I giovani tra paura e speranza
Nella società odierna sono sparite le certezze. Il futuro rimane una grande incognita e le ambivalenze legate alla realizzazione personale e al mondo del lavoro spalancano le porte a sentimenti negativi. In mezzo a queste nebulose un’iniziativa vuole aprire un varco di speranza concreta.
“I giovani e il lavoro tra paura e speranza” è il titolo dell’incontro rivolto ai giovani tra i 16 e i 23 anni che si terrà il 29 aprile a Torino. L’iniziativa prende spunto dalla lettera apostolica Patris Corde nella quale Papa Francesco dedica l’anno 2021 a San Giuseppe, artigiano e lavoratore che umanamente ha affrontato le emozioni dei giorni nostri: la paura per il Male che lo perseguitava e la speranza nel Bene che lo sosteneva.
L’educazione al senso del lavoro e la vocazione al fare impresa per il bene comune sono le sfide a cui anche i giovani oggi sono chiamati per costruire il loro futuro e la società che verrà.
I giovani e il lavoro tra paura e speranza
“Stiamo riscontrando situazioni sempre più al limite. I giovani vivono dentro ad un isolamento profondo e pericoloso. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Incertezza, depressione, scoraggiamento sono alcuni dei sentimenti che segnano i ragazzi e che spengono l’attivazione personale” riferisce don Danilo Magni organizzatore.
Se da un lato la mancanza di prospettiva e vitalità sta alimentando lo sconforto dei più giovani, dall’altro non mancano testimonianze di giovani che in questo periodo pandemico hanno attivato energie positive prendendosi cura degli altri. Il 29 aprile rappresenta un’opportunità di incontro perché non sarà solo un evento. “Crediamo che sia giunto il momento per suscitare un movimento nei giovani, per stimolarli e costruire il loro orizzonte”.
Dalle ore 10.30 l’appuntamento sarà trasmesso in diretta streaming porterà alla luce la voce simbolica dei giovani italiani e di professionisti che si occupano di economia, giovani e futuro tra cui il direttore nazionale della Pastorale sociale e del lavoro della CEI don Bruno Bignami, il sociologo Mauro Magatti dell’Università Cattolica di Milano e la psicologa Enza Famulare della cooperativa sociale Il Nuovo Volo, oltre che esponenti di Confcooperative, Cgil – Cisl – Uil, Giovani Ucid e Fondazione Cattolica Assicurazioni. In un mondo che sta cambiando le opportunità si devono creare.
Il concorso
Per questo nasce Domani è un’altra impresa il concorso che premia la visione dei ragazzi nati tra il 1998 e il 2004 con borse di studio. “Tra paura e speranza, nel tempo del coronavirus, nell’ibridazione tra educazione, formazione, orientamento, lavoro ed imprenditorialità, quali gli orizzonti di futuro possibili?”. Al quesito possono rispondere singoli ragazzi o piccoli gruppi di lavoro, inviando opere in forma scritta o creativa. Gli elaborati devono essere presentati entro le ore 12 di domenica 11 aprile inviando una email all’indirizzo segreteriaotm@murialdopiemonte.it. Una giuria selezionerà gli elaborati vincitori che aranno premiati durante l’incontro del 29 aprile.
Gli organizzatori
L’iniziativa "I giovani e il lavoro tra paura e speranza" è promossa dalla Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, dai Giuseppini del Murialdo e dalle Suore di San Giuseppe con l’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte e l’Associazione San Giuseppe Imprenditore. Grazie al contributo di Banco Credito Cooperativo, Ideo e Fondazione Cattolica Assicurazioni.
L'emergenza educativa è un tema che riguarda tutti. Approfondisci l'argomento in questo articolo
Banda Rulli Frulli: la musica strumento di integrazione
A Finale Emilia la Banda Rulli Frulli esplora una musica nuova, fatta di inclusione e sostenibilità ambientale. Quando suona l’orchestra il mondo musicale, e non solo, resta incantato perché la Banda è composta da oltre 70 strumenti creati con materiali di riciclo da ragazzi con diverse abilità
Il sogno che Federico Alberghini ha conservato per oltre 20 anni è diventato realtà nel 2010, quando insieme ad alcuni allievi della Fondazione Scuola di Musica Carlo & Guglielmo Andreoli recupera 5 secchi da una discarica. Fu il percussionista Luciano Bosi ad ispirarlo. Una sua rullata cambiò il mondo di Federico che a nemmeno 10 anni decise il suo futuro: “Capii che nella vita avrei suonato ma non suonato e basta! Volevo farlo con strumenti fatti da me, fatti da materiali di recupero” racconta il Direttore della Banda.
