Bandi e funding mix

Progetti sociali sostenibili? Ecco il percorso formativo sulla progettazione finanziata

Esistono una moltitudine di bisogni sociali che cercano risposte. Ma come è possibile trasformare un’idea in un progetto capace di mantenersi nel tempo? Fondazione Cattolica insieme a On! Srl Impresa Sociale lancia un percorso formativo sul funding mix

Fondazione Cattolica, da sempre interessata a generare rapporti di sviluppo per gli enti non profit, ha attivato un percorso formativo insieme ai professionisti On! Srl Impresa Sociale con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a cogliere i fondamenti dell’agire progettuale e del fundraising tramite bandi.

Scopo del percorso e programma

Quali opportunità nascono da un’efficace gestione di finanziamento per i progetti nonprofit? Il percorso formativo sulla progettazione finanziata offre la possibilità di:

  • Inquadrare il ruolo della progettazione finanziata nel funding mix
  • Comprendere quali competenze di sviluppo servono per la gestione sostenibile dei bandi.

Il percorso è composto da 4 incontri e parteciperanno oltre 40 organizzazioni sociali. Durante le lezioni i partecipanti avranno l'opportunità di dedicarsi a:

1. Il progetto che fa per me

  • Cosa è e come funziona il funding mix
  • Breve guida alle diverse modalità di progettazione tramite bandi e progetti.
  • Presentazione dei diversi Enti Erogatori e le diverse tipologie di Bandi disponibili per finanziare e sostenere attività sociali

2. ll progetto efficace

  • Come si costruisce una idea progettuale
  • Il quadro logico
  • Il project cycle management
  • Costruire un budget ed esser pronti a rendicontarlo

3. La ricerca bandi e la ricerca fondi

  • Come e dove cercare le informazioni che ci servono
  • Alleati e partners
  • Le risorse professionali disponibili e quelle necessarie

4. Saperi e Competenze utili a una organizzazione project oriented

  • Il sapere ideativo: visione e competenza strategica
  • Il sapere collaborativo: alleanze e competenze di relazione per costruire partenariati
  • Il sapere descrittivo: far capire le nostre idee e scrivere progetti esemplari
  • Il sapere amministrativo: programmare, acquisire, gestire e rendicontare risorse
  • Il sapere valutativo: monitorare e valutare risultati e impatti delle azioni progettuali
  • Il sapere narrativo: costruire narrazioni e sviluppare immaginari sulla base delle attività progettuali anche in vista di progetti successivi

Vuoi saperne di più sul pensiero dei docenti del percorso? Leggi l'articolo dedicato al welfare generativo!


Dal welfare state al welfare generativo

Dal welfare state al welfare generativo

Ripensare il welfare e progettare una nuova idea di società. Il prof. Pezzana dialoga su un modo nuovo di stare in relazione e di vivere la propria individualità all’interno della propria comunità

Durante il Festival della Dottrina Sociale, Fondazione Cattolica ha ospitato l'incontro "Dal welfare state al welfare generativo: dinamiche di legami sociali" in cui hanno partecipato: Adriano Tomba, Segretario Generale di Fondazione CattolicaVerona, Paolo Pezzana, sociologo e professore del centro di ricerca Arca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Enza Famulare della Cooperativa Lindbergh di Ceparana, Chiara Ricciardelli della Cooperativa Sociale La Venentadi Bologna e Andrea Boccanera di Onlus Gulliver di Pesaro con l'obiettivo di rispondere alla domanda:

Come superare le tradizionali logiche di welfare creando un sistema che valorizzi le Persone?

L’impresa sociale attraverso l’efficacia e l’efficienza tipica del profit risponde ai bisogni sociali ma tiene saldo i suoi veri obiettivi che sono l’inclusione, la costruzione di relazioni e comunità, la formazione delle persone, la diffusione di responsabilità e quindi lo sviluppo integrale delle persone. E' possibile fare impresa superando un modello economico estrattivo?

Il welfare state in Italia

Si tratta di un tema di grande attualità, il welfare statale anche in Italia sta cedendo, dopo aver fatto ricorso all’indebitamento e alla privatizzazione, ora è un apparato complesso, oneroso e di limitata efficacia: nel 2019 la spesa sociale è stata di 432 miliardi, cioè il 56% della spese corrente, al netto delle pensioni e della sanità solo 63 miliardi sono stati destinati a settori come l’invalidità, il sostegno alle famiglie, l’housing e esclusione sociale, tutti ambiti che sono in fortissima crescita. Si stima un gap di 150  miliardi tra bisogni sociali e spesa pubblica e nei prossimi anni la forbice si allargherà ancora: se non si troveranno nuove soluzioni il rischio sarà che questo vuoto verrà riempito da operatori privati, sostenuti da grandi investitori finanziari, mossi dall’unico obiettivo del guadagno. E naturalmente i poveri verranno esclusi da questo sistema.

