintesi di ciò che ci sembra essenziale.
1. Legami
E' la prima strategia da adottare per sviluppare imprese e creare uno spirito di comunità. Mario Cappella, Direttore di Fondazione San Gennaro, racconta "costruire legami è una strategia a cerchio concentrico. Parti dal piccolo, da quello che il territorio ha, dove ci sono persone, beni e talenti. Parti dalla chiesa, dalla via, dal quartiere, poi ci si apre e via… ma ogni iniziativa parte sempre dal basso". Un modus operandi che è stato confermato in tutte le realtà che abbiamo visitato. Come Remade Community lab, ad esempio, che durante la pandemia è stata capace di lavorare sulla produzione artigianale di boccagli in plastica riciclata che sono diventati strumento sanitario per gli ospedali. O come le Comunità Energetiche che a causa dei rincari delle bollette hanno ideato un sistema di produzione di energia a minor impatto ed economicamente più sostenibili. O come la Scuola del Fare nata per contrastare il tasso di abbandono scolastico offrendo agli studenti la possibilità di fare (non solo studiare) meccanica e logistica. Come la Fattoria Fuori di Zucca che ha trasformato una "discarica sociale" in opportunità di lavoro per chi ha più fragilità, mettendo la comunità al centro. Come Villa Fernandes, una rete di enti del Terzo Settore che hanno reso un bene sottratto alla camorra un vero hub sociale. O come La Paranza, la cooperativa che ha unito il patrimonio artistico culturale del Rione Sanità con il talento e il sapere dei giovani.
2. Sapere
"Per fare comunità bisogna occuparsi di creare comunità educanti" continua Mario Cappella che negli anni ha compreso l'importanza dell'ascolto del territorio, la lettura delle energie delle persone, la capacità di non fermarsi al problema ma lo stimolo a reagire. Per cambiare e offrire opportunità c'è bisogno di sapere. Di saper essere e di saper fare. Ne sono una prova tutte le persone incontrate in queste giornate come Melania, Filomena, Antonio, Rebecca, Giuliano, Francesca che non si fermano a un titolo di studi ma si aggiornano costantemente. Professionisti difficilmente sintetizzabili in una sola area di appartenenza professionale perchè per creare progetti di comunità servono competenze trasversali e i ruoli professionali si mescolano mettendo la propria essenza a favore della competenza e viceversa. Hai presente il famoso learning by doing? Ecco: si impara facendo. Dalle attività, dai progetti, dai libri, dalle persone, dallo scambio...
3. Mai accomodarsi
O se vogliamo: mai adagiarsi, mai sedersi, mai sentirsi arrivati! Il mondo non profit ha la grande opportunità di essere in prima linea nella società. Di sentire, vedere, toccare con mano la vita delle persone. Questo permette di anticipare soluzioni, proporre idee, mettere in gioco reti di condivisioni e creare partenariati con l'obiettivo di garantire una vita più dignitosa.
Guarda l'album del viaggio a Napoli!
Vuoi scoprire giorno per giorno il nostro viaggio? Puoi vedere il programma completo e il diario di bordo su Instagram!
Per diventare sostenibili, inseguiamo la felicità!
Il mondo è in ritardo rispetto agli impegni assunti nel 2015 con l’agenda 2030 come diventare sostenibili? Abbiamo fatto il punto con Pierluigi Sassi, scoprendo che per costruire politiche e stili di vita sostenibili dobbiamo partire da un nuovo pensiero sulla felicità.
L’ottavo Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile” realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) mostra chiaramente che il nostro Paese non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche per la sostenibilità (dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, otto registrano miglioramenti contenuti, tre stabilità e otto un peggioramento). Nonostante manchi un impegno esplicito e corale allo sviluppo sostenibile, il 67% dei cittadini italiani pensa che il cambiamento climatico sia una priorità globale e l’88% delle imprese italiane riconosce che la sostenibilità dovrebbe orientare le scelte aziendali. Eppure solo il 17% ha fissato obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas climalteranti.

Nella rubrica Sguardi Inclusivi abbiamo scelto di fare un punto sulla situazione e di comprendere quali obiettivi porci per uno sviluppo sostenibile. Ne abbiamo parlato con Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia, Segretario Generale dell’Earth Day European Network, Consulente delle Nazioni Unite e del Dicastero dell’Ambiente italiano nonchè Gentiluomo di Sua Santità e fondatore del quindicinale “Impacta, l’economia per l’uomo”.
Pierluigi, partiamo dall’inizio: cosa significa porsi l'obiettivo di sviluppo sostenibile?
I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 (e i 169 punti che li esplicitano) sono nati nel 2015, spinti dall’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, che nel mondo della sostenibilità ha rappresentato un big bang perché ha azzerato la cultura dell’indifferenza e ha posto tutti di fronte all’impegno concreto di agire per creare azioni ad impatto sociale, ambientale, economico con uno sguardo integrale. L’Enciclica è diventata un faro di civiltà per il mondo economico, politico e civile tanto da farci sentire un’unica famiglia umana su un grande pianeta. Questo ha portato un aumento della sensibilità, seppur tardiva, incredibile.
