“Tutto è inarrivabile fino a quando non ci provi” la storia di Samantha
La rubrica Donne che fanno la differenza, si arricchisce con la storia di Samantha Lentini, Presidente dell’associazione La Rotonda, una donna capace di guardare dentro alle persone per permettere loro di realizzare il meglio che possono.
Samantha è una bambina con un sogno: diventare ballerina. Osserva alla televisione le movenze delle showgirl e si proietta tra pailettes luccicanti. Ma il suo desiderio resto schiacciato dal peso della frase Sei troppo cicciottella per la danza. È uno schiaffo silenzioso quello che la ruota verso lo specchio e la fa sentire come il protagonista della sua storia preferita: un pulcino zoppo.
I giudizi esterni riducono il sogno in polvere ma accendono qualcosa dentro di lei. A Samantha non piacciono le ingiustizie. Quando i bulletti deridono i più deboli, lei interviene. Sviluppa un carattere forte che indossa come una corazza per proteggersi da quei Non sei… che nel profondo la fanno sentire inadeguata. Diversa.
Per questo ha paura della disabilità. Ha paura di riconoscere nelle fragilità altrui le proprie. Ma ha la testa dura Samantha, e quando le cose la spaventano vuole vederle da vicino. Così a 16 anni, apre la porta di un centro disabili e senza saperlo, sono proprio le imperfezioni a cambiarle la vita.
Per la prima volta qualcuno guarda oltre la sua corazza. Tu hai il fuoco dentro le dice Teresa. Ed è lì, in mezzo a quelle persone che Samantha capisce. Lei non sarà mai come suo fratello; non sarà perfetta per la danza, non vivrà mai l’infanzia da sogno che avrebbe voluto ma lei è Samantha. E va bene così come è.
Sperimenta che la vita è una questione di sguardi, fiducia e responsabilità. Anche lei vuole accendere la luce che sta nascosta nelle persone. Per questo sceglie di diventare educatrice e indossa scarpe comode per camminare in salita. Le stesse che porta quando và a Baranzate a conoscere un uomo.
Baranzate è un quartiere periferico di Milano abitato per il 35% da migranti. Ci sono vite appese. Talenti inespressi. Opportunità sprecate. Don Paolo ha fondato La Rotonda per non lasciare indietro nessuno. È un contenitore ricco di sogni che ha bisogno di una persona per realizzarli. Eppure non le chiede nulla. In lei ha già visto tutto ma non ha certezze da offrirle.
È il 2014, Samantha ha due figli e un lavoro sicuro. Ma ha anche un conto in sospeso con i sogni da realizzare. C’è un potenziale nascosto tra le vie di quel quartiere. Così si affida e inizia a progettare la sartoria sociale “Fiori all’Occhiello”. Quando vede che funziona e come cambia la vita di quelle persone, inizia a correre.
Samantha studia economia, legge, amministrazione e anche edilizia. E progetta, tanto. La Rotonda cresce insieme ai progetti che la compongono come il dopo scuola, l’emporio, l’housing sociale… Baranzate diventa la sua seconda casa e rumeni, albanesi, egiziani i suoi fratelli. 4.500 persone, 30 operatori e 100 volontari.
È un mondo libero, rispettoso e autentico quello della Rotonda. Don Paolo non ha dubbi: senza Samantha non sarebbe stato uguale, per questo le affida la presidenza. A Baranzate, lo sguardo che accende il valore della persona prende forma e si traduce in famiglie grate, portatrici di un messaggio dirompente: le fragilità sono solo un punto di partenza.
Lei è Samantha, una donna che fa la differenza.
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Il coraggio di crederci! L'Ovile, la cooperativa che non si è mai fermata
La cooperativa sociale L’Ovile affianca da quasi trent’anni uomini e donne che si trovano a vivere situazioni di difficoltà temporanea o permanente perché crede che in ciascuno ci siano abilità che possono esprimersi.
