Il coraggio di crederci! L'Ovile, la cooperativa che non si è mai fermata
La cooperativa sociale L’Ovile affianca da quasi trent’anni uomini e donne che si trovano a vivere situazioni di difficoltà temporanea o permanente perché crede che in ciascuno ci siano abilità che possono esprimersi.
La cooperativa sociale L'Ovile
Lavoro, educazione, accoglienza e inclusione. La piccola comunità fondata nel 1993 da don Daniele Simonazzi è cresciuta, diventando una cooperativa che garantisce occupazione a 360 dipendenti (di cui il 70% con svantaggio sociale riconosciuto) e accoglie in percorsi residenziali e di inclusione più di 860 persone.
“Siamo nati dalle esigenze ma non siamo capaci di stare fermi, innoviamo continuamente” esordisce Massimo Caobelli, coordinatore progetto Semiliberi. Perché la cooperativa è una fucina di progettazioni che mantengono l’essenza delle tre organizzazioni sociali che negli anni sono entrate a far parte dell’Ovile per rafforzarne l’impatto sul territorio. “Siamo capillari, operiamo a Reggio Emilia e in provincia: partiamo dagli Appennini e arriviamo fino alla campagna” racconta Massimo.


Attraverso la casa, la socializzazione e i processi di inclusione la cooperativa affianca bambini, ragazzi, donne e uomini a sviluppare abilità e autonomie individuali. “Disabili fisici e intellettivi, vittime di tratta, persone in uscita dalla dipendenza, richiedenti asilo, detenuti…la cooperativa abbraccia il sociale in tutte le sue forme e per ciascuno propone percorsi di crescita”. Assemblaggio, raccolta differenziata, pulizia. La cooperativa lavora per pubblico e privato creando percorso che abilitano competenze e che offrono spazi di inclusione.
Il valore aggiunto dei progetti sociali
“L’Ovile è una cooperativa innovativa e creativa. Non manca il coraggio e nemmeno la paura di fare investimenti. Che poi, sono investimenti positivi perché sani, perché si riesce a stare in equilibrio e ad avere buoni bilanci, dando forma a progetti di valore per le persone e per i clienti” ammette Massimo.
Come ad esempio, Semi liberi, il progetto nato del 2015 all’interno del carcere per creare occupazione lavorativa che, guardando i dati, consente di ridurre la recidiva del 90%. Tirocinio e assunzione. I detenuti che partecipano al percorso formativo e lavorativo passano almeno un anno insieme alla cooperativa nel laboratorio di falegnameria, nell’assemblaggio, nell’agricoltura biologica o nell’apicoltura. “Lavoriamo per aziende e privati. Con il tempo abbiamo capito l’importanza di essere riconoscibili per questo abbiamo scelto di avere alcuni tratti distintivi. Come in agricoltura, non ci basta portare verdura al mercato. Abbiamo iniziato a fare i nostri vasettati con sughi, conserve e spalmabili per lavorare tutto l’anno e raccontare il senso di quello che rappresentiamo” testimonia Massimo.