La storia della Banda
Il cestello di una lavatrice, un tubo, un coperchio, una pentola… quanti suoni esistono all’interno di ogni elemento? Quante melodie possono nascere dalle persone indipendentemente dalle loro capacità? La Banda Rulli Frulli nasce per creare un luogo in cui le diversità diventano fonte di crescita comune. Ragazzi di diverse età e con diverse abilità sono i protagonisti di una famiglia in cui la musica diventa lo strumento per stare insieme, creare e abbattere le barriere della differenza.
Insieme a Federico anche Marco Golinelli, Sara Setti e Federico Bocchi partono per l’avventura: creano una marching band composta da 7 elementi, suonano in piccoli concerti di strada, stupiscono con i loro secchi legati alla cinta e l’agilità delle bacchette. La Banda prende forma e in due anni i ragazzi iscritti raddoppiano. Ma poi succede che la vita cambia. Almeno a Finale Emilia.


La scossa di terremoto di magnitudo 5.5 colpisce la cittadina e rade al suolo case, strutture, sale prove. Lo sconforto si impadronisce degli abitanti, le persone vengono riunite in tendopoli in attesa di tempi migliori. Ma Federico con la sua ciurma non demorde “Insieme ad un’altra insegnante abbiamo iniziato la spola alle tendopoli per continuare a fare musica insieme ai ragazzi in uno spazio che ManiTese ci aveva offerto. Facevamo prove tutti i giorni, non dimenticavamo nessuno”. L’impegno della Banda Rulli Frulli scalda gli animi e in pochi anni il numero degli iscritti e di collaboratori si moltiplica arrivando nel 2016 ad avere 50 musicisti in tour in Italia e all’estero con dischi registrati, scenografie per ogni spettacolo e un’indistinguibile divisa marinaresca perché “la nostra Band è come una barca che salpa e viaggia nei mari” ammette Federico.
Una Banda unica e innovativa
C’è qualcosa di unico nel loro modo di fare che piace e coinvolge. Vengono invitati a suonare all’Expo, al Concerto del Primo Maggio a Roma, al programma televisivo Stasera Casa Mika del cantante. Il loro è un modello innovativo perché il gruppo valorizza tutte le abilità in una rete sociale di accettazione e rispetto reciproco. Per questo l’Archivio Italiano della Generatività ha riconosciuto il valore della Banda Rulli Frulli e ne ha studiato per tre anni il metodo.
Un metodo esportato in 5 città italiane che coinvolge 2800 persone e che appena possibile volerà a New York. “Nella Banda Rulli Frulli si cresce. C’è la preparazione, la trasferta, il concerto. Sai quali autonomie ha permesso di sviluppare ai ragazzi disabili? Loro che creano lo strumento, montano e smontano il palco, imparano ad organizzarsi il viaggio”. Un passo importante anche per i ragazzi senza disabilità “Non diciamo mai la disabilità altrui. Nei laboratori nasce la vera integrazione: vivi, comprendi, stai accanto all’altro. Sei valorizzato per quello che riesci a fare e questo costruisce un intento comune”. Pionieri di un modello unico, esibiti in 198 concerti a cui nemmeno il Papa ha saputo resistere chiamandoli a suonare vicino a sé davanti a 90mila persone. “Ci siamo allenati, abbiamo preparato i ragazzi a gestire le emozioni, ci siamo inventati un modo di vivere”.
Dalla musica nasce lavoro


Con la Banda Rulli Frulli cambia l’approccio alla diversità. Si è creata una comunità con le famiglie che ci seguono, tanto che di fronte al problema occupazionale dei giovani disabili hanno deciso di aprire “Astronave_lab” un laboratorio professionale che offre lavoro ai ragazzi diversamente abili altrimenti disoccupati. I materiali di recupero trovano nuova vita grazie a creatività, tecnica e artigianato che rende inclusivo il lavoro e bello l’oggetto finito. “Siamo partiti realizzando oggetti di design con legno recuperato dal mare. Oggi abbiamo 12 ragazzi, una ditta del territorio che contribuisce e una marea di volontari che sostengono l’iniziativa”.