È dunque necessario ripensare il welfare e progettare una nuova idea di società, un modo di stare in relazione e di vivere la propria individualità all’interno della propria comunità.

Nuovi modelli di welfare

Il prof Paolo Pezzana, nell’introdurre il tema del welfare generativo, propone una similitudine tra generatività e verità: entrambi sono fatte di persone e si declinano nella relazione, non consistono in teorizzazioni e principi, ma in relazioni autentiche e in altri aspetti di varia natura, emotivi, cognitivi, di fede, spirituali, che concorrono a definirli.

Negli ultimi anni il welfare generativo spesso non è stato compreso correttamente: si è diffusa l’idea che la generatività applicata al welfare sia un modo per ottimizzare le risorse a disposizione dei Comuni e del sistema dei servizi in generale, cui andrebbero poi aggiunte le risorse che i beneficiari di quegli interventi verrebbero chiamati a mettere in campo. Questa interpretazione però non è corretta, non si tratta di generatività ma di condizionalità, un’idea portata avanti anche da Margaret Thatcher, che fu primo ministro dell’Inghilterra in un periodo non propriamente felicissimo per lo sviluppo dell’idea di comunità nel Novecento. Sostanzialmente si applica al welfare quella formula del do ut des, di scambio, di sinallagma, che domina il meccanismo di scambio economico della società moderna e che in particolare nel Novecento e nei primi anni del Duemila si è spinto ad una velocità sempre più esponenziale con l’aiuto della tecnologia.

Il concetto di “welfare” lo ha inventato nell’Ottocento Otto von Bismarck, cancelliere di Prussia, nel tentativo di contrastare il pensiero comunista marxista che si stava allora diffondendo: lo statista comprese che le persone, in quell’epoca segnata dalla grande rivoluzione industriale, correvano dei rischi di varia natura e avevano necessità di trovare una risposta alle loro preoccupazioni. Il welfare nasce dunque come prevenzione dei rischi, mentre ora viene inteso invece come strumento per soddisfare dei bisogni.

Il welfare attuale infatti è un trinomio: rischi – bisogni – prestazioni. Esistono dei rischi, quando questi si manifestano possono determinare dei bisogni ai quali si dà risposta con delle prestazioni. Si tratta di un modello di welfare prestazionista, a domanda individuale, che ricerca continuamente la soddisfazione dei bisogni attraverso prestazioni appunto. Il welfare generativo invece, mobilita le proprie risorse non solo per rispondere ai bisogni, ma anche per prevenire i rischi, per fare in modo che i rischi che tutta la comunità corre non si manifestino in qualcosa che possa poi generare una cascata di bisogni infinita.

Il welfare generativo

Se queste due polarità sono reali è pressoché impossibile per un ente pubblico, un ente locale, fare tutto ciò che serve per essere efficace, è ontologicamente impossibile, non può essere onere solo dello Stato e guai se così fosse. Perché se l’obiettivo è prevenire dei rischi cosiddetti di sistema, quale ad esempio il rischio per la salute causato dai cambiamenti ambientali, è impensabile concepire uno Stato, un Comune, che da solo risponde a questa sfida, senza mobilitare invece le energie, la capacità dei cittadini di fare la propria parte.

Il welfare non può essere governato dal meccanismo dello scambio, per cui l’aiuto dato alle persone viene condizionato al fatto che in cambio di quanto ricevuto diano qualcosa, secondo modalità, qualità e contesti prestabiliti. Si devono invece attivare dei meccanismi di contribuzione e stimolare la cultura della contribuzione. Che cos’è la contribuzione? L’opposto dell’estrazione.

Il modello attuale di sviluppo, quello estrattivo, spinge alla ricerca del massimo profitto, economico ma non solo, da ogni situazione; questo sistema però si sta esaurendo, come stanno verificando e studiando Michael Porter della Business School di Harvard e i massimi teorici dell’organizzazione del capitalismo.

La contribuzione invece è uno stile nel quale mediante l’agire, il fare impresa, l’essere famiglia, l’essere comunità locale, mediante le relazioni, mediante lo stare insieme, ci si preoccupi che qualcosa del valore prodotto diventi subito disponibile gratuitamente anche per gli altri, fuori dalla logica dello scambio, e non necessariamente entrando nella logica del dono, e venga semplicemente messo a disposizione.

La contribuzione allora è attenzione per la bellezza, cura dell’ambiente, “fare bene le cose”, condividere ad esempio pezzi di codice se ci occupiamo di progettazione di software, lasciare aperte alcune nostre intuizioni, rendere percorribili i nostri spazi alla cittadinanza, valorizzare i saperi e le competenze dei soggetti che normalmente non vengono riconosciuti.

