Costruire la fiducia. La passione dell’incontro
Fondazione Cattolica partecipa al Festival della Dottrina Sociale, il Festival giunto alla dodicesima edizione, che riunisce persone ispirate dalla gratuità, dalla sussidiarietà e solidarietà per riflettere, confrontarsi e fare rete sui territori per generare creare bene comune.
“Costruire la fiducia. La passione dell’incontro” è questo il titolo del Festival della Dottrina Sociale 2022 che si terrà al PalaExpo Veronafiere dal 24 al 26 novembre. Un tema che affronta la realtà contrapposta e duale, che toglie spazio al confronto e che predilige forme di adesione o contrarietà. In questo tempo in cui il dialogo sembra un’utopia, il Festival vuole porre l’attenzione sul valore della fiducia che invita a mettersi in ascolto e in relazione con l’altro per promuovere un cambiamento. Certo non è facile uscire dal circuito viziato in cui viviamo ma non è forse indispensabile condividere per crescere?
“Per non essere schiacciati o sconfortati dalla realtà presente, con tutti i suoi limiti e le contraddizioni, ma poterla attraversare generando nuova vita e nuove possibilità è necessario guardare oltre noi stessi, è indispensabile tornare ad avere una prospettiva che ci supera, perché la statura di una persona la si misura da ciò che essa attende e dunque dobbiamo ritornare a fondare il nostro agire su un elemento che è costitutivo dell’uomo: la speranza. Una speranza come ciò che ci spinge ad agire per cambiare le cose, perché ci porta a credere al bene comune, nel quale è garantito il bene di ciascuno, a sostenere la vita sempre e comunque, a credere nell’uomo e alle sue grandi potenzialità di bene: a costruire la fiducia”.
Il programma seguito dalla Fondazione al Festival
Il ricco programma del Festival è articolato in incontri, tavole rotonde, convegni che portano politici, imprenditori, rappresentanti di associazioni a dialogare sulla realtà e sul futuro.
Quest’anno Fondazione Cattolica invita gli enti del Terzo Settore e la cittadinanza a partecipare ai 6 tavoli di lavoro dedicati al non profit. Parleremo di Terzo Settore, Co-progettazione, Impresa Sociale, Emarginazione sociale, Comunicazione, Disabilità, concentremo l'attenzione su 2 workshop tematici dedicati al turismo di senso e alla sartoria e agli 8 laboratori esperienziali creati insieme ai membri della rete #GenerAttivi. Vuoi saperne di più? Scoprili qui. Per partecipare ai tavoli di lavoro basta segnare la propria presenza...ti interessa saperne di più? Chiedici?
Tra gli appuntamenti da segnare in agenda:
Giovedì 24 novembre – ore 21 apertura del Festival
Videomessaggio di Papa Francesco a cui seguono gli interventi di Marco Tarquinio, Direttore di “Avvenire” con S.E. Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, Segretario Generale della CEI Conferenza Episcopale Italiana
Venerdì 25 novembre – ore 11 Dal welfare state al welfare generativo: dinamiche di legami sociali
Incontro divulgativo e formativo insieme a Adriano Tomba, Segretario Generale Fondazione Cattolica Verona con l’intervento di Paolo Pezzana, Centro ARC Università Cattolica di Milano
Venerdì 25 novembre – ore 21 Premio Imprenditore per il Bene Comune
Serata di premiazione condotta dalla giornalista Giulia Gazzaniga volta a riconoscere l’impegno di sei imprenditori italiani, che in ambito profit e non profit si sono distinti per azioni innovative volte al benessere delle persone e allo sviluppo dei territori.
Sabato 26 novembre – ore 16.30 Creare valore condiviso: linee per l’economia del futuro
Tavola rotonda in cui intervengono: Mauro Magatti, Professore ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore, Massimo Recalcati, Psicoanalista.
Il programma del Festival è disponibile online, visita il sito e scarica il programma!
INTAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro
INTRAPRENDENTI è un podcast che contiene due anime: la prima emotiva e coinvolgente, la seconda divulgativa e pratica. Gli episodi nascono per dimostrare che è possibile creare un nuovo modello sociale ed economico in cui vivere. Grazie alla testimonianza reale di persone che oggi fanno la differenza e di giovani di valore, la Fondazione racconta storie di chi non si è accontentato ma ha voluto mettersi in gioco per generare futuro.
Gli episodi di INTRAPRENDENTI
Le puntate di INTRAPRENDENTI partono tutti dal racconto di storie. Sono esperienze reali di persone che Fondazione Cattolica ha incontrato in questi anni di attività. Storie che invitano a non fermarsi al bisogno bensì ad attivarsi per formulare nuove risposte. Persone comuni eppure straordinarie per la loro capacità di trasformare idee in progettualità capaci di generare il futuro. Ogni racconto permette a ciascun episodio di focalizzarsi su un tema e di sviluppare alcune domande che consentono di familiarizzare con l’argomento trattato e scoprire quali strumenti adottare per migliorare il modello socio-economico in cui viviamo.