Il futuro? È tutto da costruire. “Abbiamo scoperto che l’ex stazione delle corriere sarà in nostra gestione per 25 anni. Potremmo ingrandirci: sale prove, web radio, laboratori artigianali, studio di registrazione, laboratori per gli strumenti, ristorante e bar gestiti in collaborazione con le scuole locali…la mia era una passione ed è diventata fonte di inclusione. Questo spazio diventerà un’opportunità per i giovani” promette Federico.
Ti è piaciuto questo articolo? Puoi leggere anche la storia di Cuore21
Emergenza educativa, come rispondere
Il Covid-19 ha alimentato il bisogno di cura di molte fasce della popolazione, tra cui adolescenti e bambini. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry le difficoltà vissute in famiglia hanno aumentato la richiesta di supporto professionale. Psicologi e psicoterapeuti testimoniano che queste evidenze manifestano situazioni di sofferenza pregressa che si è consolidata nel tempo.
Come rispondere all'emergenza educativa? Ne abbiamo parlato insieme a Paolo Stefano e Daniela Galletta, rispettivamente Presidente e Coordinatrice di Associazione Prospettiva Famiglia. L’associazione veronese si occupa di promuovere iniziative ed interventi formativo-culturali, a sostegno della famiglia e delle figure educanti nella società odierna. Collabora con la Rete “Scuola e Territorio: Educare Insieme” di cui fanno parte 55 istituti e annualmente incontra oltre 11 mila persone.
L'emergenza educativa di cosa si tratta
È un tema che prende forma nelle radici famigliari, specie all’interno di quei nuclei in cui i genitori faticano ad essere esempi validi per i loro figli. A volte troppo amici a volte troppo focalizzati sui propri bisogni piuttosto che su quelli dei figli. In contesti in cui vi è difficoltà a trasferire quei pilastri che strutturano l’identità di un bambino e lo aiutano a diventare un cittadino, i ragazzi appaiono smarriti. Laddove mancano questi riferimenti, adolescenti e giovani cercano in altri soggetti valori, ideali e messaggi di cui necessitano.
L’occhio attento di un educatore riesce a scorgere i disagi dei ragazzi che possono essere mostrati in modo più visibile ma che spesso sono celati in solitudine, mancanza di contatto con i propri coetanei e difficoltà relazionale a vantaggio della tecnologia. Sono diversi gli indizi che sottolineano questa situazione: comportamenti aggressivi, ansia, depressione, ritiro dall’ambiente sociale, alimentazione sconnessa o rifugi nel deep web... Sono solo alcune delle conseguenze più delicate che i ragazzi stanno affrontando e che vengono inserite all’interno delle ricerche psicologiche che parlano di come rispondere all'emergenza educativa.
I bisogni delle giovani generazioni
Il magistrato Rosario Livatino disse Quando moriremo nessuno ci chiederà quanto siamo stati credenti ma quanto siamo stati credibili! I ragazzi non sono alla ricerca di eroi ma di persone coerenti con quello che dicono e fanno. I giovani osservano e ascoltano. Per questo è fondamentale imparare a prestare loro attenzione, stabilire un rapporto empatico che permetta di individuare i loro bisogni. Serve indicare loro il preciso punto di partenza di una strada che si proietta verso desideri e aspettative che poi appartengono ai singoli ragazzi. Favorire il confronto consente di essere parte della crescita dei giovanissimi, di guidarli e di lasciare che gli insegnamenti fungano da stella polare. Per questo ogni educatore deve accettare di imparare continuamente e deve essere il primo a porsi in discussione per trovare le strategie migliori che, come una chiave, aprono la porta alla relazione.
Gli attori nella crescita educativa
Crescere è un processo ed è fondamentale creare alleanze educative per favorire lo sviluppo dei ragazzi. Per rispondere all'emergenza educativa i genitori sono fondamentali ma non sono gli unici attori: adulti, docenti, allenatori, parroci, istituzioni e anche i personaggi pubblici devono essere un riferimento per lo sviluppo dei cittadini di domani. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai invita a riflettere perché siamo di fronte ad una chiamata: diventare comunità educante che si educa ed educa i ragazzi a diventare cittadini attivi e consapevoli. Da dove partire? Non esiste una regola univoca e sarebbe ingannevole pensare che vi siano princìpi fondamentali unici per tutte le figure educanti. Eppure Papa Francesco, nella sua Enciclica Laudato Sii, propone di partire dal rispetto dell’altro e delle regole, dalla responsabilità, dalla condivisione, dall’onestà, dalla tolleranza, dall’attenzione verso chi è in difficoltà e verso l’ambiente per creare un nuovo modello che aiuti anche a sviluppare il futuro.
