La strada più veloce per diventare sostenibile Inseguire la felicità.

Per diventare sostenibili, inseguiamo la felicità!

Il mondo è in ritardo rispetto agli impegni assunti nel 2015 con l’agenda 2030 come diventare sostenibili? Abbiamo fatto il punto con Pierluigi Sassi, scoprendo che per costruire politiche e stili di vita sostenibili dobbiamo partire da un nuovo pensiero sulla felicità.

L’ottavo Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile” realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) mostra chiaramente che il nostro Paese non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche per la sostenibilità (dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, otto registrano miglioramenti contenuti, tre stabilità e otto un peggioramento). Nonostante manchi un impegno esplicito e corale allo sviluppo sostenibile, il 67% dei cittadini italiani pensa che il cambiamento climatico sia una priorità globale e l’88% delle imprese italiane riconosce che la sostenibilità dovrebbe orientare le scelte aziendali. Eppure solo il 17% ha fissato obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas climalteranti.

Pierluigi Sassi

Nella rubrica Sguardi Inclusivi abbiamo scelto di fare un punto sulla situazione e di comprendere quali obiettivi porci per uno sviluppo sostenibile. Ne abbiamo parlato con Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia, Segretario Generale dell’Earth Day European Network, Consulente delle Nazioni Unite e del Dicastero dell’Ambiente italiano nonchè Gentiluomo di Sua Santità e fondatore del quindicinale “Impacta, l’economia per l’uomo”.

Pierluigi, partiamo dall’inizio: cosa significa porsi l'obiettivo di sviluppo sostenibile?

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 (e i 169 punti che li esplicitano) sono nati nel 2015, spinti dall’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, che nel mondo della sostenibilità ha rappresentato un big bang perché ha azzerato la cultura dell’indifferenza e ha posto tutti di fronte all’impegno concreto di agire per creare azioni ad impatto sociale, ambientale, economico con uno sguardo integrale. L’Enciclica è diventata un faro di civiltà per il mondo economico, politico e civile tanto da farci sentire un’unica famiglia umana su un grande pianeta. Questo ha portato un aumento della sensibilità, seppur tardiva, incredibile.

Oggi siamo in una fase paradossale perché nonostante i livelli di consapevolezza i cambiamenti sono troppo limitati. Da un lato la scienza e l’innovazione spingono sulla sostenibilità perché in futuro sarà lì che si guadagnerà, dall’altro i singoli cittadini si sentono impotenti. Diventa difficile creare un vero collegamento tra sostenibilità e stile di vita. Dobbiamo cambiare modello economico, rivoluzionare il modo di pensare. Siamo eredi di un pensiero fallimentare, disumano e distruttivo che ha prodotto più infelicità che ricchezza. Basti pensare che per aumentare del 13% il Pil mondiale abbiamo distrutto il 40% delle risorse naturali: una follia! O che la forbice tra ricchi e poveri, ci dice l’Oxfam, sta crescendo a livelli esorbitanti: 2.660 persone sono miliardari e le tre persone più ricche hanno un patrimonio complessivo di oltre 800miliardi di dollari mentre 5 miliardi di cittadini si trovano in situazioni di povertà. Da una parte condanniamo alla miseria altri esseri umani generando loro sofferenza, dall’altro rendiamo così ricche le persone che viene da chiedersi se i soldi abbiano ancora valore o rappresentino solo uno strumento di potere e vanità. Stiamo rubando ricchezza alle generazioni future perché stiamo consumando l’equivalente di 1,7 pianeti l’anno. Questa mancanza di lungimiranza a favore del futuro è un illecito.

Quali sono gli elementi da considerare quando parliamo di sostenibilità?

I tre grandi vettori sono economico, sociale e ambientale. Papa Francesco è stato illuminante perché parlando di ecologia integrale ha spinto ad avere una visione di intervento olistica: non esiste una crisi separata dall’altra. Il grande salto di qualità che possiamo fare per rispondere in modo efficiente alla crisi globale è non essere più estranei alla natura, sentirci parte di essa perché da lì che nasce la nostra felicità. Invece ci siamo illusi che è nel consumo che sta la felicità e ci siamo resi schiavi di tutto: del lavoro, dell’economia, dell’acquisto. Già San Francesco aveva compreso che il creato andava custodito, difeso e amato perché era un dono e come tale può essere beneficiato da tutti ma tutti, in fratellanza, devono tutelarlo.

A proposito di fratellanza, un mese fa circa si è conclusa la Cop28. Cosa emerge da questa conferenza delle Nazioni Unite?