Impresa sociale, sostenibilità, competenze professionalizzanti, sistemi di reperimento fondi, forme giuridiche del Terzo Settore, rischio d’impresa, volontariato e il suo impatto… sono solo alcuni dei 24 argomenti trattati all’interno dei 24 episodi. Insieme agli esperti coinvolti nell’osservatorio Enti Religiosi e Terzo Settore della Business Unit di Cattolica Assicurazioni, si concretizzano risposte che fotografano la realtà e aiutano a capire come rendere possibili nuove azioni! Attraverso l’ascolto degli episodi si potrà scoprire un modo nuovo di vivere la quotidianità, di affrontare le sfide, di creare imprese ad impatto sociale ed economico.
Lo trovi online!
Sono disponibili i primi episodi che testimoniano un Terzo Settore in movimento presente dal Nord al Sud Italia. Un vero patrimonio di condivisione, partecipazione e impegno. Puoi ascoltarli su Spotify, Amazon Music, Apple podcast, Google podcast…
E ora tocca a te! Ascolta le puntate, lasciaci un commento e condividi insieme a noi il Bene e il Buono che c’è!
Escogito: si può davvero parlare di futuro?
Si può davvero parlare di futuro ai giovani oggi? I dati statistici registrano un appiattamento emotivo dei giovani nei confronti della vita. Eppure Fondazione Cattolica incontra persone e realtà non profit che dimostrano come è possibile escogitare nuovi modelli di azione. Per questo nasce “Escogito”!
Escogito è un’iniziativa ideata da Fondazione Cattolica per invitare i giovani di Verona e Provincia a ripensare il futuro. Siamo ormai consapevoli che di fronte a pandemia, guerre, disuguaglianze e disoccupazione la speranza in un avvenire migliore sembra un’utopia. Nonostante ciò ogni giorno Fondazione Cattolica incontra persone che riescono a scardinare questi modelli mettendosi in gioco per costruire con il proprio pensiero ed operato un futuro che riguarda tutti.
Ci vuole tempo per generare cambiamenti. Ma ci vuole un attimo per evidenziare un nuovo modo di guardare il mondo! Partendo da questo principio Fondazione Cattolica ha ideato Escogito un evento rivolto alle scuole superiori di Verona che mette al centro i giovani e il futuro.
Escogito: i contenuti
Cosa si può fare quando gli schemi con cui sono cresciute intere generazioni non rispondono più ai bisogni attuali? Come si può creare lavoro, sviluppare opportunità, crescere e diventare uomini e donne realizzati?
Escogito mette al centro il pensiero dell’uomo vero autore di un vivere armonico.
La mattinata prevede la rappresentazione teatrale di Il sogno di un Uomo ridicolo messo in atto da Andrea Castelletti di Modus Teatro Empiria. Al termine dello spettacolo segue il Premio “Giovani di Valore” indetto per il primo anno da Fondazione Cattolica. Si tratta di un riconoscimento rivolto ai giovani che hanno un’età compresa tra i 18 e i 35 anni che con le loro azioni hanno permesso di:
- Generare benessere in persone, comunità, ambiente
- Innovare sistemi
- Avviare attività imprenditoriali ad alto impatto sociale
- Creare forti comunità territoriali.


Luogo e orari dell'evento
Escogito si tiene alla Gran Guardia di Verona il 21 novembre dalle 8.45 alle 12.30
L’evento è patrocinato dal Comune di Verona, accompagnato dal Festival della DSC e vede partecipare 680 studenti provenienti da: Istituto Seghetti, Scuole Alle Stimate, Istituto Salesiani San Zeno, Lavinia Mondin.
Filippo e l’impresa dal cuore dolce che nutre potenzialità
La rubrica Giovani Speranze si arricchisce con la storia di Filippo Mazzocchi, presidente di Sociok, una Srl a vocazione sociale sviluppata dall’esperienza della Cooperativa sociale 180 impegnata nella produzione di cioccolato e nell’inclusione lavorativa di giovani con disabilità.
La pralina al caramello. Tra tutti i cioccolatini, il gusto della pralina al caramello mi conquista. Sai perché? Per il contrasto. Quel mix di dolce e salato che la rende perfetta. Lo stesso mix forte e avvolgente che ho trovato anche nella mia vita…
Arrivo da una famiglia proprietaria di un’azienda agricola. Sono cresciuto innamorandomi della campagna. Per questo per me è stato facile scegliere cosa studiare: Scienze tecnologie agrarie. Ma la verità è che non sempre quel che ami corrisponde a quel che studi, solo che non puoi prevederlo, lo scopri. E io quando l’ho capito sono scappato!