Il Covid e le sue conseguenze
Il Covid-19 è una sfida perché ciò che si credeva scontato abbiamo scoperto che non lo è. Da un punto di vista culturale e umanitario ha creato un forte limite. Per le figure educanti è però anche un’occasione: ogni ragazzo, ogni persona, custodisce delle risorse dentro di sé. È necessario aiutare i giovani a scoprirle per indirizzare il loro percorso futuro.
Ti interessa scoprire meglio le attività di Associazione Prospettiva Famiglia? Guarda il loro articolo sulla cittadinanza attiva!
Perchè favorire la cittadinanza attiva
Il mondo è messo in discussione e quando i paradigmi ritenuti certi vacillano, si presenta la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Eppure per vivere in una società migliore, più umana e sostenibile, è necessario partire da ciò che rende i cittadini "buoni cittadini". Insieme a Paolo Stefano, presidente dell'associazione Prospettiva Famiglia, da anni impegnata nella formazione culturale delle giovani generazioni e degli adulti, parliamo di cittadinanza attiva: come si sviluppa, chi la crea e la promuove? Perchè far crescere i cittadini di domani consente di far evolvere la comunità.
Lo tzunami dell'adolescenza
Quando la persona passa dall’infanzia all’adolescenza avvengono talmente tanti cambiamenti, che il medico Alberto Pellai ha parlato di tsunami dell’adolescenza. Non staremo qui ad elencarli tutti, ma ci concentreremo sul cambio di perimetro del “mondo” a cui questa persona fa riferimento: il suo mondo che fino ad allora erano state le mura domestiche, diventa ora il suo quartiere, la sua città, il suo Paese. Da questo momento egli viene investito di un ulteriore ruolo che è quello di essere un “buon cittadino”. In cosa si sostanzia questo ruolo? Fondamentalmente nel portare nella sua vita sociale i principi di cui dovrebbe essersi imbibito in famiglia: il rispetto delle regole, il rispetto degli altri. Se poi a questo modus vivendi, si aggiunge anche la tolleranza per le opinioni altrui e la proattività nel sentirsi parte – per quanto piccola – determinante del futuro della società in cui vive, non sarebbe sgradito.
In sostanza, l’adolescente è chiamato innanzitutto al rispetto delle regole che la società si è data e che sono assolutamente necessarie – quanto volte ce lo ha ripetuto l’ex giudice Gherardo Colombo- per una convivenza più facile e più civile. Non serve citare il famoso esempio del semaforo per far capire cosa succederebbe se non ci fossero le regole: a volte un po’ odiate, ma, ad una riflessione più profonda, elemento cardine della vita sociale.
Oltre le regole il contributo delle proprie azioni
Tuttavia, mai come in questo momento, al cittadino viene chiesto non solo un atteggiamento passivo di non-violazione delle regole, ma soprattutto un comportamento attivo, volto a portare il suo piccolo sacco di frumento al mulino della democrazia. Cervelli pensanti, persone colte e letterate, ma soprattutto persone di buon senso hanno l’obbligo morale di mettersi a disposizione delle Istituzioni per dare un contributo al consolidamento di quanto hanno fatto i Padri fondatori della Repubblica. Prospettiva Famiglia, in una delle edizioni della “Borsa di Studio Tommasoli” di qualche anno fa, indisse il tema di una “mini-Costituzione”, invitando i ragazzi delle scuole a mettersi nei panni dei Ferruccio Parri, degli Enrico De Nicola, dei Sandro Pertini e stabilire quali fossero i pilastri fondanti della nostra Repubblica. Noi siamo convinti che – soprattutto se il bambino è cresciuto nei suoi primi anni– in un ambiente dove si è abbeverato alla fonte del rispetto reciproco e del “bello”, ha sicuramente i germi di quei valori morali (nulla ethica sine aesthetica) che in età adulta lo possano rendere elemento di spicco nella creazione di una società civilmente ed eticamente evoluta.