Con il progetto K-Lab, L’Ovile ha favorito l’incontro della fragilità con il mondo creativo e imprenditoriale. “L’associazione è nata da una mamma designer che ha trasformato alcune frasi del figlio disabile in oggetti comunicativi. La cooperativa ha creduto in questa idea e ha deciso di portarla avanti”. Si è sviluppato così un percorso di evoluzione e incontro dove design e bellezza si fondono per diventare frasi da indossare, utilizzare, praticare. “L’80% dei prodotti vengono realizzati da noi perché nella boutique facciamo convergere le attività laboratoriali create nelle singole progettualità dell’Ovile. Come i prodotti sartoriali fatti dalle ragazze vittime di tratta o la ceramica o gli oggetti del laboratorio serigrafico che riportano frasi dei nostri ragazzi” riferisce Massimo.
Solo se fatti di luce possiamo spegnere il buiodice un biglietto d’auguri.
Trascrivo sogni recita una matita.
La trasformazione parte dal coraggio di crederci esorta un quadernino. E se il quaderno fosse quello dell’Ovile, questa frase ne sarebbe il titolo.
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L’amore non muore, si trasforma: l’esperienza di Valgiò
Un’azienda agricola a scopo sociale. Il marchio Valgiò viene creato per realizzare prodotti agricoli di eccellenza attraverso tecniche di coltivazione all’avanguardia che armonizzano lo sviluppo della terra in equilibro con la crescita delle persone.
L'amore non muore, si trasforma
È il 2006 quando la famiglia Valsania vive un lutto in famiglia. Perdere un figlio, un fratello, un giovane uomo apre ferite difficili da rimarginare. Ma Giorgio, senza saperlo, nelle parole che scriveva sul suo diario regala alla famiglia una nuova missione. L’amore non muore, si trasforma amava ribadire ed è grazie al suo messaggio che tutto prende inizio.
“Volevamo che l’amore di Giorgio non sparisse. Abbiamo deciso di farlo risorgere in azioni che potessero essere d’aiuto per gli altri” racconta Nadia, sorella e fondatrice delle due associazioni nate dal drammatico evento.
Con l’associazione Madre Maria della Provvidenza Onlus e il Banco delle Opere di Carità, la famiglia Valsania diventa prossima a persone che si trovano a vivere situazioni di difficoltà. La struttura snella e il numero di volontari che aumentano anno dopo anno, consente alle realtà sociali di muoversi velocemente per offrire aiuto tempestivo anche in caso di calamità.


“Siamo stati in Nepal, abbiamo favorito missioni in Burkina Faso e Madagascar. Siamo accorsi dopo i terremoti italiani, ci siamo stati quando la Sardegna è stata colpita, quando la pandemia ci ha spinti ad avere mascherine e quando il popolo afghano si è trovato nell’oscurità. Nel tempo abbiamo costruito una rete di collaborazioni con associazioni locali che ci consentono di rispondere con beni di prima necessità per tamponare le situazioni emergenziali”.
Reperimento di cibo, stoccaggio alimentare e distribuzione, permettono alle associazioni di aiutare centinaia di famiglie ogni mese e di portare migliaia di pasti favorendo una vita dignitosa anche agli indigenti. “Per diversi anni con gli orti sociali abbiamo favorito l’inclusione lavorativa di persone straniere e di persone segnalate dai servizi territoriali. Nel 2016 abbiamo colto l’opportunità di investire in una serra completamente innovativa. Da qui è nato Valgiò” testimonia Nadia.
L'azienda agricola Valgiò
L’azienda agricola si fonda su due principi: aiutare le persone più fragili a rialzarsi e coltivare attraverso il metodo idroponico. Assistenti sociali, Comuni, Prefettura e i servizi territoriali informano Valgiò di possibili inserimenti lavorativi che avvengono per 6 mesi durante i periodi di raccolta e trasformazione. Qualsiasi sia il loro passato, all’interno di Valgiò non esistono utenti o beneficiari di un servizio: solo persone. “Lavorare a Valgiò significa trarre giovamento da un ambiente lavorativo che trasmette regole, esige attenzione e pulizia perché l’idroponica è una tecnica di coltivazione che richiede cura” riferisce Nadia.


La coltivazione fuori suolo avviene tramite un sistema di irrigazione computerizzato che apporta acqua da un lago limitrofo e tutti gli elementi indispensabili per la nutrizione minerale. Le produzioni di frutta e verdura sono controllate, di qualità e nichel friendly. Ma Valgiò non è solo prodotti vegetali. È anche vasettati bio che contengono l’amore per la terra e la natura: sughi, marmellate, conserve, olio, miele, riso e pasta profumano la tavola con gli aromi della tradizione contadina e un gusto ricco di bontà.
Storie buone
I prodotti etichettati come “Storie Buone” viaggiano da Torino grazie al sistema e-commerce. “Vivo in un mondo in cui i soldi fanno parlare e fare le scelte. Abbiamo voluto che i prodotti Valgiò si chiamassero Storie Buone perché dietro ad ogni passo che facciamo c’è l’impegno di creare un mondo nuovo”.

Dei 13 inserimenti lavorativi nessun dipendente fa parte della famiglia Valsania “siamo volontari – racconta Nadia - Quando esci dal buio impari a vivere le pesantezze della vita con leggerezza, sai che hai un compito: portare amore”.
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