Dentro all’università non usciva la mia creatività. Mi sentivo chiuso all’interno di un percorso già definito, senza alcuna possibilità di spaziare. Faticavo a rimanere concentrato sui libri e mi saliva l’ansia. Un po’ frustrante se l’obiettivo è portare a casa esami, no? Il fatto è che a me non importava collezionare punteggi. Io volevo vivere esperienze!
Sai perché la gente fatica a mollare? Per paura! Del futuro, del fallimento, dell’idea degli altri. Io ho scelto di non spaventarmi, mi sono radicato al mio presente per continuare. Avevo la mia famiglia e i ragazzi che allenavo a pallone. Chi l’avrebbe detto che proprio a bordo di un campo da calcio sarebbe nata la mia occasione!
Pensare che io di cioccolato non ne sapevo nulla, non ne ero ghiotto e non mi ero mai interrogato sulle possibilità di lavoro per chi “diverso”. Ma quando Paolo mi ha parlato di una cooperativa di produzione artigianale di cioccolato con ragazzi autistici, qualcosa in me ha iniziato a scalpitare. C’era tutto da fare… e tutto da imparare!
La verità è che all’inizio l’inserimento lavorativo mi sembrava una difficoltà. Arrivo da un mondo che mastica un linguaggio fatto di limiti e vantaggi. Ma forse il vero limite è non riuscire a guardare con occhi diversi, quello sguardo che invece ci ha salvati. Perché cosa fai quando a Codogno, un mese esatto dopo l’apertura del primo negozio, con affitti e stipendi da pagare, scoppia la pandemia e si chiudono tutte le attività commerciali?
Ti inventi qualcosa con fantasia, creatività e confronto. Il cioccolato è un mondo romantico ma nel mercato non è una novità. Cosa fai per esserci? Come il capitano di una squadra ho iniziato a correre: la palla tra i piedi e un goal da segnare. Perché in quella vittoria per me c’era tutto. Un’impresa dal cuore dolce che nutre le potenzialità.
Ci vuole coraggio, fiducia, determinazione. Non ho mai pensato di vendere cioccolato ma di creare relazioni. Perché il cioccolato è un’esperienza di gusto e di vita. E così da un laboratorio che produceva una barretta siamo diventati Sociok, una Srl a vocazione sociale con 2 negozi, una produzione continuativa, 8 dipendenti e una rete distributiva allargata che insieme a noi trasmette felicità.
L’ho capito a distanza di anni perché l’Università mi stava stretta. Avevo bisogno di reinventarmi ogni giorno, di tessere relazioni, di sognare idee da convertire in progetti insieme a un team. Volevo svegliarmi senza limiti o barriere ed oggi, oggi che faccio l’imprenditore non per portarmi a casa 10mila euro al mese ma per creare valore, sono felice. Sono realizzato!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica Giovani Speranze a partire da Chiara!
Sogni grandi, cambiamenti importanti. La storia di Andrea
La rubrica Persone che fanno la differenza, si arricchisce con la storia di Andrea Boccanera fondatore e presidente di Onlus Gulliver, un’organizzazione non profit operante a Pesaro per creare una comunità dove è bello vivere!
Tu sei matto!
Andrea se lo sente ripetere da quando è ragazzo. Eppure oggi a lui non pesa. Ha compreso che per la gente sei “diverso” quando sei un sognatore testardo. Loro hanno paura di rischiare. Lui invece crede. Crede nella possibilità di fare e di riuscire!
Andrea è un bambino e cresce tra sport e amicizie. Vive in una famiglia semplice che dà valore alla cura per gli altri e lo educa alla responsabilità. Andrea guarda tutto, ascolta anche di più. E sente che la vita vale più di un cartellino timbrato.
Percepisce la fatica e l’ansia di sua madre a cui la fabbrica toglie anche il diritto di andare al bagno. C’è fretta di produrre-avere-accumulare e la macchina non si può fermare. Ha solo 14 anni e della vita non capisce niente. O forse ha già capito tutto: in un sistema che punta tutto al “produci e consuma” lui non ci sta.
Vuole cambiare il mondo. Come ancora non sa. Si avvicina alla politica, fa amicizia con un senatore, diventa segretario della sezione di un partito. Andrea pensa di avere trovato la sua via ma è un’illusione. Lui balbetta e per questo mestiere è un limite. Quando gli dicono “non provarci più” sta male. Poi però capisce.