Senza pretendere che il cittadino debba trasformarsi in uno Spiderman dei tempi moderni, si pensi che per essere un buon cittadino sono sufficienti gesti e azioni semplici, purché spinti da un ideale puro. Su questo ambito farò due soli esempi: innanzitutto il voto. Quante volte siamo indotti a non adempiere a questo diritto-dovere perché delusi da innumerevoli esempi di cattiva politica, che anziché premettere il bene comune a quello del singolo, fa esattamente il contrario. Altro esempio quella della recente normativa anti-corruzione: un’ampia parte della normativa è dedicata al whistleblowing (soffiare nel fischietto). Di cosa si tratta? Beh, molto semplicemente si sta dicendo: “caro cittadino, qualunque ruolo tu abbia nella vita lavorativa o sociale, quando assisti o vieni a conoscenza di un atto illecito, non girarti dall’altra parte, ma dai l’allarme”. Se ci pensiamo, soffiare nel fischietto è l’atto più semplice che ci sia e se diamo un fischietto in mano ad un bambino, egli stesso – come primo atto - non farà altro che soffiarci dentro; eppure, questo segnale, questo allarme, questo richiamare l’attenzione degli altri (dal vicino di casa al rappresentante delle forze dell’ordine, dall’amico con cui si sta giocando al funzionario pubblico) ha un valore fondamentale. Si pensi, per dare un altro esempio, agli effetti di un incendio, se solo l’allarme venisse dato tempestivamente.
Ridurre le disuguaglianze sociali
La cittadinanza attiva deve mirare, secondo la nostra interpretazione, anche a ridurre le disuguaglianze sociali; ce lo diceva, il 20 ottobre 2017, il prof. Romano Prodi, quando, parlando de Il piano inclinato, disse: “Mentre il profilo delle nostre società veniva profondamente modificato dall'impatto della tecnologia, della finanza e della globalizzazione, ci siamo dimenticati dell'uguaglianza.” E questo è un obiettivo che il bravo cittadino non può tralasciare perché senza uguaglianza la stessa crescita rallenta e le crepe nella coesione sociale mettono a rischio la stabilità democratica. Includere, non escludere. Portare a bordo anche coloro che appaiono più deboli genera vantaggi perché – e qui mi rifaccio alle parole di don Mazzi quando seguiva personalmente un ragazzo che aveva assassinato i genitori della fidanzata in un noto caso di alcuni anni fa – anche nel cuore delle persone apparentemente peggiori c’è una piccola scintilla, che, se ravvivata e valorizzata, può portare a risultati straordinari.
Quali le modalità per costruire un bravo cittadino? Diciamo pure che ci sono vari modi per far sì che il bambino di oggi sia il bravo cittadino di domani, ma due ingredienti non devono mancare mai. Innanzitutto, l’esempio. Possiamo dire e urlare ai nostri ragazzi tutto quanto di positivo esista al mondo, ma se poi con il nostro comportamento non siamo coerenti, la frittata è fatta. Nulla è più deprimente agli occhi del ragazzo che guarda al proprio genitore, come vederlo predicare bene e razzolare male. Non possiamo dire in famiglia “io ho una dignità, non accetterò mai quel denaro” e poi fare il contrario. I ragazzi non si aspettano che noi genitori siamo degli eroi, ci stimano e ci apprezzano come persone normali, ma una cosa la pretendono: che noi genitori si sia chiari e identificabili come una fotografia ben nitida. Dire una cosa e farne un’altra rende la foto sfocata e sgradita. L’altro ingrediente che, insieme all’esempio, non può mancare è l’empatia. Essa è il network attraverso il quale le nostre emozioni, le nostre sensazioni, i nostri sentimenti arrivano al figlio e viceversa. Esso il canale di comunicazione con il quale dialogare. In mancanza di questo “filo diretto”, restiamo come un bellissimo libro che nessuno ha mai letto e al tempo stesso, nostro figlio resta alla ricerca di quei caratteri identificativi originanti che sono il fondamento per intraprendere un qualunque viaggio; non possiamo costruire una società nuova, se non facciamo tesoro di quella da cui proveniamo; saper discernere quanto di buono (da portare avanti) e quanto di brutto (da scartare) ha la società attuale, è l’informazione indispensabile per costruire quella futura.