L’estrattività, continua il prof. Pezzana, che è stata un paradigma organizzativo degli ultimi anni anche nel mondo del welfare, è come una pentola di minestra: lo Stato la prepara con i vari ingredienti e la mette sul fuoco ovvero istituisce delle gare che chi offre di più si aggiudica, quindi una competizione determina chi si prende la minestra e se la mangia con i suoi. La contribuzione invece è come il pentolone del gallico Asterix e lo Stato è Panoramix, il druido che conosce la ricetta della pozione e coinvolge tutto il villaggio nella raccolta degli ingredienti. Questi vengono poi posti dentro al calderone, in mezzo alla comunità, per la comunità perchè solo nutrendosi insieme, sconfiggeranno l’Impero Romano.

Il welfare generativo è così, è fatto di dispositivi che mobilitano la contribuzione delle persone che sono in grado di abitare quell’eccedenza tra la vita e la forma che, come insegnava Georg Simmel nell’Ottocento, grande padre della sociologia e delle filosofia contemporanea, accompagna l’esistenza degli uomini.

Simmel diceva che tra la vita e la forma c’è una dialettica: l’uomo non può vivere senza forma, ha bisogno di organizzazioni ma nel momento in cui viene data una forma alla vita, la vita stessa è già corsa più avanti. Quella forma nel momento in cui viene istituita è già inadeguata a rispondere alle esigenze della vita che hanno portato a costruire quella forma. Dunque per il filosofo la sfida di ogni singola vita, che è esattamente la sfida della generatività e quindi anche del welfare generativo, è abitare dentro quella eccedenza costante tra vita e forma, cioè riuscire a cogliere quel di più che la vita sempre esprime, propone, senza la pretesa di dargli una forma definitiva perché non è possibile, ma mantenere la tensione costante ad accompagnare le persone e le loro organizzazioni a tendere, ad essere protesi verso la vita.

Il welfare generativo infatti è un fatto di persone, di capacità di abitare l’eccedenza che la vita ha sempre sulla forma, è un fatto di storie, di narrazioni, che regge alla prova del “vieni e vedi”, della verità, come la chiamava Richard Norman. Il welfare non può reggersi sul sistema del “do ut des”, che chiede al beneficiario qualcosa in cambio del servizio di cui gode ponendolo in una condizione di minorità e di debito, perché questa è servitù, un’esperienza antica in veste moderna, non a caso promossa nel contesto ultraneoliberista di Margaret Thatcher.

È possibile invece abitare gli spazi della libertà, in cui il contributo è libero, dettato dalla consapevolezza che l’aiuto, offerto anche dai beneficiari stessi di welfare, è prezioso, può essere costituito da saperi, competenze di cui è riconosciuto il valore e che per questo che è importante metterli a disposizione.

Il lavoro nel welfare generativo

Esiste poi un altro aspetto da considerare, prosegue Pezzana, ossia la fine del lavoro così come elaborato dal Novecento: secondo le previsioni, l’automazione dei processi produttivi porterà alla scomparsa del 70% delle professioni attuali entro il 2040. Ciononostante il lavoro continua ad essere uno dei principali elementi per il riconoscimento, la valorizzazione delle competenze e dei saperi delle persone. È necessario allora, come riconoscono studiosi del calibro di Bernard Sinclair e Alain Supiot, distinguere tra lavoro e impiego. L’impiego è ciò che fornisce una quota di risorse necessarie per vivere. Il lavoro invece, che Aristotele chiamava èrgon, la forza, è il motore di cambiamento ed azione nelle comunità. Attraverso il lavoro è possibile riconoscere i saperi e le competenze, che vengono valorizzate e messe a frutto da ragazzi diversamente abili, anziani, bambini, giovani, professionisti, educatori... da tutti.

Le esperienze portate dai relatori presenti a questo incontro, il loro modello economico e di organizzazione, che sa tenere insieme lavoro e impiego nell’ottica della sostenibilità, possono allora ambire ad essere paradigma di una soluzione inedita e innovativa e diventare riferimento per lo sviluppo di un vero e diffuso welfare generativo.


Fare la propria parte per costruire un futuro migliore: tra la testimonianza di Ellena e il welfare di prossimità

Impegnarsi per costruire un futuro migliore: Ellena e il welfare di prossimità

Scoprire una vocazione e metterla al servizio degli altri può dare un senso profondo al nostro vivere e all’impegno quotidiano. Ne parliamo nel quinto episodio di “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” e approfondiamo insieme le caratteristiche del welfare di prossimità.

La storia di Ellena

“Ognuno di noi è qui per un motivo”, questo è il pensiero che ha dato forza ad Ellena per scoprire i suoi talenti.

Il primo incontro con l’autismo è per lei pieno di domande e con poche risposte: si rende conto che per stabilire un contatto deve trovare un linguaggio nuovo, che non si ancora alle parole ma passa attraverso l’ascolto e lo sguardo.