Dopo 27 conferenze sul clima ammetto di essere arrivato a Dubai con scetticismo. Abbiamo ideato queste conferenze nel 1992 per uscire dai combustibili fossili e da allora l’argomento non è stato mai nemmeno sfiorato. Le tensioni precedenti la Cop28 (ospiti di un Paese tra i principali esportatori di petrolio, per esempio) hanno avuto un grande effetto collaterale: scoprire il gioco. E questo ha favorito la coalizzazione di 130 paesi uniti per avviare i processi di transizione energetica. Cosa emerge quindi? Dopo la Cop28 non possiamo più fare finta perché il documento firmato mette nero su bianco che entro il 2050 i combustibili fossili dovranno essere eliminati e che entro il 2030 dovranno essere triplicate le energie rinnovabili. Insomma non possiamo più nasconderci, è tempo di implementare la transizione ecologica.

Adesso i veri attori sono i governi. Viviamo in una grande crisi globale e la madre di tutte le crisi è quella ecologica. Abbiamo bisogno di soluzioni globali. Le Conferenze delle Nazioni Unite servono per sancire una linea guida, una verità, ma sono i governi a rendere concrete queste riflessioni.

Quanto costa la sostenibilità?

Costosissima in termini economici, finanziari e umani. Pensiamo solo che l’aria inquinata costa 7 milioni di morti l’anno o che i danni dovuti al cambiamento climatico sono quintuplicati negli ultimi anni (carestie, inondazioni, siccità…). E chi ne paga maggiormente le spese sono le economie più povere dei Paesi in via di sviluppo.

I paesi occidentali consumano annualmente tra i 6 e i 10 kw pro-capite mentre le economie emergenti consumano 0.2 kw. Un abisso. Vivere tutti come un americano medio è impensabile, il pianeta imploderebbe. Nel 2023 abbiamo raggiunto l’obiettivo che non dovevamo raggiungere: superare la soglia di riscaldamento di 1,4 gradi. E lo abbiamo fatto con 67 anni d’anticipo. È comprensibile che serve una trasformazione negli stili di vita immediata e che è indispensabile creare un modello innovativo per non diventare bombe ecologiche.

Tutto ciò deve essere finanziato e oggi ci troviamo di fronte ad un’impasse su cui la Cop29 dovrà trovare risposte. Come finanziare lo sviluppo sostenibile? L’Europa ha fatto una cosa semplice: da 18 anni l’Unione europea ha introdotto il prezzo del carbonio con il principio secondo il quale “chi inquina deve pagare”. Le emissioni sono diminuite di quasi il 40% e l’economia ha continuato a crescere. Con la vendita dei crediti di carbonio si sono anche raccolti oltre 175 miliardi di euro che hanno finanziato l'azione per il clima, anche nei Paesi in via di sviluppo.

I cittadini però sono chiamati a fare la loro parte e a riconsiderare il proprio approccio al consumo e cercare il piacere nella bellezza, nella natura, nella gioia delle relazioni in quegli aspetti che non consumano energia ma la creano. È chiaro che non ci si arriva dalla sera alla mattina, passa attraverso le generazioni. Questi cambi generazionali produrranno anche effetti politici perché i giovani sono più sensibili, più chiamati in causa (faranno loro i conti con il mondo) e vogliono cambiare. Io alle persone dico sempre di cominciare da una scelta, anche piccola, ma fatta con convinzione.

Quali obiettivi concreti possono favorire lo sviluppo sostenibile?

Uno: rendere la sostenibilità il centro delle scelte politiche e culturali. La sostenibilità è un valore nella tutela del patrimonio culturale, territoriale, sociale, ambientale italiano. Giocarci bene questa partita è fondamentale perché i primi a farne i conti saranno i cittadini: le case con classe energetica diversa da A varranno la metà tra qualche anno; le imprese senza condotta di certificazione alla sostenibilità non riceveranno più finanziamenti tra qualche anno; le piccole realtà senza relazioni d’impatto non forniranno più le grandi imprese e così via. Il processo è già in atto, bisogna aprire gli occhi e agire con prontezza. Il Green Deal europeo è un faro di civiltà nel mondo. Adottarlo sarebbe già un risultato!

Per diventare sostenibili, inseguiamo la felicità! Lo pensi anche tu? Puoi continuare a leggere la Rubrica Sguardi Inclusivi a partire da: Rigenerare i territori per rigenerare le comunità


BANDA RULLI FRULLI: la musica strumento di integrazione

Banda Rulli Frulli: la musica strumento di integrazione

A Finale Emilia la Banda Rulli Frulli esplora una musica nuova, fatta di inclusione e sostenibilità ambientale. Quando suona l’orchestra il mondo musicale, e non solo, resta incantato perché la Banda è composta da oltre 70 strumenti creati con materiali di riciclo da ragazzi con diverse abilità

Il sogno che Federico Alberghini ha conservato per oltre 20 anni è diventato realtà nel 2010, quando insieme ad alcuni allievi della Fondazione Scuola di Musica Carlo & Guglielmo Andreoli recupera 5 secchi da una discarica. Fu il percussionista Luciano Bosi ad ispirarlo. Una sua rullata cambiò il mondo di Federico che a nemmeno 10 anni decise il suo futuro: “Capii che nella vita avrei suonato ma non suonato e basta! Volevo farlo con strumenti fatti da me, fatti da materiali di recupero” racconta il Direttore della Banda.