Non è il personalismo a dare forza all’azione ma l’idea a cui tendi. Allora non ha importanza stare al microfono, in prima fila o portare la borsa: quando abbracci un pensiero lo porti avanti. Perché fare dona più ricchezza delle cose!
Andrea si immerge nel volontariato. I suoi amici non lo capiscono “passi tutto il tempo là” gli dicono. Certo, perché in quel “là” Andrea si sente vivo. Ha 20 anni e l’incoscienza di chi crede che con la buona volontà tutto migliora…come in Jugoslavia dove c’è la guerra e quei campi profughi che lo aspettano.
Ci sono donne e bambini. Gli uomini li hanno già uccisi. Andrea vede l’assurdità di soldati che ricevono benedizioni ma poi sparano a morte lasciando il silenzio della sofferenza dietro di loro. Non c’è Dio. Non c’è umanità. Andrea pensa a casa, ai suoi amici intenti a parlare di calcio e belle ragazze. Gli ribolle un fastidio dentro che esplode in una domanda: dov’è la vita vera? Dove è la vita che vede spendersi dai volontari in quel luogo di dolore?
Diventa operatore tecnico del 118. Un adulto con dei figli che vuole far crescere nella bellezza. Ma bellezza è un parole per edifici decadenti e il cemento che li circonda. Allora parla con altri genitori, attiva raccolte fondi e si crea un gruppo di persone intente a pitturare pareti, coltivare piante, rendere la scuola e l’ambiente circostante un luogo accogliente.
L’associazione Gulliver nasce da un bisogno di pochi e diventa presto la risposta per molti: corsi nelle scuole, inclusione migranti, recupero vecchi oggetti, lavoro per chi in difficoltà e mantenimento aree giochi. Andrea gioca tutto sè stesso per la comunità e la gratuità. Supera la diffidenza dalla gente eppure sente che ancora manca qualcosa.
E lo capisce solo quando incontra due uomini che portano lo stesso nome e che spostano l’attenzione della ragione al sentimento. Il mondo che vuole non è più un sogno piccolo. Può diventare un sogno grande per fare bene a qualcun altro! Andrea non si sente più solo.
Oggi quando gli danno del “matto” Andrea sorride. Ha imparato a credere ai sogni e a costruire senza paura. Gulliver sfama 430 famiglie ed è un riferimento per 650 nuclei che non devono preoccuparsi di comprare vestiti. Un riferimento dentro e fuori Pesaro, un’associazione fatta di 250 persone, 50 collaboratori e 300 tirocini attivati all’anno.
“Sono una persona normale con le rate da pagare! Per cambiare il mondo non ci sono super poteri. Solo l’impegno di chi ricerca un senso!”
Lui è Andrea Boccanera, un uomo che fa differenza
Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la Rubrica con la storia di Maria Teresa.
“Una mano a chi sostiene” attivo il nuovo Bando da 500.000€
Una mano a chi sostiene è il nuovo bando sostenuto da Fondazione Cattolica per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano
Da sempre attenta ad accompagnare progetti che rispondono in modo nuovo, efficace e sostenibile ai bisogni sociali del nostro tempo, Fondazione Cattolica promuove “Una mano a chi sostiene” il nuovo bando ideato per favorire lo sviluppo delle comunità, incoraggiare l’inclusione e la coesione sociale. Le risorse stanziate ammontano a 500.000 euro. Il contributo massimo per progetto sarà di 20.000 euro e non potrà superare l’80% dei costi complessivi.
I destinatari di "Una mano a chi sostiene"
Una mano a chi sostiene è l’iniziativa di solidarietà online dedicata agli enti non profit. Il Bando si rivolge a:
- Enti di Terzo Settore
- Enti privati senza scopo di Lucro
- Enti ecclesiastici civilmente riconosciuti
Ciascun ente partecipante può partecipare al bando presentando un solo progetto.
Gli obiettivi del Bando
Le attività progettuali presentate devono essere realizzate direttamente dall’ente partecipante e riguardare le seguenti aree tematiche:
- Assistenza e solidarietà sociale
- Educazione, Istruzione e Formazione
- Cultura
Possono partecipare progetti che pongono al centro la persona, contribuiscono allo sviluppo della comunità, promuovono inclusione e coesione sociale ed avere un positivo e misurabile impatto sociale sul territorio di riferimento.
Le tempistiche di "Una mano a chi sostiene"
Fase 1: iscrizione dei progetti
Fino al 31 dicembre 2022 gli enti non profit possono candidare il proprio progetto sul sito cattolica.unamanoachisostiene
Fase 2: selezione dei progetti
Da gennaio a marzo 2023 una commissione interna selezionerà le migliori 100 idee progettuali che passeranno alla fase successiva del bando
Fase 3: selezione pubblica
I 100 progetti selezionati parteciperanno ad una votazione pubblica. Sulla piattaforma 1clickdonation ogni persona fisica e/o giuridica potrà votare un solo progetto
Fase 4: assegnazione fondi
Ai progetti più votati verrà assegnato il contributo.