Ellena desiderava accompagnare le famiglie che affrontano la disabilità, disegnare con loro un futuro più inclusivo e sostenibile: questa vocazione si è tradotta nell’impegno politico cittadino e nella partecipazione alle attività di Cooperativa Sonda, dalla quale poi è nata Ca’Leido, un centro specializzato nell’autismo, per adulti e bambini, che offre attività laboratoriali, percorsi di affiancamento alla scuola ma anche occasioni in cui sperimentare l’inclusività sociale delle persone fragili attraverso centri estivi aperti a tutti.

Ascolta la sua storia su Spotify!

https://open.spotify.com/episode/0sypmJh0Jgr8nnAtsEeoZ9

Il welfare di prossimità: peculiarità e potenzialità

L’urgenza di condivisione e di mettersi al servizio degli altri è il motore che muove anche il welfare di prossimità.

A differenza dei modelli tradizionali, quello capitalista che punta a riaffermare il ruolo di potere di chi lo elargisce e quello statale che prevede risposte universali, ma scarse e ostacolate da una burocrazia spesso scoraggiante, nel welfare di prossimità sono gli stessi cittadini a diventare interpreti dei loro concreti bisogni: la comunità mette in rete, in un’azione sinergica, tutte le sue risorse per adeguarsi all’evoluzione dei bisogni sociali, anche attraverso gli istituti della co-progettazione e della co-programmazione previsti dalla normativa del Terzo Settore.

In questa dinamica comunitaria hanno un ruolo fondamentale le organizzazioni sociali, sottolinea l’avvocato Lorenzo Pillon del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, devono essere però orientate secondo coordinate che Ellena, con la sua testimonianza, ha dimostrato di aver ben individuato e messo in atto: l’ascolto, l’empatia e la capacità di essere di stimolo a reagire alla situazione di bisogno, provocando reazioni anziché fornendo risposte chiuse, mantenendo la pazienza di attendere i risultati e trovando il coraggio di assumersi la responsabilità sociale del proprio progetto e della propria azione.

Ti è piaciuto questo approfondimento? Puoi leggere anche quello sul welfare di comunità.


Campagna Sky volontariato il vero dono sei tu

Il vero dono sei tu…Volontari si diventa!

Fondazione Cattolica sulle reti televisive Sky con la campagna “Il vero dono sei Tu” realizzata insieme alla rete nonprofit #Generattivi per promuovere il valore del volontariato.

Il vero dono sei Tu” è un’occasione per ri-scoprirsi e per scoprire la bellezza delle Persone. È un invito ad uscire di casa per conoscere, condividere, incontrare. “Il vero dono sei Tu” è una proposta che raggiunge gli spettatori e che domanda: desideri metterti in gioco?

La campagna #ilverodonoseitu

Insieme alla rete informale #GenerAttivi, Fondazione Cattolica ha sviluppato 5 spot televisivi per rivelare il ruolo fondamentale del dono e di chi sceglie di dedicare tempo, conoscenze, competenze e beni inutilizzati agli altri.

https://www.youtube.com/watch?v=i7uhc3ffehU

Dal 12 febbraio fino alla fine del mese, le reti Sky trasmetteranno le videoclip che offrono uno sguardo sul mondo della disabilità, delle povertà, della solitudine e del riuso. Ogni video rimanda al sito controcorrente dove è possibile conoscere più nel dettaglio la campagna, visualizzare alcune delle organizzazioni facenti parte della rete impegnate in ambito educativo, formativo, culturale, sanitario, di ricerca e prendere contatti per essere indirizzati agli enti non profit più vicini alle esigenze di chi vuole mettersi in gioco o cerca risposte a un bisogno!

Diventa volontario anche tu

Quando si dona si fa bene due volte: alle persone incontrate e a sé stessi. Hai mai provato? Grazie alla rete di associazioni, cooperative e imprese sociali appartenenti al Terzo Settore che operano a livello nazionale, Fondazione Cattolica desidera offrire l’opportunità di scoprire il beneficio che si crea quando si diventa volontari. Bambini, anziani, migranti, disabili, donne in difficoltà e persone in uscita da percorsi di vita complessi, sono molteplici gli ambiti di intervento a cui dedicarsi. Il non profit ti aspetta!

Ringraziamenti

La cooperazione insegna che quando un’occasione personale la si condivide, diventa un’opportunità! La campagna #ilverodonoseitu è stata realizzata grazie ad un’idea proposta da Onlus Gulliver Pesaro. Fondazione Cattolica ringrazia tutte le organizzazioni che hanno permesso di dare forma ad un pensiero. In particolar modo la cooperativa sociale Monteverde:

https://www.youtube.com/watch?v=A9P_TYXxy8U

L’associazione Alzheimer Verona

https://www.youtube.com/watch?v=MHRe3Fw6xvY

La Ronda della Carità

https://www.youtube.com/watch?v=JNsYtpmue1Q

La Onlus Gulliver

https://www.youtube.com/watch?v=YXlTPHcyzvw

e tutti i volontari e collaboratori che sono diventati i veri protagonisti dei video realizzati!