Oggi siamo in una fase paradossale perché nonostante i livelli di consapevolezza i cambiamenti sono troppo limitati. Da un lato la scienza e l’innovazione spingono sulla sostenibilità perché in futuro sarà lì che si guadagnerà, dall’altro i singoli cittadini si sentono impotenti. Diventa difficile creare un vero collegamento tra sostenibilità e stile di vita. Dobbiamo cambiare modello economico, rivoluzionare il modo di pensare. Siamo eredi di un pensiero fallimentare, disumano e distruttivo che ha prodotto più infelicità che ricchezza. Basti pensare che per aumentare del 13% il Pil mondiale abbiamo distrutto il 40% delle risorse naturali: una follia! O che la forbice tra ricchi e poveri, ci dice l’Oxfam, sta crescendo a livelli esorbitanti: 2.660 persone sono miliardari e le tre persone più ricche hanno un patrimonio complessivo di oltre 800miliardi di dollari mentre 5 miliardi di cittadini si trovano in situazioni di povertà. Da una parte condanniamo alla miseria altri esseri umani generando loro sofferenza, dall’altro rendiamo così ricche le persone che viene da chiedersi se i soldi abbiano ancora valore o rappresentino solo uno strumento di potere e vanità. Stiamo rubando ricchezza alle generazioni future perché stiamo consumando l’equivalente di 1,7 pianeti l’anno. Questa mancanza di lungimiranza a favore del futuro è un illecito.
Quali sono gli elementi da considerare quando parliamo di sostenibilità?
I tre grandi vettori sono economico, sociale e ambientale. Papa Francesco è stato illuminante perché parlando di ecologia integrale ha spinto ad avere una visione di intervento olistica: non esiste una crisi separata dall’altra. Il grande salto di qualità che possiamo fare per rispondere in modo efficiente alla crisi globale è non essere più estranei alla natura, sentirci parte di essa perché da lì che nasce la nostra felicità. Invece ci siamo illusi che è nel consumo che sta la felicità e ci siamo resi schiavi di tutto: del lavoro, dell’economia, dell’acquisto. Già San Francesco aveva compreso che il creato andava custodito, difeso e amato perché era un dono e come tale può essere beneficiato da tutti ma tutti, in fratellanza, devono tutelarlo.
A proposito di fratellanza, un mese fa circa si è conclusa la Cop28. Cosa emerge da questa conferenza delle Nazioni Unite?
Dopo 27 conferenze sul clima ammetto di essere arrivato a Dubai con scetticismo. Abbiamo ideato queste conferenze nel 1992 per uscire dai combustibili fossili e da allora l’argomento non è stato mai nemmeno sfiorato. Le tensioni precedenti la Cop28 (ospiti di un Paese tra i principali esportatori di petrolio, per esempio) hanno avuto un grande effetto collaterale: scoprire il gioco. E questo ha favorito la coalizzazione di 130 paesi uniti per avviare i processi di transizione energetica. Cosa emerge quindi? Dopo la Cop28 non possiamo più fare finta perché il documento firmato mette nero su bianco che entro il 2050 i combustibili fossili dovranno essere eliminati e che entro il 2030 dovranno essere triplicate le energie rinnovabili. Insomma non possiamo più nasconderci, è tempo di implementare la transizione ecologica.
Adesso i veri attori sono i governi. Viviamo in una grande crisi globale e la madre di tutte le crisi è quella ecologica. Abbiamo bisogno di soluzioni globali. Le Conferenze delle Nazioni Unite servono per sancire una linea guida, una verità, ma sono i governi a rendere concrete queste riflessioni.


Quanto costa la sostenibilità?
Costosissima in termini economici, finanziari e umani. Pensiamo solo che l’aria inquinata costa 7 milioni di morti l’anno o che i danni dovuti al cambiamento climatico sono quintuplicati negli ultimi anni (carestie, inondazioni, siccità…). E chi ne paga maggiormente le spese sono le economie più povere dei Paesi in via di sviluppo.
I paesi occidentali consumano annualmente tra i 6 e i 10 kw pro-capite mentre le economie emergenti consumano 0.2 kw. Un abisso. Vivere tutti come un americano medio è impensabile, il pianeta imploderebbe. Nel 2023 abbiamo raggiunto l’obiettivo che non dovevamo raggiungere: superare la soglia di riscaldamento di 1,4 gradi. E lo abbiamo fatto con 67 anni d’anticipo. È comprensibile che serve una trasformazione negli stili di vita immediata e che è indispensabile creare un modello innovativo per non diventare bombe ecologiche.