Maggiori informazioni sono reperibili nel regolamento!
Il nuovo bando "Una mano che sostiene" sostenuto da Fondazione Cattolica aspetta i vostri progetti!
Una casa che va Oltre l’indifferenza
Villa Alba e Casa Aurora non sono case qualsiasi ma opportunità per giovani con disabilità di vivere in autonomia. Nate grazie alla pluriennale esperienza dell’associazione Oltre l’indifferenza, le due strutture vogliono essere un luogo di crescita per persone con fragilità evidenti.
L’associazione viene fondata a Fontanelle di Treviso da un gruppo di familiari che sentiva la necessità di offrire opportunità educative e ricreative ai figli con gravi disabilità fisiche e intellettive. “All’inizio non c’era una sede. Ci si trovava la domenica, si organizzavano le uscite, i laboratori teatrali per i ragazzi con maggiori capacità funzionali e le vacanze estive…” racconta Mauro Vettorello presidente dell’associazione. Ma essere genitore di un ragazzino disabile cambia le prospettive. “Avevo capito che mio figlio voleva vivere da solo. Voleva staccarsi dalla famiglia, un po’ come accade a tutti i giovani che prima o dopo prendono il volo. Ma cosa significa per un giovane con disabilità uscire di casa da solo?”. A questa domanda l’associazione pensò di trovare risposta!

Villa Alba, una casa che va oltre l'indifferenza
L’associazione decide di investire sull’autonomia dei ragazzi. Inizia così a cercare un luogo adatto per far sperimentare a giovani con disabilità alcune opportunità di autonomia.
“Abbiamo preso in affitto una casa colonica. L’abbiamo restaurata e abbiamo avviato laboratori e iniziative che si prolungano dal giovedì alla domenica” testimonia Mauro. Villa Alba è una casa privata immersa nel verde. Priva di barriere architettoniche, la casa è stata studiata per ospitare al massimo sei ospiti per notte anche se, dal giovedì alla domenica, accoglie i beneficiari dell’associazione all’interno di percorso educativi volti alla promozione delle competenze personali.


“Si respira aria di famiglia e serenità. Il lavoro svolto dal 2016 ad oggi a Villa Alba ha fatto parlare di questa realtà e oggi ci troviamo a gestire richieste provenienti da Padova e Vicenza, a testimonianza del bisogno a cui stiamo rispondendo” racconta Mauro.
I servizi di Oltre l'indifferenza
Per i 40 ragazzi seguiti dall’associazione sono stati creati dei progetti personalizzati con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità, consolidare capacità e promuovere le autonomie. “Villa Alba è una palestra per sperimentarsi. Abbiamo un orto a misura di carrozzina, laboratori di cucina, pasticceria, attività artistiche, di movimento e di cura di sé. Sono laboratori esperienziali che consentono anche a chi ha delle difficoltà più rilevanti di mettersi in gioco e scoprire le proprie abilità” ammette Mauro.
I primi anni di attività della Villa hanno consentito a 5 ragazzi di maturare una consapevolezza maggiore di sé e dei propri bisogni. Per loro è appena stata inaugurata Casa Aurora, uno spazio abitativo in cui vivere in autonomia, con il supporto di operatori qualificati e altri ospiti in co-housing.
Gli obiettivi dell'associazione
Fin dal principio l’associazione ha scelto di superare gli ostacoli. Oltre l’indifferenza connota il desiderio di garantire opportunità anche a chi per motivi di salute è impossibilitato a trovare realizzazione professionale ma è, e rimane prima di tutto, una Persona. Ha scelto quindi di inserirsi in Reti di associazioni e cooperative che condividono la stessa missione: creare opportunità.
“Siamo 59 soci e oggi lavorano con noi 5 dipendenti. La lista di famiglie che ci contattano per chiederci supporto aumenta di mese in mese e questo ci fa percepire l’urgenza e il bisogno di creare servizi autentici, capaci di dare serenità ai beneficiari e alle loro famiglie” racconta Mauro.

Per questo, dopo aver avviato l’attività abitativa, Mauro punta ad aprire una Fondazione che dia sostanza ai prossimi progetti attraverso servizi pensati dalla fascia adolescenziale. “C’è una frase che mi piace molto. Dice il futuro dipende da ciò che fai nel presente, se lo facciamo oggi, il futuro dei nostri figli sarà più roseo domani!”