La cooperativa sociale L'Ovile
Lavoro, educazione, accoglienza e inclusione. La piccola comunità fondata nel 1993 da don Daniele Simonazzi è cresciuta, diventando una cooperativa che garantisce occupazione a 360 dipendenti (di cui il 70% con svantaggio sociale riconosciuto) e accoglie in percorsi residenziali e di inclusione più di 860 persone.
“Siamo nati dalle esigenze ma non siamo capaci di stare fermi, innoviamo continuamente” esordisce Massimo Caobelli, coordinatore progetto Semiliberi. Perché la cooperativa è una fucina di progettazioni che mantengono l’essenza delle tre organizzazioni sociali che negli anni sono entrate a far parte dell’Ovile per rafforzarne l’impatto sul territorio. “Siamo capillari, operiamo a Reggio Emilia e in provincia: partiamo dagli Appennini e arriviamo fino alla campagna” racconta Massimo.


Attraverso la casa, la socializzazione e i processi di inclusione la cooperativa affianca bambini, ragazzi, donne e uomini a sviluppare abilità e autonomie individuali. “Disabili fisici e intellettivi, vittime di tratta, persone in uscita dalla dipendenza, richiedenti asilo, detenuti…la cooperativa abbraccia il sociale in tutte le sue forme e per ciascuno propone percorsi di crescita”. Assemblaggio, raccolta differenziata, pulizia. La cooperativa lavora per pubblico e privato creando percorso che abilitano competenze e che offrono spazi di inclusione.
Il valore aggiunto dei progetti sociali
“L’Ovile è una cooperativa innovativa e creativa. Non manca il coraggio e nemmeno la paura di fare investimenti. Che poi, sono investimenti positivi perché sani, perché si riesce a stare in equilibrio e ad avere buoni bilanci, dando forma a progetti di valore per le persone e per i clienti” ammette Massimo.
Come ad esempio, Semi liberi, il progetto nato del 2015 all’interno del carcere per creare occupazione lavorativa che, guardando i dati, consente di ridurre la recidiva del 90%. Tirocinio e assunzione. I detenuti che partecipano al percorso formativo e lavorativo passano almeno un anno insieme alla cooperativa nel laboratorio di falegnameria, nell’assemblaggio, nell’agricoltura biologica o nell’apicoltura. “Lavoriamo per aziende e privati. Con il tempo abbiamo capito l’importanza di essere riconoscibili per questo abbiamo scelto di avere alcuni tratti distintivi. Come in agricoltura, non ci basta portare verdura al mercato. Abbiamo iniziato a fare i nostri vasettati con sughi, conserve e spalmabili per lavorare tutto l’anno e raccontare il senso di quello che rappresentiamo” testimonia Massimo.


Con il progetto K-Lab, L’Ovile ha favorito l’incontro della fragilità con il mondo creativo e imprenditoriale. “L’associazione è nata da una mamma designer che ha trasformato alcune frasi del figlio disabile in oggetti comunicativi. La cooperativa ha creduto in questa idea e ha deciso di portarla avanti”. Si è sviluppato così un percorso di evoluzione e incontro dove design e bellezza si fondono per diventare frasi da indossare, utilizzare, praticare. “L’80% dei prodotti vengono realizzati da noi perché nella boutique facciamo convergere le attività laboratoriali create nelle singole progettualità dell’Ovile. Come i prodotti sartoriali fatti dalle ragazze vittime di tratta o la ceramica o gli oggetti del laboratorio serigrafico che riportano frasi dei nostri ragazzi” riferisce Massimo.
Solo se fatti di luce possiamo spegnere il buiodice un biglietto d’auguri.
Trascrivo sogni recita una matita.
La trasformazione parte dal coraggio di crederci esorta un quadernino. E se il quaderno fosse quello dell’Ovile, questa frase ne sarebbe il titolo.
Puoi continuare a leggere storie di organizzazioni non profit. A partire da Valgiò