Tutto ciò deve essere finanziato e oggi ci troviamo di fronte ad un’impasse su cui la Cop29 dovrà trovare risposte. Come finanziare lo sviluppo sostenibile? L’Europa ha fatto una cosa semplice: da 18 anni l’Unione europea ha introdotto il prezzo del carbonio con il principio secondo il quale “chi inquina deve pagare”. Le emissioni sono diminuite di quasi il 40% e l’economia ha continuato a crescere. Con la vendita dei crediti di carbonio si sono anche raccolti oltre 175 miliardi di euro che hanno finanziato l'azione per il clima, anche nei Paesi in via di sviluppo.
I cittadini però sono chiamati a fare la loro parte e a riconsiderare il proprio approccio al consumo e cercare il piacere nella bellezza, nella natura, nella gioia delle relazioni in quegli aspetti che non consumano energia ma la creano. È chiaro che non ci si arriva dalla sera alla mattina, passa attraverso le generazioni. Questi cambi generazionali produrranno anche effetti politici perché i giovani sono più sensibili, più chiamati in causa (faranno loro i conti con il mondo) e vogliono cambiare. Io alle persone dico sempre di cominciare da una scelta, anche piccola, ma fatta con convinzione.
Quali obiettivi concreti possono favorire lo sviluppo sostenibile?
Uno: rendere la sostenibilità il centro delle scelte politiche e culturali. La sostenibilità è un valore nella tutela del patrimonio culturale, territoriale, sociale, ambientale italiano. Giocarci bene questa partita è fondamentale perché i primi a farne i conti saranno i cittadini: le case con classe energetica diversa da A varranno la metà tra qualche anno; le imprese senza condotta di certificazione alla sostenibilità non riceveranno più finanziamenti tra qualche anno; le piccole realtà senza relazioni d’impatto non forniranno più le grandi imprese e così via. Il processo è già in atto, bisogna aprire gli occhi e agire con prontezza. Il Green Deal europeo è un faro di civiltà nel mondo. Adottarlo sarebbe già un risultato!
Per diventare sostenibili, inseguiamo la felicità! Lo pensi anche tu? Puoi continuare a leggere la Rubrica Sguardi Inclusivi a partire da: Rigenerare i territori per rigenerare le comunità
Un'avventura a Napoli con Fondazione San Gennaro
Fondazione Cattolica ha scelto di premiare i ragazzi, vincitori delle due edizioni del premio "Giovani di Valore" con un viaggio formativo ed esperienziale. La nostra meta? Alla scoperta di Napoli dal 25 al 27 gennaio 2024. Un'occasione unica per scoprire le imprese sociali, le attività imprenditoriali partecipative, vivere momenti culturali, godere di pranzi conviviali e molto altro ancora.
La Fondazione San Gennaro
Il nostro viaggio è organizzato in collaborazione con la Fondazione San Gennaro, un'organizzazione nata per rispondere alle esigenze del territorio, specie del Rione Sanità. La Fondazione promuove la cultura del dono, la cooperazione tra le persone, lo sviluppo economico e l’impegno per contrastare la povertà educativa, sociale, economica e spirituale attraverso progetti d’impresa. Finora, ha raccolto 3,5 milioni di euro di fondi e ha seguito più di un milione di persone.
Perchè questo viaggio
L'innovazione e lo sviluppo sono concetti interconnessi che svolgono un ruolo chiave nella costruzione di una società sostenibile e prospera. L'innovazione alimenta lo sviluppo e, allo stesso tempo, lo sviluppo crea l'ambiente favorevole all'innovazione. In questo viaggio scopriremo come si può innescare un cambiamento che, partendo dal basso, recuperando talenti e beni del territorio, genera impresa e futuro!
Il nostro itinerario
Durante il nostro viaggio avremo l'opportunità di scoprire diverse realtà locali che stanno lavorando per creare un futuro migliore. Ecco una panoramica delle tappe che ci aspettano:
- Giorno uno. Giovedì 25 gennaio: inizieremo il nostro viaggio con la scoperta della Fondazione San Gennaro e delle sue attività. Successivamente, avremo un incontro formativo con “Comunità energetiche” e con “ReMade Communityalab”. Dopo aver fatto il check-in al “B&B del Monacone” e aver ascoltato la storia dell'esperienza, avremo un incontro con Padre Gigi Calemme e visiteremo il Presepe Favoloso. La giornata si concluderà con una cena alla Locanda del Monacone.
- Giorno due. Venerdì 26 gennaio: il secondo giorno del nostro viaggio inizierà con una visita alla "Fattoria Sociale Fuori di Zucca" a Lusciano. Nel pomeriggio, visiteremo il Museo di Pietrarsa e avremo un incontro a Villa Fernandes.
- Giorno tre. Sabato 27 gennaio: nel nostro ultimo giorno, visiteremo le Catacombe di Napoli, scopriremo il Rione Sanità, visiteremo il Museo Jago e incontreremo la cooperativa “La Sorte”. Dopo un saluto finale, concluderemo il nostro viaggio.
Noi siamo pronti per l'avventura. Non vediamo l'ora di offrire questa splendida opportunità ai prossimi premiati per creare una rete di giovani intraprendenti che miglioreranno il nostro