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere l'esperienza di altri enti non profit sostenuti dalla Fondazione partendo da: L'impronta
Progettare bellezza, nonostante la malattia: la storia di Maria Teresa
La rubrica Donne che fanno la differenza si arricchisce con la storia di Maria Teresa Ferrari, Presidente dell’associazione La Cura Sono Io, un progetto che punta alla cura della Persona che affronta una malattia oncologica attraverso informazioni, arte, cultura, eventi solidali e bellezza.
Quando il cellulare squilla, Maria Teresa sta guidando. Pensa alla sua agenda fitta di eventi, mostre, scadenze. La sua passione è il suo lavoro e il suo lavoro è una combinazione di incontri, parole e avventure in giro per l’Italia.
“Signora Ferrari… ho i risultati dell’esame citologico…” avvisa la dottoressa. La paura le blocca il fiato.
“E’ un cancro”. Mentre la macchina va avanti, tutto intorno a lei si ferma.
Terry è solo una bambina ma sembra più grande della sua età. I suoi occhi scuri riflettono l’animo indomito che la caratterizza: nata dopo due fratelli, non ha tempo per abbandonarsi a fronzoli e frivolezze. Indossa la sua curiosità e, armata di parole e tenacia, inizia passo dopo passo a farsi strada nel mondo.
Ha voglia di vita e di considerazione. Terry ha fame di indipendenza e sogna una casa senza dolore. Ma quando arriva sera e dalla porta entra suo padre, il cuore di Terry si acquieta. L’amore, polverizzato dalla malattia di sua madre, prende finalmente forma e nutre l’anima di una ragazza in cerca di futuro.
Terry legge tanto e scrive anche di più. Nei suoi quaderni impregna metodo e stile, sogna di diventare giornalista. Così bussa alla porta del direttore del giornale di Verona. Terry ha stoffa, scrive per quotidiani e riviste. Però non le basta, vuole viaggiare ed esplorare!
È giovanissima quando firma le prime mostre nazionali. Terry ama le emozioni e ricerca la bellezza. Diventa esperta della pittura di Dino Buzzati e cura le maggiori mostre a lui dedicate, si dedica all’arte delle donne, vince premi, quello che più la tocca riguarda la sua vita personale, è il Premio Victoria promosso dal Corriere della Sera... la sua carriera vola anche se lei è una donna e lavora in un mondo in cui serpeggia l’invidia.
Loro non lo sanno, però Terry ha la pelle dura. La sua è un’armatura invisibile di positività e ottimismo che trova forza nel ricordo del padre e che ogni anno rafforza nei suoi viaggi, spesso in terra di missione. Medita, prega, ascolta e agisce. In contatto con altre culture trova gli unguenti che leniscono le cicatrici visibili del suo corpo che non è una macchina perfetta.
Quando Terry scopre l’ospite inatteso, il cancro, l’ansia l’avvolge. E adesso? L’operazione tocca la sua femminilità e la chemioterapia la sconquassa. Eppure Terry non si perde d’animo. Racconta, - le dicono i medici - racconta il tuo modo di affrontare la malattia!
All’inizio Terry lo fa per sé. Ma ben presto Facebook diventa un diario digitale seguito da centinaia di donne che traggono energia e forza dal suo esempio. Cura di sé, ma anche natura, arte, cultura diventano pillole di guarigione. Concentrati su di te le consigliano i suoi amici. Ma Terry non li ascolta: troppe donne “subiscono” questa malattia. C’è bisogno di amarsi ancora!
La Cura sono io nasce nel 2017 per diffondere messaggi pieni di speranza e di luce. I viaggi di Terry si trasformano in centinaia di tappe per incontrare nuove amiche, fare testimonianza, presentare la collezione Cappelli ad Arte, ideata mentre era in chemioterapia, realizzare performance artistiche e presentare il libro che ha scritto “La cura sono Io. Per vivere ho bisogno di me”[1]. Terry raggiunge così decine di migliaia di persone in tutta Italia: ascoltandole, dialogando con loro, “diagnostica” il profondo senso di smarrimento e solitudine di chi attraversa un cancro e dei suoi cari. Cos’altro posso fare? si chiede.
Manca uno sportello del benessere. Uno sportello oncologico a cui i malati oncologici e i familiari possano fare riferimento gratuitamente. In lei germoglia questo nuovo desiderio, un progetto enorme: studia, interpella, cerca fondi. Però qualcosa sfugge al suo controllo. Il secondo cancro le viene diagnosticato in piena pandemia. Proprio quando tutto si ferma, lei vorrebbe correre: il bisogno di cura è troppo grande per rimandare.