Impatto della cultura in Italia: numeri, potenzialità e ruolo del Terzo Settore

Impatto della cultura in Italia: numeri, potenzialità e ruolo del Terzo Settore

Abbiamo fatto un focus sullo stato di salute della cultura in Italia e il contributo del non profit in questo settore

“Con la cultura non si mangia” recita un detto della tradizione popolare. Eppure il nostro Paese è pieno di testimonianze e produzioni artistiche, da proteggere, valorizzare e trasmettere, che potrebbero diventare volano di sviluppo dell’economia e della società. Ma servono fondi, strategie, idee e serve educare alla cultura.

Anche il Terzo Settore è attivo in questo ambito, perché fare cultura può essere un potente strumento di rigenerazione sociale e inclusione. Vediamo insieme qualche dato...

I numeri della Cultura in Italia

La cultura ha prodotto ricadute positive anche su altri settori economici per circa 252 mld di euro, pari al 15,8% dell’economia del Paese: si tratta quindi di un settore strategico sul quale investire! Esistono però grandi differenze tra Nord e Sud Italia: Milano è al primo posto nelle graduatorie per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte con la cultura, mentre al Lazio spetta il record positivo per la partecipazione culturale.

I Comuni del Nord spendono in cultura circa 26 euro a cittadino, al Sud 9 euro pro capite, su una media nazionale di circa 20 euro.

Eppure siamo un Paese di eccellenza in questo settore: l’Italia infatti è in cima alla lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco con 58 siti, di cui 53 appartenenti alla categoria dei beni culturali e 5 a quella dei beni naturali. Per saperne di più visita il sito

Difficoltà per il settore: scarsi investimenti e conseguenze del Covid

Purtroppo, gli investimenti dello Stato nella cultura sono ancora insufficienti, la spesa pubblica destinata al patrimonio culturale nel 2019 è stata di circa 5 miliardi di euro, tra le più basse in Europa in rapporto al PIL: 2,8 per mille contro una media del 4,8.

Inoltre, il settore è stato molto colpito dalle restrizioni conseguenti l’emergenza Covid: la pandemia ha colpito soprattutto le arti performative e in generale la fruizione “live”, rinnovando invece l’interesse per l’offerta digitale e recuperando la prossimità territoriale.

In 2 anni, sono andati perduti 55.000 posti di lavoro del settore cultura, registrando un calo occupazionale superiore alla media del Paese: 6,7% rispetto al 2,4%, a conferma della sua fragilità strutturale (lavoro precario).

L’ultimo “Rapporto annuale sul benessere equo e solidale in Italia” dell’Istat (2021) ha evidenziato un crollo della partecipazione culturale, dal 35% del 2019 al’8% del 2021, per effetto delle misure anti Covid.

La partecipazione culturale fuori casa in quegli anni si è ridotta soprattutto per le donne, che invece dal 2017 presentavano livelli in costante miglioramento. Inoltre i giovani, che hanno sempre registrato livelli più elevati, negli anni della pandemia si sono equiparati alle altre fasce di età.

Potenzialità del settore

Le potenzialità di questo settore sono enormi e avrebbero un impatto trasversale su economia e società: le industrie culturali e creative possono infatti essere tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale italiana, sia per il numero di posti di lavoro che coinvolgono sia per la ricchezza che producono.

La cultura è inoltre un mezzo per coinvolgere le comunità e stimolare lo sviluppo dei territori e può diventare un motore di innovazione per l’economia e un attivatore della crescita di settori come turismo, trasporti e manifattura.

Il ruolo del Terzo Settore nella Cultura

Anche il Terzo Settore fa la sua parte: i dati Istat 2020, gli ultimi disponibili, rilevano la presenza di 57.615 realtà che si occupano di attività culturali e artistiche, pari al 15.9% del totale degli enti non profit (363.499) e impiegano 20.038 dipendenti.

In questo ambito sono prevalenti le APS – associazioni di promozione sociale, pari al 32,4% della realtà, seguono altre forme organizzative 16,6%, le onlus 12,3%, le organizzazioni di volontariato 8,5% e le imprese sociali 2,6%.

Le organizzazioni non profit che si occupano di attività culturali e artistiche non sembrano essere particolarmente premiate dai contribuenti italiani: solo il 3,3% delle realtà di questo settore ammesse al contributo del 5 per mille, pari al 10,6% del totale degli enti selezionabili, viene scelto dai cittadini e a queste sono destinate il 3,7% delle risorse, quasi 17 milioni di euro.