Occorrono persone vere e luoghi non convenzionali
Per agganciare i ragazzi rapidamente occorrono figure di altissimo valore morale, uomini e donne che colpiscano il loro immaginario e richiamino alla mente gesti di grande dirittura e integrità. La presenza, ai nostri incontri, di uomini e donne che sprigionano questo potere emotivo è stata in passato la conferma di questa affermazione: Giuseppe Ayala, Gian Carlo Caselli, Pier Camillo Davigo, Gherardo Colombo, Nicola Gratteri, Maria Falcone e la compianta Rita Borsellino sono figure che richiamano alla mente anche dei giovani, un modo unico di vivere il rapporto con le Istituzioni, il rapporto con la gente, il rapporto con la propria coscienza. Qui siamo all’apice della scala morale: figure che hanno dedicato tutta la loro vita, e in qualche caso l’hanno anche immolata, alla ricerca di principi universali come la Giustizia, la Libertà, la Democrazia. Portare a bordo i ragazzi – ma il discorso vale anche per gli adulti, sia chiaro – comporta fatica, impegno e fantasia; occorre uscire dal solito clichè per proporre loro qualcosa che realmente li coinvolga e li faccia sentire protagonisti. Non servono, come ci disse saggiamente Nando Dalla Chiesa, luoghi particolari. Egli stesso, infatti, da professore universitario sorprese i suoi stessi colleghi, quando portò i ragazzi al Carcere di massima sicurezza dell’Asinara; mise i ragazzi a prendere appunti sotto un cielo stellato, con i testi illuminati dalla luce dei telefonini. “Perché per discutere di temi seri non bisogna necessariamente essere in aula; a volte va bene anche essere in quei luoghi che hanno visto o vedono svilupparsi quei comportamenti violenti e subdoli che stanno alla base della condotta criminosa (io non li porto ai circoli del jazz, né a vedere i musei; li porto in luoghi che sembrano l’inferno).” Fautore di quella teoria dell’immersione per cui l’apprendimento è più efficace quando è sviluppato insieme agli altri in un fertile ed efficace contraddittorio. Ecco sì, direi che per creare il buon cittadino occorre metterlo nel ruolo, far sì che egli si cali nei panni di un deputato della Repubblica, di un pubblico funzionario, di un rappresentante delle Forze dell’ordine; in sostanza, abituarlo a valutare la situazione, a prendere decisioni importanti da cui può dipendere il destino di molti, Se li abitueremo a farlo, ispirati ai principi di cui noi genitori siamo (dobbiamo essere) portatori, avremo dei buoni manager, dei buoni funzionari, dei buoni deputati.
Conoscere per trovare soluzioni
La cittadinanza attiva non prescinde dal prendere consapevolezza della situazione politica e sociale del proprio Paese; evitando possibilmente di cadere nel dibattito politico, spesso sterile, cattivo e fazioso, è importante educare i ragazzi a comprendere la realtà che li circonda, quali decisioni politiche vengono prese, qual è la foto socio-economica del nostro Paese, come cambiano i costumi ed il lessico giornalistico: appropriarsi di ciò significa accendere i riflettori e consentire di valutare con più facilità rispetto a quando il palcoscenico è al buio o si vedono solo delle ombre. Una volta valutata la realtà, occorre meditare (cosa rarissima in un mondo che viaggia alla velocità della luce), “vedere” i fatti non con l’occhio, ma con la mente e con il cuore, pensare a soluzioni che ci possono apparire impossibili e che invece si possono realizzare a condizione che ci si creda veramente e ci si punti con tutte le proprie forze (stay hungry, stay foolish - Steve Jobs, Università di Stanford, 2005). E’ pensabile una città senza inquinamento? E’ pensabile un Paese dove la gente non muoia nel disinteresse generale? E’ pensabile un’economia che abbia come obiettivo il bene sociale prima del profitto? Beh, su quest’ultimo tema le società sostenibili (ESG – Environmental Social Governance) sono la dimostrazione che si può fare e ottengono anche il consenso finanziario in quanto la tutela dell’ambiente è una cosa che sta a cuore a tutti. Da qui alla Francesconomics il passo sarebbe breve, ma si aprono scenari immensi che qui non possiamo affrontare per ragioni di spazio.
Come Prospettiva Famiglia, sappiamo che la strada è in salita, ma vogliamo anche credere a quanto di buono c’è intorno a noi e a non farci traviare dalle cattive notizie dei telegiornali perché, come si usa dire, “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce".