La storia della Banda

Il cestello di una lavatrice, un tubo, un coperchio, una pentola… quanti suoni esistono all’interno di ogni elemento? Quante melodie possono nascere dalle persone indipendentemente dalle loro capacità? La Banda Rulli Frulli nasce per creare un luogo in cui le diversità diventano fonte di crescita comune. Ragazzi di diverse età e con diverse abilità sono i protagonisti di una famiglia in cui la musica diventa lo strumento per stare insieme, creare e abbattere le barriere della differenza.

Insieme a Federico anche Marco Golinelli, Sara Setti e Federico Bocchi partono per l’avventura: creano una marching band composta da 7 elementi, suonano in piccoli concerti di strada, stupiscono con i loro secchi legati alla cinta e l’agilità delle bacchette. La Banda prende forma e in due anni i ragazzi iscritti raddoppiano. Ma poi succede che la vita cambia. Almeno a Finale Emilia.

La Banda durante un concerto
La Banda durante un concerto

Sala prove della banda

La scossa di terremoto di magnitudo 5.5 colpisce la cittadina e rade al suolo case, strutture, sale prove. Lo sconforto si impadronisce degli abitanti, le persone vengono riunite in tendopoli in attesa di tempi migliori. Ma Federico con la sua ciurma non demorde “Insieme ad un’altra insegnante abbiamo iniziato la spola alle tendopoli per continuare a fare musica insieme ai ragazzi in uno spazio che ManiTese ci aveva offerto. Facevamo prove tutti i giorni, non dimenticavamo nessuno”. L’impegno della Banda Rulli Frulli scalda gli animi e in pochi anni il numero degli iscritti e di collaboratori si moltiplica arrivando nel 2016 ad avere 50 musicisti in tour in Italia e all’estero con dischi registrati, scenografie per ogni spettacolo e un’indistinguibile divisa marinaresca perché “la nostra Band è come una barca che salpa e viaggia nei mari” ammette Federico.

Una Banda unica e innovativa

C’è qualcosa di unico nel loro modo di fare che piace e coinvolge. Vengono invitati a suonare all’Expo, al Concerto del Primo Maggio a Roma, al programma televisivo Stasera Casa Mika del cantante. Il loro è un modello innovativo perché il gruppo valorizza tutte le abilità in una rete sociale di accettazione e rispetto reciproco. Per questo l’Archivio Italiano della Generatività ha riconosciuto il valore della Banda Rulli Frulli e ne ha studiato per tre anni il metodo.

Un metodo esportato in 5 città italiane che coinvolge 2800 persone e che appena possibile volerà a New York. “Nella Banda Rulli Frulli si cresce. C’è la preparazione, la trasferta, il concerto. Sai quali autonomie ha permesso di sviluppare ai ragazzi disabili? Loro che creano lo strumento, montano e smontano il palco, imparano ad organizzarsi il viaggio”. Un passo importante anche per i ragazzi senza disabilità “Non diciamo mai la disabilità altrui. Nei laboratori nasce la vera integrazione: vivi, comprendi, stai accanto all’altro. Sei valorizzato per quello che riesci a fare e questo costruisce un intento comune”. Pionieri di un modello unico, esibiti in 198 concerti a cui nemmeno il Papa ha saputo resistere chiamandoli a suonare vicino a sé davanti a 90mila persone. “Ci siamo allenati, abbiamo preparato i ragazzi a gestire le emozioni, ci siamo inventati un modo di vivere”.

Dalla musica nasce lavoro

Laboratorio Astronave_Lab
Laboratorio Astronave_lab

Oggettistica di design del laboratorio
Oggettistica di design del laboratorio

Con la Banda Rulli Frulli cambia l’approccio alla diversità. Si è creata una comunità con le famiglie che ci seguono, tanto che di fronte al problema occupazionale dei giovani disabili hanno deciso di aprire “Astronave_lab” un laboratorio professionale che offre lavoro ai ragazzi diversamente abili altrimenti disoccupati. I materiali di recupero trovano nuova vita grazie a creatività, tecnica e artigianato che rende inclusivo il lavoro e bello l’oggetto finito. “Siamo partiti realizzando oggetti di design con legno recuperato dal mare. Oggi abbiamo 12 ragazzi, una ditta del territorio che contribuisce e una marea di volontari che sostengono l’iniziativa”.

Il futuro? È tutto da costruire. “Abbiamo scoperto che l’ex stazione delle corriere sarà in nostra gestione per 25 anni. Potremmo ingrandirci: sale prove, web radio, laboratori artigianali, studio di registrazione, laboratori per gli strumenti, ristorante e bar gestiti in collaborazione con le scuole locali…la mia era una passione ed è diventata fonte di inclusione. Questo spazio diventerà un’opportunità per i giovani” promette Federico.

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