Se solo la malattia le desse tregua…Terry ascolta i segnali del suo corpo e così scopre: è un aneurisma cerebrale e le provoca un dolore fisico e mentale devastante. Ora pensa a te le intimano i medici. Terry ci prova. In fin dei conti la fatica che incontra per aprire lo sportello la prosciuga, come la sofferenza fisica. Però continua a ricevere messaggi che le riempiono il cuore. Quelli di chi era sull’orlo del baratro e guardando lei ha ritrovato la speranza. Come può fermarsi proprio ora?
C’è voluto tempo per veder nascere l’APP La Cura sono io, disponibile da ottobre.[2] A 57 anni Terry riesce a trasformare il suo dolore in un dono che sa di bellezza, nutrimento e cura. Pensa a quanti usufruiranno gratuitamente di consulenze legali, estetiche, etiche e non solo. Alle cartelle cliniche costantemente aggiornate anche dei sintomi di chi è in cura, alle innovazioni di ricerca in campo oncologico e finalmente respira…il dolore non ha vinto.
“Mi sono sentita una delle tante donne in attesa di una chiamata che, durante il Covid, non arrivava mai. Per loro ho voluto creare quello che non c’era!”.
Lei è Maria Teresa Ferrari, una donna che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la Rubrica a partire da: Mauro
[1] edito da Minerva e illustrato da Valentina D’Andrea
[2] Lo sportello digitale è sul sito lacurasonoio.it e precede l’App, che sarà online dal prossimo ottobre
L’Impronta: dalle idee ai progetti sostenibili
La storia del Gruppo L’Impronta dimostra che coraggio, intraprendenza e conoscenza della realtà trasformano esperienze volontarie di valorizzazione della Persona, in opportunità di sviluppo di cui beneficiano i singoli, le famiglie e l’intera collettività!
L’impronta nasce come associazione di volontariato negli anni ’90 da un gruppo di giovani amici interessato a creare opportunità per i ragazzi e le persone disabili che vivevano nei quartieri della zona sud di Milano. Alle attività socio-educative ed assistenziali che caratterizzano gli esordi dell’associazione, L’Impronta decide di credere nel lavoro come opportunità di sviluppo di competenze e capacità.
Il Gruppo L'Impronta
Il Gruppo l’Impronta è una Onlus che raggruppa 5 cooperative sociali nate con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo di persone in situazione di svantaggio sociale. Migranti, persone con disabilità cognitiva, adulti over 50 anni in assenza di lavoro e in piccola percentuale anche neet, sono destinatari delle opportunità lavorative ma “si trasformano presto in colleghi del Gruppo su cui fare riferimento per lo svolgimento delle attività” racconta Andrea Foschi responsabile della Comunicazione.
Le cooperative del Gruppo L'Impronta
La prima cooperativa che prende forma è Via Libera che abbina ai servizi di cura e assistenza alle opportunità di lavoro. Si sviluppa così l’esperienza Gustop il ristorante self-service che offre servizi di qualità e catering alle aziende del territorio. “Ci piaceva l’idea di creare una nostra filiera alimentare per questo non ci siamo fermati al ristorante ma abbiamo dato vita anche Gustolab, un laboratorio di panificazione e pasticceria, e ad Agrivis la cooperativa a tutela dell’ambiente e delle persone che coltiva biologico e trasforma i prodotti” continua Andrea.


Produzione, trasformazione e servizio non solo le uniche qualità offerte delle cooperative del Gruppo.
“Ci occupiamo anche di tecnologia e di comunicazione” racconta Andrea. Grazie alla rete sviluppata nel territorio le altre due realtà sono nate per rispondere a esigenze di aziende partner. For-te è un delivery di prodotti elettronici “dallo store al cliente” che vengono consegnati giornalmente da 20 ragazzi con disabilità mentre In-tech forma e avvia al mondo del lavoro giovani con disabilità sui temi del software testing.
Gli elementi caratterizzanti
“Io arrivo da anni di esperienza nel mondo non profit. Però nel Gruppo l’Impronta ho trovato uno spirito che mai avevo visto prima!” ammette Andrea. Innovazione, proattività e accettazione del rischio. “i progetti che vengono avviati mettono in gioco sempre: si cerca di cogliere opportunità creandole, sapendo sempre che devono essere sostenibili” continua Andrea. Un’idea che il presidente Andrea Miotti ha mantenuto sin dai primi passi dell’associazione: mixare competenze, conoscenze e servizi per rafforzare le anime che compongono il gruppo fatto da 250 dipendenti di cui 51 con difficoltà riconosciute.


