Rubrica Sguardi Inclusivi: il quarto film che ti consigliamo è...
“Vivere il momento. È tutto quello che posso fare".
Still Alice è un film di Richard Glatzer e Wash Wstmoreland del 2014, tratto dall’omonimo romanzo di Lisa Genova, scrittrice e neuroscienziata specializzata nello studio del cervello e delle sue patologie.
Un racconto privo di patetismo o esibizionismo, che propone allo spettatore il percorso emozionale di un malato di Alzheimer e della sua famiglia.
In questo film non ci sono sconti, il dolore muto e ingrato dell'Alzheimer si sente sulla pelle. Ma c’è anche un messaggio di speranza: esistono percorsi irriducibili, resilienti circuiti invisibili delle emozioni che, anche quando tutto è svanito, ci tengono uniti alle persone che amiamo.
Il contenuto del film consigliato dalla rubrica Sguardi Inclusivi

Alice è un’affermata professoressa universitaria di linguistica, moglie e madre di tre figli. La sua è una vita serena, fino a quando alcuni episodi stranianti le segnalano che qualcosa non va. Una parola dimenticata, la sensazione di perdersi e non sapere più dove si è…. Poi la diagnosi. Alzheimer precoce. Alice, il pilastro della famiglia, si scopre fragile, ma decide di non arrendersi alla crudeltà della patologia. Trova piccoli escamotage per beffare la sua memoria non più affidabile: post it per ricordare, evidenziare le frasi già lette durante un discorso pubblico per non ripeterle, programmare allert con il telefonino.... La rapida evoluzione della malattia trascina nell’oblio tracce di questa donna straordinaria. Un decorso a cui il marito non riesce ad assistere. Ad accompagnarla saranno i figli, in particolare una, Lydia, che rientra dalla California per stare con la madre e vivere fino alla fine il loro legame.
Perché vi consigliamo questo film?
Perché parla di resilienza, di cura, di accettazione del limite e di quei circuiti emozionali che ci legano tra esseri umani anche nella malattia, quando non ci sono più riferimenti e ruoli, ma resta solo l’amore.
L’Alzheimer: caratteristiche e dati
L’Alzheimer è una malattia che determina un progressivo declino delle facoltà cognitive. Le cause di questa malattia non sono ancora note e non è guaribile. Solitamente si presenta dopo i 65 anni, ma può avere anche esordi precoci.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:
- 55 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza
- Entro il 2030 si prevede saranno 78 milioni
In Italia:
- 1.100.000 persone soffrono di demenza
- Di queste circa 650.00 sono malati di Alzheimer
- I nuovi malati di demenza sono circa 150 mila l’anno, di cui 70 mila presentano il morbo di Alzheimer
- 3 milioni sono le persone coinvolte nell’assistenza, soprattutto donne
Un paziente con demenza, in Italia costa circa 70.587,00 euro, considerando la spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale e i costi indiretti (in particolare gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver). Il costo è complessivamente di oltre 15 miliardi di euro, di cui il 70-80% è a carico delle famiglie.
La risposta delle Istituzioni
Nel 2022 in Italia sono state avviate le attività previste dal Fondo per l’Alzheimer e Demenze: uno stanziamento di oltre 14 milioni per le Regioni e circa 1 milione per l’Istituto Superiore di Sanità, per la realizzazione di piani triennali (2021-2023) orientati al perseguimento degli obiettivi del Piano Nazionale delle Demenze (PND). Interventi di prevenzione, diagnosi e trattamento per il miglioramento della presa in carico delle persone con demenza.
Anche nell’ultimo G7, tenutosi in Giappone a maggio 2023, è stato organizzato un evento specifico sulle demenze, al termine del quale è stato redatto dai Ministri della Salute dei Paesi partecipanti un documento nel quale si afferma l’urgenza di accelerare la ricerca e sviluppare piani di prevenzione, diagnosi, trattamento della demenza e promozione di un invecchiamento sano.
Il ruolo del Terzo Settore: gli amici di Fondazione Cattolica
Cosa serve allora per affrontare questa malattia, così diffusa e che ha un pesante impatto sociale? È fondamentale la rete dei servizi territoriali (medico di famiglia, centri diurni, assistenza domiciliare integrata), ma anche delle associazioni di familiari. Queste, infatti, realizzano attività di informazione, laboratori terapeutici, occasioni di svago, aiuto nella gestione quotidiana dei malati e sono un punto di riferimento importantissimo per le famiglie.