Rispetto al 2019, risulta in diminuzione dello 0,6% il numero di realtà non profit nel settore “cultura, sport e ricreazione” e del 5,6% il numero dei dipendenti. Si rileva inoltre una riduzione del fatturato superiore al 20% per il 62,5% delle attività culturali e artistiche. Questi dati sono sicuramente influenzati dagli effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento.

PNRR e Cultura

Gli interventi previsti dal PNRR per il settore cultura intendono ristrutturare gli asset chiave del patrimonio italiano e favorire la nascita di nuovi servizi per migliorarne l’attrattività, l’accessibilità (sia fisica che digitale) e la sicurezza, in un’ottica generale di sostenibilità ambientale. Le misure sono tre:

  • Patrimonio culturale per la prossima generazione: 1,1 mld €
  • Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale: 2,72 mld €
  • Industria culturale e creativa 4.0: 0,46 mld €

Progetti per il futuro

In Italia c’è molta offerta culturale, ma manca la domanda: cosa si potrebbe fare per renderla più attrattiva? Noi abbiamo incontrato Mario e abbiamo visto come la cultura ha cambiato le dinamiche di un Rione intero!

Fonti Istat, Ministero della Cultura, Unesco, Fondazione Symbola report annuale “Io sono cultura 2022”, Unioncamere


Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Intraprendenti!

Lasciare le sicurezze per inseguire un sogno? Di desideri e welfare parliamo su Intraprendenti!

L’esperienza di Valentina e Federica Sorce rivela il bisogno di inseguire i propri desideri specialmente quando questi danno valore alla vita delle persone. Nel quarto episodio di INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro parliamo di strade inedite aperte per rispondere a nuovi bisogni e di welfare di prossimità.

L’amore per una persona fragile accanto a noi a volte è in grado di espandersi così tanto da generare realtà che sanno rispondere ai bisogni di molti. È così che nasce la cooperativa sociale Giò, da Valentina e Federica desiderose di creare un ambiente che garantisse un futuro luminoso per il fratello Giovanni e per le famiglie che, come loro, vivono le stesse necessità. Il progetto di inclusione lavorativa “Open House” mira ad accompagnare e sviluppare le abilità di persone con disabilità attraverso la gestione di una fattoria sociale e di un agriturismo.

Ascolta il loro episodio su Spotify!

https://open.spotify.com/episode/2nEaSslJiKee07AAVpJzT7?si=niGEFa-yTCKX9u_Dq-H9yA

Ma cosa accade a chi vive in una situazione di isolamento sociale?

Esiste una solitudine che spesso soffoca le famiglie che vivono con persone più fragili. Un isolamento che tutti abbiamo sperimentato nei mesi della pandemia, che ha fermato tutte le attività del volontario, lasciando sole le persone e facendoci sentire tutto il peso e la necessità della solidarietà comunitaria. Questa esperienza, ricorda l’avvocato Lorenzo Pilon del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, ha evidenziato che prossimità e sussidiarietà sono opzioni strategiche necessarie in una società che vuole essere solidale e inclusiva.

Con la Riforma è stata riconosciuta al Terzo Settore una soggettività giuridica e politica che lo rendono protagonista delle politiche di welfare. Inoltre, attraverso gli strumenti della co-progettazione e co-programmazione nel rapporto con l’amministrazione pubblica, si sono creati i presupposti perché prossimità e sussidiarietà non siano solo principi evocati ed evocabili, ma valori concreti della solidarietà comunitaria.

Vuoi saperne di più? Segui gli altri episodi! Come quello di don Silvio sul ruolo del volontariato


Mara dallo sport a Fattibillimo

Mara: dallo sport a Fattibillimo la casa che abbatte le barriere della diversità

La rubrica "Donne che fanno la differenza" si arricchisce con la storia di Mara Girardi, ideatrice e Presidente, dell'associazione Fattibillimo una realtà pensata per accogliere e creare reali opportunità di inclusione sociale!

A sei anni Mara ha già capito tutto: diventerà maestra. Si immagina già in mezzo alla sua classe, con tanti bambini a insegnare loro le cose. Le basta il diploma alle magistrali per rendere il suo sogno realtà… semplice no? Eppure la vita per lei ha piani diversi.

“Farai lo scientifico!” dice suo padre e Mara si ritrova seduta dietro un banco a soffrire per cinque anni. Sono i compagni il suo cruccio. Loro con quelle battute, con il loro modo di catalogare le persone, con quella fastidiosa capacità di farla sentire diversa solo perché frequenta spazi a loro insoliti.

Mara piange in silenzio tutti i giorni e un pensiero si instilla dentro di lei: Se io vengo esclusa perché vado in oratorio, cosa succede ai bambini con disabilità? La risposta Mara non la trova subito. La comprende solo lavorando.