Agrivis
Di innovazione e complicità è esempio la cooperativa Agrivis, la realtà del Gruppo nata per coltivare prodotti in modo biologico, con qualità e nel rispetto delle persone oltre che del terreno. “Ci abbiamo impiegato 2 anni per poter iniziare a coltivare. Prima bisognava dare tempo al terreno di nutrirsi. Abbiamo assunto un agronomo, giovani migranti e persone con disabilità. All’inizio c’era solo terreno ma questo non ci ha scoraggiati!”. In pochi anni Agrivis si è trasformata: al terreno si è affiancata una cascina che ha permesso di ampliare i servizi con l’housing sociale, il laboratorio di trasformazione dei prodotti e la creazione di servizi formativi per aziende e scuole. “I ragazzi delle cooperative del Gruppo si occupano di progettare e gestire i laboratori. In questo modo non solo offriamo un servizio ma sensibilizziamo: al rispetto delle persone e dell’ambiente!”
I prodotti realizzati sono vendute nelle botteghe di Riabila, una piccola cittadella polifunzionale che offre risposte integrate ai bisogni dei cittadini milanesi: servizi educativi, assistenziali, comunità diurne, botteghe artigianali creano un eco-sistema in cui è bello stare. In cui tutti possono stare!
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Chiara e quella canzone che diceva la verità
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Chiara Bianchi project manager e impiegata nella comunicazione di Cometa, realtà di Como che accoglie più di 1300 tra bambini, ragazzi e adulti e favorisce la formazione per contrastare la dispersione scolastica e accompagna i ragazzi ad entrare nel mondo del lavoro offrendo opportunità concrete.
È andata così: mi hanno affidato un nome comune. Uno di quelli che leggi nei problemi di matematica alle elementari. Se da un lato tutti se lo ricordano, dall’altro tutti rischiano di dimenticarselo. E io ho sempre avuto una gran paura di finire tra i “dimenticati”.
Così ho iniziato ad entrare nel mondo degli altri attraverso l’arte. Raffigurare era per me un modo per conoscere l’altro conoscendo me stessa. Un tratto dopo l’altro e la tela bianca diventava la persona che avevo davanti. Ma poi me ne sono accorta.
C’era un’ombra costante. Io cercavo nel dolore dell’altro di riconoscere il mio. I miei quadri diventavano specchi in cui cercavo un mio riflesso. È il dolore che ci cambierà cantava Lucio Dalla. E io non sapevo che poteva esserci un’altra via.
La sofferenza la porto sotto la pelle, stampata nel mio DNA. È il corredo genetico che ho eredito dalla storia di mio padre, abbandonato, adottato, riconsegnato. Un bambino lasciato solo al suo destino. E forse per questo avevo deciso di non far accedere nessuno dentro di me.
Mi sono detta Studia filosofia, con le domande giuste troverai un modo nuovo per guardarti! E sai come è finita? Tante domande nessuna risposta. Poi un giorno ho incontrato un ragazzo che stava costruendo orfanotrofi ad Aleppo e dentro di me si è aperta una voragine…
Sai quelle emozioni che fanno male perché ti stanno portando a volerti più bene? Ecco io non ero pronta. Ho ricacciato dentro tutto. Ho viaggiato e lavorato ma quella sensazione non mi si toglieva di dosso. Allora gli ho scritto “Come faccio a fare il lavoro che fai tu?”. Il tempo di dirmelo ed ero iscritta al Master Relazioni d’aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale.
Alla fine non sono volata dall’altra parte del globo. Sono solo migrata di qualche chilometro ma a vedere come funzionano le cose qui in Cometa sembra di stare in un altro mondo! Immagina una casa grande e bella. E curata. E ordinata. E pulita. Immagina un posto che accoglie tutti dai piccoli senza genitori ai ragazzi che lottano contro il mondo. Un posto che con la mia famiglia aveva una storia in comune...
Qui non vince il dolore ma la rinascita. Adozione, affido, educazione sono una vittoria e non una sconfitta: e questo mi ha dato speranza. La Bellezza che pervade tutto e circonda i giardini, le stanze delle case, della scuola, delle botteghe artigianali fa comprendere un messaggio universale: questa meraviglia è anche per te perché chiunque tu sia sei prezioso e vali.
Quanto ci ho impiegato per capirlo? Beh un po’. Perché è facile vedere il Bello ma sentire di meritarsi questa Bellezza è un’altra storia. E sai quando me ne sono accorta? Ero alla fine di una giornata tostissima, una di quelle che corri e corri. Sono entrata in panetteria e uno dei ragazzi disabili mi ha sorriso e mi ha detto “Ciao, Chiara!”. Tra tanti volti lui mi aveva riconosciuta.
Ci ho messo anni per capirlo ma finalmente so come mai Lucio termina la canzone cantando è l’amore che ci salverà!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere la rubrica #Giovanisperanze partendo da Claudio!