Da anni Fondazione Cattolica collabora con l’Associazione Alzheimer di Verona, un’organizzazione di volontariato che offre sostegno per favorire la domiciliarità degli anziani, promuove attività formative ma anche ricreative per i malati e le loro famiglie. Anche Associazione Familiari Malati di Alzheimer Verona ODV supporta le famiglie e offre loro ascolto e conforto per affrontare le difficoltà della malattia.
E poi c’è Genera Onlus, un’impresa sociale di Milano, che ha ideato il primo Villaggio Alzheimer, “Piazza Grace”, un progetto sperimentale ed innovativo che nasce da una visione relazionale e non assistenziale, dove i pazienti traggono beneficio dal vivere in un contesto che accoglie diverse generazioni. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo che gli abbiamo dedicato!
Fonti
https://www.alzheimer.it/epidem.htm
https://demenze.regione.veneto.it/PDTA/dati
Rubrica Sguardi Inclusivi: il primo film che ti consigliamo è…
La rubrica Sguardi Inclusivi si occupa di offrire nuovi punti di vista sulla realtà. Il primo film che ti proponiamo è Marilyn ha gli occhi neri.
Nasce Sguardi Inclusivi, la rubrica di Fondazione Cattolica che offre uno sguardo aperto e rinnovato sulla realtà attraverso spunti che arrivano da libri, film e opere d’arte capaci di aprire cuore e mente!
Il primo film che ti proponiamo è “Marilyn ha gli occhi neri”.
Il nostro primo consiglio è un film!
È tutto un equilibrio sopra la follia…

Il primo film che vogliamo proporvi nella rubrica “Sguardi Inclusivi” è Marilyn ha gli occhi neri, una pellicola del 2021 di Simone Godano, con Stefano Accorsi e Miriam Leone.
La storia è questa: Clara e Diego si incontrano in un centro diurno per persone con patologie psichiatriche, lei è una donna vitale e solare, ma nega i suoi disturbi ossessivi e ha condito la sua vita di menzogne così bene da convincersi lei stessa delle bugie che racconta su di sé e su un immaginario passato da attrice di successo; Diego ama cucinare, ha una figlia che non vuole deludere, varie psicosi e frequenti attacchi d’ira. Paris, lo psichiatra che conduce il gruppo di riabilitazione del centro, propone ai pazienti di gestire il ristorante della struttura, come esercizio di collaborazione e per relazionarsi con il mondo esterno.
L’entusiasmo è incontenibile e Clara decide di promuovere il ristorante sui social con false recensioni e di chiamarlo Monroe, come la sua eroina. Tutto sembra andare per il meglio, l’attività va a gonfie vele, la sintonia tra i due protagonisti si evolve e Diego recupera il rapporto con la figlia, ma proprio sulle note stonate di “I wanna be loved by you” l’incantesimo si rompe. Il Monroe chiude i battenti, eppure in questo percorso di riscatto e ri-scoperta qualcosa si salva, l’amore tra Clara e Diego.
Perchè questo film?
È un film sincero, che tra dramma e commedia affronta un tema delicato, la diversità, con sguardo profondo e privo di retorica, sia nella sceneggiatura che nella recitazione.
Questo film ci piace perché parla di felicità, quella più vera, che si rivela nella relazione e nella condivisione con chi ti ri-conosce e accetta per quello che sei.
È un racconto che mette in evidenza la difficoltà di trovare il proprio posto in un mondo che teme la malattia, ma è anche un film che invita alla speranza e al coraggio di accettare l’altro e ancora prima noi stessi, con tutte le nostre diverse fragilità.
Il modello presentato da questo film non è finzione! Noi conosciamo chi già da anni ha attivato simili progetti di inclusione lavorativa per persone con patologie psichiatriche: per esempio sei mai stato alla Groletta, il ristorante gestito dalla cooperativa Panta Rei in provincia di Verona? O alla Bella Sfilza in provincia di Modena? Vai a trovarli e apri il tuo sguardo!