Diventa insegnante di Educazione Fisica perché crede che lo sport aiuti i bambini a tirar fuori le loro peculiarità. E anche perché a star ferma non è proprio capace! Le piacciono attività che le trasmettono energia e su queste investe, sempre! Mara si diploma in un tempo in cui non si faceva ancora ginnastica in orario scolastico. Ma a lei non interessa lo stipendio: per i bambini ha un debole e gira tutte le elementari di Mogliano portando lo sport in classe.

Mara è esplosiva. E attenta. Le maestre apprezzano la cura che riserva ai bambini, specialmente a quelli con disabilità, e informano le mamme. Dalla prima chiamata ricevuta se ne aggiungono altre. Mara inizia a lavorare insieme a quei bambini che nella vita faticano di più e scopre i pensieri che attanagliano i genitori.

Non è solo cosa faranno crescendo ma anche insieme a chi? Insieme a chi, se non hanno amici? Se finita la scuola diventano invisibili? Se il Comune, la scuola, la Chiesa sono così distanti dalla realtà da non concederle nemmeno gli spazi per creare attività? E così un nuovo pensiero si instilla nella testa di Mara. Si chiama Fattibillimo.

Mara lo sa: i suoi figli cresceranno e allora farà qualcosa di più. Ne è così sicura che negli anni riempie casa sua e il garage di mobili che la gente regala. Un giorno mi serviranno pensa. E il giorno arriva. Arriva in un pomeriggio cocente quando trova una ragazzina disabile sola in piazza. Doveva essere alla pizza di classe “Sono andati a mangiare il gelato, poi tornano!” le spiega. A Mara scoppia il cuore: questa non è inclusività!

Compra una vecchia osteria. Lo fa da sola perché è una pazzia, perché tutti hanno paura che si riveli un buco dell’acqua, perché nessuno, nemmeno in famiglia, pensa che aprire in pieno lockdown sia una scelta intelligente. Ma a Mara non importa. Lascia il lavoro e ascolta il suo cuore.

Fattibillimo ora è una casa. Un luogo accogliente che sa di risate, possibilità e rinascite. Dove volontari, collaboratori e 45 ragazzi con disabilità fisica e intellettiva, sindrome di Down, autismo, tetraplegia vivono appieno le giornate attraverso laboratori di cucina, attività sportive, discipline artistiche e musicali. Dove si è e si diventa.

Fattibillimo è un pensiero cullato che nella realtà ha saputo scardinare le logiche tradizionali. Qui sono le persone “normaliche vanno ad imparare dai “disabili” perché nessuna lezione accademica trasmette la gioia di vivere quanto l’esperienza di chi sente che dalla vita ha già avuto tutto semplicemente perché è nato!

A 57 anni Mara è un’imprenditrice sociale che sogna con la purezza di una bambina.

“Mi diverto. Posso dire che è questa la mia professione?”

Lei è Mara Girardi, una donna che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi scoprire le altre della rubrica a partire da Andrea!


Una mano a chi sostiene: una fotografia sulle candidature

Una mano a chi sostiene: una fotografia sulle candidature

Una mano a chi sostiene è il bando lanciato da Fondazione Cattolica nel 2022 per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano. Chi sono le realtà che si sono candidate al bando?

Il bando “Una mano a chi sostiene” nasce per sostenere realtà impegnate in ambito non profit, ma anche enti religiosi civilmente riconosciuti ed enti privati senza scopo di lucro, a realizzare progetti ad alto impatto sociale, economico e territoriale.

Di cosa si tratta?

https://www.youtube.com/watch?v=2gv7YOCVG0g

Con il 31 dicembre 2022, termine di presentazione delle candidature, si è conclusa la prima fase del bando. Chi sono e da dove vengono i candidati?

Una fotografia degli enti partecipanti

Al Bando hanno partecipato 577 realtà provenienti per il 60% dal Nord Italia, il 22% dal Centro, il 13% dal Sud e il 4% dalle Isole. La Lombardia è la regione che si è distinta per candidature progetti. Seguita dal Veneto e dal Lazio.

I progetti presenti fanno parte dell’ambito:

  • Assistenza e solidarietà sociale per il 50%
  • Cultura per il 16%
  • Educazione, istruzione e formazione per il 34%

La maggior parte delle realtà ha giovane età (essendo costituite negli ultimi 10 anni), includono lavorativamente un numero contenuto di dipendenti e godono della presenza di un copiscuo numero di volontari.

Attraverso i progetti presentati, le realtà si aspettano di offrire opportunità di lavoro per circa 500 persone, includere oltre 500 volontari creando attività di cui potranno beneficiare circa 600 persone.

I prossimi passi del bando

Fase 2: selezione dei progetti

Da gennaio a marzo 2023 una commissione interna selezionerà le migliori 100 idee progettuali che passeranno alla fase successiva del bando

Fase 3: selezione pubblica

I 100 progetti selezionati parteciperanno ad una votazione pubblica. Sulla piattaforma 1clickdonation ogni persona fisica e/o giuridica potrà votare un solo progetto

Fase 4: assegnazione fondi

Ai progetti più votati verrà assegnato il contributo.

Maggiori informazioni sono reperibili nel regolamento!


Dalla passione alle opere di volontariato. Questo è il Podcast Intraprendenti!

Dalla passione alle opere di volontariato. Questo è il Podcast Intraprendenti!

Può una passione diventare motore per il Bene? Il Terzo episodio del Podcast “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” racconta di un prete, la sua passione motociclistica e opere di volontariato in Italia e nel mondo.

Le infinite vie del volontariato. Nel terzo episodio del podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore genera futuro” Don Silvio Pasquali e l’avvocato Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico sul Terzo Settore di Cattolica (Gruppo Generali), ci parlano del mondo del volontariato in Italia e di come da una passione possa nascere uno strumento per fare del Bene.

La storia di Don Silvio

C’è un vecchio detto che dice “l’abito non fa il monaco”: cosa pensereste di un prete con la tuta da motociclista? Lui è Don Silvio Pasquali che ha fatto della sua passione per le due ruote uno strumento di bene. Con gli amici motociclisti ha fondato “Raid for Aid. Viaggiare per bene”, un’associazione che promuove progetti di pace e solidarietà in tutto il mondo e motoraduni per raccogliere fondi.

Il segreto è guardare dentro di sé e cercare quanto di buono possiamo condividere per realizzare opere di bene. E così anche una passione può diventare una forma di volontariato.

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Il volontariato in Italia

Le organizzazioni di volontariato, ci ricorda Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, sono una particolare tipologia di ente del terzo settore normate dalla Legge 266 del 1991, ciò che le caratterizza è la gratuità, degli organi che gestiscono l’ente, dei volontari impegnati nelle attività e delle prestazioni erogate, che non possono essere remunerate da chi ne usufruisce in misura superiore alle spese necessarie per realizzarle.

L’Istat stima che siano circa 5 milioni e mezzo i volontari impegnati in Italia. Le motivazioni che li spingono ad attivarsi sono molteplici e spesso legate ad un sentire strettamente personale: c’è chi ne ricava un vero e proprio benessere psicofisico, oggetto di studio degli economisti comportamentali, in altri casi, quali l’esperienza del Servizio Civile, oltre alla soddisfazione di prestare la propria attività per il bene della comunità, i giovani hanno la possibilità di essere inseriti in un contesto lavorativo e acquisire competenze e relazioni utili per svolgere in futuro attività nel Terzo Settore.

Vuoi ascoltare altri episodi del Podcast? Parti dalla puntata dedicata ad Arianna e a come il Terzo Settore permetta di trovare il proprio posto nel mondo!


Scoprire il proprio posto nel mondo

Scoprire come trovare il proprio posto nel mondo: questo è “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro”.

Come si riesce davvero a capire quale è il proprio posto nel mondo? Ce lo ha raccontato Arianna nel secondo episodio di "Intraprendenti" insieme al prof. Antonio Fici

Trovare una prospettiva di senso. E' questo il tema centrale dedicato al secondo episodio del podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore genera futuro” che prende forma grazie all'esperienza vissuta da Arianna, dipendente della cooperativa Sophia di Roma, e dall’avvocato Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico sul Terzo Settore di Cattolica (Gruppo Generali). In questo episodio scopriamo la qualità lavorativa del mondo non profit e come esso può offrire soddisfazioni personali.

La storia di Arianna

Quanti giovani nel corso del loro percorso di studi faticano a identificare con chiarezza il posto che vogliono occupare nel mondo? Anche Arianna si è sentita “fuori posto” in un sistema che richiede efficienza, velocità, profitto in cambio di beni materiali che dovrebbero garantire la felicità. Poi però ha trovato il sorriso nella cooperativa Sophia di Roma, dove ha potuto valorizzare il proprio talento e occuparsi dei tanti bisogni che il fenomeno dell’immigrazione porta con sé.

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Soddisfazione personale, dunque, ma anche qualità del lavoro perché, come evidenza Antonio Fici, è nel dna stesso delle imprese sociali la sensibilità verso chi presta il proprio impegno: il lavoratore non è mero strumento per ottenere profitto, ma una risorsa da valorizzare e coinvolgere. Ne è esempio la sperimentazione dello smartworking ben prima dell’emergenza Covid, sintomo di un’attenzione e innovazione inaspettata nel mondo del Terzo Settore.

Un modo diverso di intendere il lavoro, che appaga il cuore delle persone e se ne prende cura.

Curioso di approfondire anche gli altri episodi? Scoprili qui.


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